Le universitá Europee viste da qui
12 05 06 | Ore: 17:15 | Categoria: Politica
Due giorni fa il New York Times apriva la prima
pagina con un pezzo sull'Universitá di
Parigi-Nanterre (nonstante il sito del NYT sia a
pagamento, il pezzo é leggibile qui, altrimenti scrivetemi che ve
lo mando).
In pochi paragrafi, descrive l'universitá alle porte di Parigi nei suoi numeri essenziali. 32.000 studenti, biblioteca aperta solo 10 ore al giorno, 5 giorni la settimana, biblioteca per altro dotata di 100 computer, ma solo 30 di questi con acceso ad internet. La caffetteria chiude nel primo pomeriggio ed i docenti, a volte senza ufficio, spesso non hanno nemmeno orari di riferimento. Poca vita accademica. Scarsa ricerca.
Né -secondo il NYT- Nanterre é il posto peggiore dove fare l'universitá in Francia. L'universitá Francese é gratuita. gli studenti sono fortemente scoraggiati dallo scegliere una universitá lontana dal loro luogo di residenza. E la spesa statale per ogni studente universitario é stata l'anno scorso del 40% inferiore a quella spesa per gli studenti delle scuole superiori. Certo ci sono le eccezioni che tutti conosciamo a cominciare dalle Ecole Normale Superieure ad esempio. Ma in generale il livello é basso e la distanza tra le prime della classe e le universitá pecore nere non cosi marcata.
Perché mi ha interessato questo articolo? Vedevo Francia e leggevo Italia. Inevitabile il confronto. inevitabile notare le somiglianze tra due sistemi universitari sull'orlo della sclerosi. Dove il merito non premia ma al contrario pagano molto le conoscenze. Dove tutto funziona con molto pressapochismo perché tanto nulla é dovuto agli studenti che sono solo gli utenti non paganti del sistema. Ma anche gli studenti portano il loro fardello di responsabilitá. Non dovendo pagare, molti di noi vivono l'universitá come comodo parcheggio. Meglio se vicino a casa, meglio se poco impegnativa. Storia nota, si sa. Ma deve essere necessariamente cosi?
In questi mesi vedo di persona un sistema diversissimo. L'aspetto che solitamente piú colpisce noi Europei é il costo. Qui uno studente paga circa 40 mila dollari l'anno di iscrizione. Una bella cifra no? Tra le piú alte degli USA ma anche in una universitá pubblica come Berkeley in California, la cifra si aggira sui 7000 dollari. In Italia credo che l'universitá privata piú costosa sia la Bocconi, con costi che si aggirano sui 10.000 euro l'anno ma la stragrande maggioranza degli studenti se la cava con meno di 1000 euro l'anno. Per altro qui l'universitá copre con questa cifra solo meno del 12% delle sue esigenze finanziarie che servono a mantenere delle strutture stellari, come le palestre e le biblioteche, dei servizi efficienti come il sistema di trasporti e persino la polizia universitaria e gli stipendi dei professori piu prestigiosi che qui vengono strappati a suon di dollari alle aziende private. molti altri soldi arrivano da ex alunni che diventano ricchi e fanno donazioni da fondazioni etc.
L'obiezione a questo punto é che questa universitá se la possono permettere solo i ricchi. Beh non é cosi. La selezione avviene prima in base al merito. Yale compete con le altre per prendersi i migliori studenti (qui alla law school entrano gli studenti che - alivello nazionale- sono risultati nel top 1% dell'esame LSAT). A coloro che se lo possono permettere, l'universitá chiede i soldi, agli altri offre aiuti sotto forma di sconti, prestiti a fondo perduto o prestiti agevolati da restituire in 20 anni. ́É vero che molti studenti finiscono l'universitá indebitati, ma anche i laureati in storia e lettere (il prototipo del laureato disoccupato italiano) trovano lavori sufficientemente ben remunerati per pagare quelli stessi debiti (senza contare che molto spesso sono i datori di lavoro a farsi carico del debito). Tutti gli studenti qui sono super motivati (se non altro perché non si possono permettere un altro anno di tasse), preparatissimi (se non altro perché come giá detto, sono selezionati tra i migliori) e molto mobili nel senso che la "distanza da casa" non é generalmente un parametro considerato nella scelta.
Certo. Da Yale -nella punta della piramide del sistema universitario americano- il sistema sembra funzionare alla perfezione: una struttura eccellente, con professori eccellenti, che attrae studenti eccellenti (escluso il sottoscritto ovviamente) e produce professionisti eccellenti con paghe eccellenti. Ma cosa succede a quelli che rimangono indietro? Alle scuole minori? agli studenti meno dotati? Vorrei fare una visita a qualche universitá di provincia per vedere se davvero la realtá é poi cosi dissimile da quella di Nanterre. L'impressione é che la distanza tra il vertice della piramide e la base sia abissale. In Europa semplicemente non abbiamo universitá in grado di competere con le migliori americane, ma forse Nanterre sarebbe giá un fiore all'occhiello per la provincia profonda americana.
Peraltro mi convinco sempre piú di una cosa: dietro all'idea dell'universitá gratuita di cui noi europei spesso ci vantiamo, si cela una grossa ipocrisia. E cioé che la gratuitá faciliti l'accesso all'universitá dei poveri. Purtroppo dopo decenni di accesso universale, ancora in Italia il figlio del professionista fa l'universitá (magari bighellonando per 10 anni) mentre il figlio dell'operaio si ferma spesso prima. Ma l'operaio finanzia, attraverso le tasse, gli studi gratuiti del figlio del suo superiore. Una tassa regressiva direbbero gli economisti.
Non ho conclusioni da trarre per altro. Solo ho la fortuna di poter vivere osservare e condividere l'esperienza due sistemi diversi, nei loro aspetti piú controversi.
PS. Anche questa settimana lavoce.info torna sull'argomento universitá con dei pezzi interessanti.
Anche Marginal Revolution, a partire dall'articolo del NYT, "elabora" con una prospettiva estremamente libertaria.
In pochi paragrafi, descrive l'universitá alle porte di Parigi nei suoi numeri essenziali. 32.000 studenti, biblioteca aperta solo 10 ore al giorno, 5 giorni la settimana, biblioteca per altro dotata di 100 computer, ma solo 30 di questi con acceso ad internet. La caffetteria chiude nel primo pomeriggio ed i docenti, a volte senza ufficio, spesso non hanno nemmeno orari di riferimento. Poca vita accademica. Scarsa ricerca.
Né -secondo il NYT- Nanterre é il posto peggiore dove fare l'universitá in Francia. L'universitá Francese é gratuita. gli studenti sono fortemente scoraggiati dallo scegliere una universitá lontana dal loro luogo di residenza. E la spesa statale per ogni studente universitario é stata l'anno scorso del 40% inferiore a quella spesa per gli studenti delle scuole superiori. Certo ci sono le eccezioni che tutti conosciamo a cominciare dalle Ecole Normale Superieure ad esempio. Ma in generale il livello é basso e la distanza tra le prime della classe e le universitá pecore nere non cosi marcata.
Perché mi ha interessato questo articolo? Vedevo Francia e leggevo Italia. Inevitabile il confronto. inevitabile notare le somiglianze tra due sistemi universitari sull'orlo della sclerosi. Dove il merito non premia ma al contrario pagano molto le conoscenze. Dove tutto funziona con molto pressapochismo perché tanto nulla é dovuto agli studenti che sono solo gli utenti non paganti del sistema. Ma anche gli studenti portano il loro fardello di responsabilitá. Non dovendo pagare, molti di noi vivono l'universitá come comodo parcheggio. Meglio se vicino a casa, meglio se poco impegnativa. Storia nota, si sa. Ma deve essere necessariamente cosi?
In questi mesi vedo di persona un sistema diversissimo. L'aspetto che solitamente piú colpisce noi Europei é il costo. Qui uno studente paga circa 40 mila dollari l'anno di iscrizione. Una bella cifra no? Tra le piú alte degli USA ma anche in una universitá pubblica come Berkeley in California, la cifra si aggira sui 7000 dollari. In Italia credo che l'universitá privata piú costosa sia la Bocconi, con costi che si aggirano sui 10.000 euro l'anno ma la stragrande maggioranza degli studenti se la cava con meno di 1000 euro l'anno. Per altro qui l'universitá copre con questa cifra solo meno del 12% delle sue esigenze finanziarie che servono a mantenere delle strutture stellari, come le palestre e le biblioteche, dei servizi efficienti come il sistema di trasporti e persino la polizia universitaria e gli stipendi dei professori piu prestigiosi che qui vengono strappati a suon di dollari alle aziende private. molti altri soldi arrivano da ex alunni che diventano ricchi e fanno donazioni da fondazioni etc.
L'obiezione a questo punto é che questa universitá se la possono permettere solo i ricchi. Beh non é cosi. La selezione avviene prima in base al merito. Yale compete con le altre per prendersi i migliori studenti (qui alla law school entrano gli studenti che - alivello nazionale- sono risultati nel top 1% dell'esame LSAT). A coloro che se lo possono permettere, l'universitá chiede i soldi, agli altri offre aiuti sotto forma di sconti, prestiti a fondo perduto o prestiti agevolati da restituire in 20 anni. ́É vero che molti studenti finiscono l'universitá indebitati, ma anche i laureati in storia e lettere (il prototipo del laureato disoccupato italiano) trovano lavori sufficientemente ben remunerati per pagare quelli stessi debiti (senza contare che molto spesso sono i datori di lavoro a farsi carico del debito). Tutti gli studenti qui sono super motivati (se non altro perché non si possono permettere un altro anno di tasse), preparatissimi (se non altro perché come giá detto, sono selezionati tra i migliori) e molto mobili nel senso che la "distanza da casa" non é generalmente un parametro considerato nella scelta.
Certo. Da Yale -nella punta della piramide del sistema universitario americano- il sistema sembra funzionare alla perfezione: una struttura eccellente, con professori eccellenti, che attrae studenti eccellenti (escluso il sottoscritto ovviamente) e produce professionisti eccellenti con paghe eccellenti. Ma cosa succede a quelli che rimangono indietro? Alle scuole minori? agli studenti meno dotati? Vorrei fare una visita a qualche universitá di provincia per vedere se davvero la realtá é poi cosi dissimile da quella di Nanterre. L'impressione é che la distanza tra il vertice della piramide e la base sia abissale. In Europa semplicemente non abbiamo universitá in grado di competere con le migliori americane, ma forse Nanterre sarebbe giá un fiore all'occhiello per la provincia profonda americana.
Peraltro mi convinco sempre piú di una cosa: dietro all'idea dell'universitá gratuita di cui noi europei spesso ci vantiamo, si cela una grossa ipocrisia. E cioé che la gratuitá faciliti l'accesso all'universitá dei poveri. Purtroppo dopo decenni di accesso universale, ancora in Italia il figlio del professionista fa l'universitá (magari bighellonando per 10 anni) mentre il figlio dell'operaio si ferma spesso prima. Ma l'operaio finanzia, attraverso le tasse, gli studi gratuiti del figlio del suo superiore. Una tassa regressiva direbbero gli economisti.
Non ho conclusioni da trarre per altro. Solo ho la fortuna di poter vivere osservare e condividere l'esperienza due sistemi diversi, nei loro aspetti piú controversi.
PS. Anche questa settimana lavoce.info torna sull'argomento universitá con dei pezzi interessanti.
Anche Marginal Revolution, a partire dall'articolo del NYT, "elabora" con una prospettiva estremamente libertaria.
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