La balletta ENEL

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Alcuni mesi fa, la nostra cara e vecchia ENEL ha ammorbato il paese con una campagna pubblicitaria massiccia sulla sua presunta militanza ambientalista. Qui potete vedere il filmato. Tra le altre cose ENEL si vanta di:
-Avere in cantiere 1700 MW di rinnovabili nei prossimi 5 anni (meno della potenza della centrale di civitavecchia)
-diminuire le proprie emissioni di 4 milioni di tonnellate di CO2 all'anno (solo la centrale di Porto Tolle ne emette 10 milioni)
-di produrre ben il 20% di energia da fonti rinnovabili (il 16% dei quali dalle centrali idroelettriche costruite 50 anni fa quando il problema non si poneva)
-investimenti nelle fantomatiche centrali ad emissioni zero di cui si chiacchera molto ma sono di là da venire e potenzialmente pericolose.

Insomma, pur apprezzando che sull'impegno ambientale le aziende ci mettano la faccia, non potevamo che prendere con le molle l'impegno di ENEL che sembra fatto di molto marketing e poca sostanza. Alla prova dei fatti, le belle promesse di bollette verdi sembrano sempre più diventare belle balle (o meglio ballette). Prova di questa profonda contraddizione è la perseveranza con cui ENEL porta avanti la riconversione delle centrali ad olio pesante, in carbone, che è in assoluto la tecnologia a più alto impatto di emissioni e che porta l'Italia completamente fuori dagli impegni di Kyoto.

Quella di ENEL è stata una campagna pubblicitaria massiccia, a dir poco fastidiosa per come ha scientemente deformato la realtà fino a camuffare in punti di vanto quelli che invece sono i segni evidenti di una politica energetica ed ambientale modesta, miope e conservatrice. Una campagna massiccia, a cui ora Greenpeace fa il verso.

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ENEL ha iniziato la valutazione per il completamento di due reattori nucleari a Mochovce in Slovacchia, dopo l'acquisizione del 66% dell'azienda elettrica slovacca Slovenske Elektrarne. La decisione finale è prevista per i primi di maggio. Il governo italiano è ancora il principale azionista di ENEL in quanto il Ministero dell'Economia controlla il 21,84 per cento delle azioni e la Cassa Depositi e Prestiti il 10,15 per cento. Noi ci opponiamo all'investimento nel completamento di questi due reattori per tre ragioni: a) È una tecnologia obsoleta e rischiosa. b) Non esiste una valutazione di impatto ambientale. c) Discutibile economicità e possibili aiuti di stato.

Insomma, ENEL si spaccia per ambientalista su tutta la stampa nazionale ma poi porta avanti le centrali a carbone e si rimette nel business del nucleare, in barba al referendum del 1987. E per farlo se ne va in Slovenia ad investire su una vecchia centrale di stampo sovietico. GreenPeace, impegnata in una campagna ad ampio raggio sui cambiamenti climatici, e quindi su un modo di produzione dell'energia elettrica più sostenibile, critica ferocemente questa decisione. Che cosa non torna in tutta questa storia?

C'è un piccolo dettaglio che forse GreenPeace dovrebbe spiegare: che il nucleare non produce gas serra. Certo il nucleare presenta molti altri problemi, compreso il rischio di scoppio stile Chernobyl. Ne abbiamo parlato qui in passato. Però non produce gas serra: questo va detto (anche se qualcuno la pensa diversamente). Tanto che persino uno dei fondatori di GreenPeace dice di aver cambiato idea circa il nucleare argomentando che in questo preciso momento storico è il minore tra i due grandi mali della produzione di energia. Greenpeace non lo ha ancora seguito, ma certo l'idea ha fatto discutere.

Ed allora saremmo disposti noi in Italia a riaprire la discussione sul nucleare? Poniamo che ENEL, o meglio, coloro che decidono della politica energetica nazionale prendessero finalmente sul serio Kyoto e scrivessero a chiare lettere che in Italia le emissioni devono diminuire stabilmente e ad un ritmo del 2-3% all'anno. Per fare questo ci si dovrebbe scordare le centrali a carbone. Ed in prospettiva tutte le fonti fossili. Per riempire il gap tra le fonti non più utilizzabili e quelle rinnovabili che lentamente prendono piede, ci potrebbe essere un ruolo limitato per il nucleare: saremmo disposti ad accettarlo? Saremmo disposti a lasciare che ENEL investa nell'uranio, eventualmente anche in Francia e Slovenia, in cambio della promessa di non aumentare le emissioni qui in Italia?

Domande retoriche le mie. Perchè ENEL non sembra avere certo interesse ad investire nel nucleare per qualche prurito ambientale. Nè accetterebbe di essere messa di fronte al tradeoff più nucleare=meno carbone. ENEL vuole l'uno e l'altro, in barba a tutte le belle balle scritte sui giornali nei mesi scorsi.