Il consumo critico ai tempi della crisi
Ancora solo carbone per Natale
È vero che il carbone lo porta la Befana. Ma noi la possiamo anticipare e per Natale portare in dono anche noi un po' di carbone. É davvero un simpatico regalo di Natale quello di cui stiamo parlando. No, non ci siamo rincoglioniti. E quelli di voi che ancora non hanno esaurito la lista dei regali farebbero bene a prendere nota. E non preoccupatevi, non c'é nessun carbone nero e fuligginoso da portare in pacco ai vostri cari.
Si puo regalare la neutralizzazione dell'impatto annuale dell'automobile degli amici, oppure la neutralizzazione delle attività delle vacanze natalizie. La neutralizzazione dell'intero impatto di una abitazione per tutto l'anno, o la neutralizzazione dell'impatto del cenone di capodanno speso con gli amici. Ce ne é per tutti i gusti e per tutte le tasche.
E se é vero che In fondo poi la gente si sa che cosa vuole, questo é il regalo migliore perche in futuro possa continuare ad avere Natale con la Neve...
Per gli scettici, si legga qui. I crediti si possono acquistare ad esempio qui, qui e qui.
Ma io vi consiglio AzzeroCo2, che è una bellissima realtà italiana.
Buon Natale
Falce e pannello. Il ritorno
Ma tant’è. Oggi è una bella giornata di sole. I miei pannelli mi faranno un po’ di acqua calda anche nel pieno dell’inverno, e questo continuo a credere sia una gran bella rivoluzione.
PS. il mio logo è decisamente più bello
Lavare con il sole
È un peccato pensare che vi sia dell'acqua scaldata magari dal sole che non viene utilizzata, mentre la lavatrice sta consumando corrente elettrica per scaldarne altra. È vero che, da quando sono stati introdotti gli elettrodomestici di classe A, gli sprechi si sono ridotti, sia perché i nuovi apparecchi usano meno acqua, sia perché la riscaldano in maniera più efficiente; ma bisogna considerare che il consumo di entrambi gli elettrodomestici è per la maggior parte dovuto al fatto che essi devono riscaldare l'acqua ed è quindi in quest'area che si possono fare i maggiori risparmi: in genere una lavatrice o lavastoviglie che preleva l'acqua già calda consuma molto meno della metà di una che la deve scaldare.... Continua a leggere.
Sole, sole e ancora sole
Le 5 bugie dell'energia nucleare
Il messaggio è insomma questo: siamo tutti convinti che di fronte a noi c’è la grade sfida di cambiare il regime energetico del paese, anzi del mondo. Siamo tutti disposti a fare sacrifici enormi, a spendere tantissimi soldi ed apettare molti anni per vedere i risultati. Ed allora a queste condizioni perchè battere la strada vecchia e perdente del nucleare e non quella nuova e vincente delle rinnovabili?
Civiltà
PS. Ve lo immaginate voi
il capo dell’opposizione italiana che va a
farsi la spesa in bicicletta in giro per Roma? Passi
che in questo ruolo non mi ci veda Berlusconi (che è
stato capo dell’opposizone fino ad un paio di
mesi fa). Egli è nella mia mente semplicemente un
alieno rispetto a concetti quali
bicicletta/risparmio/spesa personale/forma
fisica(realizzata con la fatica) etc. Ma ad essere
onesti non mi ci vedo nella parte nemmeno lo stesso
Veltroni. E se è per questo nemmeno Di Pietro,
Giordano, Diliberto, Bossi e men che meno Pecoraro
Scanio.
Trenitalia, yes again
Non alimentare la crisi
Per
non alimentare l’emergenza
L'
indice dei prezzi delle derrate agricole della Fao è
aumentato dell'8% nel 2006, del 24% nel 2007 e del
53% nei primi tre mesi di quest'anno; a livello
mondiale, dal 2006 i prezzi degli oli vegetali sono
aumenti del 97%, quelli del grano dell'87%, i
prodotti caseari del 57% e il riso del 46%.
Se l'aumento del prezzo della pasta ha un impatto
limitato sul paniere di acquisto dei consumatori
occidentali grazie al fatto che la maggior parte del
reddito viene in media spesa altrove, tutt'altri
problemi questi aumenti stanno creando nel sud del
mondo. Per miliardi di persone questi aumenti
costringono le famiglie a tirare seriamente la
cinghia, e per centinaia di milioni di essi,
rappresentano il ritorno nella povertà. "Per la
classe media la crisi implica il taglio delle spese
mediche; per quelli che vivono con due dollari al
giorno significa la rinuncia alla carne e a
mandare i figli a scuola; per quelli che vivono
con un dollaro al giorno significa rinunciare a
carne e verdure e vivere solo di cereali; per quelli
che vivono con mezzo dollaro è il disastro totale: i
più poveri stanno vendendo gli animali, gli strumenti
e i tetti di lamiera sopra la loro testa". Cosi
Josette Sheeran, del programma alimentare mondiale
descrive l'impatto della crisi per i più poveri. Le
tensioni dovute all'esplosione dei prezzi sono
affiorate chiare ai quattro angoli del globo:
dalle proteste messicane dell'anno scorso per
l'esplosione dei prezzi del mais (ingrediente base
della tortilla), alle rivolte di quest'anno lungo
tutta la linea dell'equatore. Ad Haiti, i
manifestanti al grido di "Abbiamo fame" hanno indotto
il primo ministro alle dimissioni; in Camerun, 24
persone sono morte nelle rivolte, in Egitto
l'esercito è stato utilizzato per produrre pane e
nelle Filippine l'accaparramento di riso è stato reso
un reato punibile con l'ergastolo. All'inizio di
giugno, i capi di stato si sono incontrati a Roma
sotto le bandiere della Fao (l'agenzia dell'Onu per
il cibo e l'agricoltura) per discutere della crisi in
corso. Le soluzioni emerse sono a dir poco parziali,
ma il vertice ha avuto almeno il pregio di mettere il
mondo di fronte ai fatti. Ma da dove viene questa
crisi?
È finito il mondo del "cibo a basso
prezzo".
Cosi ha titolato l'Economist qualche mese fa per
descrivere i contorni della crisi. Come era fatto
questo mondo del cibo low-cost? Più di due secoli fa,
all'alba della rivoluzione industriale, Malthus
prevedeva l'imminenza di carestie dovute al fatto che
la popolazione umana, già allora in crescita veloce,
non avrebbe trovato sufficienti risorse
naturali di cui sfamarsi. Niente di tutto questo si é
(per nostra fortuna) avverato. Al contrario,
soprattutto dal dopoguerra ad oggi i progressi nella
produttività agricola sono stati tali da sostenere
una crescita della popolazione mondiale fino al
livello attuale. E non solo: talmente
efficiente si è resa la produzione che per
decine di anni in occidente abbiamo dovuto sussidiare
l'agricoltura che altrimenti avrebbe dovuto soffocare
dei prezzi mondiali troppo bassi. Nei paesi dell'est
europeo ci sono milioni di ettari di terre un tempo
coltivate ma che sono state abbandonate per anni,
semplicemente perché, ai prezzi vigenti fino a
pochi tempo fa, coltivarli non conveniva. Nel giro di
pochi anni lo scenario è cambiato. Il cambiamento
viene da lontano ed ha origini diverse. Oggi ci
troviamo ad un pericoloso incrocio della storia dove
queste cause si stanno incontrando e sommando le une
con le altre.
I giganti cominciano a mangiare da giganti.
Uno dei fenomeni rilevanti degli ultimi decenni è la
fuoriuscita dalla povertà di centinaia di milioni di
persone. Prendiamo ad esempio solo i due giganti Cina
ed India: nel giro di pochi anni hanno ora entrambe
una classe media che supera il miliardo di persone
con consumi simili o di poco inferiori a quelli
occidentali. E come gli occidentali, indiani e cinesi
(ma anche molti russi, brasiliani, vietnamiti e cosi
via) si stanno velocemente abituando a mangiare molta
carne, ad utilizzare menu più ricchi, variegati e
spesso sovrabbondanti e, come gli occidentali, a
sprecare (si calcola che negli Stati Uniti il 30% del
cibo prodotto finisce nella spazzatura). Il
risultato è che l'aumento di consumi ha
inevitabilmente comportato una pressione sui prezzi.
Le auto si bevono il cibo (ed i trattori rimangono
assetati).
E poi ci sono i biocarburanti; dall'olio di colza
comperato al supermercato ed infilato nei
motori diesel, (ma si può fare anche con l'olio di
palma, di girasole, di soia e cosi via), fino
all'etanolo ricavato da mais, canna o barba-!!!!
bietola da zucchero. I biocarburanti sono sembrati
per un breve tempo una promessa di energia
sostenibile per continuare a mandare a far camminare
le automobili anche senza petrolio Hanno però ben
presto mostrato alcuni importanti limiti: il mais
impiegato per produrre 100 litri di etanolo
basterebbe a sfamare una persona per un anno. Se
volessimo "camminare" con il solo etanolo, al ritmo
con cui oggi noi occidentali riempiamo i nostri
serbatoi e consumiamo benzina, è probabile che
dovremmo dedicare la gran parte delle superfici
coltivabili della terra per produrre combustibile.
Siamo ben lontani dal coprire il 5% dei consumi di
benzina e diesel con i biocarburanti, e già così la
competizione tra coltivazione per il cibo e
coltivazione per il combustibile ha creato forti
tensioni sui prezzi. A tutto questo si aggiunge
l'impennata nei prezzi del petrolio, dovuta ad altri
fattori, ma che trascina con se un aumento
considerevole dei costi del combustibile, che a
catena si ripercuotono su tutta la filiera
alimentare, che dipende dai trattori per la
lavorazione dei campi, dai camion per il trasporto,
dai pescherecci per la pesca, dalle centrali a gas
per l'elettricità e la cottura dei preprati e così
via.
La finanza specula.
Rimasti bruciati dalla grande bolla del mercato
immobiliare che ha reso a tutti familiare l'oscura
parola subprime, la finanza internazionale ha
messo gli occhi sul mercato delle materie prime e
delle cosidette commodities, tanto da far dire al
famoso speculatore George Soros che è in corso una
nuova bolla speculativa in questi mercati. Le materie
prime sono certo quelle provenienti dalle attività
estrattive, in primo luogo il petrolio – che
infatti in questi ultimi mesi ha fatto registrare
un'impennata di prezzi – ma sono anche le
derrate alimentari scambiate nelle varie borse del
mondo. La speculazione finanziaria, cercando di
anticipare i cambiamenti, compera e vende i
cosiddetti contratti futures (contratti sulle future
consegne di partite di merce) a ritmi vertiginosi,
finendo con l'esasperare ulteriormente gli
squilibri tra domanda e offerta che sono all'origine
delle tensioni sui prezzi.
Proteggere, sussidiare, vietare.
Se il mercato delle derrate alimentari mondiale ha i
suoi problemi, la comunità degli stati ci mette del
suo, con un mix di politiche pubbliche che molto
spesso invece di risolvere, finiscono per
esacerbare i problemi. Nel mercato agricolo il
protezionismo e i sussidi sono ancora imperanti
soprattutto nel mondo occidentale; la famosa PAC, (la
politica agricola comunitaria), che peraltro ha i
suoi equivalenti in America e Giappone, ha per
decenni sovvenzionato i prezzi di tutti i prodotti
agricoli e derivati dal riso, al grano, al latte a
scapito dei produttori in altri paesi del mondo,
fino al paradosso che abbiamo invaso l'Africa
delle nostre eccedenze alimentari mettendo in
ginocchio i piccoli produttori locali che non
potevano certo competere con il nostro burro e la
carne in scatola. I sussidi servivano per proteggere
i redditi dei nostri agricoltori, si diceva. Bene,
con i prezzi ora alle stelle. non ci dovrebbe essere
più bisogno di aiuto, ed invece continuiamo a pagare
gli agricoltori per mantenere terreni incolti e per
contenere la produzione (pensiamo alle quote latte)
quando il mercato chiede esattamente l'opposto! La
reazione di molti paesi in via di sviluppo non si è
fatta attendere. Quasi cinquanta stati, secondo la
banca mondiale, hanno negli ultimi due anni imposto
dei divieti sull'esportazione di alimenti prodotti
localmente, in maniera tale questo è l'argomento
usato che non vi siano speculatori che si
arricchiscono esportando il riso che poi manca agli
stessi contadini locali. Ma così facendo, ci
insegnano gli economisti, si aggravano a catena i
problemi, prima per i paesi importatori che
d'improvviso si trovano senza generi alimentari da
distribuire, ed in ultima analisi per gli stessi
paesi esportatori che non riescono ad estrarre tutta
la ricchezza dalla loro produzione. Insomma, ai già
gravi problemi generati dai mercati, i governi spesso
ne aggiungono altri! !!!!
VEGETARIANI SI DIVENTA
Combattere la crisi alimentare con forchetta e
coltello. Per difendere la salute propria. E quella
del pianeta
C i vogliono 8 kg di cereali per produrre 1 kg di
carne bovina ed ovina. Ne bastano 4 per produrre un
kilo di maiale e meno di 2 per fare un kg di pollo.
Bastano questi pochi dati per rendersi conto di come
le abitudini alimentari determinino la quantità di
terra che coltiviamo. Se i cereali coltivati per
produrre la carne degli hamburger fossero usati per
l'alimentazione umana, avremmo in un istante risolto
la crisi alimentare globale. Ed avremmo dato un buon
contributo anche alla riduzione del cambiamento
climatico: si calcola infatti che
la produzione di carne impatti per il 18%
sull'effetto serra.
Se si pensa che i mezzi di trasporto contano per
13.5%, ci si rende presto conto che è più importante
cambiare dieta che cambiare macchina per ridurre
l'effetto serra.
Ma perchè il bestiame ha un impatto così alto?
Per cominciare in paesi come Brasile ed Argentina, si
taglia la foresta tropicale per far posto ai pascoli.
Poi si deve tener conto del fatto che bovini ed ovini
sono dei ruminanti la cui digestione produce enormi
quantità di metano, che fuoriesce anche ma non solo
con il letame, metano che è un gas-serra 20 volte più
potente dell'anidride carbonica. Infine la
coltivazione di grandi quantità di terreni per
l'alimentazione animale ed il trasporto della carne
spesso su lunghe distanze (pensiamo ad esempio che i
fastfood del nordamerica sono alimentati dal bestiame
sudamericano) contribuiscono a far crescere la
temperatura del pianeta.
Certo, cambiare le abitudini alimentari di 3-4
miliardi di persone che traggono comunque dalla carne
il loro fabbisogno proteico non è cosa
semplice.
Ma va detto per amore di verità: un modo di
vegetariani è senza'altro un mondo più equo e
sostenibile di un mondo di voraci carnivori. Nel
mezzo di questi due estremi ci sono senz'altro molte
cose che si possono fare senza chiedere alle persone
di rinunciare completamente alla carne a cominciare
dal costruire stalle che recuperino buona parte del
metano e lo utilizzino come biocarburante. Ma resta
la differenza abissale tra una bistecca di manzo ed
un petto di pollo. E non è solo una questione di
sapori.
Errata corrige: 25 minuti
Arretrati
Nel numero di marzo ho fatto il punto sulla liberalizzazione del mercato elettrico per l'utenza privata. Ad otto mesi dall'avvio della liberalizzazione i risultati sono deludenti e le promesse di poter liberamente scegliere energia pulita per i propri consumi non sono state evase.
Nel numero di aprile ho provato a dire la mia sul dibattito, a tratti incosciente (nel senso che è spesso condotto senza cognizione) sul ritorno al nucleare in Italia. Era il mio piccolo tentativo di mettere a nudo l'inconsistenza e propagandismo del programma della destra. Come sappiamo, non è servito a nulla.
Nel numero di maggio ho messo giù alcune idee per delle giuste vacanze. Per chi se le può permettere (e non è solo una questione di denaro
Niente scuse
Insomma, anche oggi, 26 Febbraio 2008, il treno 9428 é arrivato in stazione a Milano annunciando un ritardo di 25 minuti. Che già é parte del mio tempo che Trenitalia mi ha indebitamente rubato. Per di più, l'orologio della stazione, nello stesso istante in cui il treno si fermava, era 28 minuti più avanti dell'orario di arrivo previsto. Quindi in zona utile per richiedere almeno la magra consolazione di un parziale rimborso. Io non ho dubbi che, alla mia richiesta di rimborso Trenitalia argomenterà che esso non può essere concesso in quanto il ritardo accumulato non era superiore ai 25 minuti. Non ho dubbi perché questo episodio increscioso mi é già accaduto. Ecco, qui oggi lo dico: quella di Trenitalia non solo é un'ingiustificabile arroganza perché deliberatamente e sistematicamente abusa del tempo dei suoi clienti (circa 25 minuti ogni volta), ma é anche una truffa, perché i ritardi sono regolarmente di poco superiori ai 25 minuti e ciononostante i bonus non vengono concessi perché il tempo di arrivo in stazione registrato nei database é regolarmente non corrispondente al vero.
Faremo un post per ogni ritardo. Promesso. Abbiamo già cominciato con questo e questo.
ode al risparmio
Però poi leggiamo SuzukiMaruti e ci viene da dire: si certo, spegnere un po' di luci un giorno all'anno non risolve il problema; si certo c'è un po' di snobbismo e perbenismo nell'aderire all'iniziativa, si certo il messaggio che passa di un ecologismo della privazione può essere alla fine controproducente. Però alla fine ci sembra che usare queste motivazioni per non aderire all'iniziativa suona un po' come il discorso di quelli che non fanno la raccolta differenziata perché tanto poi si dice in giro che alla fine buttano tutto nella stessa discarica...
Insomma, il messaggio di fondo dell'iniziativa di quelli di Radio 2 è cosa buona: il primo passo concreto per realizzare il protocollo di Kyoto è il risparmio energetico.
A questo proposito l'altra sera sono letteralmente imbufalito guardando Anno Zero. Con Rubbia ospite, ad un certo punto Santoro ha deviato con leggerezza sul tema energia (e si vedeva che tutto sommato il tema non gli interessava ma forse era l'unica cosa di cui poteva chiedere al suo ospite Rubbia). Solo che hanno permesso a quel figuro indescrivibile di Belpietro di interrompere Rubbia e pontificare -lui- su quali sono le soluzioni energetiche per l'italia. (E pensare che io ancora credevo che i giornalisti li invitassero per fare le domande e non per dare risposte). Belpietro ricordava come intervistando Prodi in campagna elettorale sulla questione energetica avesse incontrato come prima risposta del premier proprio il risparmio energetico come primo punto programmatico. Ah Ah... se la rideva Belpietro con quel suo ghigno ignorante e pieno della sua sicumera, sostenendo che il risparmio energetico era solo una risposta ridicola e che la via maestra era il ritorno alle centrali nucleari.
Ebbene ovviamente non abbiamo dubbio alcuno che la mite saggezza di Prodi avesse molto più senso pratico e supporto scientifico dell'arroganza di Belpietro. Pistorio, vicepresidente di confindustria e già AD di ST MIcroelectronics (non certo un no-TAV qualunque) ricordava come nella sua azienda negli ultimi 15 anni hanno diminuito i loro consumi del 5% all'anno, in pochi anni più che dimezzandoli. Ora, se ce l'hanno fatta i un industria onnivora di energia come quella elettronica, perchè non pensare di ottenere anche solo una parte di quei risultati: diciamo il 10-20% di riduzione in altri settori industriali? E per il soettore domestico si possono fare cose enormi eliminiamo lampade ad incadescenza, elettodomestici non di fascia A e sostituiendo i boiler elettrici con i pannelli solari. Tutte cose di buon senso, alla portata dei cittadini e dell'amministrazione che vuole sostenere queste scelte di consumo responsabile.
Oltre a farci rispettare Kyoto, questo buonsenso che tanto fa sorridere il figuro Belpietro, ci permetterebbe anche di evitare di intraprendere la strada del nucleare che tanto cara sta a questa destra becera. Come Rubbia ci spiegava infatti, prendere seriamente l'ipotesi nucleare significa come minimo costruire una quindicina di centrali (altrimenti il contributo sarebbe risibile). Quasi una per regione. Avere la produzione tra dieci anni, a costi guauli se non maggiori di quelli attuali, e dover affrontare il problema di dove mettere questi rifiuti. Ora se il nostro paese non sa nemmeno più dove stoccare la 'monnezza, è pensabile trovare posto alle scorie radioattive?
Avanti con il risparmio energetico dunque, e viva il buonsenso...
Anche quest'anno ci illuminiamo di meno
E siccome siamo per il risparmio in generale, e non solo quello energetico, ricicliamo ben volentieri l'iniziativa dell'anno scorso.
Il 15 Febbraio é la giornata di Mi illumino di meno. Siccome oltre a fare i nostri bravi compitini a casa volevamo lanciarci nella sfida a fare azioni di risparmio energetico un po' strampalate, abbiamo deciso di convertire per la giornata questo sito al nero.
Che non é proprio come spegnere lo schermo, eppure... Mettiamola cosi: una pagina di un sito nero fa assorbire in media leggermente meno energia. Questo perché gli schermi consumano di meno per produrre il colore nero invece degli altri colori. Almeno vale per gli schermi CRT (quelli con i tubi catodici) Per gli LCD sembra che non ci sia una differenza di peso. Un tizio ha fatto i conti: un monitor CRT da 19 pollici consuma 83 watt con schermo bianco e 60 con schermo nero. L'LCD a 19 pollic invece ne usa comunque 35 watt a prescindere dal colore. Fatto sta che gli schermi CRT sono ancora abbastanza diffusi (diciamo il 20% degli schermi almeno), e quindi il mio sito nero farà risparmiare qualche frazione di watt a -diciamo- 5 dei visitatori che passeranno di qui oggi. Niente male no?
Sembra uno scherzo, ma qualcuno si é preso la briga di calcolare quanto si risparmierebbe se Google, che ormai é onnipresente sui desktop dei computer di tutto il mondo con la sua schermata perennemente candida, switchasse invece ad una modalità tutta nera. Qualcuno é passato dalle parole ai fatti, ed ha creato una pagina di ricerca google in nero.
cambiare marcia
Insomma, è che questo mese, il pezzo per cooperazione l'ho scritto sulle automobili, sui loro consumi e sulle loro emissioni, con una piccola guida per l'acquisto consapevole delle quattroruote.
PS. Alla fine poi ci siamo presi questa che fa 150 grammi di CO2 al km. Non è una Prius, ma è comunque il motore più parco di emissioni in circolazione in questa fascia...
PPS. Papà però ha fatto meglio e si è preso questa che va a metano...
a low-carbon week
Paolo Rumiz ci racconta oggi della sua settimana a basse emissioni assistito da quelli di AzzeroCO2 di cui avevamo parlato su questo blog qui. Il pezzo é molto bello, scritto con la magistrale penna di Rumiz. Il titolo invece é appiccicato dal titolista del sito ed infatti tradisce con questo taglio pauperista il senso essenzialista, quasi esistenzialista dell'articolo.
idea regalo dell'ultimo minuto...
È vero che il carbone lo porta la Befana. Ma noi la possiamo anticipare e per Natale portare in dono anche noi un po' di carbone. É davvero un simpatico regalo di Natale quello di cui stiamo parlando. No, non ci siamo rincoglioniti. E quelli di voi che ancora non hanno esaurito la lista dei regali farebbero bene a prendere nota. E non preoccupatevi, non c'é nessun carbone nero e fuligginoso da portare in pacco ai vostri cari.
Si puo regalare la neutralizzazione dell'impatto annuale dell'automobile degli amici, oppure la neutralizzazione delle attività delle vacanze natalizie. La neutralizzazione dell'intero impatto di una abitazione per tutto l'anno, o la neutralizzazione dell'impatto del cenone di capodanno speso con gli amici. Ce ne é per tutti i gusti e per tutte le tasche.
E se é vero che In fondo poi la gente si sa che cosa vuole, questo é il regalo migliore perche in futuro possa continuare ad avere Natale con la Neve...
Per gli scettici, si legga qui. I crediti si possono acquistare ad esempio qui, qui e qui.
24.5 minuti
PS. Ma secondo voi, ventiquattro virgola cinque minuti, significa che sono 24 minuti e 50 secondi, 24 minuti e 5 secondi oppure 24 minuti e 30 secondi?
It's the weight, stupid
In questi giorni si parla molto degli interventi che stanno per essere predisposti in materia di emissioni degli autoveicoli. Se per il settore industriale si è percorsa una strada del cosiddetto cap-and-trade, e per quello aereonautico un meccanismo tipicamente da carbon tax, nel caso delle automobili sembra che la strada che si vuole battere sia quello dell'intervento regolatorio diretto. Niente tasse sull'inquinamento, ne permessi di emissione da comperare, semplicemente, per legge, le automobili non dovranno emettere più di un tot di grammi di CO2. 130 g/km per la precisione. Punto e basta. Giusto? Sbagliato? Forse la carbontax avrebbe funzionato bene anche in questo settore. Imponendo un raddoppio del prezzo dei carburanti ad esempio, sarebbe diventato prioritario per gli automobilisti acquistare automobili in grado di consumare di meno e quindi di emettere di meno. Certo sarebbe stata una tassa vistosa e quindi politicamente forse insopportabile. Ecco quindi l'idea di percorrere la strada regolatoria, che semplicemente nasconde i costi sotto al tappeto, trasferendoli alle case produttrici (che devono investire molto pena multe salate) e quindi indirettamente di nuovo agli automobilisti.
Ma l'importante, pensiamo, sia non tradire lo spirito dell'iniziativa: LE EMISSIONI VANNO RIDOTTE!. E ci sono molti modi per arrivare a quei fatidici 130 g/km. Ad esempio migliorando i motori, migliorando gli pneumatici, l'aereodinamica, ma soprattutto il peso. E' naturale che -a parità di tutto il resto- un auto più pesante consumi più energia per essere spostata e quindi emetta più gas dalla combustione del carburante. Parafrasando WJ Clinton: It's the weight, stupid!
Ed allora ci sembra curiosa la la decisione della UE di scontare il peso dai target di riduzione delle diverse case automobilistiche. E' vero, le case tedesche (BMW, Mercedes Porche ed Audi in testa) sono auto più belle, ricche ed accessoriate e più pesanti e quindi dovrebbero fare sforzi maggiori per ridurre le emissioni. Probabilmentte questo implicherebbe che prima o poi tutte le case dovrebbero rinunciare all'idiozia di produrre motori 6000 a 12 cilindri od altre meraviglie tecnologiche aassolutamente inutili come queste. E d'altra parte quelle case che fanno auto più piccole e leggere (FIAT, Citroen, Toyota e compagnia cantando) le cui auto già ora emettono relativamente (ai bestioni di prima) poco, dovrebbero assumersi sforzi minori ed avere tutto da guadagnare. C'è chi ci guadagnerebbe e chi ci rimetterebbe. Ma proprio questo è il punto. O si prende sul serio l'obiettivo di ridurre le emissioni e quindi i target devono valere per tutti, oppure permettere che alcune case abbiano dei target più alti perchè producono ora delle auto più inquinanti è una distorsione assurda. assurda...
Pensiamo ad alcune delle conseguenze: tra le varie di cui si parla sui giornali (non ultima che il peso delle innovazioni per raggiungere i target verrà spalmato in maniera iniqua sulle vetture piccole che già ora emettono molto meno) c'è anche l'assurdità che paradossalmente FIAT e le altre case produttrici di auto piccole comincino ad immettere sul mercato auto appositamente appesantite con il solo obiettivo di alzarsi la media ponderata dei pesi ed alleviare parzialmente la pressione del target.
Cara Europa, ripensaci...
la pratica del buon governo
appunti di nozze
miraggio nel deserto
E quante centrali ci vogliono per generare tutta questa energia? In questa immagine affianco, il quadratino rosso centrale indica la superficie equivalente di deserto necessaria per produrrre attraverso gli specchi il fabbisogno energetico dell'europa e del nordafrica. Certo è una bella superficie (un quadrato di 50 km di lato), ma non si può certo dire che laggiù manchi lo spazio. Peraltro l'irradiazione solare nel deserto è doppia rispetto a quella dei paesi del sud europa e questo costituisce un ulteriore motivo per localizzare in quelle regioni le centrali.
Si certo, ma poi come la si porta qui in Europa tutta questa energia? In fondo ci hanno sempre insegnato che l'energia anche ad alto voltaggio, su grandi distanze si disperde a tal punto da non essere più conveniente. Questo vale però per la corrente alternata, non per la corrente continua. Tramite delle connessioni HVDC, si può ottenere con dispersioni minime il trasporto di energia attraverso le migliaia di chilometri che separano il deserto dai nodi europei nei quali l'energia verrebbe poi reimmessa nella rete esistente. Le reti di trasmissioni HVDC non sono una possibilità teorica ma delle infrastruttre gia comunemente operanti in tutto il mondo.
Gli scettici potrebbero storcere il naso, ma qunato costa un progetto simile? Costa molto. una stima parla di 400 miliardi di euro fino al 2050 ma non fermiamcoi a dei numeri che sono assolutamente volatili. Pensiamo invece alle dimensioni ed alla portata del progetto. Si tratta di sostituire l'energia che attualmente produciamo con i derivati del petrolio o con il nucleare. Si tratta di rendere l'Europa ed il mediterraneo carbon-neutral o quasi. Si tratta in fondo di sostituire oleodotti con elettrodotti.
il progetto del Club di Roma poi si integra con le altre fonti rinnovabili: dal vento lungo le coste atlantiche, all'idroelettrico nelle alpi, alla biomassa dei balcani. No, non è un miraggio nel deserto ma una strada del tutto percorribile anche con le tecnologie attuali verso un futuro sostenibile per l'Europa ed il mediterraneo.
soccorsi! so' ccorsi via...
Gli incendi estivi sono un cataclisma. Sappiamo tutti quali danni essi provochino, e quali perverse logiche essi celino. Sappiamo anche che non serve andare fuori dai confini del paese per vedere come si possa risolvere il problema. Anzi, diciamolo chiaramente: la maggior parte del territorio italiano ha un livello di incendi che possiamo considerare fisiologico, ed una ristretta parte del territorio può vantare esperienze di eccellenza assoluta a livello mondiale. E chi ne dubita, si faccia un giro dalle mia parti, nel Trentino coperto di boschi, dove ogni villaggio dicento anime conta il suo corpo volontario di vigili del fuoco addestrato e attrezzato come lo sono i vigili professionisti nel resto del paese. Il problema degli incendi boschivi diventa patologicamente drammatico (fino alla morte di diverse persone ogni anno) solo nel sud Italia.
Sarà colpa solo del solito pregiudizio antimeridionale? O sarà colpa della mafia, della cammorra o dell'ndrangheta? O forse sarà lo stato che non paga adeguatamente i pompieri, che non fornisce i mezzi, e che possiede una flotta di soli 20 canadair (la flotta più vasta tra i paesi europei peraltro)?Tutto questo certo. Mettiamoci anche il clima meno clemente del sud, se questo consola qualche meridionale che potrebbe sentirsi altrimenti discriminato dalle mie parole.
Eppure vorrei tornare a quei visi ed a quei volti che arrabbiati cercano invano i soccorsi che li salvino. Perché forse anche li sta una radice di questo male. É mai possibile che i soccorsi debbano sempre venire da fuori? Che società civile é quella che affida la difesa della propria sicurezza ai canadair che vengono da altrove, dal cielo e comunque sempre da lontano?
Certo il Trentino non fa testo, ma é pur sempre un esempio a cui guardare no? Ed allora perché dalle mie parti appena si intravvede un comingnolo di fumo, la gente telefona immediatamente, e nel giro di pochi minuti squadre e squadre di volontari sono sul posto? Perchè i ragazzi vedono come motivo di orgoglio quello di prestare il proprio impegno gratuitamente ed anche a rischio della vita nei corpi volontari? perché l'amministrazione provinciale e comunale invece di sperperare soldi, dota questi volontari di tutte le attrezzature di cui necessitano? Perché in Trentino i canadair ci devono venire solo ogni tot anni in casi di incendi eccezzionali?
Il perché ovviamente lo so, ed é quello che fa la differenza tra una vera società civile dove prevale il senso del bene comune ed il contributo che ognuno può dare alla sua tutela, ed una società incivile dove prevale la familistica difesa delle cose proprie e l'attesa messianica per i soccorsi che devono arrivare sempre e comunque da altrove. Ed é in questo familismo, in questa mancanza di "senso del noi" e "del senso del nostro", che germoglia poi la criminalità organizzata cosi come proliferano gli incendi boschivi. Lí vi si generano entrambi i fenomeni perché da una parte il familismo crea quell'economia del malaffare che dagli incendi trae linfa, e dall'altra il familismo non si cura della prevenzione di quegli incendi almeno fino a quando essi lambiscono il proprio giardino.
che ci facciamo con
u'na canna?
Circa due mesi fa, in un delle mie settimanali transferte sotto la madonnina, ho conosciuto Dany in treno. Dany é un medico omeopata. In particolare diciamo che é un po' fissato con l'olio di canapa: oltre a promuoverne le virtù medicinali ed alimentari, si é messo ora a organizzarne la produzione in Romania e -evidentemente non pago- ne cura anche la distribuzione nelle erboristerie romane. Curiosi noi lo abbiamo provato. L'olio, non Dany. Per ora non notiamo particolari segni di miglioramento delle capacità cognitive come promesso (peraltro solo una delle virtù dell'olio). Però diciamo che la materia
E non pensate sempre, subito e solamente alle canne da fumare....
nucleare? no grazie
E con questo evento, credo che si possa mettere la parola fine al tanto paventato ritorno del nucleare. Sembrava tornare di moda. E per amore di verità, bisogna ammettere che le ragioni sembravano ammiccanti: in particolare il fatto che, non emettendo gas serra, il nucleare era un ottima soluzione per produrre energia senza danneggiare il clima soprattutto in una prospettiva di transitare alle fonti rinnovabili nel medio lungo periodo. Ma la tesi gia non ci aveva convinto. Ora questo incidente mette la parola fine a chi provava a convincere che il nucleare moderno fosse inerentemente più sicuro. Ma dai terremoti non ci si difende mai del tutto. E nemmeno dagli attentati terroristici. E siccome l'Italia è notoriamente un posto ad elevato rischio sismico, e siccome l'Italia è un target per i terroristi (anche se fino ad ora bene o male risparmiato), direi che le centrali nucleari, sono proprio da dimenticare. Punto e basta.
E pazienza se qualcuno dirà che queste sono riflessioni che nascono sull'onda emotiva, che la percezione sovrastima il rischio effettivo e via discorrendo. Il problema rimane: per quanto piccolo ed ulteriormente riducibile, il rischio di incidente catastrofico rimane incomprimibilmente maggiore di zero. Dunque, per cercare energia, guardiamo altrove.
L'AEEG accende la luce sulla liberalizzazione
Vale però la pena ribadire una cosa, che altrimenti si perde nell'enfasi riposta dal garante sulla questione concorrenziale: più che risparmi in termini di denaro (che difficilmente saranno cospicui), la liberalizzazione permette soprattuto di potersi finalmente scegliere i fornitori in base alle loro credenziali ambientali. Basta enegia atomica. basta energia da carbone. RINNOVABILI, RINNOVABILI E RINNOVABILI...
sotto nuova luce
Le chiacchere stanno Azzero
put (again) your money where your mouth is
Quando queste mie due anime si incontrano, vado in visibilio, quasi mi emoziono. Insomma, fosse per me appenderei in salotto questa copertina dell'economist. Ecco quindi che mi sono quasi emozionato quando ho trovato Azzero CO2. Un'azienda con tutti i crismi che ha deciso di fare del sano business attorno alla questione dei crediti di compensazione. Ve ne ricordate? da queste parti se ne é parlato molto ad inizio anno: qui, qui e qui. Si tratta della possibilità di comperare dei crediti che equivalgono a tot tonnellate di anidride carbonica assorbiti (ad esempio attraverso la riforestazione) oppure non prodotti (attraverso la sostituzione di centrali che emettono CO2 con centrali da rinnovabili).
Il messaggio é semplice: ti stà a cuore l'ambiente? ti preoccupa l'effetto serra? Ed allora, quando fai un viaggio aereo, calcolati attraverso il sito la quantità di gas emessa e compensala. Possiedi un'automobile? ed allora compensa le sue emissioni annuali. Ti stai sposando? Rendi neutrali le emissioni prodotte per il tuo matrimonio.
Fin'ora c'erano diverse organizzazioni estere: Carbonfund e Terrapass tra le altre. Avevamo già addocchiato anche Impatto Zero, che fa capo a Lifegate, ma non so per quale ragione, questi di Lifegate non mi hanno mai ispirato granchE. Ad un certo punto, vista la scarsità di offerta, si era persino pensato di mettere su noi un qualcosa all'altezza del compito. Ora arriva questo nuovo AzzeroCO2, player italiano, e per come si presenta, e per i piani che dice di voler attuare, sembra destinato a fare molta strada.
Dietro AzzeroCO2, troviamo ancora una volta quelli di Legambiente. Sono anche dietro a La220 (che produce energia da rinnovabili e la rivende dal primo luglio anche ai privati ed il cui CEO abbiamo recentemente intervistato qui). e tante altre iniziative di pregio. Gente in gamba, che ha capito che il mercato é lo strumento -e non é una contradizione dirlo- migliore per misurarsi proficuamente con gli enormi problemi che l'effetto serra ci impone.
Gli ambientalisti sono spesso accusati di velleitarismi contraddittori. Di non avere soluzioni praticabili ma di riempirsi la bocca solo di chiacchere perbeniste. Qui le chiacchere stanno Azzero. Come per l'energia per uso domestico, il messaggio é chiaro: put your money where your mouth is.
Energia pulita
put your money where your mouth is
In soldoni significa che ci possiamo sganciare dall'attuale fornitore e prenderne un altro a nostro piacere. Io ad esempio a Roma ho ACEAElectrabel, a Trento Trenta, a Milano AEM. Dal 2 Luglio potrei mettermi Trenta a Roma, Electrabel a Milano e AEM a Trento. Ovviamente operare un cambio del genere sarebbe ridicolo se non fosse che:
- Nel cambio ci si potrebbe guadagnare tariffe migliori: La concorrenza darà certamente vantaggi in termini di prezzo anche se come al solito i primi tempi si preannunciano un po' turbolenti con tariffe incomprensibili, bundle, prezzi flat, sconti etc. In mezzo a questa ampia offerta ci sarà anche chi cadrà in errore se non in vere e proprie truffe. Ma tralasciando questi assestamenti fisiologici, nel medio periodo sarà una rivoluzione per gli utenti come lo é stata la liberalizzazione dei servizi telefonici.
- Si potrà scegliere di consumare solo energia proveniente da fonti rinnovabili. Alcuni produttori infatti proporranno delle tariffe dedicate per chi vuole che al proprio consumo corrisponda solo e soltanto la produzione di energia da fonti rinnovabili. Il principio é banale: Per ogni Kw che io consumo, da qualche parte c'é un Kw pulito immesso nella rete. Tra questi produttori ci sono La220, LifeGate energy e Trenta Rinnovabile. Peraltro anche le tariffe nomrali dovranno riportare in bolletta il mix di fonti a cui attingono, aprendo le porte, speriamo a breve, ad una tassazione differenziata che incentiva le rinnovabili.
Ne ho parlato su questo numero di cooperazione tra consumatori, con due interviste agli amministratori di La220 e di Trenta.
Gli americani hanno un modo di dire: put your money where your mouth is, che in italiano tradurremmo con: metti i tuoi soldi dove stanno le tue chiacchere. Quante volte abbiamo detto che bisogna cambiare modello di sviluppo, modello di consumo. Quante volte ci siamo dichiarati contro le centrali nucleari, contro quelle a carbone. Ora possiamo mettere i nostri soldi a rendere credibili le nostre chiacchere.
E a tutti i no-tav, no-turbogas no-global d'italia: ora possono concretamente scegliere di dire Si! all'energia pulita, con il loro portafoglio, invece di fermarsi sempre e soltanto a dei retorici no!
PS. Questa riforma arriva in porto grazie al lavoro iniziato da Bersani nel '99 e concluso dallo stesso Bersani in questi giorni. Ci piace ricordarlo, in questi giorni che la sassaiola dell'ingiuria é scatenata contro questo governo che, nonostante i numerosi difetti, sta accumulando dei meriti ragguardevoli in campo ambientale.
The green way
-La prima é che malgrado tutto, come mostra bene il settimanale inglese, le cose si stanno muovendo a più livelli. Il livello più attivo sembra quello che tutti davano per il più restio a muoversi: quello industriale. Vuoi per fare di necessità virtù, vuoi per trovare nuove occasioni di business, vuoi per operazioni di marketing, ma le imprese si danno da fare: da quelle che investono in energie pulite, a quelle che si attrezzano per il risparmio energetico, a quelle che fanno delle basse emissioni la loro mission aziendale. E scusate se é poco.
-La seconda riflessione é più generale, e riguarda il mondo anglosassone e la sua cultura. Vero: noi europei continentali diciamo da molto più tempo che il climate change é un grosso problema. Vero: loro hanno negato che esistesse il problema fino all'altro ieri. Vero noi inquiniamo di meno. Vero: noi siamo dentro Kyoto ed invece i loro cugini di oltremanica ancora ci pensano. Peró noi, alla faccia delle belle parole spese 10 anni fa, abbiamo le emissioni del 7% sopra quelle del '90; altro che 10% sotto come promesso. Però noi lasciamo che l'ENEL bruci carbone ed i mulini a vento poi non li facciamo che ci rovinano il paesaggio (meglio una bella ciminiera invece!). Noi siamo bravi a chiacchierare ed a piangerci addosso. Loro sono fatti cosi: magari negano il problema finché possono, ma quando poi lo riconoscono, partono in quarta, ma soprattutto sembra che si diano una meta da raggiungere.
Facciamo un esercizio mentale: ipotiziamo che l'Espresso, o qualche altra nostra rinnomata rivista concedesse tutto questo spazio al tema. Sarebbe usato per fare articoli allarmistici sul fatto che Venezia andrà sottacqua, che la Sicilia diventerà un deserto con i cactus, e che il basilico genovese crescerà sulle pendici del monte rosa. Che le cavallette ci mangeranno i geranei alle finestre e le zanzare ci porteranno malaria ed ebola. Di quei pezzi -giornalisticamente parlando- perfettamente confezionati e dalle tirature enormi. Che però ti lasciano là sull'orlo del precipizio, solo con te stesso e con quel retropensiero che forse é meglio buttarsi di sotto e farla finita subito (vedi questa inchiesta sui tumori ad esempio). Invece l'Economist, in ogni sua grande inchiesta, ed anche a costo di semplificazioni esagerate, parte dal problema per indicarne le soluzioni, per indicare un percorso alla fine del quale il problema si risolve. Ed é cosi anche per quanto riguarda questa inchiesta sul global warming. Noi ovviamente speriamo che l'ottimismo anglosassone sia ben riposto, anche perché del pessimismo immobilista rassegnato italiano non sappiamo davvero cosa farcene...
commercio equo in crescita
Cosi, giusto per chiarire le idee a chi ancora
pensava che la Banca Mondiale fosse un
organizzazione internazionale e che l'elezione del
presidente la facesser i soci membri (seppur in
proporzione alle quote)
Non é tutto olio quello che luccica
faux et panneau
Pur simpatizzando per la maggior parte di queste tematiche, pur auspicando la stesura di un progetto politico che faccia della lotta al cambiamento climatico la sua bandiera, non posso non pensare a tutti i limiti di questo patto.
In un patto per il clima ci si aspetta che si parli di clima. é cosi banale? Che c'entra quindi tutto il resto? Si scende a patti con chi non la pensa come noi su tutto ma si trova a convergere almeno su un punto. Che senso ha quindi un "patto per il clima" dove si ripropone tutta l'agenda verde anche nei suoi tratti più folkloristici tipo i dritti degli animali? Insomma questo patto per il clima non é certo il tentativo di far convergere tutto l'arco politico italiano sull'obiettivo comune del problema climatico quanto il maldestro tentativo di mettere un cappello politico (che ad oggi -lo ribadiamo- vale meno del 2%) al più importante tema della politica internazionale.
Tutto questo mentre in Francia, il candidato vincitore della destra, Sarkozy, mette la lotta al cambiamento climatico al centro della sua agenda politica di presidente ed invita gli americani (proprio lui che é considerato il più amerikano dei francesi) a non mettersi di traverso. (testo, video)
La Mela è verde. Finalmente
La campagna di Greenpeace per spingere
Apple a comportamenti più verdi si conclude. E qui
si può rimuovere il banner dalla barra laterale
del sito. Steve Jobs scrive una lettera pubblica ed in sostanza la
da vinta a Greenpeace ed a tutti quelli che hanno
sostenuto la campagna. Jobs, pur rivendicando che
Apple è più avanti di altri in molti frangenti,
riconosce che in questo settore può fare meglio,
molto meglio, ed in proposito mette sul piatto
promesse impegnative, anche se doverose.
Complimenti a Greenpeace per la campagna e per i
risultati ottenuti con fantasia e brio, come peraltro
dimostrato recentemente nella campagna sulle bugie di
ENEL
greenmyapple
quote of the day
La balletta ENEL
-Avere in cantiere 1700 MW di rinnovabili nei prossimi 5 anni (meno della potenza della centrale di civitavecchia)
-diminuire le proprie emissioni di 4 milioni di tonnellate di CO2 all'anno (solo la centrale di Porto Tolle ne emette 10 milioni)
-di produrre ben il 20% di energia da fonti rinnovabili (il 16% dei quali dalle centrali idroelettriche costruite 50 anni fa quando il problema non si poneva)
-investimenti nelle fantomatiche centrali ad emissioni zero di cui si chiacchera molto ma sono di là da venire e potenzialmente pericolose.
Insomma, pur apprezzando che sull'impegno ambientale le aziende ci mettano la faccia, non potevamo che prendere con le molle l'impegno di ENEL che sembra fatto di molto marketing e poca sostanza. Alla prova dei fatti, le belle promesse di bollette verdi sembrano sempre più diventare belle balle (o meglio ballette). Prova di questa profonda contraddizione è la perseveranza con cui ENEL porta avanti la riconversione delle centrali ad olio pesante, in carbone, che è in assoluto la tecnologia a più alto impatto di emissioni e che porta l'Italia completamente fuori dagli impegni di Kyoto.
Quella di ENEL è stata una campagna pubblicitaria massiccia, a dir poco fastidiosa per come ha scientemente deformato la realtà fino a camuffare in punti di vanto quelli che invece sono i segni evidenti di una politica energetica ed ambientale modesta, miope e conservatrice. Una campagna massiccia, a cui ora Greenpeace fa il verso.
ENEL ha iniziato la valutazione per il completamento di due reattori nucleari a Mochovce in Slovacchia, dopo l'acquisizione del 66% dell'azienda elettrica slovacca Slovenske Elektrarne. La decisione finale è prevista per i primi di maggio. Il governo italiano è ancora il principale azionista di ENEL in quanto il Ministero dell'Economia controlla il 21,84 per cento delle azioni e la Cassa Depositi e Prestiti il 10,15 per cento. Noi ci opponiamo all'investimento nel completamento di questi due reattori per tre ragioni: a) È una tecnologia obsoleta e rischiosa. b) Non esiste una valutazione di impatto ambientale. c) Discutibile economicità e possibili aiuti di stato.
Insomma, ENEL si spaccia per ambientalista su tutta la stampa nazionale ma poi porta avanti le centrali a carbone e si rimette nel business del nucleare, in barba al referendum del 1987. E per farlo se ne va in Slovenia ad investire su una vecchia centrale di stampo sovietico. GreenPeace, impegnata in una campagna ad ampio raggio sui cambiamenti climatici, e quindi su un modo di produzione dell'energia elettrica più sostenibile, critica ferocemente questa decisione. Che cosa non torna in tutta questa storia?
C'è un piccolo dettaglio che forse GreenPeace dovrebbe spiegare: che il nucleare non produce gas serra. Certo il nucleare presenta molti altri problemi, compreso il rischio di scoppio stile Chernobyl. Ne abbiamo parlato qui in passato. Però non produce gas serra: questo va detto (anche se qualcuno la pensa diversamente). Tanto che persino uno dei fondatori di GreenPeace dice di aver cambiato idea circa il nucleare argomentando che in questo preciso momento storico è il minore tra i due grandi mali della produzione di energia. Greenpeace non lo ha ancora seguito, ma certo l'idea ha fatto discutere.
Ed allora saremmo disposti noi in Italia a riaprire la discussione sul nucleare? Poniamo che ENEL, o meglio, coloro che decidono della politica energetica nazionale prendessero finalmente sul serio Kyoto e scrivessero a chiare lettere che in Italia le emissioni devono diminuire stabilmente e ad un ritmo del 2-3% all'anno. Per fare questo ci si dovrebbe scordare le centrali a carbone. Ed in prospettiva tutte le fonti fossili. Per riempire il gap tra le fonti non più utilizzabili e quelle rinnovabili che lentamente prendono piede, ci potrebbe essere un ruolo limitato per il nucleare: saremmo disposti ad accettarlo? Saremmo disposti a lasciare che ENEL investa nell'uranio, eventualmente anche in Francia e Slovenia, in cambio della promessa di non aumentare le emissioni qui in Italia?
Domande retoriche le mie. Perchè ENEL non sembra avere certo interesse ad investire nel nucleare per qualche prurito ambientale. Nè accetterebbe di essere messa di fronte al tradeoff più nucleare=meno carbone. ENEL vuole l'uno e l'altro, in barba a tutte le belle balle scritte sui giornali nei mesi scorsi.
Un'altra pannellata
no all'ingegneria climatica
E quali sarebbero queste nuove opere? Robetta tipo:
1) ripristinare la corrente del golfo con 8100 “tecno-isolotti” artificiali situati tra la Groenlandia e l'Islanda con lo scopo di ghiacciare l'acqua salata,
2) rilasciare in mare un fertilizzante a base di solfato di ferro, così da favorire la crescita del fitoplancton (alghe microscopiche) che assorbe anidride carbonica.
3) creare uno scudo di aerosol che rifletta in parte i raggi solari, diminuendo la temperatura media terrestre di 0,5 °C per due anni. Viene messo zolfo in bombole sotto forma di idrogeno solforato.
4) schermare la luce solare - questa volta, però, dallo spazio - facendo orbitare intorno alla Terra 800.000 dischi forati.
5) aspirare acqua dal mare per nebulizzarla in cielo (attraverso delle navi energeticamente autosufficienti e comandate da terra). In questo modo nubi di bassa quota ricoprirebbero un quarto della superficie degli oceani, soprattutto nell'emisfero meridionale.
6) installare sulla Luna degli impianti per sparare nello spazio polvere lunare da far orbitare intorno alla Terra, sempre per schermare dal Sole.
(riassunto tratto da Ecoblog)
Ora è risaputo che Focus non sia esattamente il verbo e sia spesso criticato per la fantasiosità ed approssimazione delle sue ricostruzioni pseudoscientifiche. Ma Focus non ha fatto altro che reimpastare e ricicciare idee più o meno verosimili circolate sul web.
Sono idee balzane e pericolose. Balzane perchè si commentano da sole: andare sulla luna con i cannoni polverieri o sparare 800000 dischi volanti in orbita (sperando non ricadano) oppure inquinare il mare per fare fare la cacca al plancton. Devo aggiungere altro? Pericolose perchè fanno comunque passare un ragionamento. E cioè che l'effetto serra sia irreversibile. Che alle nostre emissioni comunqe non rinunciamo. Che la soluzione al problema è comunque tecnologico-ingegneristica. Che dobbiamo intervenire sui sintomi della maggiore presenza di CO2 nell'atmosfera, e non già sulle cause.
Ovviamente queste soluzioni sono assolutamente irrealistiche. Ma servonono la causa. Sono dei cavalli di troia per far passare comunque l'approccio ingegneristico al problema dell'effetto serra. E quindi far accettare (e magari finanziare) tecnologie dubbie ma tanto di moda quali il sequestro dell'anidride carbonica nelle grandi centrali elettrotermiche. Una tecnologia anch'essa futuribile, per la quale la CO2 viene catturata e sparata nelle viscere della terra. Come se questo fosse economico. Oppure sicuro dal punto di vista ambientale e della salute.
A noi del partito della falce e pannello, quest'approccio non piace affatto! Innanzitutto non è risolutivo, ma è solo un tampone al problema. L'atmosfera non tornerà in equilibrio se le emissioni non vengono permanentemente ridotte. Trovare dei nascondigli per la CO2 equivale alla classica strategia di nascondere la polvere sotto il tappeto. Il modello poi prevede grosse imprese, grossi capitali e quindi mercati concentrati. Non a caso piace particolarmente alle multinazionali. A noi piace invece un modello di produzione in rete, dove migliaia di autoproduttori di energia rinnovabile, si scambiano nel mercato i rispettivi surplus energetici.
L'obiezione del partito della falce e pannello verso l'approccio ingegneristico è totale. E' ambientale (alta probabilità di fallimento e alto impatto), culturale (perpetra il modello ad alto impatto ambientale) politica (prevede concentrazioni di potere tecnologico) economica (destinato ad essere più costoso perchè meno competitivo) e sociale (perpetra il modello di rapporti di mercato verticali invece che orizzontali).
How much different?
A guardarsi attorno, si scorge di lontano la Cina che aggiunge una nuova centrale a carbone alla settimana e gli Stati Uniti che ancora fanno poco o niente per l'effetto serra. Messi vicini a questi anti-eroi, le cose che l'Unione Europea sta già facendo, e si ripromette di fare, sembrano azioni coraggiose degne di una comunità che pensa in grande ed assume un ruolo di leadership nei confronti del resto del mondo. Questo dice la Merkel, e se pensiamo a Cina e USA, per un momento scappa anche a noi un battito di mani ammirato. We do think different, then!
Si ma quanto differente? Per capirlo, prendiamo il report Energy (r)evolution pubblicato a gennaio dalla European Council for Renewable Energy e da Greenpeace (c'é anche la sintesi in Italiano). Un piano globale, con un obiettivo finale fissato al 2050 in cui avremo dovuto effetturare quel cambiamento di paradigma che ci consentirà di sopravvivere a noi stessi. Il piano descrive una via percorribile per ottenere entro quella data un'abbattimento di emissioni nell'ordine del 50%, ottenuto combinando efficienza energetica con una sostituzione delle fonti rinnovabili nella produzione di energia elettrica pari al 75% e nell'energia per il riscaldamento pari al 65%. Un piano ragionevole, che da per scontato che un certo cambiamento climatico é a questo punto irreversibile, che il mondo é sempre più affamato di energia e che per conciliare prezzi moderati, con grande produzione a basso contenuto di CO2 bisogna cedere a dei compromessi quali i grandi impianti idroelettrici e forse anche il nucleare.
Ora, siccome da queste parti siamo degli inguaribili ottimisti concilianti, molto riformisti nei metodi e molto radicali negli obiettivi, ci piace pensare che gli obiettivi che l'Europa si é data per il 2020, siano solo il passo intermedio per arrivare a quelli descritti dal rapporto per il 2050.
Nel frattempo constatiamo con un po' amarezza che nemmeno alla Apple, che sulla questione dei rifiuti elettronici fa orecchie da mercante, riesce più to think different.
cooperazione: acqua e rifiuti tecnologici
- Il secondo pezzo è invece sull'acqua e sulla campagna "Acqua Bene Comune" che raccoglie firme ed adesioni al fine di presentare un disegno di legge in parlamento per ri-pubblicizzare l'acqua e sottrarla dalle cattive mani dei privati. Il titolo che l'editor ha messo (L'acqua è un diritto, non una merce) tradisce un po' lo scetticismo di cui io avevo infarcito il pezzo. Questa cosa dell'acqua come diritto mi fa storcere il naso. Credo che non ci sia nulla di riduttivo nel guardare all'acqua come ad un bene e non ad un diritto. E' un bene essenziale, che ha problemi di scarsità, distribuzione, sostenibilità del consumo. Problemi che la scienza economica ci aiuta ad affrontare e risolvere senza dover scomodare diritti, costituzioni etc.
- Quella dell'acqua pubblica insomma, a me sembra
una battaglia di retroguardia e che non va al
nocciolo dei problemi di uso sostenibile della
risorsa acqua, problemi di cui soffriamo gravemente
ma che non risolviamo solo per il fatto di chiamare
una cosa "diritto" e di affidarla alle mani di
burocrati statali languidi e corrotti sottraendola
alle mani di avidi ed arcigni privati. Per motivi
di spazio (e forse di linea della rivista) le mie
critiche sono state rimosse almeno dal titolo. Ho
sempre il file word per chi fosse interessato

- Si sa, a questa legge ci tiene soprattutto la sinistra radicale. Ne avessimo l'onere, per amore di coalizione noi la voteremmo nonostante la riteniamo una legge che nella migliore delle ipotesi è innoqua e nella peggiore inopportuna. Bisognerebbe dirlo forte però, ogni vota che passano misure -e finora sono state la maggior parte- che hanno un taglio decisamente accomodante con le richieste della sinistra irresponsabile.
- Dirlo forte e farlo pesare (senza le sceneggiate Mastelliane e/o Rifondarole) perchè il paradosso, ora che Prodi è di nuovo in sella, è che nella corsa continua a stare più a sinistra di tutti, passi l'idea che, sul piatto della contrattazione, questo tipo di misure siano da ascrivere a quelle volute dall'ala riformista della maggioranza.
Una pannellata di verde
Il pezzo forte del decreto é costituito dai nuovi meccanismi di incentivi per il fotovoltaico. Si potranno costruire impianti piccoli e medi con la certezza che la rete nazionale comprerà l'energia a tariffe agevolate e stabili nel tempo per i prossimi 20 anni. Si riceveranno ulteriori premi sulla tariffa, nel caso l'impianto sia montato sui tetti (e quindi non consumi terreno agricolo) e sia integrato architettonicamente (e quindi non "consumi" paesaggio). Premi sono previsti per l'autoproduzione e nel caso l'impianto faccia parte di un progetto complessivo di riqualificazione energetica di un edificio. L'autorità (AEEG) é demanata a vigilare, la rete (TERNA) obbligata ad acquistare, i ministeri ed enti locali a racogliere informazioni e pubblicizzare.
L'obiettivo é quello di raggiungere 1200MW di potenza fotovoltaica. Che per la verità non sono poi cosi tanti, ma rappresentano pur sempre l'equivalente di una media centrale.
Che dire? La lenzuolata di pannelli solari ci ha gasato moltissimo. Come elettori, perché abbiamo fatto bene a fidarci della promessa di Prodi. Come liberali, perché questo é un ottimo esempio di come lo stato può aiutare gli interessi individuali ad allinearsi con l'interesse collettivo di sostenibilità energetica ed ambientale. Come ecologisti (ed ex-elettori dei Verdi), perché finalmente si cambia passo (sempre per citare il premier) e si mette seriamente questo paese sulla strada per Kyoto. Come economisti, perché queste lenzuolate (1,2 e 3) sono una più sfiziosa dell'altra. Questa in particolare é scritta da persone che finalmente sanno cosa significhi concedere incentivi credibili (perché stabili e duraturi) senza che questi inducano dipendenza parassitica (perché il meccanismo di phase-out é già endogeneizzato). Come imprenditori forse, ma questa é una storia ancora tutta da scrivere....
Mi illumino di nero
Che non é proprio come spegnere lo schermo, eppure... Mettiamola cosi: una pagina di un sito nero fa assorbire in media leggermente meno energia. Questo perché gli schermi consumano di meno per produrre il colore nero invece degli altri colori. Almeno vale per gli schermi CRT (quelli con i tubi catodici) Per gli LCD sembra che non ci sia una differenza di peso. Un tizio ha fatto i conti: un monitor CRT da 19 pollici consuma 83 watt con schermo bianco e 60 con schermo nero. L'LCD a 19 pollic invece ne usa comunque 35 watt a prescindere dal colore. Fatto sta che gli schermi CRT sono ancora abbastanza diffusi (diciamo il 20% degli schermi almeno), e quindi il mio sito nero farà risparmiare qualche frazione di watt a -diciamo- 5 dei visitatori che passeranno di qui oggi. Niente male no?
Sembra uno scherzo, ma qualcuno si é preso la briga di calcolare quanto si risparmierebbe se Google, che ormai é onnipresente sui desktop dei computer di tutto il mondo con la sua schermata perennemente candida, switchasse invece ad una modalità tutta nera. Qualcuno é passato dalle parole ai fatti, ed ha creato una pagina di ricerca google in nero.
Verde America 2.0
Quella che fa la copertina di questa settimana del magazine inglese non é una semplice notizia. É la registrazione di un trend, il giro di boa di una politica che segnerà le sorti di questo pianeta. Non solo ci riprendiamo gli USA nella barca di quelli che vogliono fare qualcosa per salvare la situazione. Ma li mettiamo direttamente al timone dove per loro natura stanno meglio. La leadership americana é stata cruciale nel creare l'emergenza effetto serra (solo loro producono 1/4 delle emissioni). Ora sarà cruciale per cominiciare seriamente a risolverlo. Anche se probabilmente bisognerà attendere ancora per due anni la delirante conclusione dell'era Bush.
climax
Ci tocca credere che l'ENEL é un campione di sostenibilità. Che grazie al carbone pulito che verrà, la terra non sta subendo alcun cambiamento. Che in pochi anni la prodzione di eolico é aumentata di 80 volte (probabilmente sono passati da 1 a 80 mulini in tutta Italia)
Intanto siamo in ritardo con i nostri impegni su Kyoto, nonostante siamo sempre pronti a fare la predica a quelli che l'accordo non l'hanno sottoscritto.
Infine, della promessa di Prodi di voler ricoprire l'italia di pannelli solari non vediamo traccia. Speriamo sia il solito problema di comunicazione...
Per chi vuole fare la sua piccola parte, da queste parti abbiamo scritto (qui, qui e qui) sulla possibilità di conpensare le proprie emissioni e diventare cosi carbon neutral. C'é anche il sito in Italiano ora. Buona compensazione a tutti
Ma in compenso...
Roberto Dallabona segnala poi che esiste anche un sito italiano dove si possono acquistare i crediti di emissione: Impatto Zero. Si possono compensare le proprie emissioni per i viaggi in automobile, in aereo, l'impatto della propria casa e persino la realizzazione della tesi di laurea. La cosa interessante é che le aziende possono compensare attività specifiche: ad esempio la pubblicazione di un libro, o l'attività di consulenza. La compensazione avviene soprattutto attraverso programmi di riforestazione in CostaRica ed in Italia. Buona compensazione a tutti allora...
Solo carbone per Natale
Si puo regalare la neutralizzazione dell'impatto annuale dell'automobile degli amici, oppure la neutralizzazione delle attività delle vacanze natalizie. La neutralizzazione dell'intero impatto di una abitazione per tutto l'anno, o la neutralizzazione dell'impatto del cenone di capodanno speso con gli amici. Ce ne é per tutti i gusti e per tutte le tasche.
E se é vero che In fondo poi la gente si sa che cosa vuole, questo é il regalo migliore perche in futuro possa continuare ad avere Natale con la Neve...
Per gli scettici, si legga qui. I crediti si possono acquistare ad esempio qui, qui e qui.
Se ci piace la mela verde
Greenpeace sta portando avanti un'ottima campagna di pressione su Apple per ottenere risultati concreti sui seguenti punti:
- L'eliminazione di composti tossici come il PVC ed alcuni metalli pesanti
- L'attivazione di estesi programmi di riciclaggio per le macchine a fine ciclo
- Il prolungamento del ciclo di vita delle macchine
Perché prendersela proprio con Apple? Greenpeace offre almeno due buone ragioni che non possiamo non condividere:
-Perché Apple sta facendo peggio di altri suoi concorrenti riguardo a quasi tutti gli accorgimenti suggeriti per rendere i suoi prodotti più sostenibili
-Perché Apple é la trendsetter. Perché si vanta di stare davanti agli altri in pulizia (di design). Perché se comincia lei, le altre seguiranno (in realtà ora la precedono).
A noi la campagna di Greenpeace piace davvero. Punta ad un'azienda simbolo per educarne cento (come le BR ma con le pistole dell'umorismo). Lo fa in maniera decisa ma anche molto creativa. Siccome a noi piacciono davvero le mele, e vorremmo continuare ad apprezzarle, facciamo anche noi la nostra piccola parte nella campagna.
Babbo M@ale
Mamme, bici e pannelli solari
Mentre quindi attendiamo in grazia un nuovo modo di fare la finanziaria (che diciamolo, il modo in cui é stata fatta quest'anno é stato mediocremente indigesto), mentre ci auguriamo che almeno Prodi voglia dare un nuovo corso alla comunicazione dei contenuti (ahimè nebulosi) dell'attività del governo, ci consoliamo con tre perle contenute in questa legge monstre che da sole varrebbero certo un nostro voto:
- Ogni nuova licenza edilizia conterrà l'obbligo di installare un pannello solare (Repubblica 18/11)
- Sono stati stanziati 270 milioni per piste ciclabili (Repubblica 18/11)
- Equiparazione dei diritti di maternità delle donne precarie con quelle delle lavoratrici dipendenti (Repubblica 17/11)
Il nostro spassionato consiglio al professore é di spiegare la sua finanziaria parlando agli italiani di mamme, bici e pannelli solari. Sono concetti infinitamente più affascinanti ed intelligibili dei cunei fiscali, dei voti del senatore De Gregorio, delle manovre di Casini e dei debiti lasciati da Berlusconi.
L'ambientalista scettico aveva ragione
-Siamo contenti di apprendere che la deforestazione non é più un emergenza. Ma rimane un problema. La perdita di foresta pluviale vergine amazzonica non può essere compensata dalla crescita della tundra canadese o peggio da qualche piantagione di pioppi sulle rive del Po'. C'é ancora un ampio lavoro da fare per preservare le foreste vergini con i loro scrigni di biodiversità.
-L'ambientalismo di deve delle spiegazioni. Il caso "deforestazione" ci fa indugiare sulla tesi di Bjorn che sostiene che l'ambientalismo ormai é un industria e vive e prospera sugli allarmi e sui catastrofismi. Ovviamente ci discostiamo subito da questo cattivo pensiero, ma pretenderemo per il futuro dati e spiegazioni più circostanziate prima di credere che se non si fa qualcosa di colossale entro x anni (di solito non piú di quindici) allora é tutto perduto.
-Nel 2001 Bjorn Lomborg contestava che esistesse un problema deforestazione, un problema inquinamento, un problema alimentare, energetico, dell'acqua e di varie forme di inquinamento (radicale il ragazzo no?). Era d'accordo con gli ambientalisti solo su un punto: il cambiamento del clima é in corso e causerà numerosi problemi. Peraltro era comunque contro gli accordi di Kyoto perché -sosteneva- visti i costi proibitivi nel breve periodo di diminuire le emmissioni, era meglio comunque dirottare quei fondi sulla lotta all'AIDS che avrebbe salvato più vite nel breve-medio periodo.
Il cambiamento climatico é ora riconosciuto da tutti come il problema dei problemi. Mentre se ne discute a Nairobi, e mentre anche gli altri ambientalisti scettici, quali l'economist, si convincono della gravità, noi ci rileggiamo qualche vademecum per fare anche noi la nostra parte. In attesa di poter un giorno dire che anche quello del cambiamento climatico, non é più un problema...
Fair rules for fairtrade
Il club dei MilleMinchia
Pensavo di far parte del club MilleMiglia grazie a quel gruzzolo di punti accumulati nei recenti viaggi. Chissa quali privilegi, quali comoditá, quali fantastici regali per i membri del prestigioso club. Niente miglia invece. Solo minchia(te). Si, credo che ad Alitalia ci abbiano iscritti di diritto al club dei MilleMinchia (tu sei un minchia, diceva il mafioso del caso scafroglia).
Guardate l'ultima pubblicitá di Alitalia:
239 € A/R roma New York! wowowoww!! Fantastico, pensava il minchia...
poi legge sotto e deve aggiungere
+55 € tasse aereoportuali
+170 € di carburante (!!!)
+45 € servizi di vendita (!!!)
totale= 239 + 270 = 520 € cioé piu del doppio del prezzo pubblicizzato. Ed il minchia si domanda: ma chi minchia ha fatto sta minchiata?
Poi dicono che Alitalia va male....
Oltre il petrolio
BP = solo Belle
Parole
Ma la BP no. Si spaccia per l'ecologista di famiglia. E ci ha riempito i quotidiani di belle parole: BP non piú come British Petroleum ma bensi come Beyond Petroleum. E dai a farci credere che ora la BP si occupa solo di pannelli solari e cellule fotovoltaiche. Che se anche qualche petroliera gira ancora, é spinta dall'energia del vento. Che quasi si puó andare a comperare il latte alla pompa di (ex)benzina. Belle parole. Ma anche tante balle.
Purtroppo l'oro nero é ancora e lo sará per molto tempo, l'oggetto del desiderio, profitto e perdizione di questa e di altre compagnie. Non se ne discute. Si discute invece sulle campagne di maquillage pubblicitario con cui in questi anni la BP ha tentato di vendersi per quella che non é. E con due articoli sbattuti in prima pagina, il New York Times lo dice chiaro e forte. Qui e qui.
Ci siamo rassegnati al fatto che "business is business", ma almeno non prendeteci per il culo!
Segnali di fumo
Un pezzo che riporta studi recenti che confermano l'effetto serra.
Thomas Friedman (si ancora lui) racconta dei ghiacciai peruviani in arretramento. Delle conseguenze su un economia agricola che si basa sul delicato clima delle vallate e sull'acqua abbondante dei ghiacciai. Una sorte condivisa anche dai ghiacciai Trentini ed alpini in generale.
Un pezzo sull'interessamento crescente per il carbone e sul perché non é una buona idea investire in questa fonte che produce molti piú gas serra a paritá di energia prodotta.
Un pezzo sui disastri provocati dalle miniere di carbone in Cina (il paese che ne utilizza di piú e che per il futuro é destinato ad rappresentare la piú grande minaccia alla stabilitá del clima). Ricorda un po´ la storia delle miniere Belghe.
PS. Su Discovery Channel domani va in onda un documentario di Friedman sulla dipendenza dal petrolio.
Vivere a rate
A scanso di equivoci a chi scrive preme sottolineare che fa uso quotidiano della carta di credito ed è circondato da amici che si indebitano per somme esorbitanti (anche superiori ai 100.000 euro) per poter completare gli studi nelle costose università di oltreoceano. Nessun arcaico pregiudizio per gli strumenti della finanza quindi, pregiudizio che sarebbe oltremodo fuori luogo per uno che studia l’economia per mestiere. Devo peró ammettere che, nonostante le mie spiegazioni razionali, non riesco a guardare con gli stessi occhi al credito tradizionale da una parte ed al settore in rapida crescita del credito al consumo dall’altra. Mi è inevitabile: ammiro un giovane che si indebita pesantemente per studiare, o un imprenditore per avviare un’attivitá, tanto quanto guardo con un po’ di mal di pancia a chi paga l’estetista a rate. I libri di finanza ci insegnano che, in entrambi i casi, si tratta di far incontrare proficuamente la domanda con l’offerta di denaro: i risparmi delle famiglie con gli investimenti delle imprese, ma anche i guadagni futuri con le esigenze presenti dei singoli. Eppure ancora sembra ci sia una differenza qualitativa tra l’assumersi il rischio del debito per effettuare un investimento o per soddisfare un consumo.
Ahhh... I saggi ed implacabili editor! Pazienza. Il pezzo comunque contiene molte cose carine sul mondo oscuro del credito al consumo. Per esempio lo sapevate che su molte carte di credito per il pagamento a rate si appliccano tassi che in media sono vicini al 20% (si, proprio venti percento)?
Cooperazione tra consumatori di Marzo e Maggio
Piccola nota personale: da domani sono a Toronto per lo STILE e poi mercoledi a San Francisco per l'American Law&Economics Association.
Stay tuned...




























