"Cornute e mazziate": quando le quote rosa si ritorcono contro le donne

Un articolo del New York Times di questa mattina mi ha riportato a degli argomenti famigliari su cui ho lavorato quanche anno fa con l'Accademia d'Impresa. Mi ha fatto sorridere perchè la storia cela un ironia; ma è un ironia amara, ed il sorriso lascia presto lo spazio a qualche riflessione. In sintesi il problema è il seguente: le donne in questo paese si sono emancipate. Almeno a gudicare dalla quantità e qualità delle domande che i college ricevono in tutta la nazione. E' un trend incontestabile: le donne sono di più, sono più brave, riescono meglio nei test ed in generale hanno più attività extracurriculari da mettere sul piatto della bilancia. Viva l'America. Viva l'affirmative action. Però a trenta e più anni dall'introduzione di queste prassi (una versione estesa a tutte le minoranze ed a tutti i contesti delle nostre quote rosa), esse cominciano a far vedere i propri limiti.

Si dà il caso infatti che, per mantenere un bilanciamento di genere nei campus universitari, per non trasformare gli uomini nella nuova minoranza esclusa, si mantengano standard più bassi per i ragazzi di quanto si faccia con le ragazze. Con meno domande (e più scarse) ricevute dai maschi infatti, l'unica soluzione è abbassare per questi ultimi la soglia di entrata. Il risultato è che oggigiorno, a parità di competenze e capacità, un numero consistente di ragazze non accedono alle università più prestigiose dove invece i loro pari maschi possono entrare.

Che ironia. Questo strumento di emancipazione, di empowerment, si sta ritorcendo proprio contro quei soggetti che era destinato a tutelare. L'ironia si fa amarezza quando si riflette sul fatto che, l'affirmative action nasce come istanza di remissione di ingiustizie e disparità subite da una minoranza (anche se non numerica) nel passato. Ma quale passata discriminazione possono addurre I figli maschi dei wasp americani per giustificare l'ingiustizia di rubare il posto a delle ragazze più intelligenti e preparate di loro?

Il dibattito sul New York times è aperto. Qui c'è il primo articolo del 24 Marzo. Qui le lettere di risposta al giornale ed un altro articolo di opinione.
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Anche il plagio...

Chi non ricorda Berlusconi vantarsi delle sue altissime letture? A dire il vero, il grande letterato Berlusconi, quando non racconta barzellette (sicuramente d'autore) cita sempre e solo Erasmo da Rotterdam ed i suo elogio alla follia. Viene quasi il sospetto che sia l'unico libro che ha letto. Ma non può certamente essere cosi! Deve averne letto sicuramente almeno un altro: L'Utopia di Tommaso Moro, di cui ha personalmente curato un edizione e la prefazione. Se l'ha scritta lui, la deve avere letta. Deve essere senz'altro cosi! O forse no?.

L'esilarante e sconcertante vicenda del libro -siamo negli anni ottanta- della cui prefazione Berlusconi si vanta di essere autore anche nella sua "storia italiana", è uscita su Repubblica il 23 Marzo. Sembra che quella prefazione e tutta la traduzione sia stata una palese scopiazzatura da un lavoro contemporaneo del professor Luigi Firpo, un anziano docente torinese morto alla fine degli anni di quel decennio. Vi lascio leggere l'articolo di Travaglio per i dettagli. Ora Marco Travaglio sembra divertito; in effetti con tutte le bassezze a cui ci ha abituato il cavaliere, questa sembra talmente innocua da meritare solo un sorriso. Come non pensare ai racconti giovanili del caimano, quando guadagnava vendendo i compiti ai compagni di classe (senza dimenticare i primi approcci con playboy). Se si poteva imbrogliare la maestra da ragazzi, perchè non rubare il lavoro al professore da adulti?

Diciamo che vogliamo solo riderne di questa storia. Anche se in altri contesti la gente (giustamente) ci rimette il posto e viene marchiata a vita per avere rubato il lavoro altrui. Diciamo che è divertente, in attesa di potersi divertire con qualcosa di meno squallido. Coraggio che la primavera comincia il 10 Aprile.
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Piccoli eventi deprimenti

Segnalo due piccole pagine web, pescate qua e la nella rete, che mi hanno fatto partire male la giornata.
La prima è un post di Ivan Scalfarotto sul suo blog. Si riferisce ad una pubblicità del silicone saratoga in onda sulle reti del bel paese. E' lo specchio di una nazione che scivola pericolosamente in dietro sul piano inclinato dell'emancipazione femminile. La domanda che si pone però fa male: dove sono le donne? perchè non esce un solo filo di voce di protesta? Viene in mente la frase di Eleanor Roosevelt: “Nobody can make you feel inferior without your consent.” Spiace dirlo, ma in questa Italia sembra che molte donne diano il proprio consenso al maschilismo più becero e retrogrado.

Il secondo scalino di depressione l'ho salito leggendo questo articolo di Repubblica. una donna straniera, residente e con permesso di soggiorno regolare (dimenticato a casa) viene sequestrata per una notte intera, umiliata e maltrattata dalla polizia di stato. Ma che Paese è questo? ma quale polizia abbiamo? Ovviamente nessuno di questi poliziotti dovrà mai rendere conto di questo episodio.

Furbetta, disonesta, squallida ed impunita. Ecco il ritratto di un paese al principio dell'anno 2006. Mi tiro su (si fa per dire) con le parole dell'ultimo libro di Curzio Maltese (milano non esiste) rubate da questo blog: "Forse la radice di tutto risiede nell'avversione sistematica verso il non mediocre" (p. 19). Si parla di merito, di diritti, di giovani, di mobilità sociale. In poche righe, il senso della sfida del 9 e del 10 di aprile. Che non è soltanto l'occasione decisiva per "mandare a casa" Berlusconi, ma anche per un profondo rinnovamento della società italiana. A partire da quella società che vuole rappresentarla e che per prima deve cambiare: la politica.
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Finisce un'altra settimana a Yale

Venerdi sera. Troppo tardi per mettermi a lavorare davvero e troppo presto per ripiegare lo schermo sulla tastiera. Racconto allora un paio di cose di questa mia settimana a Yale.

Mercoledì sera sono andato a fare un po' di manovalanza per il Journal of Regulation (JREG). Le riviste accademiche nelle law school americane sono gestite dagli studenti. Gli studenti ricevono gli articoli, decidono quali accettare, curano le revisioni e le correzioni e scrupolosamente verificano tutti i riferimenti e le citazioni. Per entrare nel gruppo che cura la rivista più prestigiosa, lo Yale Law Journal (YLJ), c’è una forte competizione che comincia un anno prima dell'effettiva entrata nella squadra della redazione. Il JREG è più di bocca buona e prende tutti i volontari (compreso il sottoscritto, figuratevi Winking). Ma perché gli studenti fanno la fila per partecipare? In fondo si tratta di un lavoro che consuma tempo, a tratti non particolarmente stimolante (trovare gli originali delle citazioni sui microfilm negli scantinati della biblioteca ad esempio) e non pagato. Eppure, i ragazzi lo fanno perché è prestigioso, perché da visibilità e perché è un asset in più sul curriculum. La mia personale motivazione per la verità era un'altra: volevo vedere come funzionava il meccanismo dall’interno, al fine di poter in futuro provare a piazzare qualche lavoro in una rivista di questo tipo.

Si può discutere a lungo su questo modello di rivista. Resta il fatto che qui gli studenti graduate (l’equivalente dei nostri studenti di laurea magistrale) decidono di cose vitali per i professori quali se pubblicare o meno i loro lavori. E sappiamo tutti quanto questo sia motivo di vita o di morte in un ambiente dove vige il publish or perish. Gli studenti fanno un lavoro meraviglioso e con grande entusiasmo: perdendo ore ed ore a reperire tutte le fonti citate; incrociando quanto citato con gli originali; controllando argomentazioni, dimostrazioni, fin’anche la grammatica e la formattazione. I prodotti che ne escono sono le riviste accademiche più prestigiose del mondo.

Come non pensare al ruolo subalterno ed apatico della maggioranza degli studenti nelle nostre università? Come non pensare a quanti anche nel mio dottorato non “gradiscono” e/o “apprezzano” troppa iniziativa da parte dei dottorandi?

La seconda cosa da riportare oggi, è la continuazione di un post precedente, in cui vi ho raccontato di Mr Camara, dei suoi scritti politically uncorrect di quando aveva 17 anni, e di come la sua domanda per l’accettazione di un suo lavoro nello YLJ abbia scatenato un pandemonio da queste parti. Oggi si è tenuto il simposio della rivista a cui ha partecipato anche Kiwi Camara. Ovviamente c’era attesa per vedere quale tipo di protesta avrebbe avuto luogo. Ed è stato cosi che metà dell’emiciclo si è alzato quando a preso la parola Camara ed è uscito dall’aula andando a discutere in una sessione parallela di disempowered voices in the legal accademia. E’ stata un’esperienza culturale interessante. Ma francamente una sceneggiata un po’ troppo esagerata. Questa è una società dove la segregazione è nei fatti, con i neri che fanno i lavori più umili, abitano in parti differenti della città, chiamano i figli con nomi diversi dai bianchi ed a volte viene il sospetto che persino parlino una lingua diversa. Forse qualcuno ha davvero pensato che la protesta scenografica di ieri fosse il principio; un modo per cominciare a risolvere il problema. Io ho avuto l’impressione che si sia voluto cominciare dalla fine!
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L'Afgano convertito

In questi giorni ha fatto scalpore la notizia di Abdul Rahman, l'Afgano condannato a morte per essersi convertito 15 anni fa al cristianesimo. Immagino come molti, la notizia mi ha lasciato turbato. Forse le cose si sistemano: lo rilasciano facendolo passare per pazzo. La solita via di uscita "raffazzonata": mi chiedo che cosa succederà al prossimo convertito che si troverà in questa situazione. Comunque è impossibile non scoraggiarsi di fronte all'evidente fallimento "di esportazione della democrazia" in Afganistan e in altre regioni. Anzi la sensazione che mi cresce addosso è quella catturata dalla fulminante battuta di Guzzanti "ma non è che ad esportare tutta questa democrazia, non ne rimane più per noi?".

Tornando ad Abdul Rahman, segnalo due articoli. Il primo dell'ottimo Magdi Allam. I suoi giudizi inflessibili e puntuali sulle derive del mondo islamico sono tanto più autorevoli perché pronunciati da un musulmano laico e moderno. Allam ci mette di fronte all'ipocrisia dei governi occidentali che nel cercare una via di uscita al caso di questo singolo individuo (via di uscita triste ed insufficiente come già detto) non si accorgono che il problema della difficile conciliabilità tra l'islam (cosi come è praticato da molti oggigiorno) ed il rispetto dei diritti alla libertà religiosa, è un problema più generale, pervasivo e soprattutto un problema che abbiamo già anche a casa nostra. L'articolo è qui. Enzo Bianchi, priore del monastero di Bose, invece scrive un bellissimo pezzo per la Stampa in cui separa il piano politico, nel quale è giusto rivendicare il diritto di Abdul Rahman alla vita, da quello religioso nel quale il cristiano non è tenuto a chiedere il rispetto delle rispettive libertà religiose perchè " non è istanza indispensabile per poter vivere e testimoniare il vangelo". L'articolo è qui.
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Tra una lezione e l'altra, capita che incontri Madeleine Albright

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Capita a Yale. Tra una lezione e l'altra, quando ancora non hai finito il panino della caffetteria, e ti sei scordato tutte le tue cose incustodite in biblioteca, capita che ti infili nella aula magna per vedere cosa succede e perchè si mobilita tutta quella gente. Vedi una faccia nota, presentata dal preside della Law School e scopri cosi che egli -Harold Hongju Koh- ha lavorato come special advisor proprio per quella donna al centro della scena. Ora ti ricordi chi è. Madeleine Albright, il segretario di stato dell'era Clinton, quando ancora il multilateralismo contava qualcosa, quando gli Stati Uniti negoziavano per l'adesione alla corte penale internazionale e i diritti umani erano presi un po' più seriamente. Ma che cosa ci fa a Yale? Tiene un discorso di innaugurazione per una borsa di studio, la Samuel and Ronnie Heyman Federal Public Service Fellowship.

Due parole sulla borsa innanzitutto. Perchè anche questa piccola storia contribuisce alla sensazione di ammirazione che mi prende ora. Il signor Samuel e la signora Ronnie Heyman, due ex studenti degli anni 60, fanno come molti in questo paese: si arricchiscono. Lavorano nel settore pubblico ed in quello privato, accumulano ricchezze e cominciano a restituirle. Mettendo i loro nomi in google, esce The Samuel and Ronnie Heyman Center on Corporate Governance,(1987 Cardozo Law School) il Samuel and Ronnie Heyman Center for Ethics (Duke University) e poi ovviamente queste borse di studio a Yale e chissà che altro. Faccio questa divagazione perchè non posso evitare di pensare quanto stride questa concezione del capitalismo con quella che si attavola alle riunioni di confindustria nel ventre molle del nord est dell'evasione fiscale e dell'antitstato....

Di nuovo alla Albright. Con il suo discorso incoraggia gli studenti di Yale (che al terzo anno possono tutti avere già un contratto in tasca da 120.000$ con qualche studio o banca d'affari) a considerare il lavoro in una posizione governativa statale o federale. Invita a farlo non per spirito di sacrificio, ma per l'ambizione di entrare nella amministrazione più potente del mondo, attraversarla fino ai suoi vertici ed uscirne a testa alta potendo dire di avere mantenuto l'integrità. Dice "il nostro DNA è al 95% uguale a quello dei topi; che cosa avete fatto oggi per sottolineare questa differenza? perchè se vi siete limitati a nutrirvi, comportarvi come qualcuno si aspettava che vi comportaste ed avete pestato la coda ad altri topi, allora questa differenza è davvero risibile".

Racconta di come è arrivata in America, scappando prima dai nazisti e poi dai comunisti nella sua Cecoslovacchia. Racconta di cosa vuol dire essere un emigrante e di come questo paese permette ad un emigrante, e per giunta donna, di arrivare al vertice dell'amministrazione. Lo racconta con un occhio di commozione verso quei messicani che si affollano alla frontiera, che muoiono nel deserto o nei camion frigoriferi. Quelli che arrivano in questo paese credendo nel sogno Americano. Perchè qui è vero che c'è un opportunità per tutti. E lo capisci dalla commozione di una anziana signora che si sente in colpa perchè il suo paese sempre più spesso tradisce quella speranza.

-E' un'ottimista o una pessimista?- Chiede qualcuno. Dice che è un'ottimista che si preoccupa molto. Un po' come l'America che sto' imparando a rispettare ed ammirare. Non è l'America dipinta sul volto di Bush certo, ma forse è proprio perchè Bush ha tradito quel'idea che molti hanno dell'America che è cosi odiato all'estero come in patria.

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Ordini professionali alla fabbrica del programma

Qualche tempo fa avevo commentato in un post (primi sguardi al programma dell'Unione) il passaggio del programma riguardante le professioni. In effetti le parole, anche se incoraggianti, non erano particolarmente coraggiose, specialmente per quanto riguarda l'ordine delle professioni legali. Mentre altri lanciavano strali ed invettive contro ttutto e tutti ( anche alla confidustria comunista dovevamo arrivare), ieri a Bologna, alla fabbrica del programma, Prodi ha incontrato i rappresentati degli ordini professionali. Prodi non si è certo pronunciato per l'abolizione delle professioni. Però ha chiarito che bisognerà arrivare ad una legge delega che riordini tutto il settore, in cui ordini e associazioni dovranno trovare lo livello di dignità, con ordini riformati e nuove professioni che vengono riconosciute con molta apertura. Sulla concorrenza, assolutamente necessaria nelle parole di Prodi, bisogna trovare una forma di regolamentazione che tuteli l'utente (ahi ahi, solitamente è proprio con la tutela dell'utente che si giustificano le peggiori nefandezze corporative). Attenzione alle tariffe "che devono avere una flessibilità che impedisca l'umiliazione del sistema ma che garantisca anche la concorrenza". Il tirocinio? Necessario ma le professioni dovrebbero promuovere " stage e tirocini all'estero". E sulla questione della retribuzione dei praticanti "credo sia ora di dire basta ad una società in cui bisogna aspettare i 40 anni per essere retribuiti". Infine con i privilegi vengono le responsabilità: se gli ordini "vogliono l'autorità che devono avere, si devono fare carico anche delle cose scomode, come, ad esempio, l'esclusione dei professionisti che non esercitano la professione da anni e anni." Certo, non è una rivoluzione tatcheriana di uno dei settori che più contribuiscono a rallentare lo sviluppo del paese, ma sono parole promettenti soprattuto rispetto a quanto (non) fatto fino ad oggi! Per ora posso solo sperare che si tramutino presto in realtà anche se il governo si dovrà confrontare con un parlamento che nonostante la frattura ideologica tra CdL e Unione, ho il sospetto che non faticherà a trovare "convergenze" in nome della comune appartenenza della stragrande maggioranza dei suoi componenti ad uno o l'altro degli ordini (specialmente avvocati). Il resoconto della giornata è qui.

Un commento di Alberto Musy, per lavoce.info, che prende posizioni simili a quelle di Prodi, si può trovare qui
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Ma che cosa scriveva Berlusconi?

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Per tutta la durata del dibattito dell'altra sera tra Prodi e Berlusconi, mi sono chiesto che cosa stesse scrivendo il Presidente del Consiglio su quei foglio volanti con quella bellissima penna su cui si concentrava l'attenzione di milioni di Italiani. Ebbene, qualcuno ha messo le mani su quei fogli e finalmente li ha condivisi con noi. Vedi qui.


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Il tempo?: Un constraint alle fandonie

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Giro sul blog una mail di un caro amico sul dibattito di ieri sera:

EVENTO STRAORDINARIO, ieri sera ho visto per la prima volta il presidente Berlusconi rispettare, seppur a fatica, delle regole. Badate bene regole semplicissime, legate unicamente allo scorrere inesorabile del tempo, ma -ragazzi- rallegriamoci, è pur sempre un inizio. Chiaramente per il rispetto di regole piu complesse, come ad esempio le leggi, ci vuole ancora tempo, ma vi prego, mie cari, accogliamo l'atteggiamento del premier di ieri sera come un segno di buona volontà.

Dal letto febbricitante, vedere il super uomo, l'uomo abile nel raggirare il prossimo, l'uomo furbo che dice ciò che fa più presa sulle masse, far fatica a star dentro i due minuti e mezzo delle risposte, incapace di soggiogare e manipolare le menti dei nostri concittadini con le "storielle" sulla madre, il bis-nonno etc., mi ha davvero fatto sentir meglio.

INCREDIBILE l'emozione nel veder correre i secondi delle risposte sapendo che in un modo o nell'altro allo scadere dei due minuti e trenta MIMUN nell'IMPORRE al cavaliere di tacere avrebbe concesso la parola al suo contendente. Che emozione!!!

SEMPLICEMENTE SORPREDENTE, sentire l'ammissione "ingenua" di SCONFITTA del cavaliere nel suo appello finale, mi ha "fatto davvero stropicciare gli occhi".

Pensate non mangiavo da domenica.......e improvvisamente mi è venuto voglia di stuzzicare un panino.

L'errore più grande ora sarebbe quello di sottovalutare l'avversario. Sondaggi americani a parte, il biscione è duro da battere.Continua così caro Romano, ma ti prego accetta un solo consiglio ..... il 3 aprile ti vogliamo ancora così "preparato" sulle risposte ma anche un pochino più fluido.....(shhhh, non lo dire a nessuno, sembra spudoratamente che stai ripetendo.....puoi essere molto più sciolto e convincente!!!)

Da economista oggi mi sento di esaltare un constraint molto importante: evviva il tempo come constraint alle fandonie.....ci piace proprio tanto!!!!! Caro professore nonostante tutto oggi mi sento davvero più FELICE.

Grazie.

Angelo Castaldo

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Cattolici alle elezioni

Mio padre mi ha segnalato l'editoriale di padre Bartolomeo Sorge, direttore della rivista gesuita "Aggiornamenti Sociali" a proposito delle vicine elezioni. Si intitola: Valutare con sapienza i Programmi. Una lettura che mi riconcilia con il mondo cattolico di cui faccio parte, ma che tante volte sento cosi distante quando mi trovo a parlare di politica....

Aggiungo anche questa lettera di mons. Tommaso Valentinetti, Presidente di Pax Christi, che ha risposto agli striscianti ammiccamenti di Sandro Bondi e dello staff di Berlusconi che hanno cercato di vendere, con il solito opuscolo, come "cristiane" molte delle scellerate leggi di questo governo.

Beh dopo la segnalazione di Pasquale, non posso non aggiungere anche questa lettera, sempre in risposta a Bondi, pubblicata sul blog di Aldo Torchiaro.

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Da Providence e Newport

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Piccola puntata a Providence, capitale del Rode Island, per rivedere il buon vecchio Stelios! Bella cittadina e bella università. Il giorno dopo, nonostante le calze di Alessio, abbiamo passato una meravigliosa giornata di inizio primavera a Newport, la Portofino de questialtri. Ecco un po' di foto...
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I numeri di Berlusconi

Durante il lancio della campagna dell'Ulivo, sono state proiettate una serie di slides molto significative sui numeri di cinque anni di governo Berlusconi. I numeri sono lapidari. Danno il senso di come è stato lasciato questo paese nel 2001, e come lo si ritrova oggi. Incredibilmente questa presentazione non è tra i documenti scaricabili dal sito dell'Ulivo. Sono però riuscito ad entrare in possesso di una copia e la metto volentieri online perchè abbia un pochino di diffusione almeno tra i pochi amici che seguono questo blog! Scaricatelo qui.
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Ancora su Nick Baumann

Eccoci all'ultima puntata dei reportage di Nick Baumann da Torino. Come potete leggere in un paio di post precedenti, il prestigioso reporter dello Yale Daily News che ha seguito le olimpiadi di Torino riportando solo banali e stantii luoghi comuni sugli italiani. Qui qualcuno ha avuto l'ardire di rispondergli. Ed io non sono stato l'unico evidentemente, perché il Baumann, una volta tornato dall'Italia, si è sentito in dovere di rispondere con un ennesimo articolo alle diverse critiche ricevute. Niente scuse. Ma davvero nessuno le chiedeva. Solo altri lunghi paragrafi con lo stile arrogante degli altri pezzi, in cui sostanzialmente sostiene che (i) le critiche ricevute erano semplicemente ridicole (ii) che delle email di protesta ricevute, ne fa pallottole di carta e ci balla intorno (che individuo peculiare) e (iii) che va molto orgoglioso di avere irritato qualcuno con i suoi pezzi. Potete trovare la grande performance letteraria del Bauman qui. Ora, tra il divertito e lo stupito, mi sono chiesto se valeva la pena replicare. Mi ha convinto questa frase: I am very sorry that I have a column in this paper that allows me to get the last word in this whole exchange. Ho provato ad inviare al giornale la mia replica, ma non c'è stato nulla da fare. Allora pur di non lasciare al Baumann l'ultima parola, metto la mia risposta sul mio modesto e sconosciuto sito. Forse cosi, anche negli anni futuri, se il Baumann cercherà il suo nome in google, si troverà tra i piedi la risposta di quell'Italiano rompiballe dei tempi di Torino!

I have the last word Mr Baumann (You can still post a comment if you wish Winking)

To the Editor:

On March 2nd, Nick Bauman addressed the reactions of some readers to his columns from Turin. I would be glad to be given the chance to reply. I have three considerations to make. First, Is Nick Bauman a racist? Let me say that racism is a serious thing, too serious even for Bauman’s pieces. Baumann’s old stereotypes were just an insult to readers’ intelligence, not to Italian souls. The problem with his columns wasn’t that they were offensive, just that they weren’t funny. Second, was his correspondence a good deal for the News? I am the kind of person who eagerly seeks provocative thinking, even the most controversial ones; I love to be challenged by sharp ironies, whereas I feel some discomfort with stupid outdated jokes. I would have preferred to see the Danish cartoons instead of Baumann’s “lessons”. I think that they would have better served the goals of the News. Last, let me conclude with a very humble suggestion for Mr Baumann, drawn from my modest experience as a writer for a newsletter. We know some days a reporter must write even if he doesn’t have anything to say. I have personally learned that some of those days, keeping silent is the best measure of one’s own writing skills.
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Razzismo e political correctness in America

La law school sembra in questi giorni tutta rapita da una vicenda i cui contorni suonano cosi strani a noi italiani. Potete trovarne un riassunto qui. In breve si tratta di questo. Lo Yale Law Journal ha accettato la pubblicazione un articolo di Mr Camara. Un personaggio sui generis. Basti sapere che si è laureato ad Harvard in legge a 19 anni (il più giovane nella storia dell'universitàWinking ed ora insegna a Stanford. Nei mesi successivi all'accettazione della pubblicazione, una email anonima fa scoprire agli editor della rivista che questo personaggio era stato ai tempi di Harvard (due anni fa) al centro di uno scandalo di razzismo. In breve, Mister Camara aveva postato online i suoi appunti di diritto in cui faceva degli esempi del tipo "il negro ha comperato la terra con una clausola contro i negri" (Nigs buy land with no nig covenant). Premetto che ovviamente questa espressione è esecrabile e la condanno vivamente (una premessa necessaria casomai mi leggesse un Americano).

Fatto sta che si è riaperto un dibattito di cui trovate molte tracce su internet. Questo tizio è ormai praticamente un pariah. Non lo vuole più nessuno. Condanne da destra e sinistra. Ostracismo. Qui a Yale la discussione verteva sull'opportunità di rifiutare lo scritto (per altro, a detta di molti, questo ragazzo è davvero brillante) per la rivista. Appellandosi al primo emendamento della costituzione Americana, gli editor sono comunque riusciti a portare a casa la pubblicazione, ma lunedi si terrà un dibattito pubblico nell'aula magna, su invito del preside, per discutere con tutta la comunità dei contorni della vicenda e su come tenere insieme diritto alla libera espressione con il rifiuto totale di espressioni razziste nell'accademia. Forse devo aggiungere che Mr Camara si è poi scusato per le espressioni, che aveva meno di 20 anni all'epoca, che non risulta sia poi più caduto in altre espressioni infelici e che, in fondo, erano cose scritte sui suoi appunti.

Confesso che questa storia mi ha dato una sensazione di straniamento. Venendo da un paese dove l'insulto razzista è non soltanto sbandierato negli striscioni degli stadi, ma usato dalla gente comune ed anche dai membri del parlamento e del governo, ho dei sentimenti controversi al riguardo. Da una parte sento la distanza abissale che c'è tra una società che prova ad andare seriamente alle radici del problema del razzismo ed un'altra che invece ci ha rinunciato (In attesa dello scontro di civiltà prossimo venturo). Dall'altra mi sembra, come per le vignette danesi, davvero una reazione esagerata. Certamente, non è la stessa cosa. Qui le reazioni sono state civili e composte, anche se ferme e pesanti. Però come allora rimango incerto davanti all'equivoco di vedere come delle cose leggere (come delle vignette) o dette in leggerezza (come dei commenti personali razzisti e fuori luogo) possono essere equivocate ed utilizzate per farne discendere fatti ben più gravi.
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Il presidente in America. Chi l'ha visto?

Ebbene si. il presidente ce l'ha fatta! Nonostante i suoi oppositori l'abbiano deriso, nonostante i suoi alleati l'abbiano sconsigliato, Lui ha voluto incontrare il presidente degli Stati Uniti George W Bush. Una mossa pericolosa. Ma alla vigilia delle elezioni ne valeva la pena no? Il buon vecchio amico George, quello di Camp David e del giubbotto d renna, avrebbe dato senz'altro una mano. Dato visibilità e credibilità all'azione di governo. Sostenuto il candidato alle elezioni. Rinnovato la sua fiducia nel paese e in chi, con tanto spirito di sacrificio ed abnegazione lo ha guidato in questi anni! E chissà poi la fraterna America, e la sua stampa. Chissà che visibilità, che fama, finalmente! La fama giusta e meritata che la stampa di un paese libero e moderno come l'America sempre riserva ad un capo di stato di questa levatura. Chissà insomma la copertina nel New York Times.... Eccola la copertina del New York Times....(clikkare per vedere)

nytconver

Ma un minuto, ma chi è quel presidente che parla con George W.? Ma un momento, aspettate, ma non è il presidente Karzai? Ma e il presidente? quello vero intendo? dove è finito? Ci deve essere un errore. Insomma come è possibile che il New York Times non ne parli? Nemmeno nelle sue pagine interne? E la CNN? e le altre testate? Ma come è possibile? allora sono comunisti anche gli amerikani

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Cane Rabbioso

Cane Rabbioso è in libreria! Angelo Petrella (nella foto è quello con la birra), il mio grandissimo compagno di stanza al Collegio Santa Chiara a Siena, esce tra poco con il suo primo romanzo per la Meridiano Zero (la prima casa editrice in Italia per i romanzi noir). Con molto orgoglio confesso oggi di essere stato uno dei primissimi d aver letto e commentato il manoscritto. Quando mi chiese di leggerlo ero un po' scettico. Pensavo che solitamente gli scrittori falliti si danno allo studio ed all'insegnamento della letteratura, e per questo, visto che lui iniziava un dottorato, non poteva venirne fuori nulla di buono. D'altra parte sarebbe come pensare che io possa essere un buon manager. Escluderei l'ipotesi visto che sto facendo il dottorato in economia Winking

Ed invece mi sono ritrovato per le mani un piccolo ( ma solo perché nella forma di un romanzo breve) gioiello. La crudezza davvero innaudita dei personaggi. La storia surreale, eppure cosi familiare nella sua capacità di portare all'eccesso i tratti di questa Italia dove il cinismo e la crudeltà diventano i dettagli quotidiani delle storie di tutti. La prosa scarna, asciutta ed immediata. Insomma una storia che toglie il respiro ti lobotomizza i lombi, ti fracassa gli stinchi, ti spara la sostanza diritta nel cervelletto (ok...ok... volevo solo aggiungere un po' di pulp imitando lo stile del libro ma è evidente che non sono all'altezza Winking ). No al di la della battuta, cane rabbioso è un'opera prima eccezionale. vi posso per altro anticipare che le altre parti della trilogia di cui fa parte sono all'altezza di questa. E non vedo l'ora di mettere le mani sul nuovo romanzo a cui Angelo sta lavorando.

Mi raccomando quindi, andate in libreria comperatelo e regalatelo in quantità (non però a persone con meno di 18 anni o particolarmente prone a spaventarsi e/o scandalizzarsi). Se siete studenti come me, potete sempre scaricarlo dal mio sito dove ho provveduto a postarne il testo gratis...
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