Se citare diventa reato

Da queste parti non si sono certo risparmiati negli ultimi mesi elogi e compiacimenti per le riforme introdotte prima dal decreto Bersani e poi da alcuni aspetti della finanziaria. Spronare il paese colpendo le sacche di privilegio, i piccoli e grandi monopoli, le ingiustizie fiscali, i guadagni privati fatti sui costi pubblici. Bersani e Visco, i due mastini a difesa di una certa idea del paese... Almeno cosi pensavamo. Non possiamo infatti tacere la delusione per aver visto come tra le strette maglie del duo liberale si é incuneata una lobby, che ha fatto breccia nella finanziaria.

Dallo scorso 3 ottobre in internet non si può più riportare il testo di un qualsiasi articolo tratto da un qualsiasi sito o giornale, pur citando la fonte. Lo dice l'art. 32 del decreto legge n. 262. Per poterlo fare occorre pagare un compenso all'editore. E se non lo si fa le sanzioni sono salatissime. [Giustizia e Libertà 194]

Ma di cosa stiamo parlando? Citando PeaceLink stiamo parlando ad esempio di"un gruppo missionario che raccoglie sul web articoli sulla guerra in Darfur. Un comitato di quartiere che vuole documentare uno scempio ambientale archiviando articoli della stampa locale. Un'associazione di persone colpite da una malattia rara che vuole mettere a disposizione di tutti una rassegna stampa sui progressi scientifici del settore. Un'associazione pacifista che vuole denunciare, con prove giornalistiche alla mano, crimini di guerra e violazioni dei diritti umani. A partire da domani tutti questi soggetti potrebbero essere costretti a pagare una "tassa sul macinato" alle associazioni degli editori per continuare a svolgere le loro attivita'."

Questa operazione, passata sotto silenzio, é ovviamente una marchetta fatta alla lobby degli editori. Con Mediaset/Mondadori, RCS e Repubblica/L'espresso in testa. Non che da queste parti si sia grandissimi esperti di intellectual property ma credo sia difficilmente dimostrabile che queste rassenge stampa, questi usi fair del diritto di autore, condotti anche nel nome del diritto ad informare di cui quegli stessi editori poi si avvalgono, rappresenti un danno economico a queste aziende di alcuna rilevanza o rappresentino un disincentivo all'investimento ed all'innovazione. Come per la storia dei diritti d'autore su Topolino, ancora una volta si piega il diritto di proprietá, che ricordiamolo é un'istituzione economica, non un diritto divino, alle esigenze del piú forte, alla sua capacitá di estrarre ulteriore extraprofitto dalla sua posizione di "monopolista per legge".

Gira un appello online, di cui dubitiamo si troverá traccia nei giornali del mattino o nei TG della sera, ma che forse, attraverso il battage dei blog e dei circuiti alternativi puó fermare questo decreto. Da queste parti lo si appoggia per almeno tre ragioni:
-Perché si é blogger, e capita di usare materiale con copyright, per far circolare idee e stimoli senza scopo di lucro (si chiamava fair use fino al 3 Ottobre, oggi forse si chiama reato)
-Perché per quel poco di economia che si capisce, non vi é nessuna inefficienza economica da chiudere con questo intervento, al contrario se ne allargano diverse (ad esempio i problemi di posizione dominante di alcuni gruppi editoriali)
-Perché se questo governo ha una chance di sopravvivere, é perché é diffusa nel paese uan forte aspettativa di lotta senza quartiere ai privilegi di cui sopra. Ma se ci si ferma davanti ai tassinari, e si arretra di fronte agli editori, non si é più credibili.