Lo sciopero virtuale
07 02 06 | Ore: 05:27 | Categoria: Law &
Economics
in questi giorni mi sto interessando a tempo perso a
questa proposta che circola da tempo, ma a cui forse
non è mai stata data sufficiente attenzione da parte
degli economisti. Si tratta dello sciopero virtuale.
Me lo ha segnalato il professor Ayres qui a Yale. Ne
ha scritto su Forbes qualche tempo fa. Cita
dei casi italiani e quindi me ne ha parlato
dando per assodato che io ne sapessi qualcosa.
Ovviamente cosi non era. Mi sono perciò
documentato ed in effetti qualcuno in Italia,
soprattutto sul lato giuridico se ne è occupato.
In particolare penso al professor Pietro Ichino
che ne ha scritto sulla Voce.
L'idea dello sciopero virtuale in breve è la seguente: il lavoratore in sciopero si reca al lavoro regolarmente. La sua paga viene però accantonata dall’azienda che mette nello stesso angolo anche i profitti della giornata, oppure un multiplo dello stipendio giornaliero del lavoratore. Questi soldi messi da parte potrebbero andare in beneficenza, oppure aspettare una futura parziale redistribuzione tra le parti. Si mantiene il rituale dell sciopero, con lavoratori ed aziende che misurano la reciproca forza contrattuale in base alla loro capacità di resistere ai danni che si infliggono. Ma ne abbiamo alleviato le conseguenze per le parti terze che sempre più ne soffrono (pensiamo agli scioperi nel trasporto pubblico ad esempio) Nessuna vittima collaterale infatti deve soffrire i disservizi, nessuna ricchezza viene distrutta mentre si tenta di re-distribuirne una parte di essa tra le parti.
Noi siamo abituati a pensare allo sciopero come l'unica arma in mano al lavoratore per punire l'azienda. Per renderlo un arma efficace però abbiamo dovuto "disarmare" l'azienda privandola della possibilità di sostituire il lavoratore quando egli sciopera. Mi preme sottolineare questo per confutare una obiezione che insorge facilmente e cioè che lo sciopero sia l'unica arma efficace perché l'unica che possa essere usata unilateralmente, dal lavoratore. Ma è cosi solo in quanto impediamo per legge all'azienda di reagire. Ma se questo è vero, perché non pensare di usare la legge per introdurre strumenti più creativi e soprattutto meno dannosi?
Prendiamo ad esempio il caso di alcuni tipi di lavori quali il casellante, il bigliettaio, il guardiano del museo etc. che consistono nell'impedire il free-riding sui beni e servizi prodotti dalle aziende. Per queste categorie il lavoratore potrebbe punire l'azienda non impedendo il freeriding. Il vantaggio: non c'è perdita secca ma i consumatori anzi godono di una redistribuzione di ricchezza da parte dell'azienda mentre l'azienda è punita perché perde i profitti. L'idea è qui quella di creare un istituto che da una parte sacrifichi lo stipendio del lavoratore ( il lavoratore dovrebbe comunque perdere un po' di stipendio altrimenti avrebbe l'incentivo a farlo di continuo) e dall'altro impedisca all'azienda di punire il lavoratore perché non "ha controllato" il free-riding.
L'altra opzione valida per tutte le categorie, è quella dello sciopero virtuale. Ma per questo vi rimando agli articoli di Ichino e Ayres sopra.
L'idea dello sciopero virtuale in breve è la seguente: il lavoratore in sciopero si reca al lavoro regolarmente. La sua paga viene però accantonata dall’azienda che mette nello stesso angolo anche i profitti della giornata, oppure un multiplo dello stipendio giornaliero del lavoratore. Questi soldi messi da parte potrebbero andare in beneficenza, oppure aspettare una futura parziale redistribuzione tra le parti. Si mantiene il rituale dell sciopero, con lavoratori ed aziende che misurano la reciproca forza contrattuale in base alla loro capacità di resistere ai danni che si infliggono. Ma ne abbiamo alleviato le conseguenze per le parti terze che sempre più ne soffrono (pensiamo agli scioperi nel trasporto pubblico ad esempio) Nessuna vittima collaterale infatti deve soffrire i disservizi, nessuna ricchezza viene distrutta mentre si tenta di re-distribuirne una parte di essa tra le parti.
Noi siamo abituati a pensare allo sciopero come l'unica arma in mano al lavoratore per punire l'azienda. Per renderlo un arma efficace però abbiamo dovuto "disarmare" l'azienda privandola della possibilità di sostituire il lavoratore quando egli sciopera. Mi preme sottolineare questo per confutare una obiezione che insorge facilmente e cioè che lo sciopero sia l'unica arma efficace perché l'unica che possa essere usata unilateralmente, dal lavoratore. Ma è cosi solo in quanto impediamo per legge all'azienda di reagire. Ma se questo è vero, perché non pensare di usare la legge per introdurre strumenti più creativi e soprattutto meno dannosi?
Prendiamo ad esempio il caso di alcuni tipi di lavori quali il casellante, il bigliettaio, il guardiano del museo etc. che consistono nell'impedire il free-riding sui beni e servizi prodotti dalle aziende. Per queste categorie il lavoratore potrebbe punire l'azienda non impedendo il freeriding. Il vantaggio: non c'è perdita secca ma i consumatori anzi godono di una redistribuzione di ricchezza da parte dell'azienda mentre l'azienda è punita perché perde i profitti. L'idea è qui quella di creare un istituto che da una parte sacrifichi lo stipendio del lavoratore ( il lavoratore dovrebbe comunque perdere un po' di stipendio altrimenti avrebbe l'incentivo a farlo di continuo) e dall'altro impedisca all'azienda di punire il lavoratore perché non "ha controllato" il free-riding.
L'altra opzione valida per tutte le categorie, è quella dello sciopero virtuale. Ma per questo vi rimando agli articoli di Ichino e Ayres sopra.
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