Ulli scappa!

Ulli Ginostra
Mentre lo Stromboli riprende a sbuffare imperioso, il pensiero corre a Ulli, giù a Ginostra (google conferma quanto il binomio ulli+ginostra sia quasi indissolubile). Non è che Ulli sia l'unico (assieme alla moglie e all'asino) abitante di quell'angolo remoto di Italia. Ma sicuramente anche questa volta, se mai lo farà, sarà l'ultimo ad andarsene. Buona fortuna Ulli, e che il vulcano te la mandi buona.


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primarie e voto (mediato) ai bambini

Visto che tutti sembra abbiano da dire qualcosa sulla legge elettorale prossima ventura noi non ci sottraiamo alla sfida.

Non entriamo però nel merito della cabala elettorale. Uninominale, proporzionale, doppio turno, sbarramento, premo di maggioranza etc. Che che ne dicano i politici di professione ed i parlamentari in carica, la gente è per il maggioritario a doppio turno: quell che tanto ha contribuito all'emersione di una classe di sindaci rispettabile ed ha reso l'alternanza destra-sinistra una via praticabile e funzionante. Il resto sono solo chiacchere, volte a non far sparire LegaUDEURPDCIVerdiRNPRotiondiIDVDeGregorio e compagnia cantando, volte a non concedere vantaggio nel doppio turno a questo o a quello, volte insomma a coltivare l'istinto alla sopravvivenza del ceto politico attuale contro ogni pressione selettiva-darwiniana di miglioramento della specie e del paese che altrimenti già avrebbe ampiamento decretato la mancanza di fitness di questa classe politica alla guida di un paese moderno.

Niente di tutto ciò allora. Solo invece ci piacerebbe che la nuova qualsivogliametodo legge elettorale introducesse, magari non ex-lege, ma certo facilitasse, incentivasse, promuovesse il meccanismo delle primarie che oggi -abbiamo visto- piacciono anche a Berlusconi. Ma non primarie solo per i candidati premier (che sarebbero sempre un po' scontate, come lo sono state per Prodi e lo sarebbero per Berlusconi). Noi vogliamo le primarie nei collegi senatoriali e camerali cosi come si fa in America. Cosi poi vediamo se qualche Turigliatto, qualche Rossi o qualche De Gregorio possono davvero entrare in parlamento.

E poi vorremmo vedere contato anche il voto degli adoloscenti, e persino quello dei bambini e dei neonati. No, non è un'idea balzana. Che questo paese è tutto concentrato sul problema delle pensioni, degli anziani, delle successioni, che vota in parlamento troppi ottuagenari e pochi trentenni e si occupa poco di asili nido, scuola, prima casa, famiglie etc. Ma come si può contare sul voto responsabile degli adolescenti che alla meglio sono un po' estremisti o su quello dei bambini che di politica non possono sapere nulla? Semplice. Il loro voto va fatto esprimere alle madri. La proposta circola da un po' (grazie a Tommaso per la segnalazione) ma finora è rimasta quasi in un'ambito carbonaro ed ha delle applicazioni limitate, soprattutto in Germania. Eppure sarebbe un ottimo espediente per ribilanciare in un solo colpo la platea elettorale da sempre troppo condizionata dal voto dei "relativamente anziani" e per dare più peso politico alle donne in un tempo in cui il divario di genere in politica è lungi dall'essere colmato. Non sembra per'altro troppo difficile da implementare.

Noi la buttiamo li, in attesa di un peggioramento bizantino del porcellum che sicuramente i nostri rappresentati ci consegnerano come soluzione della cabala.

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cooperazione: acqua e rifiuti tecnologici

200702_P17-18_AllaRicerca
Altri due pezzi scritti per cooperazione di febbraio e marzo. Il primo riprende un mio veccchio post sulla campagna di Greenpeace per far impegnare Apple a delle politiche più environmental friendly. Il pezzo si occupa in generale del crescente problema dei rifiuti elettronici, dei problemi di smaltimento, riuso, riciciclo e -auspicabilmente- diminuzione del consumo. Della nuova direttiva Europea in materia e della campagna di Greenpeace volta a sensibilizzare i colossi dell'elettornica (non solo Apple quindi) da cui il pezzo ha origine.


200703_P14_Lacqua
  • Il secondo pezzo è invece sull'acqua e sulla campagna "Acqua Bene Comune" che raccoglie firme ed adesioni al fine di presentare un disegno di legge in parlamento per ri-pubblicizzare l'acqua e sottrarla dalle cattive mani dei privati. Il titolo che l'editor ha messo (L'acqua è un diritto, non una merce) tradisce un po' lo scetticismo di cui io avevo infarcito il pezzo. Questa cosa dell'acqua come diritto mi fa storcere il naso. Credo che non ci sia nulla di riduttivo nel guardare all'acqua come ad un bene e non ad un diritto. E' un bene essenziale, che ha problemi di scarsità, distribuzione, sostenibilità del consumo. Problemi che la scienza economica ci aiuta ad affrontare e risolvere senza dover scomodare diritti, costituzioni etc.
  • Quella dell'acqua pubblica insomma, a me sembra una battaglia di retroguardia e che non va al nocciolo dei problemi di uso sostenibile della risorsa acqua, problemi di cui soffriamo gravemente ma che non risolviamo solo per il fatto di chiamare una cosa "diritto" e di affidarla alle mani di burocrati statali languidi e corrotti sottraendola alle mani di avidi ed arcigni privati. Per motivi di spazio (e forse di linea della rivista) le mie critiche sono state rimosse almeno dal titolo. Ho sempre il file word per chi fosse interessato Winking
  • Si sa, a questa legge ci tiene soprattutto la sinistra radicale. Ne avessimo l'onere, per amore di coalizione noi la voteremmo nonostante la riteniamo una legge che nella migliore delle ipotesi è innoqua e nella peggiore inopportuna. Bisognerebbe dirlo forte però, ogni vota che passano misure -e finora sono state la maggior parte- che hanno un taglio decisamente accomodante con le richieste della sinistra irresponsabile.
  • Dirlo forte e farlo pesare (senza le sceneggiate Mastelliane e/o Rifondarole) perchè il paradosso, ora che Prodi è di nuovo in sella, è che nella corsa continua a stare più a sinistra di tutti, passi l'idea che, sul piatto della contrattazione, questo tipo di misure siano da ascrivere a quelle volute dall'ala riformista della maggioranza.
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cooperazione tra consumatori: Bersani 2

200703_P11-12_AMisura
  • Sull'ultimo numero di Cooperazione tra consumatori ho commentato il secondo decreto Bersani. Ricordate? quel decreto "a lenzuolata" nel dopo-finanziaria che tanto ci aveva fatto sperare nella risalita; quello che aveva preceduto l'altra infornata di decisioni con taglio liberal-ambientale che ci avevano a dir poco entusiasmato. Quelle belle cose che questo governo si degna di fare quando non è impegnato a farsi impallinare da qualche estremista velleitario o immaturo, quando non è impegnato a mendicare voti da loschi figuri ( à la De Gregorio) o mummie sempiterne (Andreotti & Co.). Il tratto interessante del pezzo sta forse nell'aver cercato di dare una senso alla varietà delle misure proposte secondo alcune linee di analisi economica. Per fare questo mi sono in gran parte ispirato ad un dibattito sul sito del mio supervisor Antonio Nicita. In particolare evidenzio come quelle che genericamente sono chiamate liberalizzazioni sono spesso invece delle ri-regolamentazioni e che le liberalizzazini possono essere fatte sia al fine di aumentare la competizione dal lato dell'offerta, sia per aumentare la possibilità di scelta (abbassando i costi di switch ad esempio) dal lato della domanda.
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Immaturi secondo maruti

Suzukimaruti ha scritto un post che, se non spiega, almeno restituisce senso a questa incomprensibile crisi. Il mio umile consiglio a tutti queli che per sbaglio passano di qua é quello di leggerlo. Qui il post intero. Qui di seguito alcuni passaggi in ordine sparso:

Mi rendo conto sempre più che maturare significa capire la necessità "umana" del compromesso. L'avevo capito a naso, poi al liceo ho studiato Hobbes e il concetto di "stato di paura" mi ha chiarito le idee. Le persone adulte, consapevoli, intelligenti e responsabili si accordano, fanno compromessi, trattano, cedono parte del proprio assolutismo alla ricerca della mutualità, del bene comune. Il male minore diventa un piccolo bene comune.

Chi é così avventato da preferire il disastro ad una soluzione magari non soddisfacente al 100%? Gli stupidi, gli illusi. E soprattutto gli ingenui, gli immaturi, i bambini. Ora mi aspetto il commento di qualcuno che, invasato, dirà "sì, sono uno stupido, un illuso, ecc. ma…". Ecco, in quel "ma" c'è tutta la mia disperazione di uomo di sinistra. E c'è la differenza tra chi è pragmatico, "materialista" (che vecchio parolone desueto che sa di Marx, che resta un evergreen) e chi è velleitario.

Meglio Berlusconi e Calderoli o un governo di sinistricchia? Meglio la sinistricchia, non c'é storia. Qualcuno nel 1998 penso che il "disastro" della caduta di Prodi servisse a fare una sinistra migliore. Il risultato é questo.
Quante mazzate dobbiamo auto-procurarci prima di imparare la lezione?

Il povero Carlo Marx si rigira nella tomba. Lui che scriveva che il comunismo era l'arte del possibile, che era si un'utopia, ma soprattutto un insieme coordinato di pratiche e di analisi del reale e del "possibile".

Ecco, il possibile. Mi considero un adulto da quando, di fronte ad un problema, so valutare le opzioni possibili, non quelle teoriche, quelle ideologiche, ecc.
Si diventa grandi quando si fanno i conti col presente, con la realta, con la contingenza. E gli estremisti, gli illusi, i poverini, gli scazzati, i tizi in buonafede che hanno votato Comunisti Italiani, Rifondazione, i Verdi (e Di Pietro, che al di la di se stesso ha una classe dirigente inquietante, vedi De Gregorio) non fanno questo confronto. O lo fanno e valutano male.

Il mio penultimo pensiero agli avventuristi, agli ipercritici, agli scalfarottiani, agli antagonisti. Non ce l'ho con voi. E quando Previti tornera a decidere delle nostre vite vedrete che si ricordera dei tanti piacere che gli avete fatto. Sarete sempre in tv, a vezzeggiarvi nella vostra nuova parte di "mostro ufficiale di corte".
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Quelli che le dimissioni


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Ora ne siamo sicuri! Nelle fila dei nostri eletti c'é chi si taglia i coglioni pur di dare un dispiacere alla moglie. Ecco le foto dei tre illusti tagliatori.
Questi sono i signori che dovrebbero oggi dare le dimissioni. Per coerenza. Per un minimo di dignità personale. Per dare un minimo senso a questa sceneggiata. Oggi hanno votato contro il governo? Perché? I primi due in nome di qualche strampalata battaglia ideale (si chiama idiota cocciutaggine, almeno che non si pensi che sarà Berlusconi a chiudere la base di Vicenza). Il terzo figuro in nome di una poltronismo miserevole. Per le stesse ragioni ora dovrebbero dare loro le dimissioni visto che sono loro a non riconoscersi più in questa maggioranza. Il risultato é che la veduta ombelicale di questi tre signori rischia di riconsegnare il paese a Berlusconi ed alle sue falangi. Io ho scritto loro per complimentarmi.

Senatore Franco Turigliatto. email: turigliatto_f@posta.senato.it
Senatore Fernando Rossi. email: rossi_f@posta.senato.it
Senatore Sergio de Gregorio email: degregorio_s@posta.senato.it,
sergiodegregorio@dossiermagazine.it
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Da Crono a Geronte

Ancora la storia di Crono che si mangia i figli. Dopo il vecchio Pannella che si mangia Capezzone, ora é la volta del geronte Geronzi che fa fuori Arpe. Per entrambi, Capezzone e Arpe, la colpa é una sola: di essere troppo bravi, intelligenti e visibili per avere quarant'anni. Di essere troppo bravi, intelligenti e visibili per mettere in ombra due cariatidi che si ostinano a non voler, non dico andare ai giardinetti, ma almeno farsi da parte per fare emergere i propri allievi (che peraltro già hanno entrambi dimostrato di aver superato i rispettivi maestri).

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Una pannellata di verde

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Ricoprire il paese di pannelli solari. Avevamo considerato questa promessa uno dei punti qualificanti delle promesse elettorali. Ce ne eravamo lamentati quando nella babele della finanziaria, non erano emerse chiare le misure in proposito. Eravamo rimasti delusi quando poi, a finanziaria chiusa, le misure non si trovavano più. Ed eccolo invece il nuovo pacchetto di misure.

Il pezzo forte del decreto é costituito dai nuovi meccanismi di incentivi per il fotovoltaico. Si potranno costruire impianti piccoli e medi con la certezza che la rete nazionale comprerà l'energia a tariffe agevolate e stabili nel tempo per i prossimi 20 anni. Si riceveranno ulteriori premi sulla tariffa, nel caso l'impianto sia montato sui tetti (e quindi non consumi terreno agricolo) e sia integrato architettonicamente (e quindi non "consumi" paesaggio). Premi sono previsti per l'autoproduzione e nel caso l'impianto faccia parte di un progetto complessivo di riqualificazione energetica di un edificio. L'autorità (AEEG) é demanata a vigilare, la rete (TERNA) obbligata ad acquistare, i ministeri ed enti locali a racogliere informazioni e pubblicizzare.

L'obiettivo é quello di raggiungere 1200MW di potenza fotovoltaica. Che per la verità non sono poi cosi tanti, ma rappresentano pur sempre l'equivalente di una media centrale.

Che dire? La lenzuolata di pannelli solari ci ha gasato moltissimo. Come elettori, perché abbiamo fatto bene a fidarci della promessa di Prodi. Come liberali, perché questo é un ottimo esempio di come lo stato può aiutare gli interessi individuali ad allinearsi con l'interesse collettivo di sostenibilità energetica ed ambientale. Come ecologisti (ed ex-elettori dei Verdi), perché finalmente si cambia passo (sempre per citare il premier) e si mette seriamente questo paese sulla strada per Kyoto. Come economisti, perché queste lenzuolate (1,2 e 3) sono una più sfiziosa dell'altra. Questa in particolare é scritta da persone che finalmente sanno cosa significhi concedere incentivi credibili (perché stabili e duraturi) senza che questi inducano dipendenza parassitica (perché il meccanismo di phase-out é già endogeneizzato). Come imprenditori forse, ma questa é una storia ancora tutta da scrivere....

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White is b(l)ack

Torniamo in bianco. Qui un' immagine della parentesi funerea, ma ecologica, in occasione di mi illumino di meno.

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Mi illumino di nero

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Oggi é la giornata di Mi illumino di meno. Siccome oltre a fare i nostri bravi compitini a casa volevamo lanciarci nella sfida a fare azioni di risparmio energetico un po' strampalate, abbiamo deciso di convertire per la giornata questo sito al nero.

Che non é proprio come spegnere lo schermo, eppure... Mettiamola cosi: una pagina di un sito nero fa assorbire in media leggermente meno energia. Questo perché gli schermi consumano di meno per produrre il colore nero invece degli altri colori. Almeno vale per gli schermi CRT (quelli con i tubi catodici) Per gli LCD sembra che non ci sia una differenza di peso. Un tizio ha fatto i conti: un monitor CRT da 19 pollici consuma 83 watt con schermo bianco e 60 con schermo nero. L'LCD a 19 pollic invece ne usa comunque 35 watt a prescindere dal colore. Fatto sta che gli schermi CRT sono ancora abbastanza diffusi (diciamo il 20% degli schermi almeno), e quindi il mio sito nero farà risparmiare qualche frazione di watt a -diciamo- 5 dei visitatori che passeranno di qui oggi. Niente male no?

Sembra uno scherzo, ma qualcuno si é preso la briga di calcolare quanto si risparmierebbe se Google, che ormai é onnipresente sui desktop dei computer di tutto il mondo con la sua schermata perennemente candida, switchasse invece ad una modalità tutta nera. Qualcuno é passato dalle parole ai fatti, ed ha creato una pagina di ricerca google in nero.
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Un coro si leva in controcanto

Le voci dei cattolici non entusiasti della linea Ruini si organizzano e diventanoa loro volta coro. Per far sentire umilmente anche la loro voce, dopo gli strali provenienti dai vertici della gerarchia. Per chiedere di non spingere i cattolici con senso civico sulle soglie di una lacerante frattura. Quantomai lacerante, perché davvero non necessaria.

Appello ai Pastori


   La chiesa italiana, malgrado sia ricca di tante energie e fermenti, sta subendo un'immeritata involuzione. 
   L'annunciato intervento della Presidenza della Conferenza episcopale, che imporrebbe ai parlamentari cattolici di rifiutare il progetto di legge sui "diritti delle convivenze" é di inaudita gravità.  
   Con un atto di questa natura l'Italia ricadrebbe nella deprecata condizione di conflitto tra la condizione di credente e quella di cittadino. Condizione insorta dopo l'unificazione del paese e il "non expedit" della S.Sede e superata definitivamente solo con gli accordi concordatari. 
   Denunciamo con dolore, ma con fermezza, questo rischio e supplichiamo i Pastori di prenderne coscienza e di evitare tanta sciagura, che porterebbe la nostra Chiesa e il nostro Paese fuori dalla storia. 
   Si può pensare che il progetto di legge in discussione non sia ottimale, ma é anche indispensabile distinguere tra ciò che per i credenti è obbligo, non solo di coscienza ma anche canonico, e quanto deve essere regolato dallo Stato laico per tutti i cittadini. 
   Invitiamo la Conferenza episcopale a equilibrare le sue prese di posizione e i parlamentari cattolici a restare fedeli al loro obbligo costituzionale di legislatori per tutti.

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Altre voci fuori dal coro

Evidentemente non siamo gli unici ad avvertire un forte disagio per le entrate a gamba tesa del Vaticano sulla faccenda dei Di.Co.

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Ci pensi bene la gerarchia, prima di affidare le proprie battaglie per la famiglia ai Calderoli (che ora difende il matrimonio cattolico ma che meno di dieci anni fa si è sposato e poi separato con rito celtico) o ai Berlusconi (dei cui problemi famigliari -in seconde nozze- abbiamo tutti gia discusso abbondamtemente di recente).

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Una voce fuori dal coro parrocchiale

Riporto questa lettera del vescovo di Ivrea Luigi Bettazzi inviata ieri a Repubblica (paccato non avergli dedicato lo spazio che meritava).

Da Vescovo combatterei prima Mammona

Egregio dottor Augias, leggo su Repubblica, a commento del "non possumus" sui PACS, o Dico, che non sarebbe moralmente possibile per i cattolici appoggiare un centrosinistra che contrasta con la morale cattolica. E' vero -ed è comprensibile preoccupazione del Papa e della Cei- che un'equiparazione di ogni tipo di coppia al matrimonio eterosessuale potrebbe favorire lo sgretolamento di un'istituzione fondamentale. Giungere però ad una scelta politca come conseguenza della fede, credo sia davvero un salto non solo illegittimo ma sconcertante.
La legge sui Dico non obbliga nessuno, assicura solo garanzie legali che del resto i politici (quelli stessi che difendono la "famiglia cattolica") si sono già attribuiti, così come governi "democristiani" presero atto che la maggioranza degli italiani accettava il divorzio ed -entro certi limiti- l'aborto. Quello che invece non riesco a capire -da cattolico e, vorrei dire, da vescovo- è che per questa tolleranza democratica si voglia sconfessare un orientamento che -almeno nelle intenzioni- parte dalla difesa di chi ha maggiori difficoltà in linea con il Vangelo che assicura il "regno" a chi provvede ai senza lavoro, ai senza casa. La vera scelta è solo quella tra Dio e Mammona (v Lc 16, 13), dove Mammona è mettere al primo posto i soldi, il potere.
Vorrei che come formazione ad un autentico cristianesimo, una volta indicati i pericoli che possono accompagnare il cammino dei Dico, si combattesse con non minore energia lo spirito di Mammona, che stà inquinando il nostro mondo, alimentando la violenza, inaridendo i nostri giovani.

Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea

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Decalcificare il conflitto/2

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Cosi Berlusconi alle Agenzie. Non abbiamo dubbi che l'ex presdelcons avrebbe gestito diversamente la cosa. Avrebbe gestito diversamente la cosa, non già perché abbia una idea diversa della gestione dell'ordine pubblico. Anche se ovviamente ce l'ha, visto che -dopotutto- Berlusconi é sempre quello del G8 di Genova. Ma piuttosto perché lui al tempo stesso sarebbe stato da una parte il capo del ministro dell'interno che comanda i poliziotti, e dall'altra il proprietario di una squadra di calcio che ha interesse a far venire gli ultrà allo stadio a fare danni a spese del comune, dall'altra ancora il datore di lavoro dell'allora presidente della lega che perseguiva l'interesse dei grandi club, nonche -non dimentichiamolo- il proprietario della rete TV che ha i diritti sulla trasmissione del campionato e che quindi ha interesse a che le partite si giochino anche se non siamo sicuri che preferisca avere tifosi allo stadio piuttosto che telespettatori paganti a casa e nei bar. Insomma, é il solito problema del conflitto di interessi. E con tutti questi interessi confliggenti siamo sicuri che Berlusconi non avrebbe fatto mai come questo governo. Perché l'unico interesse che non avrebbe trovato voce in questo conflitto, sarebbe stato l'interesse degli italiani.

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Possumus, possumus...
eccóme se possumus

Non solo possumus. Alla faccia di vescovi che ora si mordono la lingua per avere in realtà praticamente costretto il governo a questo bel colpo di reni. Alla faccia dei destrosi livorosi: divisi -loro si!- tra quelli con il senso atavico mediovale di famiglia (vedi la ridicola Bertolini che forse rimpiange la famiglia violenta patriarcale) ed i poveri e spaesati gaylib e tutti i semi-liberali a parole (vedi Fini e Prestigiacomo).

Non solo possumus, come si diceva, ma possumus bene agere (ok il mio latino é un po' arrugginito lo ammetto). Come ci spiega benissimo Teo infatti, i Di.Co Italiani non sono una scopiazzatura al ribasso dal modello francese. Ma piuttosto un contributo originale con luci ed ombre che nel complesso non sfigura di certo con le soluzioni trovate altrove.


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CarBersan Tax

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Ovviamente il titolista di repubblica.it non ha capito dove stava la parte interessante del discorso di Bersani alle camere. La enfatizziamo invece giustamente qui:

Dobbiamo accendere la miccia e poi transitare verso una fiscalità dell'auto che in modo permanente vada verso l'efficienza energetica ed il minor consumo.

Musica per le nostre orecchie. Non proprio la carbon tax, ma almeno la carBersan tax. Già discutendo del pasticcio sui SUV fatto in finanzaria, avevamo argomentato che fosse ora e tempo di passare ad un'organica tassa ambientale sui veicoli. Non si deve tassare il possesso dell'automobile fine a se stesso. Ma piuttosto in base a quanto la singola automobile impatta l'ambiente e crea complicazioni nelle città. Ben venga quindi la rimodulazione del bollo auto in base ai consumi, premiando quelli bassi (ed in maniera marginalmente crescente) e punendo chi sporca di più e occupa spazio. Non più misure ad-hoc ma un' organica riforma della tassazione. Non diciamo nulla di nuovo, perché la carbon tax non é certo un'invezione di Bersani.

Piuttosto ci limitiamo a suggerire che la tassazione potrebbe ulteriormente essere rimodulata in modo da trasferire il carico fiscale dai veicoli piccoli a quelli grandi (diminuendo il traffico, il problema parcheggi ed i rischi per i pedoni) e da quelli che sono necessari dove non esiste mobilità alternativa a quelli superflui che intasano le città (magari attraverso un'aggravio sulla seconda auto, il road pricing, gli accessi ai centri storici a pagamento, i telepass su raccordi e tangenziali e cosi via).

Infine la carbon tax non riguarda solo i veicoli. La fiscalità generale andrebbe rimodulata in modo tale da cercare di contenere il più possibile le esternalità derivanti dalla produzione di gas serra. Più tasse sul gas bruciato nei fornelli così come nelle centrali. Più tasse sull'elettricità prodotta con il carbone e con gli olii pesanti. Più tasse sulla carne, almeno quella prodotta dagli allevamenti bovini intensivi che causano enormi emissioni di metano. E finalmente il vecchio sogno Berlusconiano potrebbe avverarsi: meno irpef per tutti! (e più carBersan tax per chi sporca)

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Right God

L'editoriale di Ezio Mauro su Repubblica di oggi scoperchia una pentola che dentro mi ribolle di rabbia. É ormai chiaro che l'agenda di Ruini-Ratzingher sia quella di fare virare a destra il cattolicesimo in Italia. Lo si poteva intravvedere ai tempi della legge sulla fecondazione assistita, anche se allora gli intenti politici erano ben celati dietro alle legittime (anche se qui non condivise) prese di posizione sull'argomento. Ma é del tutto evidente ora sulla vicenda dei PACS, dove non solo non si vuole avvallare il matrimonio gay (che in Italia nessuna forza politica praticamente si sogna di perorare), ma si risponde con questo evocativo non possumus anche alle blande forme di tutela che il duo Pollastrini-Bindi sta cercando di mettere insieme in una legge moderata nei contenuti. Non possumus. Gia. Torniamo a Pio IX, come se nel frattempo il 900 non fosse mai passato di qua.

So di non dire nulla di nuovo, ma sono convinto che la posizione sui PACS sia solo una schifezza politica di Ruini per almeno due ragioni. Prima di tutto, come cattolici ci dobbiamo una volta per tutte rendere conto di essere minoranza in questo paese. Essere minoranza ha i suoi vantanggi. Personalmente la trovo una sfida più interessante. Ma certo impone uno spirito laico ed un'idea di stato come garante delle minoranze, anche della nostra, qualora venisse minacciata. Come si spiega quindi questa arroganza nel cercare di imporre agli altri che cattolici non sono, il nostro modello di matrimonio (che peraltro condivido e tra poco sottoscrivo)? In seconda battuta mi piacerebbe vedere la chiesa gettare uno sguardo umano sull'amore che pervade anche le storie precarie, instabili, omosessuali e non consacrate dal matrimonio. Perché io sono sicuro che anche li é in gioco lo stesso sentimento che io provo per la mia compagna e che mi porterà presto a percorrere altre strade. Ma dov'é la carità cristiana se non apre gli occhi anche su questo amore?

Questo irrigidimento sui PACS fa il paio con i segnali quotidiani che mi fanno sentire sempre più lontano da questa madre chiesa. Basta sfogliare il giornale anche oggi. Ci sono vescovi che dettano alle agenzie commenti su questo o quel'atto del governo. Sempre critici peraltro. Oggi il cardinal Bertone ad esempio ci vuole mettere al corrente che lui ritiene le misure proposte da Amato sugli stadi "necessarie ma non sufficienti". Con tutto il rispetto: ma chi se ne frega!

Sugli eventi catanesi del weekend la chiesa doveva esprimere ben altre parole. I nazzisti da stadio (a proposito, un'invito a firmare questo appello) hanno dismesso i passamontagna il venerdi sera ed hanno indossato i costumi da processione per Sant'Agata il sabato mattina. Ai funerali dell'agente ucciso il vescovo ha praticamente fatto l'agiografia della santa ed é toccato alla moglie ed alla figlia ricordare il padre. Coloro che si sono permessi di sollevare dubbi su questi comportamenti poco cristiani o quantomeno irrituali (per usare un aggettivo in voga di questi giorni), sono stati redarguiti dai soliti vescovi d'agenzia. Baudo tacciato di arroganza. E la Melandri invitata a pregare. Ma se lei non volesse pregare? E se Baudo volesse continuare a pensare con la propria testa?

Devo ammettere, faccio fatica oggi a sentirmi parte di un'istituzione che spalma tutta questa marmellata idolatra su sant'Agata. Per credere in una chiesa che non spende troppe parole per un morto innocente e custodisce invece nel seno delle sue processioni pagane quei "bravi ragazzi" assassini. Che cosa c'entrano con la mia fede cattolica queste manifestazioni di ultrà devoti, questa mancanza di pietà ed amore, questa arroganza verso chi chiede conto di gesti e parole? Dov'é la mia fede cattolica di fronte a chi chiede solo un po' di rispetto e comprensione (e diritti) verso le scelte -spesso difficili- a cui la vita li ha posti innanzi?

É il tempo di diventare cattolici adulti, perché a questa madre chiesa in preda ad una deriva senil-destrosa sento di potermi affidare sempre di meno.

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3Reset

Ho abbozzato in questi giorni diversi post. Ma per mancanza di tempo, di ispirazione, o semplicemente perché non sentivo di avere molto da dire al riguardo (a questo poposito vedi un bellissimo post di leonardo) ho sempre lasciato perdere.

Avrei voluto fare il punto sul giro di boa globale riguardo al clima. Oggi Bersani vuole fare una lenzuolata verde, e la Cina dice di volersi convertire all'ecologia. Due sintomi -freschi di giornata- di un qualcosa di colossale che si sta muovendo nemmeno troppo sottopelle? e noi che cosa si fa? ed io? Reset! direbbe Grillo.

Avrei voluto scrivere di quello che é successo al calcio. Ma davvero non trovo le parole. La rabbia ed il disprezzo per questi assassini e per chi con loro é connivente (Carusame e Mattarresismi vari per intenderci) li lascio all'articolo di Merlo di oggi su Repubblica. Il barlume di speranza lo lascio alle parole di Amato di oggi, che dopo aver presentato misure decorose e doverose, chiede di prepararsi alle bordate delle società che puntualmente sono arrivate. Poi qualcuno parla di fascismo... Reset! direbbe Grillo.

Avrei voluto raccontarvi di un penoso seminario a cui ho partecipato in questi giorni passati. Mediocre nei contenuti (ma era nelle premesse) ma soprattutto nel setting. Una decina di vecchi tromboni, seduti ad un tavolo, la maggioranza dei quali non sapevano di cosa stessero parlando. Troppo in la con l'età forse per interessarsi veramente all'argomento. Ed in fondo all'aula decine di "giovani", chi cooptato controvoglia, chi desideroso di un certo presenzialismo con la domanda pierina pronta per far fare bella figura al "maestro", tutti comunque in rigorosa uniforme accademica. Colui che conduce la discussione che invita i "giovani" a limitarsi ad una breve e fugace domanda, alla fine, e se c'é tempo. Giovani virgolettati certo. Perché l'età media sarà stata di trent'anni. Un età che in altre epoche ed in altri ambienti rappresenterebbe il nucleo della maturità. Perché a trent'anni uno potrebbe anche avere famiglia. Perché a trenti'anni uno potrebbe avere anche un idea cristallina, originale e scientificamente valida e suffragata dell'argomento di cui i vecchi tromboni disquisiscono. Ma non sia mai. I "giovani" intervengano alla fine. Al più con delle domande. E se c'é tempo. Che comunque non hanno nulla da dire. I giovani. A setting to be reset!, direbbe sempre Grillo.

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chi bagatellando consorte e
chi gabbando telespettatori

Ora che i giornali sono usciti, alluvionando di commenti la bagatella di un momento -commenti a cui peraltro ci siamo aggiunti irriguardosi anche noi- si vanno piano piano depositando le polveri di questa storia. Nel rispetto della migliore tradizione italica, possiamo infine commentare che la situazione é grave, ma non é seria.

C'é invece un aspetto serio di questa vicenda che deve far riflettere, perché é davvero grave. Quando la notizia della bagatella (ganzissimo questo sostantivo) rimpallava da un telegiornale all'altro di questo paese, ed in tutte le agenzie di stampa e siti internet del mondo, i TG del gruppo mediaset, tutti all'unisono, pensavano bene di non dar seguito a questo pettegolezzo strapaesano, a questa incursione oltre i limiti della privacy. Ora, stessimo parlando della BBC, si potrebbe anche sospettare che qualche giornalista d'antan abbia rinunciato allo scoop in omaggio all'intimità di una signora. Ma stiamo parlando di mediaset. Di quella società che ha fatto del voyerismo un'istituzione nazionale attraverso il grandefratello. Che ha fatto di uno dei suoi TG -studioaperto- una rubrica del cioé. Peraltro la pruderie é venuta a mancare subitaneamente appena sono circolate le scuse del ex-presdelcons e quando é parso chiaro a tutti che si profilava il lieto fine.

La situazione é grave ma non é seria. Passi che le redazioni mediaset ci hanno voluto risparmiare quest'incursione nell'intimità del padrone di casa. Ma che cosa dovrebbe succedere quando non fosse la moglie a mettere in imbarazzo il marito ma -ad esempio- delle noie con la giustizia, delle promesse politiche non mantenute o delle grame figure a livello internazionale? Ipotesi di scuola; si fa cosi per dire; non succederà mai di certo. Ma che cosa dovremmo aspettarci dalle redazioni mediaset in questa remota eventualità? Di essere forse gabbati di nuovo?

La situazione é grave ma non é seria. Siccome qualcuno di recente ha apostrofato con l'aggettivo criminale un progetto di riforma del sistema TV italiano, che depotenziasse mediaset, a favore di una pluralità di soggetti, vorremmo sapere da coloro che hanno sostenuto questa posizione -ivi compreso il capo dell'antitrust Catricalà- se in un paese democratico sia più importante il diritto dei cittadini ad essere informati, anche in situazioni gravi ma non serie che mettono in imbarazzo il padrone, oppure sia più importante preservare la crescita e l’entusiasmo imprenditoriale degli accoliti del capo?

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