MR intervista Dr MR
Giah! cosi sembra. Anche se tecnicamente credo ci voglia ancora qualche giorno e qualche ulteriore formalità.
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Cicale e formiche
di Matteo Rizzolli
Certo, sentire di anziani in povertà suscita la tenerezza e la compassione che solo i bambini ci sanno ispirare. E' un problema struggente che ci impone di non voltare lo sguardo. Ma proprio per questo urge dare risposte precise, immediate e risolutive. Per quanto queste siano impopolari e scomode. Il problema della povertà tra gli anziani, oggi nel 2008, è dovuta alla follia nostrana dell'età pensionabile più bassa di tutto il mondo occidentale (a fronte di un'aspettativa di vita che per fortuna è tra le più lunghe). Non ci possiamo girare in torno. Se una generazione di persone va in pensione a 57 anni, ha davanti a se in media 25 anni di pensione da riscuotere a fronte di 35 anni di contributi versati. Delle tre l'una: 1) o c'è una crescita economica tumultuosa che fa incassare molto allo stato che può effettuare trasferimenti 2) o c'è una generazione dietro che ha le spalle più larghe per sostenere il peso di pensioni più alte per la generazione avanti 3) o inevitabilmente le pensioni devono essere tanto basse da spalmare i miseri contributi versati e maturati nei brevissimi 35 anni di lavoro sui lunghissimi 25 anni di pensione.
Nel caso Italiano possiamo senz'altro scartare la prima soluzione ed immediatamente intuire che il problema dei nonni che rubano nei supermercati è il frutto avvelenato della terza opzione. Ma c'è un aggravante. Pe quanto basse siano già le pensioni oggi, esse sono artificialmente mantenute alte sulle spalle della generazione che viene dopo (seconda opzione). Con la differenza che essa non ha certe le spalle più larghe per sorreggerne il peso e quando verrà il momento della pensione (allora si forse sarà ai 67-70 anni) si troverà comunque con le risorse completamente drenate dai bei 57enni che oggi sono già in pensione (e che magari tra dieci anni finiranno a rubare il pane ed il salame e richiedere aumenti).
Ecco perchè, pur ribadendo che i vecchietti che rubano il pane e il salame al supermercato ci muovono il cuore, non possiamo non ribadire che la colpa di tutto ciò è di una generazione di cicale irresponsabile che non ha messo da parte abbastanza per l'inverno della vita e che anzi sta dilapidando anche le poche scorte che i giovani stanno mettendo via. Noi vogliamo essere formiche: chiediamo solo di lavorare sodo e a lungo per poter mettere via abbastanza per l'inverno. E' chiedere tanto che ne rimanga anche per il nostro inverno? Eppure siamo anche formiche solidali, e di fronte ad una cicala vecchia ed affamata non possiamo voltare lo sguardo. Ma solo a condizione che si riparta da un patto generazionale nel quale ogni aiuto dato ai pensionati attuali comporti un innalzamento automatico dell'età pensionabile (oltre a quelli dovuti e previsti per l'invecchiamento della popolazione) che renda la nostra generosità sostenibile anche nell'inverno che -un giorno- arriverà anche per noi.
A contratto con la coscienza di Zeno
Da qui all'estate dimagrisco 10 kg! Magari andando a correre due volte alla settimana! Voglio scrivere tre paper all'anno! E leggere un romanzo al mese! Prometto che se vinco io non farò più condoni! Questa è l'ultima sigaretta!
Come lo Zeno protagonista del romanzo di Italo Svevo, facciamo tutti i conti con la nostra coscienza incapace di mantenere fede anche agli impegni minimi che prendiamo con noi stessi e con gli altri.
It's the bounded rationality, stupid! direbbe l'economista. E' la razionalità limitata che ci impedisce di prevedere tutte le future contingenze e quindi scrivere contratti completi che vincolino altri a mantenere gli impegni che essi si prendono con noi o noi con loro (Nicita, 2005). E la stessa razionalità limitata causa fenomeni, quali le preferenze non transitive, problemi di self-control, weak will e hyperbolic discounting, a causa dei quali non riusciamo a mantenere fede alle promesse che prendiamo con noi stessi e nel nostro più genuino ed egoistico interesse.
Siamo donne e uomini limitati che molto spesso non riescono a mantenere la parola data anche se farlo sarebbe totalmente nel nostro interesse. Ma siamo pur sempre homini oeconomici , e quindi rispondiamo agli incentivi.
Ed allora ecco i commitment bonds. Le obbligazioni all'impegno, i contratti con se stessi. Come già avevamo anticipato, Ian Ayres e soci hanno messo su un servizio online -si chiama Stickk- dove ciascuno può finalmente scrivere un contratto vincolante con se stesso e/o con gli altri. E' semplicemente geniale!
Funziona cosi: attraverso una guida online si formula il proprio contratto che non è altro che un impegno a fare o a non fare qualcosa. Alcuni di questi contratti sono già pre-impostati: quelli per smettere di fumare, per fare esercizio fisico e per dimagrire, ma con pochi passaggi in più si può creare qualsiasi impegno (ad es. diminuire l'uso delle luci di casa, svegliarsi tutte le mattine non dopo le 7 e così via). Si può inoltre nominare un arbitro che potrà stabilire per conto di Stickk se effettivamente l'impegno viene mantenuto. Ad esempio la moglie del marito sovrappeso, il figlioletto della fumatrice, il giornalista prestigioso oppure l'istituto di statistica. Infine si decide di investire una certa somma che, a promessa mantenuta, verrà restituita al promettente. Cosa succede se la promessa viene tradita? Lo si decide ex-ante al momento del contratto: si può destinare la somma ad una charity (come la Croce Rossa, Medici senza Frontiere) oppure ad un amico o conoscente. Oppure ad una anti-charity (ovvero ad organizzazioni controverse quali la National Rifle Association, e cosi via) ed ai propri nemici. Già, quale miglior motivazione a mantenere gli impegni sottoscritti -hanno pensato Ayres e compagni- di vedere i propri soldi finire ad organizzazioni e persone odiate in caso di fallimento?
Per chi se lo chiedesse, Stockk non lucra su questi passaggi di denaro -denaro che viene totalmente rimborsato in caso di successo oppure finisce tutto alle destinazioni assegnate in caso di fallimento- ma fa un po' di soldi tramite la pubblicità sul sito.
Certo, c'è sempre la possibilità di barare, di nominare un arbitro compiacente ed aggirare il meccanismo. Ma cui prodest? Quale lo scopo, se il risultato è vedersi tornare lo stesso ammontare di denaro investito? Stockk offre un servizio, vende la possibilità di rendere credibili le proprie promesse, fatte ad altri o piuttosto a se stessi. Offre una motivazione in più ai Zeno Cosini per resistere nel loro intento di smettere di fumare, ma solo a patto che essi davvero lo vogliano...
Siamo convinti che se Zeno Cosini avesse potute investire 100 lire in Stockk forse, una delle tante, sarebbe stata davvero l'ultima sigaretta. E se Berlusconi un giorno, seduto alla scrivania di Vespa firmasse solennemente un contratto Stickk nel quale promette di non fare altri condoni, di creare il solito milione di posti di lavoro, di non cambiarsi le leggi ad uso proprio, di fare un maggioritario serio e -qualora non dovesse riuscirci- cedesse anche solo il 20% di Mediaset a Prodi, noi forse potremmo anche votarlo...
affollati di gente, disaffollati di motivazioni
Prima lezione di law&economics base. I comportamenti degli individui sono dettati (anche) dagli incentivi e disincentivi economici sottostanti.
Seconda lezione di law&economics avvanzata. A volte, l'introduzione di incentivi (o disincentivi) economici sostituisce le motivazioni preesistenti che spingevano a comportarsi in un certo modo. É il cosidetto motivation crowding-out ; "disaffollamento" motivazionale...
Sono seduto sull'Eurostar 9428 da Roma Termini (07:30) a Milano Centrale (12:00). Hanno appena annunciato i regolari 25 minuti di ritardo. 25 minuti. Venticinque minuti. É cosi sempre. Sono stati 25 minuti la settimana scorsa. Sono stati 25 minuti la settimana prima della scorsa. Sono stati 30 minuti giovedi al ritorno, e forse venti la settimana prima.
Perché? Trenitalia é un soggetto economico. Un po' particolare si potrebbe obiettare. In ogni caso un soggetto economico che risponde (a volte) agli incentivi. Per vincolarsi rispetto ai propri utenti, per offrire un po' di credibilità al proprio prodotto, promise molto tempo fa di restituire il 50% del prezzo del biglietto in caso di ritardo. Giusto perdio. L'utente acquista un servizio. il servizio é mancante. All'utente viene restituito un po' del costo.
Questo poi, induce (nelle intenzioni di chi prese quella decisione) Trenitalia a modificare il proprio comportamento. Se essa deve pagare per aver causato un ritardo, farà di tutto per non causare ritardi. E qui siamo alla lezione numero uno di l&e: gli agenti rispondono agli (dis)incentivi.
Ma quanto ritardo é sufficiente per fare scattare il bonus ripagatore? Qui trenitalia (o che per lei)ha deciso che il ritardo deve essere di 25 minuti. Venticinque minuti. Come se 25 minuti, per due volte alla settimana, per 40 settimane all'anno non facessero 1000 minuti. Cioé praticamente due giorni lavorati immolati ai ritardi di Trenitalia.
Ora, se Trenitalia é disincentivata a fare un ritardo superiore ai 25 minuti, ma non paga nessuna conseguenza per ritardi inferiori ai 25 minuti, cosa credete che succeda? Esatto.. succede quello che succede...
Qui entra entra in gioco la lezione di L&E avvanzata. Se anche vi fosse stato un singolo ferroviere motivato a portare in binario il suo bravo treno in orario per farsi bello con i colleghi e con i superiori o anche solo per amore di un lavoro ben fatto, ora si troverà con le proprie motivazioni spiazzate e svuotate.
Per Trenitalia un treno in ritardo, non é un treno in ritardo. Non lo é perché se cosi fosse, essa dovrebe pagare un bonus. E siccome il bonus si paga solo dopo i 25 minuti, allora un treno in ritardo di 25 minuti, NON E' IN RITARDO. Perfavore, non insistete. Quando leggete l'orario ferroviario insomma, nella colonnina del tempo di percorrenza della tratta, leggete sempre un (+25 min). Solo oltre quest'orario infatti il treno, per trenitalia, é effettivamente in ritardo.
PS. Meno male che ieri Romano mi ha provato l'alta velocità tra Bologna e Milano. Dice che entro Natale prossimo me la consegna e ed entro Natale 2009 posso andare da Roma a Milano in tre ore. Tre ore e enticinque minuti ovviamente...
Non plus proprieté
intellectuelle à la carte
Pensiamo al settore antitrust, dove l'impossibilità di scrivere leggi particolareggiate ex-ante (come fare ad andare più in la di generici richiami alle magnifiche sorti progressive della concorrenza?) inducono ad intervenire ex-post, quando i guasti dei comportamenti anti-competitivi diventano visibili. La proprietà privata funziona invero al contrario: con un forte indirizzo ex-lege ex-ante ed interventi giudiziari strettamente aderenti a quelle stessi leggi ex-post.
E la proprietà intellettuale? Alessandra, Antonio ed il sottoscritto abbiamo argomentato altrove circa la liceità e necessità di interventi ex-post in stile antitrust, nel settore della proprietà intellettuale. In questo lavoro accademico avvanziamo un'argomentazione teorico-concettuale. La nostra idea è che i diritti di proprietà hanno sempre uno spazio di incompletezza che non è definibile ex-ante ma è solo scopribile ex-post quando insorgono conflitti di attribuzione su usi non ancora definiti. In questo caso l'intervento ex-post è necessario tanto più quanto lo spazio di incompletezza è ampio. La proprietà privata di appezzamenti agricoli è un settore del diritto per il quale gran parte del'incompletezza è stata risolta nel corso di centinaia di anni di consolidata esperienza giuridica e quindi si presta ad una regolazione che anticipa il più possibile tutti gli spazi potenziali di conflitto e le relative soluzioni. Nel caso dell'antitrust vale l'argomento opposto: la dinamicità ed innovatività del settore inducono a correggere gli imprevedibili esiti dell'imprecisa regolazione ex-ante, che non solo può non prevenire affatto i conflitti legati all'incertezza ma addirittura può in qualche caso contribuire alla proliferazione degli stessi. L'intervento ex-post regolatorio quindi si giustifica. La nostra tesi è che la proprietà intellettuale regoli un settore che per grado di incompletezza assomiglia di più al settore antitrust che non a quello della proprietà agricola (nonostante condividano il nome proprietà) e perciò necessiti di un'apertura all'intervento ex-post più ampia di quanto sia possibile per la propeirtà tradizionale.
Le polemiche intorno alla nascita dell'autorità francese offrono l'occasione per riportare il nostro discorso nel novero degli argomenti comprensibili (almeno al pubblico letterato ed internet-dipendente di questo blog
Sembra infatti che tra le prime questioni che l'autorità prenderà di petto, ci sarà quella dei DRM: dei Digital Right Management. Con i DRM i fornitori di contenuti intellettuali digitali si ritagliano dei diritti di proprietà su misura: una sorta di proprieté intellectuelle à la carte. Facciamo un esempio musicale. Se compero un CD ho la proprietà "piena" dello stesso. Posso utilizzarlo, rivenderlo, distruggerlo e persino copiarlo, a patto che sia per uso personale. Se compero lo stesso CD su itunes, mi vincolo ad accettare delle condizioni particolari quali, il vincolo a riprodurre il brano su itunes o lettori Apple, l'impossibilità di copiare il brano su più di 5 computer, di masterizzarlo più di 7 volte eccetera. Queste restrizioni non sono peraltro draconiane, ma generalmente -queste imposte da Apple- sono considerate condizioni generose rispetto alla media. Il punto è che, cosi facendo, ogni venditore di musica ti vende un diritto di proprietà che ha caratteristiche particolari e diverse. I DRM lasciano al produttore la totale arbitrarietà circa il disegno dei confini della proprietà che vende. Ma il diritto di proprietà si caratterizza per il principio del numerus clausus cioè per la stretta aderenza a poche e ben definite tipologie. Insomma, uno non può venedere il diritto di proprietà su un terreno ma riservarsi alcuni usi per se (almeno che non lo faccia per via contrattuale).
I DRM infrangono questa tipizzazione dei diritti: ogni autore o distributore modifica come vuole le caratteristiche del diritto con danno per la collettività in termini di accresciuta incertezza e difficoltà negli scambi. Da molt e parti si avverte la necessità di riconciliare i sistemi di protezione della copia con forme più semplificate ed intelleggibile di proprietà. Ma come intervenire?
Ora i DRM sono un fast moving target. Nati da pochi anni, qualcuno ( lo stesso Steve Jobs tra questi) ne invoca già la fine. Sono un settore che invoca regole condivise ma non può aspettare i tempi necessariamente lunghi e gli ingessamenti tipici delle leggi. Ecco lo spazio di intervento regolatorio ex-post. Una legge, che richiede tempi di gestazione lunghi e capacità di prevedere e pianificare gli esiti non è uno strumento in grado di mettere mano in questo settore che invece si muove in fretta e genera un'obsolescienza delle regole che non lascia respiro.
Ecco perchè penso che l'autorità Francese, per quanto essa si troverà a camminare in un terreno minato e necessariamente sbaglierà poco o molto nei suoi interventi, sarà comunque un esempio destinato ad avere presto degli imitatori in altri paesei, e forse anche nel nostro.
Update: Anche la Norvegia sembra voler mettere mano alla questione DRM anche se, stando a questo pezzo, sembra per ora privilegiare un approccio ex-ante. Nel frattempo in Italia, il dibattito pubblico al riguardo è appena avvanzato dall'indifferenza alla demagogia spicciola (vedi articoli della Stampa di questi giorni 1, 2, 3).
Scommettere sulla coscienza di Zeno
Ecco la soluzione di Ayres per gli Zeni di tutto il mondo: si entra nel negozio dell'impegno e si sganceranno 1000 $ o più, in base a quanto seriamente si prende l'impegno. Se si mantiene la promessa e si possono verificare i progressi, la somma viene restituita aumentata. Diciamo a 1500 $. Altrimenti si perde la somma. Ovviamente il negozio scommette contro la riuscita dell'impegno e paga i profitti di chi riesce a mantenere l'impegno con le somme perse da chi non ce la fa!
Geniale no? immaginatevi la scena del papà che promette per l'ennesima volta ai figli di smettere di fumare. I figli rispondono all'americana: put your money where your mouth is. Il papà è costretto a scommettere contro se stesso e a mantenere l'impegno, pena la perdita di denaro.
Insomma una sorta di paternalismo libertario ma con il vantaggio che il limite paternalista è autoinflitto in piena libertà.
Resta una preoccupazione per l'economista. Ma la selezione avversa? Come facciamo insomma ad evitare che non-fumatori si fingano fumatori solo per scommettere su una cosa che sanno benissimo di poter vincere?
Chissà se Zeno Cosini, il protagonista del romanzo di Italo Svevo, passando dal negozio di Ayres, avrebbe trovato le giuste motivazioni per dare fondo a quella sua ultima sigaretta una volta per tutte.
CarBersan Tax
Ovviamente il titolista
di repubblica.it non ha capito dove stava la parte
interessante del discorso di Bersani alle camere. La
enfatizziamo invece giustamente qui:
Dobbiamo accendere la miccia e poi transitare verso una fiscalità dell'auto che in modo permanente vada verso l'efficienza energetica ed il minor consumo.
Musica per le nostre orecchie. Non proprio la carbon tax, ma almeno la carBersan tax. Già discutendo del pasticcio sui SUV fatto in finanzaria, avevamo argomentato che fosse ora e tempo di passare ad un'organica tassa ambientale sui veicoli. Non si deve tassare il possesso dell'automobile fine a se stesso. Ma piuttosto in base a quanto la singola automobile impatta l'ambiente e crea complicazioni nelle città. Ben venga quindi la rimodulazione del bollo auto in base ai consumi, premiando quelli bassi (ed in maniera marginalmente crescente) e punendo chi sporca di più e occupa spazio. Non più misure ad-hoc ma un' organica riforma della tassazione. Non diciamo nulla di nuovo, perché la carbon tax non é certo un'invezione di Bersani.
Piuttosto ci limitiamo a suggerire che la tassazione potrebbe ulteriormente essere rimodulata in modo da trasferire il carico fiscale dai veicoli piccoli a quelli grandi (diminuendo il traffico, il problema parcheggi ed i rischi per i pedoni) e da quelli che sono necessari dove non esiste mobilità alternativa a quelli superflui che intasano le città (magari attraverso un'aggravio sulla seconda auto, il road pricing, gli accessi ai centri storici a pagamento, i telepass su raccordi e tangenziali e cosi via).
Infine la carbon tax non riguarda solo i veicoli. La fiscalità generale andrebbe rimodulata in modo tale da cercare di contenere il più possibile le esternalità derivanti dalla produzione di gas serra. Più tasse sul gas bruciato nei fornelli così come nelle centrali. Più tasse sull'elettricità prodotta con il carbone e con gli olii pesanti. Più tasse sulla carne, almeno quella prodotta dagli allevamenti bovini intensivi che causano enormi emissioni di metano. E finalmente il vecchio sogno Berlusconiano potrebbe avverarsi: meno irpef per tutti! (e più carBersan tax per chi sporca)
Una lenzuolata vi seppellirà
capita che le corporazioni diano lezioni di liberismo e customare care
Questo provvedimento [...] potrà produrre effetti negativi per il consumatore in termini di prezzi e qualità
Facciadibronzo: Associazione Nazionale per le Imprese Assicuratrici.
Le misure che riguardano il nostro settore [i benzinai] non portano alcun vantaggio alla collettività, [...] sono destinate al contrario a [...] mortificare la diversificazione e del livello qualitativo dei servizi offerti ai consumatori. [...] L’effetto sarà quello di consegnare il mercato ed i consumatori ad un monopolio “perfetto”[...] . Con buona pace della concorrenza, di certe sedicenti associazioni dei consumatori e degli apprendisti stregoni di un supposto e invece negato libero mercato.
Facciadibronzo: Federazione Italiana Gestori Impianti Stradali Carburanti
Capita che coloro che non hanno mai liberalizzato quando potevano farlo, ora predichino benaltre liberalizzazioni.
La montagna ha partorito il topolino [..] E' da lì che bisogna partire per vere liberalizzazioni e privatizzazioni, non dai barbieri o dagli edicolanti
Facciadibronzo: Gianfranco Fini, ex-vicepresidente del consiglio
Tanto rumore per nulla. Solo una pletora di provvedimenti che servono soltanto a gettare fumo negli occhi degli italiani
Facciadibronzo: Antonio Tajani
Sono micro misure insufficienti
Facciadibronzo: Benedetto della Vedova
Liberalizzazioni sono pannicelli caldi
Facciadibronzo: Renato Brunetta
Liberalizzazioni cinica operazione demagogica
Facciadibronzo: Maurizio Sacconi
Queste facce di bronzo andrebbero seppellite sotto una lenzuolata di pernacchie.
incostituzionale eppure...
Ed ora io cosa ne faccio
del mio paper?
Potrei chiudere il post in questo modo.
Sullo scorcio dell'ultima legislatura, il governo
Berlusconi passò la cosidetta legge Pecorella. Una delle tante
leggi vergogna approvate, si é sempre detto. In
soldoni la legge Pecorella (46/2006) dice che in
caso di assoluzione in primo grado, un imputato
non può essere portato dal Pubblico Ministero in
appello. Sappiamo tutti perché fu fatta:
Berlusconi era stato assolto in alcuni processi in
primo grado per il rotto della cuffia e con questa
legge chiudeva finalmente i suoi conti con la
giustizia. Questo il grave vulnus della
legge. Di essere stata pensata
ad personam
Berlusconi. Questo
il motivo per cui la si é fatta rientrare nel
novero delle leggi vergogna. C'é molto da
vergognarsi infatti, quando l'avvocato Pecorella
che ti difende nel processo, presiede in
contemporanea la commissione giustizia della
camera dal cui scranno propone una legge
ritagliata a misura per il proprio processo, alla
cui votazione le truppe cammellate del polo si
presentarono in rigoroso ordine all'obbedienza del
capo che altrimenti rischiava la galera.
Accantonato (per ora) il problema Berlusconi e l'uso
improprio che ha fatto della democrazia e del
parlamento, in un paese civile si potrebbe
discutere sui meriti di questa legge che
peraltro é stata fortemente voluta e sostenuta da un
maestro del diritto penale, le cui
intenzioni non erano certo dettate dai piccoli
interessi da famigli politici. Essa infatti
introduce un principio assodato nei paesi di
tradizione di common law, che prevede che nor
shall any person be subject for the same offense
to be twice put in jeopardy of life or limb
come recita il V emendamento della costituzione
americana. Nessuno deve essere mai
esposto al pericolo di essere triturato due volte
dalla macchina processuale, qualora esso
risulti innocente la prima volta.
Che ne pensate? fatti gli opportuni aggiustamenti, ed
inserito in un contesto adeguato, a me sembra un
principio degno di una democrazia matura e liberale.
Quando qualcuno si deciderà finalmente a mettere mano
in maniera organica, e non con gli interventi ad
personam, al sistema giustizia italiano che
versa nello stato penoso in cui sappiamo, questo
principio sarebbe uno di quelli da rispolverare e
reintrodurre con convinzione nei meccanismi di
giustizia di una democrazia orgogliosa dei propri
principi.
Per ora non vi resta da fare che giocare
con il mio modello (se non funziona dovete
installare Java. Le istruzioni su come usare
il modello invece sono qui) e
farmi sapere cosa ne pensate.
Chicago Economics
Conservatives have long critiqued academia for the ways professors use their position to indoctrinate students with left-wing ideology, but the left has largely ignored the political impact of the way people learn economics, though its influence is likely far more profound.
È solow economia
SOLOW, Robert M. "The Wide, Wide World of Wealth," The New YorkTimes Book Review, March 20, 1988.
Anche gli sporcaccioni dell'aria piangano
Dal 2011, secondo una proposta della commissione europea, ogni compagnia aerea che atterra o decolla in Europa (quindi anche quelle di paesi terzi) disporrà di un numero di "permessi di emissione" pari al 90% della media delle tonnellate di gas serra prodotte nel biennio 2004-2006. Una quota che gradualmente scenderà fino al 60%, soglia prevista per il 2022. Ad essere esclusi dal conteggio saranno i voli militari, gli aerei di Stato e quelli privati di piccole dimensioni. E chi sforerà le quote dovrà pagare. (fonte: Repubblica)
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Contro la proliferazione degli atenei, la liberalizzazione del titolo
Si da il caso che negli ultimi 7 anni (si proprio sette), le sedi universitarie italiane siano passate da 41 a 80. Raddoppiate!. Ad esempio oggi abbiamo ben nove sedi in Sicilia. Oltre alle storiche di Palermo, Messina e Catania, ci sono sedi universitarie anche a Modica, Taormina, Ragusa, Siracusa, Caltagirone ed Enna. Altre perle di scienza e di saggezza sono nate all'ombra dei server degli atenei telematici. Ne ha contati ben 14 (si, quattordici) Repubblica di questi. Ed infine le università dalle storie più sorprendenti: da quella dei legionari di cristo, a quella dei Ranieri a quella del ministero delle finanze. E poi i crediti venduti all'ingrosso ai ministeri ed alle associazioni di categoria, etc.
Ce ne é per tutti, e Pirani spiega bene come la proliferazione sia dovuta non tanto all'anelito della scoperta scientifica che alberga nel cuore italico ma come al solito alla più pragmatica necessità di offrire poltrone e strapuntini a tutti quanti. Che il "dottore" non si nega a nessuno, ma a questo punto, si regala abbastanza facilmente anche il "professore".
E sia! A noi che siamo liberali, liberisti e libertari in fondo questa proliferazione selvaggia non dispiacerebbe! Puzza di una lotta Shumpeteriana tra atenei. Una corsa a chi si accaparra l'ultimo studente, a chi lo fa crescere di più, a chi gli offre più opportunità e prospettive. Ad una condizione: CHE VENGA CANCELLATO IL VALORE LEGALE DEL TITOLO DI STUDIO.
Smarriti in questo nuovo mondo dove non é la legge a dettare il valore del titolo ma piuttosto la reputazione, vorremmo vedere quante di queste sedi periferiche, di questi atenei virtuali, di questi cattedrati senza pubblicazioni e ricerche, di questi baroni senza nulla da insegnare, di queste lauree prese con i punti del benzinaio o acquistate con i buoni pasto sopravviveranno.
PS. Ottima documentazione in proposito é reperibile da questa puntata di Rai Report.
Anche gli sporcaccioni piangano
Si intravede
all'orizzonte (ancora lontano per la verità ) una
rivoluzione culturale in materia di tasse: Non più
chi guadagna paga, ma piuttosto chi rompe (o
sporca o inquina se preferite) paga. Il
polluter pays principle
(PPP) in gergo ecologico/economico.
Questa mattina ne ho scorto i seguenti segni:
1. Beppe Grillo che, con il suo
solito piglio un po' populista ma molto efficace,
propone per risolvere il problema del traffico
nelle città le seguenti misure: -Ticket di
ingresso per le auto. -Diminuzione dell’Ici
del 30% al residente che non possiede una
macchina. -Tassa per l’occupazione di suolo
pubblico per le macchine parcheggiate.
2. Un'economista repubblicano che si
augura la sostituzione della tassa sul reddito con
la carbon tax (e per questo -dice-
ci vuole un presidente democratico).
3. Il ministro Bersani che finalmente
spiega che la tassa sul SUV non é una tassa sul
lusso ma piuttosto sul suo impatto ambientale.
Dice il ministro che se fanno un SUV a idrogeno
lui lo detassa. Purtroppo questo non é vero,
almeno per come é fatta la proposta oggi ma in
attesa di una tassa disegnata a dovere ci
compiaciamo per i progressi fatti.
SUVvia, si puó fare di meglio
Con la presentazione
della finanziaria si é alzato un grosso polverone
circa il superbollo per i SUV. Qui Suzukimaruti fa la
cronistoria della disinformatia. Quando
il polverone si é posato, si é piú o meno capito
di cosa si tratta: il bollo auto viene maggiorato
per autovetture e autoveicoli per trasporto
promiscuo di peso complessivo superiore a 2600 kg,
con esclusione di quelli aventi un numero di posti
uguale o maggiore a 8. (pg 62 della finanziaria).
Insomma pagano le auto che pesano molto, quindi non
solo le grosse SUV tipo l'Hummer, ma anche le grosse
berline di prestigio tipo la Rolls Royce. Suzukimaruti si é guardato
quattroruote e le ha contate. Le auto che
pagheranno il superbollo sono davvero poche alla
fine. Insomma si e no 5000 persone in tutta
Italia.
Perché gli avvocati si ed i piloti no?
Di tutte le argomentazioni a difesa degli ordini (avvanzate solitamente ed unicamente dagli insider) solo una mi ha spesso messo in difficoltá. Quella che per la delicatezza della prestazone domandata, ci fosse bisogno di un controllo sulla qualitá offerta. L'argomento é del tutto comprensibile per i medici. Visto che si tratta di vita o di morte, sacrificare un po' di efficienza allocativa alla nostra avversione al rischio di morire sembra assolutamente giustificato. Seguendo lo stesso argomento, non si capisce la necessitá di un ordine per i commercialisti: quale potrebbe essere infatti il rischio di una scarsa preparazione di qualche commercialista? Una sanzione fiscale? Niente di irreversibile, o quantomeno di non-assicurabile e quindi niente che il mercato non possa selezionare da solo.
Tra medici e commercialisti ci stanno gli avvocati. L'argomento portato a difesa dell'ordine suona cosi: Dal momento che nessuno vuole correre il rischio di finire in galera a causa di un cattivo avvocato, é necessario un ordine che selezioni ex-ante i buoni avvocati. Prima obiezione: seguendo questa logica potremmo limitare l'ordine solo agli avvocati che si occupano strettamente di diritto penale (e magari solo di quei reati penali per cui si rischia davvero la galera). Per gli altri, libera concorrenza e selezione reputazionale oppure tramite strutture gerarchiche da parte di aziende di servizi legali. Seconda obiezione: se é l'alto rischio a cui si espone il cliente la variabile rilevante (alto rischio dovuto anche ad ua bassa frequenza ma ad un'alto danno atteso) mi si deve spiegare perché molte professioni con le stesse caratteristiche funzionano benissimo senza l'esistenza di un ordine. Pensiamo ai piloti di aerei. o i macchinisti dei treni. Responsabilitá elevatissime. Necessitá di poter grantire il 100% dell'affidabilitá perché una sola leggerezza puó essere catastrofica. Ma non hanno un ordine. Per la veritá qualche cosa in comune con gli avvocati ce l'hanno. Sono molto organizzati nel rivendicare qualche privilegio, anche se nel caso di piloti e macchinisti l'organizzazione non si chiama ordine ma sindacato. E forse hanno meno successo nel difendere questi privilegi, perché l'accesso alla professione (tramite il conseguimento ad esempio di una patente, ed un tirocinio) non dipende dall'apertura e magnanimitá degli stessi ma piuttosto a delle scuole abilitate e ai dipartimenti risorse umane delle aziende di cui anche piloti e macchinisti sono dipendenti.
Avvocaticchi ed azzeccagarbugli
Per chi non ha voglia (o stomaco) per leggersi l'intero documento, vi propongo alcuni estratti significativi sull'accesso dei giovani alla professione:
-si ritiene essenziale condividere la distinzione tra la laurea breve triennale, senza possibilità di accesso all’albo, da quella magistrale quinquennale, unica via di accesso alla libera professione; andrà peraltro previsto, per l’accesso al quadriennio [...] un numero programmato, o quantomeno una selezione tramite test attitudinali....
Non sia mai che vogliamo regolare l'accesso alla professione semplicemente liberalizzandola, quindi diminuendo il rent-seeking dell'ordine, quindi diminuendone l'appetibilitá presso i giovani. Facciamo i test attitudinali, magari sondando la pre-disposizione al corporativismo, giusto per rinsaldare il vincolo tribale.
-quanto alle scuole di formazione post-universitarie, va premesso che l’avvocatura reputa siano da privilegiare, per la formazione del futuro avvocato, le scuole forensi, che stanno sorgendo sempre più numerose sull’intero territorio nazionale, rispetto alle scuole universitarie;
-deve quindi essere nuovamente attribuita in via esclusiva all’avvocatura la titolarità della formazione forense, e quindi la funzione di trasmissione del sapere e dell’identità professionale, e conseguentemente le Istituzioni dell’avvocatura, con la partecipazione ed il concorso di tutte le componenti, e prioritariamente delle associazioni forensi, dovranno continuare ad esercitare il doveroso ruolo di formazione ed il controllo di professionalità;
-vanno al più presto individuate risorse economiche pubbliche, per contribuire allo sviluppo ed al funzionamento delle scuole forensi, rivestendo la formazione dell’avvocatura, soggetto di giurisdizione, un innegabile interesse pubblico;
Insomma, lo Stato non si occupi degli affari nostri, di chi facciamo entrare nel circolo e chi lasciamo fuori. Pensi piuttosto a procurarci i soldi che ci servono per mantenere in piedi questo sistema dal quale guadagnamo solo noi che giá ci siamo dentro, e quelli, un giorno, tra molti anni, disposti ad accettare le nostre regole per entrare.
-quanto al
tirocinio, appare indispensabile prevedere una
pratica effettivamente professionalizzante, ossia
concretamente svolta, sotto la guida del dominus
[...] il ruolo del professionista
“dominus” deve essere esaltato quale
fonte di trasmissione dei saperi legati
all’esercizio della professione;
Il dominus, vi rendete conto? giusto per chi si fosse
confuso, cosi si capisce chi é il dominus e chi é il
servo.... E chiariamo subito le idee a chi magari
-povero illuso- pensava che a 25-30 anni potesse
avere la maturitá per imparare da altri gli attrezzi
del mestiere ma allo stesso tempo costruirsi
un'identitá e professionalitá propria. Non funziona
cosi: nella nostra gilda funziona alla maniera del
Satyiricon: Qualis dominus, talis et servus. Peraltro
mi sembra chiaro come il dominus si sia esaltato
abbondantemente da solo scrivendo questo delirio di
onnipotenza.
-va valutata l’opportunità di prevedere un equo
compenso indennitario al praticante, escludendo
comunque qualsiasi riferimento alla
“retribuzione”, trattandosi di rapporto
per nulla assimilabile allo schema del rapporto
subordinato o parasubordinato; detto compenso dovrà
risultare parametrato alla quantità e qualità del
lavoro svolto, pur sempre nell’ottica
dell’apprendimento;
E sia, valutiamo se la servitú sotto il giogo del
dominus meriti almeno un piccolo compenso. Trattasi,
sia bene inteso peró, di un'elargizione, perché é il
dominus che forma il servo e non quest'ultimo che
fatica per il padrone.
-dovranno venire
individuate precise modalità per caricare gli oneri
economici della formazione del futuro avvocato [...]
sullo Stato o sulle Regioni, [...] anche in relazione
all’equo compenso di cui sopra [...] va
nondimeno garantita, pur in presenza dei
finanziamenti pubblici suddetti, l’autonomia ed
indipendenza della professione forense dalla
ingerenza di ogni potere;
E qui siamo al parossismo dell'arroganza: Lo stato,
cioé la gente comune deve farsi carico di pagare i
ragazzi che vogliono entrare nella ristretta cerchia
di privilegiati (sempre nel lungo periodi si intende)
che poi su quello stesso stato e su quegli stessi
citttadini si rivalgono attraverso tutte le forme e
pratiche e distorsioni della concorrenza di cui
purtroppo leggiamo sui giornali (quando non li
viviamo personalmente).
Il documento peraltro prosegue con altre incredibili
proposte da gilda medioevale. Bersani davvero, se ce
la fai, facci entrare nell'era moderna...
L'Abi chiude il conto con Bersani
É successo che a seguito del decreto Bersani di questa estate che aboliva i costi di chiusura dei conti, l'Associazione Bancaria Italiana ha mandato agli associati una circolare sibillina che con la scusa di risolvere i problemi di intelligibilità del decreto (!!!), suggerisce ai suoi associati come aggirarne le norme. Ad esempio suggerisce che le condizioni del conto possono essere ancora cambiate unilateralmente per "giustificato motivo" oppure suggerische che per aggirare il divieto di imporre i costi di chiusura si può limitare il numero dei servizi base del conto su cui questi costi non possono essere applicati. Insomma, siamo di fronte al solito cartello oligopolista che cerca di coordinare il lavoro tra i membri, solo che da noi alle riunioni dei cartelli ci vanno i politici con tutti i crismi dell'ufficialità anche quando questi cartelli sono cosi spudorati da pubblicare sui loro siti i suggerimenti su come aggirare le leggi dello stato.
Leggiamo che Bersani si è rallegrato del tempestivo intervento dell'Antitrust. E cosi approdiamo al'epilogo più surreale della premessa. L'Abi comunica agli associati che in omaggio ai suggerimenti dell'antitrust, la precedente comunicazione con la quale si davano dei suggerimeti su come fare più grana aggirando la legge è da considerarsi ritirata. Praticamente un certificato di garanzia che il meccanismo funziona. Il tutto con la benedizione di Bersani e dell'antitrust.
L'OPA alla genovese
Grillo raccoglie deleghe. Raccoglie deleghe degli azionisti Telecom, degli azionisti dispersi, quelli che la teoria economica vede solo come detentori di capitale flottante ma soprattutto detentori di un interesse talmente marginale rispetto al pacchetto azionario totale da poter esercitare solo l'opzione di exit e non già quella di voice. Ed invece Grillo ci prova e si inventa la share action. Vuole presentarsi all'assemblea telecom, forte di un numero tale di deleghe da poter essere preso in considerazione e chiedere all'attuale gruppo direttivo di fare le valige per manifesta incompetenza.
Tronchetti fa Telecom a tronchetti
15 Mesi dopo, mentre già si sono defilati Hopa, Unicredit e Banca Intesa (un fuggi fuggi che a me ricorda parmalat); dopo che ci si è venduti Telespazio, Seat Pagine Gialle, Finsiel e Pirelli Cavi; dopo che il debito di Telecom è stato declassato perchè il capitano invece di ripagare i debiti, distribuisce (a se stesso) dividendi; dopo tutto questo, ecco la grande virata. Il grande capitano, lui solo al comando del vascello (che timona con scatole cinesi) verso l'approdo sicuro inverte la rotta. Indietro tutta. Ora TIM deve sganciarsi da Telecom ed essere venduta. Cosi esige la visione strategica, cosi vuole il nuovo lungimirante piano industriale. Cosi fanno le concorrenti (ma quali? ma chi?). Ci manca solo che ci dicano che cosi vuole l'Europa. Ancora una volta partono le fanfare per cercare di coprire con il chiasso i solito giochi della finanza italiana, dove mezzi satrapi con un pugno di azioni, controllano società di rilevanza pubblica (per il servizio che svolgono) con l'unico fine dell'arricchimento privato. Che a noi sta bene, sia chiaro; a condizione che nel tentare di arricchirsi, non finiscano con l'impoverire, se non addirittura dilapidare, quelle industrie dei cui servizi ci serviamo noi.
Beppe Grillo come segretario ONU
Chi ha iniziato per primo?
Succede giocando da bambini, succede tra colleghi sui posti di lavoro. Succede tra israeliani e palestinesi da quasi sessant'anni. Questa azione vendica la precedente. Che a sua volta vendica la precedente ancora, che a sua volta.... e via a ritroso. Uguale e Contraria.
Uguale e Contraria. Perché le scienze congitive ci insegnano che in fondo noi siamo degli animali reciprocatori. Che rispondiamo al bene con il bene, ed al male con il male. E che non solo la maggior parte della gente si comporta cosi perché si prova piacere nel vendicarsi, ma anche che la vendetta é un meccanismo sociale relativamente dal discreto successo.
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nascere, bloggare e morire
Pasquale in questo post elenca un po di letteratura interessante circa la economics and politics dei blog.
Nel frattempo, a proposito di blog belli interessanti e mantenuti con costanza, segnalo : ".. ........ . .. sale della vita" (si con tutti quei puntini iniziali). Il tratto che lo contraddistingue (oltre ad avere un link a questo blog ovviamente
L'ACE che non é il succo di frutta
Oggi, quasi a confermare le nostre ambiziose speranze, ne parla anche l'Economist. Il Robert Axtell del pezzo peraltro era proprio il direttore della sumer school...
modelli, simulazioni, agenti
1 - se incontri un altro agente, proponigli un prezzo per il tappeto che stai vendendo
2 - accetta solo offerte da persone -pardon agenti - che conosci
3 - oppure fai agli atri quello che vorresti fosse fatto a te (e vendicati se questi ultimi ti fanno qualcosa che non avresti voluto).
Il passo successivo é quello di inserire questi agenti in un programma e farli interagire. Decine, migliaia, fino a milioni di agenti, interagiscono per decine, migliaia fino a milioni di volte. E poi si scopre cosa succede analizzando i dati. Questo metodo di indagine, é relativamente nuovo nel campo economico, anche se viene usato da molto tempo in altre discipline come la biologia, la sociologia e le scienze cognitive. ́́É molto promettente ed interessante, ma necessita di saper programmare al computer. E questo é oggi lo scoglio nel quale mi infrango. Ma non vi tedio oltre.
Vi lascio invece con questo modello divertente ed interessante. Quante volte vi siete chiesti perché in autostrada ognitanto si formano inspiegabilmente dei rallentamenti senza che vi siano restrizioni, lavori od incidenti di sorta? Questo modellino vi fa vedere come le varie automobili -pardon agenti- sulla strada, superata una certa soglia di congestione, fanno emergere le proprietá dei fluidi con delle vere e proprie onde di rallentamenti ed accelerazioni. Poche istruzioni: regolate i parametri come preferite e poi cliccate su setup per predisporre le automobili, ed infine su go per far partire il modello.
Dimenticavo. Il programma ci mette un po' a caricare (giusto il tempo di aver letto le mie nuove) e richiede che sul computer sia installato Java (scaricatelo qui). Il programma é fatto con NetLogo. Altre informazioni sugli Agent base models le trovate qui
Ri-fondazione comunale: le charities nel paese dei campanili
Ottimo! Super! Per una volta siamo in cima ad una classifica dove vale la pena di essere tra i primi (di solito si primeggia nelle classifiche piú disdicevoli). Chapeau a Ciampi ed alla sua riforma dei primi anni novanta. Bravi Bello. Ottimo.
Ma poi mi domando, ma che cosa fanno queste fondazioni con questi capitali? Perché sentiamo parlare di come la Gates foundation finanzia la ricerca sulla malaria, di come la fondazione Rockfeller finanzia la ricerca medica, di come Carnegie costruisce biblioteche ma poco o niente si sa di MPS e Cariplo? Si certo ci sono da finanziare le attivitá del palio e le mostre di Duccio. Si certo ci sono gli enti musicali e gli archivi storici lombardi... Ma la prospettiva sembra sempre un po' troppo campanilistica per delle istituzioni in testa alle classifiche globali, non vi pare?
Mah... nel frattempo mi godo questa
Academic stuff



