L'ambientalista scettico aveva ragione
17 11 06 | Ore: 10:03 | Categoria: Consumo
Critico e Ambiente
Qualche anno fa Bjorn Lomborg aveva provato a
dircelo. Da ambientalista scettico quale si
definisce, ci aveva messi in guardia su tutta la
fuffa di WWF, Friends of Earth e altre
associazioni ambientaliste a proposito della
deforestazione rapidissima ed inarrestabile.
Diceva: le foreste non stanno scomparendo. Non
ci ritroveremo in pochi anni su un pianeta
grigio e spellacchiato, ma anzi, avremo forse
molti più alberi di oggi. Oggi lo dice
Repubblica (che per altro copia un articolo del
NYT di due giorni fa ed anche
oggi ne parla l'economist). Quindi da oggi,
ufficialmente, la deforestazione come emergenza
planetaria esce dall'immaginario collettivo.
Cinque anni fa, quando usci the skeptical
environmentalist, a dire queste
cose si era tacciati di eresia (vedi qui e qui) o al più di essersi
venduti ad una multinazionale oppure ad un
governo corrotto. Oggi l'affermazione diventa
mainstream. Essia! La cosa però da
queste parti ci ha fatto pensare.
-Siamo contenti di apprendere che la deforestazione non é più un emergenza. Ma rimane un problema. La perdita di foresta pluviale vergine amazzonica non può essere compensata dalla crescita della tundra canadese o peggio da qualche piantagione di pioppi sulle rive del Po'. C'é ancora un ampio lavoro da fare per preservare le foreste vergini con i loro scrigni di biodiversità.
-L'ambientalismo di deve delle spiegazioni. Il caso "deforestazione" ci fa indugiare sulla tesi di Bjorn che sostiene che l'ambientalismo ormai é un industria e vive e prospera sugli allarmi e sui catastrofismi. Ovviamente ci discostiamo subito da questo cattivo pensiero, ma pretenderemo per il futuro dati e spiegazioni più circostanziate prima di credere che se non si fa qualcosa di colossale entro x anni (di solito non piú di quindici) allora é tutto perduto.
-Nel 2001 Bjorn Lomborg contestava che esistesse un problema deforestazione, un problema inquinamento, un problema alimentare, energetico, dell'acqua e di varie forme di inquinamento (radicale il ragazzo no?). Era d'accordo con gli ambientalisti solo su un punto: il cambiamento del clima é in corso e causerà numerosi problemi. Peraltro era comunque contro gli accordi di Kyoto perché -sosteneva- visti i costi proibitivi nel breve periodo di diminuire le emmissioni, era meglio comunque dirottare quei fondi sulla lotta all'AIDS che avrebbe salvato più vite nel breve-medio periodo.
Il cambiamento climatico é ora riconosciuto da tutti come il problema dei problemi. Mentre se ne discute a Nairobi, e mentre anche gli altri ambientalisti scettici, quali l'economist, si convincono della gravità, noi ci rileggiamo qualche vademecum per fare anche noi la nostra parte. In attesa di poter un giorno dire che anche quello del cambiamento climatico, non é più un problema...
-Siamo contenti di apprendere che la deforestazione non é più un emergenza. Ma rimane un problema. La perdita di foresta pluviale vergine amazzonica non può essere compensata dalla crescita della tundra canadese o peggio da qualche piantagione di pioppi sulle rive del Po'. C'é ancora un ampio lavoro da fare per preservare le foreste vergini con i loro scrigni di biodiversità.
-L'ambientalismo di deve delle spiegazioni. Il caso "deforestazione" ci fa indugiare sulla tesi di Bjorn che sostiene che l'ambientalismo ormai é un industria e vive e prospera sugli allarmi e sui catastrofismi. Ovviamente ci discostiamo subito da questo cattivo pensiero, ma pretenderemo per il futuro dati e spiegazioni più circostanziate prima di credere che se non si fa qualcosa di colossale entro x anni (di solito non piú di quindici) allora é tutto perduto.
-Nel 2001 Bjorn Lomborg contestava che esistesse un problema deforestazione, un problema inquinamento, un problema alimentare, energetico, dell'acqua e di varie forme di inquinamento (radicale il ragazzo no?). Era d'accordo con gli ambientalisti solo su un punto: il cambiamento del clima é in corso e causerà numerosi problemi. Peraltro era comunque contro gli accordi di Kyoto perché -sosteneva- visti i costi proibitivi nel breve periodo di diminuire le emmissioni, era meglio comunque dirottare quei fondi sulla lotta all'AIDS che avrebbe salvato più vite nel breve-medio periodo.
Il cambiamento climatico é ora riconosciuto da tutti come il problema dei problemi. Mentre se ne discute a Nairobi, e mentre anche gli altri ambientalisti scettici, quali l'economist, si convincono della gravità, noi ci rileggiamo qualche vademecum per fare anche noi la nostra parte. In attesa di poter un giorno dire che anche quello del cambiamento climatico, non é più un problema...
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