Feb 2006
Una crepa nel programma dell'Unione
27 02 06 | Ore: 17:29 | Categoria: Politica
Un amico ed un collega, Pasquale, ha molto a cuore la
questione dell'accesso alle professioni forensi
in Italia. E' comprensibile visto che è laureato
in giurisprudenza ed attualmente praticante
. Abbiamo cominciato uno scambio
subito dopo che io ho postato nel blog un
commento positivo sulle proposte
di riforma dell'accesso alle professioni
dell'Unione qualche giorno fa. In effetti dopo
averne discusso un po con lui mi devo ricredere.
A pagina 132 del programma si spendono delle belle parole sul bisogno di una sostanziale liberalizzazione delle professioni. Come non essere d'accordo? Ma a pagina 53 si dice esattamente il contrario per quanto riguarda la professione forense. In particolare i punti a) previsione della competenza in via esclusiva del patrocinio, della rappresentanza e dell’assistenza innanzi all’autorità giudiziaria. b) prevedere il mantenimento degli ordini e la loro natura di soggetti pubblici. d) riformare in senso radicalmente qualitativo il sistema dell’accesso, basato sulla frequenza di scuole forensi e di specializzazione per le professioni legali , sul tirocinio e su un esame di stato finale. h) valorizzare il ruolo e la partecipazione attiva alle scelte in materia forense della associazioni professionali. i) prevedere l’obbligo della formazione professionale permanente e le modalità di verifica da parte degli ordini professionali. j) prevedere un sistema di tariffe che siano ad un tempo garanzia per il cittadino.
E' ovvio che la redazione del programma purtroppo non è stata immune dal rent-seeking della lobby degli avvocati che è decisamente sovrarappresentata in parlamento ed anche nelle file del centrosinistra. Peccato. Davvero una caduta per il programma in cui tanti Italiani ripongono tante speranze. Avremo forse cosi un programma che liberalizza le licenze dei taxi, ma fortifica ulteriormente la casta degli avvocati. Davvero una contraddizione inaccettabile.
Pasquale segue l'argomento e segnala spesso del materiale al riguardo nel suo blog. Si veda ad esempio questo articolo ed altri suoi lavori qui.
A pagina 132 del programma si spendono delle belle parole sul bisogno di una sostanziale liberalizzazione delle professioni. Come non essere d'accordo? Ma a pagina 53 si dice esattamente il contrario per quanto riguarda la professione forense. In particolare i punti a) previsione della competenza in via esclusiva del patrocinio, della rappresentanza e dell’assistenza innanzi all’autorità giudiziaria. b) prevedere il mantenimento degli ordini e la loro natura di soggetti pubblici. d) riformare in senso radicalmente qualitativo il sistema dell’accesso, basato sulla frequenza di scuole forensi e di specializzazione per le professioni legali , sul tirocinio e su un esame di stato finale. h) valorizzare il ruolo e la partecipazione attiva alle scelte in materia forense della associazioni professionali. i) prevedere l’obbligo della formazione professionale permanente e le modalità di verifica da parte degli ordini professionali. j) prevedere un sistema di tariffe che siano ad un tempo garanzia per il cittadino.
E' ovvio che la redazione del programma purtroppo non è stata immune dal rent-seeking della lobby degli avvocati che è decisamente sovrarappresentata in parlamento ed anche nelle file del centrosinistra. Peccato. Davvero una caduta per il programma in cui tanti Italiani ripongono tante speranze. Avremo forse cosi un programma che liberalizza le licenze dei taxi, ma fortifica ulteriormente la casta degli avvocati. Davvero una contraddizione inaccettabile.
Pasquale segue l'argomento e segnala spesso del materiale al riguardo nel suo blog. Si veda ad esempio questo articolo ed altri suoi lavori qui.
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Il passaparola della democrazia
27 02 06 | Ore: 17:22 | Categoria: Politica
"Per chi, come me, condivide le idee di cambiamento
proposte da Romano Prodi, far parte di un progetto
che metta di nuovo il cittadino al centro delle
scelte (come accaduto alle Primarie) e' motivo di
orgoglio. Per questo e' nato "Incontriamoci", non una
community, ma una comunita' reale che vuole
impegnarsi, conoscere, discutere senza i filtri di un
sistema mediatico "imbarazzante". Se ci credi anche
tu, registrati, come ho fatto io, su http://www.incontriamoci.romanoprodi.it
La serietà al governo
25 02 06 | Ore: 21:15 | Categoria: Politica
Oggi avrei voluto essere a Roma. Sarei andato al
Palalottomatica. Sarei andato in compagnia di
migliaia di persone che nutrono la speranza che dal
10 aprile si possa davvero ripartire. Il manifesto
che hanno fatto per Prodi è fantastico. Messo vicino
alle facce della iena ridens lasciano passare molto
efficacemente il senso di discontinuità che si vuole
trasmettere. Speriamo sia davvero cosi. Io sono
fiducioso,
Qui c'è il discorso che Prodi ha tenuto alla
convention dell'Ulivo. C'è una frase che mi ha
colpito in modo particolare, direi quasi commosso.
"Oggi, non siamo qui a rivendicare i nostri
diritti: NOI, OGGI, RIVENDICHIAMO I NOSTRI DOVERI.
Questa è la radice del nostro impegno".
ancora su Mr Baumann
24 02 06 | Ore: 15:23 | Categoria: Divertimento
La mia prima email (vedi post sotto) al glorioso
cronista dello Yale Daily News non è stata recepita
. L'impavido reporter ha quindi
continuato a vomitare sciocchezze per altri due
pezzi (1 - 2). Ho quindi provato a
riformulare un po' il precedente messaggio e
soprattutto mandarlo all'indirizzo giusto.
Nonostante l'editor ci abbia messo del suo e mi
faccia passare per uno che non lavora (mi
riferisco alla frase "does not use the Internet
or public transportation because he doesn't work
" che originariamente era "does not use the
Internet or public transportation because they
don't work") mi hanno pubblicato la risposta a Mr
Baumann!!!
. Posso dire ora di aver scritto su
un newspaper americano?
stereotipi e luoghi comuni sugli italiani
21 02 06 | Ore: 04:17 | Categoria: Divertimento
Oggi, sullo Yale Daily News, è apparso un articolo di un corrispondente
da Torino sulle Olimpiadi. In realtà il pezzo
parla di altro e non certo di sport. E' un
divertente spaccato sugli stereotipi degli
americani (si anche la meglio gioventù educata a
Yale ne ha) sull'Italia. Dalle cose che non
funzionano, alla ignoranza dell'Inglese, (e fin
qui come dargli torto) fino a sfondare
nell'irritante con la battuta sui bagni, sulle
macchine ed altro ancora. Vabbeh, io ho provato
a rispondergli con un po' di ironia cosi:
one more lesson for Nick Baumann
Dear Sir
as an italian who speaks "broken english", drive an "hilariously tiny car", does not use mobiles, nor internet, nor public transportation, because they just don't work and walk around with all my scholarship in cash, 'cause banks are a new innovation we still need to import from the US (but of course i am nice too, i mean, really nice), i was delighted and entertained by the report of your correspondent in Torino (Turin, I apologize). So amused that I am thinking about volunteering to follow the next winter olympics for the YDNs. I am sure i could do a great job. Let us suppose for instance, that they would take place here in the US. I could write up a long story about fat americans swallowing junk food all the day long, driving ridiculously big, ugly and inefficient cars (also because there is hardly any public transportation that deserves this name), speaking no other language except a wired and funny declination of english called american, and jump around to find viable coverage for their cellphones, pardon mobiles. Of course they too are all very nice. I believe this would be a win-win scenario for your paper. i could very easily write the story for the YDN (the length is not an issue since i could enrich the "list of lessons" upon request) without even moving from my couch saving YDN the cost of my journey to the olympics venue. don't you think?
one more lesson for Nick Baumann
Dear Sir
as an italian who speaks "broken english", drive an "hilariously tiny car", does not use mobiles, nor internet, nor public transportation, because they just don't work and walk around with all my scholarship in cash, 'cause banks are a new innovation we still need to import from the US (but of course i am nice too, i mean, really nice), i was delighted and entertained by the report of your correspondent in Torino (Turin, I apologize). So amused that I am thinking about volunteering to follow the next winter olympics for the YDNs. I am sure i could do a great job. Let us suppose for instance, that they would take place here in the US. I could write up a long story about fat americans swallowing junk food all the day long, driving ridiculously big, ugly and inefficient cars (also because there is hardly any public transportation that deserves this name), speaking no other language except a wired and funny declination of english called american, and jump around to find viable coverage for their cellphones, pardon mobiles. Of course they too are all very nice. I believe this would be a win-win scenario for your paper. i could very easily write the story for the YDN (the length is not an issue since i could enrich the "list of lessons" upon request) without even moving from my couch saving YDN the cost of my journey to the olympics venue. don't you think?
10 buone ragioni per l'accademico
19 02 06 | Ore: 22:20 | Categoria: Law &
Economics
sono incappato in questi paper:
McAleer M and Oxley. 2005. The Ten Commandments for Academics. Journal of Economic Surveys
McAleer M and Oxley. 2002. The Ten Commandments for Presenting a Conference Paper. Journal of Economic Surveys
McAleer M and Oxley. 2001. The Ten Commandments for Attending a Conference. Journal of Economic Surveys
McAleer, M. 1997. The Ten Commandments for Organizing a Conference. Journal of Economic Surveys
La cosa inquietante è che gli articoli sono pubblicati su una rivista scientifica, che gli articoli sono citati tra di loro e che addirittura gli autori riconoscono il supporto finanziario di vari enti di ricerca. La lettura però è piacevole e la consiglio a tutti quelli che praticano o bramano di praticare (come il sottoscritto) la carriera accademica.
McAleer M and Oxley. 2005. The Ten Commandments for Academics. Journal of Economic Surveys
McAleer M and Oxley. 2002. The Ten Commandments for Presenting a Conference Paper. Journal of Economic Surveys
McAleer M and Oxley. 2001. The Ten Commandments for Attending a Conference. Journal of Economic Surveys
McAleer, M. 1997. The Ten Commandments for Organizing a Conference. Journal of Economic Surveys
La cosa inquietante è che gli articoli sono pubblicati su una rivista scientifica, che gli articoli sono citati tra di loro e che addirittura gli autori riconoscono il supporto finanziario di vari enti di ricerca. La lettura però è piacevole e la consiglio a tutti quelli che praticano o bramano di praticare (come il sottoscritto) la carriera accademica.
Critiche ingenerose
15 02 06 | Ore: 01:38 | Categoria: Politica
A pochi giorni dalla presentazione del programma dell'Unione, inferve la
discussione. Ma i commenti che sento mi lasciano
interdetto. Pazienza per il l'editoriale di Foa
sul Giornale. Dai dipendenti del padrone non
potevamo certo aspettarci, non dico complimenti,
ma nemmeno delle critiche circonstanziate.
D'altronde erano quelli che fino al giorno prima
si stracciavano le vesti perchè l'Unione non
aveva, a loro dire, un programma. Ed era quindi
necessario ora cambiare argomento, per quanto
squalificato esso rimanga. Quello che più mi ha
fatto rimanere con l'amaro in bocca, sono le
critiche della nostra parte. Sono gli articoli
di giornale certo, ma anche un a certa delusione
che serpeggia nei discorsi comuni (vedi le
risposte al post precedente di Massimiliano e Pasquale).
Francamente non condivido tutte queste perplessità sul programma. Vi vorrei spiegare perchè partendo dall'osservare cosa ci sta dall'altra parte. Una accozzaglia di partiti almeno altrettanto eterogenea, che è andata al governo con un programma in 5 punti pensato e firmato dal solo Berlusconi una sera davanti a Vespa. La stessa coalizione che in questi giorni non ha nemmeno deciso come cominciare a discutere del programma con il quale si presenterà alle elezioni tra 2 mesi. La stessa coalizione (il cui capo è il padrone del giornalista di cui sopra) che ha accusato l'Unione di non avere un programma, di averlo troppo lungo, troppo contraddittorio, troppo poco ambizioso, oppure troppo ambizioso e via discorrendo.
Non vorrei che cadessimo noi nella trappola massmediatica del cavalier Banana. Provo quindi ad argomentare ciascuna di queste critiche.
Innanzitutto, per lungo tempo, l'Unione è stata accusata di non avere un programma. Prodi ha fatto molto bene ad aspettare. Prima di tutto perchè il programma è il frutto di un processo mediato (dalla fabbrica del programma dell'estate scorsa in poi) ed in secondo luogo perchè era inutile esporre troppo in anticipo il programma all'erosione e alle critiche. Anzi forse è stato presentato troppo presto. Considerando anche che difficilmente ne vedremo uno della CDL con cui confrontarlo.
Troppo lungo. già. come se fosse un colpa. In effetti quella di Prodi è una mossa coraggiosa. un programma lungo e dettagliato è cosa certamente più difficile da portare a termine del contratto con gli Italiani.
Troppo contraddittorio. Questo è da verificare. 200 e più pagine sono comunque poche per descrivere un intero progetto per l’Italia, quindi è ovvio che il linguaggio sia su molti punti approssimativo. Ed è anche vero che deve contenere le tensioni che esistono all’interno di una coalizione che da Mastella a Bertinotti è quantomeno variegata. Ma il programma serve proprio a questo. A vincolare una coalizione eterogenea ad un unico obiettivo.
Troppo poco ambizioso. Qui siamo ai contenuti. Anche io avrei preferito leggervi obiettivi più “cool”. Più Zapatero sugli aspetti sociali, più Blair in economia. Però già cosi mi sembra un programma assolutamente dignitoso. L’unico che possa tenere insieme le esigenze di tutte le componenti della coalizione senza le quali non si andrà al governo. E soprattutto anni luce avanti quello che è stato (dis)fatto in questi anni.
Troppo ambizioso. Beh.. già per essere un programma di una coalizione di centrosinistra contiene qualcosa… diciamo… di sinistra. Qualcosa come i pacs (o quello che saranno) come la tassa di successione, il riequilibrio delle tassazioni sulle rendite finanziarie e cosi via. Qualcuno spaventato? Forse perché il programma è stato scritto bene.
In breve, il programma dell’Unione è certo perfettibile. Quello che va fatto per questo paese è più e oltre quello che è scritto in quelle pagine. Però quella è la direzione e non la strada sulla quale ci ha condotto il cavalier banana in questi anni. Mi fido delle persone. Di Prodi e dei ministri di cui riuscirà a circondarsi se vincerà. Mi auguro che se dovranno arrivare a compromessi si atterranno al più possibile a quanto scritto nel programma, e là dove potranno fare una fuga in avanti rispetto ad esso, la faranno!
Francamente non condivido tutte queste perplessità sul programma. Vi vorrei spiegare perchè partendo dall'osservare cosa ci sta dall'altra parte. Una accozzaglia di partiti almeno altrettanto eterogenea, che è andata al governo con un programma in 5 punti pensato e firmato dal solo Berlusconi una sera davanti a Vespa. La stessa coalizione che in questi giorni non ha nemmeno deciso come cominciare a discutere del programma con il quale si presenterà alle elezioni tra 2 mesi. La stessa coalizione (il cui capo è il padrone del giornalista di cui sopra) che ha accusato l'Unione di non avere un programma, di averlo troppo lungo, troppo contraddittorio, troppo poco ambizioso, oppure troppo ambizioso e via discorrendo.
Non vorrei che cadessimo noi nella trappola massmediatica del cavalier Banana. Provo quindi ad argomentare ciascuna di queste critiche.
Innanzitutto, per lungo tempo, l'Unione è stata accusata di non avere un programma. Prodi ha fatto molto bene ad aspettare. Prima di tutto perchè il programma è il frutto di un processo mediato (dalla fabbrica del programma dell'estate scorsa in poi) ed in secondo luogo perchè era inutile esporre troppo in anticipo il programma all'erosione e alle critiche. Anzi forse è stato presentato troppo presto. Considerando anche che difficilmente ne vedremo uno della CDL con cui confrontarlo.
Troppo lungo. già. come se fosse un colpa. In effetti quella di Prodi è una mossa coraggiosa. un programma lungo e dettagliato è cosa certamente più difficile da portare a termine del contratto con gli Italiani.
Troppo contraddittorio. Questo è da verificare. 200 e più pagine sono comunque poche per descrivere un intero progetto per l’Italia, quindi è ovvio che il linguaggio sia su molti punti approssimativo. Ed è anche vero che deve contenere le tensioni che esistono all’interno di una coalizione che da Mastella a Bertinotti è quantomeno variegata. Ma il programma serve proprio a questo. A vincolare una coalizione eterogenea ad un unico obiettivo.
Troppo poco ambizioso. Qui siamo ai contenuti. Anche io avrei preferito leggervi obiettivi più “cool”. Più Zapatero sugli aspetti sociali, più Blair in economia. Però già cosi mi sembra un programma assolutamente dignitoso. L’unico che possa tenere insieme le esigenze di tutte le componenti della coalizione senza le quali non si andrà al governo. E soprattutto anni luce avanti quello che è stato (dis)fatto in questi anni.
Troppo ambizioso. Beh.. già per essere un programma di una coalizione di centrosinistra contiene qualcosa… diciamo… di sinistra. Qualcosa come i pacs (o quello che saranno) come la tassa di successione, il riequilibrio delle tassazioni sulle rendite finanziarie e cosi via. Qualcuno spaventato? Forse perché il programma è stato scritto bene.
In breve, il programma dell’Unione è certo perfettibile. Quello che va fatto per questo paese è più e oltre quello che è scritto in quelle pagine. Però quella è la direzione e non la strada sulla quale ci ha condotto il cavalier banana in questi anni. Mi fido delle persone. Di Prodi e dei ministri di cui riuscirà a circondarsi se vincerà. Mi auguro che se dovranno arrivare a compromessi si atterranno al più possibile a quanto scritto nel programma, e là dove potranno fare una fuga in avanti rispetto ad esso, la faranno!
Primi sguardi al programma dell'Unione
11 02 06 | Ore: 17:06 | Categoria: Politica
Sfoglio in questi minuti il voluminoso programma dell'Unione. Ci vorrà
del tempo per digerirlo tutto. Vado però
velocemente alle cose che forse più mi
interessano.
-Valorizzare il ruolo dell'antitrust (pg 130) come guardiano della competitività in un paese piagato dalle rendite. L'intenzione sembra seria. L'Antitrust viene valorizzato nel potere consultivo e di indirizzo nei confronti del Parlamento e del governo. Non solo. L'autorità dovrebbe essere sentita su tutte le leggi che hanno un impatto concorrenziale. Il sistema sanzionatorio verrà reso più credibile e dissuasivo ed i suoi poteri di indagine rafforzati.
-Gli ordini professionali (pg 132) Pur senza interventi radicali (purtroppo) ci si ripromette di intervenire nel settore delle professioni. I 20 e più ordini professionali sono una delle fonti principali di inefficienza del sistema paese. Notai, avvocati e commercialisti, contribuiscono ad abbassare la competitività delle imprese estraendone i profitti grazie al fatto che sono professioni regolamentate e possono quindi esercitare prezzi e tariffe non concorrenziali. Nonostante i diretti interessati (che sono peraltro benissimo rappresentati in parlamento) lo neghino, l'esperienza di molte altri paesi è che, non solo si può benissimo fare a meno di queste restrizioni, ma che questo sia benefico per l'intera economia. In particolare gli interventi riguarderebbero, (a) l'apertura dei servizi meno complessi anche ai non iscritti agli ordini professionali (Es: la dichiarazione dei redditi può essere fatta da un non commercialista, l'aspirina può esserti venduta da un non-farmacista); (b) abolire quasi ovunque le tariffe minime. (c) consentire la fornitura di servizi multidisciplinari e interprofessionali da parte di professionisti associati o di società di professionisti; (d) riqualificare gli aspetti formativi del praticantato, prevedendo un equo compenso etc.
-La class action (pg 135). Nei paragrafi riguardanti il mercato finanziario si menziona l'introduzione della class action come strumento attraverso il quale gli interessi dispersi dei molti risparmiatori possano ricomporsi e costituire un solido baluardo per disciplinare il comportamento delle aziende. E' un passaggio assolutamente necessario, nonostante l'istituto sia visto con sospetto da molti giursti italiani. Di più; mi auguro che l'utilizzo dello strumento possa essere esteso ben oltre il settore della finanza. Bastano poche settimane in America, dove la class action viene utilizzata fino all'eccesso opposto, per rendersi conto della differenza abissale che le aziende pongono nel trattare con rispetto e diligenza i propri clienti. Non sarà certo tutto merito della class action, ma certo una minaccia credibile come la class action aiuta.
-Valorizzare il ruolo dell'antitrust (pg 130) come guardiano della competitività in un paese piagato dalle rendite. L'intenzione sembra seria. L'Antitrust viene valorizzato nel potere consultivo e di indirizzo nei confronti del Parlamento e del governo. Non solo. L'autorità dovrebbe essere sentita su tutte le leggi che hanno un impatto concorrenziale. Il sistema sanzionatorio verrà reso più credibile e dissuasivo ed i suoi poteri di indagine rafforzati.
-Gli ordini professionali (pg 132) Pur senza interventi radicali (purtroppo) ci si ripromette di intervenire nel settore delle professioni. I 20 e più ordini professionali sono una delle fonti principali di inefficienza del sistema paese. Notai, avvocati e commercialisti, contribuiscono ad abbassare la competitività delle imprese estraendone i profitti grazie al fatto che sono professioni regolamentate e possono quindi esercitare prezzi e tariffe non concorrenziali. Nonostante i diretti interessati (che sono peraltro benissimo rappresentati in parlamento) lo neghino, l'esperienza di molte altri paesi è che, non solo si può benissimo fare a meno di queste restrizioni, ma che questo sia benefico per l'intera economia. In particolare gli interventi riguarderebbero, (a) l'apertura dei servizi meno complessi anche ai non iscritti agli ordini professionali (Es: la dichiarazione dei redditi può essere fatta da un non commercialista, l'aspirina può esserti venduta da un non-farmacista); (b) abolire quasi ovunque le tariffe minime. (c) consentire la fornitura di servizi multidisciplinari e interprofessionali da parte di professionisti associati o di società di professionisti; (d) riqualificare gli aspetti formativi del praticantato, prevedendo un equo compenso etc.
-La class action (pg 135). Nei paragrafi riguardanti il mercato finanziario si menziona l'introduzione della class action come strumento attraverso il quale gli interessi dispersi dei molti risparmiatori possano ricomporsi e costituire un solido baluardo per disciplinare il comportamento delle aziende. E' un passaggio assolutamente necessario, nonostante l'istituto sia visto con sospetto da molti giursti italiani. Di più; mi auguro che l'utilizzo dello strumento possa essere esteso ben oltre il settore della finanza. Bastano poche settimane in America, dove la class action viene utilizzata fino all'eccesso opposto, per rendersi conto della differenza abissale che le aziende pongono nel trattare con rispetto e diligenza i propri clienti. Non sarà certo tutto merito della class action, ma certo una minaccia credibile come la class action aiuta.
Lo sciopero virtuale
07 02 06 | Ore: 05:27 | Categoria: Law &
Economics
in questi giorni mi sto interessando a tempo perso a
questa proposta che circola da tempo, ma a cui forse
non è mai stata data sufficiente attenzione da parte
degli economisti. Si tratta dello sciopero virtuale.
Me lo ha segnalato il professor Ayres qui a Yale. Ne
ha scritto su Forbes qualche tempo fa. Cita
dei casi italiani e quindi me ne ha parlato
dando per assodato che io ne sapessi qualcosa.
Ovviamente cosi non era. Mi sono perciò
documentato ed in effetti qualcuno in Italia,
soprattutto sul lato giuridico se ne è occupato.
In particolare penso al professor Pietro Ichino
che ne ha scritto sulla Voce.
L'idea dello sciopero virtuale in breve è la seguente: il lavoratore in sciopero si reca al lavoro regolarmente. La sua paga viene però accantonata dall’azienda che mette nello stesso angolo anche i profitti della giornata, oppure un multiplo dello stipendio giornaliero del lavoratore. Questi soldi messi da parte potrebbero andare in beneficenza, oppure aspettare una futura parziale redistribuzione tra le parti. Si mantiene il rituale dell sciopero, con lavoratori ed aziende che misurano la reciproca forza contrattuale in base alla loro capacità di resistere ai danni che si infliggono. Ma ne abbiamo alleviato le conseguenze per le parti terze che sempre più ne soffrono (pensiamo agli scioperi nel trasporto pubblico ad esempio) Nessuna vittima collaterale infatti deve soffrire i disservizi, nessuna ricchezza viene distrutta mentre si tenta di re-distribuirne una parte di essa tra le parti.
Noi siamo abituati a pensare allo sciopero come l'unica arma in mano al lavoratore per punire l'azienda. Per renderlo un arma efficace però abbiamo dovuto "disarmare" l'azienda privandola della possibilità di sostituire il lavoratore quando egli sciopera. Mi preme sottolineare questo per confutare una obiezione che insorge facilmente e cioè che lo sciopero sia l'unica arma efficace perché l'unica che possa essere usata unilateralmente, dal lavoratore. Ma è cosi solo in quanto impediamo per legge all'azienda di reagire. Ma se questo è vero, perché non pensare di usare la legge per introdurre strumenti più creativi e soprattutto meno dannosi?
Prendiamo ad esempio il caso di alcuni tipi di lavori quali il casellante, il bigliettaio, il guardiano del museo etc. che consistono nell'impedire il free-riding sui beni e servizi prodotti dalle aziende. Per queste categorie il lavoratore potrebbe punire l'azienda non impedendo il freeriding. Il vantaggio: non c'è perdita secca ma i consumatori anzi godono di una redistribuzione di ricchezza da parte dell'azienda mentre l'azienda è punita perché perde i profitti. L'idea è qui quella di creare un istituto che da una parte sacrifichi lo stipendio del lavoratore ( il lavoratore dovrebbe comunque perdere un po' di stipendio altrimenti avrebbe l'incentivo a farlo di continuo) e dall'altro impedisca all'azienda di punire il lavoratore perché non "ha controllato" il free-riding.
L'altra opzione valida per tutte le categorie, è quella dello sciopero virtuale. Ma per questo vi rimando agli articoli di Ichino e Ayres sopra.
L'idea dello sciopero virtuale in breve è la seguente: il lavoratore in sciopero si reca al lavoro regolarmente. La sua paga viene però accantonata dall’azienda che mette nello stesso angolo anche i profitti della giornata, oppure un multiplo dello stipendio giornaliero del lavoratore. Questi soldi messi da parte potrebbero andare in beneficenza, oppure aspettare una futura parziale redistribuzione tra le parti. Si mantiene il rituale dell sciopero, con lavoratori ed aziende che misurano la reciproca forza contrattuale in base alla loro capacità di resistere ai danni che si infliggono. Ma ne abbiamo alleviato le conseguenze per le parti terze che sempre più ne soffrono (pensiamo agli scioperi nel trasporto pubblico ad esempio) Nessuna vittima collaterale infatti deve soffrire i disservizi, nessuna ricchezza viene distrutta mentre si tenta di re-distribuirne una parte di essa tra le parti.
Noi siamo abituati a pensare allo sciopero come l'unica arma in mano al lavoratore per punire l'azienda. Per renderlo un arma efficace però abbiamo dovuto "disarmare" l'azienda privandola della possibilità di sostituire il lavoratore quando egli sciopera. Mi preme sottolineare questo per confutare una obiezione che insorge facilmente e cioè che lo sciopero sia l'unica arma efficace perché l'unica che possa essere usata unilateralmente, dal lavoratore. Ma è cosi solo in quanto impediamo per legge all'azienda di reagire. Ma se questo è vero, perché non pensare di usare la legge per introdurre strumenti più creativi e soprattutto meno dannosi?
Prendiamo ad esempio il caso di alcuni tipi di lavori quali il casellante, il bigliettaio, il guardiano del museo etc. che consistono nell'impedire il free-riding sui beni e servizi prodotti dalle aziende. Per queste categorie il lavoratore potrebbe punire l'azienda non impedendo il freeriding. Il vantaggio: non c'è perdita secca ma i consumatori anzi godono di una redistribuzione di ricchezza da parte dell'azienda mentre l'azienda è punita perché perde i profitti. L'idea è qui quella di creare un istituto che da una parte sacrifichi lo stipendio del lavoratore ( il lavoratore dovrebbe comunque perdere un po' di stipendio altrimenti avrebbe l'incentivo a farlo di continuo) e dall'altro impedisca all'azienda di punire il lavoratore perché non "ha controllato" il free-riding.
L'altra opzione valida per tutte le categorie, è quella dello sciopero virtuale. Ma per questo vi rimando agli articoli di Ichino e Ayres sopra.
Sono solo vignette santo dio
04 02 06 | Ore: 16:27 | Categoria: Personale
Leggo in questo momento che l'ambasciata Danese in
Siria è andata a fuoco. Il motivo? protesta contro le
vignette satiriche che illustravano il profeta
Maometto. Non è pazzesco? Credo che sia sotto gli
occhi di tutti quanto sta andando male il rapporto
con il mondo islamico. Tra le colpe occidentali c'è
anche certo la pessima gestione dell'Iraq. Dalla
decisione di andare in guerra a come viene gestita la
ricostruzione. Però non possiamo retrocedere su
questa vicenda delle vignette. E' pazzesco che ci
facciamo mettere in croce, vediamo le nostre bandiere
bruciate (si, vedere la bandiera Danese a fuoco mi fa
lo stesso effetto che se fosse stata quella
Italiana), le minacce di guerre e sfaceli e cosi via.
Per delle vignette? Riporto dall'articolo di Magdi Allam del
corriere del 3 febbraio:
"[..] Eppure i Fratelli musulmani dovrebbero sapere che la raffigurazione del profeta è sempre avvenuta nel corso della storia islamica. Se proprio non lo sapessero, vadano nel sito degli islamici riformatori e liberali e nel forum troveranno un link che rimanda a una voluminosa raccolti di ritratti su tela e in miniatura, nonché vignette satiriche sul profeta. A parte ciò, anche qualora i musulmani non dovessero ritrarre il loro profeta, perché mai dovrebbe essere vietato a un non musulmano? Infine per quale ragione ai musulmani è ampiamente concesso ritrarre vignette offensive dei cristiani e degli ebrei, senza che sia stata proclamata alcuna «guerra santa» contro l'insieme dell'islam, mentre tutto il mondo sarebbe tenuto a un particolare riguardo nei confronti della sensibilità dei musulmani? Addirittura, con una sconcertante logica, il ministro dell'Interno saudita ha ieri reiterato la richiesta di una condanna da parte del Vaticano. Ma l'Arabia Saudita si è mai scusata con il Vaticano per i tanti cristiani che sono stati sgozzati in Iraq, massacrati nel Sudan, perseguitati ovunque nei Paesi musulmani?"
Bene ha fatto il governo danese a non chiedere scusa. In questo momento mi sento Danese e vorrei che tutti gli stati dell'Unione si esprimessero nettamente a sostegno dei Danesi, e non presentando delle mezze scuse come il governo di sua Maestà, per compiacere i musulmani radicali che ha in patria (e che peraltro non gli hanno risparmiato le bombe del luglio 2005). Di che cosa dovremmo scusarci poi? di avere una stampa libera? di sapere ridere anche delle tragedie dei nostri tempi? di permettere a tanti musulmani di condurre una vta molto più libera, dignitosa e rispettabile in Europa piuttosto che nel medioriente?
"[..] Eppure i Fratelli musulmani dovrebbero sapere che la raffigurazione del profeta è sempre avvenuta nel corso della storia islamica. Se proprio non lo sapessero, vadano nel sito degli islamici riformatori e liberali e nel forum troveranno un link che rimanda a una voluminosa raccolti di ritratti su tela e in miniatura, nonché vignette satiriche sul profeta. A parte ciò, anche qualora i musulmani non dovessero ritrarre il loro profeta, perché mai dovrebbe essere vietato a un non musulmano? Infine per quale ragione ai musulmani è ampiamente concesso ritrarre vignette offensive dei cristiani e degli ebrei, senza che sia stata proclamata alcuna «guerra santa» contro l'insieme dell'islam, mentre tutto il mondo sarebbe tenuto a un particolare riguardo nei confronti della sensibilità dei musulmani? Addirittura, con una sconcertante logica, il ministro dell'Interno saudita ha ieri reiterato la richiesta di una condanna da parte del Vaticano. Ma l'Arabia Saudita si è mai scusata con il Vaticano per i tanti cristiani che sono stati sgozzati in Iraq, massacrati nel Sudan, perseguitati ovunque nei Paesi musulmani?"
Bene ha fatto il governo danese a non chiedere scusa. In questo momento mi sento Danese e vorrei che tutti gli stati dell'Unione si esprimessero nettamente a sostegno dei Danesi, e non presentando delle mezze scuse come il governo di sua Maestà, per compiacere i musulmani radicali che ha in patria (e che peraltro non gli hanno risparmiato le bombe del luglio 2005). Di che cosa dovremmo scusarci poi? di avere una stampa libera? di sapere ridere anche delle tragedie dei nostri tempi? di permettere a tanti musulmani di condurre una vta molto più libera, dignitosa e rispettabile in Europa piuttosto che nel medioriente?
Primo febbraio. tutto regolare
02 02 06 | Ore: 04:04 | Categoria: Personale
Eccoci di nuovo. Beh devo dire che questo nuovo
software rende le cose molto più semplici. Viene
voglia di fare un post nel blog anche se non si ha
niente da dire! potrei invece mettere alcune foto che
ho scattato oggi nella courtyard della Law School.
Che posto magnifico! Anzi meglio: immaginifico!
Sembra davvero di stare dentro un film di Henry
Potter.
Ecco qui le foto.
Comunque ridendo e scherzando mi avvio verso la terza settimana di permanenza qui. Il tempo vola. Già le giornate si fanno più lunghe e calde. Niente inverno del nordest quest'anno. Peccato. mi sarebbe in fondo piaciuto provare la sensazione di un inverno freddissimo, a venti sotto zero, come ci raccontano i telegiornali quando parlano delle bufere di neve a New York. Si vede che ci dovrò tornare insomma
Ecco qui le foto.
Comunque ridendo e scherzando mi avvio verso la terza settimana di permanenza qui. Il tempo vola. Già le giornate si fanno più lunghe e calde. Niente inverno del nordest quest'anno. Peccato. mi sarebbe in fondo piaciuto provare la sensazione di un inverno freddissimo, a venti sotto zero, come ci raccontano i telegiornali quando parlano delle bufere di neve a New York. Si vede che ci dovrò tornare insomma
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