Consumo Critico e Ambiente

Le 5 bugie dell'energia nucleare

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E qui l’ultimo pezzo scritto per Cooperazione, sul nucleare. Argomento gia trattato ad aprile, ma visto l’andazzo del dibattito italiano, mi è venuta voglia di tornarci su. Mi convinco sempre di più che il nucleare sia una scelta assolutamente insensata. Basta un dato su tutti: oggi nel 2008, più di 20 anni dopo la chiusura delle centrali italiane, ancora spendiamo più per il decommissioning di quelle centrali di quanto investiamo con incentivi e sovvenzioni alla ricerca sulle rinnovabili.

Il messaggio è insomma questo: siamo tutti convinti che di fronte a noi c’è la grade sfida di cambiare il regime energetico del paese, anzi del mondo. Siamo tutti disposti a fare sacrifici enormi, a spendere tantissimi soldi ed apettare molti anni per vedere i risultati. Ed allora a queste condizioni perchè battere la strada vecchia e perdente del nucleare e non quella nuova e vincente delle rinnovabili?
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Civiltà

Ecco, se dovessi pensare che cosa potrebbe rappresentare plasticamente lo stato avvanzato di una civilità che si riflette nel meglio della sua classe dirigente, potrebbe venirmi in mente un’ immagine molto simile ad una di queste (cliccare qui sotto per la galleria).

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PS. Ve lo immaginate voi il capo dell’opposizione italiana che va a farsi la spesa in bicicletta in giro per Roma? Passi che in questo ruolo non mi ci veda Berlusconi (che è stato capo dell’opposizone fino ad un paio di mesi fa). Egli è nella mia mente semplicemente un alieno rispetto a concetti quali bicicletta/risparmio/spesa personale/forma fisica(realizzata con la fatica) etc. Ma ad essere onesti non mi ci vedo nella parte nemmeno lo stesso Veltroni. E se è per questo nemmeno Di Pietro, Giordano, Diliberto, Bossi e men che meno Pecoraro Scanio.

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Trenitalia, yes again

Oggi ho ricevuto un rimborso. Ottimo direi. Se non fosse che è per un viaggio effettuato ad agosto dello scorso anno. In comepnso ieri l’eurostar è arrivato a Roma con 5 minuti di anticipo. Di anticipo....

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Non alimentare la crisi

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Su questo numero di cooperazione tra consumatori (Luglio) ho pubblicato un pezzo sulla crisi alimentare, scritto durante i giorni del vertice FAO di Roma. Roba vecchia se volete, ma i contorni di quell crisi sono ancora tutti li, solo un po’ messi in ombra dalle fiamme che si levano più alte provenienti dal riacuirsi della crisi del petrolio e quella della bolla immobiliare da poco riesplosa (e con la quale comunque esiste un collegamento di cui tento di parlare nel pezzo).





Per non alimentare l’emergenza
L' indice dei prezzi delle derrate agricole della Fao è aumentato dell'8% nel 2006, del 24% nel 2007 e del 53% nei primi tre mesi di quest'anno; a livello mondiale, dal 2006 i prezzi degli oli vegetali sono aumenti del 97%, quelli del grano dell'87%, i prodotti caseari del 57% e il riso del 46%.
Se l'aumento del prezzo della pasta ha un impatto limitato sul paniere di acquisto dei consumatori occidentali grazie al fatto che la maggior parte del reddito viene in media spesa altrove, tutt'altri problemi questi aumenti stanno creando nel sud del mondo. Per miliardi di persone questi aumenti costringono le famiglie a tirare seriamente la cinghia, e per centinaia di milioni di essi, rappresentano il ritorno nella povertà. "Per la classe media la crisi implica il taglio delle spese mediche; per quelli che vivono con due dollari al giorno significa la rinuncia alla carne e a mandare i figli a scuola; per quelli che vivono con un dollaro al giorno significa rinunciare a carne e verdure e vivere solo di cereali; per quelli che vivono con mezzo dollaro è il disastro totale: i più poveri stanno vendendo gli animali, gli strumenti e i tetti di lamiera sopra la loro testa". Cosi Josette Sheeran, del programma alimentare mondiale descrive l'impatto della crisi per i più poveri. Le tensioni dovute all'esplosione dei prezzi sono affiorate chiare ai quattro angoli del globo: dalle proteste messicane dell'anno scorso per l'esplosione dei prezzi del mais (ingrediente base della tortilla), alle rivolte di quest'anno lungo tutta la linea dell'equatore. Ad Haiti, i manifestanti al grido di "Abbiamo fame" hanno indotto il primo ministro alle dimissioni; in Camerun, 24 persone sono morte nelle rivolte, in Egitto l'esercito è stato utilizzato per produrre pane e nelle Filippine l'accaparramento di riso è stato reso un reato punibile con l'ergastolo. All'inizio di giugno, i capi di stato si sono incontrati a Roma sotto le bandiere della Fao (l'agenzia dell'Onu per il cibo e l'agricoltura) per discutere della crisi in corso. Le soluzioni emerse sono a dir poco parziali, ma il vertice ha avuto almeno il pregio di mettere il mondo di fronte ai fatti. Ma da dove viene questa crisi?

È finito il mondo del "cibo a basso prezzo". Cosi ha titolato l'Economist qualche mese fa per descrivere i contorni della crisi. Come era fatto questo mondo del cibo low-cost? Più di due secoli fa, all'alba della rivoluzione industriale, Malthus prevedeva l'imminenza di carestie dovute al fatto che la popolazione umana, già allora in crescita veloce, non avrebbe trovato sufficienti risorse naturali di cui sfamarsi. Niente di tutto questo si é (per nostra fortuna) avverato. Al contrario, soprattutto dal dopoguerra ad oggi i progressi nella produttività agricola sono stati tali da sostenere una crescita della popolazione mondiale fino al livello attuale. E non solo: talmente efficiente si è resa la produzione che per decine di anni in occidente abbiamo dovuto sussidiare l'agricoltura che altrimenti avrebbe dovuto soffocare dei prezzi mondiali troppo bassi. Nei paesi dell'est europeo ci sono milioni di ettari di terre un tempo coltivate ma che sono state abbandonate per anni, semplicemente perché, ai prezzi vigenti fino a pochi tempo fa, coltivarli non conveniva. Nel giro di pochi anni lo scenario è cambiato. Il cambiamento viene da lontano ed ha origini diverse. Oggi ci troviamo ad un pericoloso incrocio della storia dove queste cause si stanno incontrando e sommando le une con le altre.
I giganti cominciano a mangiare da giganti.
Uno dei fenomeni rilevanti degli ultimi decenni è la fuoriuscita dalla povertà di centinaia di milioni di persone. Prendiamo ad esempio solo i due giganti Cina ed India: nel giro di pochi anni hanno ora entrambe una classe media che supera il miliardo di persone con consumi simili o di poco inferiori a quelli occidentali. E come gli occidentali, indiani e cinesi (ma anche molti russi, brasiliani, vietnamiti e cosi via) si stanno velocemente abituando a mangiare molta carne, ad utilizzare menu più ricchi, variegati e spesso sovrabbondanti e, come gli occidentali, a sprecare (si calcola che negli Stati Uniti il 30% del cibo prodotto finisce nella spazzatura). Il risultato è che l'aumento di consumi ha inevitabilmente comportato una pressione sui prezzi.

Le auto si bevono il cibo (ed i trattori rimangono assetati)
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E poi ci sono i biocarburanti; dall'olio di colza comperato al supermercato ed infilato nei motori diesel, (ma si può fare anche con l'olio di palma, di girasole, di soia e cosi via), fino all'etanolo ricavato da mais, canna o barba-!!!! bietola da zucchero. I biocarburanti sono sembrati per un breve tempo una promessa di energia sostenibile per continuare a mandare a far camminare le automobili anche senza petrolio Hanno però ben presto mostrato alcuni importanti limiti: il mais impiegato per produrre 100 litri di etanolo basterebbe a sfamare una persona per un anno. Se volessimo "camminare" con il solo etanolo, al ritmo con cui oggi noi occidentali riempiamo i nostri serbatoi e consumiamo benzina, è probabile che dovremmo dedicare la gran parte delle superfici coltivabili della terra per produrre combustibile. Siamo ben lontani dal coprire il 5% dei consumi di benzina e diesel con i biocarburanti, e già così la competizione tra coltivazione per il cibo e coltivazione per il combustibile ha creato forti tensioni sui prezzi. A tutto questo si aggiunge l'impennata nei prezzi del petrolio, dovuta ad altri fattori, ma che trascina con se un aumento considerevole dei costi del combustibile, che a catena si ripercuotono su tutta la filiera alimentare, che dipende dai trattori per la lavorazione dei campi, dai camion per il trasporto, dai pescherecci per la pesca, dalle centrali a gas per l'elettricità e la cottura dei preprati e così via.

La finanza specula.
Rimasti bruciati dalla grande bolla del mercato immobiliare che ha reso a tutti familiare l'oscura parola subprime, la finanza internazionale ha messo gli occhi sul mercato delle materie prime e delle cosidette commodities, tanto da far dire al famoso speculatore George Soros che è in corso una nuova bolla speculativa in questi mercati. Le materie prime sono certo quelle provenienti dalle attività estrattive, in primo luogo il petrolio – che infatti in questi ultimi mesi ha fatto registrare un'impennata di prezzi – ma sono anche le derrate alimentari scambiate nelle varie borse del mondo. La speculazione finanziaria, cercando di anticipare i cambiamenti, compera e vende i cosiddetti contratti futures (contratti sulle future consegne di partite di merce) a ritmi vertiginosi, finendo con l'esasperare ulteriormente gli squilibri tra domanda e offerta che sono all'origine delle tensioni sui prezzi.

Proteggere, sussidiare, vietare.
Se il mercato delle derrate alimentari mondiale ha i suoi problemi, la comunità degli stati ci mette del suo, con un mix di politiche pubbliche che molto spesso invece di risolvere, finiscono per esacerbare i problemi. Nel mercato agricolo il protezionismo e i sussidi sono ancora imperanti soprattutto nel mondo occidentale; la famosa PAC, (la politica agricola comunitaria), che peraltro ha i suoi equivalenti in America e Giappone, ha per decenni sovvenzionato i prezzi di tutti i prodotti agricoli e derivati dal riso, al grano, al latte a scapito dei produttori in altri paesi del mondo, fino al paradosso che abbiamo invaso l'Africa delle nostre eccedenze alimentari mettendo in ginocchio i piccoli produttori locali che non potevano certo competere con il nostro burro e la carne in scatola. I sussidi servivano per proteggere i redditi dei nostri agricoltori, si diceva. Bene, con i prezzi ora alle stelle. non ci dovrebbe essere più bisogno di aiuto, ed invece continuiamo a pagare gli agricoltori per mantenere terreni incolti e per contenere la produzione (pensiamo alle quote latte) quando il mercato chiede esattamente l'opposto! La reazione di molti paesi in via di sviluppo non si è fatta attendere. Quasi cinquanta stati, secondo la banca mondiale, hanno negli ultimi due anni imposto dei divieti sull'esportazione di alimenti prodotti localmente, in maniera tale questo è l'argomento usato che non vi siano speculatori che si arricchiscono esportando il riso che poi manca agli stessi contadini locali. Ma così facendo, ci insegnano gli economisti, si aggravano a catena i problemi, prima per i paesi importatori che d'improvviso si trovano senza generi alimentari da distribuire, ed in ultima analisi per gli stessi paesi esportatori che non riescono ad estrarre tutta la ricchezza dalla loro produzione. Insomma, ai già gravi problemi generati dai mercati, i governi spesso ne aggiungono altri! !!!!

VEGETARIANI SI DIVENTA

Combattere la crisi alimentare con forchetta e coltello. Per difendere la salute propria. E quella del pianeta
C i vogliono 8 kg di cereali per produrre 1 kg di carne bovina ed ovina. Ne bastano 4 per produrre un kilo di maiale e meno di 2 per fare un kg di pollo. Bastano questi pochi dati per rendersi conto di come le abitudini alimentari determinino la quantità di terra che coltiviamo. Se i cereali coltivati per produrre la carne degli hamburger fossero usati per l'alimentazione umana, avremmo in un istante risolto la crisi alimentare globale. Ed avremmo dato un buon contributo anche alla riduzione del cambiamento climatico: si calcola infatti che
la produzione di carne impatti per il 18% sull'effetto serra. Se si pensa che i mezzi di trasporto contano per 13.5%, ci si rende presto conto che è più importante cambiare dieta che cambiare macchina per ridurre l'effetto serra. Ma perchè il bestiame ha un impatto così alto? Per cominciare in paesi come Brasile ed Argentina, si taglia la foresta tropicale per far posto ai pascoli. Poi si deve tener conto del fatto che bovini ed ovini sono dei ruminanti la cui digestione produce enormi quantità di metano, che fuoriesce anche ma non solo con il letame, metano che è un gas-serra 20 volte più potente dell'anidride carbonica. Infine la coltivazione di grandi quantità di terreni per l'alimentazione animale ed il trasporto della carne spesso su lunghe distanze (pensiamo ad esempio che i fastfood del nordamerica sono alimentati dal bestiame sudamericano) contribuiscono a far crescere la temperatura del pianeta. Certo, cambiare le abitudini alimentari di 3-4 miliardi di persone che traggono comunque dalla carne il loro fabbisogno proteico non è cosa semplice. Ma va detto per amore di verità: un modo di vegetariani è senza'altro un mondo più equo e sostenibile di un mondo di voraci carnivori. Nel mezzo di questi due estremi ci sono senz'altro molte cose che si possono fare senza chiedere alle persone di rinunciare completamente alla carne a cominciare dal costruire stalle che recuperino buona parte del metano e lo utilizzino come biocarburante. Ma resta la differenza abissale tra una bistecca di manzo ed un petto di pollo. E non è solo una questione di sapori.

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Errata corrige: 25 minuti

FS-RITARDO
Vi ricordate la storia dei 24,5 minuti? Quella per la quale il famoso bonus del 50% del biglietto non solo spinge la compagnia ferroviaria di bandiera a fregarsene di qualsiasi ritardo inferiore, ma la induce anche a taroccare la rilevazione del ritardo per non pagare nemmeno il magro bonus? Beh mi sbagliavo: i minuti utili per giustificare gli ingiustificabili ritardi sono 25.
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Arretrati

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Sono rimasto indietro con l'aggiornamento degli articoli di cooperazione tra consumatori.

Nel numero di marzo ho fatto il punto sulla liberalizzazione del mercato elettrico per l'utenza privata. Ad otto mesi dall'avvio della liberalizzazione i risultati sono deludenti e le promesse di poter liberamente scegliere energia pulita per i propri consumi non sono state evase.

Nel numero di aprile ho provato a dire la mia sul dibattito, a tratti incosciente (nel senso che è spesso condotto senza cognizione) sul ritorno al nucleare in Italia. Era il mio piccolo tentativo di mettere a nudo l'inconsistenza e propagandismo del programma della destra. Come sappiamo, non è servito a nulla.

Nel numero di maggio ho messo giù alcune idee per delle giuste vacanze. Per chi se le può permettere (e non è solo una questione di denaro Happy) sono un buon modo per mettersi alle spalle questa difficile primavera...

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Niente scuse

FS-RITARDO
Trenitalia si scusa per il disagio arrecato. Con queste parole si concludono inesorabilmente i miei due viaggi settimanali con Trenitalia. 25 minuti di ritardo più o meno. Sempre. Regolarmente. anzi, molto spesso sono 24,5. So che l'argomento in fondo non interessa a nessuno. E' un dettaglio che si perde nelle mostruose inefficenze infrastrutturali del paese, o nei deliranti ritardi quotidiani che devono subire i pendolari su tratte ben più corte del Roma-Milano. Ma perdonatemi la vanità se ne faccio la mia piccola personale battaglia se non di civiltà almeno di semplice civismo.

Insomma, anche oggi, 26 Febbraio 2008, il treno 9428 é arrivato in stazione a Milano annunciando un ritardo di 25 minuti. Che già é parte del mio tempo che Trenitalia mi ha indebitamente rubato. Per di più, l'orologio della stazione, nello stesso istante in cui il treno si fermava, era 28 minuti più avanti dell'orario di arrivo previsto. Quindi in zona utile per richiedere almeno la magra consolazione di un parziale rimborso. Io non ho dubbi che, alla mia richiesta di rimborso Trenitalia argomenterà che esso non può essere concesso in quanto il ritardo accumulato non era superiore ai 25 minuti. Non ho dubbi perché questo episodio increscioso mi é già accaduto. Ecco, qui oggi lo dico: quella di Trenitalia non solo é un'ingiustificabile arroganza perché deliberatamente e sistematicamente abusa del tempo dei suoi clienti (circa 25 minuti ogni volta), ma é anche una truffa, perché i ritardi sono regolarmente di poco superiori ai 25 minuti e ciononostante i bonus non vengono concessi perché il tempo di arrivo in stazione registrato nei database é regolarmente non corrispondente al vero.

Faremo un post per ogni ritardo. Promesso. Abbiamo già cominciato con questo e questo.

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ode al risparmio

Dunque ieri abbiamo fatto i nostri bravi compitini ecologici: abbiamo "oscurato" il sito, siamo andati in centro in bici ed abbiamo cenato a lume di candela (anche se mangiando sushi confenzionato nella plastica il cui pesce chissa da dove arriva). Il tutto all'insegna del mi illumino di meno.

Però poi leggiamo SuzukiMaruti e ci viene da dire: si certo, spegnere un po' di luci un giorno all'anno non risolve il problema; si certo c'è un po' di snobbismo e perbenismo nell'aderire all'iniziativa, si certo il messaggio che passa di un ecologismo della privazione può essere alla fine controproducente. Però alla fine ci sembra che usare queste motivazioni per non aderire all'iniziativa suona un po' come il discorso di quelli che non fanno la raccolta differenziata perché tanto poi si dice in giro che alla fine buttano tutto nella stessa discarica...

Insomma, il messaggio di fondo dell'iniziativa di quelli di Radio 2 è cosa buona: il primo passo concreto per realizzare il protocollo di Kyoto è il risparmio energetico.

A questo proposito l'altra sera sono letteralmente imbufalito guardando Anno Zero. Con Rubbia ospite, ad un certo punto Santoro ha deviato con leggerezza sul tema energia (e si vedeva che tutto sommato il tema non gli interessava ma forse era l'unica cosa di cui poteva chiedere al suo ospite Rubbia). Solo che hanno permesso a quel figuro indescrivibile di Belpietro di interrompere Rubbia e pontificare -lui- su quali sono le soluzioni energetiche per l'italia. (E pensare che io ancora credevo che i giornalisti li invitassero per fare le domande e non per dare risposte). Belpietro ricordava come intervistando Prodi in campagna elettorale sulla questione energetica avesse incontrato come prima risposta del premier proprio il risparmio energetico come primo punto programmatico. Ah Ah... se la rideva Belpietro con quel suo ghigno ignorante e pieno della sua sicumera, sostenendo che il risparmio energetico era solo una risposta ridicola e che la via maestra era il ritorno alle centrali nucleari.

Ebbene ovviamente non abbiamo dubbio alcuno che la mite saggezza di Prodi avesse molto più senso pratico e supporto scientifico dell'arroganza di Belpietro. Pistorio, vicepresidente di confindustria e già AD di ST MIcroelectronics (non certo un no-TAV qualunque) ricordava come nella sua azienda negli ultimi 15 anni hanno diminuito i loro consumi del 5% all'anno, in pochi anni più che dimezzandoli. Ora, se ce l'hanno fatta i un industria onnivora di energia come quella elettronica, perchè non pensare di ottenere anche solo una parte di quei risultati: diciamo il 10-20% di riduzione in altri settori industriali? E per il soettore domestico si possono fare cose enormi eliminiamo lampade ad incadescenza, elettodomestici non di fascia A e sostituiendo i boiler elettrici con i pannelli solari. Tutte cose di buon senso, alla portata dei cittadini e dell'amministrazione che vuole sostenere queste scelte di consumo responsabile.

Oltre a farci rispettare Kyoto, questo buonsenso che tanto fa sorridere il figuro Belpietro, ci permetterebbe anche di evitare di intraprendere la strada del nucleare che tanto cara sta a questa destra becera. Come Rubbia ci spiegava infatti, prendere seriamente l'ipotesi nucleare significa come minimo costruire una quindicina di centrali (altrimenti il contributo sarebbe risibile). Quasi una per regione. Avere la produzione tra dieci anni, a costi guauli se non maggiori di quelli attuali, e dover affrontare il problema di dove mettere questi rifiuti. Ora se il nostro paese non sa nemmeno più dove stoccare la 'monnezza, è pensabile trovare posto alle scorie radioattive?

Avanti con il risparmio energetico dunque, e viva il buonsenso...
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Anche quest'anno ci illuminiamo di meno

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Anche quest'anno aderiamo entusiasti a mi illumino di meno.
E siccome siamo per il risparmio in generale, e non solo quello energetico, ricicliamo ben volentieri l'iniziativa dell'anno scorso.
Il 15 Febbraio é la giornata di Mi illumino di meno. Siccome oltre a fare i nostri bravi compitini a casa volevamo lanciarci nella sfida a fare azioni di risparmio energetico un po' strampalate, abbiamo deciso di convertire per la giornata questo sito al nero.

Che non é proprio come spegnere lo schermo, eppure... Mettiamola cosi: una pagina di un sito nero fa assorbire in media leggermente meno energia. Questo perché gli schermi consumano di meno per produrre il colore nero invece degli altri colori. Almeno vale per gli schermi CRT (quelli con i tubi catodici) Per gli LCD sembra che non ci sia una differenza di peso. Un
tizio ha fatto i conti: un monitor CRT da 19 pollici consuma 83 watt con schermo bianco e 60 con schermo nero. L'LCD a 19 pollic invece ne usa comunque 35 watt a prescindere dal colore. Fatto sta che gli schermi CRT sono ancora abbastanza diffusi (diciamo il 20% degli schermi almeno), e quindi il mio sito nero farà risparmiare qualche frazione di watt a -diciamo- 5 dei visitatori che passeranno di qui oggi. Niente male no?

Sembra uno scherzo, ma qualcuno si é preso la briga di calcolare quanto si
risparmierebbe se Google, che ormai é onnipresente sui desktop dei computer di tutto il mondo con la sua schermata perennemente candida, switchasse invece ad una modalità tutta nera. Qualcuno é passato dalle parole ai fatti, ed ha creato una pagina di ricerca google in nero.
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cambiare marcia

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Sarà che in queste settimane dovevamo cambiare l'automobile. Sarà che -lo devo ammettere- i SUV mi piacciono davvero tanto, ma poi alla fine non potrei comperarli per una serie di ragioni; una su tutte: il prezzo. Sarà che è un tema che mi sta a cuore. Sarà che la proposta di direttiva Europea sui limiti di emissione delle auto da ponderarsi -cosi vorrebbe la proposta- al peso delle auto ci aveva fatto incazzare!

Insomma, è che questo mese, il pezzo per cooperazione l'ho scritto sulle automobili, sui loro consumi e sulle loro emissioni, con una piccola guida per l'acquisto consapevole delle quattroruote.

PS. Alla fine poi ci siamo presi questa che fa 150 grammi di CO2 al km. Non è una Prius, ma è comunque il motore più parco di emissioni in circolazione in questa fascia...

PPS. Papà però ha fatto meglio e si è preso questa che va a metano...

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a low-carbon week

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Paolo Rumiz ci racconta oggi della sua settimana a basse emissioni assistito da quelli di AzzeroCO2 di cui avevamo parlato su questo blog qui. Il pezzo é molto bello, scritto con la magistrale penna di Rumiz. Il titolo invece é appiccicato dal titolista del sito ed infatti tradisce con questo taglio pauperista il senso essenzialista, quasi esistenzialista dell'articolo.

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idea regalo dell'ultimo minuto...

Riprendiamo il post natalizio dell'anno scorso per rilanciare l'idea dei crediti di anidride carbonica come regalo natalizio.

È vero che il carbone lo porta la Befana. Ma noi la possiamo anticipare e per Natale portare in dono anche noi un po' di carbone. É davvero un simpatico regalo di Natale quello di cui stiamo parlando. No, non ci siamo rincoglioniti. E quelli di voi che ancora non hanno esaurito la lista dei regali farebbero bene a prendere nota. E non preoccupatevi, non c'é nessun carbone nero e fuligginoso da portare in pacco ai vostri cari.

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Si tratta invece di regalare dei crediti di emissione di anidride carbonica. Carbon offset in inglese. L'umanità produce troppa anidride carbonica lo sappiamo. Ognuno di noi ne produce troppa. Mentre andiamo in macchina, mentre riscaldiamo le nostre abitazioni o prendiamo l'aereo. Ci sono dei modi per riassorbire queste nostre emissioni. Piantando alberi ad esempio. O producendo energia elettrica con fonti alternative (che sostituiscono quelle combustibili). Riducendo infine le emissioni di altri. Per Natale quindi, possiamo regalare un credito di anidride carbonica. Dietro a questo credito, da acquistare online, ci sono delle organizzazioni che si impegnano a ridurre le emissioni per conto nostro attraverso i modi di cui abbiamo parlato.

Si puo regalare la neutralizzazione dell'impatto annuale dell'automobile degli amici, oppure la neutralizzazione delle attività delle vacanze natalizie. La neutralizzazione dell'intero impatto di una abitazione per tutto l'anno, o la neutralizzazione dell'impatto del cenone di capodanno speso con gli amici. Ce ne é per tutti i gusti e per tutte le tasche.

E se é vero che In fondo poi la gente si sa che cosa vuole, questo é il regalo migliore perche in futuro possa continuare ad avere Natale con la Neve...

Per gli scettici, si legga qui. I crediti si possono acquistare ad esempio qui, qui e qui.


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24.5 minuti

Credo che a qualcuno dentro Trenitalia manchi il senso del ridicolo. A pochi giorni dal post in cui parlavamo dei regolari ritardi di 25 minuti sui treni ES (è forse l'unica cosa puntuale di Trenitalia) oggi mi arriva la letterina qui sotto, nella quale con le solite formulette spiacenti/scusa/disagio Trenitalia mi nega un bonus per un viaggio in settembre (già... che vi aspettavate, sono in ritardo anche le risposte...) perchè -sentite un po'- il treno era in rtiardo di 24,5 mni. 24,5 minuti. ventiquattro virgola cinque minuti. ventiquattro virgola cinque minuti. VENTIQUATTRO VIRGOLA CINQUE MINUTI!!!!

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PS. Ma secondo voi, ventiquattro virgola cinque minuti, significa che sono 24 minuti e 50 secondi, 24 minuti e 5 secondi oppure 24 minuti e 30 secondi?

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It's the weight, stupid

La UE è ad oggi la frontiera della lotta al riscaldamento globale. I suoi interventi sono seri ed incisivi, ancorchè discutibili. Dalla borsa delle emissioni, agli interventi nel settore aereo. Non si ferma nemmeno di fronte alla potente industria delle automobili. O forse si?

In questi giorni si parla molto degli interventi che stanno per essere predisposti in materia di emissioni degli autoveicoli. Se per il settore industriale si è percorsa una strada del cosiddetto cap-and-trade, e per quello aereonautico un meccanismo tipicamente da carbon tax, nel caso delle automobili sembra che la strada che si vuole battere sia quello dell'intervento regolatorio diretto. Niente tasse sull'inquinamento, ne permessi di emissione da comperare, semplicemente, per legge, le automobili non dovranno emettere più di un tot di grammi di CO2. 130 g/km per la precisione. Punto e basta. Giusto? Sbagliato? Forse la carbontax avrebbe funzionato bene anche in questo settore. Imponendo un raddoppio del prezzo dei carburanti ad esempio, sarebbe diventato prioritario per gli automobilisti acquistare automobili in grado di consumare di meno e quindi di emettere di meno. Certo sarebbe stata una tassa vistosa e quindi politicamente forse insopportabile. Ecco quindi l'idea di percorrere la strada regolatoria, che semplicemente nasconde i costi sotto al tappeto, trasferendoli alle case produttrici (che devono investire molto pena multe salate) e quindi indirettamente di nuovo agli automobilisti.

Ma l'importante, pensiamo, sia non tradire lo spirito dell'iniziativa: LE EMISSIONI VANNO RIDOTTE!. E ci sono molti modi per arrivare a quei fatidici 130 g/km. Ad esempio migliorando i motori, migliorando gli pneumatici, l'aereodinamica, ma soprattutto il peso. E' naturale che -a parità di tutto il resto- un auto più pesante consumi più energia per essere spostata e quindi emetta più gas dalla combustione del carburante. Parafrasando WJ Clinton: It's the weight, stupid!

Ed allora ci sembra curiosa la la decisione della UE di scontare il peso dai target di riduzione delle diverse case automobilistiche. E' vero, le case tedesche (BMW, Mercedes Porche ed Audi in testa) sono auto più belle, ricche ed accessoriate e più pesanti e quindi dovrebbero fare sforzi maggiori per ridurre le emissioni. Probabilmentte questo implicherebbe che prima o poi tutte le case dovrebbero rinunciare all'idiozia di produrre motori 6000 a 12 cilindri od altre meraviglie tecnologiche aassolutamente inutili come queste. E d'altra parte quelle case che fanno auto più piccole e leggere (FIAT, Citroen, Toyota e compagnia cantando) le cui auto già ora emettono relativamente (ai bestioni di prima) poco, dovrebbero assumersi sforzi minori ed avere tutto da guadagnare. C'è chi ci guadagnerebbe e chi ci rimetterebbe. Ma proprio questo è il punto. O si prende sul serio l'obiettivo di ridurre le emissioni e quindi i target devono valere per tutti, oppure permettere che alcune case abbiano dei target più alti perchè producono ora delle auto più inquinanti è una distorsione assurda. assurda...

Pensiamo ad alcune delle conseguenze: tra le varie di cui si parla sui giornali (non ultima che il peso delle innovazioni per raggiungere i target verrà spalmato in maniera iniqua sulle vetture piccole che già ora emettono molto meno) c'è anche l'assurdità che paradossalmente FIAT e le altre case produttrici di auto piccole comincino ad immettere sul mercato auto appositamente appesantite con il solo obiettivo di alzarsi la media ponderata dei pesi ed alleviare parzialmente la pressione del target.

Cara Europa, ripensaci...

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la pratica del buon governo

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Grumes è un ridente paesino arroccato su un promontorio infondo alla val di Cembra. Ma per i dettagli geografici vi rimando qui. Abbiamo invece parlato di Grumes, nell'ultimo numero di cooperazione per un altro motivo: l'amministrazione comunale si è coraggiosamente lanciata in un modello di sviluppo dal basso che è una sfida che ci piace molto. Ci piace nei contenuti: perchè prendono sul serio tutte le questioni che affrontiamo con regolarità su cooperazione ed in questo blog: dall'uso di fonti alternative al risparmio energetico alla diminuzione dei consumi ecc. Ma ci piace anche perchè questi ed altri progetti sono portati avanti coinvolgendo la popolazione e facendola partecipare non solo nelle decisioni, ma anche nei rischi che si corronno quando ci si cimenta con sfide importanti. Ci piace a tal punto che, oltre ad averne parlato su cooperazione, abbiamo subito sottoscritto delle quote della società STG (di cui parliamo ampiamente nell'articolo). E lasciamo stare i maligni che potrebbero insinuare che l'entusiamo è dovuto al fatto che mio cugino Simone è sindaco del comune, ed il mio papà è il presidente della STG. Happy
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appunti di nozze

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Passato l'hang over (scusate gli amerikanismi in questi giorni) post nozze, quest'estate colei che ormai é nel frattempo diventata (suo malgrado) mia moglie ed il sottoscritto si sono dati da fare per mettere per iscritto alcuni appunti su come abbiamo organizzato la nostra festa, i pensieri che ci hanno accompagnato nell'idearla e le riflessioni che da questo agire ne sono conseguite. Ne abbiamo fatto un piccolo pezzo per Cooperazione tra consumatori che speriamo a qualcuno, prima o poi, sia di qualche aiuto e guida attraverso i bellissimi mesi che preparano quella che per ciascuno rimane la propria indimenticabile giornata.

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miraggio nel deserto

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Eccolo qui. Lo sguardo del club di Roma sul futuro energetico come lo vorremmo. Niente di fantascientifico. Ma un progetto molto concreto fatto di tecnologie gia oggi disponibili. Si tratta di disseminare le coste del nord-africa di centrali a solare termodinamico. Si, quelle che Rubbia sta promuovendo da anni con il suo progetto Archimede tra l'indifferenza generale. Si tratta di concentrare l'energia solare attraverso degli specchi per riscaldare un liquido e con questo far girare delle turbine a vapore come quelle delle locomotive. Con utili accorgimenti si può rendere la produzione costante anche in assenza di sole (evenienza per altro rara nel deserto) imprigionando il calore in eccesso in soluzioni saline e accoppiando le turbine con dei motori a combustibile per le emergenze.

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E quante centrali ci vogliono per generare tutta questa energia? In questa immagine affianco, il quadratino rosso centrale indica la superficie equivalente di deserto necessaria per produrrre attraverso gli specchi il fabbisogno energetico dell'europa e del nordafrica. Certo è una bella superficie (un quadrato di 50 km di lato), ma non si può certo dire che laggiù manchi lo spazio. Peraltro l'irradiazione solare nel deserto è doppia rispetto a quella dei paesi del sud europa e questo costituisce un ulteriore motivo per localizzare in quelle regioni le centrali.

Si certo, ma poi come la si porta qui in Europa tutta questa energia? In fondo ci hanno sempre insegnato che l'energia anche ad alto voltaggio, su grandi distanze si disperde a tal punto da non essere più conveniente. Questo vale però per la corrente alternata, non per la corrente continua. Tramite delle connessioni HVDC, si può ottenere con dispersioni minime il trasporto di energia attraverso le migliaia di chilometri che separano il deserto dai nodi europei nei quali l'energia verrebbe poi reimmessa nella rete esistente. Le reti di trasmissioni HVDC non sono una possibilità teorica ma delle infrastruttre gia comunemente operanti in tutto il mondo.

Gli scettici potrebbero storcere il naso, ma qunato costa un progetto simile? Costa molto. una stima parla di 400 miliardi di euro fino al 2050 ma non fermiamcoi a dei numeri che sono assolutamente volatili. Pensiamo invece alle dimensioni ed alla portata del progetto. Si tratta di sostituire l'energia che attualmente produciamo con i derivati del petrolio o con il nucleare. Si tratta di rendere l'Europa ed il mediterraneo carbon-neutral o quasi. Si tratta in fondo di sostituire oleodotti con elettrodotti.

il progetto del Club di Roma poi si integra con le altre fonti rinnovabili: dal vento lungo le coste atlantiche, all'idroelettrico nelle alpi, alla biomassa dei balcani. No, non è un miraggio nel deserto ma una strada del tutto percorribile anche con le tecnologie attuali verso un futuro sostenibile per l'Europa ed il mediterraneo.

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soccorsi! so' ccorsi via...

I soccorsi non sono arrivati. Nessuno si é fatto vedere. I soccorsi assenti, i maledetti soccorsi tardivi. I telegiornali ne sono pieni: facce arrabbiate; a volte fuligginose; a volte visi sconvolti dal dolore per aver perso proprietà se non addirittura amici e parenti. Mentre il sud é in fiamme, divampa la protesta sui soccorsi. I fantomatici soccorritori che non accorrono mai; la protezione civile assente; lo stato che abbandona; i poveri cittadini che devono difendere il loro giardino con propri secchi e pale.

Gli incendi estivi sono un cataclisma. Sappiamo tutti quali danni essi provochino, e quali perverse logiche essi celino. Sappiamo anche che non serve andare fuori dai confini del paese per vedere come si possa risolvere il problema. Anzi, diciamolo chiaramente: la maggior parte del territorio italiano ha un livello di incendi che possiamo considerare fisiologico, ed una ristretta parte del territorio può vantare esperienze di eccellenza assoluta a livello mondiale. E chi ne dubita, si faccia un giro dalle mia parti, nel Trentino coperto di boschi, dove ogni villaggio dicento anime conta il suo corpo volontario di vigili del fuoco addestrato e attrezzato come lo sono i vigili professionisti nel resto del paese. Il problema degli incendi boschivi diventa patologicamente drammatico (fino alla morte di diverse persone ogni anno) solo nel sud Italia.

Sarà colpa solo del solito pregiudizio antimeridionale? O sarà colpa della mafia, della cammorra o dell'ndrangheta? O forse sarà lo stato che non paga adeguatamente i pompieri, che non fornisce i mezzi, e che possiede una flotta di soli 20 canadair (la flotta più vasta tra i paesi europei peraltro)?Tutto questo certo. Mettiamoci anche il clima meno clemente del sud, se questo consola qualche meridionale che potrebbe sentirsi altrimenti discriminato dalle mie parole.

Eppure vorrei tornare a quei visi ed a quei volti che arrabbiati cercano invano i soccorsi che li salvino. Perché forse anche li sta una radice di questo male. É mai possibile che i soccorsi debbano sempre venire da fuori? Che società civile é quella che affida la difesa della propria sicurezza ai canadair che vengono da altrove, dal cielo e comunque sempre da lontano?

Certo il Trentino non fa testo, ma é pur sempre un esempio a cui guardare no? Ed allora perché dalle mie parti appena si intravvede un comingnolo di fumo, la gente telefona immediatamente, e nel giro di pochi minuti squadre e squadre di volontari sono sul posto? Perchè i ragazzi vedono come motivo di orgoglio quello di prestare il proprio impegno gratuitamente ed anche a rischio della vita nei corpi volontari? perché l'amministrazione provinciale e comunale invece di sperperare soldi, dota questi volontari di tutte le attrezzature di cui necessitano? Perché in Trentino i canadair ci devono venire solo ogni tot anni in casi di incendi eccezzionali?

Il perché ovviamente lo so, ed é quello che fa la differenza tra una vera società civile dove prevale il senso del bene comune ed il contributo che ognuno può dare alla sua tutela, ed una società incivile dove prevale la familistica difesa delle cose proprie e l'attesa messianica per i soccorsi che devono arrivare sempre e comunque da altrove. Ed é in questo familismo, in questa mancanza di "senso del noi" e "del senso del nostro", che germoglia poi la criminalità organizzata cosi come proliferano gli incendi boschivi. Lí vi si generano entrambi i fenomeni perché da una parte il familismo crea quell'economia del malaffare che dagli incendi trae linfa, e dall'altra il familismo non si cura della prevenzione di quegli incendi almeno fino a quando essi lambiscono il proprio giardino.
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che ci facciamo con u'na canna?

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Circa due mesi fa, in un delle mie settimanali transferte sotto la madonnina, ho conosciuto Dany in treno. Dany é un medico omeopata. In particolare diciamo che é un po' fissato con l'olio di canapa: oltre a promuoverne le virtù medicinali ed alimentari, si é messo ora a organizzarne la produzione in Romania e -evidentemente non pago- ne cura anche la distribuzione nelle erboristerie romane. Curiosi noi lo abbiamo provato. L'olio, non Dany. Per ora non notiamo particolari segni di miglioramento delle capacità cognitive come promesso (peraltro solo una delle virtù dell'olio). Però diciamo che la materia grigia di partenza non é delle migliori. Comunque é buono almeno al gusto. E soprattutto ci ha dato l'occasione di scriverne un articolo per cooperazione tra consumatori, decantando le incredibili virtù della canapa sativa, dei suoi usi industriali, medici ed alimentari.

E non pensate sempre, subito e solamente alle canne da fumare....
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nucleare? no grazie

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E con questo evento, credo che si possa mettere la parola fine al tanto paventato ritorno del nucleare. Sembrava tornare di moda. E per amore di verità, bisogna ammettere che le ragioni sembravano ammiccanti: in particolare il fatto che, non emettendo gas serra, il nucleare era un ottima soluzione per produrre energia senza danneggiare il clima soprattutto in una prospettiva di transitare alle fonti rinnovabili nel medio lungo periodo. Ma la tesi gia non ci aveva convinto. Ora questo incidente mette la parola fine a chi provava a convincere che il nucleare moderno fosse inerentemente più sicuro. Ma dai terremoti non ci si difende mai del tutto. E nemmeno dagli attentati terroristici. E siccome l'Italia è notoriamente un posto ad elevato rischio sismico, e siccome l'Italia è un target per i terroristi (anche se fino ad ora bene o male risparmiato), direi che le centrali nucleari, sono proprio da dimenticare. Punto e basta.

E pazienza se qualcuno dirà che queste sono riflessioni che nascono sull'onda emotiva, che la percezione sovrastima il rischio effettivo e via discorrendo. Il problema rimane: per quanto piccolo ed ulteriormente riducibile, il rischio di incidente catastrofico rimane incomprimibilmente maggiore di zero. Dunque, per cercare energia, guardiamo altrove.
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L'AEEG accende la luce sulla liberalizzazione

Falce_e_pannello
Per chi non riponesse fiducia nei consigli e spiegazioni del sottoscritto in merito alla liberalizzazione del mercato energetico per le utenze finali, ora arriva direttamente L'Autorità Garante per L'Energia ed il Gas a spiegare perbenino le cose. Gli scettici potranno quindi verificare che non dicevo castronate.

Vale però la pena ribadire una cosa, che altrimenti si perde nell'enfasi riposta dal garante sulla questione concorrenziale: più che risparmi in termini di denaro (che difficilmente saranno cospicui), la liberalizzazione permette soprattuto di potersi finalmente scegliere i fornitori in base alle loro credenziali ambientali. Basta enegia atomica. basta energia da carbone. RINNOVABILI, RINNOVABILI E RINNOVABILI...
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sotto nuova luce

Ribadiamo: da oggi ci si può scegliere il fornitore di energia. In attesa di vedere le bollette scendere (ma non vi aspettate cali drastici) potete sempre optare per un provider di energia tutta proveniente da fonti rinnovabili come La220, LifeGate Energy o Trenta rinnovabile. Fate voi...

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Le chiacchere stanno Azzero

put (again) your money where your mouth is

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Capita di avere una doppia anima da riconciliare. Io ne ho triple, quadruple, multiple. Due di queste però le riconduco senz'altro da una parte agli studi economici, dall'altra ad una certa sensibilità ambientale. Sono un economista, si lo confesso! Quasi orgoglioso per giunta. Credo nel mercato. Credo nell'impresa che crea valore, non solo economico. Credo che produrre ricchezza sia più prioritario che redistribuirla. E però sono anche un ambientalista. un'ambientalista scettico forse. Ma uno che crede che i problemi ambientali ed in particolare l'effetto serra sono sotto i nostri occhi in tutta la loro pericolosità e catastroficità, ed al tempo stesso credo che noi possiamo fare molto; possiamo fermare l'effetto serra, a partire dalle piccole azioni di ciascuno.

Quando queste mie due anime si incontrano, vado in visibilio, quasi mi emoziono. Insomma, fosse per me appenderei in salotto questa copertina dell'economist. Ecco quindi che mi sono quasi emozionato quando ho trovato Azzero CO2. Un'azienda con tutti i crismi che ha deciso di fare del sano business attorno alla questione dei crediti di compensazione. Ve ne ricordate? da queste parti se ne é parlato molto ad inizio anno: qui, qui e qui. Si tratta della possibilità di comperare dei crediti che equivalgono a tot tonnellate di anidride carbonica assorbiti (ad esempio attraverso la riforestazione) oppure non prodotti (attraverso la sostituzione di centrali che emettono CO2 con centrali da rinnovabili).

Il messaggio é semplice: ti stà a cuore l'ambiente? ti preoccupa l'effetto serra? Ed allora, quando fai un viaggio aereo, calcolati attraverso il sito la quantità di gas emessa e compensala. Possiedi un'automobile? ed allora compensa le sue emissioni annuali. Ti stai sposando? Rendi neutrali le emissioni prodotte per il tuo matrimonio.

Fin'ora c'erano diverse organizzazioni estere: Carbonfund e Terrapass tra le altre. Avevamo già addocchiato anche Impatto Zero, che fa capo a Lifegate, ma non so per quale ragione, questi di Lifegate non mi hanno mai ispirato granchE. Ad un certo punto, vista la scarsità di offerta, si era persino pensato di mettere su noi un qualcosa all'altezza del compito. Ora arriva questo nuovo AzzeroCO2, player italiano, e per come si presenta, e per i piani che dice di voler attuare, sembra destinato a fare molta strada.

Dietro AzzeroCO2, troviamo ancora una volta quelli di Legambiente. Sono anche dietro a La220 (che produce energia da rinnovabili e la rivende dal primo luglio anche ai privati ed il cui CEO abbiamo recentemente intervistato qui). e tante altre iniziative di pregio. Gente in gamba, che ha capito che il mercato é lo strumento -e non é una contradizione dirlo- migliore per misurarsi proficuamente con gli enormi problemi che l'effetto serra ci impone.

Gli ambientalisti sono spesso accusati di velleitarismi contraddittori. Di non avere soluzioni praticabili ma di riempirsi la bocca solo di chiacchere perbeniste. Qui le chiacchere stanno Azzero. Come per l'energia per uso domestico, il messaggio é chiaro: put your money where your mouth is.
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Energia pulita

put your money where your mouth is

200707_P14-16_Scegliere
Dal Primo Luglio scatta la liberalizzazione della distribuzione dell'energia per il mercato domestico.

In soldoni significa che ci possiamo sganciare dall'attuale fornitore e prenderne un altro a nostro piacere. Io ad esempio a Roma ho ACEAElectrabel, a Trento Trenta, a Milano AEM. Dal 2 Luglio potrei mettermi Trenta a Roma, Electrabel a Milano e AEM a Trento. Ovviamente operare un cambio del genere sarebbe ridicolo se non fosse che:

- Nel cambio ci si potrebbe guadagnare tariffe migliori: La concorrenza darà certamente vantaggi in termini di prezzo anche se come al solito i primi tempi si preannunciano un po' turbolenti con tariffe incomprensibili, bundle, prezzi flat, sconti etc. In mezzo a questa ampia offerta ci sarà anche chi cadrà in errore se non in vere e proprie truffe. Ma tralasciando questi assestamenti fisiologici, nel medio periodo sarà una rivoluzione per gli utenti come lo é stata la liberalizzazione dei servizi telefonici.

- Si potrà scegliere di consumare solo energia proveniente da fonti rinnovabili. Alcuni produttori infatti proporranno delle tariffe dedicate per chi vuole che al proprio consumo corrisponda solo e soltanto la produzione di energia da fonti rinnovabili. Il principio é banale: Per ogni Kw che io consumo, da qualche parte c'é un Kw pulito immesso nella rete. Tra questi produttori ci sono La220, LifeGate energy e Trenta Rinnovabile. Peraltro anche le tariffe nomrali dovranno riportare in bolletta il mix di fonti a cui attingono, aprendo le porte, speriamo a breve, ad una tassazione differenziata che incentiva le rinnovabili.

Ne ho parlato su questo numero di cooperazione tra consumatori, con due interviste agli amministratori di La220 e di Trenta.

Gli americani hanno un modo di dire: put your money where your mouth is, che in italiano tradurremmo con: metti i tuoi soldi dove stanno le tue chiacchere. Quante volte abbiamo detto che bisogna cambiare modello di sviluppo, modello di consumo. Quante volte ci siamo dichiarati contro le centrali nucleari, contro quelle a carbone. Ora possiamo mettere i nostri soldi a rendere credibili le nostre chiacchere.

E a tutti i no-tav, no-turbogas no-global d'italia: ora possono concretamente scegliere di dire Si! all'energia pulita, con il loro portafoglio, invece di fermarsi sempre e soltanto a dei retorici no!

PS. Questa riforma arriva in porto grazie al lavoro iniziato da Bersani nel '99 e concluso dallo stesso Bersani in questi giorni. Ci piace ricordarlo, in questi giorni che la sassaiola dell'ingiuria é scatenata contro questo governo che, nonostante i numerosi difetti, sta accumulando dei meriti ragguardevoli in campo ambientale.

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The green way

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Questa é la copertina dell'economist di questa settimana. Segue report di 32 pagine su come le cose sul fronte della lotta ai cambiamenti climatici si stiano muovendo. Ben oltre il protocollo di Kyoto. Sapete come da queste parti il tema ci stia partcolarmente a cuore. Sorgono due tipi di riflessioni.

-La prima é che malgrado tutto, come mostra bene il settimanale inglese, le cose si stanno muovendo a più livelli. Il livello più attivo sembra quello che tutti davano per il più restio a muoversi: quello industriale. Vuoi per fare di necessità virtù, vuoi per trovare nuove occasioni di business, vuoi per operazioni di marketing, ma le imprese si danno da fare: da quelle che investono in energie pulite, a quelle che si attrezzano per il risparmio energetico, a quelle che fanno delle basse emissioni la loro mission aziendale. E scusate se é poco.

-La seconda riflessione é più generale, e riguarda il mondo anglosassone e la sua cultura. Vero: noi europei continentali diciamo da molto più tempo che il climate change é un grosso problema. Vero: loro hanno negato che esistesse il problema fino all'altro ieri. Vero noi inquiniamo di meno. Vero: noi siamo dentro Kyoto ed invece i loro cugini di oltremanica ancora ci pensano. Peró noi, alla faccia delle belle parole spese 10 anni fa, abbiamo le emissioni del 7% sopra quelle del '90; altro che 10% sotto come promesso. Però noi lasciamo che l'ENEL bruci carbone ed i mulini a vento poi non li facciamo che ci rovinano il paesaggio (meglio una bella ciminiera invece!). Noi siamo bravi a chiacchierare ed a piangerci addosso. Loro sono fatti cosi: magari negano il problema finché possono, ma quando poi lo riconoscono, partono in quarta, ma soprattutto sembra che si diano una meta da raggiungere.

Facciamo un esercizio mentale: ipotiziamo che l'Espresso, o qualche altra nostra rinnomata rivista concedesse tutto questo s