Mar 2006
"Cornute e mazziate": quando le quote rosa si ritorcono contro le donne
28 03 06 | Ore: 18:58 | Categoria: Politica
Un articolo del New York Times di questa
mattina mi ha riportato a degli argomenti
famigliari su cui ho lavorato quanche anno fa
con l'Accademia d'Impresa. Mi ha
fatto sorridere perchè la storia cela un ironia;
ma è un ironia amara, ed il sorriso lascia
presto lo spazio a qualche riflessione. In
sintesi il problema è il seguente: le donne in
questo paese si sono emancipate. Almeno a
gudicare dalla quantità e qualità delle domande
che i college ricevono in tutta la nazione. E'
un trend incontestabile: le donne sono di più,
sono più brave, riescono meglio nei test ed in
generale hanno più attività extracurriculari da
mettere sul piatto della bilancia. Viva
l'America. Viva l'affirmative action.
Però a trenta e più anni dall'introduzione di
queste prassi (una versione estesa a tutte le
minoranze ed a tutti i contesti delle nostre
quote rosa), esse cominciano a far vedere i
propri limiti.
Si dà il caso infatti che, per mantenere un bilanciamento di genere nei campus universitari, per non trasformare gli uomini nella nuova minoranza esclusa, si mantengano standard più bassi per i ragazzi di quanto si faccia con le ragazze. Con meno domande (e più scarse) ricevute dai maschi infatti, l'unica soluzione è abbassare per questi ultimi la soglia di entrata. Il risultato è che oggigiorno, a parità di competenze e capacità, un numero consistente di ragazze non accedono alle università più prestigiose dove invece i loro pari maschi possono entrare.
Che ironia. Questo strumento di emancipazione, di empowerment, si sta ritorcendo proprio contro quei soggetti che era destinato a tutelare. L'ironia si fa amarezza quando si riflette sul fatto che, l'affirmative action nasce come istanza di remissione di ingiustizie e disparità subite da una minoranza (anche se non numerica) nel passato. Ma quale passata discriminazione possono addurre I figli maschi dei wasp americani per giustificare l'ingiustizia di rubare il posto a delle ragazze più intelligenti e preparate di loro?
Il dibattito sul New York times è aperto. Qui c'è il primo articolo del 24 Marzo. Qui le lettere di risposta al giornale ed un altro articolo di opinione.
Si dà il caso infatti che, per mantenere un bilanciamento di genere nei campus universitari, per non trasformare gli uomini nella nuova minoranza esclusa, si mantengano standard più bassi per i ragazzi di quanto si faccia con le ragazze. Con meno domande (e più scarse) ricevute dai maschi infatti, l'unica soluzione è abbassare per questi ultimi la soglia di entrata. Il risultato è che oggigiorno, a parità di competenze e capacità, un numero consistente di ragazze non accedono alle università più prestigiose dove invece i loro pari maschi possono entrare.
Che ironia. Questo strumento di emancipazione, di empowerment, si sta ritorcendo proprio contro quei soggetti che era destinato a tutelare. L'ironia si fa amarezza quando si riflette sul fatto che, l'affirmative action nasce come istanza di remissione di ingiustizie e disparità subite da una minoranza (anche se non numerica) nel passato. Ma quale passata discriminazione possono addurre I figli maschi dei wasp americani per giustificare l'ingiustizia di rubare il posto a delle ragazze più intelligenti e preparate di loro?
Il dibattito sul New York times è aperto. Qui c'è il primo articolo del 24 Marzo. Qui le lettere di risposta al giornale ed un altro articolo di opinione.
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Anche il plagio...
27 03 06 | Ore: 16:16 | Categoria: Divertimento
Chi non ricorda Berlusconi vantarsi delle sue
altissime letture? A dire il vero, il grande
letterato Berlusconi, quando non racconta barzellette
(sicuramente d'autore) cita sempre e solo Erasmo da
Rotterdam ed i suo elogio alla follia. Viene quasi il
sospetto che sia l'unico libro che ha letto. Ma non
può certamente essere cosi! Deve averne letto
sicuramente almeno un altro: L'Utopia di Tommaso
Moro, di cui ha personalmente curato un edizione e la
prefazione. Se l'ha scritta lui, la deve avere letta.
Deve essere senz'altro cosi! O forse no?.
L'esilarante e sconcertante vicenda del libro -siamo negli anni ottanta- della cui prefazione Berlusconi si vanta di essere autore anche nella sua "storia italiana", è uscita su Repubblica il 23 Marzo. Sembra che quella prefazione e tutta la traduzione sia stata una palese scopiazzatura da un lavoro contemporaneo del professor Luigi Firpo, un anziano docente torinese morto alla fine degli anni di quel decennio. Vi lascio leggere l'articolo di Travaglio per i dettagli. Ora Marco Travaglio sembra divertito; in effetti con tutte le bassezze a cui ci ha abituato il cavaliere, questa sembra talmente innocua da meritare solo un sorriso. Come non pensare ai racconti giovanili del caimano, quando guadagnava vendendo i compiti ai compagni di classe (senza dimenticare i primi approcci con playboy). Se si poteva imbrogliare la maestra da ragazzi, perchè non rubare il lavoro al professore da adulti?
Diciamo che vogliamo solo riderne di questa storia. Anche se in altri contesti la gente (giustamente) ci rimette il posto e viene marchiata a vita per avere rubato il lavoro altrui. Diciamo che è divertente, in attesa di potersi divertire con qualcosa di meno squallido. Coraggio che la primavera comincia il 10 Aprile.
L'esilarante e sconcertante vicenda del libro -siamo negli anni ottanta- della cui prefazione Berlusconi si vanta di essere autore anche nella sua "storia italiana", è uscita su Repubblica il 23 Marzo. Sembra che quella prefazione e tutta la traduzione sia stata una palese scopiazzatura da un lavoro contemporaneo del professor Luigi Firpo, un anziano docente torinese morto alla fine degli anni di quel decennio. Vi lascio leggere l'articolo di Travaglio per i dettagli. Ora Marco Travaglio sembra divertito; in effetti con tutte le bassezze a cui ci ha abituato il cavaliere, questa sembra talmente innocua da meritare solo un sorriso. Come non pensare ai racconti giovanili del caimano, quando guadagnava vendendo i compiti ai compagni di classe (senza dimenticare i primi approcci con playboy). Se si poteva imbrogliare la maestra da ragazzi, perchè non rubare il lavoro al professore da adulti?
Diciamo che vogliamo solo riderne di questa storia. Anche se in altri contesti la gente (giustamente) ci rimette il posto e viene marchiata a vita per avere rubato il lavoro altrui. Diciamo che è divertente, in attesa di potersi divertire con qualcosa di meno squallido. Coraggio che la primavera comincia il 10 Aprile.
Piccoli eventi deprimenti
26 03 06 | Ore: 18:46 | Categoria: Personale
Segnalo due piccole pagine web, pescate qua e la
nella rete, che mi hanno fatto partire male la
giornata.
La prima è un post di Ivan Scalfarotto sul suo blog. Si riferisce ad una pubblicità del silicone saratoga in onda sulle reti del bel paese. E' lo specchio di una nazione che scivola pericolosamente in dietro sul piano inclinato dell'emancipazione femminile. La domanda che si pone però fa male: dove sono le donne? perchè non esce un solo filo di voce di protesta? Viene in mente la frase di Eleanor Roosevelt: “Nobody can make you feel inferior without your consent.” Spiace dirlo, ma in questa Italia sembra che molte donne diano il proprio consenso al maschilismo più becero e retrogrado.
Il secondo scalino di depressione l'ho salito leggendo questo articolo di Repubblica. una donna straniera, residente e con permesso di soggiorno regolare (dimenticato a casa) viene sequestrata per una notte intera, umiliata e maltrattata dalla polizia di stato. Ma che Paese è questo? ma quale polizia abbiamo? Ovviamente nessuno di questi poliziotti dovrà mai rendere conto di questo episodio.
Furbetta, disonesta, squallida ed impunita. Ecco il ritratto di un paese al principio dell'anno 2006. Mi tiro su (si fa per dire) con le parole dell'ultimo libro di Curzio Maltese (milano non esiste) rubate da questo blog: "Forse la radice di tutto risiede nell'avversione sistematica verso il non mediocre" (p. 19). Si parla di merito, di diritti, di giovani, di mobilità sociale. In poche righe, il senso della sfida del 9 e del 10 di aprile. Che non è soltanto l'occasione decisiva per "mandare a casa" Berlusconi, ma anche per un profondo rinnovamento della società italiana. A partire da quella società che vuole rappresentarla e che per prima deve cambiare: la politica.
La prima è un post di Ivan Scalfarotto sul suo blog. Si riferisce ad una pubblicità del silicone saratoga in onda sulle reti del bel paese. E' lo specchio di una nazione che scivola pericolosamente in dietro sul piano inclinato dell'emancipazione femminile. La domanda che si pone però fa male: dove sono le donne? perchè non esce un solo filo di voce di protesta? Viene in mente la frase di Eleanor Roosevelt: “Nobody can make you feel inferior without your consent.” Spiace dirlo, ma in questa Italia sembra che molte donne diano il proprio consenso al maschilismo più becero e retrogrado.
Il secondo scalino di depressione l'ho salito leggendo questo articolo di Repubblica. una donna straniera, residente e con permesso di soggiorno regolare (dimenticato a casa) viene sequestrata per una notte intera, umiliata e maltrattata dalla polizia di stato. Ma che Paese è questo? ma quale polizia abbiamo? Ovviamente nessuno di questi poliziotti dovrà mai rendere conto di questo episodio.
Furbetta, disonesta, squallida ed impunita. Ecco il ritratto di un paese al principio dell'anno 2006. Mi tiro su (si fa per dire) con le parole dell'ultimo libro di Curzio Maltese (milano non esiste) rubate da questo blog: "Forse la radice di tutto risiede nell'avversione sistematica verso il non mediocre" (p. 19). Si parla di merito, di diritti, di giovani, di mobilità sociale. In poche righe, il senso della sfida del 9 e del 10 di aprile. Che non è soltanto l'occasione decisiva per "mandare a casa" Berlusconi, ma anche per un profondo rinnovamento della società italiana. A partire da quella società che vuole rappresentarla e che per prima deve cambiare: la politica.
Finisce un'altra settimana a Yale
25 03 06 | Ore: 01:05 | Categoria: Personale
Venerdi sera. Troppo tardi per mettermi a lavorare
davvero e troppo presto per ripiegare lo schermo
sulla tastiera. Racconto allora un paio di cose di
questa mia settimana a Yale.
Mercoledì sera sono andato a fare un po' di manovalanza per il Journal of Regulation (JREG). Le riviste accademiche nelle law school americane sono gestite dagli studenti. Gli studenti ricevono gli articoli, decidono quali accettare, curano le revisioni e le correzioni e scrupolosamente verificano tutti i riferimenti e le citazioni. Per entrare nel gruppo che cura la rivista più prestigiosa, lo Yale Law Journal (YLJ), c’è una forte competizione che comincia un anno prima dell'effettiva entrata nella squadra della redazione. Il JREG è più di bocca buona e prende tutti i volontari (compreso il sottoscritto, figuratevi
). Ma perché gli studenti fanno la
fila per partecipare? In fondo si tratta di un
lavoro che consuma tempo, a tratti non
particolarmente stimolante (trovare gli
originali delle citazioni sui microfilm negli
scantinati della biblioteca ad esempio) e non
pagato. Eppure, i ragazzi lo fanno perché è
prestigioso, perché da visibilità e perché è un
asset in più sul curriculum. La mia personale
motivazione per la verità era un'altra: volevo
vedere come funzionava il meccanismo
dall’interno, al fine di poter in futuro
provare a piazzare qualche lavoro in una rivista
di questo tipo.
Si può discutere a lungo su questo modello di rivista. Resta il fatto che qui gli studenti graduate (l’equivalente dei nostri studenti di laurea magistrale) decidono di cose vitali per i professori quali se pubblicare o meno i loro lavori. E sappiamo tutti quanto questo sia motivo di vita o di morte in un ambiente dove vige il publish or perish. Gli studenti fanno un lavoro meraviglioso e con grande entusiasmo: perdendo ore ed ore a reperire tutte le fonti citate; incrociando quanto citato con gli originali; controllando argomentazioni, dimostrazioni, fin’anche la grammatica e la formattazione. I prodotti che ne escono sono le riviste accademiche più prestigiose del mondo.
Come non pensare al ruolo subalterno ed apatico della maggioranza degli studenti nelle nostre università? Come non pensare a quanti anche nel mio dottorato non “gradiscono” e/o “apprezzano” troppa iniziativa da parte dei dottorandi?
La seconda cosa da riportare oggi, è la continuazione di un post precedente, in cui vi ho raccontato di Mr Camara, dei suoi scritti politically uncorrect di quando aveva 17 anni, e di come la sua domanda per l’accettazione di un suo lavoro nello YLJ abbia scatenato un pandemonio da queste parti. Oggi si è tenuto il simposio della rivista a cui ha partecipato anche Kiwi Camara. Ovviamente c’era attesa per vedere quale tipo di protesta avrebbe avuto luogo. Ed è stato cosi che metà dell’emiciclo si è alzato quando a preso la parola Camara ed è uscito dall’aula andando a discutere in una sessione parallela di disempowered voices in the legal accademia. E’ stata un’esperienza culturale interessante. Ma francamente una sceneggiata un po’ troppo esagerata. Questa è una società dove la segregazione è nei fatti, con i neri che fanno i lavori più umili, abitano in parti differenti della città, chiamano i figli con nomi diversi dai bianchi ed a volte viene il sospetto che persino parlino una lingua diversa. Forse qualcuno ha davvero pensato che la protesta scenografica di ieri fosse il principio; un modo per cominciare a risolvere il problema. Io ho avuto l’impressione che si sia voluto cominciare dalla fine!
Mercoledì sera sono andato a fare un po' di manovalanza per il Journal of Regulation (JREG). Le riviste accademiche nelle law school americane sono gestite dagli studenti. Gli studenti ricevono gli articoli, decidono quali accettare, curano le revisioni e le correzioni e scrupolosamente verificano tutti i riferimenti e le citazioni. Per entrare nel gruppo che cura la rivista più prestigiosa, lo Yale Law Journal (YLJ), c’è una forte competizione che comincia un anno prima dell'effettiva entrata nella squadra della redazione. Il JREG è più di bocca buona e prende tutti i volontari (compreso il sottoscritto, figuratevi
Si può discutere a lungo su questo modello di rivista. Resta il fatto che qui gli studenti graduate (l’equivalente dei nostri studenti di laurea magistrale) decidono di cose vitali per i professori quali se pubblicare o meno i loro lavori. E sappiamo tutti quanto questo sia motivo di vita o di morte in un ambiente dove vige il publish or perish. Gli studenti fanno un lavoro meraviglioso e con grande entusiasmo: perdendo ore ed ore a reperire tutte le fonti citate; incrociando quanto citato con gli originali; controllando argomentazioni, dimostrazioni, fin’anche la grammatica e la formattazione. I prodotti che ne escono sono le riviste accademiche più prestigiose del mondo.
Come non pensare al ruolo subalterno ed apatico della maggioranza degli studenti nelle nostre università? Come non pensare a quanti anche nel mio dottorato non “gradiscono” e/o “apprezzano” troppa iniziativa da parte dei dottorandi?
La seconda cosa da riportare oggi, è la continuazione di un post precedente, in cui vi ho raccontato di Mr Camara, dei suoi scritti politically uncorrect di quando aveva 17 anni, e di come la sua domanda per l’accettazione di un suo lavoro nello YLJ abbia scatenato un pandemonio da queste parti. Oggi si è tenuto il simposio della rivista a cui ha partecipato anche Kiwi Camara. Ovviamente c’era attesa per vedere quale tipo di protesta avrebbe avuto luogo. Ed è stato cosi che metà dell’emiciclo si è alzato quando a preso la parola Camara ed è uscito dall’aula andando a discutere in una sessione parallela di disempowered voices in the legal accademia. E’ stata un’esperienza culturale interessante. Ma francamente una sceneggiata un po’ troppo esagerata. Questa è una società dove la segregazione è nei fatti, con i neri che fanno i lavori più umili, abitano in parti differenti della città, chiamano i figli con nomi diversi dai bianchi ed a volte viene il sospetto che persino parlino una lingua diversa. Forse qualcuno ha davvero pensato che la protesta scenografica di ieri fosse il principio; un modo per cominciare a risolvere il problema. Io ho avuto l’impressione che si sia voluto cominciare dalla fine!
L'Afgano convertito
22 03 06 | Ore: 16:01 | Categoria: Politica
In questi giorni ha fatto scalpore la notizia di Abdul Rahman,
l'Afgano condannato a morte per essersi
convertito 15 anni fa al cristianesimo. Immagino
come molti, la notizia mi ha lasciato turbato.
Forse le cose si sistemano: lo rilasciano
facendolo passare per pazzo. La solita via di
uscita "raffazzonata": mi chiedo che cosa
succederà al prossimo convertito che si troverà
in questa situazione. Comunque è impossibile non
scoraggiarsi di fronte all'evidente fallimento
"di esportazione della democrazia" in Afganistan
e in altre regioni. Anzi la sensazione che mi
cresce addosso è quella catturata dalla
fulminante battuta di Guzzanti "ma non è che ad
esportare tutta questa democrazia, non ne rimane
più per noi?".
Tornando ad Abdul Rahman, segnalo due articoli. Il primo dell'ottimo Magdi Allam. I suoi giudizi inflessibili e puntuali sulle derive del mondo islamico sono tanto più autorevoli perché pronunciati da un musulmano laico e moderno. Allam ci mette di fronte all'ipocrisia dei governi occidentali che nel cercare una via di uscita al caso di questo singolo individuo (via di uscita triste ed insufficiente come già detto) non si accorgono che il problema della difficile conciliabilità tra l'islam (cosi come è praticato da molti oggigiorno) ed il rispetto dei diritti alla libertà religiosa, è un problema più generale, pervasivo e soprattutto un problema che abbiamo già anche a casa nostra. L'articolo è qui. Enzo Bianchi, priore del monastero di Bose, invece scrive un bellissimo pezzo per la Stampa in cui separa il piano politico, nel quale è giusto rivendicare il diritto di Abdul Rahman alla vita, da quello religioso nel quale il cristiano non è tenuto a chiedere il rispetto delle rispettive libertà religiose perchè " non è istanza indispensabile per poter vivere e testimoniare il vangelo". L'articolo è qui.
Tornando ad Abdul Rahman, segnalo due articoli. Il primo dell'ottimo Magdi Allam. I suoi giudizi inflessibili e puntuali sulle derive del mondo islamico sono tanto più autorevoli perché pronunciati da un musulmano laico e moderno. Allam ci mette di fronte all'ipocrisia dei governi occidentali che nel cercare una via di uscita al caso di questo singolo individuo (via di uscita triste ed insufficiente come già detto) non si accorgono che il problema della difficile conciliabilità tra l'islam (cosi come è praticato da molti oggigiorno) ed il rispetto dei diritti alla libertà religiosa, è un problema più generale, pervasivo e soprattutto un problema che abbiamo già anche a casa nostra. L'articolo è qui. Enzo Bianchi, priore del monastero di Bose, invece scrive un bellissimo pezzo per la Stampa in cui separa il piano politico, nel quale è giusto rivendicare il diritto di Abdul Rahman alla vita, da quello religioso nel quale il cristiano non è tenuto a chiedere il rispetto delle rispettive libertà religiose perchè " non è istanza indispensabile per poter vivere e testimoniare il vangelo". L'articolo è qui.
Tra una lezione e l'altra, capita che incontri Madeleine Albright
21 03 06 | Ore: 22:06 | Categoria: Personale
Due parole sulla borsa innanzitutto. Perchè anche questa piccola storia contribuisce alla sensazione di ammirazione che mi prende ora. Il signor Samuel e la signora Ronnie Heyman, due ex studenti degli anni 60, fanno come molti in questo paese: si arricchiscono. Lavorano nel settore pubblico ed in quello privato, accumulano ricchezze e cominciano a restituirle. Mettendo i loro nomi in google, esce The Samuel and Ronnie Heyman Center on Corporate Governance,(1987 Cardozo Law School) il Samuel and Ronnie Heyman Center for Ethics (Duke University) e poi ovviamente queste borse di studio a Yale e chissà che altro. Faccio questa divagazione perchè non posso evitare di pensare quanto stride questa concezione del capitalismo con quella che si attavola alle riunioni di confindustria nel ventre molle del nord est dell'evasione fiscale e dell'antitstato....
Di nuovo alla Albright. Con il suo discorso incoraggia gli studenti di Yale (che al terzo anno possono tutti avere già un contratto in tasca da 120.000$ con qualche studio o banca d'affari) a considerare il lavoro in una posizione governativa statale o federale. Invita a farlo non per spirito di sacrificio, ma per l'ambizione di entrare nella amministrazione più potente del mondo, attraversarla fino ai suoi vertici ed uscirne a testa alta potendo dire di avere mantenuto l'integrità. Dice "il nostro DNA è al 95% uguale a quello dei topi; che cosa avete fatto oggi per sottolineare questa differenza? perchè se vi siete limitati a nutrirvi, comportarvi come qualcuno si aspettava che vi comportaste ed avete pestato la coda ad altri topi, allora questa differenza è davvero risibile".
Racconta di come è arrivata in America, scappando prima dai nazisti e poi dai comunisti nella sua Cecoslovacchia. Racconta di cosa vuol dire essere un emigrante e di come questo paese permette ad un emigrante, e per giunta donna, di arrivare al vertice dell'amministrazione. Lo racconta con un occhio di commozione verso quei messicani che si affollano alla frontiera, che muoiono nel deserto o nei camion frigoriferi. Quelli che arrivano in questo paese credendo nel sogno Americano. Perchè qui è vero che c'è un opportunità per tutti. E lo capisci dalla commozione di una anziana signora che si sente in colpa perchè il suo paese sempre più spesso tradisce quella speranza.
-E' un'ottimista o una pessimista?- Chiede qualcuno. Dice che è un'ottimista che si preoccupa molto. Un po' come l'America che sto' imparando a rispettare ed ammirare. Non è l'America dipinta sul volto di Bush certo, ma forse è proprio perchè Bush ha tradito quel'idea che molti hanno dell'America che è cosi odiato all'estero come in patria.
Ordini professionali alla fabbrica del programma
21 03 06 | Ore: 02:36 | Categoria: Politica
Qualche tempo fa avevo commentato in un post (primi sguardi al
programma dell'Unione) il passaggio del
programma riguardante le professioni. In effetti
le parole, anche se incoraggianti, non erano
particolarmente coraggiose, specialmente per
quanto riguarda l'ordine delle professioni
legali. Mentre altri lanciavano strali ed
invettive contro ttutto e tutti ( anche alla
confidustria comunista dovevamo arrivare), ieri
a Bologna, alla fabbrica del programma, Prodi ha
incontrato i rappresentati degli ordini
professionali. Prodi non si è certo pronunciato
per l'abolizione delle professioni. Però ha
chiarito che bisognerà arrivare ad una legge
delega che riordini tutto il settore, in cui
ordini e associazioni dovranno trovare lo
livello di dignità, con ordini riformati e nuove
professioni che vengono riconosciute con molta
apertura. Sulla concorrenza, assolutamente
necessaria nelle parole di Prodi, bisogna
trovare una forma di regolamentazione che tuteli
l'utente (ahi ahi, solitamente è proprio con la
tutela dell'utente che si giustificano le
peggiori nefandezze corporative). Attenzione
alle tariffe "che devono avere una flessibilità
che impedisca l'umiliazione del sistema ma che
garantisca anche la concorrenza". Il tirocinio?
Necessario ma le professioni dovrebbero
promuovere " stage e tirocini all'estero". E
sulla questione della retribuzione dei
praticanti "credo sia ora di dire basta ad una
società in cui bisogna aspettare i 40 anni per
essere retribuiti". Infine con i privilegi
vengono le responsabilità: se gli ordini
"vogliono l'autorità che devono avere, si devono
fare carico anche delle cose scomode, come, ad
esempio, l'esclusione dei professionisti che non
esercitano la professione da anni e anni."
Certo, non è una rivoluzione tatcheriana di uno
dei settori che più contribuiscono a rallentare
lo sviluppo del paese, ma sono parole
promettenti soprattuto rispetto a quanto (non)
fatto fino ad oggi! Per ora posso solo sperare
che si tramutino presto in realtà anche se il
governo si dovrà confrontare con un parlamento
che nonostante la frattura ideologica tra CdL e
Unione, ho il sospetto che non faticherà a
trovare "convergenze" in nome della comune
appartenenza della stragrande maggioranza dei
suoi componenti ad uno o l'altro degli ordini
(specialmente avvocati). Il resoconto della
giornata è qui.
Un commento di Alberto Musy, per lavoce.info, che prende posizioni simili a quelle di Prodi, si può trovare qui
Un commento di Alberto Musy, per lavoce.info, che prende posizioni simili a quelle di Prodi, si può trovare qui
Ma che cosa scriveva Berlusconi?
17 03 06 | Ore: 21:05 | Categoria: Divertimento
Per tutta la durata del dibattito dell'altra
sera tra Prodi e Berlusconi, mi sono chiesto che cosa
stesse scrivendo il Presidente del Consiglio su quei
foglio volanti con quella bellissima penna su cui si
concentrava l'attenzione di milioni di Italiani.
Ebbene, qualcuno ha messo le mani su quei fogli e
finalmente li ha condivisi con noi. Vedi qui.
Il tempo?: Un constraint alle fandonie
15 03 06 | Ore: 18:34 | Categoria: Politica
EVENTO STRAORDINARIO, ieri sera ho visto per la prima volta il presidente Berlusconi rispettare, seppur a fatica, delle regole. Badate bene regole semplicissime, legate unicamente allo scorrere inesorabile del tempo, ma -ragazzi- rallegriamoci, è pur sempre un inizio. Chiaramente per il rispetto di regole piu complesse, come ad esempio le leggi, ci vuole ancora tempo, ma vi prego, mie cari, accogliamo l'atteggiamento del premier di ieri sera come un segno di buona volontà.
Dal letto febbricitante, vedere il super uomo, l'uomo abile nel raggirare il prossimo, l'uomo furbo che dice ciò che fa più presa sulle masse, far fatica a star dentro i due minuti e mezzo delle risposte, incapace di soggiogare e manipolare le menti dei nostri concittadini con le "storielle" sulla madre, il bis-nonno etc., mi ha davvero fatto sentir meglio.
INCREDIBILE l'emozione nel veder correre i secondi delle risposte sapendo che in un modo o nell'altro allo scadere dei due minuti e trenta MIMUN nell'IMPORRE al cavaliere di tacere avrebbe concesso la parola al suo contendente. Che emozione!!!
SEMPLICEMENTE SORPREDENTE, sentire l'ammissione "ingenua" di SCONFITTA del cavaliere nel suo appello finale, mi ha "fatto davvero stropicciare gli occhi".
Pensate non mangiavo da domenica.......e improvvisamente mi è venuto voglia di stuzzicare un panino.
L'errore più grande ora sarebbe quello di sottovalutare l'avversario. Sondaggi americani a parte, il biscione è duro da battere.Continua così caro Romano, ma ti prego accetta un solo consiglio ..... il 3 aprile ti vogliamo ancora così "preparato" sulle risposte ma anche un pochino più fluido.....(shhhh, non lo dire a nessuno, sembra spudoratamente che stai ripetendo.....puoi essere molto più sciolto e convincente!!!)
Da economista oggi mi sento di esaltare un constraint molto importante: evviva il tempo come constraint alle fandonie.....ci piace proprio tanto!!!!! Caro professore nonostante tutto oggi mi sento davvero più FELICE.
Grazie.
Angelo Castaldo
Cattolici alle elezioni
13 03 06 | Ore: 16:19 | Categoria: Politica
Mio padre mi ha segnalato l'editoriale di padre
Bartolomeo Sorge, direttore della rivista gesuita
"Aggiornamenti Sociali" a proposito delle vicine
elezioni. Si intitola: Valutare con sapienza i
Programmi. Una lettura che mi riconcilia con
il mondo cattolico di cui faccio parte, ma che
tante volte sento cosi distante quando mi trovo
a parlare di politica....
Aggiungo anche questa lettera di mons. Tommaso Valentinetti, Presidente di Pax Christi, che ha risposto agli striscianti ammiccamenti di Sandro Bondi e dello staff di Berlusconi che hanno cercato di vendere, con il solito opuscolo, come "cristiane" molte delle scellerate leggi di questo governo.
Beh dopo la segnalazione di Pasquale, non posso non aggiungere anche questa lettera, sempre in risposta a Bondi, pubblicata sul blog di Aldo Torchiaro.
Aggiungo anche questa lettera di mons. Tommaso Valentinetti, Presidente di Pax Christi, che ha risposto agli striscianti ammiccamenti di Sandro Bondi e dello staff di Berlusconi che hanno cercato di vendere, con il solito opuscolo, come "cristiane" molte delle scellerate leggi di questo governo.
Beh dopo la segnalazione di Pasquale, non posso non aggiungere anche questa lettera, sempre in risposta a Bondi, pubblicata sul blog di Aldo Torchiaro.
Da Providence e Newport
13 03 06 | Ore: 00:34 | Categoria: Personale
Piccola puntata a Providence, capitale del Rode Island, per rivedere il buon vecchio Stelios! Bella cittadina e bella università. Il giorno dopo, nonostante le calze di Alessio, abbiamo passato una meravigliosa giornata di inizio primavera a Newport, la Portofino de questialtri. Ecco un po' di foto...
I numeri di Berlusconi
08 03 06 | Ore: 16:34 | Categoria: Politica
Durante il lancio della campagna
dell'Ulivo, sono state proiettate una serie di
slides molto significative sui numeri
di cinque anni di governo Berlusconi. I numeri
sono lapidari. Danno il senso di come è stato
lasciato questo paese nel 2001, e come lo si
ritrova oggi. Incredibilmente questa
presentazione non è tra i documenti scaricabili
dal sito dell'Ulivo. Sono però
riuscito ad entrare in possesso di una copia e
la metto volentieri online perchè abbia
un pochino di diffusione almeno tra i pochi
amici che seguono questo blog! Scaricatelo
qui.
Ancora su Nick Baumann
07 03 06 | Ore: 04:37 | Categoria: Divertimento
Eccoci all'ultima puntata dei reportage di Nick
Baumann da Torino. Come potete leggere in un paio di
post precedenti, il
prestigioso reporter dello Yale Daily News che
ha seguito le olimpiadi di Torino riportando
solo banali e stantii luoghi comuni sugli
italiani. Qui qualcuno ha avuto l'ardire di
rispondergli. Ed io non sono stato l'unico
evidentemente, perché il Baumann, una volta
tornato dall'Italia, si è sentito in dovere di
rispondere con un ennesimo articolo alle diverse
critiche ricevute. Niente scuse. Ma davvero
nessuno le chiedeva. Solo altri lunghi paragrafi
con lo stile arrogante degli altri pezzi, in cui
sostanzialmente sostiene che (i) le critiche
ricevute erano semplicemente ridicole (ii) che
delle email di protesta ricevute, ne fa
pallottole di carta e ci balla intorno (che
individuo peculiare) e (iii) che va molto
orgoglioso di avere irritato qualcuno con i suoi
pezzi. Potete trovare la grande
performance letteraria del Bauman
qui. Ora, tra il divertito e
lo stupito, mi sono chiesto se valeva la pena
replicare. Mi ha convinto questa frase: I am
very sorry that I have a column in this paper
that allows me to get the last word in this
whole exchange. Ho provato ad inviare al
giornale la mia replica, ma non c'è stato nulla
da fare. Allora pur di non lasciare al Baumann
l'ultima parola, metto la mia risposta sul mio
modesto e sconosciuto sito. Forse cosi, anche
negli anni futuri, se il Baumann cercherà il suo
nome in google, si troverà tra i piedi la
risposta di quell'Italiano rompiballe dei tempi
di Torino!
I have the last word Mr Baumann (You can still post a comment if you wish
)
To the Editor:
On March 2nd, Nick Bauman addressed the reactions of some readers to his columns from Turin. I would be glad to be given the chance to reply. I have three considerations to make. First, Is Nick Bauman a racist? Let me say that racism is a serious thing, too serious even for Bauman’s pieces. Baumann’s old stereotypes were just an insult to readers’ intelligence, not to Italian souls. The problem with his columns wasn’t that they were offensive, just that they weren’t funny. Second, was his correspondence a good deal for the News? I am the kind of person who eagerly seeks provocative thinking, even the most controversial ones; I love to be challenged by sharp ironies, whereas I feel some discomfort with stupid outdated jokes. I would have preferred to see the Danish cartoons instead of Baumann’s “lessons”. I think that they would have better served the goals of the News. Last, let me conclude with a very humble suggestion for Mr Baumann, drawn from my modest experience as a writer for a newsletter. We know some days a reporter must write even if he doesn’t have anything to say. I have personally learned that some of those days, keeping silent is the best measure of one’s own writing skills.
I have the last word Mr Baumann (You can still post a comment if you wish
To the Editor:
On March 2nd, Nick Bauman addressed the reactions of some readers to his columns from Turin. I would be glad to be given the chance to reply. I have three considerations to make. First, Is Nick Bauman a racist? Let me say that racism is a serious thing, too serious even for Bauman’s pieces. Baumann’s old stereotypes were just an insult to readers’ intelligence, not to Italian souls. The problem with his columns wasn’t that they were offensive, just that they weren’t funny. Second, was his correspondence a good deal for the News? I am the kind of person who eagerly seeks provocative thinking, even the most controversial ones; I love to be challenged by sharp ironies, whereas I feel some discomfort with stupid outdated jokes. I would have preferred to see the Danish cartoons instead of Baumann’s “lessons”. I think that they would have better served the goals of the News. Last, let me conclude with a very humble suggestion for Mr Baumann, drawn from my modest experience as a writer for a newsletter. We know some days a reporter must write even if he doesn’t have anything to say. I have personally learned that some of those days, keeping silent is the best measure of one’s own writing skills.
Razzismo e political correctness in America
03 03 06 | Ore: 19:45 | Categoria: Politica
La law school sembra in questi giorni tutta rapita da
una vicenda i cui contorni suonano cosi strani a noi
italiani. Potete trovarne un riassunto qui. In breve si tratta di
questo. Lo Yale Law Journal ha
accettato la pubblicazione un articolo di
Mr Camara. Un personaggio sui
generis. Basti sapere che si è laureato ad
Harvard in legge a 19 anni (il più giovane nella
storia dell'università
ed ora insegna a Stanford. Nei
mesi successivi all'accettazione della
pubblicazione, una email anonima fa scoprire
agli editor della rivista che questo personaggio
era stato ai tempi di Harvard (due anni fa) al
centro di uno scandalo di razzismo. In breve,
Mister Camara aveva postato online i suoi
appunti di diritto in cui faceva degli esempi
del tipo "il negro ha comperato la terra con una
clausola contro i negri" (Nigs buy land with no
nig covenant). Premetto che ovviamente questa
espressione è esecrabile e la condanno vivamente
(una premessa necessaria casomai mi leggesse un
Americano).
Fatto sta che si è riaperto un dibattito di cui trovate molte tracce su internet. Questo tizio è ormai praticamente un pariah. Non lo vuole più nessuno. Condanne da destra e sinistra. Ostracismo. Qui a Yale la discussione verteva sull'opportunità di rifiutare lo scritto (per altro, a detta di molti, questo ragazzo è davvero brillante) per la rivista. Appellandosi al primo emendamento della costituzione Americana, gli editor sono comunque riusciti a portare a casa la pubblicazione, ma lunedi si terrà un dibattito pubblico nell'aula magna, su invito del preside, per discutere con tutta la comunità dei contorni della vicenda e su come tenere insieme diritto alla libera espressione con il rifiuto totale di espressioni razziste nell'accademia. Forse devo aggiungere che Mr Camara si è poi scusato per le espressioni, che aveva meno di 20 anni all'epoca, che non risulta sia poi più caduto in altre espressioni infelici e che, in fondo, erano cose scritte sui suoi appunti.
Confesso che questa storia mi ha dato una sensazione di straniamento. Venendo da un paese dove l'insulto razzista è non soltanto sbandierato negli striscioni degli stadi, ma usato dalla gente comune ed anche dai membri del parlamento e del governo, ho dei sentimenti controversi al riguardo. Da una parte sento la distanza abissale che c'è tra una società che prova ad andare seriamente alle radici del problema del razzismo ed un'altra che invece ci ha rinunciato (In attesa dello scontro di civiltà prossimo venturo). Dall'altra mi sembra, come per le vignette danesi, davvero una reazione esagerata. Certamente, non è la stessa cosa. Qui le reazioni sono state civili e composte, anche se ferme e pesanti. Però come allora rimango incerto davanti all'equivoco di vedere come delle cose leggere (come delle vignette) o dette in leggerezza (come dei commenti personali razzisti e fuori luogo) possono essere equivocate ed utilizzate per farne discendere fatti ben più gravi.
Fatto sta che si è riaperto un dibattito di cui trovate molte tracce su internet. Questo tizio è ormai praticamente un pariah. Non lo vuole più nessuno. Condanne da destra e sinistra. Ostracismo. Qui a Yale la discussione verteva sull'opportunità di rifiutare lo scritto (per altro, a detta di molti, questo ragazzo è davvero brillante) per la rivista. Appellandosi al primo emendamento della costituzione Americana, gli editor sono comunque riusciti a portare a casa la pubblicazione, ma lunedi si terrà un dibattito pubblico nell'aula magna, su invito del preside, per discutere con tutta la comunità dei contorni della vicenda e su come tenere insieme diritto alla libera espressione con il rifiuto totale di espressioni razziste nell'accademia. Forse devo aggiungere che Mr Camara si è poi scusato per le espressioni, che aveva meno di 20 anni all'epoca, che non risulta sia poi più caduto in altre espressioni infelici e che, in fondo, erano cose scritte sui suoi appunti.
Confesso che questa storia mi ha dato una sensazione di straniamento. Venendo da un paese dove l'insulto razzista è non soltanto sbandierato negli striscioni degli stadi, ma usato dalla gente comune ed anche dai membri del parlamento e del governo, ho dei sentimenti controversi al riguardo. Da una parte sento la distanza abissale che c'è tra una società che prova ad andare seriamente alle radici del problema del razzismo ed un'altra che invece ci ha rinunciato (In attesa dello scontro di civiltà prossimo venturo). Dall'altra mi sembra, come per le vignette danesi, davvero una reazione esagerata. Certamente, non è la stessa cosa. Qui le reazioni sono state civili e composte, anche se ferme e pesanti. Però come allora rimango incerto davanti all'equivoco di vedere come delle cose leggere (come delle vignette) o dette in leggerezza (come dei commenti personali razzisti e fuori luogo) possono essere equivocate ed utilizzate per farne discendere fatti ben più gravi.
Il presidente in America. Chi l'ha visto?
02 03 06 | Ore: 16:33 | Categoria: Politica
Ebbene si. il presidente ce l'ha fatta! Nonostante i
suoi oppositori l'abbiano deriso, nonostante i suoi
alleati l'abbiano sconsigliato, Lui ha voluto
incontrare il presidente degli Stati Uniti George W
Bush. Una mossa pericolosa. Ma alla vigilia delle
elezioni ne valeva la pena no? Il buon vecchio amico
George, quello di Camp David e del giubbotto d renna,
avrebbe dato senz'altro una mano. Dato visibilità e
credibilità all'azione di governo. Sostenuto il
candidato alle elezioni. Rinnovato la sua fiducia nel
paese e in chi, con tanto spirito di sacrificio ed
abnegazione lo ha guidato in questi anni! E chissà
poi la fraterna America, e la sua stampa. Chissà che
visibilità, che fama, finalmente! La fama giusta e
meritata che la stampa di un paese libero e moderno
come l'America sempre riserva ad un capo di stato di
questa levatura. Chissà insomma la copertina nel New
York Times.... Eccola la copertina del New York
Times....(clikkare per vedere)
Ma un minuto, ma chi è quel presidente che parla con
George W.? Ma un momento, aspettate, ma non è il
presidente Karzai? Ma e il presidente? quello vero
intendo? dove è finito? Ci deve essere un errore.
Insomma come è possibile che il New York Times non ne parli?
Nemmeno nelle sue pagine interne? E la CNN? e le
altre testate? Ma come è possibile? allora sono
comunisti anche gli amerikani
Cane Rabbioso
01 03 06 | Ore: 20:53 | Categoria: Personale
Cane Rabbioso è in libreria! Angelo Petrella (nella foto è
quello con la birra), il mio grandissimo
compagno di stanza al Collegio Santa Chiara a
Siena, esce tra poco con il suo primo romanzo
per la Meridiano Zero (la prima casa editrice in
Italia per i romanzi noir). Con molto orgoglio
confesso oggi di essere stato uno dei primissimi
d aver letto e commentato il manoscritto. Quando
mi chiese di leggerlo ero un po' scettico.
Pensavo che solitamente gli scrittori falliti si
danno allo studio ed all'insegnamento della
letteratura, e per questo, visto che lui
iniziava un dottorato, non poteva venirne fuori
nulla di buono. D'altra parte sarebbe come
pensare che io possa essere un buon manager.
Escluderei l'ipotesi visto che sto facendo il
dottorato in economia
Ed invece mi sono ritrovato per le mani un piccolo ( ma solo perché nella forma di un romanzo breve) gioiello. La crudezza davvero innaudita dei personaggi. La storia surreale, eppure cosi familiare nella sua capacità di portare all'eccesso i tratti di questa Italia dove il cinismo e la crudeltà diventano i dettagli quotidiani delle storie di tutti. La prosa scarna, asciutta ed immediata. Insomma una storia che toglie il respiro ti lobotomizza i lombi, ti fracassa gli stinchi, ti spara la sostanza diritta nel cervelletto (ok...ok... volevo solo aggiungere un po' di pulp imitando lo stile del libro ma è evidente che non sono all'altezza
). No al di la della battuta, cane
rabbioso è un'opera prima eccezionale. vi posso
per altro anticipare che le altre parti della
trilogia di cui fa parte sono all'altezza di
questa. E non vedo l'ora di mettere le mani sul
nuovo romanzo a cui Angelo sta lavorando.
Mi raccomando quindi, andate in libreria comperatelo e regalatelo in quantità (non però a persone con meno di 18 anni o particolarmente prone a spaventarsi e/o scandalizzarsi). Se siete studenti come me, potete sempre scaricarlo dal mio sito dove ho provveduto a postarne il testo gratis...
Ed invece mi sono ritrovato per le mani un piccolo ( ma solo perché nella forma di un romanzo breve) gioiello. La crudezza davvero innaudita dei personaggi. La storia surreale, eppure cosi familiare nella sua capacità di portare all'eccesso i tratti di questa Italia dove il cinismo e la crudeltà diventano i dettagli quotidiani delle storie di tutti. La prosa scarna, asciutta ed immediata. Insomma una storia che toglie il respiro ti lobotomizza i lombi, ti fracassa gli stinchi, ti spara la sostanza diritta nel cervelletto (ok...ok... volevo solo aggiungere un po' di pulp imitando lo stile del libro ma è evidente che non sono all'altezza
Mi raccomando quindi, andate in libreria comperatelo e regalatelo in quantità (non però a persone con meno di 18 anni o particolarmente prone a spaventarsi e/o scandalizzarsi). Se siete studenti come me, potete sempre scaricarlo dal mio sito dove ho provveduto a postarne il testo gratis...
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