Razzismo e political correctness in America

La law school sembra in questi giorni tutta rapita da una vicenda i cui contorni suonano cosi strani a noi italiani. Potete trovarne un riassunto qui. In breve si tratta di questo. Lo Yale Law Journal ha accettato la pubblicazione un articolo di Mr Camara. Un personaggio sui generis. Basti sapere che si è laureato ad Harvard in legge a 19 anni (il più giovane nella storia dell'universitàWinking ed ora insegna a Stanford. Nei mesi successivi all'accettazione della pubblicazione, una email anonima fa scoprire agli editor della rivista che questo personaggio era stato ai tempi di Harvard (due anni fa) al centro di uno scandalo di razzismo. In breve, Mister Camara aveva postato online i suoi appunti di diritto in cui faceva degli esempi del tipo "il negro ha comperato la terra con una clausola contro i negri" (Nigs buy land with no nig covenant). Premetto che ovviamente questa espressione è esecrabile e la condanno vivamente (una premessa necessaria casomai mi leggesse un Americano).

Fatto sta che si è riaperto un dibattito di cui trovate molte tracce su internet. Questo tizio è ormai praticamente un pariah. Non lo vuole più nessuno. Condanne da destra e sinistra. Ostracismo. Qui a Yale la discussione verteva sull'opportunità di rifiutare lo scritto (per altro, a detta di molti, questo ragazzo è davvero brillante) per la rivista. Appellandosi al primo emendamento della costituzione Americana, gli editor sono comunque riusciti a portare a casa la pubblicazione, ma lunedi si terrà un dibattito pubblico nell'aula magna, su invito del preside, per discutere con tutta la comunità dei contorni della vicenda e su come tenere insieme diritto alla libera espressione con il rifiuto totale di espressioni razziste nell'accademia. Forse devo aggiungere che Mr Camara si è poi scusato per le espressioni, che aveva meno di 20 anni all'epoca, che non risulta sia poi più caduto in altre espressioni infelici e che, in fondo, erano cose scritte sui suoi appunti.

Confesso che questa storia mi ha dato una sensazione di straniamento. Venendo da un paese dove l'insulto razzista è non soltanto sbandierato negli striscioni degli stadi, ma usato dalla gente comune ed anche dai membri del parlamento e del governo, ho dei sentimenti controversi al riguardo. Da una parte sento la distanza abissale che c'è tra una società che prova ad andare seriamente alle radici del problema del razzismo ed un'altra che invece ci ha rinunciato (In attesa dello scontro di civiltà prossimo venturo). Dall'altra mi sembra, come per le vignette danesi, davvero una reazione esagerata. Certamente, non è la stessa cosa. Qui le reazioni sono state civili e composte, anche se ferme e pesanti. Però come allora rimango incerto davanti all'equivoco di vedere come delle cose leggere (come delle vignette) o dette in leggerezza (come dei commenti personali razzisti e fuori luogo) possono essere equivocate ed utilizzate per farne discendere fatti ben più gravi.