Le 5 bugie dell'energia nucleare
Il messaggio è insomma questo: siamo tutti convinti che di fronte a noi c’è la grade sfida di cambiare il regime energetico del paese, anzi del mondo. Siamo tutti disposti a fare sacrifici enormi, a spendere tantissimi soldi ed apettare molti anni per vedere i risultati. Ed allora a queste condizioni perchè battere la strada vecchia e perdente del nucleare e non quella nuova e vincente delle rinnovabili?
Civiltà
PS. Ve lo immaginate voi
il capo dell’opposizione italiana che va a
farsi la spesa in bicicletta in giro per Roma? Passi
che in questo ruolo non mi ci veda Berlusconi (che è
stato capo dell’opposizone fino ad un paio di
mesi fa). Egli è nella mia mente semplicemente un
alieno rispetto a concetti quali
bicicletta/risparmio/spesa personale/forma
fisica(realizzata con la fatica) etc. Ma ad essere
onesti non mi ci vedo nella parte nemmeno lo stesso
Veltroni. E se è per questo nemmeno Di Pietro,
Giordano, Diliberto, Bossi e men che meno Pecoraro
Scanio.
Trenitalia, yes again
Non alimentare la crisi
Per
non alimentare l’emergenza
L'
indice dei prezzi delle derrate agricole della Fao è
aumentato dell'8% nel 2006, del 24% nel 2007 e del
53% nei primi tre mesi di quest'anno; a livello
mondiale, dal 2006 i prezzi degli oli vegetali sono
aumenti del 97%, quelli del grano dell'87%, i
prodotti caseari del 57% e il riso del 46%.
Se l'aumento del prezzo della pasta ha un impatto
limitato sul paniere di acquisto dei consumatori
occidentali grazie al fatto che la maggior parte del
reddito viene in media spesa altrove, tutt'altri
problemi questi aumenti stanno creando nel sud del
mondo. Per miliardi di persone questi aumenti
costringono le famiglie a tirare seriamente la
cinghia, e per centinaia di milioni di essi,
rappresentano il ritorno nella povertà. "Per la
classe media la crisi implica il taglio delle spese
mediche; per quelli che vivono con due dollari al
giorno significa la rinuncia alla carne e a
mandare i figli a scuola; per quelli che vivono
con un dollaro al giorno significa rinunciare a
carne e verdure e vivere solo di cereali; per quelli
che vivono con mezzo dollaro è il disastro totale: i
più poveri stanno vendendo gli animali, gli strumenti
e i tetti di lamiera sopra la loro testa". Cosi
Josette Sheeran, del programma alimentare mondiale
descrive l'impatto della crisi per i più poveri. Le
tensioni dovute all'esplosione dei prezzi sono
affiorate chiare ai quattro angoli del globo:
dalle proteste messicane dell'anno scorso per
l'esplosione dei prezzi del mais (ingrediente base
della tortilla), alle rivolte di quest'anno lungo
tutta la linea dell'equatore. Ad Haiti, i
manifestanti al grido di "Abbiamo fame" hanno indotto
il primo ministro alle dimissioni; in Camerun, 24
persone sono morte nelle rivolte, in Egitto
l'esercito è stato utilizzato per produrre pane e
nelle Filippine l'accaparramento di riso è stato reso
un reato punibile con l'ergastolo. All'inizio di
giugno, i capi di stato si sono incontrati a Roma
sotto le bandiere della Fao (l'agenzia dell'Onu per
il cibo e l'agricoltura) per discutere della crisi in
corso. Le soluzioni emerse sono a dir poco parziali,
ma il vertice ha avuto almeno il pregio di mettere il
mondo di fronte ai fatti. Ma da dove viene questa
crisi?
È finito il mondo del "cibo a basso
prezzo".
Cosi ha titolato l'Economist qualche mese fa per
descrivere i contorni della crisi. Come era fatto
questo mondo del cibo low-cost? Più di due secoli fa,
all'alba della rivoluzione industriale, Malthus
prevedeva l'imminenza di carestie dovute al fatto che
la popolazione umana, già allora in crescita veloce,
non avrebbe trovato sufficienti risorse
naturali di cui sfamarsi. Niente di tutto questo si é
(per nostra fortuna) avverato. Al contrario,
soprattutto dal dopoguerra ad oggi i progressi nella
produttività agricola sono stati tali da sostenere
una crescita della popolazione mondiale fino al
livello attuale. E non solo: talmente
efficiente si è resa la produzione che per
decine di anni in occidente abbiamo dovuto sussidiare
l'agricoltura che altrimenti avrebbe dovuto soffocare
dei prezzi mondiali troppo bassi. Nei paesi dell'est
europeo ci sono milioni di ettari di terre un tempo
coltivate ma che sono state abbandonate per anni,
semplicemente perché, ai prezzi vigenti fino a
pochi tempo fa, coltivarli non conveniva. Nel giro di
pochi anni lo scenario è cambiato. Il cambiamento
viene da lontano ed ha origini diverse. Oggi ci
troviamo ad un pericoloso incrocio della storia dove
queste cause si stanno incontrando e sommando le une
con le altre.
I giganti cominciano a mangiare da giganti.
Uno dei fenomeni rilevanti degli ultimi decenni è la
fuoriuscita dalla povertà di centinaia di milioni di
persone. Prendiamo ad esempio solo i due giganti Cina
ed India: nel giro di pochi anni hanno ora entrambe
una classe media che supera il miliardo di persone
con consumi simili o di poco inferiori a quelli
occidentali. E come gli occidentali, indiani e cinesi
(ma anche molti russi, brasiliani, vietnamiti e cosi
via) si stanno velocemente abituando a mangiare molta
carne, ad utilizzare menu più ricchi, variegati e
spesso sovrabbondanti e, come gli occidentali, a
sprecare (si calcola che negli Stati Uniti il 30% del
cibo prodotto finisce nella spazzatura). Il
risultato è che l'aumento di consumi ha
inevitabilmente comportato una pressione sui prezzi.
Le auto si bevono il cibo (ed i trattori rimangono
assetati).
E poi ci sono i biocarburanti; dall'olio di colza
comperato al supermercato ed infilato nei
motori diesel, (ma si può fare anche con l'olio di
palma, di girasole, di soia e cosi via), fino
all'etanolo ricavato da mais, canna o barba-!!!!
bietola da zucchero. I biocarburanti sono sembrati
per un breve tempo una promessa di energia
sostenibile per continuare a mandare a far camminare
le automobili anche senza petrolio Hanno però ben
presto mostrato alcuni importanti limiti: il mais
impiegato per produrre 100 litri di etanolo
basterebbe a sfamare una persona per un anno. Se
volessimo "camminare" con il solo etanolo, al ritmo
con cui oggi noi occidentali riempiamo i nostri
serbatoi e consumiamo benzina, è probabile che
dovremmo dedicare la gran parte delle superfici
coltivabili della terra per produrre combustibile.
Siamo ben lontani dal coprire il 5% dei consumi di
benzina e diesel con i biocarburanti, e già così la
competizione tra coltivazione per il cibo e
coltivazione per il combustibile ha creato forti
tensioni sui prezzi. A tutto questo si aggiunge
l'impennata nei prezzi del petrolio, dovuta ad altri
fattori, ma che trascina con se un aumento
considerevole dei costi del combustibile, che a
catena si ripercuotono su tutta la filiera
alimentare, che dipende dai trattori per la
lavorazione dei campi, dai camion per il trasporto,
dai pescherecci per la pesca, dalle centrali a gas
per l'elettricità e la cottura dei preprati e così
via.
La finanza specula.
Rimasti bruciati dalla grande bolla del mercato
immobiliare che ha reso a tutti familiare l'oscura
parola subprime, la finanza internazionale ha
messo gli occhi sul mercato delle materie prime e
delle cosidette commodities, tanto da far dire al
famoso speculatore George Soros che è in corso una
nuova bolla speculativa in questi mercati. Le materie
prime sono certo quelle provenienti dalle attività
estrattive, in primo luogo il petrolio – che
infatti in questi ultimi mesi ha fatto registrare
un'impennata di prezzi – ma sono anche le
derrate alimentari scambiate nelle varie borse del
mondo. La speculazione finanziaria, cercando di
anticipare i cambiamenti, compera e vende i
cosiddetti contratti futures (contratti sulle future
consegne di partite di merce) a ritmi vertiginosi,
finendo con l'esasperare ulteriormente gli
squilibri tra domanda e offerta che sono all'origine
delle tensioni sui prezzi.
Proteggere, sussidiare, vietare.
Se il mercato delle derrate alimentari mondiale ha i
suoi problemi, la comunità degli stati ci mette del
suo, con un mix di politiche pubbliche che molto
spesso invece di risolvere, finiscono per
esacerbare i problemi. Nel mercato agricolo il
protezionismo e i sussidi sono ancora imperanti
soprattutto nel mondo occidentale; la famosa PAC, (la
politica agricola comunitaria), che peraltro ha i
suoi equivalenti in America e Giappone, ha per
decenni sovvenzionato i prezzi di tutti i prodotti
agricoli e derivati dal riso, al grano, al latte a
scapito dei produttori in altri paesi del mondo,
fino al paradosso che abbiamo invaso l'Africa
delle nostre eccedenze alimentari mettendo in
ginocchio i piccoli produttori locali che non
potevano certo competere con il nostro burro e la
carne in scatola. I sussidi servivano per proteggere
i redditi dei nostri agricoltori, si diceva. Bene,
con i prezzi ora alle stelle. non ci dovrebbe essere
più bisogno di aiuto, ed invece continuiamo a pagare
gli agricoltori per mantenere terreni incolti e per
contenere la produzione (pensiamo alle quote latte)
quando il mercato chiede esattamente l'opposto! La
reazione di molti paesi in via di sviluppo non si è
fatta attendere. Quasi cinquanta stati, secondo la
banca mondiale, hanno negli ultimi due anni imposto
dei divieti sull'esportazione di alimenti prodotti
localmente, in maniera tale questo è l'argomento
usato che non vi siano speculatori che si
arricchiscono esportando il riso che poi manca agli
stessi contadini locali. Ma così facendo, ci
insegnano gli economisti, si aggravano a catena i
problemi, prima per i paesi importatori che
d'improvviso si trovano senza generi alimentari da
distribuire, ed in ultima analisi per gli stessi
paesi esportatori che non riescono ad estrarre tutta
la ricchezza dalla loro produzione. Insomma, ai già
gravi problemi generati dai mercati, i governi spesso
ne aggiungono altri! !!!!
VEGETARIANI SI DIVENTA
Combattere la crisi alimentare con forchetta e
coltello. Per difendere la salute propria. E quella
del pianeta
C i vogliono 8 kg di cereali per produrre 1 kg di
carne bovina ed ovina. Ne bastano 4 per produrre un
kilo di maiale e meno di 2 per fare un kg di pollo.
Bastano questi pochi dati per rendersi conto di come
le abitudini alimentari determinino la quantità di
terra che coltiviamo. Se i cereali coltivati per
produrre la carne degli hamburger fossero usati per
l'alimentazione umana, avremmo in un istante risolto
la crisi alimentare globale. Ed avremmo dato un buon
contributo anche alla riduzione del cambiamento
climatico: si calcola infatti che
la produzione di carne impatti per il 18%
sull'effetto serra.
Se si pensa che i mezzi di trasporto contano per
13.5%, ci si rende presto conto che è più importante
cambiare dieta che cambiare macchina per ridurre
l'effetto serra.
Ma perchè il bestiame ha un impatto così alto?
Per cominciare in paesi come Brasile ed Argentina, si
taglia la foresta tropicale per far posto ai pascoli.
Poi si deve tener conto del fatto che bovini ed ovini
sono dei ruminanti la cui digestione produce enormi
quantità di metano, che fuoriesce anche ma non solo
con il letame, metano che è un gas-serra 20 volte più
potente dell'anidride carbonica. Infine la
coltivazione di grandi quantità di terreni per
l'alimentazione animale ed il trasporto della carne
spesso su lunghe distanze (pensiamo ad esempio che i
fastfood del nordamerica sono alimentati dal bestiame
sudamericano) contribuiscono a far crescere la
temperatura del pianeta.
Certo, cambiare le abitudini alimentari di 3-4
miliardi di persone che traggono comunque dalla carne
il loro fabbisogno proteico non è cosa
semplice.
Ma va detto per amore di verità: un modo di
vegetariani è senza'altro un mondo più equo e
sostenibile di un mondo di voraci carnivori. Nel
mezzo di questi due estremi ci sono senz'altro molte
cose che si possono fare senza chiedere alle persone
di rinunciare completamente alla carne a cominciare
dal costruire stalle che recuperino buona parte del
metano e lo utilizzino come biocarburante. Ma resta
la differenza abissale tra una bistecca di manzo ed
un petto di pollo. E non è solo una questione di
sapori.
Errata corrige: 25 minuti
Arretrati
Nel numero di marzo ho fatto il punto sulla liberalizzazione del mercato elettrico per l'utenza privata. Ad otto mesi dall'avvio della liberalizzazione i risultati sono deludenti e le promesse di poter liberamente scegliere energia pulita per i propri consumi non sono state evase.
Nel numero di aprile ho provato a dire la mia sul dibattito, a tratti incosciente (nel senso che è spesso condotto senza cognizione) sul ritorno al nucleare in Italia. Era il mio piccolo tentativo di mettere a nudo l'inconsistenza e propagandismo del programma della destra. Come sappiamo, non è servito a nulla.
Nel numero di maggio ho messo giù alcune idee per delle giuste vacanze. Per chi se le può permettere (e non è solo una questione di denaro
Niente scuse
Insomma, anche oggi, 26 Febbraio 2008, il treno 9428 é arrivato in stazione a Milano annunciando un ritardo di 25 minuti. Che già é parte del mio tempo che Trenitalia mi ha indebitamente rubato. Per di più, l'orologio della stazione, nello stesso istante in cui il treno si fermava, era 28 minuti più avanti dell'orario di arrivo previsto. Quindi in zona utile per richiedere almeno la magra consolazione di un parziale rimborso. Io non ho dubbi che, alla mia richiesta di rimborso Trenitalia argomenterà che esso non può essere concesso in quanto il ritardo accumulato non era superiore ai 25 minuti. Non ho dubbi perché questo episodio increscioso mi é già accaduto. Ecco, qui oggi lo dico: quella di Trenitalia non solo é un'ingiustificabile arroganza perché deliberatamente e sistematicamente abusa del tempo dei suoi clienti (circa 25 minuti ogni volta), ma é anche una truffa, perché i ritardi sono regolarmente di poco superiori ai 25 minuti e ciononostante i bonus non vengono concessi perché il tempo di arrivo in stazione registrato nei database é regolarmente non corrispondente al vero.
Faremo un post per ogni ritardo. Promesso. Abbiamo già cominciato con questo e questo.
ode al risparmio
Però poi leggiamo SuzukiMaruti e ci viene da dire: si certo, spegnere un po' di luci un giorno all'anno non risolve il problema; si certo c'è un po' di snobbismo e perbenismo nell'aderire all'iniziativa, si certo il messaggio che passa di un ecologismo della privazione può essere alla fine controproducente. Però alla fine ci sembra che usare queste motivazioni per non aderire all'iniziativa suona un po' come il discorso di quelli che non fanno la raccolta differenziata perché tanto poi si dice in giro che alla fine buttano tutto nella stessa discarica...
Insomma, il messaggio di fondo dell'iniziativa di quelli di Radio 2 è cosa buona: il primo passo concreto per realizzare il protocollo di Kyoto è il risparmio energetico.
A questo proposito l'altra sera sono letteralmente imbufalito guardando Anno Zero. Con Rubbia ospite, ad un certo punto Santoro ha deviato con leggerezza sul tema energia (e si vedeva che tutto sommato il tema non gli interessava ma forse era l'unica cosa di cui poteva chiedere al suo ospite Rubbia). Solo che hanno permesso a quel figuro indescrivibile di Belpietro di interrompere Rubbia e pontificare -lui- su quali sono le soluzioni energetiche per l'italia. (E pensare che io ancora credevo che i giornalisti li invitassero per fare le domande e non per dare risposte). Belpietro ricordava come intervistando Prodi in campagna elettorale sulla questione energetica avesse incontrato come prima risposta del premier proprio il risparmio energetico come primo punto programmatico. Ah Ah... se la rideva Belpietro con quel suo ghigno ignorante e pieno della sua sicumera, sostenendo che il risparmio energetico era solo una risposta ridicola e che la via maestra era il ritorno alle centrali nucleari.
Ebbene ovviamente non abbiamo dubbio alcuno che la mite saggezza di Prodi avesse molto più senso pratico e supporto scientifico dell'arroganza di Belpietro. Pistorio, vicepresidente di confindustria e già AD di ST MIcroelectronics (non certo un no-TAV qualunque) ricordava come nella sua azienda negli ultimi 15 anni hanno diminuito i loro consumi del 5% all'anno, in pochi anni più che dimezzandoli. Ora, se ce l'hanno fatta i un industria onnivora di energia come quella elettronica, perchè non pensare di ottenere anche solo una parte di quei risultati: diciamo il 10-20% di riduzione in altri settori industriali? E per il soettore domestico si possono fare cose enormi eliminiamo lampade ad incadescenza, elettodomestici non di fascia A e sostituiendo i boiler elettrici con i pannelli solari. Tutte cose di buon senso, alla portata dei cittadini e dell'amministrazione che vuole sostenere queste scelte di consumo responsabile.
Oltre a farci rispettare Kyoto, questo buonsenso che tanto fa sorridere il figuro Belpietro, ci permetterebbe anche di evitare di intraprendere la strada del nucleare che tanto cara sta a questa destra becera. Come Rubbia ci spiegava infatti, prendere seriamente l'ipotesi nucleare significa come minimo costruire una quindicina di centrali (altrimenti il contributo sarebbe risibile). Quasi una per regione. Avere la produzione tra dieci anni, a costi guauli se non maggiori di quelli attuali, e dover affrontare il problema di dove mettere questi rifiuti. Ora se il nostro paese non sa nemmeno più dove stoccare la 'monnezza, è pensabile trovare posto alle scorie radioattive?
Avanti con il risparmio energetico dunque, e viva il buonsenso...
Anche quest'anno ci illuminiamo di meno
E siccome siamo per il risparmio in generale, e non solo quello energetico, ricicliamo ben volentieri l'iniziativa dell'anno scorso.
Il 15 Febbraio é la giornata di Mi illumino di meno. Siccome oltre a fare i nostri bravi compitini a casa volevamo lanciarci nella sfida a fare azioni di risparmio energetico un po' strampalate, abbiamo deciso di convertire per la giornata questo sito al nero.
Che non é proprio come spegnere lo schermo, eppure... Mettiamola cosi: una pagina di un sito nero fa assorbire in media leggermente meno energia. Questo perché gli schermi consumano di meno per produrre il colore nero invece degli altri colori. Almeno vale per gli schermi CRT (quelli con i tubi catodici) Per gli LCD sembra che non ci sia una differenza di peso. Un tizio ha fatto i conti: un monitor CRT da 19 pollici consuma 83 watt con schermo bianco e 60 con schermo nero. L'LCD a 19 pollic invece ne usa comunque 35 watt a prescindere dal colore. Fatto sta che gli schermi CRT sono ancora abbastanza diffusi (diciamo il 20% degli schermi almeno), e quindi il mio sito nero farà risparmiare qualche frazione di watt a -diciamo- 5 dei visitatori che passeranno di qui oggi. Niente male no?
Sembra uno scherzo, ma qualcuno si é preso la briga di calcolare quanto si risparmierebbe se Google, che ormai é onnipresente sui desktop dei computer di tutto il mondo con la sua schermata perennemente candida, switchasse invece ad una modalità tutta nera. Qualcuno é passato dalle parole ai fatti, ed ha creato una pagina di ricerca google in nero.
cambiare marcia
Insomma, è che questo mese, il pezzo per cooperazione l'ho scritto sulle automobili, sui loro consumi e sulle loro emissioni, con una piccola guida per l'acquisto consapevole delle quattroruote.
PS. Alla fine poi ci siamo presi questa che fa 150 grammi di CO2 al km. Non è una Prius, ma è comunque il motore più parco di emissioni in circolazione in questa fascia...
PPS. Papà però ha fatto meglio e si è preso questa che va a metano...
a low-carbon week
Paolo Rumiz ci racconta oggi della sua settimana a basse emissioni assistito da quelli di AzzeroCO2 di cui avevamo parlato su questo blog qui. Il pezzo é molto bello, scritto con la magistrale penna di Rumiz. Il titolo invece é appiccicato dal titolista del sito ed infatti tradisce con questo taglio pauperista il senso essenzialista, quasi esistenzialista dell'articolo.
idea regalo dell'ultimo minuto...
È vero che il carbone lo porta la Befana. Ma noi la possiamo anticipare e per Natale portare in dono anche noi un po' di carbone. É davvero un simpatico regalo di Natale quello di cui stiamo parlando. No, non ci siamo rincoglioniti. E quelli di voi che ancora non hanno esaurito la lista dei regali farebbero bene a prendere nota. E non preoccupatevi, non c'é nessun carbone nero e fuligginoso da portare in pacco ai vostri cari.
Si puo regalare la neutralizzazione dell'impatto annuale dell'automobile degli amici, oppure la neutralizzazione delle attività delle vacanze natalizie. La neutralizzazione dell'intero impatto di una abitazione per tutto l'anno, o la neutralizzazione dell'impatto del cenone di capodanno speso con gli amici. Ce ne é per tutti i gusti e per tutte le tasche.
E se é vero che In fondo poi la gente si sa che cosa vuole, questo é il regalo migliore perche in futuro possa continuare ad avere Natale con la Neve...
Per gli scettici, si legga qui. I crediti si possono acquistare ad esempio qui, qui e qui.
24.5 minuti
PS. Ma secondo voi, ventiquattro virgola cinque minuti, significa che sono 24 minuti e 50 secondi, 24 minuti e 5 secondi oppure 24 minuti e 30 secondi?
It's the weight, stupid
In questi giorni si parla molto degli interventi che stanno per essere predisposti in materia di emissioni degli autoveicoli. Se per il settore industriale si è percorsa una strada del cosiddetto cap-and-trade, e per quello aereonautico un meccanismo tipicamente da carbon tax, nel caso delle automobili sembra che la strada che si vuole battere sia quello dell'intervento regolatorio diretto. Niente tasse sull'inquinamento, ne permessi di emissione da comperare, semplicemente, per legge, le automobili non dovranno emettere più di un tot di grammi di CO2. 130 g/km per la precisione. Punto e basta. Giusto? Sbagliato? Forse la carbontax avrebbe funzionato bene anche in questo settore. Imponendo un raddoppio del prezzo dei carburanti ad esempio, sarebbe diventato prioritario per gli automobilisti acquistare automobili in grado di consumare di meno e quindi di emettere di meno. Certo sarebbe stata una tassa vistosa e quindi politicamente forse insopportabile. Ecco quindi l'idea di percorrere la strada regolatoria, che semplicemente nasconde i costi sotto al tappeto, trasferendoli alle case produttrici (che devono investire molto pena multe salate) e quindi indirettamente di nuovo agli automobilisti.
Ma l'importante, pensiamo, sia non tradire lo spirito dell'iniziativa: LE EMISSIONI VANNO RIDOTTE!. E ci sono molti modi per arrivare a quei fatidici 130 g/km. Ad esempio migliorando i motori, migliorando gli pneumatici, l'aereodinamica, ma soprattutto il peso. E' naturale che -a parità di tutto il resto- un auto più pesante consumi più energia per essere spostata e quindi emetta più gas dalla combustione del carburante. Parafrasando WJ Clinton: It's the weight, stupid!
Ed allora ci sembra curiosa la la decisione della UE di scontare il peso dai target di riduzione delle diverse case automobilistiche. E' vero, le case tedesche (BMW, Mercedes Porche ed Audi in testa) sono auto più belle, ricche ed accessoriate e più pesanti e quindi dovrebbero fare sforzi maggiori per ridurre le emissioni. Probabilmentte questo implicherebbe che prima o poi tutte le case dovrebbero rinunciare all'idiozia di produrre motori 6000 a 12 cilindri od altre meraviglie tecnologiche aassolutamente inutili come queste. E d'altra parte quelle case che fanno auto più piccole e leggere (FIAT, Citroen, Toyota e compagnia cantando) le cui auto già ora emettono relativamente (ai bestioni di prima) poco, dovrebbero assumersi sforzi minori ed avere tutto da guadagnare. C'è chi ci guadagnerebbe e chi ci rimetterebbe. Ma proprio questo è il punto. O si prende sul serio l'obiettivo di ridurre le emissioni e quindi i target devono valere per tutti, oppure permettere che alcune case abbiano dei target più alti perchè producono ora delle auto più inquinanti è una distorsione assurda. assurda...
Pensiamo ad alcune delle conseguenze: tra le varie di cui si parla sui giornali (non ultima che il peso delle innovazioni per raggiungere i target verrà spalmato in maniera iniqua sulle vetture piccole che già ora emettono molto meno) c'è anche l'assurdità che paradossalmente FIAT e le altre case produttrici di auto piccole comincino ad immettere sul mercato auto appositamente appesantite con il solo obiettivo di alzarsi la media ponderata dei pesi ed alleviare parzialmente la pressione del target.
Cara Europa, ripensaci...
la pratica del buon governo
appunti di nozze
miraggio nel deserto
E quante centrali ci vogliono per generare tutta questa energia? In questa immagine affianco, il quadratino rosso centrale indica la superficie equivalente di deserto necessaria per produrrre attraverso gli specchi il fabbisogno energetico dell'europa e del nordafrica. Certo è una bella superficie (un quadrato di 50 km di lato), ma non si può certo dire che laggiù manchi lo spazio. Peraltro l'irradiazione solare nel deserto è doppia rispetto a quella dei paesi del sud europa e questo costituisce un ulteriore motivo per localizzare in quelle regioni le centrali.
Si certo, ma poi come la si porta qui in Europa tutta questa energia? In fondo ci hanno sempre insegnato che l'energia anche ad alto voltaggio, su grandi distanze si disperde a tal punto da non essere più conveniente. Questo vale però per la corrente alternata, non per la corrente continua. Tramite delle connessioni HVDC, si può ottenere con dispersioni minime il trasporto di energia attraverso le migliaia di chilometri che separano il deserto dai nodi europei nei quali l'energia verrebbe poi reimmessa nella rete esistente. Le reti di trasmissioni HVDC non sono una possibilità teorica ma delle infrastruttre gia comunemente operanti in tutto il mondo.
Gli scettici potrebbero storcere il naso, ma qunato costa un progetto simile? Costa molto. una stima parla di 400 miliardi di euro fino al 2050 ma non fermiamcoi a dei numeri che sono assolutamente volatili. Pensiamo invece alle dimensioni ed alla portata del progetto. Si tratta di sostituire l'energia che attualmente produciamo con i derivati del petrolio o con il nucleare. Si tratta di rendere l'Europa ed il mediterraneo carbon-neutral o quasi. Si tratta in fondo di sostituire oleodotti con elettrodotti.
il progetto del Club di Roma poi si integra con le altre fonti rinnovabili: dal vento lungo le coste atlantiche, all'idroelettrico nelle alpi, alla biomassa dei balcani. No, non è un miraggio nel deserto ma una strada del tutto percorribile anche con le tecnologie attuali verso un futuro sostenibile per l'Europa ed il mediterraneo.
soccorsi! so' ccorsi via...
Gli incendi estivi sono un cataclisma. Sappiamo tutti quali danni essi provochino, e quali perverse logiche essi celino. Sappiamo anche che non serve andare fuori dai confini del paese per vedere come si possa risolvere il problema. Anzi, diciamolo chiaramente: la maggior parte del territorio italiano ha un livello di incendi che possiamo considerare fisiologico, ed una ristretta parte del territorio può vantare esperienze di eccellenza assoluta a livello mondiale. E chi ne dubita, si faccia un giro dalle mia parti, nel Trentino coperto di boschi, dove ogni villaggio dicento anime conta il suo corpo volontario di vigili del fuoco addestrato e attrezzato come lo sono i vigili professionisti nel resto del paese. Il problema degli incendi boschivi diventa patologicamente drammatico (fino alla morte di diverse persone ogni anno) solo nel sud Italia.
Sarà colpa solo del solito pregiudizio antimeridionale? O sarà colpa della mafia, della cammorra o dell'ndrangheta? O forse sarà lo stato che non paga adeguatamente i pompieri, che non fornisce i mezzi, e che possiede una flotta di soli 20 canadair (la flotta più vasta tra i paesi europei peraltro)?Tutto questo certo. Mettiamoci anche il clima meno clemente del sud, se questo consola qualche meridionale che potrebbe sentirsi altrimenti discriminato dalle mie parole.
Eppure vorrei tornare a quei visi ed a quei volti che arrabbiati cercano invano i soccorsi che li salvino. Perché forse anche li sta una radice di questo male. É mai possibile che i soccorsi debbano sempre venire da fuori? Che società civile é quella che affida la difesa della propria sicurezza ai canadair che vengono da altrove, dal cielo e comunque sempre da lontano?
Certo il Trentino non fa testo, ma é pur sempre un esempio a cui guardare no? Ed allora perché dalle mie parti appena si intravvede un comingnolo di fumo, la gente telefona immediatamente, e nel giro di pochi minuti squadre e squadre di volontari sono sul posto? Perchè i ragazzi vedono come motivo di orgoglio quello di prestare il proprio impegno gratuitamente ed anche a rischio della vita nei corpi volontari? perché l'amministrazione provinciale e comunale invece di sperperare soldi, dota questi volontari di tutte le attrezzature di cui necessitano? Perché in Trentino i canadair ci devono venire solo ogni tot anni in casi di incendi eccezzionali?
Il perché ovviamente lo so, ed é quello che fa la differenza tra una vera società civile dove prevale il senso del bene comune ed il contributo che ognuno può dare alla sua tutela, ed una società incivile dove prevale la familistica difesa delle cose proprie e l'attesa messianica per i soccorsi che devono arrivare sempre e comunque da altrove. Ed é in questo familismo, in questa mancanza di "senso del noi" e "del senso del nostro", che germoglia poi la criminalità organizzata cosi come proliferano gli incendi boschivi. Lí vi si generano entrambi i fenomeni perché da una parte il familismo crea quell'economia del malaffare che dagli incendi trae linfa, e dall'altra il familismo non si cura della prevenzione di quegli incendi almeno fino a quando essi lambiscono il proprio giardino.
che ci facciamo con
u'na canna?
Circa due mesi fa, in un delle mie settimanali transferte sotto la madonnina, ho conosciuto Dany in treno. Dany é un medico omeopata. In particolare diciamo che é un po' fissato con l'olio di canapa: oltre a promuoverne le virtù medicinali ed alimentari, si é messo ora a organizzarne la produzione in Romania e -evidentemente non pago- ne cura anche la distribuzione nelle erboristerie romane. Curiosi noi lo abbiamo provato. L'olio, non Dany. Per ora non notiamo particolari segni di miglioramento delle capacità cognitive come promesso (peraltro solo una delle virtù dell'olio). Però diciamo che la materia
E non pensate sempre, subito e solamente alle canne da fumare....
nucleare? no grazie
E con questo evento, credo che si possa mettere la parola fine al tanto paventato ritorno del nucleare. Sembrava tornare di moda. E per amore di verità, bisogna ammettere che le ragioni sembravano ammiccanti: in particolare il fatto che, non emettendo gas serra, il nucleare era un ottima soluzione per produrre energia senza danneggiare il clima soprattutto in una prospettiva di transitare alle fonti rinnovabili nel medio lungo periodo. Ma la tesi gia non ci aveva convinto. Ora questo incidente mette la parola fine a chi provava a convincere che il nucleare moderno fosse inerentemente più sicuro. Ma dai terremoti non ci si difende mai del tutto. E nemmeno dagli attentati terroristici. E siccome l'Italia è notoriamente un posto ad elevato rischio sismico, e siccome l'Italia è un target per i terroristi (anche se fino ad ora bene o male risparmiato), direi che le centrali nucleari, sono proprio da dimenticare. Punto e basta.
E pazienza se qualcuno dirà che queste sono riflessioni che nascono sull'onda emotiva, che la percezione sovrastima il rischio effettivo e via discorrendo. Il problema rimane: per quanto piccolo ed ulteriormente riducibile, il rischio di incidente catastrofico rimane incomprimibilmente maggiore di zero. Dunque, per cercare energia, guardiamo altrove.
L'AEEG accende la luce sulla liberalizzazione
Vale però la pena ribadire una cosa, che altrimenti si perde nell'enfasi riposta dal garante sulla questione concorrenziale: più che risparmi in termini di denaro (che difficilmente saranno cospicui), la liberalizzazione permette soprattuto di potersi finalmente scegliere i fornitori in base alle loro credenziali ambientali. Basta enegia atomica. basta energia da carbone. RINNOVABILI, RINNOVABILI E RINNOVABILI...
sotto nuova luce
Le chiacchere stanno Azzero
put (again) your money where your mouth is
Quando queste mie due anime si incontrano, vado in visibilio, quasi mi emoziono. Insomma, fosse per me appenderei in salotto questa copertina dell'economist. Ecco quindi che mi sono quasi emozionato quando ho trovato Azzero CO2. Un'azienda con tutti i crismi che ha deciso di fare del sano business attorno alla questione dei crediti di compensazione. Ve ne ricordate? da queste parti se ne é parlato molto ad inizio anno: qui, qui e qui. Si tratta della possibilità di comperare dei crediti che equivalgono a tot tonnellate di anidride carbonica assorbiti (ad esempio attraverso la riforestazione) oppure non prodotti (attraverso la sostituzione di centrali che emettono CO2 con centrali da rinnovabili).
Il messaggio é semplice: ti stà a cuore l'ambiente? ti preoccupa l'effetto serra? Ed allora, quando fai un viaggio aereo, calcolati attraverso il sito la quantità di gas emessa e compensala. Possiedi un'automobile? ed allora compensa le sue emissioni annuali. Ti stai sposando? Rendi neutrali le emissioni prodotte per il tuo matrimonio.
Fin'ora c'erano diverse organizzazioni estere: Carbonfund e Terrapass tra le altre. Avevamo già addocchiato anche Impatto Zero, che fa capo a Lifegate, ma non so per quale ragione, questi di Lifegate non mi hanno mai ispirato granchE. Ad un certo punto, vista la scarsità di offerta, si era persino pensato di mettere su noi un qualcosa all'altezza del compito. Ora arriva questo nuovo AzzeroCO2, player italiano, e per come si presenta, e per i piani che dice di voler attuare, sembra destinato a fare molta strada.
Dietro AzzeroCO2, troviamo ancora una volta quelli di Legambiente. Sono anche dietro a La220 (che produce energia da rinnovabili e la rivende dal primo luglio anche ai privati ed il cui CEO abbiamo recentemente intervistato qui). e tante altre iniziative di pregio. Gente in gamba, che ha capito che il mercato é lo strumento -e non é una contradizione dirlo- migliore per misurarsi proficuamente con gli enormi problemi che l'effetto serra ci impone.
Gli ambientalisti sono spesso accusati di velleitarismi contraddittori. Di non avere soluzioni praticabili ma di riempirsi la bocca solo di chiacchere perbeniste. Qui le chiacchere stanno Azzero. Come per l'energia per uso domestico, il messaggio é chiaro: put your money where your mouth is.
Energia pulita
put your money where your mouth is
In soldoni significa che ci possiamo sganciare dall'attuale fornitore e prenderne un altro a nostro piacere. Io ad esempio a Roma ho ACEAElectrabel, a Trento Trenta, a Milano AEM. Dal 2 Luglio potrei mettermi Trenta a Roma, Electrabel a Milano e AEM a Trento. Ovviamente operare un cambio del genere sarebbe ridicolo se non fosse che:
- Nel cambio ci si potrebbe guadagnare tariffe migliori: La concorrenza darà certamente vantaggi in termini di prezzo anche se come al solito i primi tempi si preannunciano un po' turbolenti con tariffe incomprensibili, bundle, prezzi flat, sconti etc. In mezzo a questa ampia offerta ci sarà anche chi cadrà in errore se non in vere e proprie truffe. Ma tralasciando questi assestamenti fisiologici, nel medio periodo sarà una rivoluzione per gli utenti come lo é stata la liberalizzazione dei servizi telefonici.
- Si potrà scegliere di consumare solo energia proveniente da fonti rinnovabili. Alcuni produttori infatti proporranno delle tariffe dedicate per chi vuole che al proprio consumo corrisponda solo e soltanto la produzione di energia da fonti rinnovabili. Il principio é banale: Per ogni Kw che io consumo, da qualche parte c'é un Kw pulito immesso nella rete. Tra questi produttori ci sono La220, LifeGate energy e Trenta Rinnovabile. Peraltro anche le tariffe nomrali dovranno riportare in bolletta il mix di fonti a cui attingono, aprendo le porte, speriamo a breve, ad una tassazione differenziata che incentiva le rinnovabili.
Ne ho parlato su questo numero di cooperazione tra consumatori, con due interviste agli amministratori di La220 e di Trenta.
Gli americani hanno un modo di dire: put your money where your mouth is, che in italiano tradurremmo con: metti i tuoi soldi dove stanno le tue chiacchere. Quante volte abbiamo detto che bisogna cambiare modello di sviluppo, modello di consumo. Quante volte ci siamo dichiarati contro le centrali nucleari, contro quelle a carbone. Ora possiamo mettere i nostri soldi a rendere credibili le nostre chiacchere.
E a tutti i no-tav, no-turbogas no-global d'italia: ora possono concretamente scegliere di dire Si! all'energia pulita, con il loro portafoglio, invece di fermarsi sempre e soltanto a dei retorici no!
PS. Questa riforma arriva in porto grazie al lavoro iniziato da Bersani nel '99 e concluso dallo stesso Bersani in questi giorni. Ci piace ricordarlo, in questi giorni che la sassaiola dell'ingiuria é scatenata contro questo governo che, nonostante i numerosi difetti, sta accumulando dei meriti ragguardevoli in campo ambientale.
The green way
-La prima é che malgrado tutto, come mostra bene il settimanale inglese, le cose si stanno muovendo a più livelli. Il livello più attivo sembra quello che tutti davano per il più restio a muoversi: quello industriale. Vuoi per fare di necessità virtù, vuoi per trovare nuove occasioni di business, vuoi per operazioni di marketing, ma le imprese si danno da fare: da quelle che investono in energie pulite, a quelle che si attrezzano per il risparmio energetico, a quelle che fanno delle basse emissioni la loro mission aziendale. E scusate se é poco.
-La seconda riflessione é più generale, e riguarda il mondo anglosassone e la sua cultura. Vero: noi europei continentali diciamo da molto più tempo che il climate change é un grosso problema. Vero: loro hanno negato che esistesse il problema fino all'altro ieri. Vero noi inquiniamo di meno. Vero: noi siamo dentro Kyoto ed invece i loro cugini di oltremanica ancora ci pensano. Peró noi, alla faccia delle belle parole spese 10 anni fa, abbiamo le emissioni del 7% sopra quelle del '90; altro che 10% sotto come promesso. Però noi lasciamo che l'ENEL bruci carbone ed i mulini a vento poi non li facciamo che ci rovinano il paesaggio (meglio una bella ciminiera invece!). Noi siamo bravi a chiacchierare ed a piangerci addosso. Loro sono fatti cosi: magari negano il problema finché possono, ma quando poi lo riconoscono, partono in quarta, ma soprattutto sembra che si diano una meta da raggiungere.
Facciamo un esercizio mentale: ipotiziamo che l'Espresso, o qualche altra nostra rinnomata rivista concedesse tutto questo s
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