Avvocaticchi ed azzeccagarbugli

Dopo li tassinari dell'altro giorno, la seconda corporazione che piú mi urta per arroganza e saccenza é senza dubbio quella degli avvocati. Riprendo un link da Pasquale sulla Mozione sui principi per la riforma delle professioni e dell’ordinamento professionale forense rilasciato ieri dall'Organismo Unitario dell'Avvocatura Italiana: in assoluto la lobby piú potente d'Italia visto che é rappresentata da una consistente maggioranza di parlamentari. Ora, boriosi e tronfi del troppo potere di cui la categoria gode, la banda si é profusa nella produzione di questo documento che é una vera sfida alla pazienza, alla comprensione ed alla propensione al dialogo. Forza Bersani, rispondigli abolendo l'ordine tout-court, che poi ne riparliamo anche con questi arroganti....

Per chi non ha voglia (o stomaco) per leggersi l'intero documento, vi propongo alcuni estratti significativi sull'accesso dei giovani alla professione:

-si ritiene essenziale condividere la distinzione tra la laurea breve triennale, senza possibilità di accesso all’albo, da quella magistrale quinquennale, unica via di accesso alla libera professione; andrà peraltro previsto, per l’accesso al quadriennio [...] un numero programmato, o quantomeno una selezione tramite test attitudinali....

Non sia mai che vogliamo regolare l'accesso alla professione semplicemente liberalizzandola, quindi diminuendo il rent-seeking dell'ordine, quindi diminuendone l'appetibilitá presso i giovani. Facciamo i test attitudinali, magari sondando la pre-disposizione al corporativismo, giusto per rinsaldare il vincolo tribale.

-quanto alle scuole di formazione post-universitarie, va premesso che l’avvocatura reputa siano da privilegiare, per la formazione del futuro avvocato, le scuole forensi, che stanno sorgendo sempre più numerose sull’intero territorio nazionale, rispetto alle scuole universitarie;

-deve quindi essere nuovamente attribuita in via esclusiva all’avvocatura la titolarità della formazione forense, e quindi la funzione di trasmissione del sapere e dell’identità professionale, e conseguentemente le Istituzioni dell’avvocatura, con la partecipazione ed il concorso di tutte le componenti, e prioritariamente delle associazioni forensi, dovranno continuare ad esercitare il doveroso ruolo di formazione ed il controllo di professionalità;

-vanno al più presto individuate risorse economiche pubbliche, per contribuire allo sviluppo ed al funzionamento delle scuole forensi, rivestendo la formazione dell’avvocatura, soggetto di giurisdizione, un innegabile interesse pubblico;

Insomma, lo Stato non si occupi degli affari nostri, di chi facciamo entrare nel circolo e chi lasciamo fuori. Pensi piuttosto a procurarci i soldi che ci servono per mantenere in piedi questo sistema dal quale guadagnamo solo noi che giá ci siamo dentro, e quelli, un giorno, tra molti anni, disposti ad accettare le nostre regole per entrare.

-quanto al tirocinio, appare indispensabile prevedere una pratica effettivamente professionalizzante, ossia concretamente svolta, sotto la guida del dominus [...] il ruolo del professionista “dominus” deve essere esaltato quale fonte di trasmissione dei saperi legati all’esercizio della professione;

Il dominus, vi rendete conto? giusto per chi si fosse confuso, cosi si capisce chi é il dominus e chi é il servo.... E chiariamo subito le idee a chi magari -povero illuso- pensava che a 25-30 anni potesse avere la maturitá per imparare da altri gli attrezzi del mestiere ma allo stesso tempo costruirsi un'identitá e professionalitá propria. Non funziona cosi: nella nostra gilda funziona alla maniera del Satyiricon: Qualis dominus, talis et servus. Peraltro mi sembra chiaro come il dominus si sia esaltato abbondantemente da solo scrivendo questo delirio di onnipotenza.

-va valutata l’opportunità di prevedere un equo compenso indennitario al praticante, escludendo comunque qualsiasi riferimento alla “retribuzione”, trattandosi di rapporto per nulla assimilabile allo schema del rapporto subordinato o parasubordinato; detto compenso dovrà risultare parametrato alla quantità e qualità del lavoro svolto, pur sempre nell’ottica dell’apprendimento;

E sia, valutiamo se la servitú sotto il giogo del dominus meriti almeno un piccolo compenso. Trattasi, sia bene inteso peró, di un'elargizione, perché é il dominus che forma il servo e non quest'ultimo che fatica per il padrone.

-dovranno venire individuate precise modalità per caricare gli oneri economici della formazione del futuro avvocato [...] sullo Stato o sulle Regioni, [...] anche in relazione all’equo compenso di cui sopra [...] va nondimeno garantita, pur in presenza dei finanziamenti pubblici suddetti, l’autonomia ed indipendenza della professione forense dalla ingerenza di ogni potere;

E qui siamo al parossismo dell'arroganza: Lo stato, cioé la gente comune deve farsi carico di pagare i ragazzi che vogliono entrare nella ristretta cerchia di privilegiati (sempre nel lungo periodi si intende) che poi su quello stesso stato e su quegli stessi citttadini si rivalgono attraverso tutte le forme e pratiche e distorsioni della concorrenza di cui purtroppo leggiamo sui giornali (quando non li viviamo personalmente).

Il documento peraltro prosegue con altre incredibili proposte da gilda medioevale. Bersani davvero, se ce la fai, facci entrare nell'era moderna...

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Il sorpasso

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In questi giorni si fa un gran parlare dell'uscita di Zapatero sul prossimo sorpasso spagnolo ai danni del nostro paese. In meno di quattro anni la Spagna produrrá un reddito pro-capite superiore a quello dell'Italia. Al di lá dei numeri grezzi del PIL, la realtá é peró ben diversa. La spagna non si appresta a sorpassarci, semplicemente ci é passata davanti talmente veloce che noi nemmeno ce ne siamo accorti. Ero a Madrid dieci giorni fa. Il sorpasso é evidente sin dall'arrivo al magnifico aereoporto della capitale (il piú esteso del mondo come superficie coperta, ed il terzo come numero di passeggeri in Europa), quando si prende la metropolitana piú estesa d'Europa dopo quella di Londra (ma sicuramente piú pulita di questa) e girando per le strade sontuose e rimesse tutte a nuovo. Ognuno sceglie il proprio personale metro per giudicare la modernitá di un paese. Io personalmente metto in testa il coraggio architettonico. Conta per me anche il senso civico degli abitanti, la voglia di viaggiare dei suoi studenti, la qualitá delle universitá, la filmografia ed altro ancora. Queste variabili anticipano sempre il freddo PIL-pro-capite che misura con il senno di poi una storia di successo. Su ognuno di questi punti, la Spagna ci sta giá facendo mangiare la polvere del sorpasso. Solo che molti di noi sono ancora girati all'indietro, come il Gasmann della foto, fiduciosi di non vedere ancora il paese iberico alle calcagna ed ignoranti del fatto che la Spagna, ci é giá passata dinanzi.

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Li tassinari

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Non so perché, ma davvero ce l'ho con i taxisti della capitale. Un motivo tra i tanti potrebbe essere quella signora con il bimbo in braccio stravolto dal sonno, all'una di ieri notte, che dice a Lucia che sta aspettando uno stramaledetto taxi da 40 minuti. Comunque a Roma qualcosa si muove. La rabbia contro la categoria monta. Le posizioni diventano sempre piú indifendibili. Forse le forzature di questa estate, finiscono con il ritorcersi contro la categoria. Speriamo. Prendo spunto dalla Repubblica di oggi per illustrare l'arroganza e tracotanza della categoria: Il signor Bittarelli, noto alle cronache per essere, oltre che capo di unione radiotaxi, esponente di allenaza nazionale non che fomentatore delle proteste piú cruente dell'estate, richiama una trattativa del 2004 nella quale, a fronte di piu corse preferenziali e alla battaglia contro l'abusivismo, i taxisti avevano concesso 300 nuove licenze. Colta l'ironia? I taxisti avevano concesso nuove licenze... Ma scherziamo??? Questi signori sono ad un livello tale di delirio di potere oligopolistico da sostituirsi al comune stesso e sentirsi loro in grado di "concedere nuove licenze".

Di fronte a questo, proporrei al comune di chiudere entrambi gli occhi sull'abusivismo. Anzi legalizzarlo. Chiunque abbia un auto sufficientemente pulita e dignitosa ed una patente in regola, si rechi al comune, si prenda un segnalatore satellitare di attvitá ed un qualche sistema per monitorare le tariffe e si metta per strada. E poi riapriamo il confronto con il signor Bittarelli.

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L'Abi chiude il conto con Bersani

Notizia di Repubblica (pg 35) : Costi di chiusura dei conti bancari, L'Antitrust blocca la circolare Abi. "Lede la concorrenza". L'Associazione la ritira. Bersani: intervento tempestivo, il sistema inizia a funzionare.

É successo che a seguito del decreto Bersani di questa estate che aboliva i costi di chiusura dei conti, l'Associazione Bancaria Italiana ha mandato agli associati una circolare sibillina che con la scusa di risolvere i problemi di intelligibilità del decreto (!!!), suggerisce ai suoi associati come aggirarne le norme. Ad esempio suggerisce che le condizioni del conto possono essere ancora cambiate unilateralmente per "giustificato motivo" oppure suggerische che per aggirare il divieto di imporre i costi di chiusura si può limitare il numero dei servizi base del conto su cui questi costi non possono essere applicati. Insomma, siamo di fronte al solito cartello oligopolista che cerca di coordinare il lavoro tra i membri, solo che da noi alle riunioni dei cartelli ci vanno i politici con tutti i crismi dell'ufficialità anche quando questi cartelli sono cosi spudorati da pubblicare sui loro siti i suggerimenti su come aggirare le leggi dello stato.

Leggiamo che Bersani si è rallegrato del tempestivo intervento dell'Antitrust. E cosi approdiamo al'epilogo più surreale della premessa. L'Abi comunica agli associati che in omaggio ai suggerimenti dell'antitrust, la precedente comunicazione con la quale si davano dei suggerimeti su come fare più grana aggirando la legge è da considerarsi ritirata. Praticamente un certificato di garanzia che il meccanismo funziona. Il tutto con la benedizione di Bersani e dell'antitrust.

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Il club dei MilleMinchia

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Pensavo di far parte del club MilleMiglia grazie a quel gruzzolo di punti accumulati nei recenti viaggi. Chissa quali privilegi, quali comoditá, quali fantastici regali per i membri del prestigioso club. Niente miglia invece. Solo minchia(te). Si, credo che ad Alitalia ci abbiano iscritti di diritto al club dei MilleMinchia (tu sei un minchia, diceva il mafioso del caso scafroglia).
Guardate l'ultima pubblicitá di Alitalia:

239 € A/R roma New York! wowowoww!! Fantastico, pensava il minchia...
poi legge sotto e deve aggiungere
+55 tasse aereoportuali
+170 € di carburante (!!!)
+45 servizi di vendita (!!!)

totale= 239 + 270 = 520 € cioé piu del doppio del prezzo pubblicizzato. Ed il minchia si domanda: ma chi minchia ha fatto sta minchiata?

Poi dicono che Alitalia va male....


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L'OPA alla genovese

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OPA alla genovese. cosi l'ha ribattezzata Grillo. Si Grillo, quello mattacchione, un po' cialtrone, spesso populista. Si, quello, proprio quello! Che poi è lo stesso che ci aveva visto giusto su parmalat anni prima delle società di revisione ed è quello che da anni va spiegando come il tronchetto dell'infelicità (cosi chiama l'AD di telecom) si stia svendendo a pezzi la Telecom per pagarsi i debiti fatti per acquistare il pacchetto di controllo a monte della lunga catena di scatole cinesi con le quali ora guida il gigante delle TLC. A due giorni dall'11 settembre, ora che un po' tutti hanno aperto gli occhi sulle vicende telecom, e storcono il naso, Grillo si muove per primo. Prima della goldenshare governativa, prima delle eventuali OPA di gruppi stranieri.

Grillo raccoglie deleghe. Raccoglie deleghe degli azionisti Telecom, degli azionisti dispersi, quelli che la teoria economica vede solo come detentori di capitale flottante ma soprattutto detentori di un interesse talmente marginale rispetto al pacchetto azionario totale da poter esercitare solo l'opzione di exit e non già quella di voice. Ed invece Grillo ci prova e si inventa la share action. Vuole presentarsi all'assemblea telecom, forte di un numero tale di deleghe da poter essere preso in considerazione e chiedere all'attuale gruppo direttivo di fare le valige per manifesta incompetenza.

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Al di la del merito, l'idea della share action, da queste parti intriga molto. SArà per il fatto che si pretende di studiare la law&economics. Un bell'esperimento sul campo: coordinare milioni di azionisti dispersi per restituire loro il peso annullato dalle scatole cinesi. Da queste parti l'affare telecom è un avvenimento di intrattenimento da guardare con distacco. Non possedendo azioni telecom, e non pagando nemmeno più il canone alla suddetta (e nemmeno la ricarica alla TIM o l'ADSL alla TIN) siamo da pochi mesi una fully de-telecomized household. Ma lo spettacolo sembra promettente e ci sediamo volentieri in tribuna a tifare per il mattacchione!!!!

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Tronchetti fa Telecom a tronchetti

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Confesso che pur occupandomi di economia, vado sempre veloce sulle pagine dei giornali dedicate alla finanza e capisco ancora meno di contabilità. Però le ultime vicende di Telecom puzzano da lontano anche ad un non esperto come il sottoscritto. Era la fine di giugno del 2005 quando tra le fanfare e gli squilli di tromba, si concludeva la "fusione del secolo" tra Telecom e Tim. Qualche maligno insinuava che l'operazione fosse di puro maquillage finanziario, e servisse unicamente a portare più denaro fresco a chi si era comperato il colosso anni addietro indebitandosi oltremodo. Pure malignità ovviamente. Un grande capitano, alla guida di una grande nave -si diceva- aveva chiara la rotta, e puntava la prora verso l'approdo sicuro dell'lintegrazione fisso-mobile e verso le nuove frontiere dell'industra delle comunicazioni del ventunesimo secolo. Nessuna tattica finanziaria, solo un lungimirante piano industrale.

15 Mesi dopo, mentre già si sono defilati Hopa, Unicredit e Banca Intesa (un fuggi fuggi che a me ricorda parmalat); dopo che ci si è venduti Telespazio, Seat Pagine Gialle, Finsiel e Pirelli Cavi; dopo che il debito di Telecom è stato declassato perchè il capitano invece di ripagare i debiti, distribuisce (a se stesso) dividendi; dopo tutto questo, ecco la grande virata. Il grande capitano, lui solo al comando del vascello (che timona con scatole cinesi) verso l'approdo sicuro inverte la rotta. Indietro tutta. Ora TIM deve sganciarsi da Telecom ed essere venduta. Cosi esige la visione strategica, cosi vuole il nuovo lungimirante piano industriale. Cosi fanno le concorrenti (ma quali? ma chi?). Ci manca solo che ci dicano che cosi vuole l'Europa. Ancora una volta partono le fanfare per cercare di coprire con il chiasso i solito giochi della finanza italiana, dove mezzi satrapi con un pugno di azioni, controllano società di rilevanza pubblica (per il servizio che svolgono) con l'unico fine dell'arricchimento privato. Che a noi sta bene, sia chiaro; a condizione che nel tentare di arricchirsi, non finiscano con l'impoverire, se non addirittura dilapidare, quelle industrie dei cui servizi ci serviamo noi.


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Gara di cretinaggine

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Se non fosse che entrambi giocano con le bombe atomiche (uno dei due per la verità non ce l'ha ancora ma ha la ferma ambizione di comperarsi il giocattolo molto presto) ci sarebbe da ridere. Si perchè di due cretini non si dovrebbe fare altro che gustarsi le scemenze e dimenticare il tutto con una grassa risata.

Ha cominciato il nostro beniamino di oltreoceano due giorni orsono: a) Ahmadinejad è un dittatore. b) L'Iran è come Al Qaeda e c) gli iraniani sono terroristi. Tre affermazioni da cretino. La prima suona cretina se si pensa che è un'accusa mossa da uno che le elezioni le ha vinte alla corte suprema contro uno che, volenti o nolenti, ha preso più del 60% dei voti alle presidenziali iraniane. E non ci sono (purtroppo) segni di una crescente opposizione nel paese. Certo non puo dire lo stesso Bush che invece naviga molto male, e da parecchio tempo, nei sondaggi. La seconda affermazione risulta anche alquanto cretina: diciamo che paragonare uno stato teocratico (per giunta sciita e persiano) ad una organizzazione terroristica (sunnita ed araba) non aiuta molto a comprendere quello che succede. La terza affermazione é un altro campione di cretinaggine, soprattuto per uno che vuole conquistare le menti ed i cuori degli iraniani alla democrazia (contro il dittatore di cui sopra).

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Di fronte ad un picco cosi elevato di cretinaggine, un interlocutore non-cretino avrebbe dovuto solamente tacere, perché davvero il tutto si commenta da solo. Ma un altro cretino non si tira mai indietro. Ed allora eccoci con il a) Bush non é nulla davanti a Dio e b) voglio sfidare Bush in un dibattito all'ONU. La prima affermazione é molteplicemente cretina. Per quanto Bush sia cretino, non lo abbiamo ancora sentito paragonarsi a Dio (ne a Gesú, ne a Napoleone, ne a Giustiniano. Paragoni che invece si é azzardato a fare il piú cretino di tutti che abita ahinoi a casa nostra). Peraltro ci chiediamo se l'affermazione implichi che invece il signor Ahmadinejad coltivi un ego di dimensioni bibbliche, pardon, coraniche. La seconda affermazione potrebbe essere commentata dal Moretti di Ecce Bombo: "No, il dibattito no!". Comunque, se proprio si deve fare il dibattito, vorremmo che il nostro recente amore ministro D'Alema partisse per l'ennesima missione di pace gloriosa ed offrisse la medizione italiana in questo conflitto proponendo Bruno Vespa come forza di interposizione dibattimentale.


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Esamificio Italia

Io non ho mai capito perché agli studenti universitari italiani venga concesso di riprovare in continuazione gli esami. Intendiamoci, non che io non ne abbia approfittato. Non che non fossi disposto a fare le barriccate per ottenere l'ennesimo appello o una nuova sessione. Anche se Trento per la veritá é sempre stata parca (due-tre sessioni con due appelli ciascuna). Ma ora che mi trovo indifferente e terzo, sospeso come sono tra l'aver finito di subire l'esame da studente e lungi ancora dal proporre l'esame in altra veste, posso addombrare l'assurditá del nostro sistema.

Se ne é accorto anche il professor John Hey che insegna, oltre che a York, anche in Italia alla Luiss. Qui mette a confronto l'esamificio italia con quache esempio straniero:

UN esame per corso all'anno e senza possibilitá di ripetere l'esame in caso di respingimento: Canada, United States
UN
esame per corso all'anno ed al massimo UNA possibilitá di ripetere l'esame in caso di respingimento: Denmark, France, Germany, Mexico, Switzerland, United Kingdom
UN
esame per corso all'anno ed al massimo DUE possibilitá di ripetere l'esame in caso di respingimento: Austria, The Netherlands
Fino a DIECI esami per corso all'anno con
quante si voglia possibilitá di ripetere l'esame in caso di respingimento: Italy

Forse il ministro Mussi potrebbe iniziare da qui con quel riformismo da cacciavite di cui parla spesso Prodi.

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Rossi di vergona, verdi di rabbia

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Stiamo mandando i nostri soldati in Libano. Abbiamo giá detto qui che ne andiamo orgogliosi. Ma poi capita che si legga l'inchiesta di Fabrizio Gatti sull'Espresso e che venga voglia di far rientrare subito i militari e mandarli in Puglia.

Non ci sono credo parole da aggiungere, se non per parlare del profondo senso di vergogna e rabbia che si prova da queste parti. Otto giorni fa, eravamo ad Ellis Island. Dove molti dei nostri cari (e non é un modo di dire, attraverso i computer del museo siamo risaliti ad alcuni nomi di parenti effettivamente passati di la) hanno cercato fortuna da emigranti. Ed in molti casi l'hanno trovata in un paese che -allora- era generoso con i poveri capaci solo di lavoro e speranza. E noi, a nemmeno un secolo di distanza, dobbiamo essere complici di questa vergogna?

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