Napule è 'na carta sporca
e nisciuno se ne importa
02 11 06 | Ore: 18:03 | Categoria: Politica
Leggo e rileggo le parole di Calderoli che tanto
indignano tutti quanti. Da quelle su Napoli come una fogna a
quelle sulla militarizzazione della città.
Mi faccio l'esame di coscienza. Possibile che
non sia indignato anche io? Ebbene no. Certo
avrei smussato un po' il linguaggio, ma i
concetti posso farli miei. No, Calderoli non mi
scandalizza.
Mi fanno invece innarcare le sopraciglia le affermazioni di Prodi, sul fatto che l'indulto non c'entra niente. Mi fanno cadere le braccia i sindacati, che rispondono alla camorra con l'ennesimo sciopero e manifestazione. Mi fanno rabbia i tanti Napoletani intervistati, che accusano lo stato latitante, ma quando il latitante vero viene arrestato, magari accorrono a tirare i sassi alle volanti. Mi indigna il silenzio sui veri meccanismi della camorra, di cui gli omicidi sono solo un escrescenza cutanea, che fanno invece comodo a molti, a cominciare dai moltissimi imprenditori tessili del nord (che magari sono a loro volta leghisti) che nei laboratori clandestini all'ombra del Vesuvio confezionano gli abiti di alta moda tra sfruttamento, schiavitù e connivenza con la criminalità e su cui solo Saviano con il suo Gomorra ha parlato senza reticenze.
Oggi su Repubblica, D'Avanzo mostra come la camorra sia ormai diventata camorrismo, fenomeno canceroso di (mal)costume cosi pervasivo e metastizzato da non poter essere più combattuto con i meccanismi autoimmunitari. È tempo ormai per l'intervento chirurgico, che é sempre invasivo, rischioso, dall'esito incerto e dalla lunga degenza.
Delle due l'una, o con Napoli decidiamo di fare sul serio, con tutto quello che costa, esercito compreso, oppure lasciamo perdere perché tanto, come dice oggi Grillo, é inutile. Ed in entrambi i casi ha- ahimé- ragione Calderoli: o ci riprendiamo quel territorio, con le buone ed anche con le cattive, oppure smettiamo di buttare denaro nel cesso, pardon, nella fogna straripante di immondizia.
Temo invece che le soluzioni raffazzonate all'italiana prevarranno, e tra qualche mese, tra qualche anno, saremo qui di nuovo a parlare di quanto é bella Napoli e di quanto sia un peccato che sia ridotta in questo stato.
Mi fanno invece innarcare le sopraciglia le affermazioni di Prodi, sul fatto che l'indulto non c'entra niente. Mi fanno cadere le braccia i sindacati, che rispondono alla camorra con l'ennesimo sciopero e manifestazione. Mi fanno rabbia i tanti Napoletani intervistati, che accusano lo stato latitante, ma quando il latitante vero viene arrestato, magari accorrono a tirare i sassi alle volanti. Mi indigna il silenzio sui veri meccanismi della camorra, di cui gli omicidi sono solo un escrescenza cutanea, che fanno invece comodo a molti, a cominciare dai moltissimi imprenditori tessili del nord (che magari sono a loro volta leghisti) che nei laboratori clandestini all'ombra del Vesuvio confezionano gli abiti di alta moda tra sfruttamento, schiavitù e connivenza con la criminalità e su cui solo Saviano con il suo Gomorra ha parlato senza reticenze.
Oggi su Repubblica, D'Avanzo mostra come la camorra sia ormai diventata camorrismo, fenomeno canceroso di (mal)costume cosi pervasivo e metastizzato da non poter essere più combattuto con i meccanismi autoimmunitari. È tempo ormai per l'intervento chirurgico, che é sempre invasivo, rischioso, dall'esito incerto e dalla lunga degenza.
Delle due l'una, o con Napoli decidiamo di fare sul serio, con tutto quello che costa, esercito compreso, oppure lasciamo perdere perché tanto, come dice oggi Grillo, é inutile. Ed in entrambi i casi ha- ahimé- ragione Calderoli: o ci riprendiamo quel territorio, con le buone ed anche con le cattive, oppure smettiamo di buttare denaro nel cesso, pardon, nella fogna straripante di immondizia.
Temo invece che le soluzioni raffazzonate all'italiana prevarranno, e tra qualche mese, tra qualche anno, saremo qui di nuovo a parlare di quanto é bella Napoli e di quanto sia un peccato che sia ridotta in questo stato.
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