commercio equo in crescita

Il commercio equo e solidale è un mondo romantico. Siamo abituati a pensare ad esso come ad un piccolo Davide che lotta contro l'immenso Golia delle leggi ingiuste del commercio internazionale che schiacciano e opprimono le persone. Siamo abituati a pensare al commercio equo come ad una parentesi accidentale immersa in un gioco che segue ben altre regole. Una piccola barca in controcorrente, dentro un mare che va in tutt'altra direzione. Là fuori, autorevoli economisti ed il senso comune ci suggeriscono che, nonostante il commercio equo sia una realtà bella e pregnante, essa è destinata a scomparire, assorbita dagli ineluttabili meccanismi dell'economia. Ci viene detto: non è possibile che i consumatori paghino di più per merci che possono ottenere a prezzi minori! Ed ancora: perché i produttori di merci già abbondantemente deprezzate (come il caffé ) non dovrebbero aumentare le loro produzioni, invogliati dai prezzi più alti pagati dal commercio equo e peggiorando cosi ancora di più lo squilibrio sui mercati tra domanda ed offerta? Infine, non sarebbe meglio semplicemente fare donazioni ai poveri invece di pagare loro prezzi più alti per le merci che producono? Queste sono solo alcune delle obiezioni che sentiamo ripetere riguardo alla capacità del com- mercio equo di sopravvivere nel tempo. Da questa aurea romantica e vagamente esotica e dal generale scetticismo che circonda il commercio equo nel circolo degli economisti è sorto nel corso del tempo una sorta di pregiudizio di cui le prime vittime sono spesso le persone che nel commercio equo credono di più e che può essere espresso in questi termini: il commercio equo è bello, ma non rispettando le dure leggi dell'economia ed è destinato a scomparire o al più al sopravvivere come un piccolo fenomeno di nicchia. Ma è poi vero tutto questo? Alcuni economisti, tra i quali Leonardo Becchetti, la pensano diversamente. lo ho cercato di riassumerne le argomentazioni...