Ora e sempre resistenza!

resistenza

Lo avrai camerata Kesselring
Il monumento che pretendi da noi Italiani
Ma con che pietra si costruirà a deciderlo tocca a noi
Non coi sassi affumicati
Dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
Non colla terra dei cimiteri
Dove i nostri compagni giovinetti
Riposano in serenità
Non colla neve inviolata delle montagne
Che per due inverni ti sfidarono
Non colla primavera di queste valli
Che ti vide fuggire
Ma soltanto col silenzio dei torturati
Piú duro d'ogni macigno
Soltanto con la roccia di questo patto
Giurato fra uomini liberi
Che volontari s'adunarono
Per dignità non per odio
Decisi a riscattare
La vergogna e il terrore del mondo
Su queste strade se vorrai tornare
Ai nostri posti ci troverai
Morti e vivi collo stesso impegno
Popolo serrato intorno al monumento
Che si chiama
Ora e sempre resistenza!

-Piero Calamandrei-


Il 25 aprile dell’anno scorso scrivevo queste cose qui sotto. MI sembra siano ancora valide....

25 Aprile 2008. È un 25 aprile particolare questo. Segue di nemmeno due settimane la svolta a destra del paese a cui abbiamo assistito. Lo ricordo, il 25 Aprile del 2001. Lo scoprii quell'anno, il 25 Aprile. Allora la reazione al ritorno di Berlusconi fu forte; fu forte in me e la vidi forte nel paese. Ci fu un ritorno ai valori della resistenza come medicina al berlusconismo culturale ancora prima che politico. Quest'anno sembra diverso. Non so, mi sembra ci sia calma piatta. Non si colgono ancora le tracce di un'opposizione che si riorganizza intorno alla memoria comune che ci appartiene. Ma forse é giusto che sia così. Forse perché la batosta é -a questo giro- epocale; mentre allora perdemmo di un soffio e la voglia di rivalsa era forte. Ora regna lo sconforto, anche per il futuro prossimo venturo. O forse perché un epoca é definitivamente passata e cinque anni già passati con Berlusconi ci hanno restituito un paese mal gestito, ma per fortuna non il regime neo-fascista che temevamo. E sarà cosi anche questa volta: mentre auspichiamo che la destra farà le riforme necessarie, dobbiamo riconoscere in cuor nostro che dubitiamo che ne sarà capace e confessiamo che semplicemente ci limitiamo a sperare che non combini troppi danni. Ma se l cose stanno così, la Resistenza ed il 25 Aprile possono finire di fare la maldestra stampella all'opposizione politica contro il governo in carica. Non é loro compito. A Berlusconi deve fare opposizione il PD. Sui fatti. E sapendo che ci sono cose, siano meriti o colpe, siano responsabilità o progetti che comunque condividiamo al di là di tutto.

Ed allora la Resistenza deve tornare ad essere la festa di tutti, la celebrazione della fine della dittatura fascista italiana, che ci ha restituito la democrazia ed il coraggio di guardarci allo specchio perché in fondo, e nonostante il vasto sostegno al regime del ventennio, il popolo italiano, nei due freddi inverni, é salito in montagna ed ha combattuto il nazifascismo. Perché la Resistenza sia per tutti quel patto giurato fra uomini liberi, che volontari s'adunarono, per dignità non per odio, decisi a riscattare la vergogna e il terrore del mondo. Siamo un paese all'altezza di onorare questo patto?
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The underdogs

Questa é stata la nostra settimana. Una settimana da underdog. Lucia martedi si é conquistata un posto da ricercatrice che dicevano fosse stato concepito, impacchettato e prenotato per qualcun’altro. Io oggi porto a casa l’assegno di ricerca prendendomi anche la prima posizione in graduatoria. Abbiamo vinto. Abbiamo vinto da underdog, e questo raddoppia la soddisfazione nostra ma forse dice qualcosa che é rilevante anche per altri.

I cinici mi diano il beneficio del dubbio e leggano alla fine cosa ho da dire loro*. Per tutti gli altri, quelli che sono scorati a leggere le storie dei cervelli in fuga, quelli che guardano altrove disgustati dagli scandali universitari che in questi giorni riempiono i giornali, posso dire con tutta sincerità, ed in coscienza, che per quello che mi é stato dato modo di vedere, almeno queste due volte, martedi a Roma ed oggi qui a Milano, é semplicemente andata come doveva andare.

*Certo un cinico potrebbe obbiettare che é una curiosa coincidenza l’argomentare che é andata secondo le regole proprio quando si vince. In fondo il figlio del rettore che vince il concorso blindato non potrebbe che dire la medesima cosa. E se non fosse proprio freddo e razionale calcolo (non posso dire che è stata una porcata altrimenti finisco dentro insieme a papà rettore) sarebbe quantomeno distorsione cognitiva (ho vinto io che sono il bravo e quindi é stato per forza un concorso meritocratico). Al cinico potrei rispondere con certificati anagrafici, alberi genealogici, CV miei e degli altri concorrenti e cosi via. Ma in fondo, in una settimana così, del cinico non mi importa nulla.
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Un paese degno di Delfino Borroni

E’ morto Delfino Borroni. Chi era? In fondo solo un vecchio: l’ultimo italiano sopravvissuto alla grande guerra. Quella -per dire quanto sono lontani i tempi- che il padre di mio nonno combatté contro l’Italia tra i Kaiserjager, e per la quale finì disperso sull’Isonzo nel 1917, lasciando a casa una moglie giovane e tanti figli affamati. Ecco, a me piacerebbe vivere in un paese dove, in una giornata come questa, ci si fermasse tutti insieme per un momento a pensare, opppure ognuno per proprio conto, non importa. Ci si fermasse a rendere omaggio a chi da giovane fu scaraventato a difendere uno stato del quale noi oggi non finiamo mai di lamentarci ma del quale non potremo fare a meno. Si visitasse un museo per far capire ai bambini i pozzi di orrore che può scavare l’umanità. Si entrasse in un luogo raccolto e si sussurrasse una preghiera di compassione per coloro che non ci sono più, e tra loro, Delfino Borroni. Ci si scaricasse Uomini contro o la grande guerra. Si infilassero gli scarponi e ci si facesse due passi lungo i sentieri che ancora serbano i ricordi di quella tragedia. Che poi, in questi giorni d’autunno devono essere di una bellezza struggente. E poi si ritornasse a casa ed alle cose della vita; che in fondo non è successo nulla, perchè non è morta nessuna persona importante. Si è solo spenta la vita di un nostro concittadino che, forse suo malgrado, ha servito anche la nostra causa. L’ultimo di coloro che lo fecero.

Ecco vorrei un paese così. Che porta il rispetto ad un vecchio di 110 anni; che si commuove per una tragedia lontana; che indugia anche un poco nella retorica per ricordare una storia collettiva; che è oggi un pezzo importante della nostra memoria condivisa. Vorrei poi che tutto questo succedesse senza che vi fosse una legge che istituisca i cinque minuti della memoria, o perchè Delfino Borroni ci può tornare utile per la polemica politica di questo pomeriggio.
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Vocazione

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Ho deciso di farmi del male. Ieri sono passato in libreria e mi sono preso questi due libri qui sopra. Siccome tra un paio di settimane mi finisce l’assegno di ricerca, e siccome non ho padri, zii e cugini importanti in qualche facoltà italiana, la faccenda si mette male. Se alla fine della lettura ho ancora voglia di fare questo mestiere, forse significa che é davvero vocazione. Ma poi non é detto che basti neppure questa...

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Il blog, suo dì tardo traendo

Che cosa succede a questo blog? Da una produttività media di quasi un post per giorno conseguita nei giorni della giovinezza (si parla del 2006) si é arrivati all’anemica e stanca produzione di meno di un post al mese se si escludono attacchi livorosi contro l’inerme Trenitalia e facili e semplici battute da bar, buttate li giusto per oliare i feed rss prima che si arrugginiscano dl tutto.

La parabola di questo blog segue quella di milioni di altri blog e ricalca la traiettoria di miliardi di altre vicende umane e meno umane. Anzi, é la metafora stessa di ogni vicenda: essa nasce, cresce entusiasta, matura ed ad un certo punto comincia a trascinarsi stanca verso la vecchiaia. Ma se fosse così ignobile, questa piccola storia, perché scriverne? Non so se in fondo sia importante. Anzi credo non lo sia proprio ma credo di dover dire delle cose, circa lo stato di questo blog, prima di tutto a me stesso. Ho delle giustificazioni da darmi. Forse raccontandomele finirò finalmente di credervi.

Prima di tutto parto con il notare che c’è molta stanchezza nell’aria. Dei 20-30 blog di cui seguo i feed-rss, ho notato che una buona metà hanno sensibilmente rallentato la pubblicazione se non addirittura l’hanno praticamente sospesa. Ok, il campione non é significativo perché troppo piccolo e non rappresentativo perché selezionato in base ai miei gusti. Però é un dato di fatto. Alcune delle persone che amo leggere, e quindi con le quali -desumo- ho una certa affinità, ultimamente approcciano stancamente la tastiera. Vedi due esempi: Antonio Nicita e SuzukiMaruti.

Con loro credo di condividere una certa stanchezza verso l’argomento “politica” che é stato forse il singolo filone dominante di questo blog. Perse miseramente le elezioni, una volta vista l’onda lunga della destra riempire i bacini di allagamento della politica italiana non mi é restato che tirare i remi in barca, augurare al vincitore buone cose ed augurare a me stesso ed al mio paese che le buone cose del vincitore coincidessero con le buone cose dell’interesse generale. Purtroppo é bastato pochissimo per frustrare questa speranza. Un governo di puttanieri e puttane (e non mi riferisco necessariamente alla compagine femminile) che -solo per limitarmi ai fatti del giorno- paga il prezzo del suo successo siciliano alla mafia riducendo il 41-bis a molti mafiosi e -unica nazione nel G8, ma probabilmente unica tra le democrazie- é morbido con il regime di Mugabe. Però mi fermo qui. Davvero. La stanchezza é tale che mi impedisce di infierire su questo miserrimo governo. Non ne sento l’esigenza, forse perché mi sembra -politicamente- che sia tutto così ineluttabile. Non poteva andare diversamente in fondo. Solo posso dire di essere stato idiota io a sperare, per poco tempo, che tutto questo non fosse già scritto. Ed allora via dalla politica. Per ora. Presto sono sicuro tornerà la passione civile, ma per ora prevale il distacco, figlio del disgusto e della disillusione. E con il distacco, ovviamente, manca molto materiale di cui scrivere.

La fuga dal pubblico inevitabilmente conduce al privato, e per fortuna in quest’ambito, la vita non é mai stata così generosa nei suoi frutti come in questa stagione. Che la famiglia riempie le giornate: la leggerezza di Lucia, i sorrisi di Leonardo e la bellezza di Chiara danno un senso compiuto alle cose. Un senso che però, per pudicizia, o forse semplice incapacità, ho sempre avuto difficoltà a raccontare in questa forma pubblica del blog.

Ma c’è infine un altro elemento che forse spiega il dì tardo traendo di questo blog. Me ne sono reso conto scrivendo queste righe. E’ che da qualche mese mi pongo sempre più spesso delle domande su chi legga questo blog. Potrebbe essere qualcuno a cui sto chiedendo una borsa di studio, un posto di lavoro, una lettera di referenza e che si informa sul mio conto. Magari ci trova cose che gli piacciono, o magari no. E’ un comportamento ovvio. In fondo é più o meno quello che io faccio riguardo molte persone che incontro per i più svariati motivi: sguinzaglio il segugio google a caccia del loro nome per la rete, mi leggo qualcosa delle loro tracce se esistono (e se non esistono ormai lo considero un brutto segno) e formulo dei (pre)giudizi in base a quanto letto.

Niente di male quindi. Solo che questo pensiero in qualche modo mi inibisce. E la cosa rimarchevole é che questo pensiero non mi apparteneva fino a qualche mese fa. Mi sentivo più libero di scrivere quello che mi passava per la testa, senza l’ombra di alcun potenziale “datore di reddito” là fuori a farmi le pulci. Qualche mese fa. Cioè più o meno quando ho conseguito il dottorato. Ecco. Forse é finito quel tempo di giovinezza. Forse non ci sono più le condizioni di quei tre anni di borsa di studio che hanno fatto da scudo alla libertà di studio e ricerca ed anche e soprattutto alla spensieratezza che ha attraversato i post di questo blog fino ad ora.

Oddio l’ho detto: ma davvero mi autocensuro per l’incertezza che aleggia nel mio futuro post dottorato? Vi/mi lascio con questo dubbio, in attesa di ritrovare le motivazioni per tornare a scrivere con più continuità.

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Brava, ha raddrizzato la schiena

Gentile Sandra,

cara figlioula, vedo che ha cambiato idea, e soprattutto constato ancora più felicemente che ha preso una decisione. Ne sono davvero contento. Vedrà che è la decisione giusta e che non se ne pentirà. Come le ho già scritto, avrei difeso la Sua scelta anche se avesse preso la decisione opposta, purché di decisione responsabile si fosse trattato. Decisione di cui lei porta la responsabilità, di cui gode le gioie e soffre i dolori, senza attribuirne il peso ad altri. Così fanno le persone veramente adulte, e così oggi ha fatto lei.

Mi piace pensare che almeno un poco, al suo aver deciso, abbia contribuito anche la rigida ancorché paterna risposta che le ho indirizzato. Come il padre che è sempre lacerato nel trovare il giusto equilibrio tra tenerezza e fermezza, cosiì anch'io ho tentennato nell'opporle -questa volta- una richiesta ferma di trovare in se le forze per affrontare la situazione. Sono davvero felice che Lei abbia accettato la sfida. Le difficoltà ora non mancheranno -e nel caso emergano, non esiti a chiedere aiuto-, ma serenamente credo che non si pentirà mai di aver infine deciso di raddrizzare la schiena e di aver gettato lo sguardo carico di speranza verso il futuro.

Con affetto paterno, Suo
Giorgio Napolitano*


**anche in questa circostanza è bene mettere per iscritto che tale risposta è solo farina del sacco dell'autore di questo blog
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Ora e sempre resistenza!

resistenza

Lo avrai camerata Kesselring
Il monumento che pretendi da noi Italiani
Ma con che pietra si costruirà a deciderlo tocca a noi
Non coi sassi affumicati
Dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
Non colla terra dei cimiteri
Dove i nostri compagni giovinetti
Riposano in serenità
Non colla neve inviolata delle montagne
Che per due inverni ti sfidarono
Non colla primavera di queste valli
Che ti vide fuggire
Ma soltanto col silenzio dei torturati
Piú duro d'ogni macigno
Soltanto con la roccia di questo patto
Giurato fra uomini liberi
Che volontari s'adunarono
Per dignità non per odio
Decisi a riscattare
La vergogna e il terrore del mondo
Su queste strade se vorrai tornare
Ai nostri posti ci troverai
Morti e vivi collo stesso impegno
Popolo serrato intorno al monumento
Che si chiama
Ora e sempre resistenza!

-Piero Calamandrei-


È un 25 aprile particolare questo. Segue di nemmeno due settimane la svolta a destra del paese a cui abbiamo assistito. Lo ricordo, il 25 Aprile del 2001. Lo scoprii quell'anno, il 25 Aprile. Allora la reazione al ritorno di Berlusconi fu forte; fu forte in me e la vidi forte nel paese. Ci fu un ritorno ai valori della resistenza come medicina al berlusconismo culturale ancora prima che politico. Quest'anno sembra diverso. Non so, mi sembra ci sia calma piatta. Non si colgono ancora le tracce di un'opposizione che si riorganizza intorno alla memoria comune che ci appartiene. Ma forse é giusto che sia così. Forse perché la batosta é -a questo giro- epocale; mentre allora perdemmo di un soffio e la voglia di rivalsa era forte. Ora regna lo sconforto, anche per il futuro prossimo venturo. O forse perché un epoca é definitivamente passata e cinque anni già passati con Berlusconi ci hanno restituito un paese mal gestito, ma per fortuna non il regime neo-fascista che temevamo. E sarà cosi anche questa volta: mentre auspichiamo che la destra farà le riforme necessarie, dobbiamo riconoscere in cuor nostro che dubitiamo che ne sarà capace e confessiamo che semplicemente ci limitiamo a sperare che non combini troppi danni. Ma se l cose stanno così, la Resistenza ed il 25 Aprile possono finire di fare la maldestra stampella all'opposizione politica contro il governo in carica. Non é loro compito. A Berlusconi deve fare opposizione il PD. Sui fatti. E sapendo che ci sono cose, siano meriti o colpe, siano responsabilità o progetti che comunque condividiamo al di là di tutto.

Ed allora la Resistenza deve tornare ad essere la festa di tutti, la celebrazione della fine della dittatura fascista italiana, che ci ha restituito la democrazia ed il coraggio di guardarci allo specchio perché in fondo, e nonostante il vasto sostegno al regime del ventennio, il popolo italiano, nei due freddi inverni, é salito in montagna ed ha combattuto il nazifascismo. Perché la Resistenza sia per tutti quel patto giurato fra uomini liberi, che volontari s'adunarono, per dignità non per odio, decisi a riscattare la vergogna e il terrore del mondo. Siamo un paese all'altezza di onorare questo patto?
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MR intervista Dr MR

E come è andata?
Ti riferisci alla discussione? E' andata bene! I commissari si erano letti le tesi, quindi è stata una discussione nel merito degli argomenti, con atteggiamento critico -da parte loro- ma costruttivo che ho sinceramente apprezzato. Davvero un bel modo di finire un lungo percorso.... A proposito, buona parte della mia tesi è, nelle sue componenti, sulla mia pagina di ssrn.

Dunque ora sei?
Beh... ora per la Repubblica Italiana sono dottore di ricerca in diritto ed economia. Se lo dici in inglese in effetti fa più figo: PhD in Law and Economics.

Devi cambiare i biglietti da visita?
Eh... ad averli quelli... Per ora aggiorno solo il CV. E poi finalmente non avrò imbarazzi nel compilare i form online sul titolo: d’ora in avanti sono a tutti gli effetti “Dr Rizzolli”.

E come ci si sente allora, Dr Rizzolli?
Mah... che dire... Credo che ci metterò qualche giorno a metabolizzare. A trovare la gioia di aver chiuso questo ciclo. Per ora prevale solo un esigenza di fare bilanci. E da qui quest’autointervista

Ed allora facciamoli questi bilanci!
Da dove cominciamo?

Direi dal dottorato! Tornassi indietro, rifaresti questa scelta?
Eh, è domanda impegnativa... Ovviamente le scelte di vita sono nella maggior parte dei casi irreversibili ma un buon economista pratica il ragionamento delle migliori opzioni alternative. Mi devo chiedere quindi come avrei altrimenti impiegato questi quattro anni e mezzo? Questo spicchio importante di vita, dai 25 ai 30, in cui uno con alle spalle l’università solitamente ha modo di testare la bontà dei propri studi. Mah... fosse andata in un certo modo, potevo rimanermene a Ginevra a tentate la strada della carriera internazionale. Con un po’ di fortuna a quest’ora forse avrei un buon posto in qualche agenzia internazionale o in una ONG come quella nella quale allora avevo iniziato. Ma probabilmente non sarei sposato, e Leo e Chiara non ci sarebbero nella mia vita. Fossi comunque tornato in Italia e non avessi imboccato la strada del dottorato... chi lo sa cosa starei combinando. Se fossi rimasto a Trento probabilmente avrei proseguito nell’orbita della TSM. Se guardo ai miei compagni di viaggio di quei brevi mesi prima del dottorato, dopo qualche anno di contratti e contrattini ora sono più o meno tutti sistemati in agenzie, enti o altre emanazioni periferiche della provincia. Avessi preso quella strada, ora con tutta probabilità me ne starei tra le mie amate montagne. Chissa se Chiara e Lucia mi avrebbero seguito... O ancora, se guardo cosa stanno combinando i miei coetanei e compagni di studi, molti di loro lavorano in società di consulenza o fanno i manager in grosse aziende. Certo sarebbe stato un buon stipendio. Certo un posto fisso ed un certo prestigio sociale. Ma chissa se mi sarebbe piaciuto. Temo di no. Ed invece nell’autunno 2003 ho imboccato la porta del dottorato, e cinque anni dopo sono qui, con un contratto precario che scade a novembre ma tutto sommato non ne sono affatto pentito e se potessi dare un suggerimento al me stesso di cinque anni fa gli direi di scegliere il dottorato e scegliere Siena.

Insomma, raccomandi entusiasta il dottorato di Siena agli studenti che stanno pensando a questa strada?
Beh, non ho detto questo. Lo raccomanderei a me stesso. Perché era la scelta giusta da fare. Perché mi permetteva di restare vicino ai miei affetti ed al tempo stesso coltivare le mie ambizioni, ma il dottorato di Siena non è un posto per tutti, lo devo dire con franchezza. Secondo me ad esempio è un posto migliore per giuristi piuttosto che per economisti. E’ sempre una questione di migliori opzioni alternative. Mi spiego, ad un giovane economista con il senno di poi suggerirei di tentare la strada di dottorati più puramente economici. E giocarsi la carta del dottorato all’estero che non è proibitiva come molti pensano. Questo perché l’offerta dei dottorati in economia sta diventando sempre più buona anche in Italia ed i programmi sono molto solidi e strutturati. Bisogna riconoscere che da questo punto di vista il dottorato di Siena è rimasto un po’ indietro, a cominciare dalla lingua di insegnamento che rimane l’italiano. Anche sulle prospettive di carriera, la mia impressione è che la solidità della preparazione ed il brand internazionale del titolo siano oramai in assoluto la cosa più importante per attaccare la carriera post dottorato, sia quindi nella vincita di un assegno o concorso, che nel peso del CV per tentare altre carriere. E’ inutile negarlo, il dottorato in law&economics è meno solido e prestigioso di molti dottorati (a cominciare dal cugino senese) puramente in economics. Credo invece che per un giurista sia diverso perchè è l’occasione per esporsi all’analisi economica del diritto come mai potrebbe fare dentro una facoltà di giurisprudenza. E poi lo sappiamo come sono i dottorati giuridici. Al confronto Siena svetta di molte lunghezze perché ad esempio l’attività didattica è molto superiore all’attività seminariale solitamente offerta altrove.

Ok, allora facciamo un gioco, dimmi tre cose positive e tre cose che miglioreresti su Siena ed il dottorato L&E
Eh... mi vuoi far rischiare una scomunica? Ti ho già detto che ancora tecnicamente non sono dottorato... Comunque accetto il gioco. Cominciamo dalle cose negative. Siena è scomoda da raggiungere. Sono ore e ore da qualunque direzione la si avvicini, e questo con il tempo affatica. Ma non c’è mica soluzione. Ha il suo risvolto positivo però: Siena è di una bellezza che io ho trovato struggente. Davvero un piccolo angolo di paradiso, specialmente in primavera ed autunno. A Siena abita la storia e dimora il bello e questo mi ha reso i giorni a Siena memorabili e leggeri e davvero ho lasciato li un pezzo dei miei occhi. Bella davvero. E cosi abbiamo smarcato un punto per parte. Rimangono altre due cose a cui metterei mano. Io ad esempio farei come già detto tutto il corso di dottorato in Inglese. Senza tentennamenti. I tempi sono maturi anche per i giuristi. Chiamerei ex dottorandi ed assegnisti a dare una mano con le lezioni per permettere di coprire meglio le diverse aree dell’analisi economica del diritto. Metterei mano al sito, una volta per tutte. Ed obbligherei gli economisti a fare gli esami quantitativi all’altro dottorato (mmmhhh forse sono più di due cose...). Negli aspetti positivi ci metto senz’altro una comunità di colleghi che attraversa trasversalmente le varie generazioni del dottorato e che è intellettualmente molto vivace e stimolante e con la quale sono cresciuto in questi anni. Una comunità di interessi che è rimasta coesa anche lontano da Siena, sia a Milano che a Roma. E poi alcuni ottimi docenti con degli insegnamenti di vita mandati a mente forse più importanti degli insegnamenti di law & economics stessi.

Parli di generazioni come se fossi un vecchio. Magari adesso vuoi anche dare consigli ai giovani?
Eh, perchè no, come dicono gli americani, e per quello che valgono, questi sono i miei two cents.
Come già detto, ad un giovane laureato economista consiglierei prima di tutto di pensare bene se il dottorato sia la strada giusta e non invece solo il proseguimento quasi inerziale degli studi. Pensateci, perchè sono quattro e più anni (non crederete mica di finire in tre anni vero?) importantissimi e durante i quali si possono cogliere bellissime opportunità percorrendo altre strade della vita. Ad uno che abbia comunque scelto il dottorato, consiglierei di porsi l’obiettivo più ambizioso e difficile a cui possa aspirare. Si scelga davvero il programma più tosto. Costerà sacrifici ma presto pagherà. Se, superate queste due decisioni, uno si trovasse infine al dottorato L&E di Siena consiglierei quanto segue: il giorno dopo che ti hanno preso, straccia il tuo progetto di ricerca. Dimenticalo. Stai a Siena tutto il primo anno ed immergiti nella città e nella sua università totalmente. Frequenta le lezioni, i seminari e tutte le attività di questo e dell’altro dottorato. Segui i corsi di Bowles ad economics. Studia sodo senza distrarti con la tesi per ora. Sii aperto alle vagonate di stimoli che riceverai e cerca di incamerarne quanti puoi anche e soprattutto se non ti sembrano pertinenti con il tuo iniziale progetto di ricerca. E sii aperto a cambiare radicalmente argomento per la tesi. Comincia da subito a programmare il secondo semestre del secondo anno all’estero. Oppure tutto il terzo anno. Sii ambizioso con le destinazioni. Cerca le borse di studio ed i contatti giusti. Frequenta tutte le conferenze internazionali e soprattutto la Side Happy. Poi buttati a capofitto sulla tesi e comincia a far circolare i tuoi lavori mano a mano che li produci. Non ti fare terrorizzare dal senso di angoscia per il “poi”, per il “cosa succede quando dopo tre anni finisce la borsa”. La mia esperienza è che non è così drammatico come lo si dipinge e posso constatare con sollievo che nella maggior parte dei casi i miei colleghi sono bene o male caduti in piedi allo scadere della borsa. Ecco qui, questi i miei consigli da vecchio.

Bene vecchio, e ora? quali sono i tuoi progetti?
Eh... per ora smetto di fumare. Almeno per un po’. Riprendo a correre e magari più in là vorrei tentare la mezza maratona. Vorrei fare un corso di fotografia poi ora che ho una nuova bellissima macchina e molti buoni motivi per fare foto Happy.

Ok ma le cose serie?
Beh queste sono serissime... ma se ti riferisci al lavoro, come ti dicevo, fino a novembre sono a posto a Milano. Poi vedremo. Abbiamo finito?

Si, sembra. Un’ultima cosa: non ti sembra un po’ ridicola ed egocentrica questa cosa dell’autointervista?

Giah in effetti la si potrebbe stemperare con un po’ di doverosissimi ringraziamenti per le persone che ho incrociato lungo la strada negli ultimi quattro anni e mezzo. Vediamo se ce li faccio stare tutti: Chiara Lucia e Leo per primi and above all. Che hanno riempito di senso la mia vita. I miei genitori e la mia sorella che magari ancora si chiedono a che diavolo serva un dottorato, ma in questi anni mi sono sempre stati al fianco. Antonio Nicita, maestro, supervisor ed amico, con il quale infine ho trovato l’armonico equilibrio per tenere insieme queste tre bellissime cose. Nuno Garoupa, ovvero l’altro mio supervisor e gli altri professori di Siena, Yale e Milano sui cui passi ho camminato e mi sono arricchito. In particolare il mio grazie va a Massimo d’Antoni, Alan Schwartz, Luigino Bruni e Lorenzo Sacconi. Poi tutti i fantastici colleghi: Sergio, Massimilano Giuseppe, Sara, Marco, Matteo, Antonio, Giorgio, Angelo, Roberto, Alessandra, Simone, Vincenzo, Riccardo, Leonardo, Marianna e tutti gli altri...

Di male in peggio, finisci con i saluti a casa come nelle compassate in TV?
Beh in effetti cosi si chiude il cerchio, visto che abbiamo iniziato con il marzulliano fatti una domanda e datti una risposta....


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Il più piccolo dei numeri Giuga

2000_30_2---Number-Thirty_web
Già, sembra che il 30 sia il più piccolo dei numeri Giuga. E' inoltre un numero di Harshad ed anche -pensate- il più piccolo dei numeri sfenici. Insomma non mancano certo i motivi per ritenere il 30 un numero con un certo karma, un'aurea esoterica, un'afflato di magia.... Sarà per una di queste diverse r ben fondate ragioni che mi fa un po' impressione scoprirmi stamattina un involontario trentenne?
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E la famiglia? sta bene grazie...

CFB966
Su questo numero dell'Economist c'é un bel pezzo su dove va la famiglia in America. La fotografia é interessante e riflette a modo suo l'aumento delle disparità che si registra in tanti indicatori in giro per quel paese:

-I divorzi. Tra la fascia di popolazione più educata (laurea) la percentuale di divorzi a dieci anni dal matrimonio é crollata dal 29% della fine degli anni 70 al 16% degli anni 90. Tra coloro che non hanno finito la scuola dell'obbligo, nello stesso periodo, la percentuale é aumentata dal 38% al 46%.

I figli. I figli che vivono con i due genitori biolgici, o comunque in un nucleo stabile e non bellicoso, sono definiti socialized for success. Vanno meglio a scuola, hanno più probabilità di finire il college, ed hanno più probabilità a loro volta di fondare una famiglia stabile e perpetuare il circolo virtuoso.

Il successo economico. La famiglia é un affare per i coniugi e per i loro figli. La famiglia come istituzione economica funziona egregiamente: induce ad una specializzazione produttiva (la divisone banale se volete tra chi fa il bucato e chi rasa l'erba) induce i genitori maschi ad incrementare la produttività, permette economie di scala e di scopo ad esempio sulla condivisione di costi fissi quali la casa. Infine la promessa di restare insieme fin che morte non ci separi é un buon meccanismo assicurativo contro gli accidenti dell'esistenza. Queste ed altre ipotesi contribuiscono a spiegare quello che nei numeri é un'evidenza lampante: le famiglie stabili sono più ricche ed i figli cresciuti in famiglie con entrambi i genitori biologici sono di gran lunga meno esposti alla povertà ed hanno a loro volta maggiori probabilità di replicare le loro fortune.

L'articolo parla a noi, che ci siamo sposati da poco, suggerendoci molte cose. Ma parla anche al nostro paese lacerato dalla discussione sulla famiglia, discussione arenata lungo fratture ideologiche e che difficilmente si confronta con i numeri e le analisi fredde dell'economia.

Innanzitutto il pezzo dà ragione a quanti sostengono che la famiglia é centrale all'organizzazione della società. Ma lasciando da parte il diritto naturale, qui si parla di come la famiglia possa permettere di sopravvivere meglio alle asperità della vita, anche attraverso la sua capacità di produrre, difendere e trasmettere ai figli la ricchezza e creare infine quella rete di relazioni che, unite al benessere economico, sono la chiave del perseguimento della felicità.

Ce ne é abbastanza per innalzare le bandiere del family day, per affiggere i manifesti populisti "Dio, patria e famiglia" o per recitare gli anatemi del papa Ratzingher? Io credo di no.

Quello che il pezzo realmente ci dice é che, a 30 anni dalle leggi sul divorzio, 30 anni per la famiglia vissuti pericolosamente sull'orlo della marginalità ed in profonda evoluzione, l'istituzione famiglia si sta selezionando. Per le elites della società, le persone più educate e benestanti, l'istituzione famiglia si sta rivelando una scommessa vincente in quanto generatrice di discendenza, di benessere, ed in ultima analisi di felicità. Per altre fasce sociali l'istituzione famiglia é ancora in crisi, come lo era allora. Non dobbiamo infatti mai dimenticare come si é arrivati alle leggi sul divorzio: una dolorosa fuoriuscita per le donne imprigionate nelle gabbie opprimenti e spesso violente delle famiglie patriarcali. Una volta aperta la valvola di sfogo del divorzio, l'istituzione famiglia come, era allora, é scoppiata. E meno male. Il passaggio é quindi stato dal mondo delle famiglie che assomigliavano ad una gabbia, a quello attuale nel quale, almeno per i più fortunati, la famiglia é l'orizzonte della felicità perché scelta libera e consapevole di mutua fedeltà, assistenza, appoggio ed investimento. La famiglia: da limite all'emancipazione femminile, a possibilità di felicità per entrambi i coniugi.

Nessuno (diciamo quasi nessuno) nega che questa sia la famiglia che vogliamo prendere a modello. Dirò di più: questo modello é quello che lo stato, con gli strumenti adeguati deve promuovere: convivenze stabili, durature ed ufficializzate, se non proprio consacrate. A questo modello lo stato deve dedicare le proprie risorse, siano esse per la prima casa, per gli asili nido, e per altri interventi di welfare. Per coerenza a questo modello, nel momento dell'elargizione dei fondi, lo stato deve favorire questi nuclei ad altri che non siano di medesimo valore sociale, quali le coppie di fatto (meno stabili) o le unioni omosessuali (che non hanno funzione riproduttiva ne quindi i costi collegati).

Detto questo, lo stato non deve dimenticare chi questa consapevolezza non l'ha ancora maturata oppure chi ha orientamenti sessuali non riproduttivi ed offrire a questi il conforto delle tutele legali che possano contribuire ad appianare le asprezze della vita. Certo, va da se, sarebbe auspicabile che una coppia di fatto, magari con prole, decidesse liberamente e convintamente di sposarsi e di perseguire quel modello di cui parla l'economist basato su una relazione stabile, paritaria, benestante ed aperta alla vita. Ma se questa coppia non riesce a vederne gli -a questo punto innegabiil, almeno nella media dei casi- vantaggi, non é certo forzando le persone dentro quegli antichi modelli di cui ci siamo liberati che si promuove il bene, della coppia, dei figli, e della società tutta intera.

Ecco perché non sono andato al family day. Ci sarei voluto andare per sostenere la messa al centro delle politiche di welfare del modello di famiglia istituzionalizzato attraverso il matrimonio. Non ci sarei andato perché era percepibile il tratto discriminatorio della minifestazione, che tendeva a negare cittadinanza agli stili di chi fuoriuscito da un vecchio ed oppressivo modello di famiglia, non ha ancora trovato quello nuovo. ́É con l'esempio, non con la legge che si convince e (per chi ci crede) si converte.

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Il family day di domani

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Al family day di domani noi non ci andiamo. Per due ragioni: la prima è che questa sera partiamo per la nostra piccola ma dolce e tanto attesa luna di miele. E scusate se vi sembra un motivo futile. La seconda perchè condividiamo in pieno le parole espresse da questa comunità parrocchiale di Catania.

Io e Lucia siamo sposati da meno di una settimana. In chiesa. Convintamente. Abbiamo voluto scambiarci le nostre promesse non solo davanti alla comunità degli uomini, rappresentata da mio papà che ci ha letto gli articoli del codice civile che ci impegnamo a rispettare, ma anche al cospetto di Dio, in cui crediamo e che preghiamo di accompagnarci fino alla fine. Se lo abbiamo fatto è perchè crediamo nel valore della famiglia, nella sua centralità educativa, nel suo essere fondamento saldo di ogni possibile costruzione sociale. A costruire una famiglia abbiamo dedicato il nostro impegno. Ma condividiamo le loro parole quando dicono:

- Il valore della famiglia si difende testimoniandolo, giorno per giorno, nella vita.
- La difesa dei valori cristiani non può essere affidata alla politica, alle leggi dello stato, ma alla forza dello Spirito Santo, a Lui aprendo la porta della nostra anima e della nostra vita.
- Le scelte di coloro, che la pensano diversamente da noi hanno uguale diritto di esistere e di essere rispettate.
- Il cristiano si sente vicino a tutte quelle donne e quegli uomini che, nelle loro concrete condizioni di vita, aspirano ad essere tutelati da una regolamentazione che assicuri loro sicurezza e serenità.

Per questo noi domani non saremo a San Giovanni (e non certo perchè saremo già arrivati a destinazione quiWinking )

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Domani mi sposo

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Domani mi sposo. Lo diceva anche Jerry Calà in un non certo memorabile film del 1984. Questa la trama: Nelle 24 ore prima del matrimonio di Jerry con Susy cosa non potrà mai succedere? Di tutto, naturalmente! Mentre fervono i preparativi del matrimonio, nella mente di Jerry riaffiorano i ricordi dei suoi precedenti amori, in particolare quello di Simona che, già sposata, vorrebbe comunque fuggire con lui. Gli amici, in occasione dell'addio al celibato gli "regalano", per quell'ultima notte da scapolo una donna, Rita che però da amante e confidente notturna finisce anch'essa con l'innamorarsi di Jerry. Dopo una serie interminabile di ulteriori alterne vicende, che sembrano compromettere definitivamente il matrimonio. Jerry e Susy si ritrovano alla fine per scambiarsi il loro "sì", nel duomo di Mantova, sotto gli occhi anche di Simona e di Rita.

Una tragicommedia insomma

C'é poi una canzone di Daniele Silvestri con lo stesso soggetto. Domani mi sposo. Con sottofondo di campane a festa, una voce rotta dalla tristezza racconta il seguente testo tragicomico:

Domani mi sposo, ne sono felice,
si sente dal tono con cui lo si dice
una piccola chiesa alle undici e venti
hanno deciso ogni cosa i suoi amici e i parenti.
Lei sarà così vicino a me che ne potrò sentire l'alito pesante
che in un solo istante mi travolgerà
sarà così vicino a me che non potrò non apprezzare
il forte odore che proviene dai suoi piedi
credimi
è bella, è bella, è bella, è bella, è bella tua sorella ma lei no
lei però la sposerò.

Della vigilia del matrimonio quindi, non se ne parla molto bene nella letteratura (ammesso e non concesso che Jerry e Daniele rientrino nel novero dei letterati). Ed io? Che dire di questa mia vigilia? Di come la sto trascorrendo?

Tranquillo non proprio... Sto cercando di rintracciare i vini per il ricevimento dispersi non si sa dove; facendo gli ultimi aggiustamenti ai tavoli; le ultime cose da acquistare; il meteo da studiare accuratamente; i regali che arrivano; i parenti ed amici in arrivo a Roma; gli ultimi ritocchi dal barbiere (per me) ed estetista (per lucia) e molte altre piccoli dettagli.

Poi ci sono le prove di memoria per le parti della cerimonia: Io Matteo, prendo te... ah no... non é cosi....Vuoi tu Lucia.... Accetti questo anello?... Vuoi sposarmi?... insomma come avete capito ho ancora molto da studiare...

Non é una giornata tranquilla quindi, ma senz'altro serena. Domani sarà un bellissimo giorno. Domani mi sposo.
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This is the reason of the end

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Qualche settimana fa, avevo pianto qui la misteriosa fine del mio ibook. Dopo una mia personalissima ed incompetente autopsia avevo iscritto il decesso alla categoria delle cause sconosciute e misteriose. Degli X-files. Oggi scopro di che si tratta. Peccato che nel frattempo il mio ibook sia andato già verso i suoi campi elisi.

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Ora e sempre resistenza!

resistenza

Lo avrai camerata Kesselring
Il monumento che pretendi da noi Italiani
Ma con che pietra si costruirà a deciderlo tocca a noi
Non coi sassi affumicati
Dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
Non colla terra dei cimiteri
Dove i nostri compagni giovinetti
Riposano in serenità
Non colla neve inviolata delle montagne
Che per due inverni ti sfidarono
Non colla primavera di queste valli
Che ti vide fuggire
Ma soltanto col silenzio dei torturati
Piú duro d'ogni macigno
Soltanto con la roccia di questo patto
Giurato fra uomini liberi
Che volontari s'adunarono
Per dignità non per odio
Decisi a riscattare
La vergogna e il terrore del mondo
Su queste strade se vorrai tornare
Ai nostri posti ci troverai
Morti e vivi collo stesso impegno
Popolo serrato intorno al monumento
Che si chiama
Ora e sempre resistenza!

-Piero Calamandrei-

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DS e Margherita si sposano (anche loro...)

Che bello! che emozione! Oggi si sono sposati DS e Margherita. É il periodo degli sposalizzi. Tra due settimane questo ad esempio. Ma fermiamoci al matrimonio di questo weekend. É stato davvero emozionante, almeno io l'ho trovato tale. Commuovente, coraggioso. Insomma, due nobili casati, con generazioni di tradizione alle spalle. Con forti memorie e storie da raccontare. Con diversi album di ritratti di famiglia. Persino con echi di lontane battaglie combattute su fronti opposti. Con sensibilità diverse, con identità che non coincidono. Ma in fondo questa é l'alchimia necessaria per costruire un matrimonio destinato a non sciogliersi mai più. Perché -almeno cosi la penso- la diversità é necessaria per rendere curioso ed interessante l'incontro, perché forse il matrimonio stesso avrebbe meno senso se non fosse per quella complementarietà che fa una completezza a partire dalla somma delle diversità.

Ed evangelicamente oggi, DS e Margherita si fanno seme e muoiono, per rinascere frutto, uniti nello sposalizio del partito democratico.

PS: dite che sta storia del matrimonio mi sta dando un po' alla testa?

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L'anno prima

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Repubblica raccoglie le foto dei lettori del 1977. Che anno sarà stato il 1977? Da leggerselo su wikipedia. Grandi ricordi di mio non ne ho, anche perché é l'anno prima che nascessi. Ma tant´é. Le foto sono molto belle. Sono un tuffo in un passato che non mi appartiene ma di cui in qualche modo sento nostalgia. Come se lo stessi vivendo in quel periodo nel pancione. Comunque di queste foto saltano agli occhi alcune cose:

-Di 129 foto, ho individuato una sola persona grassa. Per il resto, tutti fisici asciutti, da dopoguerra. Guardatele, fanno impressione. Quasi che siano un altro popolo e non italiani di trent'anni prima. Secchi ed asciutti, come di ragazzi cresciuti a pane e salame, all'aria aperta e giocando a pallone negli oratori. Nessuna pelle iperidratata o gonfiori da carne agli ormoni che vedo nelle foto dei nostri giorni.

-Le poche foto di esterni raccontano di un paese meno antropizzato. Dove puoi fotografare una macchina in spiaggia senza inquadrare ombrelloni, ville, gassificatori o yacht al largo.

-Le fotografie di gruppo raccontano di una gioventú che socializza a suon di pane e politica. Giusto o sbagliato che sia, quel pugno chiuso é quasi il comune denominatore di tutte le foto. Dello stare insieme all'università, nella piazza, nei viaggi che portano all'Afghanistan di allora.

Ditemi voi se si può avere nostalgia di un momento mai vissuto?

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post weekend

Post-weekend. Che non significa dopo-fine-settimana, ma piuttosto i pezzi che avrei messo sul blog negli ultimi giorni se avessi avuto qualche minuto in più. Se mi fossi alzato prima. Se avessi tirato tardi.
Se non fossi andato a messa o a correre al parco. Ecco i tre post che avrei voluto scrivere questo weekend.
Un voto per la vita

A distanza di un anno e mezzo dal referendum sulla legge 40 abbiamo i primi dati sulle fecondazioni assistite in Italia.
- numero di gravidanze portate a termine in casi di infertilità maschile: -10%
- numero di gravidanze portate a termine da donne con più di 35 anni:
-5/10%
- in caso di impianto coatto di tutti e tre gli embrioni: parti gemellari
+8%, parti trigemellari +9%
- percentuale di aborti:
+6%
- percentuale di coppie italiane fecondate all'estero:
+15% (naturalmente solo quelle che possono permettersi viaggi e lunghi soggiorni all'estero)

Al di là della
pruderie sulla legittimità o meno di manipolare gli embrioni, io contestavo allora come a maggior ragione contesto oggi quella campagna mediatica contro il referendumo sotto gli slogan della parola vita. L'astensione al referendum doveva essere un non-voto per la vita e tutto l'armamentario teorico era ovviamente di "scienza & vita". Il risultato della legge 40 è che c'è stato un sensibile calo di "vita" in termini quantitiativi, un aumento di aborti e persino un ritorno al congelamento degli embrioni. Da che parte stavano allora le ragioni della vita?
Continue Pannellate

Dopo il mio post un po'
perplesso sui risultati del consiglio europeo della scorsa settimana, mi sono dovuto ricredere. L'accordo portato a casa dalla leadership tedesca di questo semestre europeo è sostanzioso, e finalmente fa dll'istanza ambientale e sostenibile un orizzonte politico ideale ma praticabile, come avevamo auspicato. Vengono dal governo Merkel, che se non proprio di destra, non si può certo definire di sinistra. Attenta sinistra, che ti fai sfilare l'argomento politico del futuro da sotto il naso e ti condanni a perderne la paternità. Peraltro i risultati del vertice hanno trovato spazio limitato sulla stampa italiana. Forse le cose più interessanti si trovano sul Sole24Ore qui e qui.
Weekend sportivo

Dopo il Rugby; dopo la Ducati che passa la Yamaha come se corresse con una 250 contro le 125, chiudiamo il weekend con l'Inter che si porta casa il derby. Per due volte di fila quest'anno. Impagabile!

Comincia la settimana, altri post in cantiere...

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this is the end

La fine ingloriosa del mio vecchio ibook. Smontato. Depredato delle ultime suppellettili e riposto in una busta in attesa di smaltimento. In attesa che la Apple si decida a riprendersi i computer a fine corsa....

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PS. Se possibile, vorrei vedermelo restituito in un'urna funeraria a forma di mela...

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Farina Bruni

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No non è un post agronomico sul prodotto della macinazione del grano saraceno, volgarmente chiamato "farina bruna". Solo due cognomi di due persone a cui per motivi diversi sono legato, e che per qualche curiosa coincidenza del destino sono finite intervistate sulla stessa pagina, nello stesso giorno, nel giornale di Trento, la mia città di origine. Sull'Adige di sabato infatti c'è uan bella intervista a Luigino Bruni, con il quale ho il piacere ed il privilegio di collaborare da quando bazzico alla Bicocca. E' una bella intervista ad un'economista e ad un cattolico. E non é scontato che la sintesi tra questi due aspetti riesca bene come in questo caso (io le sento spesso in conflitto ad esempio).

E più sotto c'è una sintesi di un'intervista a Don Farina, seguitissimo predicatore negli anni in cui ancora potevo seguirlo a Trento. Don Farina, le cui messe in Duomo alla domenica sera erano diventate un punto di riferimento per moltissima gente (alcuni dei quali se le registravano), moltissimi cattolici giovani e soprattutto moltissimi cattolici adulti (nel senso Prodiano del termine ovviamente). Nel frattempo l'aria è cambiata anche nel trentino cattocomunista: il caso Don Farina è stato Ruinianamente appianato e lui è riparato a dire messa nella mia parrocchia periferica di Canova (sempre e comunque seguitissimo).

Oggi leggo che l'arcivescovo Bargnasco, destinato dal papa a succedere a Ruini contro l'indicazione degli altri vescovi, sui DICO ha una posizione non religiosa ma evidentemente politica: E' chiaro che i cattolici devono difendere la famiglia e che la Chiesa cattolica deve richiamarli a questo compito. Non si vogliono fare guerre sante. I nostri valori vanno difesi con serenità, moderazione, ma anche con fermezza di fronte allo Stato che fa le sue leggi. Non siamo contro le famiglie di fatto, ma contro una sovrastruttura che si aggiunga alla famiglia. Attenzione: questa è una battaglia che tocca anche a chi non crede, a chi non ha la fede ma un senso di responsabilità nell'organizzazione della nostra società: difendere un istituto come la famiglia".

Bisogna tornare all'intervista a Don Farina per trovare un punto di vista religioso: Un esempio: «Il matrimonio è raro come la fede. Non è un unico modello: ben vengano allora i Dico, in uno stato laico, distinto dalla Chiesa. Il matrimonio cristiano è una testimonianza che vale in sé, fosse anche solo quella di tre persone su cento». E ha concluso provocatoriamente: «La Chiesa farebbe bene a consigliare dieci anni di convivenza prima di procedere al matrimonio»

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sole, luna (e stella)

soleluna
Buona parte dei visitatori saltuari di queste pagine, quelli che più o meno mi conoscono, lo sanno già. Ad altri, la cosa semplicemente non interessa. A quelli che rimangono, stretti tra la non-novità e l'indifferenza, annuncio pieno di felicità che Lucia ed io ci sposiamo. Succederà tutto il 5 maggio, qui a Roma. Io e la mia futura sposa abbiamo deciso di raccontare qualcosa dei preparativi in questo altro sitarello che prende a prestito i nomignoli un po' vezzosi con cui ci apostrofiamo nell'intimità.

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Ulli scappa!

Ulli Ginostra
Mentre lo Stromboli riprende a sbuffare imperioso, il pensiero corre a Ulli, giù a Ginostra (google conferma quanto il binomio ulli+ginostra sia quasi indissolubile). Non è che Ulli sia l'unico (assieme alla moglie e all'asino) abitante di quell'angolo remoto di Italia. Ma sicuramente anche questa volta, se mai lo farà, sarà l'ultimo ad andarsene. Buona fortuna Ulli, e che il vulcano te la mandi buona.


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3Reset

Ho abbozzato in questi giorni diversi post. Ma per mancanza di tempo, di ispirazione, o semplicemente perché non sentivo di avere molto da dire al riguardo (a questo poposito vedi un bellissimo post di leonardo) ho sempre lasciato perdere.

Avrei voluto fare il punto sul giro di boa globale riguardo al clima. Oggi Bersani vuole fare una lenzuolata verde, e la Cina dice di volersi convertire all'ecologia. Due sintomi -freschi di giornata- di un qualcosa di colossale che si sta muovendo nemmeno troppo sottopelle? e noi che cosa si fa? ed io? Reset! direbbe Grillo.

Avrei voluto scrivere di quello che é successo al calcio. Ma davvero non trovo le parole. La rabbia ed il disprezzo per questi assassini e per chi con loro é connivente (Carusame e Mattarresismi vari per intenderci) li lascio all'articolo di Merlo di oggi su Repubblica. Il barlume di speranza lo lascio alle parole di Amato di oggi, che dopo aver presentato misure decorose e doverose, chiede di prepararsi alle bordate delle società che puntualmente sono arrivate. Poi qualcuno parla di fascismo... Reset! direbbe Grillo.

Avrei voluto raccontarvi di un penoso seminario a cui ho partecipato in questi giorni passati. Mediocre nei contenuti (ma era nelle premesse) ma soprattutto nel setting. Una decina di vecchi tromboni, seduti ad un tavolo, la maggioranza dei quali non sapevano di cosa stessero parlando. Troppo in la con l'età forse per interessarsi veramente all'argomento. Ed in fondo all'aula decine di "giovani", chi cooptato controvoglia, chi desideroso di un certo presenzialismo con la domanda pierina pronta per far fare bella figura al "maestro", tutti comunque in rigorosa uniforme accademica. Colui che conduce la discussione che invita i "giovani" a limitarsi ad una breve e fugace domanda, alla fine, e se c'é tempo. Giovani virgolettati certo. Perché l'età media sarà stata di trent'anni. Un età che in altre epoche ed in altri ambienti rappresenterebbe il nucleo della maturità. Perché a trent'anni uno potrebbe anche avere famiglia. Perché a trenti'anni uno potrebbe avere anche un idea cristallina, originale e scientificamente valida e suffragata dell'argomento di cui i vecchi tromboni disquisiscono. Ma non sia mai. I "giovani" intervengano alla fine. Al più con delle domande. E se c'é tempo. Che comunque non hanno nulla da dire. I giovani. A setting to be reset!, direbbe sempre Grillo.

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Mancato compleanno

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Mi sono perso un'altro compleanno. Questa volta il compleanno di questo blog.

Un'anno ed un giorno orsono mi affacciavo alla ribalta di internet con le mie poche idee e sempre ben confuse. Uno degli ultimi arrivati certo. Visto che i blog sono in giro da almeno sei anni. Visto che ce ne sono in giro sessanta milioni, secondo Technorati. Nonostante gli accessi siano bassini. Nonostante i commenti di tanto in quanto languano. Nonostante costi fatica farlo. Nonostante...

Però mi ci sono affezionato. Mio padre mi ha sempre suggerito di tenere un diario. Peraltro di recente mi ha donato una copia del suo tenuta negli anni della mia infanzia (grazie ancora dad, un regalo bellissimo!) Io non l'ho mai fatto. Forse perché non ho mai afferrato l'idea che si potesse scrivere solo per se stessi (Forse perché non calcolavo la possibilità, un giorno, di donare il diario ad una persona cara, un figlio ad esempio). Ma il blog é diverso. E' un diario che gli altri possono leggere, e questo me lo ha reso più comprensibile ed appetibile. E' uno strumento per persone un po' egocentriche, ce lo hanno detto. Per persone che pensano di avere qualcosa di importante da dire, che pensano che ciò che le riguarda é in qualche modo rilevante per gli altri. Forse io sono un po' cosi ed é per questo che dopo un anno, bloggo ancora con piacere. Nonostante...

Questo per quanto riguarda il lato dell'offerta. Ma la domanda? Non so cosa spinge, più o meno regolarmente, tra le 15 e le 25 persone a passare di qui ogni giorno. Ovviamente ringrazio Lucia, Paola, papà, e conoscenti che passano di qui per solidarietà familiare. Per gli altri, giù il cappello, sono semplicemente onorato e lusingato.

Quelli che di blog se ne intendono, sostengono che il futuro é nei podcast e nei videocast stile youtube (di cui peraltro si fa grande uso anche da queste parti). Non credo che la mia strada porterà alla produzione di materiale multimediale di questo genere. Troppo sbattimento. Non ho ancora messo insieme le foto delle vacanze per intenderci. E poi l'altra strada per il futuro é nei blog tematici, sia il tema di esso qualche branca ristretta di una materia scientifica, sia esso un genere musicale semisconosciuto o una disquisizione dettagliata sugli aspetti della cucina etnica. Nemmeno questo so fare. In questo blog ci metto tutto quello che mi passa per la testa. Le cose di cui mi occupo, quelle di cui mi vorrei occupare. Quelle a proposito delle quali ho un pensiero vagante (peraltro sempre irrilevante e/o fuoriluogo). Anche, e perché no, gli affetti e le cose personali. Non ho nessun piano di specializzazione insomma. Ed i temerari che passano di qui dovranno ancora accontentarsi solo di poche idee, ma sono pronto a garantire che esse resteranno comunque ben confuse.

PS. Come leonardo, vi chiedo un piccolo regalo per questo compleanno: di segnalarmi se vi va, quale, dei post di questo primo anno vi ha incuriosito, impensierito, fatto incazzare; insomma, quale vi é piaciuto?


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Ben altri Safari

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Eccoci qui. Rientrati al campo base. Davanti a questo schermo e a questo browser, ma con in testa ben altri safari...

Presto seguiranno foto e filmini, per gli amici che si vorranno far tediare dalle immancabili foto delle vacanze... Estote Parati!

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Annuncio temporanea sospensione attività

Causa letargia post-natalizia; causa contro-sciopero giornalistico; causa riflessione ex-post messaggio papale; causa riflessione ex-ante messaggio presidenziale; causa attesa spasmodica venuta pressante signora befana; causa varia ed eventuale; le attività del presente blog sono sospese sino al 10 gennaio. Qualora qualcuno ci cercasse, provi a rintracciarci qui.

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Non si é più tornati a casa

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Dopo i numeri freddi e non eccessivamente confortanti della scorsa settimana, oggi finalmente si parla del volto umano dell'Erasmus.

C'é motivo per festeggiare. Sono 20 anni che il progetto dà l'occasione ai ragazzi d'Europa di muoversi. Un milione e mezzo di noi ha partecipato al programma. Ad un costo peraltro irrisorio per le finanze degli stati membri. Tutti noi che in Erasmus ci siamo andati, sappiamo che i 150 euro al mese che passa il convento, non sono davvero risolutori. Da accettate più che altro come il piccolo premio simbolico riconosciuto a chi si é buttato in questa bella avventura. Eppure i risultati sono enormi. Per le storie personali, con i tutto sommato grami vantaggi occupazionali ma soprattutto con le splendide esperienze di vita. Ma anche per le Storia con la s maiuscola; dal momento che attraverso l'Erasmus L'Unione Europea ha cresciuto milioni di convinti europeisti pronti a fare proseliti in una comunità che conta davvero pochi entusiasti di Bruxelles.

Insomma, é bello che si festeggi questa esperienza. É giusto che si facciano i bilanci economici sull'iniziativa. Ma é bello che la si celebri non soltanto alla luce dei freddi numeri degli uffici di collocamento. Perché nell'Erasmus si sono incrociati i tanti sentieri di ciascuno di questo milione e mezzo di studenti con la via maestra dell'integrazione Europea.

Che noi dall'Erasmus, non si é più tornati a casa.

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L'Erasmus e la scommessa della vita

AlmaLaurea fa un'indagine sugli studenti universitari che hanno fatto un'esperienza di studio all'estero. Gli Erasmus innanzitutto, ma non solo.

Il contributo di AlmaLaurea, mette in luce innanzitutto l'esiguità del numero dei laureati italiani coinvolti nella mobilità internazionale: poco più di 8 su cento hanno svolto un programma dell'Unione europea. Le mete più gettonate da chi parte sono la Spagna, seguita da Francia, Germania e Regno Unito. Chi partecipa ai programmi europei viene soprattutto dagli Atenei del nord-est e da un background famigliare culturalmente più elevato. E i vantaggi dal punto di vista occupazionale? Molto contenuti se confrontiamo chi ha partecipato a un programma Erasmus e chi invece non è mai partito. Diverso il confronto con chi ha compiuto un'esperienza su iniziativa personale: in questo caso il differenziale sale fino a 6,6 punti. I laureati Erasmus si possono consolare con lo stipendio: guadagnano l'11,3% in più dei loro colleghi che non sono stati all'estero.

Insomma... l'esperienza all'estero conta poco più di una gita di piacere e poco meno di un corso estivo di computer.

Peccato che lo studio non parli dell'umanità di un'esperienza di vita. Peccato non poter ridurre a fattori computabili il numero di amicizie solide nate e coltivate negli anni. Come aggregare le storie d'amore di ognuno per renderle variabili significative (statisticamente significative intendo). Impossibile quantificare la fatica di confrontarsi con la diversità, con un ambiente ostile al primo impatto perché altro rispetto a noi, con una lingua che fa da barriera invece che da ponte verso l'altro. A quale voce del curriculum ascrivere lo shock culturale, quello che poi ti apre la mente e non ti fa più tornare indietro.

Perché per me l'Erasmus é stato questo. Al di là del reddito più o meno alto nei confronti dei miei coetanei. Un giro di boa fondamentale che mi ha avviato lunga lo rotta che sto ancora percorrendo. Che mi ha fatto incontrare la compagna della mia vita. Che mi ha fatto incontrare altri importanti compagni di vita. Al di là del reddito. Dall'Erasmus non sono più tornato indietro. E la difficoltà di spiegare questo percorso umano ricco e tortuoso all'ipotetico padroncino datore di lavoro del nord-est potrà forse far sorgere dubbi sulla capacità del sistema Paese di apprezzare in misura adeguata il valore aggiunto conferito dalle esperienze di studi all'estero (AlmaLaurea), ma non mi potrà mai far cambiare idea sul fatto che, nella partita a carte con il destino che é la vita, l'Erasmus é stato l'azzardo più importante che abbia compiuto sino ad ora.

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Fai buon viaggio

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Mat@milan

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Eccoci. Comincia la nuova avventura milanese. Se passate da queste parti, fate un fischio. Io nel frattempo mi studio, diffidente ed incuriosito, la città.

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Giovani, carini e precarizzati

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Quando ho iniziato il dottorato, pensavo di stare varcando una soglia di un club prestigioso. Si, già allora la vita del dottorando era notoriamente un po' stracciona. Ma la sensazione era quella di fare un po' l'artista bohemien: un intellettuale senza molti soldi in tasca ma tutto dedito alla cultura e per questo rimirato dalle ragazzine. Ed invece... sul volgere del finale di questa storia durata tre anni, mi ritrovo ascritto d'ufficio alla categoria statistico-sociologica dei precari, in buona compagnia con co.co.pro, stagisti, operatori di call-center e pensionati con un secondo lavoretto. Ecco dove sono finite le mie ambizioni: sterilizzate dentro una definizione che non mi piace; eppure é vero, sono anche io un precario!
Oggi avrei quindi dovuto essere in piazza a manifestare il mio disagio. A far capire che sono, rappresento ed aspiro ad essere una bomba sociale. Avrei dovuto andarci a prendermi le condoglianze dei passanti: guarda poverini... sono i precari... Avrei dovuto andarci per tranquillizzare la mamma: Lucia stai calma, vedrai che adesso poi mi sistemo di sicuro.

Ed invece non ci sono andato: avevo da scrivere un pezzo per la rivista, giusto per arrotondare la borsa Miur!

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Se citare diventa reato

Da queste parti non si sono certo risparmiati negli ultimi mesi elogi e compiacimenti per le riforme introdotte prima dal decreto Bersani e poi da alcuni aspetti della finanziaria. Spronare il paese colpendo le sacche di privilegio, i piccoli e grandi monopoli, le ingiustizie fiscali, i guadagni privati fatti sui costi pubblici. Bersani e Visco, i due mastini a difesa di una certa idea del paese... Almeno cosi pensavamo. Non possiamo infatti tacere la delusione per aver visto come tra le strette maglie del duo liberale si é incuneata una lobby, che ha fatto breccia nella finanziaria.

Dallo scorso 3 ottobre in internet non si può più riportare il testo di un qualsiasi articolo tratto da un qualsiasi sito o giornale, pur citando la fonte. Lo dice l'art. 32 del decreto legge n. 262. Per poterlo fare occorre pagare un compenso all'editore. E se non lo si fa le sanzioni sono salatissime. [Giustizia e Libertà 194]

Ma di cosa stiamo parlando? Citando PeaceLink stiamo parlando ad esempio di"un gruppo missionario che raccoglie sul web articoli sulla guerra in Darfur. Un comitato di quartiere che vuole documentare uno scempio ambientale archiviando articoli della stampa locale. Un'associazione di persone colpite da una malattia rara che vuole mettere a disposizione di tutti una rassegna stampa sui progressi scientifici del settore. Un'associazione pacifista che vuole denunciare, con prove giornalistiche alla mano, crimini di guerra e violazioni dei diritti umani. A partire da domani tutti questi soggetti potrebbero essere costretti a pagare una "tassa sul macinato" alle associazioni degli editori per continuare a svolgere le loro attivita'."

Questa operazione, passata sotto silenzio, é ovviamente una marchetta fatta alla lobby degli editori. Con Mediaset/Mondadori, RCS e Repubblica/L'espresso in testa. Non che da queste parti si sia grandissimi esperti di intellectual property ma credo sia difficilmente dimostrabile che queste rassenge stampa, questi usi fair del diritto di autore, condotti anche nel nome del diritto ad informare di cui quegli stessi editori poi si avvalgono, rappresenti un danno economico a queste aziende di alcuna rilevanza o rappresentino un disincentivo all'investimento ed all'innovazione. Come per la storia dei diritti d'autore su Topolino, ancora una volta si piega il diritto di proprietá, che ricordiamolo é un'istituzione economica, non un diritto divino, alle esigenze del piú forte, alla sua capacitá di estrarre ulteriore extraprofitto dalla sua posizione di "monopolista per legge".

Gira un appello online, di cui dubitiamo si troverá traccia nei giornali del mattino o nei TG della sera, ma che forse, attraverso il battage dei blog e dei circuiti alternativi puó fermare questo decreto. Da queste parti lo si appoggia per almeno tre ragioni:
-Perché si é blogger, e capita di usare materiale con copyright, per far circolare idee e stimoli senza scopo di lucro (si chiamava fair use fino al 3 Ottobre, oggi forse si chiama reato)
-Perché per quel poco di economia che si capisce, non vi é nessuna inefficienza economica da chiudere con questo intervento, al contrario se ne allargano diverse (ad esempio i problemi di posizione dominante di alcuni gruppi editoriali)
-Perché se questo governo ha una chance di sopravvivere, é perché é diffusa nel paese uan forte aspettativa di lotta senza quartiere ai privilegi di cui sopra. Ma se ci si ferma davanti ai tassinari, e si arretra di fronte agli editori, non si é più credibili.

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A coloro che verranno (al dottorato)

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Con il mese prossimo finisce la mia borsa di dottorato. Per tre anni lo stato italiano mi ha passato qualche euro al mese con cui mi sono mantenuto dignitosamete. Erano troppi? erano pochi? mah.. la cifra é nota. 800 euro e qualche spicciolo al mese. Tutto sommato nemmeno scandalosamente bassa. Il problema della carriera accademica italiana non é che si parte da un livello basso. É piuttosto che non ci sono speranze di arrivare ad un livello molto alto. Insomma, forse sono piú gli 800 euro al mese per un dottorando nei suoi vent'anni spensierati che i 1700 euro di un associato nei suoi tardi trenta o quaranta con moglie e figli a carico.

Comunque, per i temerari giovani che si vogliono dedicare alla ricerca, riporto qui sotto il testo di un email girata sul forum dell'associazione dottorandi italiana.

[...] vi propongo un quadro sintetico di come è cambiata la cifra che finisce in tasca agli studenti di oggi. Lascio agli interessati le considerazioni sulle possibili azioni.

1) L'AUMENTO Grazie anche all'attività dell'ADI, nel 1998 la borsa di dottorato era stata aumentata in base al d.m. 11 settembre 1998 (Incremento dell'importo delle borse di dottorato di ricerca)

Art. 1 - L'importo delle borse per la frequenza ai corsi di dottorato di ricerca, è incrementato, per il 1998 del 23,08%; per il 1999 del 24,38%; per il 2000 del 2,76%. Pertanto, l'importo attualmente fissato in L.13.000.000 annui, viene determinato in L.16.000.000 per il 1998, in L.19.900.000 per il 1999 e in L.20.450.000 a decorrere dal 2000.

Art. 2 - Dal 1° gennaio 1999, le borse di studio in parola, sono assoggettate al versamento del contributo INPS a gestione separata, previsto dall'art.2 comma 26, primo periodo, della legge 335/95, così come modificato dall'art.59, comma 16, della legge 449/97, nella misura, per il 1999, dell'8% a carico dell'amministrazione e del 4% a carico del soggetto beneficiario e, a decorrere dal 2000, rispettivamente nella misura dell'8,3% e del 4,2%.

Valori 2000 (in euro)
borsa lorda: 880.13 euro
borsa netta: 843.16 euro (al netto del 4.2% per la gestione separata INPS)

2) LA GESTIONE SEPARATA INPS Dopo la sua introduzione, negli anni il contributo previdenziale è cresciuto (e questo in un certo senso è favorevole al dottorando perché così mette da parte qualche soldo per la pensione, se mai potrà servire). Sul sito dell'INPS si trova l'aumento: "dal 1° gennaio 2006, per coloro che non sono iscritti ad altra forma di previdenza obbligatoria, il contributo è pari al 18,20%, fino ad un reddito annuo di 39.297,00 euro..." Il contributo a carico del dottorando è 1/3: 6.07% (a fronte del 4.2% del 2000).

Quindi, malgrado la borsa lorda non sia cambiata dal 2000, l'importo netto che arriva in tasca al dottorando è diminuito: 826.73 euro (-16.43 euro)

3) LA SVALUTAZIONE. Esiste però l'inflazione e bisogna quindi considerare il valore attualizzato. L'ISTAT fornisce i coefficienti per aggiornare i valori al 2005
Anni Coefficienti
2000 1.1178
2001 1.0886
2 1.0628
3 1.0373
4 1.017
5 1

L'importo netto della borsa del 2000 (843.16 euro) corrisponde nel 2005 a 942.49 euro.

Complessivamente, oltre a una diminuzione dell'importo netto dovuta all'aumento del contributo previdenziale, se si riporta il valore del 2000 ad oggi (in realtà al 2005) si trova che la differenza è -115.75 euro! Insomma i dottorandi nel 2000 erano più ricchi di quelli odierni di circa il 12%.

L'ADI sta provando a portare avanti una campagna per l'aumento a 1000 euro per tutti a livello nazionale.

D'altra parte, come tutti sappiamo Trento è un'isola felice... pensate che in alcuni casi l'incremento della borsa viene proposto dall'alto! (o esiste già da anni come nel caso di ICT)

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Quasi quasi questa bella ragazza mi ha convinto a fare un MBA

Che ne dite? a me sembra convincente.... La ragazza mora sulla sinistra intendo....

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Esamificio Italia

Io non ho mai capito perché agli studenti universitari italiani venga concesso di riprovare in continuazione gli esami. Intendiamoci, non che io non ne abbia approfittato. Non che non fossi disposto a fare le barriccate per ottenere l'ennesimo appello o una nuova sessione. Anche se Trento per la veritá é sempre stata parca (due-tre sessioni con due appelli ciascuna). Ma ora che mi trovo indifferente e terzo, sospeso come sono tra l'aver finito di subire l'esame da studente e lungi ancora dal proporre l'esame in altra veste, posso addombrare l'assurditá del nostro sistema.

Se ne é accorto anche il professor John Hey che insegna, oltre che a York, anche in Italia alla Luiss. Qui mette a confronto l'esamificio italia con quache esempio straniero:

UN esame per corso all'anno e senza possibilitá di ripetere l'esame in caso di respingimento: Canada, United States
UN
esame per corso all'anno ed al massimo UNA possibilitá di ripetere l'esame in caso di respingimento: Denmark, France, Germany, Mexico, Switzerland, United Kingdom
UN
esame per corso all'anno ed al massimo DUE possibilitá di ripetere l'esame in caso di respingimento: Austria, The Netherlands
Fino a DIECI esami per corso all'anno con
quante si voglia possibilitá di ripetere l'esame in caso di respingimento: Italy

Forse il ministro Mussi potrebbe iniziare da qui con quel riformismo da cacciavite di cui parla spesso Prodi.

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la locanda dello scalco

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Io mi lamento sempre della ristorazione trentina. Chiunque abbia speso qualche giorno nella mia terra puó convenire facilmente sul fatto che é praticamente impossibile trovare una cucina e soprattutto un servizio all'altezza delle cose magnifiche che la regione offre in termini di bellezze naturali, artistiche ed anche rispetto all'ambizione di Trento di elevarsi sopra il suo rango naturale di sonnacchiosa cittá di provincia.

Ieri sera peró ho trovato finalmente un'eccezione.. C'erano due cose importanti da festeggiare; una di queste erano i trent'anni di matrimonio dei miei. Siamo andati in questo posto stupendo. Forse perché il gestore é cresciuto a Milano, forse perché il posto assomiglia molto ad un maniero toscano, ma l'esperienza é stata sublime sia per il palato che per il trattamento. Ho dato anche un'occhiata veloce alle camere raffinatissime; vi assicuro che questo é il posto dove passare qualche giorno in Trentino!
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Conversioni e riconciliazioni di comiato

Nell'ultima settimana d'America succedono cose...

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Conversione. Orfano per lunghi mesi della mia sfortunata Inter, quasi disgustato dai troppi successi recenti, che a memoria d'uomo non si ricorda un inter vincere coppa italia, scudetto e supercoppa nel giro di poche settimane, ho frettolosamente trasferito la mia fede sportiva in uno stadio di baseball. I red sox sono la vecchia inter del diamante. Squadra gloriosa, da sempre ai vertici. Chicosissima perché bostoniana. Costosissima perché fatta dei campioni piú blasonati. quelli che di solito l'anno prima avevano fatto vincere le proprie squadre di provenienza. Ma che l'anno dopo regolarmente si acciaccano. Sempre li li per vincere. Ma mai abbastanza cinica per concludere (tranne che nel 2004, dopo quasi 80 anni dall'ultima volta) Sempre succube degli odiati cugini newyorkesi, i cinici, spregiudicati, arrivisti e mezzi mafiosi yankees che, nell'immaginario della serie A sono quindi l'equivalente della somma di Juve e Milan: il peggio del peggio quindi.

Insomma, se il tifo é una religione, io ho abbandonato il monoteismo ed ora porto due squadre nel cuore. Di quella che usa palla, mazza e guantone, ed ha due calzini rossi come simbolo, non conosco nemmeno bene le regole dello sport che pratica, ma non importa; é l'aurea di interista d'america che me l'ha fatta amare al punto di dotarmi pure di cappellino.

Riconciliazione. Riconciliarsi con la grande mela. e non per via dell'altra mela che mi piace tanto. E nemmeno per il fatto che, da buon trentino, la mela mi ossessiona. Solo che la grande mela é davvero una cittá fantastica. E forse mi piacerebbe viverci per un po'. Chissá...

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Io c'ero

Io c'ero. Avete presente quando vi rendete conto d'improvviso di fare parte di una storia? Magari perché siete accanto a qualcuno famoso, magari perché vedete le telecamente del TG che riprendono quello affianco a voi. Magari perché siete in un luogo decantato in una storia importante. Ebbene. La mia attuale padrona di casa, sabato scorso, ha pubblicato sul New York Times un lungo pezzo, in cui, tra le altre cose... tra le altre cose...dice... dice... beh lo lascio dire a lei:

And at the kitchen sink, where I was washing the dinner dishes, he came up from behind and kissed me. And suddenly, just like in the movies, we were sliding along the counter with pots and pans tumbling and dishes crashing until we found ourselves in the living room on the big leather chair that had been given to me by a friend who’d found success in Hollywood and felt sorry for me — poor single-mom adjunct professor back in Connecticut.

Insomma: io c'ero. Nella stessa casa voglio dire. E diversi anni dopo. E peraltro non sono del tutto sicuro che la cosa mi faccia piacere. Insomma: sono comunque entrato nella storia. Di qualcun'altro.

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PS. Le foto sono originali. Cosi come la leather chair da cui scrivo...

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Sono un ragazzo fortunato

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Sono un ragazzo fortunato. Forse dovrei cominciare a darmi dell'uomo anche se non mi rassegno all'idea. Uno dei tanti motivi che corroborano questa mia certezza l'ho rinfrescato sabato pomeriggio passando qualche ora a Grumes con mia madre e poi al bait del zucherin con mio padre.

Con il passo lungo del montanaro, mio padre non si é mai prodigato a lungo nell'insegnarmi a parole quello che ha voluto trasmettermi. Ma é con la coerenza cristallina dell'azione, con la tenacia e cocciutaggine che ci si puó concedere quando si crede in valori profondi, con il passo leggero di quello che vuole portare a termine il lavoro, e poi sparire dietro le quinte, che mi ha trasmesso i suoi insegnamenti. L'onestá, la gratuitá e la dedizione alla propria comunitá che danno il senso alto della politica e della cittadinanza. Il silenzio come strumento, perché é facendo il vuoto nel chiasso che si percepiscono i rumori di fondo. Quella voglia di fare travolgente, che vede lontano e coinvolge sempre i molti che lo circondano nei suoi orizzonti. L'umiltá di provare sempre a mettersi nei panni degli altri per capirne le loro ragioni, senza peró cedere a compromessi con la propria coscienza per compiacerli.
Di mia madre ho capito da pochi anni il senso vero di molti suoi atteggiamenti di quando stavo crescendo. Che la mamma serve a svezzare i cuccioli, non ad impedirgli di crescere e prendere la loro strada. A distanza di anni, ora che noto la difficoltá di molti miei coetanei a prendere il largo, capisco che questo é stato il suo grande merito.

Di entrambi ammiro poi la semplicitá che si fa stile, quel minimalismo frugale che spoglia il quotidiano dei dettagli insignificanti. Quella passione per la mattina, con tutto il suo oro in bocca, e che non ci sia mai una domenica buttata via in poltrona.

Ora che sono uomo, e che sono un uomo diverso da loro (purtroppo per l'umanitá ) posso peró dire che quel poco di buono che mi porto appresso, lo devo in buona parte al loro esempio. É ironico peró, che uno debba andare tanto lontano con l'etá, con le distanze e con i "titoli" per accorgersi che l'educazione che l'ha formato di piú l'abbia ricevuta tanto vicino a casa e che quelle persone cosi familiari erano in realtá i migliori professori che uno potesse augurarsi.

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il rumore di fondo dell'esplosione primorndiale

É l'eco lontano che non accenna a spegnersi. ́́É il rumore di fondo dell'universo estivo italiano. ́É la sintesi perfetta del sentimento nazionale post-mondiale: orgoglio (per la vittora) e pregudizio (per gli scandali). Ed é emerso cosi come doveva emergere: dopo solo un paio di giorni di festeggiamenti, quasi che gli italiani fossero dei morigerati protestanti tutti dediti al ritorno al lavoro dopo la sbornia mondiale, e non fossero invece quelli che, quando la Roma vinse lo scudetto, fermarono la capitale per piú di una settimana. Eppure, se anche rientrati tutti nei ranghi, che ora c'é da fare crescere il PIL per far contento Padoa Schioppa, quel rumore di fondo rimane persistente a ricordarci che solo una settimana fa, ci siamo risvegliati campioni del mondo. Cittá che vai, paese che ti fermi, concerto che ascolti, birra che trangugi in un caldo pomeriggio italiano, appena il frastuono quotidiano indugia, appena la musica va in pausa e la radio manda la pubblicitá, riemerge il rumore di fondo...

po poro po po pooooo po...

Lo fischiettano i vecchi che giocano a carte al bar

po poro po po pooooo po...

Ne senti l'eco per i vicoli stretti delle vecchie cittá, quando a notte fonda, i ragazzi tornano a casa.

po poro po po pooooo po...

lo abbozzano con un giro di basso i musicisti per provare gli strumenti....

po poro po po pooooo po...

La stonano i bimbi, impegnati nei loro giochi da spiaggia

po poro po po pooooo po...

l'eco lungo della vittoria...il rumore di fondo lasciato dall'esplosione (pri)mondiale

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e i francesi ci rispettano...
che le balle ancora gli girano

gianne
Che cosa ci rende fieri, felici, sollevati e speranzosi oggi:

Felici. - Citando Paolo Conte: i francesi ci rispettano... che le balle ancora gli girano
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Ormai é comprovato: Prodi porta bene

Fieri. - I nostri che giocano sportivamente, sorridono e abbracciano gli avversari (un po' beffardi) e non commettono falli. I loro che sbroccano (vedi Zidane)
- Non solo i giocatori, ma tutto il paese che canta l'inno.
- La gente che festeggia, spernacchia i Francesi, ma senza l'altezzositá loro o la spocchia teutonica

Sollevati. - Ma ve lo immaginate Berlusconi presdelcons allo stadio a festeggiare il mondiale? Non ce ne saremmmo piú liberati. Io non sarei riuscito a festeggiare.

Speranzosi. - Se questa squadra é un po' lo specchio del paese, vorremmo vederci noi come loro. Testa bassa, umiltá, tanta fame di successo e fame di riconquistarsi un immagine pulita e di cui andare fieri. Prima di tutto con noi stessi.


...tra i francesi che si incazzano
e i giornali che svolazzano...

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Introversi di tutto il mondo, Unitevi!

Ma se, a 28 anni.... uno poi si scopre... un po' introverso?

Extroverts are energized by people, and wilt or fade when alone. They often seem bored by themselves, in both senses of the expression. Leave an extrovert alone for two minutes and he will reach for his cell phone. In contrast, after an hour or two of being socially "on," we introverts need to turn off and recharge. My own formula is roughly two hours alone for every hour of socializing. This isn't antisocial. It isn't a sign of depression. It does not call for medication. For introverts, to be alone with our thoughts is as restorative as sleeping, as nourishing as eating. Our motto: "I'm okay, you're okay—in small doses.

L'articolo completo su The Atlantic online.

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Verde America

Segnalo un articolo apparso sulla repubblica di oggi che analizza il nuovo trend ecologista su questa sponda dell'oceano di cui avevo parlato in questo post qualche giorno fa. Se non sono solo sensazioni o mode passeggere o wishful thinking, e se le grandi corporation non resisteranno come hanno sempre fatto ma invece si convertiranno al pensiero verde come qualcuna di loro comincia a fare, davvero puó essere la volta buona.

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Ciao Michelangeloooooo

Con grande trepidazione omaggiamo uno dei -mi riferiscono- lettori piú assidui di questo povero blog. Al quale abbiamo quindi doverosamente dedicato questa foto nel nostro recente viaggio a Toronto. Grande Michelangelo! Altre foto di Toronto e San Francisco sono online qui.

ciaomichelangelooo

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Ciampi, l'unico nonno che ci piace

La doverosa premessa é che il nostro presidente Carlo Azeglio Ciampi (86) ci piace molto. Ci piace come ha rianimato lo spirito del paese in un periodo tra i piú buii della sua storia. Ci piace la sua diffesa ad oltranza dell'antifascismo e dei valori democratici e repubblicani. Ci pace perché é un azionista, uno dei pochi ancora in vita. Ci pace il suo stile ma silente, ma mai assente.

Detto questo ci delude un paese che non puó davvero fare a meno di tirare in ballo una persona che lo ha servito per 60 anni della sua vita e che ora ambisce solo ad un pó di riposo. Non ci piace questa gerontocrazia,che riproduce se stessa, di cui siamo sicuri Ciampi é il primo a non volere fare parte. Ma davvero non si puó fare il presidente della repubblcia avendo meno di 75 anni?
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della primavera e dell'inverno, di Yale e di Harvard, del divertimento e dell'amicizia

Il weekend scorso sono venuti a trovarmi quattro cari amici, Manuela, Joel, Luca e Fabiana. Abbiamo trascorso un bellissimo weekend iniziato nel tepore primaverile a Yale e finito con la pioggia gelida ad Harvard. Nel mezzo abbiamo partyeggiato in Whitney Avenue e sono andato finalmente a Boston, dove ho rivisto gli amici Amber e Giorgio. Ed anche e balene al largo... Qui le foto..


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Ora e sempre resistenza!

resistenza

Lo avrai camerata Kesselring
Il monumento che pretendi da noi Italiani
Ma con che pietra si costruirà a deciderlo tocca a noi
Non coi sassi affumicati
Dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
Non colla terra dei cimiteri
Dove i nostri compagni giovinetti
Riposano in serenità
Non colla neve inviolata delle montagne
Che per due inverni ti sfidarono
Non colla primavera di queste valli
Che ti vide fuggire
Ma soltanto col silenzio dei torturati
Piú duro d'ogni macigno
Soltanto con la roccia di questo patto
Giurato fra uomini liberi
Che volontari s'adunarono
Per dignità non per odio
Decisi a riscattare
La vergogna e il terrore del mondo
Su queste strade se vorrai tornare
Ai nostri posti ci troverai
Morti e vivi collo stesso impegno
Popolo serrato intorno al monumento
Che si chiama
Ora e sempre resistenza!

-Piero Calamandrei-

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Ritorno a Yale

Sono tornato ieri a New Haven. Parte quindi la seconda parte di questa avventura americana...

Domani arriva il presidente Hu Jintao, della repubblica popolare Cinese, in visita a Yale. Giá, mentre da noi qualcuno straparla di bambini bolliti, qui invitano il presidente Cinese, per la prima volta in visita ufficiale negli Stati Uniti, a parlare all'universitá. E non certo per essere compiacenti, perché notoriamente gli Stati Uniti sono da anni in tensione con la Cina per motivi geopolitici, e soprattutto negli ambienti piú liberal non si perdonano alla Cina le ripetute e continue violazioni dei diritti umani. Ció detto, la superpotenza di oggi non rinuncia a cercare una relazione con la superpotenza di domani, mentre noi o inseguiamo i fantasmi del passato (il comunismo cinese) o vediamo nella Cina quasi solo esclusivamente una minaccia alle nostre povere esportazioni.
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Pesce d'aprile dell'Alitalia; ma da 24 ore non mi diverto

Ebbene si. Doveva succedere prima o poi. Ma ho come l'impressione che avendo scelto Alitalia per viaggiare, me la sia forse quasi cercata. Sono partito da New Haven ieri pomeriggio all'una e, 23 ore dopo, sono ancora nella reception di un albergo nella periferia (quella brutta) di New York. Partiró, se Dio vuole, nel tardo pomeriggio.

Il mio volo -l'AZ 611- cancellato. Motivo? Nessuno si sente particolarmente in dovere di offrire spiegazioni ne di scusarsi. Non che sapere il perché il Boeing 777 Alitalia non parte mentre decollano puntuali tutti i Lufthansa, Airfrance, e persino gli Airmarocco e Turkish airlines faccia una grande differenza. In ogni caso, il volo AZ611 risulta cancellato. I passeggeri dirottati sul volo del giorno dopo (non oso immaginare dove staranno visto che si sommeranno ai passeggeri di questa sera).

Ho visto tanti americani perplessi. Qualcuno quasi divertito, come se la cancellazione del volo fosse gia' la manifestazione del folklore del paese. Benvenuti in Italia: il paese dove nulla funziona come ci si aspetterebbe. Ho visto gli Italoamericani incazzati, perche' dopo anni di America, uno perde l'abitudine a certe cose. Ed ho visto molti Italiani amareggiati. Chi doveva vedere il fratello prima della sepoltura; chi doveva timbrare il cartellino il lunedi mattina; chi ha pochi giorni da passare con la propria famiglia; chi semplicemente e' stanco di avere sempre a che fare con l'incompetenza e l'arroganza di quei concittadini che prendono ala leggera le responsabilita' del proprio mestiere (salvo poi scioperare in massa e stracciarsi le vesti -come e' il caso dei dipendenti Alitalia- quando il posto é minacciato perché la compagnia é in perdita).

W l'Italia, W il bel paese....
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Rientro in Italia per cercare la primavera

Stanotte rientro nel bel Paese. ASpettando con ansia l'inizio della primavera il 10 Aprile. Chiudo la prima meta' dell'esperienza americana. Cosi ricca e bella so far...
Spero di avere l'occasione di rivedere tanti amici in questi giorni. A presto.
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Piccoli eventi deprimenti

Segnalo due piccole pagine web, pescate qua e la nella rete, che mi hanno fatto partire male la giornata.
La prima è un post di Ivan Scalfarotto sul suo blog. Si riferisce ad una pubblicità del silicone saratoga in onda sulle reti del bel paese. E' lo specchio di una nazione che scivola pericolosamente in dietro sul piano inclinato dell'emancipazione femminile. La domanda che si pone però fa male: dove sono le donne? perchè non esce un solo filo di voce di protesta? Viene in mente la frase di Eleanor Roosevelt: “Nobody can make you feel inferior without your consent.” Spiace dirlo, ma in questa Italia sembra che molte donne diano il proprio consenso al maschilismo più becero e retrogrado.

Il secondo scalino di depressione l'ho salito leggendo questo articolo di Repubblica. una donna straniera, residente e con permesso di soggiorno regolare (dimenticato a casa) viene sequestrata per una notte intera, umiliata e maltrattata dalla polizia di stato. Ma che Paese è questo? ma quale polizia abbiamo? Ovviamente nessuno di questi poliziotti dovrà mai rendere conto di questo episodio.

Furbetta, disonesta, squallida ed impunita. Ecco il ritratto di un paese al principio dell'anno 2006. Mi tiro su (si fa per dire) con le parole dell'ultimo libro di Curzio Maltese (milano non esiste) rubate da questo blog: "Forse la radice di tutto risiede nell'avversione sistematica verso il non mediocre" (p. 19). Si parla di merito, di diritti, di giovani, di mobilità sociale. In poche righe, il senso della sfida del 9 e del 10 di aprile. Che non è soltanto l'occasione decisiva per "mandare a casa" Berlusconi, ma anche per un profondo rinnovamento della società italiana. A partire da quella società che vuole rappresentarla e che per prima deve cambiare: la politica.
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Finisce un'altra settimana a Yale

Venerdi sera. Troppo tardi per mettermi a lavorare davvero e troppo presto per ripiegare lo schermo sulla tastiera. Racconto allora un paio di cose di questa mia settimana a Yale.

Mercoledì sera sono andato a fare un po' di manovalanza per il Journal of Regulation (JREG). Le riviste accademiche nelle law school americane sono gestite dagli studenti. Gli studenti ricevono gli articoli, decidono quali accettare, curano le revisioni e le correzioni e scrupolosamente verificano tutti i riferimenti e le citazioni. Per entrare nel gruppo che cura la rivista più prestigiosa, lo Yale Law Journal (YLJ), c’è una forte competizione che comincia un anno prima dell'effettiva entrata nella squadra della redazione. Il JREG è più di bocca buona e prende tutti i volontari (compreso il sottoscritto, figuratevi Winking). Ma perché gli studenti fanno la fila per partecipare? In fondo si tratta di un lavoro che consuma tempo, a tratti non particolarmente stimolante (trovare gli originali delle citazioni sui microfilm negli scantinati della biblioteca ad esempio) e non pagato. Eppure, i ragazzi lo fanno perché è prestigioso, perché da visibilità e perché è un asset in più sul curriculum. La mia personale motivazione per la verità era un'altra: volevo vedere come funzionava il meccanismo dall’interno, al fine di poter in futuro provare a piazzare qualche lavoro in una rivista di questo tipo.

Si può discutere a lungo su questo modello di rivista. Resta il fatto che qui gli studenti graduate (l’equivalente dei nostri studenti di laurea magistrale) decidono di cose vitali per i professori quali se pubblicare o meno i loro lavori. E sappiamo tutti quanto questo sia motivo di vita o di morte in un ambiente dove vige il publish or perish. Gli studenti fanno un lavoro meraviglioso e con grande entusiasmo: perdendo ore ed ore a reperire tutte le fonti citate; incrociando quanto citato con gli originali; controllando argomentazioni, dimostrazioni, fin’anche la grammatica e la formattazione. I prodotti che ne escono sono le riviste accademiche più prestigiose del mondo.

Come non pensare al ruolo subalterno ed apatico della maggioranza degli studenti nelle nostre università? Come non pensare a quanti anche nel mio dottorato non “gradiscono” e/o “apprezzano” troppa iniziativa da parte dei dottorandi?

La seconda cosa da riportare oggi, è la continuazione di un post precedente, in cui vi ho raccontato di Mr Camara, dei suoi scritti politically uncorrect di quando aveva 17 anni, e di come la sua domanda per l’accettazione di un suo lavoro nello YLJ abbia scatenato un pandemonio da queste parti. Oggi si è tenuto il simposio della rivista a cui ha partecipato anche Kiwi Camara. Ovviamente c’era attesa per vedere quale tipo di protesta avrebbe avuto luogo. Ed è stato cosi che metà dell’emiciclo si è alzato quando a preso la parola Camara ed è uscito dall’aula andando a discutere in una sessione parallela di disempowered voices in the legal accademia. E’ stata un’esperienza culturale interessante. Ma francamente una sceneggiata un po’ troppo esagerata. Questa è una società dove la segregazione è nei fatti, con i neri che fanno i lavori più umili, abitano in parti differenti della città, chiamano i figli con nomi diversi dai bianchi ed a volte viene il sospetto che persino parlino una lingua diversa. Forse qualcuno ha davvero pensato che la protesta scenografica di ieri fosse il principio; un modo per cominciare a risolvere il problema. Io ho avuto l’impressione che si sia voluto cominciare dalla fine!
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Tra una lezione e l'altra, capita che incontri Madeleine Albright

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Capita a Yale. Tra una lezione e l'altra, quando ancora non hai finito il panino della caffetteria, e ti sei scordato tutte le tue cose incustodite in biblioteca, capita che ti infili nella aula magna per vedere cosa succede e perchè si mobilita tutta quella gente. Vedi una faccia nota, presentata dal preside della Law School e scopri cosi che egli -Harold Hongju Koh- ha lavorato come special advisor proprio per quella donna al centro della scena. Ora ti ricordi chi è. Madeleine Albright, il segretario di stato dell'era Clinton, quando ancora il multilateralismo contava qualcosa, quando gli Stati Uniti negoziavano per l'adesione alla corte penale internazionale e i diritti umani erano presi un po' più seriamente. Ma che cosa ci fa a Yale? Tiene un discorso di innaugurazione per una borsa di studio, la Samuel and Ronnie Heyman Federal Public Service Fellowship.

Due parole sulla borsa innanzitutto. Perchè anche questa piccola storia contribuisce alla sensazione di ammirazione che mi prende ora. Il signor Samuel e la signora Ronnie Heyman, due ex studenti degli anni 60, fanno come molti in questo paese: si arricchiscono. Lavorano nel settore pubblico ed in quello privato, accumulano ricchezze e cominciano a restituirle. Mettendo i loro nomi in google, esce The Samuel and Ronnie Heyman Center on Corporate Governance,(1987 Cardozo Law School) il Samuel and Ronnie Heyman Center for Ethics (Duke University) e poi ovviamente queste borse di studio a Yale e chissà che altro. Faccio questa divagazione perchè non posso evitare di pensare quanto stride questa concezione del capitalismo con quella che si attavola alle riunioni di confindustria nel ventre molle del nord est dell'evasione fiscale e dell'antitstato....

Di nuovo alla Albright. Con il suo discorso incoraggia gli studenti di Yale (che al terzo anno possono tutti avere già un contratto in tasca da 120.000$ con qualche studio o banca d'affari) a considerare il lavoro in una posizione governativa statale o federale. Invita a farlo non per spirito di sacrificio, ma per l'ambizione di entrare nella amministrazione più potente del mondo, attraversarla fino ai suoi vertici ed uscirne a testa alta potendo dire di avere mantenuto l'integrità. Dice "il nostro DNA è al 95% uguale a quello dei topi; che cosa avete fatto oggi per sottolineare questa differenza? perchè se vi siete limitati a nutrirvi, comportarvi come qualcuno si aspettava che vi comportaste ed avete pestato la coda ad altri topi, allora questa differenza è davvero risibile".

Racconta di come è arrivata in America, scappando prima dai nazisti e poi dai comunisti nella sua Cecoslovacchia. Racconta di cosa vuol dire essere un emigrante e di come questo paese permette ad un emigrante, e per giunta donna, di arrivare al vertice dell'amministrazione. Lo racconta con un occhio di commozione verso quei messicani che si affollano alla frontiera, che muoiono nel deserto o nei camion frigoriferi. Quelli che arrivano in questo paese credendo nel sogno Americano. Perchè qui è vero che c'è un opportunità per tutti. E lo capisci dalla commozione di una anziana signora che si sente in colpa perchè il suo paese sempre più spesso tradisce quella speranza.

-E' un'ottimista o una pessimista?- Chiede qualcuno. Dice che è un'ottimista che si preoccupa molto. Un po' come l'America che sto' imparando a rispettare ed ammirare. Non è l'America dipinta sul volto di Bush certo, ma forse è proprio perchè Bush ha tradito quel'idea che molti hanno dell'America che è cosi odiato all'estero come in patria.

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Da Providence e Newport

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Piccola puntata a Providence, capitale del Rode Island, per rivedere il buon vecchio Stelios! Bella cittadina e bella università. Il giorno dopo, nonostante le calze di Alessio, abbiamo passato una meravigliosa giornata di inizio primavera a Newport, la Portofino de questialtri. Ecco un po' di foto...
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Cane Rabbioso

Cane Rabbioso è in libreria! Angelo Petrella (nella foto è quello con la birra), il mio grandissimo compagno di stanza al Collegio Santa Chiara a Siena, esce tra poco con il suo primo romanzo per la Meridiano Zero (la prima casa editrice in Italia per i romanzi noir). Con molto orgoglio confesso oggi di essere stato uno dei primissimi d aver letto e commentato il manoscritto. Quando mi chiese di leggerlo ero un po' scettico. Pensavo che solitamente gli scrittori falliti si danno allo studio ed all'insegnamento della letteratura, e per questo, visto che lui iniziava un dottorato, non poteva venirne fuori nulla di buono. D'altra parte sarebbe come pensare che io possa essere un buon manager. Escluderei l'ipotesi visto che sto facendo il dottorato in economia Winking

Ed invece mi sono ritrovato per le mani un piccolo ( ma solo perché nella forma di un romanzo breve) gioiello. La crudezza davvero innaudita dei personaggi. La storia surreale, eppure cosi familiare nella sua capacità di portare all'eccesso i tratti di questa Italia dove il cinismo e la crudeltà diventano i dettagli quotidiani delle storie di tutti. La prosa scarna, asciutta ed immediata. Insomma una storia che toglie il respiro ti lobotomizza i lombi, ti fracassa gli stinchi, ti spara la sostanza diritta nel cervelletto (ok...ok... volevo solo aggiungere un po' di pulp imitando lo stile del libro ma è evidente che non sono all'altezza Winking ). No al di la della battuta, cane rabbioso è un'opera prima eccezionale. vi posso per altro anticipare che le altre parti della trilogia di cui fa parte sono all'altezza di questa. E non vedo l'ora di mettere le mani sul nuovo romanzo a cui Angelo sta lavorando.

Mi raccomando quindi, andate in libreria comperatelo e regalatelo in quantità (non però a persone con meno di 18 anni o particolarmente prone a spaventarsi e/o scandalizzarsi). Se siete studenti come me, potete sempre scaricarlo dal mio sito dove ho provveduto a postarne il testo gratis...
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Sono solo vignette santo dio

Leggo in questo momento che l'ambasciata Danese in Siria è andata a fuoco. Il motivo? protesta contro le vignette satiriche che illustravano il profeta Maometto. Non è pazzesco? Credo che sia sotto gli occhi di tutti quanto sta andando male il rapporto con il mondo islamico. Tra le colpe occidentali c'è anche certo la pessima gestione dell'Iraq. Dalla decisione di andare in guerra a come viene gestita la ricostruzione. Però non possiamo retrocedere su questa vicenda delle vignette. E' pazzesco che ci facciamo mettere in croce, vediamo le nostre bandiere bruciate (si, vedere la bandiera Danese a fuoco mi fa lo stesso effetto che se fosse stata quella Italiana), le minacce di guerre e sfaceli e cosi via. Per delle vignette? Riporto dall'articolo di Magdi Allam del corriere del 3 febbraio:

"[..] Eppure i Fratelli musulmani dovrebbero sapere che la raffigurazione del profeta è sempre avvenuta nel corso della storia islamica. Se proprio non lo sapessero, vadano nel sito degli islamici riformatori e liberali e nel forum troveranno un link che rimanda a una voluminosa raccolti di ritratti su tela e in miniatura, nonché vignette satiriche sul profeta. A parte ciò, anche qualora i musulmani non dovessero ritrarre il loro profeta, perché mai dovrebbe essere vietato a un non musulmano? Infine per quale ragione ai musulmani è ampiamente concesso ritrarre vignette offensive dei cristiani e degli ebrei, senza che sia stata proclamata alcuna «guerra santa» contro l'insieme dell'islam, mentre tutto il mondo sarebbe tenuto a un particolare riguardo nei confronti della sensibilità dei musulmani? Addirittura, con una sconcertante logica, il ministro dell'Interno saudita ha ieri reiterato la richiesta di una condanna da parte del Vaticano. Ma l'Arabia Saudita si è mai scusata con il Vaticano per i tanti cristiani che sono stati sgozzati in Iraq, massacrati nel Sudan, perseguitati ovunque nei Paesi musulmani?"

Bene ha fatto il governo danese a non chiedere scusa. In questo momento mi sento Danese e vorrei che tutti gli stati dell'Unione si esprimessero nettamente a sostegno dei Danesi, e non presentando delle mezze scuse come il governo di sua Maestà, per compiacere i musulmani radicali che ha in patria (e che peraltro non gli hanno risparmiato le bombe del luglio 2005). Di che cosa dovremmo scusarci poi? di avere una stampa libera? di sapere ridere anche delle tragedie dei nostri tempi? di permettere a tanti musulmani di condurre una vta molto più libera, dignitosa e rispettabile in Europa piuttosto che nel medioriente?
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Primo febbraio. tutto regolare

Eccoci di nuovo. Beh devo dire che questo nuovo software rende le cose molto più semplici. Viene voglia di fare un post nel blog anche se non si ha niente da dire! potrei invece mettere alcune foto che ho scattato oggi nella courtyard della Law School. Che posto magnifico! Anzi meglio: immaginifico! Sembra davvero di stare dentro un film di Henry Potter.
Ecco qui le foto.

Comunque ridendo e scherzando mi avvio verso la terza settimana di permanenza qui. Il tempo vola. Già le giornate si fanno più lunghe e calde. Niente inverno del nordest quest'anno. Peccato. mi sarebbe in fondo piaciuto provare la sensazione di un inverno freddissimo, a venti sotto zero, come ci raccontano i telegiornali quando parlano delle bufere di neve a New York. Si vede che ci dovrò tornare insomma Winking
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Oggi vado online con il nuovo sito

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