L'effetto [di scoprirsi dentro una] serra
Eppure qui se ne parla, se ne discute. Il problema del riscaldamento globale, soprattutto dopo l'uragano Katrina dello scorso anno, é sulla bocca di tutti. É nei giornali in continuazione: il New York Times di ieri con un editoriale di Paul Krugman ad esempio. É nei programmi di alcune (sempre troppo poche poche, siamo d'accordo), aziende che si stanno convertendo al concetto di zero-emissioni; é nelle pubblicitá martellante delle automobili ibride ed ecologiche; é nei cinema con la faccia di une ex-candidato alla Casa Bianca; é persino nei discorsi degli economisti liberisti e libertari che fino all'altro ieri erano forse gli oppositori piú accaniti di Kyoto.
Insomma é una paese che ne discute, seriamente. L'amministrazione per ora ignora quasi completamente questa marea montante. Ma la mia previsione, diciamo soprattutto la mia speranza, é che tra poco vedremo questo paese che fin ora é stato il critico piú feroce di Kyoto, diventare il piú forte paladino di un mondo a "basse emissioni". Ancora un altro wishful thinking?
PS. Io non dimentico la promessa di Prodi di voler ricoprire il nostro paese di pannelli solari. Davvero uno dei pochi momenti di alta politica di questa -finalmente finita- campagna elettorale.
noi speriamo che ce la caviamo...
Speriamo in due sindaci molto bravi, nel loro futuro politico post 2011. Speriamo nell'elezione di due donne (spero che la Moratti possa fare meglio da sindaco di quanto fatto da ministro) a guida di due importanti cittá. Speriamo... Speriamo.. davvero non so che altro dire, e mi aggrappo a questa parola...
quelli che il valore legale... e quelli che il valore e basta...
Al contrario, la laurea che ci consegnano le universitá italiane é una vera fonte di privilegi, almeno sulla carta. Ci permette di accedere a concorsi, fare scattare punteggi, soglie, detrazioni, rinvii e quant'altro. Per di piú ci costa molto poco in termini finanziari: meno di 1000 euro l'anno.
Eppure... eppure....
Questa settimana c'é stato il commencement qui a Yale. metto
online alcune foto, perché credo che le mie parole
non riescano a descrivere propriamente l'atmosfera
di partecipazione, orgoglio e celebrazione che
circondava la cerimonia di consegna delle lauree.
Forse qualcuno le troverá pompose, cerimonionse,
pretenziose. Si, forse sono per qualuno "le solite
americanate". Ma quanto valore viene attribuito a
quel pezzo di carta che legalmente non vale nulla!
Peró... peró....
Mi scorrono negli occhi invece le immagini di
discussioni di laurea con professori annoiati,
seguite dagli atti gogliardici degli amici che in
molti casi (non é stato cosi nel mio, per fortuna)
rasentano l'umiliazione. Mi vengono in mente
professori che ti suggeriscono di intrapprendere
altre carriere, intervistatori che ti dicono che la
laurea oggigiorno non basta, che ci vuole il master..
le lingue... gli stage (come se queste non dovessero
gia far parte del percorso di studio). Insomma, pieno
valore legale ma poco valore in se...
PS. qui c'é anche il video del discorso del
preside...
calcio stato, calcio mercato
Aggiungo la mia. Credo che ci siano altre questioni su cui bisogna assolutamente rescindere, non tanto il conflitto di interessi tra le varie parti della commedia (TV, squadre, procuratori), ma piuttosto le commistioni tra il teatro ed il pubblico pagante; tra interesse del pubblico ed interesse della categoria; tra ordinamento statale ed ordinamento privato.
La prima questione é quella della sicurezza. É noto che ormai la frequentazione dei luoghi del calcio é pratica riservata alle bande ed ai branchi delle tifoserie. E questo nonostante ogni domenica l'Italia dispieghi piú forze dell'ordine negli stadi di quanti soldati impiega nelle missioni di pace all'estero. L'esperienza inglese ci deve essere di lezione. Le strutture sportive devono essere sotto la responsabilitá delle squadre che devono garantire la sicurezza. Alle societá deve essere imputata la responsabilitá oggettiva per quanto avviene nelle strutture e fuori. Ci pensino loro a reprimere le tifoserie. Se non lo vogliono fare che ci pensino loro a pagarsi delle forze di sicurezza. Altrimenti siamo alle solite: costi pubblici di sicurezza, e benefici privati nell'incentivare il tifo viscerale (che significa tanti abbonamenti).
La seconda distinzione da fare riguarda la giustizia sportiva. Forse sono radicale su questo punto, ma credo che i magistrati non si dovrebbero occupare di queste vicende, se non quando assumono rilevanza penale. Avrebbero dovuto farlo i giornali magari i giornali sportivi che avrebbero senza'altro reso un servizio migliore ai propri lettori scoperchiando gli scandali piuttosto che raccontarci delle ultime trattative di Totti con la Roma. La credibilitá del sistema dovrebbe essere puramente reputazionale, pena la scomparsa per disinteresse da parte del pubblico. Se il calcio non é in grado di organizzare una propria giustizia, ma vuole fare ricorso alle strutture pubbliche, bisognerebbe trovare un modo per far pagare il servizio legale reso dai tribunali della Repubblica alla lega calcio.
La terza distinzione riguarda la necessitá di riportare la gestione delle societá di calcio, la corporate governance direbbero economisti ed avvocati, nell'alveo del diritto societario vigente per tutte le altre imprese. La vicinanza tra politica e mondo del calcio ha prodotto una fila lunga ed inconfessabile di deroghe ed eccezioni di cui l decreto spalma debiti é stato solo la punta dell'iceberg. Dai bilanci farsa, agli azzardi finanziari, alle compravendite di calciatori usate come strumenti per nascondere a volte profitti, a volte debiti, altre volte transazioni poco chiare. Le societá di calcio devono tornare ad obbedire alle regole vigenti per tutte le altre imprese private!
Se il calcio non é in grado di camminare con le proprie gambe, come tutte le associazioni e le imprese private devono saper fare, perché deve essere il pubblico a farsene carico? Il concetto espresso in questo modo forse é mal posto. Ci riprovo: forse il calcio é caduto cosi in basso perché ha sempre confidato nella possibilitá di appoggiarsi alla spalla pubblica. Per il bene del calcio forse é giunto il momento di fargli mancare questa spalla!!!
Partenza incerta
Peró devo essere onesto. Davvero speravo in qualcosa di meglio. Nomi gia visti 10 anni orsono (Prodi compreso, ma forse era l'unico nome che doveva restare) all'insegna del trionfo dei Perpetui. Donne sottorappresentate nei numeri ed ancora piú messe all'angolo se si tiene conto dei pesi relativi dei vari ministeri.
La moltiplicazione dei ministeri per dare un contentino a tutti. A questo proposito é incredibile la vicenda del ministero del welfare, accorpato da Bassanini sullo scorcio della penultima legislatura, ed oggi diviso di nuovo in tre (famiglia, lavoro, politiche sociali). Secondo quella stessa riforma i ministeri dovevano scendere a 12. Siamo oggi a 25; abbiamo fatto peggio di Berlusconi che si era fermato a 24.
Mastella soddisfatto perché con la sua rappresentanza da prefisso telefonico (ma seriamente, che competenze ha Mastella oltre ad essere un grande trafficone?) ha strappato a suon di ricatti un ministero pesante. Bonino scontenta. PDCI non si capisce. Almeno rifondazione, che ha portato a casa Bertinotti presidente della Camera sta zitta ed incassa un ministro (forse in attesa di altri tranelli). D'Alema, il líder maximo, sempre a fare le sue tattichine di cui é maestro, per cui oggi fa l'incazzato perche ieri e l'altro ieri lo hanno bocciato due volte di fila e quindi deve consumare le sue piccole vendette private.
Insomma, francamente, non é stato un bello spettacolo.Certo, pensando a Calderoli, Castelli e Lunardi uno si consola almeno un po', Peró francamente mi sembra che ci si sia accontentati di essere un po' meno peggio...
Moggi in difesa, Ferrara all'attacco
Ed anche questa volta si lancia in questa impobabie difesa di Moggi che scricchiola in molti punti ma mi ispira un non so che di ammirazione, in questo frangente, vista la scomoda posizione. Non che su alcuni punti non abbia ragione, come quando invoca la presunzione di innocenza anche per Moggi, anche sotto il peso dell'evidenze circolate in questi giorni nella carta stampata.
Ma insomma; al di la delle vicende giudiziarie, di cui si occuperá la magistratura ed al di la del linciaggio mediatico da cui spero (ma non ci confido molto) si vorranno trattenere le trasmissioni televisive, mi é inevitabile andare indietro ad una frase di Michele Serra di qualche anno fa: ci sono due modi per realizzare che sei invecchiato: uno é scoprire che le cose che scandalizzano gli altri non ti scandalizzano piú, l'altro é realizzare che le cose che scandalizzano te non scandalizzano piú gli altri. In che modo sta invecchiando Ferrara?
Le universitá Europee viste da qui
In pochi paragrafi, descrive l'universitá alle porte di Parigi nei suoi numeri essenziali. 32.000 studenti, biblioteca aperta solo 10 ore al giorno, 5 giorni la settimana, biblioteca per altro dotata di 100 computer, ma solo 30 di questi con acceso ad internet. La caffetteria chiude nel primo pomeriggio ed i docenti, a volte senza ufficio, spesso non hanno nemmeno orari di riferimento. Poca vita accademica. Scarsa ricerca.
Né -secondo il NYT- Nanterre é il posto peggiore dove fare l'universitá in Francia. L'universitá Francese é gratuita. gli studenti sono fortemente scoraggiati dallo scegliere una universitá lontana dal loro luogo di residenza. E la spesa statale per ogni studente universitario é stata l'anno scorso del 40% inferiore a quella spesa per gli studenti delle scuole superiori. Certo ci sono le eccezioni che tutti conosciamo a cominciare dalle Ecole Normale Superieure ad esempio. Ma in generale il livello é basso e la distanza tra le prime della classe e le universitá pecore nere non cosi marcata.
Perché mi ha interessato questo articolo? Vedevo Francia e leggevo Italia. Inevitabile il confronto. inevitabile notare le somiglianze tra due sistemi universitari sull'orlo della sclerosi. Dove il merito non premia ma al contrario pagano molto le conoscenze. Dove tutto funziona con molto pressapochismo perché tanto nulla é dovuto agli studenti che sono solo gli utenti non paganti del sistema. Ma anche gli studenti portano il loro fardello di responsabilitá. Non dovendo pagare, molti di noi vivono l'universitá come comodo parcheggio. Meglio se vicino a casa, meglio se poco impegnativa. Storia nota, si sa. Ma deve essere necessariamente cosi?
In questi mesi vedo di persona un sistema diversissimo. L'aspetto che solitamente piú colpisce noi Europei é il costo. Qui uno studente paga circa 40 mila dollari l'anno di iscrizione. Una bella cifra no? Tra le piú alte degli USA ma anche in una universitá pubblica come Berkeley in California, la cifra si aggira sui 7000 dollari. In Italia credo che l'universitá privata piú costosa sia la Bocconi, con costi che si aggirano sui 10.000 euro l'anno ma la stragrande maggioranza degli studenti se la cava con meno di 1000 euro l'anno. Per altro qui l'universitá copre con questa cifra solo meno del 12% delle sue esigenze finanziarie che servono a mantenere delle strutture stellari, come le palestre e le biblioteche, dei servizi efficienti come il sistema di trasporti e persino la polizia universitaria e gli stipendi dei professori piu prestigiosi che qui vengono strappati a suon di dollari alle aziende private. molti altri soldi arrivano da ex alunni che diventano ricchi e fanno donazioni da fondazioni etc.
L'obiezione a questo punto é che questa universitá se la possono permettere solo i ricchi. Beh non é cosi. La selezione avviene prima in base al merito. Yale compete con le altre per prendersi i migliori studenti (qui alla law school entrano gli studenti che - alivello nazionale- sono risultati nel top 1% dell'esame LSAT). A coloro che se lo possono permettere, l'universitá chiede i soldi, agli altri offre aiuti sotto forma di sconti, prestiti a fondo perduto o prestiti agevolati da restituire in 20 anni. ́É vero che molti studenti finiscono l'universitá indebitati, ma anche i laureati in storia e lettere (il prototipo del laureato disoccupato italiano) trovano lavori sufficientemente ben remunerati per pagare quelli stessi debiti (senza contare che molto spesso sono i datori di lavoro a farsi carico del debito). Tutti gli studenti qui sono super motivati (se non altro perché non si possono permettere un altro anno di tasse), preparatissimi (se non altro perché come giá detto, sono selezionati tra i migliori) e molto mobili nel senso che la "distanza da casa" non é generalmente un parametro considerato nella scelta.
Certo. Da Yale -nella punta della piramide del sistema universitario americano- il sistema sembra funzionare alla perfezione: una struttura eccellente, con professori eccellenti, che attrae studenti eccellenti (escluso il sottoscritto ovviamente) e produce professionisti eccellenti con paghe eccellenti. Ma cosa succede a quelli che rimangono indietro? Alle scuole minori? agli studenti meno dotati? Vorrei fare una visita a qualche universitá di provincia per vedere se davvero la realtá é poi cosi dissimile da quella di Nanterre. L'impressione é che la distanza tra il vertice della piramide e la base sia abissale. In Europa semplicemente non abbiamo universitá in grado di competere con le migliori americane, ma forse Nanterre sarebbe giá un fiore all'occhiello per la provincia profonda americana.
Peraltro mi convinco sempre piú di una cosa: dietro all'idea dell'universitá gratuita di cui noi europei spesso ci vantiamo, si cela una grossa ipocrisia. E cioé che la gratuitá faciliti l'accesso all'universitá dei poveri. Purtroppo dopo decenni di accesso universale, ancora in Italia il figlio del professionista fa l'universitá (magari bighellonando per 10 anni) mentre il figlio dell'operaio si ferma spesso prima. Ma l'operaio finanzia, attraverso le tasse, gli studi gratuiti del figlio del suo superiore. Una tassa regressiva direbbero gli economisti.
Non ho conclusioni da trarre per altro. Solo ho la fortuna di poter vivere osservare e condividere l'esperienza due sistemi diversi, nei loro aspetti piú controversi.
PS. Anche questa settimana lavoce.info torna sull'argomento universitá con dei pezzi interessanti.
Anche Marginal Revolution, a partire dall'articolo del NYT, "elabora" con una prospettiva estremamente libertaria.
Ciao Michelangeloooooo
Ciampi, l'unico nonno che ci piace
Detto questo ci delude un paese che non puó davvero fare a meno di tirare in ballo una persona che lo ha servito per 60 anni della sua vita e che ora ambisce solo ad un pó di riposo. Non ci piace questa gerontocrazia,che riproduce se stessa, di cui siamo sicuri Ciampi é il primo a non volere fare parte. Ma davvero non si puó fare il presidente della repubblcia avendo meno di 75 anni?






