L'Afgano convertito
22 03 06 | Ore: 16:01 | Categoria: Politica
In questi giorni ha fatto scalpore la notizia di Abdul Rahman,
l'Afgano condannato a morte per essersi
convertito 15 anni fa al cristianesimo. Immagino
come molti, la notizia mi ha lasciato turbato.
Forse le cose si sistemano: lo rilasciano
facendolo passare per pazzo. La solita via di
uscita "raffazzonata": mi chiedo che cosa
succederà al prossimo convertito che si troverà
in questa situazione. Comunque è impossibile non
scoraggiarsi di fronte all'evidente fallimento
"di esportazione della democrazia" in Afganistan
e in altre regioni. Anzi la sensazione che mi
cresce addosso è quella catturata dalla
fulminante battuta di Guzzanti "ma non è che ad
esportare tutta questa democrazia, non ne rimane
più per noi?".
Tornando ad Abdul Rahman, segnalo due articoli. Il primo dell'ottimo Magdi Allam. I suoi giudizi inflessibili e puntuali sulle derive del mondo islamico sono tanto più autorevoli perché pronunciati da un musulmano laico e moderno. Allam ci mette di fronte all'ipocrisia dei governi occidentali che nel cercare una via di uscita al caso di questo singolo individuo (via di uscita triste ed insufficiente come già detto) non si accorgono che il problema della difficile conciliabilità tra l'islam (cosi come è praticato da molti oggigiorno) ed il rispetto dei diritti alla libertà religiosa, è un problema più generale, pervasivo e soprattutto un problema che abbiamo già anche a casa nostra. L'articolo è qui. Enzo Bianchi, priore del monastero di Bose, invece scrive un bellissimo pezzo per la Stampa in cui separa il piano politico, nel quale è giusto rivendicare il diritto di Abdul Rahman alla vita, da quello religioso nel quale il cristiano non è tenuto a chiedere il rispetto delle rispettive libertà religiose perchè " non è istanza indispensabile per poter vivere e testimoniare il vangelo". L'articolo è qui.
Tornando ad Abdul Rahman, segnalo due articoli. Il primo dell'ottimo Magdi Allam. I suoi giudizi inflessibili e puntuali sulle derive del mondo islamico sono tanto più autorevoli perché pronunciati da un musulmano laico e moderno. Allam ci mette di fronte all'ipocrisia dei governi occidentali che nel cercare una via di uscita al caso di questo singolo individuo (via di uscita triste ed insufficiente come già detto) non si accorgono che il problema della difficile conciliabilità tra l'islam (cosi come è praticato da molti oggigiorno) ed il rispetto dei diritti alla libertà religiosa, è un problema più generale, pervasivo e soprattutto un problema che abbiamo già anche a casa nostra. L'articolo è qui. Enzo Bianchi, priore del monastero di Bose, invece scrive un bellissimo pezzo per la Stampa in cui separa il piano politico, nel quale è giusto rivendicare il diritto di Abdul Rahman alla vita, da quello religioso nel quale il cristiano non è tenuto a chiedere il rispetto delle rispettive libertà religiose perchè " non è istanza indispensabile per poter vivere e testimoniare il vangelo". L'articolo è qui.
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