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Cosi, giusto per chiarire le idee a chi ancora pensava che la Banca Mondiale fosse un organizzazione internazionale e che l'elezione del presidente la facesser i soci membri (seppur in proporzione alle quote)

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E la famiglia? sta bene grazie...

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Su questo numero dell'Economist c'é un bel pezzo su dove va la famiglia in America. La fotografia é interessante e riflette a modo suo l'aumento delle disparità che si registra in tanti indicatori in giro per quel paese:

-I divorzi. Tra la fascia di popolazione più educata (laurea) la percentuale di divorzi a dieci anni dal matrimonio é crollata dal 29% della fine degli anni 70 al 16% degli anni 90. Tra coloro che non hanno finito la scuola dell'obbligo, nello stesso periodo, la percentuale é aumentata dal 38% al 46%.

I figli. I figli che vivono con i due genitori biolgici, o comunque in un nucleo stabile e non bellicoso, sono definiti socialized for success. Vanno meglio a scuola, hanno più probabilità di finire il college, ed hanno più probabilità a loro volta di fondare una famiglia stabile e perpetuare il circolo virtuoso.

Il successo economico. La famiglia é un affare per i coniugi e per i loro figli. La famiglia come istituzione economica funziona egregiamente: induce ad una specializzazione produttiva (la divisone banale se volete tra chi fa il bucato e chi rasa l'erba) induce i genitori maschi ad incrementare la produttività, permette economie di scala e di scopo ad esempio sulla condivisione di costi fissi quali la casa. Infine la promessa di restare insieme fin che morte non ci separi é un buon meccanismo assicurativo contro gli accidenti dell'esistenza. Queste ed altre ipotesi contribuiscono a spiegare quello che nei numeri é un'evidenza lampante: le famiglie stabili sono più ricche ed i figli cresciuti in famiglie con entrambi i genitori biologici sono di gran lunga meno esposti alla povertà ed hanno a loro volta maggiori probabilità di replicare le loro fortune.

L'articolo parla a noi, che ci siamo sposati da poco, suggerendoci molte cose. Ma parla anche al nostro paese lacerato dalla discussione sulla famiglia, discussione arenata lungo fratture ideologiche e che difficilmente si confronta con i numeri e le analisi fredde dell'economia.

Innanzitutto il pezzo dà ragione a quanti sostengono che la famiglia é centrale all'organizzazione della società. Ma lasciando da parte il diritto naturale, qui si parla di come la famiglia possa permettere di sopravvivere meglio alle asperità della vita, anche attraverso la sua capacità di produrre, difendere e trasmettere ai figli la ricchezza e creare infine quella rete di relazioni che, unite al benessere economico, sono la chiave del perseguimento della felicità.

Ce ne é abbastanza per innalzare le bandiere del family day, per affiggere i manifesti populisti "Dio, patria e famiglia" o per recitare gli anatemi del papa Ratzingher? Io credo di no.

Quello che il pezzo realmente ci dice é che, a 30 anni dalle leggi sul divorzio, 30 anni per la famiglia vissuti pericolosamente sull'orlo della marginalità ed in profonda evoluzione, l'istituzione famiglia si sta selezionando. Per le elites della società, le persone più educate e benestanti, l'istituzione famiglia si sta rivelando una scommessa vincente in quanto generatrice di discendenza, di benessere, ed in ultima analisi di felicità. Per altre fasce sociali l'istituzione famiglia é ancora in crisi, come lo era allora. Non dobbiamo infatti mai dimenticare come si é arrivati alle leggi sul divorzio: una dolorosa fuoriuscita per le donne imprigionate nelle gabbie opprimenti e spesso violente delle famiglie patriarcali. Una volta aperta la valvola di sfogo del divorzio, l'istituzione famiglia come, era allora, é scoppiata. E meno male. Il passaggio é quindi stato dal mondo delle famiglie che assomigliavano ad una gabbia, a quello attuale nel quale, almeno per i più fortunati, la famiglia é l'orizzonte della felicità perché scelta libera e consapevole di mutua fedeltà, assistenza, appoggio ed investimento. La famiglia: da limite all'emancipazione femminile, a possibilità di felicità per entrambi i coniugi.

Nessuno (diciamo quasi nessuno) nega che questa sia la famiglia che vogliamo prendere a modello. Dirò di più: questo modello é quello che lo stato, con gli strumenti adeguati deve promuovere: convivenze stabili, durature ed ufficializzate, se non proprio consacrate. A questo modello lo stato deve dedicare le proprie risorse, siano esse per la prima casa, per gli asili nido, e per altri interventi di welfare. Per coerenza a questo modello, nel momento dell'elargizione dei fondi, lo stato deve favorire questi nuclei ad altri che non siano di medesimo valore sociale, quali le coppie di fatto (meno stabili) o le unioni omosessuali (che non hanno funzione riproduttiva ne quindi i costi collegati).

Detto questo, lo stato non deve dimenticare chi questa consapevolezza non l'ha ancora maturata oppure chi ha orientamenti sessuali non riproduttivi ed offrire a questi il conforto delle tutele legali che possano contribuire ad appianare le asprezze della vita. Certo, va da se, sarebbe auspicabile che una coppia di fatto, magari con prole, decidesse liberamente e convintamente di sposarsi e di perseguire quel modello di cui parla l'economist basato su una relazione stabile, paritaria, benestante ed aperta alla vita. Ma se questa coppia non riesce a vederne gli -a questo punto innegabiil, almeno nella media dei casi- vantaggi, non é certo forzando le persone dentro quegli antichi modelli di cui ci siamo liberati che si promuove il bene, della coppia, dei figli, e della società tutta intera.

Ecco perché non sono andato al family day. Ci sarei voluto andare per sostenere la messa al centro delle politiche di welfare del modello di famiglia istituzionalizzato attraverso il matrimonio. Non ci sarei andato perché era percepibile il tratto discriminatorio della minifestazione, che tendeva a negare cittadinanza agli stili di chi fuoriuscito da un vecchio ed oppressivo modello di famiglia, non ha ancora trovato quello nuovo. ́É con l'esempio, non con la legge che si convince e (per chi ci crede) si converte.

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Sofri(re) per il PD

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Anche a Luca Sofri, la lista dei 45 saggi per il partito democratico non é piaciuta. Cosi come non é piaciuta ad Adinolfi, Vatiero, Costa, Parisi e molti altri. Wittengstein allora propone di allargare ulteriormente almeno per includere 10 sotto i quaranta.

Io ho sottoscritto. Anche perché Sofri almeno non si é autocandidato...

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Micro&Mojito

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Ma che ci fa Don Franco con un libro di Microeconomia in mano? e mia madre con un boccale di mojito? C'é n'é di più qui...
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Il family day di domani

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Al family day di domani noi non ci andiamo. Per due ragioni: la prima è che questa sera partiamo per la nostra piccola ma dolce e tanto attesa luna di miele. E scusate se vi sembra un motivo futile. La seconda perchè condividiamo in pieno le parole espresse da questa comunità parrocchiale di Catania.

Io e Lucia siamo sposati da meno di una settimana. In chiesa. Convintamente. Abbiamo voluto scambiarci le nostre promesse non solo davanti alla comunità degli uomini, rappresentata da mio papà che ci ha letto gli articoli del codice civile che ci impegnamo a rispettare, ma anche al cospetto di Dio, in cui crediamo e che preghiamo di accompagnarci fino alla fine. Se lo abbiamo fatto è perchè crediamo nel valore della famiglia, nella sua centralità educativa, nel suo essere fondamento saldo di ogni possibile costruzione sociale. A costruire una famiglia abbiamo dedicato il nostro impegno. Ma condividiamo le loro parole quando dicono:

- Il valore della famiglia si difende testimoniandolo, giorno per giorno, nella vita.
- La difesa dei valori cristiani non può essere affidata alla politica, alle leggi dello stato, ma alla forza dello Spirito Santo, a Lui aprendo la porta della nostra anima e della nostra vita.
- Le scelte di coloro, che la pensano diversamente da noi hanno uguale diritto di esistere e di essere rispettate.
- Il cristiano si sente vicino a tutte quelle donne e quegli uomini che, nelle loro concrete condizioni di vita, aspirano ad essere tutelati da una regolamentazione che assicuri loro sicurezza e serenità.

Per questo noi domani non saremo a San Giovanni (e non certo perchè saremo già arrivati a destinazione quiWinking )

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andate in erasmus, miei prodi

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Parole sante... e non perché da queste parti lo si era detto..

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Non é tutto olio quello che luccica

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Dopo un iniziale entusiasmo, anche da queste parti ci siamo parecchi raffreddati circa le magnifiche sorti progressive dei biocarburanti. Ne abbiamo scritto su Cooperazione tra Consumatori...




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faux et panneau

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La situazione é questa. In Italia, i Verdi riuniti a congresso nel weekend appena trascorso, ancora annegano nell'anelito disperato di varcare la soglia del 5% (ma per ora non vanno oltre il 2%). Firmano quindi l'ennesimo appello che questa volta chiamano PATTO PER IL CLIMA e che tra una misura e l'altra contro il cambiamento climatico, non manca di lambire tangenzialmente le seguenti tematiche: a)il mondo dell'associazionismo, b)la storia dei verdi c)i movimenti per la pace d)tutela del paesaggio e)i diritti degli animali f)l'acqua come bene comune g) OGM h) tradizioni tipiche enogastronomiche i)il software open source l) diversità m) giustizia (in senso lato) n) pari opportunità o) povertà p)nonviolenza q) cooperazione r) giovani.

Pur simpatizzando per la maggior parte di queste tematiche, pur auspicando la stesura di un progetto politico che faccia della lotta al cambiamento climatico la sua bandiera, non posso non pensare a tutti i limiti di questo patto.

In un patto per il clima ci si aspetta che si parli di clima. é cosi banale? Che c'entra quindi tutto il resto? Si scende a patti con chi non la pensa come noi su tutto ma si trova a convergere almeno su un punto. Che senso ha quindi un "patto per il clima" dove si ripropone tutta l'agenda verde anche nei suoi tratti più folkloristici tipo i dritti degli animali? Insomma questo patto per il clima non é certo il tentativo di far convergere tutto l'arco politico italiano sull'obiettivo comune del problema climatico quanto il maldestro tentativo di mettere un cappello politico (che ad oggi -lo ribadiamo- vale meno del 2%) al più importante tema della politica internazionale.

Tutto questo mentre in Francia, il candidato vincitore della destra, Sarkozy, mette la lotta al cambiamento climatico al centro della sua agenda politica di presidente ed invita gli americani (proprio lui che é considerato il più amerikano dei francesi) a non mettersi di traverso. (testo, video)

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Domani mi sposo

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Domani mi sposo. Lo diceva anche Jerry Calà in un non certo memorabile film del 1984. Questa la trama: Nelle 24 ore prima del matrimonio di Jerry con Susy cosa non potrà mai succedere? Di tutto, naturalmente! Mentre fervono i preparativi del matrimonio, nella mente di Jerry riaffiorano i ricordi dei suoi precedenti amori, in particolare quello di Simona che, già sposata, vorrebbe comunque fuggire con lui. Gli amici, in occasione dell'addio al celibato gli "regalano", per quell'ultima notte da scapolo una donna, Rita che però da amante e confidente notturna finisce anch'essa con l'innamorarsi di Jerry. Dopo una serie interminabile di ulteriori alterne vicende, che sembrano compromettere definitivamente il matrimonio. Jerry e Susy si ritrovano alla fine per scambiarsi il loro "sì", nel duomo di Mantova, sotto gli occhi anche di Simona e di Rita.

Una tragicommedia insomma

C'é poi una canzone di Daniele Silvestri con lo stesso soggetto. Domani mi sposo. Con sottofondo di campane a festa, una voce rotta dalla tristezza racconta il seguente testo tragicomico:

Domani mi sposo, ne sono felice,
si sente dal tono con cui lo si dice
una piccola chiesa alle undici e venti
hanno deciso ogni cosa i suoi amici e i parenti.
Lei sarà così vicino a me che ne potrò sentire l'alito pesante
che in un solo istante mi travolgerà
sarà così vicino a me che non potrò non apprezzare
il forte odore che proviene dai suoi piedi
credimi
è bella, è bella, è bella, è bella, è bella tua sorella ma lei no
lei però la sposerò.

Della vigilia del matrimonio quindi, non se ne parla molto bene nella letteratura (ammesso e non concesso che Jerry e Daniele rientrino nel novero dei letterati). Ed io? Che dire di questa mia vigilia? Di come la sto trascorrendo?

Tranquillo non proprio... Sto cercando di rintracciare i vini per il ricevimento dispersi non si sa dove; facendo gli ultimi aggiustamenti ai tavoli; le ultime cose da acquistare; il meteo da studiare accuratamente; i regali che arrivano; i parenti ed amici in arrivo a Roma; gli ultimi ritocchi dal barbiere (per me) ed estetista (per lucia) e molte altre piccoli dettagli.

Poi ci sono le prove di memoria per le parti della cerimonia: Io Matteo, prendo te... ah no... non é cosi....Vuoi tu Lucia.... Accetti questo anello?... Vuoi sposarmi?... insomma come avete capito ho ancora molto da studiare...

Non é una giornata tranquilla quindi, ma senz'altro serena. Domani sarà un bellissimo giorno. Domani mi sposo.
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This is the reason of the end

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Qualche settimana fa, avevo pianto qui la misteriosa fine del mio ibook. Dopo una mia personalissima ed incompetente autopsia avevo iscritto il decesso alla categoria delle cause sconosciute e misteriose. Degli X-files. Oggi scopro di che si tratta. Peccato che nel frattempo il mio ibook sia andato già verso i suoi campi elisi.

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La Mela è verde. Finalmente

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La campagna di Greenpeace per spingere Apple a comportamenti più verdi si conclude. E qui si può rimuovere il banner dalla barra laterale del sito. Steve Jobs scrive una lettera pubblica ed in sostanza la da vinta a Greenpeace ed a tutti quelli che hanno sostenuto la campagna. Jobs, pur rivendicando che Apple è più avanti di altri in molti frangenti, riconosce che in questo settore può fare meglio, molto meglio, ed in proposito mette sul piatto promesse impegnative, anche se doverose.

Complimenti a Greenpeace per la campagna e per i risultati ottenuti con fantasia e brio, come peraltro dimostrato recentemente nella campagna sulle bugie di ENEL

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