Apr 2008
Gentile Signorina, raddrizzi la schiena
30 04 08 | Ore: 16:01 | Categoria: Politica
Gentile Signorina
Rispondo con titubanza ed apprensione alla lettera che Lei mi ha stamane indirizzato attraverso i giornali. Mi costa fatica trovare le parole giuste, eppure non mi riesce di girare troppo attorno alla questione e lenire l'asperità di quello che sto per dirLe.
Mia cara signorina, mia cara concittadina, raddrizzi la schiena. Ha trent'anni, un istruzione (anche se non portata a termine), una persona che le vuole bene, una casa ed un lavoro. Ha un figlio che presto verrà a rallegrarLe i giorni in un modo in cui nemmeno Lei se lo immagina. Ma se ancora tutte queste non fossero motivazioni sufficienti, lo faccia per se stessa. Raddrizzi la schiena e smetta di piangersi addosso. Vedrà comincerà da subito a stare meglio.
La Sua lettera è un grido di dolore, me ne rendo conto. E' un tentativo di trovare nella collettività le responsabilità di cui non riesce a darsi ragione. La responsabilità di non aver pianificato una gravidanza, la responsabilità di non aver completato gli studi ed inseguito a fondo i Suoi sogni (sia detto per inciso, la mia esperienza mi fa dubitare delle sue doti giornalistiche visto l'uso smodato ed assolutamente fuori luogo della punteggiatura sfoggiata nella Sua missiva), la responsabilità, se necessario, di fare le valigie per trovare posti più fecondi dove crescere i propri affetti ed i propri interessi.
Da buon padre di famiglia, dell'intera famiglia nazionale, ruolo al quale mi consegna la mia carica, devo dirglielo con la durezza necessaria: il Suo grido è proprio di un'età molto più immatura della Sua e diventa quindi irricevibile. O meglio è ricevibile solo nella misura in cui ci dà l'occasione di aiutarLa definitivamente a crescere. Nella misura in cui aiuta Lei a tenere dritta la schiena.
Signorina, Lei ha trent'anni ed un mondo di opportunità dinnanzi. Lei vive la stagione più ricca e feconda della nazione. Si guardi intorno: alzi per un attimo lo sguardo dal suo ombelico (che nel farlo le si raddrizzerà a mo' di esercizio la schiena) e vedrà che mai come ora, in questa nazione e persino nella Sua, nella nostra terra, c'è salute, longevità, assistenza pubblica, aiuti istituzionali e lavoro che le renderanno il desiderio di crescere una vita più leggero.
Nessuno vuole negare i problemi che abbiamo e che la politica deve avere l'ambizione di risolvere. Ma sarebbe quasi delittuoso se, in quanto padre della nazione, giustificassi i miei figli che vogliono passare la propria vita ripiegati su stessi, sconfitti dai problemi che nemmeno tentano di affrontare. Tenga invece la schiena dritta e vedrà come cambia anche la prospettiva sui problemi che la vita Le pone innanzi.
Da vecchio nonno e visto che il 25 aprile è appena passato, potrei raccontarLe delle tante storie dei partigiani che tennero la schiena dritta di fronte alla sfida più dura: quella di offrire la propria vita perché la potessero un giorno godere in libertà i propri figli. Ecco, la mia risposta alla Sua lettera, il mio invito è quello di pensare a loro, al loro sacrificio, da cui è discesa la libertà che oggi Le permette attraverso la legge della repubblica 194/78 di potere, se lo vuole, abortire. Pensi alla loro scelta di donare la vita ed alla scelta che Lei può fare di negare quella stessa vita. E si renda conto che tra le due scelte, non ci sono tutti i problemi a cui accenna e che erano assai più gravi allora, ma solo e semplicemente una diversa attitudine a mantenere la posizione della schiena.
Affettuosamente Suo
Giorgio Napolitano*
*prima che qualcuno equivochi è bene mettere per iscritto che tale risposta è solo farina del sacco dell'autore di questo blog
Rispondo con titubanza ed apprensione alla lettera che Lei mi ha stamane indirizzato attraverso i giornali. Mi costa fatica trovare le parole giuste, eppure non mi riesce di girare troppo attorno alla questione e lenire l'asperità di quello che sto per dirLe.
Mia cara signorina, mia cara concittadina, raddrizzi la schiena. Ha trent'anni, un istruzione (anche se non portata a termine), una persona che le vuole bene, una casa ed un lavoro. Ha un figlio che presto verrà a rallegrarLe i giorni in un modo in cui nemmeno Lei se lo immagina. Ma se ancora tutte queste non fossero motivazioni sufficienti, lo faccia per se stessa. Raddrizzi la schiena e smetta di piangersi addosso. Vedrà comincerà da subito a stare meglio.
La Sua lettera è un grido di dolore, me ne rendo conto. E' un tentativo di trovare nella collettività le responsabilità di cui non riesce a darsi ragione. La responsabilità di non aver pianificato una gravidanza, la responsabilità di non aver completato gli studi ed inseguito a fondo i Suoi sogni (sia detto per inciso, la mia esperienza mi fa dubitare delle sue doti giornalistiche visto l'uso smodato ed assolutamente fuori luogo della punteggiatura sfoggiata nella Sua missiva), la responsabilità, se necessario, di fare le valigie per trovare posti più fecondi dove crescere i propri affetti ed i propri interessi.
Da buon padre di famiglia, dell'intera famiglia nazionale, ruolo al quale mi consegna la mia carica, devo dirglielo con la durezza necessaria: il Suo grido è proprio di un'età molto più immatura della Sua e diventa quindi irricevibile. O meglio è ricevibile solo nella misura in cui ci dà l'occasione di aiutarLa definitivamente a crescere. Nella misura in cui aiuta Lei a tenere dritta la schiena.
Signorina, Lei ha trent'anni ed un mondo di opportunità dinnanzi. Lei vive la stagione più ricca e feconda della nazione. Si guardi intorno: alzi per un attimo lo sguardo dal suo ombelico (che nel farlo le si raddrizzerà a mo' di esercizio la schiena) e vedrà che mai come ora, in questa nazione e persino nella Sua, nella nostra terra, c'è salute, longevità, assistenza pubblica, aiuti istituzionali e lavoro che le renderanno il desiderio di crescere una vita più leggero.
Nessuno vuole negare i problemi che abbiamo e che la politica deve avere l'ambizione di risolvere. Ma sarebbe quasi delittuoso se, in quanto padre della nazione, giustificassi i miei figli che vogliono passare la propria vita ripiegati su stessi, sconfitti dai problemi che nemmeno tentano di affrontare. Tenga invece la schiena dritta e vedrà come cambia anche la prospettiva sui problemi che la vita Le pone innanzi.
Da vecchio nonno e visto che il 25 aprile è appena passato, potrei raccontarLe delle tante storie dei partigiani che tennero la schiena dritta di fronte alla sfida più dura: quella di offrire la propria vita perché la potessero un giorno godere in libertà i propri figli. Ecco, la mia risposta alla Sua lettera, il mio invito è quello di pensare a loro, al loro sacrificio, da cui è discesa la libertà che oggi Le permette attraverso la legge della repubblica 194/78 di potere, se lo vuole, abortire. Pensi alla loro scelta di donare la vita ed alla scelta che Lei può fare di negare quella stessa vita. E si renda conto che tra le due scelte, non ci sono tutti i problemi a cui accenna e che erano assai più gravi allora, ma solo e semplicemente una diversa attitudine a mantenere la posizione della schiena.
Affettuosamente Suo
Giorgio Napolitano*
*prima che qualcuno equivochi è bene mettere per iscritto che tale risposta è solo farina del sacco dell'autore di questo blog
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sei un po' meno bella
29 04 08 | Ore: 09:11 | Categoria: Politica
Mentre proviamo a capire che cosa è successo, ci
appuntiamo qui alcune cose:
-il PD le ha prese. Ovunque. E' un peccato, soprattutto se si prende la misura della sconfitta sulla statura di coloro che hanno vinto. Qui a Roma, per dirne una, ha vinto quello che con il megafono andava a sostenere i tascisti che bloccavano la città. Ma come scrive scrooge, è una sconfitta senza ritorno, nel senso che il PD ha fatto saltare i ponti dietro di se e non ci può essere alcun ritorno al passato ma solo una lunga e mesta traversata verso il futuro.
-Mia cara Roma lasciatelo dire: oggi sei un po' meno bella. Ma laicamente aspettiamo il sindaco che ti sei scelta alla prova dei fatti ed i fatti li misureremo, ne più ne meno, sulla base del programma che egli si è dato. Ben inteso, è un programma più povero, che vive nelle sue parti più interessanti delle cose fatte ed impostate dalle amministrazioni di questi anni che tu hai deciso di punire. Ma tant'è: Alemanno parla di raccolta differenziata porta a porta da spingere con le necessarie infrastrutture (crm, ed inceneritori compresi), e dei cambiamenti culturali necessari per imporre ai romani gli stili necessari a produrrre meno rifiuti ed a differenziarli al massimo. Alemanno parla di continuare e potenziare la cura del ferro, delle metro e dei mezzi pubblici. Di continuare con l'installazione dei filobus e di sostituire i mezzi a gasolio con quelli a metano. Di tenere fuori auto e camion dal centro, di car-pooling e car-sharing. Alemanno parla di fonti alternative e rinnovabili da promuovere sugli edifici pubblici e tra i cittadini. Certo, in tutto il programma non viene nominata una sola volta la parola bici, e questa è davvero una mancanza (il programma del centrosinistra la nominava in compenso nove volte). Certo, il sindaco di destra di Milano ha avuto il coraggio di introdurre l'ecopass mentre qui l'argomento rimane tabù.
Sarà in grado il sindaco di essere all'altezza del suo programma? Noi speriamo vivamente di si, ma i caroselli dei tascisti guidati da quel Bittarelli, ora naturalmente eletto in parlamento con il PdL, ed i camerati con il braccio teso all'assalto del Campidoglio ci fanno presagire il peggio.
-il PD le ha prese. Ovunque. E' un peccato, soprattutto se si prende la misura della sconfitta sulla statura di coloro che hanno vinto. Qui a Roma, per dirne una, ha vinto quello che con il megafono andava a sostenere i tascisti che bloccavano la città. Ma come scrive scrooge, è una sconfitta senza ritorno, nel senso che il PD ha fatto saltare i ponti dietro di se e non ci può essere alcun ritorno al passato ma solo una lunga e mesta traversata verso il futuro.
-Mia cara Roma lasciatelo dire: oggi sei un po' meno bella. Ma laicamente aspettiamo il sindaco che ti sei scelta alla prova dei fatti ed i fatti li misureremo, ne più ne meno, sulla base del programma che egli si è dato. Ben inteso, è un programma più povero, che vive nelle sue parti più interessanti delle cose fatte ed impostate dalle amministrazioni di questi anni che tu hai deciso di punire. Ma tant'è: Alemanno parla di raccolta differenziata porta a porta da spingere con le necessarie infrastrutture (crm, ed inceneritori compresi), e dei cambiamenti culturali necessari per imporre ai romani gli stili necessari a produrrre meno rifiuti ed a differenziarli al massimo. Alemanno parla di continuare e potenziare la cura del ferro, delle metro e dei mezzi pubblici. Di continuare con l'installazione dei filobus e di sostituire i mezzi a gasolio con quelli a metano. Di tenere fuori auto e camion dal centro, di car-pooling e car-sharing. Alemanno parla di fonti alternative e rinnovabili da promuovere sugli edifici pubblici e tra i cittadini. Certo, in tutto il programma non viene nominata una sola volta la parola bici, e questa è davvero una mancanza (il programma del centrosinistra la nominava in compenso nove volte). Certo, il sindaco di destra di Milano ha avuto il coraggio di introdurre l'ecopass mentre qui l'argomento rimane tabù.
Sarà in grado il sindaco di essere all'altezza del suo programma? Noi speriamo vivamente di si, ma i caroselli dei tascisti guidati da quel Bittarelli, ora naturalmente eletto in parlamento con il PdL, ed i camerati con il braccio teso all'assalto del Campidoglio ci fanno presagire il peggio.
Ora e sempre resistenza!
25 04 08 | Ore: 00:06 | Categoria: Personale
Lo avrai camerata Kesselring
Il monumento che pretendi da noi Italiani
Ma con che pietra si costruirà a deciderlo tocca a noi
Non coi sassi affumicati
Dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
Non colla terra dei cimiteri
Dove i nostri compagni giovinetti
Riposano in serenità
Non colla neve inviolata delle montagne
Che per due inverni ti sfidarono
Non colla primavera di queste valli
Che ti vide fuggire
Ma soltanto col silenzio dei torturati
Piú duro d'ogni macigno
Soltanto con la roccia di questo patto
Giurato fra uomini liberi
Che volontari s'adunarono
Per dignità non per odio
Decisi a riscattare
La vergogna e il terrore del mondo
Su queste strade se vorrai tornare
Ai nostri posti ci troverai
Morti e vivi collo stesso impegno
Popolo serrato intorno al monumento
Che si chiama
Ora e sempre resistenza!
-Piero Calamandrei-
È un 25 aprile particolare questo. Segue di nemmeno due settimane la svolta a destra del paese a cui abbiamo assistito. Lo ricordo, il 25 Aprile del 2001. Lo scoprii quell'anno, il 25 Aprile. Allora la reazione al ritorno di Berlusconi fu forte; fu forte in me e la vidi forte nel paese. Ci fu un ritorno ai valori della resistenza come medicina al berlusconismo culturale ancora prima che politico. Quest'anno sembra diverso. Non so, mi sembra ci sia calma piatta. Non si colgono ancora le tracce di un'opposizione che si riorganizza intorno alla memoria comune che ci appartiene. Ma forse é giusto che sia così. Forse perché la batosta é -a questo giro- epocale; mentre allora perdemmo di un soffio e la voglia di rivalsa era forte. Ora regna lo sconforto, anche per il futuro prossimo venturo. O forse perché un epoca é definitivamente passata e cinque anni già passati con Berlusconi ci hanno restituito un paese mal gestito, ma per fortuna non il regime neo-fascista che temevamo. E sarà cosi anche questa volta: mentre auspichiamo che la destra farà le riforme necessarie, dobbiamo riconoscere in cuor nostro che dubitiamo che ne sarà capace e confessiamo che semplicemente ci limitiamo a sperare che non combini troppi danni. Ma se l cose stanno così, la Resistenza ed il 25 Aprile possono finire di fare la maldestra stampella all'opposizione politica contro il governo in carica. Non é loro compito. A Berlusconi deve fare opposizione il PD. Sui fatti. E sapendo che ci sono cose, siano meriti o colpe, siano responsabilità o progetti che comunque condividiamo al di là di tutto.
Ed allora la Resistenza deve tornare ad essere la festa di tutti, la celebrazione della fine della dittatura fascista italiana, che ci ha restituito la democrazia ed il coraggio di guardarci allo specchio perché in fondo, e nonostante il vasto sostegno al regime del ventennio, il popolo italiano, nei due freddi inverni, é salito in montagna ed ha combattuto il nazifascismo. Perché la Resistenza sia per tutti quel patto giurato fra uomini liberi, che volontari s'adunarono, per dignità non per odio, decisi a riscattare la vergogna e il terrore del mondo. Siamo un paese all'altezza di onorare questo patto?
MR intervista Dr MR
21 04 08 | Ore: 11:15 | Categoria: Personale
| Law &
Economics
E come è andata?
Ti riferisci alla discussione? E' andata bene! I commissari si erano letti le tesi, quindi è stata una discussione nel merito degli argomenti, con atteggiamento critico -da parte loro- ma costruttivo che ho sinceramente apprezzato. Davvero un bel modo di finire un lungo percorso.... A proposito, buona parte della mia tesi è, nelle sue componenti, sulla mia pagina di ssrn.
Dunque ora sei?
Beh... ora per la Repubblica Italiana sono dottore di ricerca in diritto ed economia. Se lo dici in inglese in effetti fa più figo: PhD in Law and Economics.
Devi cambiare i biglietti da visita?
Eh... ad averli quelli... Per ora aggiorno solo il CV. E poi finalmente non avrò imbarazzi nel compilare i form online sul titolo: d’ora in avanti sono a tutti gli effetti “Dr Rizzolli”.
E come ci si sente allora, Dr Rizzolli?
Mah... che dire... Credo che ci metterò qualche giorno a metabolizzare. A trovare la gioia di aver chiuso questo ciclo. Per ora prevale solo un esigenza di fare bilanci. E da qui quest’autointervista
Ed allora facciamoli questi bilanci!
Da dove cominciamo?
Direi dal dottorato! Tornassi indietro, rifaresti questa scelta?
Eh, è domanda impegnativa... Ovviamente le scelte di vita sono nella maggior parte dei casi irreversibili ma un buon economista pratica il ragionamento delle migliori opzioni alternative. Mi devo chiedere quindi come avrei altrimenti impiegato questi quattro anni e mezzo? Questo spicchio importante di vita, dai 25 ai 30, in cui uno con alle spalle l’università solitamente ha modo di testare la bontà dei propri studi. Mah... fosse andata in un certo modo, potevo rimanermene a Ginevra a tentate la strada della carriera internazionale. Con un po’ di fortuna a quest’ora forse avrei un buon posto in qualche agenzia internazionale o in una ONG come quella nella quale allora avevo iniziato. Ma probabilmente non sarei sposato, e Leo e Chiara non ci sarebbero nella mia vita. Fossi comunque tornato in Italia e non avessi imboccato la strada del dottorato... chi lo sa cosa starei combinando. Se fossi rimasto a Trento probabilmente avrei proseguito nell’orbita della TSM. Se guardo ai miei compagni di viaggio di quei brevi mesi prima del dottorato, dopo qualche anno di contratti e contrattini ora sono più o meno tutti sistemati in agenzie, enti o altre emanazioni periferiche della provincia. Avessi preso quella strada, ora con tutta probabilità me ne starei tra le mie amate montagne. Chissa se Chiara e Lucia mi avrebbero seguito... O ancora, se guardo cosa stanno combinando i miei coetanei e compagni di studi, molti di loro lavorano in società di consulenza o fanno i manager in grosse aziende. Certo sarebbe stato un buon stipendio. Certo un posto fisso ed un certo prestigio sociale. Ma chissa se mi sarebbe piaciuto. Temo di no. Ed invece nell’autunno 2003 ho imboccato la porta del dottorato, e cinque anni dopo sono qui, con un contratto precario che scade a novembre ma tutto sommato non ne sono affatto pentito e se potessi dare un suggerimento al me stesso di cinque anni fa gli direi di scegliere il dottorato e scegliere Siena.
Insomma, raccomandi entusiasta il dottorato di Siena agli studenti che stanno pensando a questa strada?
Beh, non ho detto questo. Lo raccomanderei a me stesso. Perché era la scelta giusta da fare. Perché mi permetteva di restare vicino ai miei affetti ed al tempo stesso coltivare le mie ambizioni, ma il dottorato di Siena non è un posto per tutti, lo devo dire con franchezza. Secondo me ad esempio è un posto migliore per giuristi piuttosto che per economisti. E’ sempre una questione di migliori opzioni alternative. Mi spiego, ad un giovane economista con il senno di poi suggerirei di tentare la strada di dottorati più puramente economici. E giocarsi la carta del dottorato all’estero che non è proibitiva come molti pensano. Questo perché l’offerta dei dottorati in economia sta diventando sempre più buona anche in Italia ed i programmi sono molto solidi e strutturati. Bisogna riconoscere che da questo punto di vista il dottorato di Siena è rimasto un po’ indietro, a cominciare dalla lingua di insegnamento che rimane l’italiano. Anche sulle prospettive di carriera, la mia impressione è che la solidità della preparazione ed il brand internazionale del titolo siano oramai in assoluto la cosa più importante per attaccare la carriera post dottorato, sia quindi nella vincita di un assegno o concorso, che nel peso del CV per tentare altre carriere. E’ inutile negarlo, il dottorato in law&economics è meno solido e prestigioso di molti dottorati (a cominciare dal cugino senese) puramente in economics. Credo invece che per un giurista sia diverso perchè è l’occasione per esporsi all’analisi economica del diritto come mai potrebbe fare dentro una facoltà di giurisprudenza. E poi lo sappiamo come sono i dottorati giuridici. Al confronto Siena svetta di molte lunghezze perché ad esempio l’attività didattica è molto superiore all’attività seminariale solitamente offerta altrove.
Ok, allora facciamo un gioco, dimmi tre cose positive e tre cose che miglioreresti su Siena ed il dottorato L&E
Eh... mi vuoi far rischiare una scomunica? Ti ho già detto che ancora tecnicamente non sono dottorato... Comunque accetto il gioco. Cominciamo dalle cose negative. Siena è scomoda da raggiungere. Sono ore e ore da qualunque direzione la si avvicini, e questo con il tempo affatica. Ma non c’è mica soluzione. Ha il suo risvolto positivo però: Siena è di una bellezza che io ho trovato struggente. Davvero un piccolo angolo di paradiso, specialmente in primavera ed autunno. A Siena abita la storia e dimora il bello e questo mi ha reso i giorni a Siena memorabili e leggeri e davvero ho lasciato li un pezzo dei miei occhi. Bella davvero. E cosi abbiamo smarcato un punto per parte. Rimangono altre due cose a cui metterei mano. Io ad esempio farei come già detto tutto il corso di dottorato in Inglese. Senza tentennamenti. I tempi sono maturi anche per i giuristi. Chiamerei ex dottorandi ed assegnisti a dare una mano con le lezioni per permettere di coprire meglio le diverse aree dell’analisi economica del diritto. Metterei mano al sito, una volta per tutte. Ed obbligherei gli economisti a fare gli esami quantitativi all’altro dottorato (mmmhhh forse sono più di due cose...). Negli aspetti positivi ci metto senz’altro una comunità di colleghi che attraversa trasversalmente le varie generazioni del dottorato e che è intellettualmente molto vivace e stimolante e con la quale sono cresciuto in questi anni. Una comunità di interessi che è rimasta coesa anche lontano da Siena, sia a Milano che a Roma. E poi alcuni ottimi docenti con degli insegnamenti di vita mandati a mente forse più importanti degli insegnamenti di law & economics stessi.
Parli di generazioni come se fossi un vecchio. Magari adesso vuoi anche dare consigli ai giovani?
Eh, perchè no, come dicono gli americani, e per quello che valgono, questi sono i miei two cents.
Come già detto, ad un giovane laureato economista consiglierei prima di tutto di pensare bene se il dottorato sia la strada giusta e non invece solo il proseguimento quasi inerziale degli studi. Pensateci, perchè sono quattro e più anni (non crederete mica di finire in tre anni vero?) importantissimi e durante i quali si possono cogliere bellissime opportunità percorrendo altre strade della vita. Ad uno che abbia comunque scelto il dottorato, consiglierei di porsi l’obiettivo più ambizioso e difficile a cui possa aspirare. Si scelga davvero il programma più tosto. Costerà sacrifici ma presto pagherà. Se, superate queste due decisioni, uno si trovasse infine al dottorato L&E di Siena consiglierei quanto segue: il giorno dopo che ti hanno preso, straccia il tuo progetto di ricerca. Dimenticalo. Stai a Siena tutto il primo anno ed immergiti nella città e nella sua università totalmente. Frequenta le lezioni, i seminari e tutte le attività di questo e dell’altro dottorato. Segui i corsi di Bowles ad economics. Studia sodo senza distrarti con la tesi per ora. Sii aperto alle vagonate di stimoli che riceverai e cerca di incamerarne quanti puoi anche e soprattutto se non ti sembrano pertinenti con il tuo iniziale progetto di ricerca. E sii aperto a cambiare radicalmente argomento per la tesi. Comincia da subito a programmare il secondo semestre del secondo anno all’estero. Oppure tutto il terzo anno. Sii ambizioso con le destinazioni. Cerca le borse di studio ed i contatti giusti. Frequenta tutte le conferenze internazionali e soprattutto la Side
. Poi buttati a capofitto sulla
tesi e comincia a far circolare i tuoi lavori
mano a mano che li produci. Non ti fare
terrorizzare dal senso di angoscia per il
“poi”, per il “cosa succede
quando dopo tre anni finisce la borsa”. La
mia esperienza è che non è così drammatico come
lo si dipinge e posso constatare con sollievo
che nella maggior parte dei casi i miei colleghi
sono bene o male caduti in piedi allo
scadere della borsa. Ecco qui, questi i miei
consigli da vecchio.
Bene vecchio, e ora? quali sono i tuoi progetti?
Eh... per ora smetto di fumare. Almeno per un po’. Riprendo a correre e magari più in là vorrei tentare la mezza maratona. Vorrei fare un corso di fotografia poi ora che ho una nuova bellissima macchina e molti buoni motivi per fare foto
.
Ok ma le cose serie?
Beh queste sono serissime... ma se ti riferisci al lavoro, come ti dicevo, fino a novembre sono a posto a Milano. Poi vedremo. Abbiamo finito?
Si, sembra. Un’ultima cosa: non ti sembra un po’ ridicola ed egocentrica questa cosa dell’autointervista?
Giah in effetti la si potrebbe stemperare con un po’ di doverosissimi ringraziamenti per le persone che ho incrociato lungo la strada negli ultimi quattro anni e mezzo. Vediamo se ce li faccio stare tutti: Chiara Lucia e Leo per primi and above all. Che hanno riempito di senso la mia vita. I miei genitori e la mia sorella che magari ancora si chiedono a che diavolo serva un dottorato, ma in questi anni mi sono sempre stati al fianco. Antonio Nicita, maestro, supervisor ed amico, con il quale infine ho trovato l’armonico equilibrio per tenere insieme queste tre bellissime cose. Nuno Garoupa, ovvero l’altro mio supervisor e gli altri professori di Siena, Yale e Milano sui cui passi ho camminato e mi sono arricchito. In particolare il mio grazie va a Massimo d’Antoni, Alan Schwartz, Luigino Bruni e Lorenzo Sacconi. Poi tutti i fantastici colleghi: Sergio, Massimilano Giuseppe, Sara, Marco, Matteo, Antonio, Giorgio, Angelo, Roberto, Alessandra, Simone, Vincenzo, Riccardo, Leonardo, Marianna e tutti gli altri...
Di male in peggio, finisci con i saluti a casa come nelle compassate in TV?
Beh in effetti cosi si chiude il cerchio, visto che abbiamo iniziato con il marzulliano fatti una domanda e datti una risposta....
Ti riferisci alla discussione? E' andata bene! I commissari si erano letti le tesi, quindi è stata una discussione nel merito degli argomenti, con atteggiamento critico -da parte loro- ma costruttivo che ho sinceramente apprezzato. Davvero un bel modo di finire un lungo percorso.... A proposito, buona parte della mia tesi è, nelle sue componenti, sulla mia pagina di ssrn.
Dunque ora sei?
Beh... ora per la Repubblica Italiana sono dottore di ricerca in diritto ed economia. Se lo dici in inglese in effetti fa più figo: PhD in Law and Economics.
Devi cambiare i biglietti da visita?
Eh... ad averli quelli... Per ora aggiorno solo il CV. E poi finalmente non avrò imbarazzi nel compilare i form online sul titolo: d’ora in avanti sono a tutti gli effetti “Dr Rizzolli”.
E come ci si sente allora, Dr Rizzolli?
Mah... che dire... Credo che ci metterò qualche giorno a metabolizzare. A trovare la gioia di aver chiuso questo ciclo. Per ora prevale solo un esigenza di fare bilanci. E da qui quest’autointervista
Ed allora facciamoli questi bilanci!
Da dove cominciamo?
Direi dal dottorato! Tornassi indietro, rifaresti questa scelta?
Eh, è domanda impegnativa... Ovviamente le scelte di vita sono nella maggior parte dei casi irreversibili ma un buon economista pratica il ragionamento delle migliori opzioni alternative. Mi devo chiedere quindi come avrei altrimenti impiegato questi quattro anni e mezzo? Questo spicchio importante di vita, dai 25 ai 30, in cui uno con alle spalle l’università solitamente ha modo di testare la bontà dei propri studi. Mah... fosse andata in un certo modo, potevo rimanermene a Ginevra a tentate la strada della carriera internazionale. Con un po’ di fortuna a quest’ora forse avrei un buon posto in qualche agenzia internazionale o in una ONG come quella nella quale allora avevo iniziato. Ma probabilmente non sarei sposato, e Leo e Chiara non ci sarebbero nella mia vita. Fossi comunque tornato in Italia e non avessi imboccato la strada del dottorato... chi lo sa cosa starei combinando. Se fossi rimasto a Trento probabilmente avrei proseguito nell’orbita della TSM. Se guardo ai miei compagni di viaggio di quei brevi mesi prima del dottorato, dopo qualche anno di contratti e contrattini ora sono più o meno tutti sistemati in agenzie, enti o altre emanazioni periferiche della provincia. Avessi preso quella strada, ora con tutta probabilità me ne starei tra le mie amate montagne. Chissa se Chiara e Lucia mi avrebbero seguito... O ancora, se guardo cosa stanno combinando i miei coetanei e compagni di studi, molti di loro lavorano in società di consulenza o fanno i manager in grosse aziende. Certo sarebbe stato un buon stipendio. Certo un posto fisso ed un certo prestigio sociale. Ma chissa se mi sarebbe piaciuto. Temo di no. Ed invece nell’autunno 2003 ho imboccato la porta del dottorato, e cinque anni dopo sono qui, con un contratto precario che scade a novembre ma tutto sommato non ne sono affatto pentito e se potessi dare un suggerimento al me stesso di cinque anni fa gli direi di scegliere il dottorato e scegliere Siena.
Insomma, raccomandi entusiasta il dottorato di Siena agli studenti che stanno pensando a questa strada?
Beh, non ho detto questo. Lo raccomanderei a me stesso. Perché era la scelta giusta da fare. Perché mi permetteva di restare vicino ai miei affetti ed al tempo stesso coltivare le mie ambizioni, ma il dottorato di Siena non è un posto per tutti, lo devo dire con franchezza. Secondo me ad esempio è un posto migliore per giuristi piuttosto che per economisti. E’ sempre una questione di migliori opzioni alternative. Mi spiego, ad un giovane economista con il senno di poi suggerirei di tentare la strada di dottorati più puramente economici. E giocarsi la carta del dottorato all’estero che non è proibitiva come molti pensano. Questo perché l’offerta dei dottorati in economia sta diventando sempre più buona anche in Italia ed i programmi sono molto solidi e strutturati. Bisogna riconoscere che da questo punto di vista il dottorato di Siena è rimasto un po’ indietro, a cominciare dalla lingua di insegnamento che rimane l’italiano. Anche sulle prospettive di carriera, la mia impressione è che la solidità della preparazione ed il brand internazionale del titolo siano oramai in assoluto la cosa più importante per attaccare la carriera post dottorato, sia quindi nella vincita di un assegno o concorso, che nel peso del CV per tentare altre carriere. E’ inutile negarlo, il dottorato in law&economics è meno solido e prestigioso di molti dottorati (a cominciare dal cugino senese) puramente in economics. Credo invece che per un giurista sia diverso perchè è l’occasione per esporsi all’analisi economica del diritto come mai potrebbe fare dentro una facoltà di giurisprudenza. E poi lo sappiamo come sono i dottorati giuridici. Al confronto Siena svetta di molte lunghezze perché ad esempio l’attività didattica è molto superiore all’attività seminariale solitamente offerta altrove.
Ok, allora facciamo un gioco, dimmi tre cose positive e tre cose che miglioreresti su Siena ed il dottorato L&E
Eh... mi vuoi far rischiare una scomunica? Ti ho già detto che ancora tecnicamente non sono dottorato... Comunque accetto il gioco. Cominciamo dalle cose negative. Siena è scomoda da raggiungere. Sono ore e ore da qualunque direzione la si avvicini, e questo con il tempo affatica. Ma non c’è mica soluzione. Ha il suo risvolto positivo però: Siena è di una bellezza che io ho trovato struggente. Davvero un piccolo angolo di paradiso, specialmente in primavera ed autunno. A Siena abita la storia e dimora il bello e questo mi ha reso i giorni a Siena memorabili e leggeri e davvero ho lasciato li un pezzo dei miei occhi. Bella davvero. E cosi abbiamo smarcato un punto per parte. Rimangono altre due cose a cui metterei mano. Io ad esempio farei come già detto tutto il corso di dottorato in Inglese. Senza tentennamenti. I tempi sono maturi anche per i giuristi. Chiamerei ex dottorandi ed assegnisti a dare una mano con le lezioni per permettere di coprire meglio le diverse aree dell’analisi economica del diritto. Metterei mano al sito, una volta per tutte. Ed obbligherei gli economisti a fare gli esami quantitativi all’altro dottorato (mmmhhh forse sono più di due cose...). Negli aspetti positivi ci metto senz’altro una comunità di colleghi che attraversa trasversalmente le varie generazioni del dottorato e che è intellettualmente molto vivace e stimolante e con la quale sono cresciuto in questi anni. Una comunità di interessi che è rimasta coesa anche lontano da Siena, sia a Milano che a Roma. E poi alcuni ottimi docenti con degli insegnamenti di vita mandati a mente forse più importanti degli insegnamenti di law & economics stessi.
Parli di generazioni come se fossi un vecchio. Magari adesso vuoi anche dare consigli ai giovani?
Eh, perchè no, come dicono gli americani, e per quello che valgono, questi sono i miei two cents.
Come già detto, ad un giovane laureato economista consiglierei prima di tutto di pensare bene se il dottorato sia la strada giusta e non invece solo il proseguimento quasi inerziale degli studi. Pensateci, perchè sono quattro e più anni (non crederete mica di finire in tre anni vero?) importantissimi e durante i quali si possono cogliere bellissime opportunità percorrendo altre strade della vita. Ad uno che abbia comunque scelto il dottorato, consiglierei di porsi l’obiettivo più ambizioso e difficile a cui possa aspirare. Si scelga davvero il programma più tosto. Costerà sacrifici ma presto pagherà. Se, superate queste due decisioni, uno si trovasse infine al dottorato L&E di Siena consiglierei quanto segue: il giorno dopo che ti hanno preso, straccia il tuo progetto di ricerca. Dimenticalo. Stai a Siena tutto il primo anno ed immergiti nella città e nella sua università totalmente. Frequenta le lezioni, i seminari e tutte le attività di questo e dell’altro dottorato. Segui i corsi di Bowles ad economics. Studia sodo senza distrarti con la tesi per ora. Sii aperto alle vagonate di stimoli che riceverai e cerca di incamerarne quanti puoi anche e soprattutto se non ti sembrano pertinenti con il tuo iniziale progetto di ricerca. E sii aperto a cambiare radicalmente argomento per la tesi. Comincia da subito a programmare il secondo semestre del secondo anno all’estero. Oppure tutto il terzo anno. Sii ambizioso con le destinazioni. Cerca le borse di studio ed i contatti giusti. Frequenta tutte le conferenze internazionali e soprattutto la Side
Bene vecchio, e ora? quali sono i tuoi progetti?
Eh... per ora smetto di fumare. Almeno per un po’. Riprendo a correre e magari più in là vorrei tentare la mezza maratona. Vorrei fare un corso di fotografia poi ora che ho una nuova bellissima macchina e molti buoni motivi per fare foto
Ok ma le cose serie?
Beh queste sono serissime... ma se ti riferisci al lavoro, come ti dicevo, fino a novembre sono a posto a Milano. Poi vedremo. Abbiamo finito?
Si, sembra. Un’ultima cosa: non ti sembra un po’ ridicola ed egocentrica questa cosa dell’autointervista?
Giah in effetti la si potrebbe stemperare con un po’ di doverosissimi ringraziamenti per le persone che ho incrociato lungo la strada negli ultimi quattro anni e mezzo. Vediamo se ce li faccio stare tutti: Chiara Lucia e Leo per primi and above all. Che hanno riempito di senso la mia vita. I miei genitori e la mia sorella che magari ancora si chiedono a che diavolo serva un dottorato, ma in questi anni mi sono sempre stati al fianco. Antonio Nicita, maestro, supervisor ed amico, con il quale infine ho trovato l’armonico equilibrio per tenere insieme queste tre bellissime cose. Nuno Garoupa, ovvero l’altro mio supervisor e gli altri professori di Siena, Yale e Milano sui cui passi ho camminato e mi sono arricchito. In particolare il mio grazie va a Massimo d’Antoni, Alan Schwartz, Luigino Bruni e Lorenzo Sacconi. Poi tutti i fantastici colleghi: Sergio, Massimilano Giuseppe, Sara, Marco, Matteo, Antonio, Giorgio, Angelo, Roberto, Alessandra, Simone, Vincenzo, Riccardo, Leonardo, Marianna e tutti gli altri...
Di male in peggio, finisci con i saluti a casa come nelle compassate in TV?
Beh in effetti cosi si chiude il cerchio, visto che abbiamo iniziato con il marzulliano fatti una domanda e datti una risposta....
Arginare la lega
17 04 08 | Ore: 19:17 | Categoria: Politica
Anche in Trentino la Lega esonda. Forse a molti
non trentini questa può apparire come una
non-notizia, ma fino a queste elezioni la lega è
sempre stata un fenomeno tutto sommato marginale in
Trentino. Ed invece, a questo giro, è stata
un'alluvione che ha portato anche al cappotto
parlamentare nella regione che per il centrosinistra
rappresentava una specie di Sicilia al contrario. Ma
c'è chi fa argine. Ed attenzione, non è un argine di
quelli tirati su con i sacchi di sabbia alla bene e
meglio. E' un argine resistente, tirato su con sudore
e delusioni negli anni. È un argine fatto di buona
politica, di progetti che guardano al futuro
possibile e sostenibile per una piccola comunità, per
la sua crescita, per il suo benessere. E' fatto di
partecipazione. Tanta, quasi estenuante, ma che fa
germogliare piano piano i semi e non si fa cogliere
impreparata dall'ondata di fobie -verso il progresso,
verso il diverso, verso il futuro- che è la
quintessenza leghista. Qui sull'Adige di oggi, in prima pagina,
raccontano la storia del piccolo paesino di
Grumes che fa argine alla lega (e si
raccomandano che tutti i capi del PD vengano fin
qua su ad imparare). In questo articolo che ho scritto
qualche mese fa, racconto la storia della
società di sviluppo messa in piedi dai
Grumesani. Questo è il signore che
-lasciatemelo dire- è il capomastro che ha
pensato, progettato e costruito poco a poco
(accompagnato da altre ottime persone) questi
argini.
governi la destra, governi da destra
15 04 08 | Ore: 08:17 | Categoria: Politica
Le elezioni sono andate come tutti sappiamo. C'é che
dà la colpa a Veltroni e chi constata
l'inadeguatezza dell'elettore italiano. Chissà quante
altre prospettive leggeremo in questi giorni per
comprendere la portata di questa Caporetto.
E sia! Oggi e per i prossimi cinque anni governi la destra. Senza se e senza ma. Senza Casini o Mastella: senza Storace o Ferrara. Soli. Puri. Liberi di poter operare senza compromessi! Proprio la condizione che da queste parti volevamo trovasse il PD al governo. Ma tant'è, tocca alla destra questo giro. Ed allora via, si facciano le serie, serissime riforme di destra di cui questo paese necessita. Si facciano anche quelle su cui io non sono d'accordo. Ma si facciano senza indugi! Provo ad elencarne alcune qui di seguito, aggiungete, se vi va, le vostre nei commenti.
Controllo del territorio. Sia una destra quasi fascista su questo punto. Mussolini si dice fu l'unico a prendere seriamente di petto la mafia in Sicilia. Ed allora si ritorni a quello spirito almeno qui. Lotta senza quartiere alla criminalità. Perché c'é posto per uno solo che comanda: lo stato. Perché quello della violenza deve essere un monopolio e non un duopolio. Comincino dalla militarizzazione di interi territori in crisi, compresa la Campania coperta dall'immondizia.
Legalità. Una destra seria -alla Borsellino- non può essere altro che per il law & order. Comincino dal proseguire, anzi inasprire la lotta all'evasione fiscale. A differenza dei Visco inclini al compromesso però, facciano pagare ai vari Valentino Rossi, Pavarotti e nani-e-ballerine-con-conto-in-Lichtestein vari il prezzo pieno delle loro evasioni più le necessarie sanzioni. Proseguano con il sostenere la lotta di tanti sindaci contro il degrado urbano, fatto anche di writers e lavavetri. Promettano solennemente al paese di non fare più condoni, siano essi, edilizi, fiscali o penali (leggi indulti!). Usino il pugno di ferro contro i riottosi e rivoltosi del paese, siano essi gli spaccavetrine della sinistra antagonista o gli ultrà fascisti con la testa nel pallone.
Tasse, finanza e morale pubblica. Affamino la bestia statale tagliando le aliquote ed al tempo stesso mantengano il patto di stabilità. Accettando ed eventualmente calmierando le conseguenze di politiche sociali dolorose che questo comporterà. Restituiscano i soldi a chi le tasse le paga e le vede ogni giorno sperperate in malo modo. Taglino i costi della politica: una destra rigorosa e mascolina non ha bisogno di pompose scorte e lussuosi agi da papponi democristiani. Siano orgogliosi dell'euro, moneta forte e salda, alla quale si ancorino le nostre sane finanze. Si riduca il debito, che il paese non vuole dover dipendere da nessuno
Economia. Si sciolgano le briglie alla creatività distruttrice del capitalismo. Si battano affondo la strada delle privatizzazioni, della vendita ai privati di gran parte del patrimonio non strategico dello stato, della deregolamentazione di molti mercati. Si vada affondo con le liberalizzazioni in coerenza con una destra liberale. Si creda finalmente nell'economia di mercato che porta nel medio periodo progresso per tutti e, come la marea, fa innalzare il livello di ricchezza anche per i lavoratori.
Pensioni. Si innalzi drasticamente l'età pensionabile. Altro che scalone di Maroni a 60 anni. 65 anni per tutti. Perché non ci debbano essere più giovani formiche che lavorano per pagare gli agi di non-cosi-vecchie cicale.
Riforme istituzionali. Si creino le condizioni per uno stato deciso, piuttosto decisionista che tentennante. Si tagli il bicameralismo e si attribuisca al senato che rappresenta le regioni un ruolo diverso. Si introduca la sfiducia costruttiva, la nomina/revoca dei ministri da parte del premier e una legge elettorale brutalmente maggioritaria che consolidi nel tempo la semplificazione ottenuta con questa legge elettorale. Si faccia il federalismo fiscale attraverso il quale i territori siano profondamente responsabilizzati per i soldi che essi spendono. Soprattutto quando questi denari arrivano dalla generosità di altri territori.
Giustizia. Si semplifichino le procedure, si faccia in modo che i tempi della giustizia siano drasticamente tagliati, che i tribunali siano gestiti con spirito manageriale e valutati sui risultati in termini di qualità del servizio giustizia offerto ai cittadini. Si separino le carriere, ma lo si faccia senza sentimento di rivalsa e mantenendo l'autonomia della pubblica accusa. Insomma, si garantisca la certezza del diritto ed anche quella della pena.
Politica Energetica. Si vada avanti con decisione sul nucleare in coerenza con quanto proposto. Noi preferiamo il solare e le rinnovabili ovviamente, ma sapendo che con la destra non vedremo molti pannelli e pale in giro, preferiamo il nucleare al carbone.
Infrastrutture. Si sazi la fame di infrastrutture del paese con la cura del ferro e della nave. S scavino tutti i tunnel che sono necessari per le Tav che mancano, dalle linee verso Francia e Germania, a quelle che spingono gli eurostar oltre Salerno. Si costruiscano ed ammodernino i porti per far tornare l'Italia un paese di navigatori.
Ci sono molte cose che una destra moderna potrebbe coerentemente fare senza incontrare la nostra pregiudizievole ostilità. SB ha la terza chance, che non viene quasi mai concessa ad alcuno (soprattuto dopo due fallimenti) per dimostrare che la destra in questo paese non é la barzelletta che abbiamo conosciuto in questi ultimi quattordici anni. Auguri a tutti.
E sia! Oggi e per i prossimi cinque anni governi la destra. Senza se e senza ma. Senza Casini o Mastella: senza Storace o Ferrara. Soli. Puri. Liberi di poter operare senza compromessi! Proprio la condizione che da queste parti volevamo trovasse il PD al governo. Ma tant'è, tocca alla destra questo giro. Ed allora via, si facciano le serie, serissime riforme di destra di cui questo paese necessita. Si facciano anche quelle su cui io non sono d'accordo. Ma si facciano senza indugi! Provo ad elencarne alcune qui di seguito, aggiungete, se vi va, le vostre nei commenti.
Controllo del territorio. Sia una destra quasi fascista su questo punto. Mussolini si dice fu l'unico a prendere seriamente di petto la mafia in Sicilia. Ed allora si ritorni a quello spirito almeno qui. Lotta senza quartiere alla criminalità. Perché c'é posto per uno solo che comanda: lo stato. Perché quello della violenza deve essere un monopolio e non un duopolio. Comincino dalla militarizzazione di interi territori in crisi, compresa la Campania coperta dall'immondizia.
Legalità. Una destra seria -alla Borsellino- non può essere altro che per il law & order. Comincino dal proseguire, anzi inasprire la lotta all'evasione fiscale. A differenza dei Visco inclini al compromesso però, facciano pagare ai vari Valentino Rossi, Pavarotti e nani-e-ballerine-con-conto-in-Lichtestein vari il prezzo pieno delle loro evasioni più le necessarie sanzioni. Proseguano con il sostenere la lotta di tanti sindaci contro il degrado urbano, fatto anche di writers e lavavetri. Promettano solennemente al paese di non fare più condoni, siano essi, edilizi, fiscali o penali (leggi indulti!). Usino il pugno di ferro contro i riottosi e rivoltosi del paese, siano essi gli spaccavetrine della sinistra antagonista o gli ultrà fascisti con la testa nel pallone.
Tasse, finanza e morale pubblica. Affamino la bestia statale tagliando le aliquote ed al tempo stesso mantengano il patto di stabilità. Accettando ed eventualmente calmierando le conseguenze di politiche sociali dolorose che questo comporterà. Restituiscano i soldi a chi le tasse le paga e le vede ogni giorno sperperate in malo modo. Taglino i costi della politica: una destra rigorosa e mascolina non ha bisogno di pompose scorte e lussuosi agi da papponi democristiani. Siano orgogliosi dell'euro, moneta forte e salda, alla quale si ancorino le nostre sane finanze. Si riduca il debito, che il paese non vuole dover dipendere da nessuno
Economia. Si sciolgano le briglie alla creatività distruttrice del capitalismo. Si battano affondo la strada delle privatizzazioni, della vendita ai privati di gran parte del patrimonio non strategico dello stato, della deregolamentazione di molti mercati. Si vada affondo con le liberalizzazioni in coerenza con una destra liberale. Si creda finalmente nell'economia di mercato che porta nel medio periodo progresso per tutti e, come la marea, fa innalzare il livello di ricchezza anche per i lavoratori.
Pensioni. Si innalzi drasticamente l'età pensionabile. Altro che scalone di Maroni a 60 anni. 65 anni per tutti. Perché non ci debbano essere più giovani formiche che lavorano per pagare gli agi di non-cosi-vecchie cicale.
Riforme istituzionali. Si creino le condizioni per uno stato deciso, piuttosto decisionista che tentennante. Si tagli il bicameralismo e si attribuisca al senato che rappresenta le regioni un ruolo diverso. Si introduca la sfiducia costruttiva, la nomina/revoca dei ministri da parte del premier e una legge elettorale brutalmente maggioritaria che consolidi nel tempo la semplificazione ottenuta con questa legge elettorale. Si faccia il federalismo fiscale attraverso il quale i territori siano profondamente responsabilizzati per i soldi che essi spendono. Soprattutto quando questi denari arrivano dalla generosità di altri territori.
Giustizia. Si semplifichino le procedure, si faccia in modo che i tempi della giustizia siano drasticamente tagliati, che i tribunali siano gestiti con spirito manageriale e valutati sui risultati in termini di qualità del servizio giustizia offerto ai cittadini. Si separino le carriere, ma lo si faccia senza sentimento di rivalsa e mantenendo l'autonomia della pubblica accusa. Insomma, si garantisca la certezza del diritto ed anche quella della pena.
Politica Energetica. Si vada avanti con decisione sul nucleare in coerenza con quanto proposto. Noi preferiamo il solare e le rinnovabili ovviamente, ma sapendo che con la destra non vedremo molti pannelli e pale in giro, preferiamo il nucleare al carbone.
Infrastrutture. Si sazi la fame di infrastrutture del paese con la cura del ferro e della nave. S scavino tutti i tunnel che sono necessari per le Tav che mancano, dalle linee verso Francia e Germania, a quelle che spingono gli eurostar oltre Salerno. Si costruiscano ed ammodernino i porti per far tornare l'Italia un paese di navigatori.
Ci sono molte cose che una destra moderna potrebbe coerentemente fare senza incontrare la nostra pregiudizievole ostilità. SB ha la terza chance, che non viene quasi mai concessa ad alcuno (soprattuto dopo due fallimenti) per dimostrare che la destra in questo paese non é la barzelletta che abbiamo conosciuto in questi ultimi quattordici anni. Auguri a tutti.
a ciascuno la sua
cattiva idea
12 04 08 | Ore: 09:07 | Categoria: Politica
L'autore di questo blog andrà domani convintamente a
votare. Se anche un lettore fosse solo sporadicamente
passato di qua negli ultimi 2-3 anni, non dovrebbe avere dubbi nel
pronosticare il mio voto. Anzi, se ci fosse
qualcuno di indeciso, qualcuno che ha bisogno di
fare una chiaccherata per trovare qualche buon
motivo per andare a votare, lo prego di non
esitare a farmi uno squillo tra ora e lunedi
mattina (+39 333 7835829).
Ma l'ultimo post elettorale vuole essere una critica bipartisan, mossa a due punti estratti dal cilindro programmatico di entrambi gli schieramenti. E' una critica che muove dagli studi che faccio, che mi insegnano che -di norma- è sempre meglio rendere espliciti i costi dei servizi che lo stato offre (che in fin dei conti, in quanto beni pubblici, sono delle esternalità positive) o dei costi sociali derivati dai comportamenti privati (quindi delle esternalità negative). Se ci sono poi dei problemi distributivi, meglio intervenire con il sistema della tassazione.
Cominciamo con la proposta di VW di azzerare le tasse universitarie. A dire il vero non si trova nel programma ma se ne è parlato in campagna elettorale. Capisco l'appeal elettorale, capisco lo spin giovanile ed i risvolti ideali che la misura può avere. La misura però è sbagliata. Un Veltroni più coraggioso avrebbe dovuto dire esattamente il contrario: Il PD sostiene l'aumento, il raddoppio almeno se non la triplicazione delle tasse universitarie!
Le tasse basse sono uno dei mali della nostra università. Causano il numero abnorme di fuoricorso (che non hanno incentivi a finire in fretta e mantengono un'istituzione congestionata anche per quelli che arrivano dopo) e sono una tassa regressiva che drena risorse dalle tasse pagate dai padri (operai/artigiani) di figli che all'università non ci vanno e le fa confluire su delle spese educative di cui giovano i figli universitari delle classi agiate. L'università costa molto, ed il suo costo dovrebbe essere sentito ed apprezzato da chi ne usufruisce, non totalmente nascosto sotto il tappeto della collettività. Poi ci sono dei problemi distributivi. Ovviamente non vogliamo che all'università ci vada solo chi ha i soldi. Ma questo problema si risolve con misure fiscali (redistribuzione, detassazione etc) e con borse di studio che premiano il merito (a prescindere dal reddito).
Finiamo con la sparata serale di ieri sera di SB dell'abolizione del bollo auto. Ora tutti sappiamo quale piaga sociale siano le automobili e gli automobilisti. Sappiamo i danni che generano in termini di inquinamento e problemi di salute (dalle malattie polmonari per le PM10 agli incidenti stradali) ed ovviamente conosciamo i risvolti per quanto riguarda l'effetto serra. La tassa sulle auto è una misura sacrosanta per far internalizzare almeno un po' dei costi sociali del trasporto privato agli individui che se ne prendono i benefici. Abolire il bollo quindi? Giammai! Le tasse automobilistiche sono troppo basse, credetemi. Certo il bollo auto è una misura regressiva in quanto il commerciale che fa 50.000 km all'anno paga la stessa cifra del pensionato che ne fa si e no 1000 di km. Ed allora si possono pensare delle soluzioni che rendano proporzionale la tassa all'effettivo utilizzo del mezzo. Ad esempio Quattroruote ha proposto di spalmare il costo del bollo sulla benzina. E' una misura semplice e tutto sommato efficace che fa pagare di più a chi l'automobile la utilizza di più. Una soluzione migliore è però quella sperimentata in Olanda che prevede la misurazione del chilometraggio annuale delle automobili attraverso il GPS e il conseguente pagamento del bollo in base ai chilometri percorsi. Ma sappiamo che ovviamente Berlusconi non aveva nessuna di queste due idee in mente...
Ma l'ultimo post elettorale vuole essere una critica bipartisan, mossa a due punti estratti dal cilindro programmatico di entrambi gli schieramenti. E' una critica che muove dagli studi che faccio, che mi insegnano che -di norma- è sempre meglio rendere espliciti i costi dei servizi che lo stato offre (che in fin dei conti, in quanto beni pubblici, sono delle esternalità positive) o dei costi sociali derivati dai comportamenti privati (quindi delle esternalità negative). Se ci sono poi dei problemi distributivi, meglio intervenire con il sistema della tassazione.
Cominciamo con la proposta di VW di azzerare le tasse universitarie. A dire il vero non si trova nel programma ma se ne è parlato in campagna elettorale. Capisco l'appeal elettorale, capisco lo spin giovanile ed i risvolti ideali che la misura può avere. La misura però è sbagliata. Un Veltroni più coraggioso avrebbe dovuto dire esattamente il contrario: Il PD sostiene l'aumento, il raddoppio almeno se non la triplicazione delle tasse universitarie!
Le tasse basse sono uno dei mali della nostra università. Causano il numero abnorme di fuoricorso (che non hanno incentivi a finire in fretta e mantengono un'istituzione congestionata anche per quelli che arrivano dopo) e sono una tassa regressiva che drena risorse dalle tasse pagate dai padri (operai/artigiani) di figli che all'università non ci vanno e le fa confluire su delle spese educative di cui giovano i figli universitari delle classi agiate. L'università costa molto, ed il suo costo dovrebbe essere sentito ed apprezzato da chi ne usufruisce, non totalmente nascosto sotto il tappeto della collettività. Poi ci sono dei problemi distributivi. Ovviamente non vogliamo che all'università ci vada solo chi ha i soldi. Ma questo problema si risolve con misure fiscali (redistribuzione, detassazione etc) e con borse di studio che premiano il merito (a prescindere dal reddito).
Finiamo con la sparata serale di ieri sera di SB dell'abolizione del bollo auto. Ora tutti sappiamo quale piaga sociale siano le automobili e gli automobilisti. Sappiamo i danni che generano in termini di inquinamento e problemi di salute (dalle malattie polmonari per le PM10 agli incidenti stradali) ed ovviamente conosciamo i risvolti per quanto riguarda l'effetto serra. La tassa sulle auto è una misura sacrosanta per far internalizzare almeno un po' dei costi sociali del trasporto privato agli individui che se ne prendono i benefici. Abolire il bollo quindi? Giammai! Le tasse automobilistiche sono troppo basse, credetemi. Certo il bollo auto è una misura regressiva in quanto il commerciale che fa 50.000 km all'anno paga la stessa cifra del pensionato che ne fa si e no 1000 di km. Ed allora si possono pensare delle soluzioni che rendano proporzionale la tassa all'effettivo utilizzo del mezzo. Ad esempio Quattroruote ha proposto di spalmare il costo del bollo sulla benzina. E' una misura semplice e tutto sommato efficace che fa pagare di più a chi l'automobile la utilizza di più. Una soluzione migliore è però quella sperimentata in Olanda che prevede la misurazione del chilometraggio annuale delle automobili attraverso il GPS e il conseguente pagamento del bollo in base ai chilometri percorsi. Ma sappiamo che ovviamente Berlusconi non aveva nessuna di queste due idee in mente...
Il più piccolo dei numeri Giuga
08 04 08 | Ore: 21:57 | Categoria: Personale
Cicale e formiche
07 04 08 | Ore: 10:00 | Categoria: Politica
| Law &
Economics
Il blog di 20 e 30 ha generosamente ospitato
il mio seguente post questa mattina.
di Matteo Rizzolli
Certo, sentire di anziani in povertà suscita la tenerezza e la compassione che solo i bambini ci sanno ispirare. E' un problema struggente che ci impone di non voltare lo sguardo. Ma proprio per questo urge dare risposte precise, immediate e risolutive. Per quanto queste siano impopolari e scomode. Il problema della povertà tra gli anziani, oggi nel 2008, è dovuta alla follia nostrana dell'età pensionabile più bassa di tutto il mondo occidentale (a fronte di un'aspettativa di vita che per fortuna è tra le più lunghe). Non ci possiamo girare in torno. Se una generazione di persone va in pensione a 57 anni, ha davanti a se in media 25 anni di pensione da riscuotere a fronte di 35 anni di contributi versati. Delle tre l'una: 1) o c'è una crescita economica tumultuosa che fa incassare molto allo stato che può effettuare trasferimenti 2) o c'è una generazione dietro che ha le spalle più larghe per sostenere il peso di pensioni più alte per la generazione avanti 3) o inevitabilmente le pensioni devono essere tanto basse da spalmare i miseri contributi versati e maturati nei brevissimi 35 anni di lavoro sui lunghissimi 25 anni di pensione.
Nel caso Italiano possiamo senz'altro scartare la prima soluzione ed immediatamente intuire che il problema dei nonni che rubano nei supermercati è il frutto avvelenato della terza opzione. Ma c'è un aggravante. Pe quanto basse siano già le pensioni oggi, esse sono artificialmente mantenute alte sulle spalle della generazione che viene dopo (seconda opzione). Con la differenza che essa non ha certe le spalle più larghe per sorreggerne il peso e quando verrà il momento della pensione (allora si forse sarà ai 67-70 anni) si troverà comunque con le risorse completamente drenate dai bei 57enni che oggi sono già in pensione (e che magari tra dieci anni finiranno a rubare il pane ed il salame e richiedere aumenti).
Ecco perchè, pur ribadendo che i vecchietti che rubano il pane e il salame al supermercato ci muovono il cuore, non possiamo non ribadire che la colpa di tutto ciò è di una generazione di cicale irresponsabile che non ha messo da parte abbastanza per l'inverno della vita e che anzi sta dilapidando anche le poche scorte che i giovani stanno mettendo via. Noi vogliamo essere formiche: chiediamo solo di lavorare sodo e a lungo per poter mettere via abbastanza per l'inverno. E' chiedere tanto che ne rimanga anche per il nostro inverno? Eppure siamo anche formiche solidali, e di fronte ad una cicala vecchia ed affamata non possiamo voltare lo sguardo. Ma solo a condizione che si riparta da un patto generazionale nel quale ogni aiuto dato ai pensionati attuali comporti un innalzamento automatico dell'età pensionabile (oltre a quelli dovuti e previsti per l'invecchiamento della popolazione) che renda la nostra generosità sostenibile anche nell'inverno che -un giorno- arriverà anche per noi.
di Matteo Rizzolli
Certo, sentire di anziani in povertà suscita la tenerezza e la compassione che solo i bambini ci sanno ispirare. E' un problema struggente che ci impone di non voltare lo sguardo. Ma proprio per questo urge dare risposte precise, immediate e risolutive. Per quanto queste siano impopolari e scomode. Il problema della povertà tra gli anziani, oggi nel 2008, è dovuta alla follia nostrana dell'età pensionabile più bassa di tutto il mondo occidentale (a fronte di un'aspettativa di vita che per fortuna è tra le più lunghe). Non ci possiamo girare in torno. Se una generazione di persone va in pensione a 57 anni, ha davanti a se in media 25 anni di pensione da riscuotere a fronte di 35 anni di contributi versati. Delle tre l'una: 1) o c'è una crescita economica tumultuosa che fa incassare molto allo stato che può effettuare trasferimenti 2) o c'è una generazione dietro che ha le spalle più larghe per sostenere il peso di pensioni più alte per la generazione avanti 3) o inevitabilmente le pensioni devono essere tanto basse da spalmare i miseri contributi versati e maturati nei brevissimi 35 anni di lavoro sui lunghissimi 25 anni di pensione.
Nel caso Italiano possiamo senz'altro scartare la prima soluzione ed immediatamente intuire che il problema dei nonni che rubano nei supermercati è il frutto avvelenato della terza opzione. Ma c'è un aggravante. Pe quanto basse siano già le pensioni oggi, esse sono artificialmente mantenute alte sulle spalle della generazione che viene dopo (seconda opzione). Con la differenza che essa non ha certe le spalle più larghe per sorreggerne il peso e quando verrà il momento della pensione (allora si forse sarà ai 67-70 anni) si troverà comunque con le risorse completamente drenate dai bei 57enni che oggi sono già in pensione (e che magari tra dieci anni finiranno a rubare il pane ed il salame e richiedere aumenti).
Ecco perchè, pur ribadendo che i vecchietti che rubano il pane e il salame al supermercato ci muovono il cuore, non possiamo non ribadire che la colpa di tutto ciò è di una generazione di cicale irresponsabile che non ha messo da parte abbastanza per l'inverno della vita e che anzi sta dilapidando anche le poche scorte che i giovani stanno mettendo via. Noi vogliamo essere formiche: chiediamo solo di lavorare sodo e a lungo per poter mettere via abbastanza per l'inverno. E' chiedere tanto che ne rimanga anche per il nostro inverno? Eppure siamo anche formiche solidali, e di fronte ad una cicala vecchia ed affamata non possiamo voltare lo sguardo. Ma solo a condizione che si riparta da un patto generazionale nel quale ogni aiuto dato ai pensionati attuali comporti un innalzamento automatico dell'età pensionabile (oltre a quelli dovuti e previsti per l'invecchiamento della popolazione) che renda la nostra generosità sostenibile anche nell'inverno che -un giorno- arriverà anche per noi.




