Consumo Critico e Ambiente

Il consumo critico ai tempi della crisi

Consumo
Su Cooperazione tra consumatori il mese scorso abbiamo parlato di come la mettiamo, noi che pretendiamo di essere -a volte quando ci riesce- consumatori critici, con questa crisi. Insomma un consumatore critico è felice o no del fatto che i consumi si contraggono? E poi c’è l’intervista ad Antonella; sempre puntuale, tagliente e severa. Per questo ci piace.
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Ancora solo carbone per Natale

Riproponiamo il nostro vecchio consiglio per regali dell’ultimissimo minuto, da poter acquistare comodamente dal computer facendo tanto felice l’ambiente.

È vero che il carbone lo porta la Befana. Ma noi la possiamo anticipare e per Natale portare in dono anche noi un po' di carbone. É davvero un simpatico regalo di Natale quello di cui stiamo parlando. No, non ci siamo rincoglioniti. E quelli di voi che ancora non hanno esaurito la lista dei regali farebbero bene a prendere nota. E non preoccupatevi, non c'é nessun carbone nero e fuligginoso da portare in pacco ai vostri cari.

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Si tratta invece di regalare dei crediti di emissione di anidride carbonica. Carbon offset in inglese. L'umanità produce troppa anidride carbonica lo sappiamo. Ognuno di noi ne produce troppa. Mentre andiamo in macchina, mentre riscaldiamo le nostre abitazioni o prendiamo l'aereo. Ci sono dei modi per riassorbire queste nostre emissioni. Piantando alberi ad esempio. O producendo energia elettrica con fonti alternative (che sostituiscono quelle combustibili). Riducendo infine le emissioni di altri. Per Natale quindi, possiamo regalare un credito di anidride carbonica. Dietro a questo credito, da acquistare online, ci sono delle organizzazioni che si impegnano a ridurre le emissioni per conto nostro attraverso i modi di cui abbiamo parlato.

Si puo regalare la neutralizzazione dell'impatto annuale dell'automobile degli amici, oppure la neutralizzazione delle attività delle vacanze natalizie. La neutralizzazione dell'intero impatto di una abitazione per tutto l'anno, o la neutralizzazione dell'impatto del cenone di capodanno speso con gli amici. Ce ne é per tutti i gusti e per tutte le tasche.

E se é vero che In fondo poi la gente si sa che cosa vuole, questo é il regalo migliore perche in futuro possa continuare ad avere Natale con la Neve...

Per gli scettici, si legga qui. I crediti si possono acquistare ad esempio qui, qui e qui.

Ma io vi consiglio AzzeroCo2, che è una bellissima realtà italiana.

Buon Natale


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Falce e pannello. Il ritorno

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Con quindici giorni di ritardo mi accorgo che quelli di Caterpillar hanno preso a prestito una mia vecchia idea rivoluzionar-politica. Quella della falce e pannello. Ne hanno fatto un gruppo su facebook a cui hanno aderito più di 10.000 persone. E poi qualche post sparso nella rete. Bene. Ottimo. Cioè no. Male. Pessimo. Si perchè l’idea di caterpillar purtroppo è una reazione alla scellerata decisione del governo di de facto annullare gli incentivi per il risparmio energetico anche se poi c’è stata una piccola marcia indietro almeno per quanto riguarda la retroattività della norma.

Ma tant’è. Oggi è una bella giornata di sole. I miei pannelli mi faranno un po’ di acqua calda anche nel pieno dell’inverno, e questo continuo a credere sia una gran bella rivoluzione.

PS. il mio logo è decisamente più bello Happy

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Lavare con il sole

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Il mese scorso ci si è rotta la lavastoviglie. Dopo dieci anni di onorato servizio. Nel cambiarla ci siamo chiesti come fare per usare l’acqua calda che da un anno ci forniscono i nostri bei pannelli solari. Ci siamo informati e nel frattempo abbiamo anche scritto questo piccolo pezzo per Cooperazione.

È un peccato pensare che vi sia dell'acqua scaldata magari dal sole che non viene utilizzata, mentre la lavatrice sta consumando corrente elettrica per scaldarne altra. È vero che, da quando sono stati introdotti gli elettrodomestici di classe A, gli sprechi si sono ridotti, sia perché i nuovi apparecchi usano meno acqua, sia perché la riscaldano in maniera più efficiente; ma bisogna considerare che il consumo di entrambi gli elettrodomestici è per la maggior parte dovuto al fatto che essi devono riscaldare l'acqua ed è quindi in quest'area che si possono fare i maggiori risparmi: in genere una lavatrice o lavastoviglie che preleva l'acqua già calda consuma molto meno della metà di una che la deve scaldare.... Continua a leggere.
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Sole, sole e ancora sole

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No, non è un grido nostalgico di saluto all’estate, ma il sunto di due miei pezzi apparsi sull’ultimo numero di cooperazone tra consumatori. Nel primo racconto un idea ambiziosa, ma non peregrina, che potrebbe portare l’Europa ed i suoi vicini che si affacciano sul mediterraneo all’indipendenza energetica dal petrolio ed alla sostenibilità in relativamente pochi anni. Ne avevamo gia parlato qui ma ora approfondiamo l’argomento come merita. Nel secondo pezzo intervisto l’ingenger Coser ed il sindaco Cirasi. Sono i due nomi che stanno dietro ad un impianto fotovoltaico tra i più grandi d’italia, e certamente quello installato alla quota più alta. Dove? A Carano, in val di Fiemme. Tra boschi di larici, e piste da sci, villaggi da cartolina e solide radici nel territorio, questa piccola comunità di montagna ha scommesso sul proprio futuro sostenibile e si è dotata di un impianto che funziona molto bene, che da lustro al paese e persino un tocco avveniristico al paesaggio.



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Le 5 bugie dell'energia nucleare

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E qui l’ultimo pezzo scritto per Cooperazione, sul nucleare. Argomento gia trattato ad aprile, ma visto l’andazzo del dibattito italiano, mi è venuta voglia di tornarci su. Mi convinco sempre di più che il nucleare sia una scelta assolutamente insensata. Basta un dato su tutti: oggi nel 2008, più di 20 anni dopo la chiusura delle centrali italiane, ancora spendiamo più per il decommissioning di quelle centrali di quanto investiamo con incentivi e sovvenzioni alla ricerca sulle rinnovabili.

Il messaggio è insomma questo: siamo tutti convinti che di fronte a noi c’è la grade sfida di cambiare il regime energetico del paese, anzi del mondo. Siamo tutti disposti a fare sacrifici enormi, a spendere tantissimi soldi ed apettare molti anni per vedere i risultati. Ed allora a queste condizioni perchè battere la strada vecchia e perdente del nucleare e non quella nuova e vincente delle rinnovabili?
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Civiltà

Ecco, se dovessi pensare che cosa potrebbe rappresentare plasticamente lo stato avvanzato di una civilità che si riflette nel meglio della sua classe dirigente, potrebbe venirmi in mente un’ immagine molto simile ad una di queste (cliccare qui sotto per la galleria).

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PS. Ve lo immaginate voi il capo dell’opposizione italiana che va a farsi la spesa in bicicletta in giro per Roma? Passi che in questo ruolo non mi ci veda Berlusconi (che è stato capo dell’opposizone fino ad un paio di mesi fa). Egli è nella mia mente semplicemente un alieno rispetto a concetti quali bicicletta/risparmio/spesa personale/forma fisica(realizzata con la fatica) etc. Ma ad essere onesti non mi ci vedo nella parte nemmeno lo stesso Veltroni. E se è per questo nemmeno Di Pietro, Giordano, Diliberto, Bossi e men che meno Pecoraro Scanio.

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Trenitalia, yes again

Oggi ho ricevuto un rimborso. Ottimo direi. Se non fosse che è per un viaggio effettuato ad agosto dello scorso anno. In comepnso ieri l’eurostar è arrivato a Roma con 5 minuti di anticipo. Di anticipo....

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Non alimentare la crisi

2008-07-Emergenza_Alimentare
Su questo numero di cooperazione tra consumatori (Luglio) ho pubblicato un pezzo sulla crisi alimentare, scritto durante i giorni del vertice FAO di Roma. Roba vecchia se volete, ma i contorni di quell crisi sono ancora tutti li, solo un po’ messi in ombra dalle fiamme che si levano più alte provenienti dal riacuirsi della crisi del petrolio e quella della bolla immobiliare da poco riesplosa (e con la quale comunque esiste un collegamento di cui tento di parlare nel pezzo).





Per non alimentare l’emergenza
L' indice dei prezzi delle derrate agricole della Fao è aumentato dell'8% nel 2006, del 24% nel 2007 e del 53% nei primi tre mesi di quest'anno; a livello mondiale, dal 2006 i prezzi degli oli vegetali sono aumenti del 97%, quelli del grano dell'87%, i prodotti caseari del 57% e il riso del 46%.
Se l'aumento del prezzo della pasta ha un impatto limitato sul paniere di acquisto dei consumatori occidentali grazie al fatto che la maggior parte del reddito viene in media spesa altrove, tutt'altri problemi questi aumenti stanno creando nel sud del mondo. Per miliardi di persone questi aumenti costringono le famiglie a tirare seriamente la cinghia, e per centinaia di milioni di essi, rappresentano il ritorno nella povertà. "Per la classe media la crisi implica il taglio delle spese mediche; per quelli che vivono con due dollari al giorno significa la rinuncia alla carne e a mandare i figli a scuola; per quelli che vivono con un dollaro al giorno significa rinunciare a carne e verdure e vivere solo di cereali; per quelli che vivono con mezzo dollaro è il disastro totale: i più poveri stanno vendendo gli animali, gli strumenti e i tetti di lamiera sopra la loro testa". Cosi Josette Sheeran, del programma alimentare mondiale descrive l'impatto della crisi per i più poveri. Le tensioni dovute all'esplosione dei prezzi sono affiorate chiare ai quattro angoli del globo: dalle proteste messicane dell'anno scorso per l'esplosione dei prezzi del mais (ingrediente base della tortilla), alle rivolte di quest'anno lungo tutta la linea dell'equatore. Ad Haiti, i manifestanti al grido di "Abbiamo fame" hanno indotto il primo ministro alle dimissioni; in Camerun, 24 persone sono morte nelle rivolte, in Egitto l'esercito è stato utilizzato per produrre pane e nelle Filippine l'accaparramento di riso è stato reso un reato punibile con l'ergastolo. All'inizio di giugno, i capi di stato si sono incontrati a Roma sotto le bandiere della Fao (l'agenzia dell'Onu per il cibo e l'agricoltura) per discutere della crisi in corso. Le soluzioni emerse sono a dir poco parziali, ma il vertice ha avuto almeno il pregio di mettere il mondo di fronte ai fatti. Ma da dove viene questa crisi?

È finito il mondo del "cibo a basso prezzo". Cosi ha titolato l'Economist qualche mese fa per descrivere i contorni della crisi. Come era fatto questo mondo del cibo low-cost? Più di due secoli fa, all'alba della rivoluzione industriale, Malthus prevedeva l'imminenza di carestie dovute al fatto che la popolazione umana, già allora in crescita veloce, non avrebbe trovato sufficienti risorse naturali di cui sfamarsi. Niente di tutto questo si é (per nostra fortuna) avverato. Al contrario, soprattutto dal dopoguerra ad oggi i progressi nella produttività agricola sono stati tali da sostenere una crescita della popolazione mondiale fino al livello attuale. E non solo: talmente efficiente si è resa la produzione che per decine di anni in occidente abbiamo dovuto sussidiare l'agricoltura che altrimenti avrebbe dovuto soffocare dei prezzi mondiali troppo bassi. Nei paesi dell'est europeo ci sono milioni di ettari di terre un tempo coltivate ma che sono state abbandonate per anni, semplicemente perché, ai prezzi vigenti fino a pochi tempo fa, coltivarli non conveniva. Nel giro di pochi anni lo scenario è cambiato. Il cambiamento viene da lontano ed ha origini diverse. Oggi ci troviamo ad un pericoloso incrocio della storia dove queste cause si stanno incontrando e sommando le une con le altre.
I giganti cominciano a mangiare da giganti.
Uno dei fenomeni rilevanti degli ultimi decenni è la fuoriuscita dalla povertà di centinaia di milioni di persone. Prendiamo ad esempio solo i due giganti Cina ed India: nel giro di pochi anni hanno ora entrambe una classe media che supera il miliardo di persone con consumi simili o di poco inferiori a quelli occidentali. E come gli occidentali, indiani e cinesi (ma anche molti russi, brasiliani, vietnamiti e cosi via) si stanno velocemente abituando a mangiare molta carne, ad utilizzare menu più ricchi, variegati e spesso sovrabbondanti e, come gli occidentali, a sprecare (si calcola che negli Stati Uniti il 30% del cibo prodotto finisce nella spazzatura). Il risultato è che l'aumento di consumi ha inevitabilmente comportato una pressione sui prezzi.

Le auto si bevono il cibo (ed i trattori rimangono assetati)
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E poi ci sono i biocarburanti; dall'olio di colza comperato al supermercato ed infilato nei motori diesel, (ma si può fare anche con l'olio di palma, di girasole, di soia e cosi via), fino all'etanolo ricavato da mais, canna o barba-!!!! bietola da zucchero. I biocarburanti sono sembrati per un breve tempo una promessa di energia sostenibile per continuare a mandare a far camminare le automobili anche senza petrolio Hanno però ben presto mostrato alcuni importanti limiti: il mais impiegato per produrre 100 litri di etanolo basterebbe a sfamare una persona per un anno. Se volessimo "camminare" con il solo etanolo, al ritmo con cui oggi noi occidentali riempiamo i nostri serbatoi e consumiamo benzina, è probabile che dovremmo dedicare la gran parte delle superfici coltivabili della terra per produrre combustibile. Siamo ben lontani dal coprire il 5% dei consumi di benzina e diesel con i biocarburanti, e già così la competizione tra coltivazione per il cibo e coltivazione per il combustibile ha creato forti tensioni sui prezzi. A tutto questo si aggiunge l'impennata nei prezzi del petrolio, dovuta ad altri fattori, ma che trascina con se un aumento considerevole dei costi del combustibile, che a catena si ripercuotono su tutta la filiera alimentare, che dipende dai trattori per la lavorazione dei campi, dai camion per il trasporto, dai pescherecci per la pesca, dalle centrali a gas per l'elettricità e la cottura dei preprati e così via.

La finanza specula.
Rimasti bruciati dalla grande bolla del mercato immobiliare che ha reso a tutti familiare l'oscura parola subprime, la finanza internazionale ha messo gli occhi sul mercato delle materie prime e delle cosidette commodities, tanto da far dire al famoso speculatore George Soros che è in corso una nuova bolla speculativa in questi mercati. Le materie prime sono certo quelle provenienti dalle attività estrattive, in primo luogo il petrolio – che infatti in questi ultimi mesi ha fatto registrare un'impennata di prezzi – ma sono anche le derrate alimentari scambiate nelle varie borse del mondo. La speculazione finanziaria, cercando di anticipare i cambiamenti, compera e vende i cosiddetti contratti futures (contratti sulle future consegne di partite di merce) a ritmi vertiginosi, finendo con l'esasperare ulteriormente gli squilibri tra domanda e offerta che sono all'origine delle tensioni sui prezzi.

Proteggere, sussidiare, vietare.
Se il mercato delle derrate alimentari mondiale ha i suoi problemi, la comunità degli stati ci mette del suo, con un mix di politiche pubbliche che molto spesso invece di risolvere, finiscono per esacerbare i problemi. Nel mercato agricolo il protezionismo e i sussidi sono ancora imperanti soprattutto nel mondo occidentale; la famosa PAC, (la politica agricola comunitaria), che peraltro ha i suoi equivalenti in America e Giappone, ha per decenni sovvenzionato i prezzi di tutti i prodotti agricoli e derivati dal riso, al grano, al latte a scapito dei produttori in altri paesi del mondo, fino al paradosso che abbiamo invaso l'Africa delle nostre eccedenze alimentari mettendo in ginocchio i piccoli produttori locali che non potevano certo competere con il nostro burro e la carne in scatola. I sussidi servivano per proteggere i redditi dei nostri agricoltori, si diceva. Bene, con i prezzi ora alle stelle. non ci dovrebbe essere più bisogno di aiuto, ed invece continuiamo a pagare gli agricoltori per mantenere terreni incolti e per contenere la produzione (pensiamo alle quote latte) quando il mercato chiede esattamente l'opposto! La reazione di molti paesi in via di sviluppo non si è fatta attendere. Quasi cinquanta stati, secondo la banca mondiale, hanno negli ultimi due anni imposto dei divieti sull'esportazione di alimenti prodotti localmente, in maniera tale questo è l'argomento usato che non vi siano speculatori che si arricchiscono esportando il riso che poi manca agli stessi contadini locali. Ma così facendo, ci insegnano gli economisti, si aggravano a catena i problemi, prima per i paesi importatori che d'improvviso si trovano senza generi alimentari da distribuire, ed in ultima analisi per gli stessi paesi esportatori che non riescono ad estrarre tutta la ricchezza dalla loro produzione. Insomma, ai già gravi problemi generati dai mercati, i governi spesso ne aggiungono altri! !!!!

VEGETARIANI SI DIVENTA

Combattere la crisi alimentare con forchetta e coltello. Per difendere la salute propria. E quella del pianeta
C i vogliono 8 kg di cereali per produrre 1 kg di carne bovina ed ovina. Ne bastano 4 per produrre un kilo di maiale e meno di 2 per fare un kg di pollo. Bastano questi pochi dati per rendersi conto di come le abitudini alimentari determinino la quantità di terra che coltiviamo. Se i cereali coltivati per produrre la carne degli hamburger fossero usati per l'alimentazione umana, avremmo in un istante risolto la crisi alimentare globale. Ed avremmo dato un buon contributo anche alla riduzione del cambiamento climatico: si calcola infatti che
la produzione di carne impatti per il 18% sull'effetto serra. Se si pensa che i mezzi di trasporto contano per 13.5%, ci si rende presto conto che è più importante cambiare dieta che cambiare macchina per ridurre l'effetto serra. Ma perchè il bestiame ha un impatto così alto? Per cominciare in paesi come Brasile ed Argentina, si taglia la foresta tropicale per far posto ai pascoli. Poi si deve tener conto del fatto che bovini ed ovini sono dei ruminanti la cui digestione produce enormi quantità di metano, che fuoriesce anche ma non solo con il letame, metano che è un gas-serra 20 volte più potente dell'anidride carbonica. Infine la coltivazione di grandi quantità di terreni per l'alimentazione animale ed il trasporto della carne spesso su lunghe distanze (pensiamo ad esempio che i fastfood del nordamerica sono alimentati dal bestiame sudamericano) contribuiscono a far crescere la temperatura del pianeta. Certo, cambiare le abitudini alimentari di 3-4 miliardi di persone che traggono comunque dalla carne il loro fabbisogno proteico non è cosa semplice. Ma va detto per amore di verità: un modo di vegetariani è senza'altro un mondo più equo e sostenibile di un mondo di voraci carnivori. Nel mezzo di questi due estremi ci sono senz'altro molte cose che si possono fare senza chiedere alle persone di rinunciare completamente alla carne a cominciare dal costruire stalle che recuperino buona parte del metano e lo utilizzino come biocarburante. Ma resta la differenza abissale tra una bistecca di manzo ed un petto di pollo. E non è solo una questione di sapori.

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Errata corrige: 25 minuti

FS-RITARDO
Vi ricordate la storia dei 24,5 minuti? Quella per la quale il famoso bonus del 50% del biglietto non solo spinge la compagnia ferroviaria di bandiera a fregarsene di qualsiasi ritardo inferiore, ma la induce anche a taroccare la rilevazione del ritardo per non pagare nemmeno il magro bonus? Beh mi sbagliavo: i minuti utili per giustificare gli ingiustificabili ritardi sono 25.
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Arretrati

200704_P14-15_UnaPannellata
Sono rimasto indietro con l'aggiornamento degli articoli di cooperazione tra consumatori.

Nel numero di marzo ho fatto il punto sulla liberalizzazione del mercato elettrico per l'utenza privata. Ad otto mesi dall'avvio della liberalizzazione i risultati sono deludenti e le promesse di poter liberamente scegliere energia pulita per i propri consumi non sono state evase.

Nel numero di aprile ho provato a dire la mia sul dibattito, a tratti incosciente (nel senso che è spesso condotto senza cognizione) sul ritorno al nucleare in Italia. Era il mio piccolo tentativo di mettere a nudo l'inconsistenza e propagandismo del programma della destra. Come sappiamo, non è servito a nulla.

Nel numero di maggio ho messo giù alcune idee per delle giuste vacanze. Per chi se le può permettere (e non è solo una questione di denaro Happy) sono un buon modo per mettersi alle spalle questa difficile primavera...

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Niente scuse

FS-RITARDO
Trenitalia si scusa per il disagio arrecato. Con queste parole si concludono inesorabilmente i miei due viaggi settimanali con Trenitalia. 25 minuti di ritardo più o meno. Sempre. Regolarmente. anzi, molto spesso sono 24,5. So che l'argomento in fondo non interessa a nessuno. E' un dettaglio che si perde nelle mostruose inefficenze infrastrutturali del paese, o nei deliranti ritardi quotidiani che devono subire i pendolari su tratte ben più corte del Roma-Milano. Ma perdonatemi la vanità se ne faccio la mia piccola personale battaglia se non di civiltà almeno di semplice civismo.

Insomma, anche oggi, 26 Febbraio 2008, il treno 9428 é arrivato in stazione a Milano annunciando un ritardo di 25 minuti. Che già é parte del mio tempo che Trenitalia mi ha indebitamente rubato. Per di più, l'orologio della stazione, nello stesso istante in cui il treno si fermava, era 28 minuti più avanti dell'orario di arrivo previsto. Quindi in zona utile per richiedere almeno la magra consolazione di un parziale rimborso. Io non ho dubbi che, alla mia richiesta di rimborso Trenitalia argomenterà che esso non può essere concesso in quanto il ritardo accumulato non era superiore ai 25 minuti. Non ho dubbi perché questo episodio increscioso mi é già accaduto. Ecco, qui oggi lo dico: quella di Trenitalia non solo é un'ingiustificabile arroganza perché deliberatamente e sistematicamente abusa del tempo dei suoi clienti (circa 25 minuti ogni volta), ma é anche una truffa, perché i ritardi sono regolarmente di poco superiori ai 25 minuti e ciononostante i bonus non vengono concessi perché il tempo di arrivo in stazione registrato nei database é regolarmente non corrispondente al vero.

Faremo un post per ogni ritardo. Promesso. Abbiamo già cominciato con questo e questo.

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ode al risparmio

Dunque ieri abbiamo fatto i nostri bravi compitini ecologici: abbiamo "oscurato" il sito, siamo andati in centro in bici ed abbiamo cenato a lume di candela (anche se mangiando sushi confenzionato nella plastica il cui pesce chissa da dove arriva). Il tutto all'insegna del mi illumino di meno.

Però poi leggiamo SuzukiMaruti e ci viene da dire: si certo, spegnere un po' di luci un giorno all'anno non risolve il problema; si certo c'è un po' di snobbismo e perbenismo nell'aderire all'iniziativa, si certo il messaggio che passa di un ecologismo della privazione può essere alla fine controproducente. Però alla fine ci sembra che usare queste motivazioni per non aderire all'iniziativa suona un po' come il discorso di quelli che non fanno la raccolta differenziata perché tanto poi si dice in giro che alla fine buttano tutto nella stessa discarica...

Insomma, il messaggio di fondo dell'iniziativa di quelli di Radio 2 è cosa buona: il primo passo concreto per realizzare il protocollo di Kyoto è il risparmio energetico.

A questo proposito l'altra sera sono letteralmente imbufalito guardando Anno Zero. Con Rubbia ospite, ad un certo punto Santoro ha deviato con leggerezza sul tema energia (e si vedeva che tutto sommato il tema non gli interessava ma forse era l'unica cosa di cui poteva chiedere al suo ospite Rubbia). Solo che hanno permesso a quel figuro indescrivibile di Belpietro di interrompere Rubbia e pontificare -lui- su quali sono le soluzioni energetiche per l'italia. (E pensare che io ancora credevo che i giornalisti li invitassero per fare le domande e non per dare risposte). Belpietro ricordava come intervistando Prodi in campagna elettorale sulla questione energetica avesse incontrato come prima risposta del premier proprio il risparmio energetico come primo punto programmatico. Ah Ah... se la rideva Belpietro con quel suo ghigno ignorante e pieno della sua sicumera, sostenendo che il risparmio energetico era solo una risposta ridicola e che la via maestra era il ritorno alle centrali nucleari.

Ebbene ovviamente non abbiamo dubbio alcuno che la mite saggezza di Prodi avesse molto più senso pratico e supporto scientifico dell'arroganza di Belpietro. Pistorio, vicepresidente di confindustria e già AD di ST MIcroelectronics (non certo un no-TAV qualunque) ricordava come nella sua azienda negli ultimi 15 anni hanno diminuito i loro consumi del 5% all'anno, in pochi anni più che dimezzandoli. Ora, se ce l'hanno fatta i un industria onnivora di energia come quella elettronica, perchè non pensare di ottenere anche solo una parte di quei risultati: diciamo il 10-20% di riduzione in altri settori industriali? E per il soettore domestico si possono fare cose enormi eliminiamo lampade ad incadescenza, elettodomestici non di fascia A e sostituiendo i boiler elettrici con i pannelli solari. Tutte cose di buon senso, alla portata dei cittadini e dell'amministrazione che vuole sostenere queste scelte di consumo responsabile.

Oltre a farci rispettare Kyoto, questo buonsenso che tanto fa sorridere il figuro Belpietro, ci permetterebbe anche di evitare di intraprendere la strada del nucleare che tanto cara sta a questa destra becera. Come Rubbia ci spiegava infatti, prendere seriamente l'ipotesi nucleare significa come minimo costruire una quindicina di centrali (altrimenti il contributo sarebbe risibile). Quasi una per regione. Avere la produzione tra dieci anni, a costi guauli se non maggiori di quelli attuali, e dover affrontare il problema di dove mettere questi rifiuti. Ora se il nostro paese non sa nemmeno più dove stoccare la 'monnezza, è pensabile trovare posto alle scorie radioattive?

Avanti con il risparmio energetico dunque, e viva il buonsenso...
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Anche quest'anno ci illuminiamo di meno

millumino1
Anche quest'anno aderiamo entusiasti a mi illumino di meno.
E siccome siamo per il risparmio in generale, e non solo quello energetico, ricicliamo ben volentieri l'iniziativa dell'anno scorso.
Il 15 Febbraio é la giornata di Mi illumino di meno. Siccome oltre a fare i nostri bravi compitini a casa volevamo lanciarci nella sfida a fare azioni di risparmio energetico un po' strampalate, abbiamo deciso di convertire per la giornata questo sito al nero.

Che non é proprio come spegnere lo schermo, eppure... Mettiamola cosi: una pagina di un sito nero fa assorbire in media leggermente meno energia. Questo perché gli schermi consumano di meno per produrre il colore nero invece degli altri colori. Almeno vale per gli schermi CRT (quelli con i tubi catodici) Per gli LCD sembra che non ci sia una differenza di peso. Un
tizio ha fatto i conti: un monitor CRT da 19 pollici consuma 83 watt con schermo bianco e 60 con schermo nero. L'LCD a 19 pollic invece ne usa comunque 35 watt a prescindere dal colore. Fatto sta che gli schermi CRT sono ancora abbastanza diffusi (diciamo il 20% degli schermi almeno), e quindi il mio sito nero farà risparmiare qualche frazione di watt a -diciamo- 5 dei visitatori che passeranno di qui oggi. Niente male no?

Sembra uno scherzo, ma qualcuno si é preso la briga di calcolare quanto si
risparmierebbe se Google, che ormai é onnipresente sui desktop dei computer di tutto il mondo con la sua schermata perennemente candida, switchasse invece ad una modalità tutta nera. Qualcuno é passato dalle parole ai fatti, ed ha creato una pagina di ricerca google in nero.
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cambiare marcia

14-17
Sarà che in queste settimane dovevamo cambiare l'automobile. Sarà che -lo devo ammettere- i SUV mi piacciono davvero tanto, ma poi alla fine non potrei comperarli per una serie di ragioni; una su tutte: il prezzo. Sarà che è un tema che mi sta a cuore. Sarà che la proposta di direttiva Europea sui limiti di emissione delle auto da ponderarsi -cosi vorrebbe la proposta- al peso delle auto ci aveva fatto incazzare!

Insomma, è che questo mese, il pezzo per cooperazione l'ho scritto sulle automobili, sui loro consumi e sulle loro emissioni, con una piccola guida per l'acquisto consapevole delle quattroruote.

PS. Alla fine poi ci siamo presi questa che fa 150 grammi di CO2 al km. Non è una Prius, ma è comunque il motore più parco di emissioni in circolazione in questa fascia...

PPS. Papà però ha fatto meglio e si è preso questa che va a metano...

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a low-carbon week

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Paolo Rumiz ci racconta oggi della sua settimana a basse emissioni assistito da quelli di AzzeroCO2 di cui avevamo parlato su questo blog qui. Il pezzo é molto bello, scritto con la magistrale penna di Rumiz. Il titolo invece é appiccicato dal titolista del sito ed infatti tradisce con questo taglio pauperista il senso essenzialista, quasi esistenzialista dell'articolo.

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idea regalo dell'ultimo minuto...

Riprendiamo il post natalizio dell'anno scorso per rilanciare l'idea dei crediti di anidride carbonica come regalo natalizio.

È vero che il carbone lo porta la Befana. Ma noi la possiamo anticipare e per Natale portare in dono anche noi un po' di carbone. É davvero un simpatico regalo di Natale quello di cui stiamo parlando. No, non ci siamo rincoglioniti. E quelli di voi che ancora non hanno esaurito la lista dei regali farebbero bene a prendere nota. E non preoccupatevi, non c'é nessun carbone nero e fuligginoso da portare in pacco ai vostri cari.

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Si tratta invece di regalare dei crediti di emissione di anidride carbonica. Carbon offset in inglese. L'umanità produce troppa anidride carbonica lo sappiamo. Ognuno di noi ne produce troppa. Mentre andiamo in macchina, mentre riscaldiamo le nostre abitazioni o prendiamo l'aereo. Ci sono dei modi per riassorbire queste nostre emissioni. Piantando alberi ad esempio. O producendo energia elettrica con fonti alternative (che sostituiscono quelle combustibili). Riducendo infine le emissioni di altri. Per Natale quindi, possiamo regalare un credito di anidride carbonica. Dietro a questo credito, da acquistare online, ci sono delle organizzazioni che si impegnano a ridurre le emissioni per conto nostro attraverso i modi di cui abbiamo parlato.

Si puo regalare la neutralizzazione dell'impatto annuale dell'automobile degli amici, oppure la neutralizzazione delle attività delle vacanze natalizie. La neutralizzazione dell'intero impatto di una abitazione per tutto l'anno, o la neutralizzazione dell'impatto del cenone di capodanno speso con gli amici. Ce ne é per tutti i gusti e per tutte le tasche.

E se é vero che In fondo poi la gente si sa che cosa vuole, questo é il regalo migliore perche in futuro possa continuare ad avere Natale con la Neve...

Per gli scettici, si legga qui. I crediti si possono acquistare ad esempio qui, qui e qui.


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24.5 minuti

Credo che a qualcuno dentro Trenitalia manchi il senso del ridicolo. A pochi giorni dal post in cui parlavamo dei regolari ritardi di 25 minuti sui treni ES (è forse l'unica cosa puntuale di Trenitalia) oggi mi arriva la letterina qui sotto, nella quale con le solite formulette spiacenti/scusa/disagio Trenitalia mi nega un bonus per un viaggio in settembre (già... che vi aspettavate, sono in ritardo anche le risposte...) perchè -sentite un po'- il treno era in rtiardo di 24,5 mni. 24,5 minuti. ventiquattro virgola cinque minuti. ventiquattro virgola cinque minuti. VENTIQUATTRO VIRGOLA CINQUE MINUTI!!!!

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PS. Ma secondo voi, ventiquattro virgola cinque minuti, significa che sono 24 minuti e 50 secondi, 24 minuti e 5 secondi oppure 24 minuti e 30 secondi?

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It's the weight, stupid

La UE è ad oggi la frontiera della lotta al riscaldamento globale. I suoi interventi sono seri ed incisivi, ancorchè discutibili. Dalla borsa delle emissioni, agli interventi nel settore aereo. Non si ferma nemmeno di fronte alla potente industria delle automobili. O forse si?

In questi giorni si parla molto degli interventi che stanno per essere predisposti in materia di emissioni degli autoveicoli. Se per il settore industriale si è percorsa una strada del cosiddetto cap-and-trade, e per quello aereonautico un meccanismo tipicamente da carbon tax, nel caso delle automobili sembra che la strada che si vuole battere sia quello dell'intervento regolatorio diretto. Niente tasse sull'inquinamento, ne permessi di emissione da comperare, semplicemente, per legge, le automobili non dovranno emettere più di un tot di grammi di CO2. 130 g/km per la precisione. Punto e basta. Giusto? Sbagliato? Forse la carbontax avrebbe funzionato bene anche in questo settore. Imponendo un raddoppio del prezzo dei carburanti ad esempio, sarebbe diventato prioritario per gli automobilisti acquistare automobili in grado di consumare di meno e quindi di emettere di meno. Certo sarebbe stata una tassa vistosa e quindi politicamente forse insopportabile. Ecco quindi l'idea di percorrere la strada regolatoria, che semplicemente nasconde i costi sotto al tappeto, trasferendoli alle case produttrici (che devono investire molto pena multe salate) e quindi indirettamente di nuovo agli automobilisti.

Ma l'importante, pensiamo, sia non tradire lo spirito dell'iniziativa: LE EMISSIONI VANNO RIDOTTE!. E ci sono molti modi per arrivare a quei fatidici 130 g/km. Ad esempio migliorando i motori, migliorando gli pneumatici, l'aereodinamica, ma soprattutto il peso. E' naturale che -a parità di tutto il resto- un auto più pesante consumi più energia per essere spostata e quindi emetta più gas dalla combustione del carburante. Parafrasando WJ Clinton: It's the weight, stupid!

Ed allora ci sembra curiosa la la decisione della UE di scontare il peso dai target di riduzione delle diverse case automobilistiche. E' vero, le case tedesche (BMW, Mercedes Porche ed Audi in testa) sono auto più belle, ricche ed accessoriate e più pesanti e quindi dovrebbero fare sforzi maggiori per ridurre le emissioni. Probabilmentte questo implicherebbe che prima o poi tutte le case dovrebbero rinunciare all'idiozia di produrre motori 6000 a 12 cilindri od altre meraviglie tecnologiche aassolutamente inutili come queste. E d'altra parte quelle case che fanno auto più piccole e leggere (FIAT, Citroen, Toyota e compagnia cantando) le cui auto già ora emettono relativamente (ai bestioni di prima) poco, dovrebbero assumersi sforzi minori ed avere tutto da guadagnare. C'è chi ci guadagnerebbe e chi ci rimetterebbe. Ma proprio questo è il punto. O si prende sul serio l'obiettivo di ridurre le emissioni e quindi i target devono valere per tutti, oppure permettere che alcune case abbiano dei target più alti perchè producono ora delle auto più inquinanti è una distorsione assurda. assurda...

Pensiamo ad alcune delle conseguenze: tra le varie di cui si parla sui giornali (non ultima che il peso delle innovazioni per raggiungere i target verrà spalmato in maniera iniqua sulle vetture piccole che già ora emettono molto meno) c'è anche l'assurdità che paradossalmente FIAT e le altre case produttrici di auto piccole comincino ad immettere sul mercato auto appositamente appesantite con il solo obiettivo di alzarsi la media ponderata dei pesi ed alleviare parzialmente la pressione del target.

Cara Europa, ripensaci...

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la pratica del buon governo

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Grumes è un ridente paesino arroccato su un promontorio infondo alla val di Cembra. Ma per i dettagli geografici vi rimando qui. Abbiamo invece parlato di Grumes, nell'ultimo numero di cooperazione per un altro motivo: l'amministrazione comunale si è coraggiosamente lanciata in un modello di sviluppo dal basso che è una sfida che ci piace molto. Ci piace nei contenuti: perchè prendono sul serio tutte le questioni che affrontiamo con regolarità su cooperazione ed in questo blog: dall'uso di fonti alternative al risparmio energetico alla diminuzione dei consumi ecc. Ma ci piace anche perchè questi ed altri progetti sono portati avanti coinvolgendo la popolazione e facendola partecipare non solo nelle decisioni, ma anche nei rischi che si corronno quando ci si cimenta con sfide importanti. Ci piace a tal punto che, oltre ad averne parlato su cooperazione, abbiamo subito sottoscritto delle quote della società STG (di cui parliamo ampiamente nell'articolo). E lasciamo stare i maligni che potrebbero insinuare che l'entusiamo è dovuto al fatto che mio cugino Simone è sindaco del comune, ed il mio papà è il presidente della STG. Happy
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appunti di nozze

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Passato l'hang over (scusate gli amerikanismi in questi giorni) post nozze, quest'estate colei che ormai é nel frattempo diventata (suo malgrado) mia moglie ed il sottoscritto si sono dati da fare per mettere per iscritto alcuni appunti su come abbiamo organizzato la nostra festa, i pensieri che ci hanno accompagnato nell'idearla e le riflessioni che da questo agire ne sono conseguite. Ne abbiamo fatto un piccolo pezzo per Cooperazione tra consumatori che speriamo a qualcuno, prima o poi, sia di qualche aiuto e guida attraverso i bellissimi mesi che preparano quella che per ciascuno rimane la propria indimenticabile giornata.

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miraggio nel deserto

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Eccolo qui. Lo sguardo del club di Roma sul futuro energetico come lo vorremmo. Niente di fantascientifico. Ma un progetto molto concreto fatto di tecnologie gia oggi disponibili. Si tratta di disseminare le coste del nord-africa di centrali a solare termodinamico. Si, quelle che Rubbia sta promuovendo da anni con il suo progetto Archimede tra l'indifferenza generale. Si tratta di concentrare l'energia solare attraverso degli specchi per riscaldare un liquido e con questo far girare delle turbine a vapore come quelle delle locomotive. Con utili accorgimenti si può rendere la produzione costante anche in assenza di sole (evenienza per altro rara nel deserto) imprigionando il calore in eccesso in soluzioni saline e accoppiando le turbine con dei motori a combustibile per le emergenze.

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E quante centrali ci vogliono per generare tutta questa energia? In questa immagine affianco, il quadratino rosso centrale indica la superficie equivalente di deserto necessaria per produrrre attraverso gli specchi il fabbisogno energetico dell'europa e del nordafrica. Certo è una bella superficie (un quadrato di 50 km di lato), ma non si può certo dire che laggiù manchi lo spazio. Peraltro l'irradiazione solare nel deserto è doppia rispetto a quella dei paesi del sud europa e questo costituisce un ulteriore motivo per localizzare in quelle regioni le centrali.

Si certo, ma poi come la si porta qui in Europa tutta questa energia? In fondo ci hanno sempre insegnato che l'energia anche ad alto voltaggio, su grandi distanze si disperde a tal punto da non essere più conveniente. Questo vale però per la corrente alternata, non per la corrente continua. Tramite delle connessioni HVDC, si può ottenere con dispersioni minime il trasporto di energia attraverso le migliaia di chilometri che separano il deserto dai nodi europei nei quali l'energia verrebbe poi reimmessa nella rete esistente. Le reti di trasmissioni HVDC non sono una possibilità teorica ma delle infrastruttre gia comunemente operanti in tutto il mondo.

Gli scettici potrebbero storcere il naso, ma qunato costa un progetto simile? Costa molto. una stima parla di 400 miliardi di euro fino al 2050 ma non fermiamcoi a dei numeri che sono assolutamente volatili. Pensiamo invece alle dimensioni ed alla portata del progetto. Si tratta di sostituire l'energia che attualmente produciamo con i derivati del petrolio o con il nucleare. Si tratta di rendere l'Europa ed il mediterraneo carbon-neutral o quasi. Si tratta in fondo di sostituire oleodotti con elettrodotti.

il progetto del Club di Roma poi si integra con le altre fonti rinnovabili: dal vento lungo le coste atlantiche, all'idroelettrico nelle alpi, alla biomassa dei balcani. No, non è un miraggio nel deserto ma una strada del tutto percorribile anche con le tecnologie attuali verso un futuro sostenibile per l'Europa ed il mediterraneo.

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soccorsi! so' ccorsi via...

I soccorsi non sono arrivati. Nessuno si é fatto vedere. I soccorsi assenti, i maledetti soccorsi tardivi. I telegiornali ne sono pieni: facce arrabbiate; a volte fuligginose; a volte visi sconvolti dal dolore per aver perso proprietà se non addirittura amici e parenti. Mentre il sud é in fiamme, divampa la protesta sui soccorsi. I fantomatici soccorritori che non accorrono mai; la protezione civile assente; lo stato che abbandona; i poveri cittadini che devono difendere il loro giardino con propri secchi e pale.

Gli incendi estivi sono un cataclisma. Sappiamo tutti quali danni essi provochino, e quali perverse logiche essi celino. Sappiamo anche che non serve andare fuori dai confini del paese per vedere come si possa risolvere il problema. Anzi, diciamolo chiaramente: la maggior parte del territorio italiano ha un livello di incendi che possiamo considerare fisiologico, ed una ristretta parte del territorio può vantare esperienze di eccellenza assoluta a livello mondiale. E chi ne dubita, si faccia un giro dalle mia parti, nel Trentino coperto di boschi, dove ogni villaggio dicento anime conta il suo corpo volontario di vigili del fuoco addestrato e attrezzato come lo sono i vigili professionisti nel resto del paese. Il problema degli incendi boschivi diventa patologicamente drammatico (fino alla morte di diverse persone ogni anno) solo nel sud Italia.

Sarà colpa solo del solito pregiudizio antimeridionale? O sarà colpa della mafia, della cammorra o dell'ndrangheta? O forse sarà lo stato che non paga adeguatamente i pompieri, che non fornisce i mezzi, e che possiede una flotta di soli 20 canadair (la flotta più vasta tra i paesi europei peraltro)?Tutto questo certo. Mettiamoci anche il clima meno clemente del sud, se questo consola qualche meridionale che potrebbe sentirsi altrimenti discriminato dalle mie parole.

Eppure vorrei tornare a quei visi ed a quei volti che arrabbiati cercano invano i soccorsi che li salvino. Perché forse anche li sta una radice di questo male. É mai possibile che i soccorsi debbano sempre venire da fuori? Che società civile é quella che affida la difesa della propria sicurezza ai canadair che vengono da altrove, dal cielo e comunque sempre da lontano?

Certo il Trentino non fa testo, ma é pur sempre un esempio a cui guardare no? Ed allora perché dalle mie parti appena si intravvede un comingnolo di fumo, la gente telefona immediatamente, e nel giro di pochi minuti squadre e squadre di volontari sono sul posto? Perchè i ragazzi vedono come motivo di orgoglio quello di prestare il proprio impegno gratuitamente ed anche a rischio della vita nei corpi volontari? perché l'amministrazione provinciale e comunale invece di sperperare soldi, dota questi volontari di tutte le attrezzature di cui necessitano? Perché in Trentino i canadair ci devono venire solo ogni tot anni in casi di incendi eccezzionali?

Il perché ovviamente lo so, ed é quello che fa la differenza tra una vera società civile dove prevale il senso del bene comune ed il contributo che ognuno può dare alla sua tutela, ed una società incivile dove prevale la familistica difesa delle cose proprie e l'attesa messianica per i soccorsi che devono arrivare sempre e comunque da altrove. Ed é in questo familismo, in questa mancanza di "senso del noi" e "del senso del nostro", che germoglia poi la criminalità organizzata cosi come proliferano gli incendi boschivi. Lí vi si generano entrambi i fenomeni perché da una parte il familismo crea quell'economia del malaffare che dagli incendi trae linfa, e dall'altra il familismo non si cura della prevenzione di quegli incendi almeno fino a quando essi lambiscono il proprio giardino.
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che ci facciamo con u'na canna?

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Circa due mesi fa, in un delle mie settimanali transferte sotto la madonnina, ho conosciuto Dany in treno. Dany é un medico omeopata. In particolare diciamo che é un po' fissato con l'olio di canapa: oltre a promuoverne le virtù medicinali ed alimentari, si é messo ora a organizzarne la produzione in Romania e -evidentemente non pago- ne cura anche la distribuzione nelle erboristerie romane. Curiosi noi lo abbiamo provato. L'olio, non Dany. Per ora non notiamo particolari segni di miglioramento delle capacità cognitive come promesso (peraltro solo una delle virtù dell'olio). Però diciamo che la materia grigia di partenza non é delle migliori. Comunque é buono almeno al gusto. E soprattutto ci ha dato l'occasione di scriverne un articolo per cooperazione tra consumatori, decantando le incredibili virtù della canapa sativa, dei suoi usi industriali, medici ed alimentari.

E non pensate sempre, subito e solamente alle canne da fumare....
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nucleare? no grazie

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E con questo evento, credo che si possa mettere la parola fine al tanto paventato ritorno del nucleare. Sembrava tornare di moda. E per amore di verità, bisogna ammettere che le ragioni sembravano ammiccanti: in particolare il fatto che, non emettendo gas serra, il nucleare era un ottima soluzione per produrre energia senza danneggiare il clima soprattutto in una prospettiva di transitare alle fonti rinnovabili nel medio lungo periodo. Ma la tesi gia non ci aveva convinto. Ora questo incidente mette la parola fine a chi provava a convincere che il nucleare moderno fosse inerentemente più sicuro. Ma dai terremoti non ci si difende mai del tutto. E nemmeno dagli attentati terroristici. E siccome l'Italia è notoriamente un posto ad elevato rischio sismico, e siccome l'Italia è un target per i terroristi (anche se fino ad ora bene o male risparmiato), direi che le centrali nucleari, sono proprio da dimenticare. Punto e basta.

E pazienza se qualcuno dirà che queste sono riflessioni che nascono sull'onda emotiva, che la percezione sovrastima il rischio effettivo e via discorrendo. Il problema rimane: per quanto piccolo ed ulteriormente riducibile, il rischio di incidente catastrofico rimane incomprimibilmente maggiore di zero. Dunque, per cercare energia, guardiamo altrove.
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L'AEEG accende la luce sulla liberalizzazione

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Per chi non riponesse fiducia nei consigli e spiegazioni del sottoscritto in merito alla liberalizzazione del mercato energetico per le utenze finali, ora arriva direttamente L'Autorità Garante per L'Energia ed il Gas a spiegare perbenino le cose. Gli scettici potranno quindi verificare che non dicevo castronate.

Vale però la pena ribadire una cosa, che altrimenti si perde nell'enfasi riposta dal garante sulla questione concorrenziale: più che risparmi in termini di denaro (che difficilmente saranno cospicui), la liberalizzazione permette soprattuto di potersi finalmente scegliere i fornitori in base alle loro credenziali ambientali. Basta enegia atomica. basta energia da carbone. RINNOVABILI, RINNOVABILI E RINNOVABILI...
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sotto nuova luce

Ribadiamo: da oggi ci si può scegliere il fornitore di energia. In attesa di vedere le bollette scendere (ma non vi aspettate cali drastici) potete sempre optare per un provider di energia tutta proveniente da fonti rinnovabili come La220, LifeGate Energy o Trenta rinnovabile. Fate voi...

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Le chiacchere stanno Azzero

put (again) your money where your mouth is

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Capita di avere una doppia anima da riconciliare. Io ne ho triple, quadruple, multiple. Due di queste però le riconduco senz'altro da una parte agli studi economici, dall'altra ad una certa sensibilità ambientale. Sono un economista, si lo confesso! Quasi orgoglioso per giunta. Credo nel mercato. Credo nell'impresa che crea valore, non solo economico. Credo che produrre ricchezza sia più prioritario che redistribuirla. E però sono anche un ambientalista. un'ambientalista scettico forse. Ma uno che crede che i problemi ambientali ed in particolare l'effetto serra sono sotto i nostri occhi in tutta la loro pericolosità e catastroficità, ed al tempo stesso credo che noi possiamo fare molto; possiamo fermare l'effetto serra, a partire dalle piccole azioni di ciascuno.

Quando queste mie due anime si incontrano, vado in visibilio, quasi mi emoziono. Insomma, fosse per me appenderei in salotto questa copertina dell'economist. Ecco quindi che mi sono quasi emozionato quando ho trovato Azzero CO2. Un'azienda con tutti i crismi che ha deciso di fare del sano business attorno alla questione dei crediti di compensazione. Ve ne ricordate? da queste parti se ne é parlato molto ad inizio anno: qui, qui e qui. Si tratta della possibilità di comperare dei crediti che equivalgono a tot tonnellate di anidride carbonica assorbiti (ad esempio attraverso la riforestazione) oppure non prodotti (attraverso la sostituzione di centrali che emettono CO2 con centrali da rinnovabili).

Il messaggio é semplice: ti stà a cuore l'ambiente? ti preoccupa l'effetto serra? Ed allora, quando fai un viaggio aereo, calcolati attraverso il sito la quantità di gas emessa e compensala. Possiedi un'automobile? ed allora compensa le sue emissioni annuali. Ti stai sposando? Rendi neutrali le emissioni prodotte per il tuo matrimonio.

Fin'ora c'erano diverse organizzazioni estere: Carbonfund e Terrapass tra le altre. Avevamo già addocchiato anche Impatto Zero, che fa capo a Lifegate, ma non so per quale ragione, questi di Lifegate non mi hanno mai ispirato granchE. Ad un certo punto, vista la scarsità di offerta, si era persino pensato di mettere su noi un qualcosa all'altezza del compito. Ora arriva questo nuovo AzzeroCO2, player italiano, e per come si presenta, e per i piani che dice di voler attuare, sembra destinato a fare molta strada.

Dietro AzzeroCO2, troviamo ancora una volta quelli di Legambiente. Sono anche dietro a La220 (che produce energia da rinnovabili e la rivende dal primo luglio anche ai privati ed il cui CEO abbiamo recentemente intervistato qui). e tante altre iniziative di pregio. Gente in gamba, che ha capito che il mercato é lo strumento -e non é una contradizione dirlo- migliore per misurarsi proficuamente con gli enormi problemi che l'effetto serra ci impone.

Gli ambientalisti sono spesso accusati di velleitarismi contraddittori. Di non avere soluzioni praticabili ma di riempirsi la bocca solo di chiacchere perbeniste. Qui le chiacchere stanno Azzero. Come per l'energia per uso domestico, il messaggio é chiaro: put your money where your mouth is.
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Energia pulita

put your money where your mouth is

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Dal Primo Luglio scatta la liberalizzazione della distribuzione dell'energia per il mercato domestico.

In soldoni significa che ci possiamo sganciare dall'attuale fornitore e prenderne un altro a nostro piacere. Io ad esempio a Roma ho ACEAElectrabel, a Trento Trenta, a Milano AEM. Dal 2 Luglio potrei mettermi Trenta a Roma, Electrabel a Milano e AEM a Trento. Ovviamente operare un cambio del genere sarebbe ridicolo se non fosse che:

- Nel cambio ci si potrebbe guadagnare tariffe migliori: La concorrenza darà certamente vantaggi in termini di prezzo anche se come al solito i primi tempi si preannunciano un po' turbolenti con tariffe incomprensibili, bundle, prezzi flat, sconti etc. In mezzo a questa ampia offerta ci sarà anche chi cadrà in errore se non in vere e proprie truffe. Ma tralasciando questi assestamenti fisiologici, nel medio periodo sarà una rivoluzione per gli utenti come lo é stata la liberalizzazione dei servizi telefonici.

- Si potrà scegliere di consumare solo energia proveniente da fonti rinnovabili. Alcuni produttori infatti proporranno delle tariffe dedicate per chi vuole che al proprio consumo corrisponda solo e soltanto la produzione di energia da fonti rinnovabili. Il principio é banale: Per ogni Kw che io consumo, da qualche parte c'é un Kw pulito immesso nella rete. Tra questi produttori ci sono La220, LifeGate energy e Trenta Rinnovabile. Peraltro anche le tariffe nomrali dovranno riportare in bolletta il mix di fonti a cui attingono, aprendo le porte, speriamo a breve, ad una tassazione differenziata che incentiva le rinnovabili.

Ne ho parlato su questo numero di cooperazione tra consumatori, con due interviste agli amministratori di La220 e di Trenta.

Gli americani hanno un modo di dire: put your money where your mouth is, che in italiano tradurremmo con: metti i tuoi soldi dove stanno le tue chiacchere. Quante volte abbiamo detto che bisogna cambiare modello di sviluppo, modello di consumo. Quante volte ci siamo dichiarati contro le centrali nucleari, contro quelle a carbone. Ora possiamo mettere i nostri soldi a rendere credibili le nostre chiacchere.

E a tutti i no-tav, no-turbogas no-global d'italia: ora possono concretamente scegliere di dire Si! all'energia pulita, con il loro portafoglio, invece di fermarsi sempre e soltanto a dei retorici no!

PS. Questa riforma arriva in porto grazie al lavoro iniziato da Bersani nel '99 e concluso dallo stesso Bersani in questi giorni. Ci piace ricordarlo, in questi giorni che la sassaiola dell'ingiuria é scatenata contro questo governo che, nonostante i numerosi difetti, sta accumulando dei meriti ragguardevoli in campo ambientale.

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The green way

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Questa é la copertina dell'economist di questa settimana. Segue report di 32 pagine su come le cose sul fronte della lotta ai cambiamenti climatici si stiano muovendo. Ben oltre il protocollo di Kyoto. Sapete come da queste parti il tema ci stia partcolarmente a cuore. Sorgono due tipi di riflessioni.

-La prima é che malgrado tutto, come mostra bene il settimanale inglese, le cose si stanno muovendo a più livelli. Il livello più attivo sembra quello che tutti davano per il più restio a muoversi: quello industriale. Vuoi per fare di necessità virtù, vuoi per trovare nuove occasioni di business, vuoi per operazioni di marketing, ma le imprese si danno da fare: da quelle che investono in energie pulite, a quelle che si attrezzano per il risparmio energetico, a quelle che fanno delle basse emissioni la loro mission aziendale. E scusate se é poco.

-La seconda riflessione é più generale, e riguarda il mondo anglosassone e la sua cultura. Vero: noi europei continentali diciamo da molto più tempo che il climate change é un grosso problema. Vero: loro hanno negato che esistesse il problema fino all'altro ieri. Vero noi inquiniamo di meno. Vero: noi siamo dentro Kyoto ed invece i loro cugini di oltremanica ancora ci pensano. Peró noi, alla faccia delle belle parole spese 10 anni fa, abbiamo le emissioni del 7% sopra quelle del '90; altro che 10% sotto come promesso. Però noi lasciamo che l'ENEL bruci carbone ed i mulini a vento poi non li facciamo che ci rovinano il paesaggio (meglio una bella ciminiera invece!). Noi siamo bravi a chiacchierare ed a piangerci addosso. Loro sono fatti cosi: magari negano il problema finché possono, ma quando poi lo riconoscono, partono in quarta, ma soprattutto sembra che si diano una meta da raggiungere.

Facciamo un esercizio mentale: ipotiziamo che l'Espresso, o qualche altra nostra rinnomata rivista concedesse tutto questo spazio al tema. Sarebbe usato per fare articoli allarmistici sul fatto che Venezia andrà sottacqua, che la Sicilia diventerà un deserto con i cactus, e che il basilico genovese crescerà sulle pendici del monte rosa. Che le cavallette ci mangeranno i geranei alle finestre e le zanzare ci porteranno malaria ed ebola. Di quei pezzi -giornalisticamente parlando- perfettamente confezionati e dalle tirature enormi. Che però ti lasciano là sull'orlo del precipizio, solo con te stesso e con quel retropensiero che forse é meglio buttarsi di sotto e farla finita subito (vedi questa inchiesta sui tumori ad esempio). Invece l'Economist, in ogni sua grande inchiesta, ed anche a costo di semplificazioni esagerate, parte dal problema per indicarne le soluzioni, per indicare un percorso alla fine del quale il problema si risolve. Ed é cosi anche per quanto riguarda questa inchiesta sul global warming. Noi ovviamente speriamo che l'ottimismo anglosassone sia ben riposto, anche perché del pessimismo immobilista rassegnato italiano non sappiamo davvero cosa farcene...
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commercio equo in crescita

Il commercio equo e solidale è un mondo romantico. Siamo abituati a pensare ad esso come ad un piccolo Davide che lotta contro l'immenso Golia delle leggi ingiuste del commercio internazionale che schiacciano e opprimono le persone. Siamo abituati a pensare al commercio equo come ad una parentesi accidentale immersa in un gioco che segue ben altre regole. Una piccola barca in controcorrente, dentro un mare che va in tutt'altra direzione. Là fuori, autorevoli economisti ed il senso comune ci suggeriscono che, nonostante il commercio equo sia una realtà bella e pregnante, essa è destinata a scomparire, assorbita dagli ineluttabili meccanismi dell'economia. Ci viene detto: non è possibile che i consumatori paghino di più per merci che possono ottenere a prezzi minori! Ed ancora: perché i produttori di merci già abbondantemente deprezzate (come il caffé ) non dovrebbero aumentare le loro produzioni, invogliati dai prezzi più alti pagati dal commercio equo e peggiorando cosi ancora di più lo squilibrio sui mercati tra domanda ed offerta? Infine, non sarebbe meglio semplicemente fare donazioni ai poveri invece di pagare loro prezzi più alti per le merci che producono? Queste sono solo alcune delle obiezioni che sentiamo ripetere riguardo alla capacità del com- mercio equo di sopravvivere nel tempo. Da questa aurea romantica e vagamente esotica e dal generale scetticismo che circonda il commercio equo nel circolo degli economisti è sorto nel corso del tempo una sorta di pregiudizio di cui le prime vittime sono spesso le persone che nel commercio equo credono di più e che può essere espresso in questi termini: il commercio equo è bello, ma non rispettando le dure leggi dell'economia ed è destinato a scomparire o al più al sopravvivere come un piccolo fenomeno di nicchia. Ma è poi vero tutto questo? Alcuni economisti, tra i quali Leonardo Becchetti, la pensano diversamente. lo ho cercato di riassumerne le argomentazioni...

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Cosi, giusto per chiarire le idee a chi ancora pensava che la Banca Mondiale fosse un organizzazione internazionale e che l'elezione del presidente la facesser i soci membri (seppur in proporzione alle quote)

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Non é tutto olio quello che luccica

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Dopo un iniziale entusiasmo, anche da queste parti ci siamo parecchi raffreddati circa le magnifiche sorti progressive dei biocarburanti. Ne abbiamo scritto su Cooperazione tra Consumatori...




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faux et panneau

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La situazione é questa. In Italia, i Verdi riuniti a congresso nel weekend appena trascorso, ancora annegano nell'anelito disperato di varcare la soglia del 5% (ma per ora non vanno oltre il 2%). Firmano quindi l'ennesimo appello che questa volta chiamano PATTO PER IL CLIMA e che tra una misura e l'altra contro il cambiamento climatico, non manca di lambire tangenzialmente le seguenti tematiche: a)il mondo dell'associazionismo, b)la storia dei verdi c)i movimenti per la pace d)tutela del paesaggio e)i diritti degli animali f)l'acqua come bene comune g) OGM h) tradizioni tipiche enogastronomiche i)il software open source l) diversità m) giustizia (in senso lato) n) pari opportunità o) povertà p)nonviolenza q) cooperazione r) giovani.

Pur simpatizzando per la maggior parte di queste tematiche, pur auspicando la stesura di un progetto politico che faccia della lotta al cambiamento climatico la sua bandiera, non posso non pensare a tutti i limiti di questo patto.

In un patto per il clima ci si aspetta che si parli di clima. é cosi banale? Che c'entra quindi tutto il resto? Si scende a patti con chi non la pensa come noi su tutto ma si trova a convergere almeno su un punto. Che senso ha quindi un "patto per il clima" dove si ripropone tutta l'agenda verde anche nei suoi tratti più folkloristici tipo i dritti degli animali? Insomma questo patto per il clima non é certo il tentativo di far convergere tutto l'arco politico italiano sull'obiettivo comune del problema climatico quanto il maldestro tentativo di mettere un cappello politico (che ad oggi -lo ribadiamo- vale meno del 2%) al più importante tema della politica internazionale.

Tutto questo mentre in Francia, il candidato vincitore della destra, Sarkozy, mette la lotta al cambiamento climatico al centro della sua agenda politica di presidente ed invita gli americani (proprio lui che é considerato il più amerikano dei francesi) a non mettersi di traverso. (testo, video)

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La Mela è verde. Finalmente

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La campagna di Greenpeace per spingere Apple a comportamenti più verdi si conclude. E qui si può rimuovere il banner dalla barra laterale del sito. Steve Jobs scrive una lettera pubblica ed in sostanza la da vinta a Greenpeace ed a tutti quelli che hanno sostenuto la campagna. Jobs, pur rivendicando che Apple è più avanti di altri in molti frangenti, riconosce che in questo settore può fare meglio, molto meglio, ed in proposito mette sul piatto promesse impegnative, anche se doverose.

Complimenti a Greenpeace per la campagna e per i risultati ottenuti con fantasia e brio, come peraltro dimostrato recentemente nella campagna sulle bugie di ENEL

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quote of the day

SIR — 
If you and Mr. Castro agree that turning food into fuel is a sin, both of you might consider becoming vegan. In caloric terms, turning corn into ethanol is much more efficient than turning corn into meat. Ed Canler - Chattanooga, Tennessee

Letter to the Economist

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La balletta ENEL

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Alcuni mesi fa, la nostra cara e vecchia ENEL ha ammorbato il paese con una campagna pubblicitaria massiccia sulla sua presunta militanza ambientalista. Qui potete vedere il filmato. Tra le altre cose ENEL si vanta di:
-Avere in cantiere 1700 MW di rinnovabili nei prossimi 5 anni (meno della potenza della centrale di civitavecchia)
-diminuire le proprie emissioni di 4 milioni di tonnellate di CO2 all'anno (solo la centrale di Porto Tolle ne emette 10 milioni)
-di produrre ben il 20% di energia da fonti rinnovabili (il 16% dei quali dalle centrali idroelettriche costruite 50 anni fa quando il problema non si poneva)
-investimenti nelle fantomatiche centrali ad emissioni zero di cui si chiacchera molto ma sono di là da venire e potenzialmente pericolose.

Insomma, pur apprezzando che sull'impegno ambientale le aziende ci mettano la faccia, non potevamo che prendere con le molle l'impegno di ENEL che sembra fatto di molto marketing e poca sostanza. Alla prova dei fatti, le belle promesse di bollette verdi sembrano sempre più diventare belle balle (o meglio ballette). Prova di questa profonda contraddizione è la perseveranza con cui ENEL porta avanti la riconversione delle centrali ad olio pesante, in carbone, che è in assoluto la tecnologia a più alto impatto di emissioni e che porta l'Italia completamente fuori dagli impegni di Kyoto.

Quella di ENEL è stata una campagna pubblicitaria massiccia, a dir poco fastidiosa per come ha scientemente deformato la realtà fino a camuffare in punti di vanto quelli che invece sono i segni evidenti di una politica energetica ed ambientale modesta, miope e conservatrice. Una campagna massiccia, a cui ora Greenpeace fa il verso.

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ENEL ha iniziato la valutazione per il completamento di due reattori nucleari a Mochovce in Slovacchia, dopo l'acquisizione del 66% dell'azienda elettrica slovacca Slovenske Elektrarne. La decisione finale è prevista per i primi di maggio. Il governo italiano è ancora il principale azionista di ENEL in quanto il Ministero dell'Economia controlla il 21,84 per cento delle azioni e la Cassa Depositi e Prestiti il 10,15 per cento. Noi ci opponiamo all'investimento nel completamento di questi due reattori per tre ragioni: a) È una tecnologia obsoleta e rischiosa. b) Non esiste una valutazione di impatto ambientale. c) Discutibile economicità e possibili aiuti di stato.

Insomma, ENEL si spaccia per ambientalista su tutta la stampa nazionale ma poi porta avanti le centrali a carbone e si rimette nel business del nucleare, in barba al referendum del 1987. E per farlo se ne va in Slovenia ad investire su una vecchia centrale di stampo sovietico. GreenPeace, impegnata in una campagna ad ampio raggio sui cambiamenti climatici, e quindi su un modo di produzione dell'energia elettrica più sostenibile, critica ferocemente questa decisione. Che cosa non torna in tutta questa storia?

C'è un piccolo dettaglio che forse GreenPeace dovrebbe spiegare: che il nucleare non produce gas serra. Certo il nucleare presenta molti altri problemi, compreso il rischio di scoppio stile Chernobyl. Ne abbiamo parlato qui in passato. Però non produce gas serra: questo va detto (anche se qualcuno la pensa diversamente). Tanto che persino uno dei fondatori di GreenPeace dice di aver cambiato idea circa il nucleare argomentando che in questo preciso momento storico è il minore tra i due grandi mali della produzione di energia. Greenpeace non lo ha ancora seguito, ma certo l'idea ha fatto discutere.

Ed allora saremmo disposti noi in Italia a riaprire la discussione sul nucleare? Poniamo che ENEL, o meglio, coloro che decidono della politica energetica nazionale prendessero finalmente sul serio Kyoto e scrivessero a chiare lettere che in Italia le emissioni devono diminuire stabilmente e ad un ritmo del 2-3% all'anno. Per fare questo ci si dovrebbe scordare le centrali a carbone. Ed in prospettiva tutte le fonti fossili. Per riempire il gap tra le fonti non più utilizzabili e quelle rinnovabili che lentamente prendono piede, ci potrebbe essere un ruolo limitato per il nucleare: saremmo disposti ad accettarlo? Saremmo disposti a lasciare che ENEL investa nell'uranio, eventualmente anche in Francia e Slovenia, in cambio della promessa di non aumentare le emissioni qui in Italia?

Domande retoriche le mie. Perchè ENEL non sembra avere certo interesse ad investire nel nucleare per qualche prurito ambientale. Nè accetterebbe di essere messa di fronte al tradeoff più nucleare=meno carbone. ENEL vuole l'uno e l'altro, in barba a tutte le belle balle scritte sui giornali nei mesi scorsi.

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Un'altra pannellata

200704_P14-15_UnaPannellata
Si lo so che ho pigiato molto su questo tasto negli ultimi tempi, ma che volete farci, ho questi tratti ossessivi compulsivi che mi inducono a soffermarmi su alcuni temi che mi stanno a cuore e tediare gli altri con essi. Ecco quindi la mia ultima pannellata, pubblicata da Cooperazione tra Consumatori in cui faccio un po' la summa delle mie riflessioni in merito al fotovoltaico, ai decreti bersani sulle liberalizzazioni verdi, ed al futuro energetico sostenibile di questo paese.

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no all'ingegneria climatica

Falce_e_martello
L'ultimo numero di Focus titola: Operazione Clima: Cosi Ripareremo la terra. Smettere di inquinare non basta più. Ci vogliono gigantesche nuove opere.

E quali sarebbero queste nuove opere? Robetta tipo:
1) ripristinare la corrente del golfo con 8100 “tecno-isolotti” artificiali situati tra la Groenlandia e l'Islanda con lo scopo di ghiacciare l'acqua salata,
2) rilasciare in mare un fertilizzante a base di solfato di ferro, così da favorire la crescita del fitoplancton (alghe microscopiche) che assorbe anidride carbonica.
3) creare uno scudo di aerosol che rifletta in parte i raggi solari, diminuendo la temperatura media terrestre di 0,5 °C per due anni. Viene messo zolfo in bombole sotto forma di idrogeno solforato.
4) schermare la luce solare - questa volta, però, dallo spazio - facendo orbitare intorno alla Terra 800.000 dischi forati.
5) aspirare acqua dal mare per nebulizzarla in cielo (attraverso delle navi energeticamente autosufficienti e comandate da terra). In questo modo nubi di bassa quota ricoprirebbero un quarto della superficie degli oceani, soprattutto nell'emisfero meridionale.
6) installare sulla Luna degli impianti per sparare nello spazio polvere lunare da far orbitare intorno alla Terra, sempre per schermare dal Sole.
(riassunto tratto da Ecoblog)

Ora è risaputo che Focus non sia esattamente il verbo e sia spesso criticato per la fantasiosità ed approssimazione delle sue ricostruzioni pseudoscientifiche. Ma Focus non ha fatto altro che reimpastare e ricicciare idee più o meno verosimili circolate sul web.

Sono idee balzane e pericolose. Balzane perchè si commentano da sole: andare sulla luna con i cannoni polverieri o sparare 800000 dischi volanti in orbita (sperando non ricadano) oppure inquinare il mare per fare fare la cacca al plancton. Devo aggiungere altro? Pericolose perchè fanno comunque passare un ragionamento. E cioè che l'effetto serra sia irreversibile. Che alle nostre emissioni comunqe non rinunciamo. Che la soluzione al problema è comunque tecnologico-ingegneristica. Che dobbiamo intervenire sui sintomi della maggiore presenza di CO2 nell'atmosfera, e non già sulle cause.

Ovviamente queste soluzioni sono assolutamente irrealistiche. Ma servonono la causa. Sono dei cavalli di troia per far passare comunque l'approccio ingegneristico al problema dell'effetto serra. E quindi far accettare (e magari finanziare) tecnologie dubbie ma tanto di moda quali il sequestro dell'anidride carbonica nelle grandi centrali elettrotermiche. Una tecnologia anch'essa futuribile, per la quale la CO2 viene catturata e sparata nelle viscere della terra. Come se questo fosse economico. Oppure sicuro dal punto di vista ambientale e della salute.

A noi del partito della falce e pannello, quest'approccio non piace affatto! Innanzitutto non è risolutivo, ma è solo un tampone al problema. L'atmosfera non tornerà in equilibrio se le emissioni non vengono permanentemente ridotte. Trovare dei nascondigli per la CO2 equivale alla classica strategia di nascondere la polvere sotto il tappeto. Il modello poi prevede grosse imprese, grossi capitali e quindi mercati concentrati. Non a caso piace particolarmente alle multinazionali. A noi piace invece un modello di produzione in rete, dove migliaia di autoproduttori di energia rinnovabile, si scambiano nel mercato i rispettivi surplus energetici.

L'obiezione del partito della falce e pannello verso l'approccio ingegneristico è totale. E' ambientale (alta probabilità di fallimento e alto impatto), culturale (perpetra il modello ad alto impatto ambientale) politica (prevede concentrazioni di potere tecnologico) economica (destinato ad essere più costoso perchè meno competitivo) e sociale (perpetra il modello di rapporti di mercato verticali invece che orizzontali).

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How much different?

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Riprendendo un leggendario motto della Apple, la cancelliera Merkel ha esortato gli altri leader Europei to think different sulle questioni climatiche. Pensare diversamente. E con una formula efficace ha riassunto questa diversità in tre passaggi legati al numero venti: Entro il 2020, ridurre le emissioni di CO2 del 20% ed arrivare al 20% di copertura dela produzione energetica attraverso le fonti rinnovabili.

A guardarsi attorno, si scorge di lontano la Cina che aggiunge una nuova centrale a carbone alla settimana e gli Stati Uniti che ancora fanno poco o niente per l'effetto serra. Messi vicini a questi anti-eroi, le cose che l'Unione Europea sta già facendo, e si ripromette di fare, sembrano azioni coraggiose degne di una comunità che pensa in grande ed assume un ruolo di leadership nei confronti del resto del mondo. Questo dice la Merkel, e se pensiamo a Cina e USA, per un momento scappa anche a noi un battito di mani ammirato. We do think different, then!

Si ma quanto differente? Per capirlo, prendiamo il report Energy (r)evolution pubblicato a gennaio dalla European Council for Renewable Energy e da Greenpeace (c'é anche la sintesi in Italiano). Un piano globale, con un obiettivo finale fissato al 2050 in cui avremo dovuto effetturare quel cambiamento di paradigma che ci consentirà di sopravvivere a noi stessi. Il piano descrive una via percorribile per ottenere entro quella data un'abbattimento di emissioni nell'ordine del 50%, ottenuto combinando efficienza energetica con una sostituzione delle fonti rinnovabili nella produzione di energia elettrica pari al 75% e nell'energia per il riscaldamento pari al 65%. Un piano ragionevole, che da per scontato che un certo cambiamento climatico é a questo punto irreversibile, che il mondo é sempre più affamato di energia e che per conciliare prezzi moderati, con grande produzione a basso contenuto di CO2 bisogna cedere a dei compromessi quali i grandi impianti idroelettrici e forse anche il nucleare.

Ora, siccome da queste parti siamo degli inguaribili ottimisti concilianti, molto riformisti nei metodi e molto radicali negli obiettivi, ci piace pensare che gli obiettivi che l'Europa si é data per il 2020, siano solo il passo intermedio per arrivare a quelli descritti dal rapporto per il 2050.

Nel frattempo constatiamo con un po' amarezza che nemmeno alla Apple, che sulla questione dei rifiuti elettronici fa orecchie da mercante, riesce più to think different.

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cooperazione: acqua e rifiuti tecnologici

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Altri due pezzi scritti per cooperazione di febbraio e marzo. Il primo riprende un mio veccchio post sulla campagna di Greenpeace per far impegnare Apple a delle politiche più environmental friendly. Il pezzo si occupa in generale del crescente problema dei rifiuti elettronici, dei problemi di smaltimento, riuso, riciciclo e -auspicabilmente- diminuzione del consumo. Della nuova direttiva Europea in materia e della campagna di Greenpeace volta a sensibilizzare i colossi dell'elettornica (non solo Apple quindi) da cui il pezzo ha origine.


200703_P14_Lacqua
  • Il secondo pezzo è invece sull'acqua e sulla campagna "Acqua Bene Comune" che raccoglie firme ed adesioni al fine di presentare un disegno di legge in parlamento per ri-pubblicizzare l'acqua e sottrarla dalle cattive mani dei privati. Il titolo che l'editor ha messo (L'acqua è un diritto, non una merce) tradisce un po' lo scetticismo di cui io avevo infarcito il pezzo. Questa cosa dell'acqua come diritto mi fa storcere il naso. Credo che non ci sia nulla di riduttivo nel guardare all'acqua come ad un bene e non ad un diritto. E' un bene essenziale, che ha problemi di scarsità, distribuzione, sostenibilità del consumo. Problemi che la scienza economica ci aiuta ad affrontare e risolvere senza dover scomodare diritti, costituzioni etc.
  • Quella dell'acqua pubblica insomma, a me sembra una battaglia di retroguardia e che non va al nocciolo dei problemi di uso sostenibile della risorsa acqua, problemi di cui soffriamo gravemente ma che non risolviamo solo per il fatto di chiamare una cosa "diritto" e di affidarla alle mani di burocrati statali languidi e corrotti sottraendola alle mani di avidi ed arcigni privati. Per motivi di spazio (e forse di linea della rivista) le mie critiche sono state rimosse almeno dal titolo. Ho sempre il file word per chi fosse interessato Winking
  • Si sa, a questa legge ci tiene soprattutto la sinistra radicale. Ne avessimo l'onere, per amore di coalizione noi la voteremmo nonostante la riteniamo una legge che nella migliore delle ipotesi è innoqua e nella peggiore inopportuna. Bisognerebbe dirlo forte però, ogni vota che passano misure -e finora sono state la maggior parte- che hanno un taglio decisamente accomodante con le richieste della sinistra irresponsabile.
  • Dirlo forte e farlo pesare (senza le sceneggiate Mastelliane e/o Rifondarole) perchè il paradosso, ora che Prodi è di nuovo in sella, è che nella corsa continua a stare più a sinistra di tutti, passi l'idea che, sul piatto della contrattazione, questo tipo di misure siano da ascrivere a quelle volute dall'ala riformista della maggioranza.
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Una pannellata di verde

csp
Ricoprire il paese di pannelli solari. Avevamo considerato questa promessa uno dei punti qualificanti delle promesse elettorali. Ce ne eravamo lamentati quando nella babele della finanziaria, non erano emerse chiare le misure in proposito. Eravamo rimasti delusi quando poi, a finanziaria chiusa, le misure non si trovavano più. Ed eccolo invece il nuovo pacchetto di misure.

Il pezzo forte del decreto é costituito dai nuovi meccanismi di incentivi per il fotovoltaico. Si potranno costruire impianti piccoli e medi con la certezza che la rete nazionale comprerà l'energia a tariffe agevolate e stabili nel tempo per i prossimi 20 anni. Si riceveranno ulteriori premi sulla tariffa, nel caso l'impianto sia montato sui tetti (e quindi non consumi terreno agricolo) e sia integrato architettonicamente (e quindi non "consumi" paesaggio). Premi sono previsti per l'autoproduzione e nel caso l'impianto faccia parte di un progetto complessivo di riqualificazione energetica di un edificio. L'autorità (AEEG) é demanata a vigilare, la rete (TERNA) obbligata ad acquistare, i ministeri ed enti locali a racogliere informazioni e pubblicizzare.

L'obiettivo é quello di raggiungere 1200MW di potenza fotovoltaica. Che per la verità non sono poi cosi tanti, ma rappresentano pur sempre l'equivalente di una media centrale.

Che dire? La lenzuolata di pannelli solari ci ha gasato moltissimo. Come elettori, perché abbiamo fatto bene a fidarci della promessa di Prodi. Come liberali, perché questo é un ottimo esempio di come lo stato può aiutare gli interessi individuali ad allinearsi con l'interesse collettivo di sostenibilità energetica ed ambientale. Come ecologisti (ed ex-elettori dei Verdi), perché finalmente si cambia passo (sempre per citare il premier) e si mette seriamente questo paese sulla strada per Kyoto. Come economisti, perché queste lenzuolate (1,2 e 3) sono una più sfiziosa dell'altra. Questa in particolare é scritta da persone che finalmente sanno cosa significhi concedere incentivi credibili (perché stabili e duraturi) senza che questi inducano dipendenza parassitica (perché il meccanismo di phase-out é già endogeneizzato). Come imprenditori forse, ma questa é una storia ancora tutta da scrivere....

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Mi illumino di nero

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Oggi é la giornata di Mi illumino di meno. Siccome oltre a fare i nostri bravi compitini a casa volevamo lanciarci nella sfida a fare azioni di risparmio energetico un po' strampalate, abbiamo deciso di convertire per la giornata questo sito al nero.

Che non é proprio come spegnere lo schermo, eppure... Mettiamola cosi: una pagina di un sito nero fa assorbire in media leggermente meno energia. Questo perché gli schermi consumano di meno per produrre il colore nero invece degli altri colori. Almeno vale per gli schermi CRT (quelli con i tubi catodici) Per gli LCD sembra che non ci sia una differenza di peso. Un tizio ha fatto i conti: un monitor CRT da 19 pollici consuma 83 watt con schermo bianco e 60 con schermo nero. L'LCD a 19 pollic invece ne usa comunque 35 watt a prescindere dal colore. Fatto sta che gli schermi CRT sono ancora abbastanza diffusi (diciamo il 20% degli schermi almeno), e quindi il mio sito nero farà risparmiare qualche frazione di watt a -diciamo- 5 dei visitatori che passeranno di qui oggi. Niente male no?

Sembra uno scherzo, ma qualcuno si é preso la briga di calcolare quanto si risparmierebbe se Google, che ormai é onnipresente sui desktop dei computer di tutto il mondo con la sua schermata perennemente candida, switchasse invece ad una modalità tutta nera. Qualcuno é passato dalle parole ai fatti, ed ha creato una pagina di ricerca google in nero.
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Verde America 2.0

Che l'aria stava cambiando in America riguardo alla loro (poca) attenzione per l'ambiente, noi lo si era già sommessamente suggerito qui e qui. Ok, la piantiamo con l'impettimento spocchioso di chi vuol far credere di saperla più lunga dell'economist.

Quella che fa la copertina di questa settimana del magazine inglese non é una semplice notizia. É la registrazione di un trend, il giro di boa di una politica che segnerà le sorti di questo pianeta. Non solo ci riprendiamo gli USA nella barca di quelli che vogliono fare qualcosa per salvare la situazione. Ma li mettiamo direttamente al timone dove per loro natura stanno meglio. La leadership americana é stata cruciale nel creare l'emergenza effetto serra (solo loro producono 1/4 delle emissioni). Ora sarà cruciale per cominiciare seriamente a risolverlo. Anche se probabilmente bisognerà attendere ancora per due anni la delirante conclusione dell'era Bush.

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climax

In questi giorni é un crescendo di titoli ed allarmi. Ne parlano tutti. Persino i verdi ed il ministro dell'ambiente. Fatto che in Italia non é affatto scontato. Del clima, dei suoi cambiamenti. Un climax di spavento ed immobilismo. Sarà che anche oggi si gira a Roma senza la giacca quando questi dovrebbero essere i giorni più freddi dell'anno. Ci si comincia a cagare sotto insomma. Peraltro si chiacchera molto e si quaglia davvero poco.

Ci tocca credere che l'ENEL é un campione di sostenibilità. Che grazie al carbone pulito che verrà, la terra non sta subendo alcun cambiamento. Che in pochi anni la prodzione di eolico é aumentata di 80 volte (probabilmente sono passati da 1 a 80 mulini in tutta Italia)

Intanto siamo in ritardo con i nostri impegni su Kyoto, nonostante siamo sempre pronti a fare la predica a quelli che l'accordo non l'hanno sottoscritto.

Infine, della promessa di Prodi di voler ricoprire l'italia di pannelli solari non vediamo traccia. Speriamo sia il solito problema di comunicazione...

Per chi vuole fare la sua piccola parte, da queste parti abbiamo scritto (qui, qui e qui) sulla possibilità di conpensare le proprie emissioni e diventare cosi carbon neutral. C'é anche il sito in Italiano ora. Buona compensazione a tutti

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Ma in compenso...

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Volo ed inquino, ma in compenso.... Queso é il titolo azzeccato che il mio editor ha appioppato all'ultimo pezzo scritto per cooperazione tra consumatori (La mia proposta giustamente cassata suonava orribilmente: Un Kyoto per tutti). Il pezzo cerca di mettere insieme le poche cose che credo di aver capito dei meccanismi di compensazione delle emissioni di cui avevo già parlato anche qui sul blog (1, 2).

Roberto Dallabona segnala poi che esiste anche un sito italiano dove si possono acquistare i crediti di emissione: Impatto Zero. Si possono compensare le proprie emissioni per i viaggi in automobile, in aereo, l'impatto della propria casa e persino la realizzazione della tesi di laurea. La cosa interessante é che le aziende possono compensare attività specifiche: ad esempio la pubblicazione di un libro, o l'attività di consulenza. La compensazione avviene soprattutto attraverso programmi di riforestazione in CostaRica ed in Italia. Buona compensazione a tutti allora...

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Solo carbone per Natale

È vero che il carbone lo porta la Befana. Ma noi la possiamo anticipare e per Natale portare in dono anche noi un po' di carbone. É davvero un simpatico regalo di Natale quello di cui stiamo parlando. No, non ci siamo rincoglioniti. E quelli di voi che ancora non hanno esaurito la lista dei regali farebbero bene a prendere nota. E non preoccupatevi, non c'é nessun carbone nero e fuligginoso da portare in pacco ai vostri cari.

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Si tratta invece di regalare dei crediti di emissione di anidride carbonica. Carbon offset in inglese. L'umanità produce troppa anidride carbonica lo sappiamo. Ognuno di noi ne produce troppa. Mentre andiamo in macchina, mentre riscaldiamo le nostre abitazioni o prendiamo l'aereo. Ci sono dei modi per riassorbire queste nostre emissioni. Piantando alberi ad esempio. O producendo energia elettrica con fonti alternative (che sostituiscono quelle combustibili). Riducendo infine le emissioni di altri. Per Natale quindi, possiamo regalare un credito di anidride carbonica. Dietro a questo credito, da acquistare online, ci sono delle organizzazioni che si impegnano a ridurre le emissioni per conto nostro attraverso i modi di cui abbiamo parlato.

Si puo regalare la neutralizzazione dell'impatto annuale dell'automobile degli amici, oppure la neutralizzazione delle attività delle vacanze natalizie. La neutralizzazione dell'intero impatto di una abitazione per tutto l'anno, o la neutralizzazione dell'impatto del cenone di capodanno speso con gli amici. Ce ne é per tutti i gusti e per tutte le tasche.

E se é vero che In fondo poi la gente si sa che cosa vuole, questo é il regalo migliore perche in futuro possa continuare ad avere Natale con la Neve...

Per gli scettici, si legga qui. I crediti si possono acquistare ad esempio qui, qui e qui.


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Se ci piace la mela verde

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Ad amici e conoscenti é nota la deriva quasi nerd del sottoscritto per le mele di Cupertino. Da queste parti, dei prodotti della mela, si pensa un discreto bene perché offrono un'esperienza di uso piacevole, facile ed immediata, perché sono sicuri da usare e perché sono belli da vedere. Tuttavia c' una cosa che vorremmo più di qualsiasi altra per continuare ad andare compiaciuti delle mele che consumiamo con tanta passione. Che le mele diventino più verdi.

Greenpeace sta portando avanti un'ottima campagna di pressione su Apple per ottenere risultati concreti sui seguenti punti:

- L'eliminazione di composti tossici come il PVC ed alcuni metalli pesanti
- L'attivazione di estesi programmi di riciclaggio per le macchine a fine ciclo
- Il prolungamento del ciclo di vita delle macchine

Perché prendersela proprio con Apple? Greenpeace offre almeno due buone ragioni che non possiamo non condividere:

-Perché Apple sta facendo peggio di altri suoi concorrenti riguardo a quasi tutti gli accorgimenti suggeriti per rendere i suoi prodotti più sostenibili
-Perché Apple é la trendsetter. Perché si vanta di stare davanti agli altri in pulizia (di design). Perché se comincia lei, le altre seguiranno (in realtà ora la precedono).

A noi la campagna di Greenpeace piace davvero. Punta ad un'azienda simbolo per educarne cento (come le BR ma con le pistole dell'umorismo). Lo fa in maniera decisa ma anche molto creativa. Siccome a noi piacciono davvero le mele, e vorremmo continuare ad apprezzarle, facciamo anche noi la nostra piccola parte nella campagna.



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Babbo M@ale

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Questo mese, per cooperazione tra consumatori, mi sono sbizzarrito con una piccola guida semiseria ai regali di Natale. Roba per stomaci forti, vi avverto. Se vi mettono i brividi quei pezzi tutti pelosi con i consigli sulle cose "giuste" da fare; se non sopportate quel certo perbenismo di sinistra che aleggia, soprattutto sotto Natale, intorno alle botteghe del mondo o in generale dentro tutti i luoghi politicamente corretti; se non sopportate le frasi del tipo a natale si é tutti più buoni, non leggete per carità il pezzo. Se siete solo alla ricerca disperata di una qualche idea carina per i regali, evitate comunque; non ci ho messo nulla di nuovo (il prossimo mese invece parlo dei certificati di emissione CO2, che potete comperare e regalare per Natale da qui). Se invece davvero non siete ancora disgustati dalle luci colorate e dai vecchi con vestiti rossi e barba bianca in giro per le strade o in procinto di arrampicarsi sui balconi dei vicini, allora andate pure avanti a leggere...


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Mamme, bici e pannelli solari

Prosegue il delirio finanziaria. Ormai un po' tutti si accorgono dei limiti di questa "cosa chiamata finanziaria". Cioè di un grande calderone dove finiscono misure di ogni tipo che abbiano o meno una rilevanza economica e che quindi in qualche modo abbiano a che fare con il bilancio dello stato. Cioè praticamente tutto. A questo punto l'attività del parlamento potrebbe ricondursi a votare una finanziaria all'anno, il 31 dicembre, in cui ci mettiamo tutto quello che si é discusso e contrattato in aula da gennaio a dicembre. Ogni anno si accumula un bel tomo di emendamenti ed aggiunte a tutte le leggi della repubblica preesistenti che riflettano quanto discusso nell'anno. Con buona pace del parlamentarismo, delle leggi mirate, dei testi unici etc.
Pasted Graphic


Mentre quindi attendiamo in grazia un nuovo modo di fare la finanziaria (che diciamolo, il modo in cui é stata fatta quest'anno é stato mediocremente indigesto), mentre ci auguriamo che almeno Prodi voglia dare un nuovo corso alla comunicazione dei contenuti (ahimè nebulosi) dell'attività del governo, ci consoliamo con tre perle contenute in questa legge monstre che da sole varrebbero certo un nostro voto:

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Ogni nuova licenza edilizia conterrà l'obbligo di installare un pannello solare (Repubblica 18/11)
- Sono stati stanziati 270 milioni per piste ciclabili (Repubblica 18/11)
- Equiparazione dei diritti di maternità delle donne precarie con quelle delle lavoratrici dipendenti (Repubblica 17/11)

Il nostro spassionato consiglio al professore é di spiegare la sua finanziaria parlando agli italiani di mamme, bici e pannelli solari. Sono concetti infinitamente più affascinanti ed intelligibili dei cunei fiscali, dei voti del senatore De Gregorio, delle manovre di Casini e dei debiti lasciati da Berlusconi.

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L'ambientalista scettico aveva ragione

Qualche anno fa Bjorn Lomborg aveva provato a dircelo. Da ambientalista scettico quale si definisce, ci aveva messi in guardia su tutta la fuffa di WWF, Friends of Earth e altre associazioni ambientaliste a proposito della deforestazione rapidissima ed inarrestabile. Diceva: le foreste non stanno scomparendo. Non ci ritroveremo in pochi anni su un pianeta grigio e spellacchiato, ma anzi, avremo forse molti più alberi di oggi. Oggi lo dice Repubblica (che per altro copia un articolo del NYT di due giorni fa ed anche oggi ne parla l'economist). Quindi da oggi, ufficialmente, la deforestazione come emergenza planetaria esce dall'immaginario collettivo. Cinque anni fa, quando usci the skeptical environmentalist, a dire queste cose si era tacciati di eresia (vedi qui e qui) o al più di essersi venduti ad una multinazionale oppure ad un governo corrotto. Oggi l'affermazione diventa mainstream. Essia! La cosa però da queste parti ci ha fatto pensare.
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-Siamo contenti di apprendere che la deforestazione non é più un emergenza. Ma rimane un problema. La perdita di foresta pluviale vergine amazzonica non può essere compensata dalla crescita della tundra canadese o peggio da qualche piantagione di pioppi sulle rive del Po'. C'é ancora un ampio lavoro da fare per preservare le foreste vergini con i loro scrigni di biodiversità.

-L'ambientalismo di deve delle spiegazioni. Il caso "deforestazione" ci fa indugiare sulla tesi di Bjorn che sostiene che l'ambientalismo ormai é un industria e vive e prospera sugli allarmi e sui catastrofismi. Ovviamente ci discostiamo subito da questo cattivo pensiero, ma pretenderemo per il futuro dati e spiegazioni più circostanziate prima di credere che se non si fa qualcosa di colossale entro x anni (di solito non piú di quindici) allora é tutto perduto.

-Nel 2001 Bjorn Lomborg contestava che esistesse un problema deforestazione, un problema inquinamento, un problema alimentare, energetico, dell'acqua e di varie forme di inquinamento (radicale il ragazzo no?). Era d'accordo con gli ambientalisti solo su un punto: il cambiamento del clima é in corso e causerà numerosi problemi. Peraltro era comunque contro gli accordi di Kyoto perché -sosteneva- visti i costi proibitivi nel breve periodo di diminuire le emmissioni, era meglio comunque dirottare quei fondi sulla lotta all'AIDS che avrebbe salvato più vite nel breve-medio periodo.

Il cambiamento climatico é ora riconosciuto da tutti come il problema dei problemi. Mentre se ne discute a Nairobi, e mentre anche gli altri ambientalisti scettici, quali l'economist, si convincono della gravità, noi ci rileggiamo qualche vademecum per fare anche noi la nostra parte. In attesa di poter un giorno dire che anche quello del cambiamento climatico, non é più un problema...

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Fair rules for fairtrade

200611_P12-13_Regole
Qualche tempo fa mi aveva incuriosito il gran proliferare di iniziative legislative intorno al commercio equo e solidale. Ora ne ho fatto un pezzo per Cooperazione tra consumatori.



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Il club dei MilleMinchia

alitalia

Pensavo di far parte del club MilleMiglia grazie a quel gruzzolo di punti accumulati nei recenti viaggi. Chissa quali privilegi, quali comoditá, quali fantastici regali per i membri del prestigioso club. Niente miglia invece. Solo minchia(te). Si, credo che ad Alitalia ci abbiano iscritti di diritto al club dei MilleMinchia (tu sei un minchia, diceva il mafioso del caso scafroglia).
Guardate l'ultima pubblicitá di Alitalia:

239 € A/R roma New York! wowowoww!! Fantastico, pensava il minchia...
poi legge sotto e deve aggiungere
+55 tasse aereoportuali
+170 € di carburante (!!!)
+45 servizi di vendita (!!!)

totale= 239 + 270 = 520 € cioé piu del doppio del prezzo pubblicizzato. Ed il minchia si domanda: ma chi minchia ha fatto sta minchiata?

Poi dicono che Alitalia va male....


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Oltre il petrolio

oltreilpetrolio
Sul numero di Agosto di Cooperazione, ho ancora battuto un mio chiodo fisso; le alternative al petrolio. Questa volta ho riportato i risultati di una prova pubblicata qualche settimana prima su Popular Mechanics. L'idea era quella di fare il coast-to-coast con diverse automobili alimentate con fonti di energia differenti; dalla benzina al metano, dall'etanolo all'idrogeno, dal GPL all'elettrico. Il confronto in termini di costi, di emissioni e di impronta ecologica delle diverse fonti é assolutamente interessante in quanto dimostra come le alternative al petrolio comincino davvero a rendersi interesati anche economicamente.
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BP = solo Belle Parole

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La notizia é vecchia di un paio di settimane. La BP, la compagnia petrolifera numero due al mondo, ha dovuto chiudere il suo oleodotto in Alaska perché ha scoperto una corrosione avvanzata della struttura. Sospesa quindi la produzione quotidiana di 400.000 barili di petrolio. L'incidente arriva alla fine di una serie di errori e miserie varie che la compagnia ha collezionato negli ultimi tempi. Dalle fuoriuscite di greggio, alle esplosioni mortali nelle raffinerie alle speculazioni sui prezzi dei carburanti seguite ai danni provocati da Katrina. insomma, un comportamento da cattiva compagnia petrolifera, come ci avevano abituati le Exxon Mobil e le altre perfide sorelle.

Ma la BP no. Si spaccia per l'ecologista di famiglia. E ci ha riempito i quotidiani di belle parole: BP non piú come British Petroleum ma bensi come Beyond Petroleum. E dai a farci credere che ora la BP si occupa solo di pannelli solari e cellule fotovoltaiche. Che se anche qualche petroliera gira ancora, é spinta dall'energia del vento. Che quasi si puó andare a comperare il latte alla pompa di (ex)benzina. Belle parole. Ma anche tante balle.

Purtroppo l'oro nero é ancora e lo sará per molto tempo, l'oggetto del desiderio, profitto e perdizione di questa e di altre compagnie. Non se ne discute. Si discute invece sulle campagne di maquillage pubblicitario con cui in questi anni la BP ha tentato di vendersi per quella che non é. E con due articoli sbattuti in prima pagina, il New York Times lo dice chiaro e forte. Qui e qui.

Ci siamo rassegnati al fatto che "business is business", ma almeno non prendeteci per il culo!

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Segnali di fumo

Scusatemi se insisto. Anche oggi il New York Times martella con ben quattro pezzi sui problemi ambientali, energetici e sul riscaldamento globale.

Un pezzo che riporta studi recenti che confermano l'effetto serra.

Thomas Friedman (si ancora lui) racconta dei ghiacciai peruviani in arretramento. Delle conseguenze su un economia agricola che si basa sul delicato clima delle vallate e sull'acqua abbondante dei ghiacciai. Una sorte condivisa anche dai ghiacciai Trentini ed alpini in generale.

Un pezzo sull'interessamento crescente per il carbone e sul perché non é una buona idea investire in questa fonte che produce molti piú gas serra a paritá di energia prodotta.

Un pezzo sui disastri provocati dalle miniere di carbone in Cina (il paese che ne utilizza di piú e che per il futuro é destinato ad rappresentare la piú grande minaccia alla stabilitá del clima). Ricorda un po´ la storia delle miniere Belghe.

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Insomma, il NYT si assume la responsabilitá di grande opinion leader quale é e prova a dettare l'agenda per il paese. Non é affatto detto -per altro- che ci riesca. Ma almeno ci prova. Vorrei vedere Repubblica (che scopiazza il NYT quasi ognigiorno) fare la stessa cosa!

PS. Su Discovery Channel domani va in onda un documentario di Friedman sulla dipendenza dal petrolio.


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Vivere a rate

Sul numero di Giugno di Cooperazione tra consumatori sono uscito con questo articolo sul credito al consumo. Nel pezzo originale forse potevo sembrare ancora piú scettico di quanto emerga ora, ma per motivi di spazio é stato tagliato il seguente paragrafo:

A scanso di equivoci a chi scrive preme sottolineare che fa uso quotidiano della carta di credito ed è circondato da amici che si indebitano per somme esorbitanti (anche superiori ai 100.000 euro) per poter completare gli studi nelle costose università di oltreoceano. Nessun arcaico pregiudizio per gli strumenti della finanza quindi, pregiudizio che sarebbe oltremodo fuori luogo per uno che studia l’economia per mestiere. Devo peró ammettere che, nonostante le mie spiegazioni razionali, non riesco a guardare con gli stessi occhi al credito tradizionale da una parte ed al settore in rapida crescita del credito al consumo dall’altra. Mi è inevitabile: ammiro un giovane che si indebita pesantemente per studiare, o un imprenditore per avviare un’attivitá, tanto quanto guardo con un po’ di mal di pancia a chi paga l’estetista a rate. I libri di finanza ci insegnano che, in entrambi i casi, si tratta di far incontrare proficuamente la domanda con l’offerta di denaro: i risparmi delle famiglie con gli investimenti delle imprese, ma anche i guadagni futuri con le esigenze presenti dei singoli. Eppure ancora sembra ci sia una differenza qualitativa tra l’assumersi il rischio del debito per effettuare un investimento o per soddisfare un consumo.

Ahhh... I saggi ed implacabili editor! Pazienza. Il pezzo comunque contiene molte cose carine sul mondo oscuro del credito al consumo. Per esempio lo sapevate che su molte carte di credito per il pagamento a rate si appliccano tassi che in media sono vicini al 20% (si, proprio venti percento)?

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Cooperazione tra consumatori di Marzo e Maggio

Ho messo online i miei due piú recenti pezzi scritti per Cooperazione tra consumatori. Quello di Marzo che riguarda lo sciopero virtuale e quello di Maggio che riguarda l'associazione Semear a vida, le attivitá di Margherita Zendron ed i semi di cooperazione Trentina in Brasile.

Piccola nota personale: da domani sono a Toronto per lo STILE e poi mercoledi a San Francisco per l'American Law&Economics Association.

Stay tuned...
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