Avvocaticchi ed azzeccagarbugli
Per chi non ha voglia (o stomaco) per leggersi l'intero documento, vi propongo alcuni estratti significativi sull'accesso dei giovani alla professione:
-si ritiene essenziale condividere la distinzione tra la laurea breve triennale, senza possibilità di accesso all’albo, da quella magistrale quinquennale, unica via di accesso alla libera professione; andrà peraltro previsto, per l’accesso al quadriennio [...] un numero programmato, o quantomeno una selezione tramite test attitudinali....
Non sia mai che vogliamo regolare l'accesso alla professione semplicemente liberalizzandola, quindi diminuendo il rent-seeking dell'ordine, quindi diminuendone l'appetibilitá presso i giovani. Facciamo i test attitudinali, magari sondando la pre-disposizione al corporativismo, giusto per rinsaldare il vincolo tribale.
-quanto alle scuole di formazione post-universitarie, va premesso che l’avvocatura reputa siano da privilegiare, per la formazione del futuro avvocato, le scuole forensi, che stanno sorgendo sempre più numerose sull’intero territorio nazionale, rispetto alle scuole universitarie;
-deve quindi essere nuovamente attribuita in via esclusiva all’avvocatura la titolarità della formazione forense, e quindi la funzione di trasmissione del sapere e dell’identità professionale, e conseguentemente le Istituzioni dell’avvocatura, con la partecipazione ed il concorso di tutte le componenti, e prioritariamente delle associazioni forensi, dovranno continuare ad esercitare il doveroso ruolo di formazione ed il controllo di professionalità;
-vanno al più presto individuate risorse economiche pubbliche, per contribuire allo sviluppo ed al funzionamento delle scuole forensi, rivestendo la formazione dell’avvocatura, soggetto di giurisdizione, un innegabile interesse pubblico;
Insomma, lo Stato non si occupi degli affari nostri, di chi facciamo entrare nel circolo e chi lasciamo fuori. Pensi piuttosto a procurarci i soldi che ci servono per mantenere in piedi questo sistema dal quale guadagnamo solo noi che giá ci siamo dentro, e quelli, un giorno, tra molti anni, disposti ad accettare le nostre regole per entrare.
-quanto al
tirocinio, appare indispensabile prevedere una
pratica effettivamente professionalizzante, ossia
concretamente svolta, sotto la guida del dominus
[...] il ruolo del professionista
“dominus” deve essere esaltato quale
fonte di trasmissione dei saperi legati
all’esercizio della professione;
Il dominus, vi rendete conto? giusto per chi si fosse
confuso, cosi si capisce chi é il dominus e chi é il
servo.... E chiariamo subito le idee a chi magari
-povero illuso- pensava che a 25-30 anni potesse
avere la maturitá per imparare da altri gli attrezzi
del mestiere ma allo stesso tempo costruirsi
un'identitá e professionalitá propria. Non funziona
cosi: nella nostra gilda funziona alla maniera del
Satyiricon: Qualis dominus, talis et servus. Peraltro
mi sembra chiaro come il dominus si sia esaltato
abbondantemente da solo scrivendo questo delirio di
onnipotenza.
-va valutata l’opportunità di prevedere un equo
compenso indennitario al praticante, escludendo
comunque qualsiasi riferimento alla
“retribuzione”, trattandosi di rapporto
per nulla assimilabile allo schema del rapporto
subordinato o parasubordinato; detto compenso dovrà
risultare parametrato alla quantità e qualità del
lavoro svolto, pur sempre nell’ottica
dell’apprendimento;
E sia, valutiamo se la servitú sotto il giogo del
dominus meriti almeno un piccolo compenso. Trattasi,
sia bene inteso peró, di un'elargizione, perché é il
dominus che forma il servo e non quest'ultimo che
fatica per il padrone.
-dovranno venire
individuate precise modalità per caricare gli oneri
economici della formazione del futuro avvocato [...]
sullo Stato o sulle Regioni, [...] anche in relazione
all’equo compenso di cui sopra [...] va
nondimeno garantita, pur in presenza dei
finanziamenti pubblici suddetti, l’autonomia ed
indipendenza della professione forense dalla
ingerenza di ogni potere;
E qui siamo al parossismo dell'arroganza: Lo stato,
cioé la gente comune deve farsi carico di pagare i
ragazzi che vogliono entrare nella ristretta cerchia
di privilegiati (sempre nel lungo periodi si intende)
che poi su quello stesso stato e su quegli stessi
citttadini si rivalgono attraverso tutte le forme e
pratiche e distorsioni della concorrenza di cui
purtroppo leggiamo sui giornali (quando non li
viviamo personalmente).
Il documento peraltro prosegue con altre incredibili
proposte da gilda medioevale. Bersani davvero, se ce
la fai, facci entrare nell'era moderna...
Il sorpasso
Li tassinari
Di fronte a questo, proporrei al comune di chiudere entrambi gli occhi sull'abusivismo. Anzi legalizzarlo. Chiunque abbia un auto sufficientemente pulita e dignitosa ed una patente in regola, si rechi al comune, si prenda un segnalatore satellitare di attvitá ed un qualche sistema per monitorare le tariffe e si metta per strada. E poi riapriamo il confronto con il signor Bittarelli.
L'Abi chiude il conto con Bersani
É successo che a seguito del decreto Bersani di questa estate che aboliva i costi di chiusura dei conti, l'Associazione Bancaria Italiana ha mandato agli associati una circolare sibillina che con la scusa di risolvere i problemi di intelligibilità del decreto (!!!), suggerisce ai suoi associati come aggirarne le norme. Ad esempio suggerisce che le condizioni del conto possono essere ancora cambiate unilateralmente per "giustificato motivo" oppure suggerische che per aggirare il divieto di imporre i costi di chiusura si può limitare il numero dei servizi base del conto su cui questi costi non possono essere applicati. Insomma, siamo di fronte al solito cartello oligopolista che cerca di coordinare il lavoro tra i membri, solo che da noi alle riunioni dei cartelli ci vanno i politici con tutti i crismi dell'ufficialità anche quando questi cartelli sono cosi spudorati da pubblicare sui loro siti i suggerimenti su come aggirare le leggi dello stato.
Leggiamo che Bersani si è rallegrato del tempestivo intervento dell'Antitrust. E cosi approdiamo al'epilogo più surreale della premessa. L'Abi comunica agli associati che in omaggio ai suggerimenti dell'antitrust, la precedente comunicazione con la quale si davano dei suggerimeti su come fare più grana aggirando la legge è da considerarsi ritirata. Praticamente un certificato di garanzia che il meccanismo funziona. Il tutto con la benedizione di Bersani e dell'antitrust.
Il club dei MilleMinchia
Pensavo di far parte del club MilleMiglia grazie a quel gruzzolo di punti accumulati nei recenti viaggi. Chissa quali privilegi, quali comoditá, quali fantastici regali per i membri del prestigioso club. Niente miglia invece. Solo minchia(te). Si, credo che ad Alitalia ci abbiano iscritti di diritto al club dei MilleMinchia (tu sei un minchia, diceva il mafioso del caso scafroglia).
Guardate l'ultima pubblicitá di Alitalia:
239 € A/R roma New York! wowowoww!! Fantastico, pensava il minchia...
poi legge sotto e deve aggiungere
+55 € tasse aereoportuali
+170 € di carburante (!!!)
+45 € servizi di vendita (!!!)
totale= 239 + 270 = 520 € cioé piu del doppio del prezzo pubblicizzato. Ed il minchia si domanda: ma chi minchia ha fatto sta minchiata?
Poi dicono che Alitalia va male....
L'OPA alla genovese
Grillo raccoglie deleghe. Raccoglie deleghe degli azionisti Telecom, degli azionisti dispersi, quelli che la teoria economica vede solo come detentori di capitale flottante ma soprattutto detentori di un interesse talmente marginale rispetto al pacchetto azionario totale da poter esercitare solo l'opzione di exit e non già quella di voice. Ed invece Grillo ci prova e si inventa la share action. Vuole presentarsi all'assemblea telecom, forte di un numero tale di deleghe da poter essere preso in considerazione e chiedere all'attuale gruppo direttivo di fare le valige per manifesta incompetenza.
Tronchetti fa Telecom a tronchetti
15 Mesi dopo, mentre già si sono defilati Hopa, Unicredit e Banca Intesa (un fuggi fuggi che a me ricorda parmalat); dopo che ci si è venduti Telespazio, Seat Pagine Gialle, Finsiel e Pirelli Cavi; dopo che il debito di Telecom è stato declassato perchè il capitano invece di ripagare i debiti, distribuisce (a se stesso) dividendi; dopo tutto questo, ecco la grande virata. Il grande capitano, lui solo al comando del vascello (che timona con scatole cinesi) verso l'approdo sicuro inverte la rotta. Indietro tutta. Ora TIM deve sganciarsi da Telecom ed essere venduta. Cosi esige la visione strategica, cosi vuole il nuovo lungimirante piano industriale. Cosi fanno le concorrenti (ma quali? ma chi?). Ci manca solo che ci dicano che cosi vuole l'Europa. Ancora una volta partono le fanfare per cercare di coprire con il chiasso i solito giochi della finanza italiana, dove mezzi satrapi con un pugno di azioni, controllano società di rilevanza pubblica (per il servizio che svolgono) con l'unico fine dell'arricchimento privato. Che a noi sta bene, sia chiaro; a condizione che nel tentare di arricchirsi, non finiscano con l'impoverire, se non addirittura dilapidare, quelle industrie dei cui servizi ci serviamo noi.
Gara di cretinaggine
Ha cominciato il nostro beniamino di oltreoceano due giorni orsono: a) Ahmadinejad è un dittatore. b) L'Iran è come Al Qaeda e c) gli iraniani sono terroristi. Tre affermazioni da cretino. La prima suona cretina se si pensa che è un'accusa mossa da uno che le elezioni le ha vinte alla corte suprema contro uno che, volenti o nolenti, ha preso più del 60% dei voti alle presidenziali iraniane. E non ci sono (purtroppo) segni di una crescente opposizione nel paese. Certo non puo dire lo stesso Bush che invece naviga molto male, e da parecchio tempo, nei sondaggi. La seconda affermazione risulta anche alquanto cretina: diciamo che paragonare uno stato teocratico (per giunta sciita e persiano) ad una organizzazione terroristica (sunnita ed araba) non aiuta molto a comprendere quello che succede. La terza affermazione é un altro campione di cretinaggine, soprattuto per uno che vuole conquistare le menti ed i cuori degli iraniani alla democrazia (contro il dittatore di cui sopra).
Esamificio Italia
Se ne é accorto anche il professor John Hey che insegna, oltre che a York, anche in Italia alla Luiss. Qui mette a confronto l'esamificio italia con quache esempio straniero:
UN esame per corso all'anno e senza possibilitá di ripetere l'esame in caso di respingimento: Canada, United States
UN esame per corso all'anno ed al massimo UNA possibilitá di ripetere l'esame in caso di respingimento: Denmark, France, Germany, Mexico, Switzerland, United Kingdom
UN esame per corso all'anno ed al massimo DUE possibilitá di ripetere l'esame in caso di respingimento: Austria, The Netherlands
Fino a DIECI esami per corso all'anno con quante si voglia possibilitá di ripetere l'esame in caso di respingimento: Italy
Forse il ministro Mussi potrebbe iniziare da qui con quel riformismo da cacciavite di cui parla spesso Prodi.
Rossi di vergona, verdi di rabbia
Non ci sono credo parole da aggiungere, se non per parlare del profondo senso di vergogna e rabbia che si prova da queste parti. Otto giorni fa, eravamo ad Ellis Island. Dove molti dei nostri cari (e non é un modo di dire, attraverso i computer del museo siamo risaliti ad alcuni nomi di parenti effettivamente passati di la) hanno cercato fortuna da emigranti. Ed in molti casi l'hanno trovata in un paese che -allora- era generoso con i poveri capaci solo di lavoro e speranza. E noi, a nemmeno un secolo di distanza, dobbiamo essere complici di questa vergogna?
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