chi difende i notai

Torniamo all'argomento di ieri. All'emendamento introdotto al decreto Bersani che manomette il monopolio notarile sulla compravendita di immobili, aprendo la possibilità di legittimare le intermediazioni, almeno per valori catastali sotto i 100.000 euro, alle segreterie comunali ed agli avvocati.

Abbiamo raccontato ieri cosa l'aver intaccato questo privilegio ha scatenato. Ribadiamo l'ovvio: la posizione dei notai è indifendibile. Chi difende questa esclusività difende un privilegio. Un monopolio illiberale. Un abuso di potere. Tutta la fuffa sullo scardinamento del sistema giudiziario è -per l'appunto- inqualificabile, perniciosa e subdola fuffa.

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Bene. Abbiamo trovato due che questa fuffa la difendono. Grazie a Maurizio, abbiamo dato un'occhiata agli emendamenti presentati in commissione. Queste due eminenti figure affianco, che presentiamo più in dettaglio sotto, hanno proposto nell'ordine di:

-rendere l'articolo applicabile solo alle donazioni e non anche alle compravendite
-abbassare la soglia di applicabilità da 100.000 a 5 euro
-rendere l'articolo applicabile ai beni mobili e non già ai beni immobili. Con il risultato magari di dover passare dal notaio anche per comperarsi un quadro da collezione. Non che mi capiti spesso peraltro Winking
-abbassare la soglia di applicabilità da 100.000 a 1 euro

Si tratta ovviamente di un tentativo di rendere inefficace l'articolo, per la gioia dei notai, e con buona pace degli avvocati e sopratutto di chi vorrebbe comperare garage o casa pagando un po' di meno. I due autori di questa nobile espressione di civiltà giuridica sono l'onorevole Claudio Azzolini e l'onorevole Alfredo Vito.

Entrambi Napoletani, in particolare il secondo si distingue per un curriculum di tutto rispetto: Entra alla Camera dei Deputati nelle liste dell DC con oltre 100.000 preferenze al termine delle elezioni politiche del 1987. Il 18 marzo 1993 la Camera concede l'autorizzazione a procedere per voto di scambio nei suoi confronti: l'8 aprile dello stesso anno i giudici napoletani lo accusano di rapporti con la criminalità organizzata e corruzione e l'11 dicembre viene condannato a due anni con la sospensiva, dopo patteggiamento (dietro l'impegno solenne di ritirarsi per sempre dalla politica) e con la restituzione di cinque miliardi restituiti per 22 episodi di corruzione a Napoli.

Lasciamo stare i tracorsi burrascosi. Chiediamo solo conto a questi signori della loro appartenenza ad un partito che dichiara di ispirarsi ai valori liberali ed addirittura della libertà ha storpiato il nome per appenderlo allo stipite della propria casa.