A contratto con la coscienza di Zeno


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Da qui all'estate dimagrisco 10 kg! Magari andando a correre due volte alla settimana! Voglio scrivere tre paper all'anno! E leggere un romanzo al mese! Prometto che se vinco io non farò più condoni! Questa è l'ultima sigaretta!

Come lo Zeno protagonista del romanzo di Italo Svevo, facciamo tutti i conti con la nostra coscienza incapace di mantenere fede anche agli impegni minimi che prendiamo con noi stessi e con gli altri.

It's the bounded rationality, stupid! direbbe l'economista. E' la razionalità limitata che ci impedisce di prevedere tutte le future contingenze e quindi scrivere contratti completi che vincolino altri a mantenere gli impegni che essi si prendono con noi o noi con loro (Nicita, 2005). E la stessa razionalità limitata causa fenomeni, quali le preferenze non transitive, problemi di self-control, weak will e hyperbolic discounting, a causa dei quali non riusciamo a mantenere fede alle promesse che prendiamo con noi stessi e nel nostro più genuino ed egoistico interesse.

Siamo donne e uomini limitati che molto spesso non riescono a mantenere la parola data anche se farlo sarebbe totalmente nel nostro interesse. Ma siamo pur sempre homini oeconomici , e quindi rispondiamo agli incentivi.

Ed allora ecco i commitment bonds. Le obbligazioni all'impegno, i contratti con se stessi. Come già avevamo anticipato, Ian Ayres e soci hanno messo su un servizio online -si chiama Stickk- dove ciascuno può finalmente scrivere un contratto vincolante con se stesso e/o con gli altri. E' semplicemente geniale!

Funziona cosi: attraverso una guida online si formula il proprio contratto che non è altro che un impegno a fare o a non fare qualcosa. Alcuni di questi contratti sono già pre-impostati: quelli per smettere di fumare, per fare esercizio fisico e per dimagrire, ma con pochi passaggi in più si può creare qualsiasi impegno (ad es. diminuire l'uso delle luci di casa, svegliarsi tutte le mattine non dopo le 7 e così via). Si può inoltre nominare un arbitro che potrà stabilire per conto di Stickk se effettivamente l'impegno viene mantenuto. Ad esempio la moglie del marito sovrappeso, il figlioletto della fumatrice, il giornalista prestigioso oppure l'istituto di statistica. Infine si decide di investire una certa somma che, a promessa mantenuta, verrà restituita al promettente. Cosa succede se la promessa viene tradita? Lo si decide ex-ante al momento del contratto: si può destinare la somma ad una charity (come la Croce Rossa, Medici senza Frontiere) oppure ad un amico o conoscente. Oppure ad una anti-charity (ovvero ad organizzazioni controverse quali la National Rifle Association, e cosi via) ed ai propri nemici. Già, quale miglior motivazione a mantenere gli impegni sottoscritti -hanno pensato Ayres e compagni- di vedere i propri soldi finire ad organizzazioni e persone odiate in caso di fallimento?

Per chi se lo chiedesse, Stockk non lucra su questi passaggi di denaro -denaro che viene totalmente rimborsato in caso di successo oppure finisce tutto alle destinazioni assegnate in caso di fallimento- ma fa un po' di soldi tramite la pubblicità sul sito.

Certo, c'è sempre la possibilità di barare, di nominare un arbitro compiacente ed aggirare il meccanismo. Ma cui prodest? Quale lo scopo, se il risultato è vedersi tornare lo stesso ammontare di denaro investito? Stockk offre un servizio, vende la possibilità di rendere credibili le proprie promesse, fatte ad altri o piuttosto a se stessi. Offre una motivazione in più ai Zeno Cosini per resistere nel loro intento di smettere di fumare, ma solo a patto che essi davvero lo vogliano...

Siamo convinti che se Zeno Cosini avesse potute investire 100 lire in Stockk forse, una delle tante, sarebbe stata davvero l'ultima sigaretta. E se Berlusconi un giorno, seduto alla scrivania di Vespa firmasse solennemente un contratto Stickk nel quale promette di non fare altri condoni, di creare il solito milione di posti di lavoro, di non cambiarsi le leggi ad uso proprio, di fare un maggioritario serio e -qualora non dovesse riuscirci- cedesse anche solo il 20% di Mediaset a Prodi, noi forse potremmo anche votarlo...
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cambiare marcia

14-17
Sarà che in queste settimane dovevamo cambiare l'automobile. Sarà che -lo devo ammettere- i SUV mi piacciono davvero tanto, ma poi alla fine non potrei comperarli per una serie di ragioni; una su tutte: il prezzo. Sarà che è un tema che mi sta a cuore. Sarà che la proposta di direttiva Europea sui limiti di emissione delle auto da ponderarsi -cosi vorrebbe la proposta- al peso delle auto ci aveva fatto incazzare!

Insomma, è che questo mese, il pezzo per cooperazione l'ho scritto sulle automobili, sui loro consumi e sulle loro emissioni, con una piccola guida per l'acquisto consapevole delle quattroruote.

PS. Alla fine poi ci siamo presi questa che fa 150 grammi di CO2 al km. Non è una Prius, ma è comunque il motore più parco di emissioni in circolazione in questa fascia...

PPS. Papà però ha fatto meglio e si è preso questa che va a metano...

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due o tre cose da mandare a mente

Il governo è andato a casa. Interrompe questa avventura ben prima di metà strada. Come è già successo in passato, Prodi si è dimostrato l'uomo giusto per fare il lavoro sporco, quello impopolare. Ora altri verranno a dilapidarne i frutti. Ma prima che la malattia senile dell'italiano medio ci colga, prima che incorriamo anche noi nella solita amnesia collettiva che in definitiva è la vera sciagura del paese (perchè diceva il tale che chi non ricorda il passato è destinato a ripeterlo) vogliamo appuntarci alcuni numeri. Mandarli a mente. A futura memoria.

Conti pubblici ed Economia
anno %PIL Deficit Debito/PIL
2000 | -,- | -0.8 | 109.1
2001 | 1.8 | -3.1 | 108.7

2002 | 0.3 | -2,9 | 105.6
2003 | 0.0 | -3,5 | 104.3
2004 | 1.2 | -3,5 | 103.8
2005 | 0.1 | -4,2 | 106.2
2006 | 1.9 | -4,4 | 106.8
2007 | 1.9 | -2,0 | 105.0
2008 | 1.4 | -2.0 | ----


Anche a volere spartirsi a metà i meriti del 2001 e del 2006, questi sono numeri che parlano da soli. Che dicono chi tiene a posto i conti e fa crescere l'economia e chi invece scialacqua il bene pubblico senza peraltro promuovere (una seppur drogata) crescita.

Aggiungiamo poi che ora il tasso di disoccupazione è sotto il 6% (anche grazie alla Maroni bisogna dire) e che l'inflazione è sotto la media Europea. Sono nudi e freddi numeri questi, certo! Ma verranno utili quando qualcuno oserà dire che questo governo ha fatto male.

Più intimi ed accoglienti ci rimarranno i ricordi di Lucia finalmente serena in maternità e dei pannelli solari che per il futuro ci procureranno tepore nel rispetto dell'ambiente nostro ed altrui. Proveremo a raccontare anche questo a coloro che si faranno convincere dai numeri di cui sopra...

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La serietà (non piu') al governo

La serietà al governo. Con questo grido, questa pretesa, che ci era piaciuta molto, Lei, presidente, aveva vinto di misura le elezioni nel 2006. Oggi quell'avventura è finita. Tra le scherno dei molti suoi avversari tronfi incoscenti e l'onore delle armi dei pochi che hanno realizzato. Noi abbiamo invece capito presidente. E condiviso fino all'ultimo. Anche se è costato tanto. Oggi se ne è uscito da questa storia con quella serietà con cui vi era entrato. E la serietà non può non accompagnarsi anche alla serenità. Siamo anche noi sereni Presidente perchè questa sera ci ha mostrato come si comporta una persona seria, come si comporta un uomo. Lasciamo a domani le fibrillazioni per il pensiero di quello che verrà.
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buona strada comandante

partigiani

Se ne é andato il comandante Bulow. Fu tra quelli che 65 anni fa salirono sui monti, e poi scesero in pianura per restituirci la libertà. Forse oggi se ne é andato disgustato per quello che di quella libertà sono riusciti a farne i suoi concittadini.

Ora e sempre, resistenza! (si, vale anche per il presidente Prodi...)

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Il giorno in cui l'Italia è fallitarisanata

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Oggi Standard & Poors promuove i conti dell'Italia. Si dice addirittura impressionata da essi. Naturalmente se ne rallegreranno solo Prodi, Padoa Schioppa e pochi altri mentre Dini, la sinistra di lotta e di governo per non parlare dell'opposizione e dell'italiano medio non faranno nemmeno caso alla notizia e continueranno a pensare tutto il male possibile di questo governo.

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n questi giorni sto leggendo (grazie a Roberto per il regalo di Natale) il giorno in cui la Francia è Fallita (e l'Italia?) di Jaffré e Riès Philippe (qui l'originale). Il libro è ambientato nella Francia del 2012. Nella finzione del libro, le elezioni del 2007 sono vinte da Ségolène Royal, e nei 5 anni successivi si susseguono diversi governi della sinistra radicale (di cui uno a guida Jospin). Sono anni di finanza allegra, con deficit regolarmente oltre il 4%, debito in esplosione e nessun intervento strutturale sulle finanze pubbliche. Nel 2012 vince invece Sarkozy. Ma è troppo tardi. Basta che S&P operi un downgrade della sua valutazione del debito francese per innescare un domino inarrestabile che fa cadere molte certezze e ricchezze dei francesi, una reazione a catena della quale ancora non ho visto l'ultimo anello (sono più o meno a metà libro). Il primo anello però - quello che descrive i primi passaggi, è descritto bene qui: bancomat fuori servizio, banche inagibili, conti correnti congelati, prelevamenti sospesi, assalti ai supermercati, tumulti, incendi, forze dell’ordine mobilitate. All’estero: turisti francesi con carte di credito respinte e nell’impossibilità di pagare alberghi, ristoranti e negozi, famiglie bloccate senza prospettiva immediata di ritorno.
Il libro è avvincente. Rende la noiosa finanza pubblica un vero thriller e riesce magistralmente a raccontare come i movimenti nelle stanze dei bottoni dell'alta finanza hanno delle implicazioni pervasive nei piccoli gesti della quotidianità dei francesi con effetti devastanti. E' tutto verosimile. Può davvero accadere. Anzi, come racconta Giavazzi nell'introduzione, l'Italia stessa è andata molto vicina a qualcosa di simile nel 1992.

Al di là dei riferimenti alla politica francese che sono liberamente discutibili (davvero Ségolène sarebbe stata una sciupona e davvero Sarkozy è l'uomo del rigore?) emerge incontrovertibile l'idea che il primo obiettivo di qualsiasi governo responsabile è quello di tenere i conti a posto, perchè non farlo espone al rischio di tutto quello che accade nel libro. E dunque veniamo a noi. All'italia di questo gennaio 2008. Oggi S&P promuove il debito Italiano, non lo degrada come nel libro.

Il giorno in cui la Francia è fallita (e l'Italia?) titola il libro. L'italia non fallisce e risana, risponde Standard & Poors.

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quanto è (H)illare questa campagna

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Questa affianco era la copertina di ottobre dell'Economist. Tre mesi fa esatti, la vittoria della/dei Clinton prima alle primarie ed in seguito alla Casa Bianca era data per scontata. Poi è arrivato l'Iowa, dove Barak Obama si è preso un 8% di vantaggio (37% a 29%) in uno stato che conta per l'1% della popolazione USA, e della quale ha votato il 10%. Oggi addirittura corrono voci che vorrebbero la/i Clinton ritirarsi dalla corsa. E' semplicemente ridicolo. Illarious dicono gli americani. (H)illare per noi.

A noi le primarie piacciono, come farne mistero. Ci sono piaciute quelle americane in precedenza, ci siamo entusiasmati per quelle italiane del 2005 e del 2007. Ci piace vedere i candidati esporsi, e la gente selezionare la propria classe dirigente. Quello che non ci piace è l'incredibile tatticismo a cui questa sempiterna sovraesposizione da parte dei candidati conduce. Ok che la posta in gioco è alta, ma in effetti questi poveracci sono in campagna elettorale da più di un anno e ne avranno almeno per altri 10 mesi. Il risultato è che per non sapere di cosa parlare, i giornali finiscono a desumere chissà quali destini da un voto così marginale e comunque non rappresentativo come quello dell'Iowa. Ora sembra che la Clinton non abbia convinto nel dibattito dell'altro giorno perchè era nervosa, tirata o per chissà quale significato vogliamo attribuire a quella ruga notata dai giornali.

Ma insomma, a noi Barak Obama sta molto simpatico. I Clinton anche. Pensiamo che il primo venga bene in televisione e nei dibattiti. I secondi anche. Ma che c'entra questo con il mestiere di presidente? Noi abbiamo votato (e siamo ancora orgogliosi di quel voto) Prodi. Quello che non sta simpatico a molti. Quello che sembra un prete ci campagna. Quello che chiamano mortadella e non immagino che ciò sia dovuto alle sue origini emiliane. Quello che quando parla non si capisce molto, che si mozzica le parole e che ci ha emozionati solo una volta, per sbaglio, parlando di pannelli solari. E si badi bene che di fronte aveva il presunto mago della comunicazion, quello che nelle sue magie, tra nani e ballerine, stava affossando il paese. Ed allora che cosa conta per fare un buon presidente? Noi ce lo chiediamo perplessi, mentre seguiamo queste (H)illari presidenziali.
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El adelantamiento a Italia

Più di un anno fa, parlavamo delle prime avvisaglie del fatidico sorpasso spagnolo ai nostri italici danni. Nelle recenti settimane quel post ha generato un bel po di traffico da queste parti. Diciamo che la combinazione delle parole chiavi "Spagna" e "sorpasso" in google ha portato qui qualche centinaio di persone (che per i nostri standard sono praticamente una marea).

Zapatero si é di recente vantato che il sorpasso era nei fatti avvenuto, altri lo avevano smentito, altri ancora hanno fatto del presunto evento motivo di polemica politica ed infine ieri é arrivato il nostro beneamato Romano a spiegarci che, nei fatti, il sorpasso non é (ancora) avvenuto. Polemiche seguiranno, ne siamo sicuri. Ambasciatori si scuseranno. Giornalisti ci spiattelleranno dati sul PILdisoccupazioneistruzioneautostradebanchecostruzionidebito. Politici ci diranno che é tutta colpa dei comunisti o dei franchistifascisti. Bloggers esterofili ci diranno che loro lo sapevano che si vivevamo meglio lontani da qui ed é per questo che sono scappati o sono in procinto di farlo. Gli italiani scriveranno lettere a Repubblica raccontando di quanto si sentono depressi e declinanti.

E noi che diciamo? dovremo pur trovare qualcosa da dire a quei gentil viandanti che googlando "spagna e sorpasso" passano di qui.

Noi cominciamo dai doverosi complimenti alla Spagna. Che se anche forse non ci ha ancora sorpassato e non ha le spalle grosse per farlo a breve, si é data un sacco da fare negli ultimi 25 anni ed oggi é un paese meraviglioso, istruito, tollerante, ambizioso e pieno di speranze. Complimenti davvero. Ve lo diciamo con un bel po' di ammirazione ed addirittura qualche venatura di invidia. Ma si intenda, é un invidia fraterna, che oramai noi ci sentiamo davvero tutti fratelli europei, e se crescete forte voi (magari anche grazie ai fondi europei), un po' lo sentiamo anche un successo nostro. Poi, senza voler fare i fratelli maggiori un po' saputelli, ma in pieno spirito di servizio potremmo anche fare un giorno una bella chiacchierata su quelli che secondo noi sono alcune ombre del vostro modello di sviluppo e delle incognite dalle quali vi vorremmo umilmente suggerire di guardarvi bene. Noi ve le diremmo con il senno di chi ci é già passato e forse anche in queste incognite vi si é arenato.

Ai nostri connazionali in sindrome da sorpassati diciamo invece che non é il caso di farne polemica, ma piuttosto di riflettere; perché il sorpasso della Spagna ci offre molti spunti da affrontare in maniera propositiva. Innanzitutto partiamo dalla constatazione che il sorpasso spagnolo é più traumatico di altri perché nei nostri cugini iberici forse vediamo molto più di noi stessi di quanto sia possibile fare con altre nazioni. Loro sono latini, amanti del bel vivere e della buona cucina, gioiosi e spensierati come ci siamo dipinti noi stessi per tanti anni. Ed allora fa male vedere che in Spagna si coniuga movida notturna con efficienza della PA, spensieratezza latina con puntualità dei treni, e allegria vitale con solida crescita economica. Fa male a noi si intende, perché mette a nudo l'inesistenza di quell'equazione dietro alla quale ci siamo per tanto tempo nascosti. E cioé che il bel vivere non si potesse coniugare con parole quali efficienza e crescita. E che in fondo noi, dovendo scegliere tra un vivere bello ed uno efficiente, avremmo sempre preferito il primo. Ora la Spagna é li a dirci che esiste un vivere bello ed efficiente. E questo ovviamente ci manda in bestia. Ma c'é solo da rimboccarsi le maniche ed umilmente imparare dai nostri fratelli più giovani. Perché nonostante tutto in Italia viviamo già molto bene. Ma la Spagna é li a dirci che possiamo decisamente vivere meglio.

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