Tra una lezione e l'altra, capita che incontri Madeleine Albright

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Capita a Yale. Tra una lezione e l'altra, quando ancora non hai finito il panino della caffetteria, e ti sei scordato tutte le tue cose incustodite in biblioteca, capita che ti infili nella aula magna per vedere cosa succede e perchè si mobilita tutta quella gente. Vedi una faccia nota, presentata dal preside della Law School e scopri cosi che egli -Harold Hongju Koh- ha lavorato come special advisor proprio per quella donna al centro della scena. Ora ti ricordi chi è. Madeleine Albright, il segretario di stato dell'era Clinton, quando ancora il multilateralismo contava qualcosa, quando gli Stati Uniti negoziavano per l'adesione alla corte penale internazionale e i diritti umani erano presi un po' più seriamente. Ma che cosa ci fa a Yale? Tiene un discorso di innaugurazione per una borsa di studio, la Samuel and Ronnie Heyman Federal Public Service Fellowship.

Due parole sulla borsa innanzitutto. Perchè anche questa piccola storia contribuisce alla sensazione di ammirazione che mi prende ora. Il signor Samuel e la signora Ronnie Heyman, due ex studenti degli anni 60, fanno come molti in questo paese: si arricchiscono. Lavorano nel settore pubblico ed in quello privato, accumulano ricchezze e cominciano a restituirle. Mettendo i loro nomi in google, esce The Samuel and Ronnie Heyman Center on Corporate Governance,(1987 Cardozo Law School) il Samuel and Ronnie Heyman Center for Ethics (Duke University) e poi ovviamente queste borse di studio a Yale e chissà che altro. Faccio questa divagazione perchè non posso evitare di pensare quanto stride questa concezione del capitalismo con quella che si attavola alle riunioni di confindustria nel ventre molle del nord est dell'evasione fiscale e dell'antitstato....

Di nuovo alla Albright. Con il suo discorso incoraggia gli studenti di Yale (che al terzo anno possono tutti avere già un contratto in tasca da 120.000$ con qualche studio o banca d'affari) a considerare il lavoro in una posizione governativa statale o federale. Invita a farlo non per spirito di sacrificio, ma per l'ambizione di entrare nella amministrazione più potente del mondo, attraversarla fino ai suoi vertici ed uscirne a testa alta potendo dire di avere mantenuto l'integrità. Dice "il nostro DNA è al 95% uguale a quello dei topi; che cosa avete fatto oggi per sottolineare questa differenza? perchè se vi siete limitati a nutrirvi, comportarvi come qualcuno si aspettava che vi comportaste ed avete pestato la coda ad altri topi, allora questa differenza è davvero risibile".

Racconta di come è arrivata in America, scappando prima dai nazisti e poi dai comunisti nella sua Cecoslovacchia. Racconta di cosa vuol dire essere un emigrante e di come questo paese permette ad un emigrante, e per giunta donna, di arrivare al vertice dell'amministrazione. Lo racconta con un occhio di commozione verso quei messicani che si affollano alla frontiera, che muoiono nel deserto o nei camion frigoriferi. Quelli che arrivano in questo paese credendo nel sogno Americano. Perchè qui è vero che c'è un opportunità per tutti. E lo capisci dalla commozione di una anziana signora che si sente in colpa perchè il suo paese sempre più spesso tradisce quella speranza.

-E' un'ottimista o una pessimista?- Chiede qualcuno. Dice che è un'ottimista che si preoccupa molto. Un po' come l'America che sto' imparando a rispettare ed ammirare. Non è l'America dipinta sul volto di Bush certo, ma forse è proprio perchè Bush ha tradito quel'idea che molti hanno dell'America che è cosi odiato all'estero come in patria.