Qualche indugio sull'indulto


Ma davvero il disagio puó nascere dall'aver incluso e/o escluso certi reati nell'elenco? Davvero il corruttore puo essere perdonato ed il falsificatore di bilanci no? davvero si puo fare lo sconto all'omicida ma non allo stupratore? Al commerciante di veleni si e a quello di droghe no? Da queste parti, nel tentare di seguire questi ragionamenti, ci si é persi. Ma ci si é resi conto di essersi persi in un posto che in realtá si conosce molto bene: é un posto molto italiano che sta a metá strada tra due lughi comuni della nostra cultura.

Il primo luogo é quello del volemmosse bene, dal chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato. É quel luogo in cui i furbetti, in fondo alla fine, vengono sempre perdonati perche sono dei bravi guaglioni. ́É quel posto dove gli onesti sono gli scemi del villaggio. Dove la puntualitá svizzera e l'efficienza tedesca sono ragioni di scherno. Dove i jentleman che mantengono la parola data sono i piú fessi di tutti. Avete presente il posto no?

Il secondo luogo lo si trova sotto ogni campanile ed in ogni famiglia e gruppo. ́É quel posto dove si ragiona con le categorie del noi e del loro. I miei amici meritano il perdono, i loro no. Bompressi graziato perché dei nostri. Previti poverino a casa che é anziano. Erika forse la si perdona perché é giovane e carina, Consorte chissá. Moggi no perché é Juventino. Cragnotti si perché della Lazio. Sofri é interista e pure di Lotta Continua. Santo subito. Le tre di Chiavenna no perché sataniste ed efferate. E poi hanno ucciso una suora cattolica. Ma il papá cattolico non voleva perdonare tutti? Insomma é quel luogo molto italiano che nega i meriti e demeriti nei fatti ma fa contare solamente le appartenenze (e ritaglia i primi a misura delle ultime).

Un perdono di massa eppure cosi idiosincratico, generalizzato eppure cosi individuale.

Il nostro -é l'amara constatazione di queste ore- é un paese impantanato in questo luogo, e questo indulto conferma la mancanza di idee anche nel nuovo governo del paese sul come uscire da questa situazione. Infatti, ci si chiede da queste parti, quale progetto sociale ci sia dietro questo perdono. Qui non se ne vede nessuno.

Ci é stato insegnato che lo stato dovrebbe (eventualmente e non necessariamente) perdonare solo quando si ristipula il contratto di cittadinanza. Quando cioé si cambia sostanzialmente il codice penale. Quando cambia la procedura. Quando cambia l'approccio verso la funzione della detenzione. Ma oggi abbiamo perdonato senza nemmeno aver intravisto nessuna di queste riforme. Di piú. Abbiamo perdonato solo alcuni, come se gli altri, per quanto efferati ed antisociali siano i loro crimini, non siano cittadini di questo paese e stipulatori (involontari) di questo contratto. Che senso ha tutto questo? Da queste parti si é perso il filo.




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Chi ha iniziato per primo?


Uguale e Contraria. Eppure se fosse cosi, se fosse davvero uguale e contraria, non dovrebbe mai accadere. Se fosse contraria infatti, uno ci dovrebbe sempre pensare sopra prima di comettere un affronto, sapendo che andrebbe in contro ad una vendetta. Se fosse uguale d'altra parte, non dovrebbe mai degenerare fino alle spirali di violenza e vendetta che vediamo nei piccoli, cosi come nei grandi, fatti.

Un articolo del NYT di lunedi spiega l'arcano ricorrendo alle scienze comportamentali. In un esperimento i giocatori dovevano immedesimarsi in capi di stato che dovevano pronunciare una dichiarazione in reazione ad una dichiarazione del giocatore precedente. Alla fine dell'esperimento, quando veniva chiesto loro un commento circa una loro dichiarazione, essi ricordavano distintamente quale dichiarazione l'aveva preceduta e quindi provocata (e non ad esempio la reazione che era seguita). Se era la dichiarazione di un'altro che veniva sottoposta alla loro attenzione, essi si ricordavano nitidamente con quale dichiarazione avevano reagito loro in conseguenza (e non ad esempio quale era preceduta). C'é insomma una anomolia cognitiva per cui i partecipanti nell'esperimento ricordano meglio le cause delle loro azioni e le conseguenze delle azioni dei loro avversari.

Uguale e contraria. Se questa anomalia é persistente quindi, non necessariamente la reazione é sempre simmetricamente contraria giacché tendiamo a dimenticare le conseguenze delle nostre azioni e le cause che hanno portato alle azioni altrui.

In un altro esperimento invece, viene chiesto a delle coppie di volontari di utilizzare uno strumenTo meccanico attraverso il quale uno puó esercitare una pressione con il dito, pressione chel'altro percepisce tattilmente sul proprio dito. Dopo che il ricercatore applica la pressione inziale sul dito di uno dei due, a quest'ultimo é richiesto di esercitare la stessa pressione sul dito dell'altro volontario. A questo punto al secondo viene chiesto di restituire la stessa pressione al primo e cosi via. Il risultato é che ad ogni giro, la pressione aumenta del 40% nonostante i volontari ritengano di stare esercitando la stessa pressione subita. Una excalation di cui entrambi attribuiscono la responsabilitá all'altro. Un'altra anomalia cognitiva in quanto la propria reazione viene consistentemente sottostimata (o sovrastimata quella altrui).

Uguale e contraria. E tanto basta per mandare in crisi anche il primo aggettivo. Dal momento che la reazione é cognitivamente uguale, ma in realtá crescente.

Nei giochi da bambini, cosi come nella diplomazia internazionale abbiamo quindi una ragione in piú per tornare agli insegnamenti di Levinas e della sua etica dell'altro. Riconoscere l'inviolabilitá ed irriducibilitá dell'altro anche per compensare la nostra tendenza naturale a cadere nella spirale della legge del taglione.

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nascere, bloggare e morire

Durano lo spazio di una bloggata (o post o entry, per utilizzare il vocabolario di riferimento in tema). Questa é la triste fine della maggior parte dei blog che si pubblicano oggi. Almeno a giudicare da questa indagine. Giusto il tempo di un pezzo scritto per circa un terzo dei blog. Un altro terzo non sopravvive piú di 100 giorni. Per quelli che vivono piú a lungo, si tratta nella maggior parte dei casi di sopravvivenza, dovuta alla caparbietá e/o vanitá dei propri rispettivi autori. Con pochi lettori e ancora meno commenti, molti blog sopravvivono sulla soglia dell'apatia, che sono ormai quasi piú i blogger che non i lettori stessi. Insomma, per fare una citazione musicale di nemmeno altissimo prestigio, ̛̛uno su mille ce la fa.

Pasquale in questo post elenca un po di letteratura interessante circa la economics and politics dei blog.

Nel frattempo, a proposito di blog belli interessanti e mantenuti con costanza, segnalo : ".. ........ . .. sale della vita" (si con tutti quei puntini iniziali). Il tratto che lo contraddistingue (oltre ad avere un link a questo blog ovviamente Winking ) é lo stile narrativo. La costruzione dei post é sempre uguale. Tre frasi, per una lunghezza che non supera mai le 10-15 righe. Non sono un esperto di retorica, ma ad occhio e croce la costruzione dei post sembra uno scimmiottamento del sillogismo (almeno per la struttura a tre locuzioni). Si parte sempre con un particolare empirico. La parte centrale é piú varia, ma vi é un crescendo di generalitá che discende logicamente dalla premessa. Si finisce con una frase ad effetto, un universale razionale che chiude con ironia o sarcasmo il circuito logico del discorso. ́́É ragguardevole che Francotiratore produca praticamente uno di questi camei al giorno. Complimenti.
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Sono un ragazzo fortunato

mammapapa

Sono un ragazzo fortunato. Forse dovrei cominciare a darmi dell'uomo anche se non mi rassegno all'idea. Uno dei tanti motivi che corroborano questa mia certezza l'ho rinfrescato sabato pomeriggio passando qualche ora a Grumes con mia madre e poi al bait del zucherin con mio padre.

Con il passo lungo del montanaro, mio padre non si é mai prodigato a lungo nell'insegnarmi a parole quello che ha voluto trasmettermi. Ma é con la coerenza cristallina dell'azione, con la tenacia e cocciutaggine che ci si puó concedere quando si crede in valori profondi, con il passo leggero di quello che vuole portare a termine il lavoro, e poi sparire dietro le quinte, che mi ha trasmesso i suoi insegnamenti. L'onestá, la gratuitá e la dedizione alla propria comunitá che danno il senso alto della politica e della cittadinanza. Il silenzio come strumento, perché é facendo il vuoto nel chiasso che si percepiscono i rumori di fondo. Quella voglia di fare travolgente, che vede lontano e coinvolge sempre i molti che lo circondano nei suoi orizzonti. L'umiltá di provare sempre a mettersi nei panni degli altri per capirne le loro ragioni, senza peró cedere a compromessi con la propria coscienza per compiacerli.
Di mia madre ho capito da pochi anni il senso vero di molti suoi atteggiamenti di quando stavo crescendo. Che la mamma serve a svezzare i cuccioli, non ad impedirgli di crescere e prendere la loro strada. A distanza di anni, ora che noto la difficoltá di molti miei coetanei a prendere il largo, capisco che questo é stato il suo grande merito.

Di entrambi ammiro poi la semplicitá che si fa stile, quel minimalismo frugale che spoglia il quotidiano dei dettagli insignificanti. Quella passione per la mattina, con tutto il suo oro in bocca, e che non ci sia mai una domenica buttata via in poltrona.

Ora che sono uomo, e che sono un uomo diverso da loro (purtroppo per l'umanitá ) posso peró dire che quel poco di buono che mi porto appresso, lo devo in buona parte al loro esempio. É ironico peró, che uno debba andare tanto lontano con l'etá, con le distanze e con i "titoli" per accorgersi che l'educazione che l'ha formato di piú l'abbia ricevuta tanto vicino a casa e che quelle persone cosi familiari erano in realtá i migliori professori che uno potesse augurarsi.

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L'ACE che non é il succo di frutta

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Dopo tre settimane, ieri si é conclusa la summer school sull' ACE (che, appunto, non sta per Arancia Carota e vitamina E, ma piuttosto per Agent-based Computational Economics). Gente in gamba, organizzazione impeccabile (come sempre a Trento) e tanta soddisfazione per aver cominciato ad imparare una nuovo metodologia per la ricerca che promette bene.

Oggi, quasi a confermare le nostre ambiziose speranze, ne parla anche l'Economist. Il Robert Axtell del pezzo peraltro era proprio il direttore della sumer school...
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Ma se da qualche parte bisogna stare?

Qui si sta con Israele. Ci vuole tempo a maturare una convinzione lacerante su chi ha ragione in questo deserto mediorientale lastricato di torti e nefandezze. Uno non ci vorrebbe mai arrivare. Si preferirebbe che altri non ti forzassero a dire o bianco o nero. O di qua o di la. Maledetta la guerra che tutti i distinguo, le dissociazioni piú o meno parziali, i se ed i ma ti costringe a cancellare. Ma quando arriva l'angoscioso rumore dei missili, come fai a non stare con Israele? Io vedo un paese forte, che la pace la cerca davvero. La cercava sei anni fa quando lasció il Libano sperando che il sud rimanesse sicuro. Ed é diventato una roccaforte degli Hezbollah. La cercava l'estate scorsa, quando lasciando la striscia, sperava di vedere una dirigenza palestinese sorgere credibile dalla gestione quotidiana e sovrana di un territorio. E le elezioni le ha vinte Hamas. E la cercava fino a giugno, conducendo colloqui confidenziali anche con quel governo di Hamas con il quale ufficialmente non si poteva parlare.

Poi sono arrivati i rapimenti dei soldati ed i razzi da oltre confine. Si discute se la reazione sia proporzionale all'aggressione; ma la vera domanda a me sembra un altra: che cosa si chiede ad Israele? Di abbracciare la nonviolenza nel resistere ad Hamas, Hezbollah, Brigate di Al-Aqsa, Al Queda e gli altri amici dell'allegra combricola?

Magdi Allam sul corriere di mercoledi scrive un bel pezzo in proposito.

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modelli, simulazioni, agenti

In queste settimane sono a Trento per una summer school sulla... economia computazionale con simulazioni basate su agenti. Titolone vero? In realtá come vedrete qui sotto, ha degli aspetti piú ludici di quanto il titolo non possa suggerire. In poche parole si tratta di costruire dei modelli economici a partire dalle assunzioni sul comportamento dei singoli agenti che interagiscono. A differenza della normale modellizazione matematica che si fa in economia, questi agenti vengono peró scritti come un set di istruzioni del tipo:

1 - se incontri un altro agente, proponigli un prezzo per il tappeto che stai vendendo
2 - accetta solo offerte da persone -pardon agenti - che conosci
3 - oppure fai agli atri quello che vorresti fosse fatto a te (e vendicati se questi ultimi ti fanno qualcosa che non avresti voluto).

Il passo successivo é quello di inserire questi agenti in un programma e farli interagire. Decine, migliaia, fino a milioni di agenti, interagiscono per decine, migliaia fino a milioni di volte. E poi si scopre cosa succede analizzando i dati. Questo metodo di indagine, é relativamente nuovo nel campo economico, anche se viene usato da molto tempo in altre discipline come la biologia, la sociologia e le scienze cognitive. ́́É molto promettente ed interessante, ma necessita di saper programmare al computer. E questo é oggi lo scoglio nel quale mi infrango. Ma non vi tedio oltre.

Vi lascio invece con questo modello divertente ed interessante. Quante volte vi siete chiesti perché in autostrada ognitanto si formano inspiegabilmente dei rallentamenti senza che vi siano restrizioni, lavori od incidenti di sorta? Questo modellino vi fa vedere come le varie automobili -pardon agenti- sulla strada, superata una certa soglia di congestione, fanno emergere le proprietá dei fluidi con delle vere e proprie onde di rallentamenti ed accelerazioni. Poche istruzioni: regolate i parametri come preferite e poi cliccate su setup per predisporre le automobili, ed infine su go per far partire il modello.



Dimenticavo. Il programma ci mette un po' a caricare (giusto il tempo di aver letto le mie nuove) e richiede che sul computer sia installato Java (scaricatelo qui). Il programma é fatto con NetLogo. Altre informazioni sugli Agent base models le trovate qui

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il rumore di fondo dell'esplosione primorndiale

É l'eco lontano che non accenna a spegnersi. ́́É il rumore di fondo dell'universo estivo italiano. ́É la sintesi perfetta del sentimento nazionale post-mondiale: orgoglio (per la vittora) e pregudizio (per gli scandali). Ed é emerso cosi come doveva emergere: dopo solo un paio di giorni di festeggiamenti, quasi che gli italiani fossero dei morigerati protestanti tutti dediti al ritorno al lavoro dopo la sbornia mondiale, e non fossero invece quelli che, quando la Roma vinse lo scudetto, fermarono la capitale per piú di una settimana. Eppure, se anche rientrati tutti nei ranghi, che ora c'é da fare crescere il PIL per far contento Padoa Schioppa, quel rumore di fondo rimane persistente a ricordarci che solo una settimana fa, ci siamo risvegliati campioni del mondo. Cittá che vai, paese che ti fermi, concerto che ascolti, birra che trangugi in un caldo pomeriggio italiano, appena il frastuono quotidiano indugia, appena la musica va in pausa e la radio manda la pubblicitá, riemerge il rumore di fondo...

po poro po po pooooo po...

Lo fischiettano i vecchi che giocano a carte al bar

po poro po po pooooo po...

Ne senti l'eco per i vicoli stretti delle vecchie cittá, quando a notte fonda, i ragazzi tornano a casa.

po poro po po pooooo po...

lo abbozzano con un giro di basso i musicisti per provare gli strumenti....

po poro po po pooooo po...

La stonano i bimbi, impegnati nei loro giochi da spiaggia

po poro po po pooooo po...

l'eco lungo della vittoria...il rumore di fondo lasciato dall'esplosione (pri)mondiale

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e i francesi ci rispettano...
che le balle ancora gli girano

gianne
Che cosa ci rende fieri, felici, sollevati e speranzosi oggi:

Felici. - Citando Paolo Conte: i francesi ci rispettano... che le balle ancora gli girano
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Ormai é comprovato: Prodi porta bene

Fieri. - I nostri che giocano sportivamente, sorridono e abbracciano gli avversari (un po' beffardi) e non commettono falli. I loro che sbroccano (vedi Zidane)
- Non solo i giocatori, ma tutto il paese che canta l'inno.
- La gente che festeggia, spernacchia i Francesi, ma senza l'altezzositá loro o la spocchia teutonica

Sollevati. - Ma ve lo immaginate Berlusconi presdelcons allo stadio a festeggiare il mondiale? Non ce ne saremmmo piú liberati. Io non sarei riuscito a festeggiare.

Speranzosi. - Se questa squadra é un po' lo specchio del paese, vorremmo vederci noi come loro. Testa bassa, umiltá, tanta fame di successo e fame di riconquistarsi un immagine pulita e di cui andare fieri. Prima di tutto con noi stessi.


...tra i francesi che si incazzano
e i giornali che svolazzano...

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Conflitto ed interessi

Ad una settimana dall'annuncio del decreto Bersani, abbiamo toccato con mano a che livello di scontro possono arrivare le categorie interessate. E per dire la veritá, mi preoccupano meno i tafferugli fascisti dei tassisti romani sostenuti dagli Alemanni e Storaci nostalgici, piuttosto che le reazioni, che saranno certamente piú silenziose ma sicuramente piú pericolose, che preparano le vere lobby: avvocati, notai e farmacisti. A questi peraltro non mancano le strizzate d'occhio di membri della maggioranza quali Cesare Salvi ed il ministro Mastella. Preoccupante vero?

Mi domando se sia stato positivo aver messo tutta questa carne al fuoco. E poi mi rispondo che: si, é stata forse l'unica via. Simul stabunt simul cadent. Messe tutte in un calderone, nessuna categoria puó sperare di ottenere concessioni solo per se. Pena la capitolazione del decreto. Emerge chiara la prospettiva del consumatore. Non sono misure contro una categoria, ma tutte misure per il consumatore. Che poi sono anche i tassisti che devono comperare le aspirine, gli avvocati che prendono i taxi, ed i farmacisti che necessitano di protezione legale.

Forse é ora di far sentire l'appoggio al governo. Far arrivare la voce dei consumatori. Ma come? Beppe Grillo e Suzukimaruti propongono di boicottare i taxisti. Mah.... a me sembrerebbe piú indicata una manifestazione. Sulla scorta della famosa marcia dei quarantamila. Per fare vedere ai lobbysti d'Italia che é cambiata l'aria. Che ora i consumatori fanno pesare i loro interessi... ed i loro voti. Per impedire loro, una volta per tutte, di usare l'argomento che nel difendere i loro interessi, loro in realtá difendano i nostri.

Comunque Grillo ricorda anche che, una volta portato a casa il decreto, rimane ancora molta strada da fare: a partire dalla riforma della borsa; la liberalizzazione di energia, elettricità, telecomunicazioni; lo sfoltimento dei ranghi della burocrazia; la fine delle rendite bancarie; la fine delle scatole cinesi; la legge sul conflitto di interessi; le nuove frequenze radiotelevisive; la liberalizzazione dell’ultimo miglio.

Coraggio... ci sono molte altre battaglie da fare....

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Ri-fondazione comunale: le charities nel paese dei campanili

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Della donazione di Warren Buffet alla fondazione Bill & Melinda Gates si é giá parlato qui. Questo renderá la fondazione Gates -di gran lunga- la piú ricca del mondo. Come sottolinea l'economist, con quasi tre miliardi di dollari da spendere ogni anno, il vero problema per i Gates sará quello di trovare abbastanza progetti buoni che valgano la pena di essere finanziati. Dell'articolo del settimanale londinese mi ha peró colpito un altra cosa. Nella classifica delle dieci fondazioni piú ricche del pianeta -chi se lo sarebbe mai aspettato- figurano ben due fondazioni italiane.

Ottimo! Super! Per una volta siamo in cima ad una classifica dove vale la pena di essere tra i primi (di solito si primeggia nelle classifiche piú disdicevoli). Chapeau a Ciampi ed alla sua riforma dei primi anni novanta. Bravi Bello. Ottimo.

Ma poi mi domando, ma che cosa fanno queste fondazioni con questi capitali? Perché sentiamo parlare di come la Gates foundation finanzia la ricerca sulla malaria, di come la fondazione Rockfeller finanzia la ricerca medica, di come Carnegie costruisce biblioteche ma poco o niente si sa di MPS e Cariplo? Si certo ci sono da finanziare le attivitá del palio e le mostre di Duccio. Si certo ci sono gli enti musicali e gli archivi storici lombardi... Ma la prospettiva sembra sempre un po' troppo campanilistica per delle istituzioni in testa alle classifiche globali, non vi pare?

Mah... nel frattempo mi godo questa summer school qui a Trento. Un ottima scuola, intensa e interessantissima, sponsorizzata per buona parte dalla fondazione Latsis.

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Tassinari ed altri avvocaticchi

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Della soddisfazione di respirare l'aria nuova del decreto Bersani si é gia detto nel post precedente. Una bella discussione é in corso sui blog di Due amici: il Majister e Pasquale.

Dalla soddisfazione passo alla risata grassa quando leggo la seguente dichiarazione di Loreno Bittarelli, un sindacalista dei tassisti: Tutti i tassisti dei radiotaxi aderenti all’Uri – conclude il presidente - lotteranno duramente per difendere i loro diritti e quelli della loro utenza che con la liberalizzazione dei taxi si troverebbe a dover usufruire di un servizio qualitativamente sempre più scadente”.

Ora signor Bittarelli, le parlo da utente di taxi romano. Non si permetta di prendere posizioni in mia vece ed in mia difesa. Dica le cose come stanno. Dica che difende gli interessi dei suoi associati. Ma ai nostri interessi, le assicuro, ci pensa meglio Bersani di lei.

Mi fa impazzire questa cosa. Avvocati, Farmacisti, Notai, Tassisti e Panettieri: tutti a pensare ai miei interessi, tutti premurosi verso la qualitá del servizio che deve essermi assicurato. Grazie a tutti per l'interessamento, ma so prendermi cura dei miei interessi da solo!!!

PS. Segnalatemi altri Bittarelli se vi capita di leggerne sui giornali. Altri paladini dei consumatori a cui nessuno consumatore ha richiesto difesa. Raccogliamo le frasi celebri di questi corporativisti. Sperando che con l'approvazione del decreto Bersani, ci possiamo poi fare un paper del tipo " il rent-seeking in Italia dalle gilde medioevali ai tassisti.

PS2. Ma non ce la facciamo a rilascare le nuove licenze taxi prima che questi facciano lo sciopero? Nel caso mi impegnerei a fare cinque viaggi in una sola giornata su un nuovo taxi liberalizzato.

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