commercio equo in crescita
01 06 07 | Ore: 09:09 | Categoria: Consumo
Critico e Ambiente
Il commercio equo e solidale è un mondo
romantico. Siamo abituati a pensare ad esso come ad
un piccolo Davide che lotta contro l'immenso Golia
delle leggi ingiuste del commercio internazionale che
schiacciano e opprimono le persone. Siamo abituati a
pensare al commercio equo come ad una parentesi
accidentale immersa in un gioco che segue ben altre
regole. Una piccola barca in controcorrente, dentro
un mare che va in tutt'altra direzione. Là fuori,
autorevoli economisti ed il senso comune ci
suggeriscono che, nonostante il commercio equo sia
una realtà bella e pregnante, essa è destinata a
scomparire, assorbita dagli ineluttabili meccanismi
dell'economia. Ci viene detto: non è possibile che i
consumatori paghino di più per merci che possono
ottenere a prezzi minori! Ed ancora: perché i
produttori di merci già abbondantemente deprezzate
(come il caffé ) non dovrebbero aumentare le loro
produzioni, invogliati dai prezzi più alti pagati dal
commercio equo e peggiorando cosi ancora di più lo
squilibrio sui mercati tra domanda ed offerta?
Infine, non sarebbe meglio semplicemente fare
donazioni ai poveri invece di pagare loro prezzi più
alti per le merci che producono? Queste sono solo
alcune delle obiezioni che sentiamo ripetere riguardo
alla capacità del com- mercio equo di sopravvivere
nel tempo. Da questa aurea romantica e vagamente
esotica e dal generale scetticismo che circonda il
commercio equo nel circolo degli economisti è sorto
nel corso del tempo una sorta di pregiudizio di cui
le prime vittime sono spesso le persone che nel
commercio equo credono di più e che può essere
espresso in questi termini: il commercio equo è
bello, ma non rispettando le dure leggi dell'economia
ed è destinato a scomparire o al più al sopravvivere
come un piccolo fenomeno di nicchia. Ma è poi vero
tutto questo? Alcuni economisti, tra i quali Leonardo
Becchetti, la pensano diversamente. lo ho cercato di riassumerne le
argomentazioni...
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