Il blog, suo dì tardo traendo

Che cosa succede a questo blog? Da una produttività media di quasi un post per giorno conseguita nei giorni della giovinezza (si parla del 2006) si é arrivati all’anemica e stanca produzione di meno di un post al mese se si escludono attacchi livorosi contro l’inerme Trenitalia e facili e semplici battute da bar, buttate li giusto per oliare i feed rss prima che si arrugginiscano dl tutto.

La parabola di questo blog segue quella di milioni di altri blog e ricalca la traiettoria di miliardi di altre vicende umane e meno umane. Anzi, é la metafora stessa di ogni vicenda: essa nasce, cresce entusiasta, matura ed ad un certo punto comincia a trascinarsi stanca verso la vecchiaia. Ma se fosse così ignobile, questa piccola storia, perché scriverne? Non so se in fondo sia importante. Anzi credo non lo sia proprio ma credo di dover dire delle cose, circa lo stato di questo blog, prima di tutto a me stesso. Ho delle giustificazioni da darmi. Forse raccontandomele finirò finalmente di credervi.

Prima di tutto parto con il notare che c’è molta stanchezza nell’aria. Dei 20-30 blog di cui seguo i feed-rss, ho notato che una buona metà hanno sensibilmente rallentato la pubblicazione se non addirittura l’hanno praticamente sospesa. Ok, il campione non é significativo perché troppo piccolo e non rappresentativo perché selezionato in base ai miei gusti. Però é un dato di fatto. Alcune delle persone che amo leggere, e quindi con le quali -desumo- ho una certa affinità, ultimamente approcciano stancamente la tastiera. Vedi due esempi: Antonio Nicita e SuzukiMaruti.

Con loro credo di condividere una certa stanchezza verso l’argomento “politica” che é stato forse il singolo filone dominante di questo blog. Perse miseramente le elezioni, una volta vista l’onda lunga della destra riempire i bacini di allagamento della politica italiana non mi é restato che tirare i remi in barca, augurare al vincitore buone cose ed augurare a me stesso ed al mio paese che le buone cose del vincitore coincidessero con le buone cose dell’interesse generale. Purtroppo é bastato pochissimo per frustrare questa speranza. Un governo di puttanieri e puttane (e non mi riferisco necessariamente alla compagine femminile) che -solo per limitarmi ai fatti del giorno- paga il prezzo del suo successo siciliano alla mafia riducendo il 41-bis a molti mafiosi e -unica nazione nel G8, ma probabilmente unica tra le democrazie- é morbido con il regime di Mugabe. Però mi fermo qui. Davvero. La stanchezza é tale che mi impedisce di infierire su questo miserrimo governo. Non ne sento l’esigenza, forse perché mi sembra -politicamente- che sia tutto così ineluttabile. Non poteva andare diversamente in fondo. Solo posso dire di essere stato idiota io a sperare, per poco tempo, che tutto questo non fosse già scritto. Ed allora via dalla politica. Per ora. Presto sono sicuro tornerà la passione civile, ma per ora prevale il distacco, figlio del disgusto e della disillusione. E con il distacco, ovviamente, manca molto materiale di cui scrivere.

La fuga dal pubblico inevitabilmente conduce al privato, e per fortuna in quest’ambito, la vita non é mai stata così generosa nei suoi frutti come in questa stagione. Che la famiglia riempie le giornate: la leggerezza di Lucia, i sorrisi di Leonardo e la bellezza di Chiara danno un senso compiuto alle cose. Un senso che però, per pudicizia, o forse semplice incapacità, ho sempre avuto difficoltà a raccontare in questa forma pubblica del blog.

Ma c’è infine un altro elemento che forse spiega il dì tardo traendo di questo blog. Me ne sono reso conto scrivendo queste righe. E’ che da qualche mese mi pongo sempre più spesso delle domande su chi legga questo blog. Potrebbe essere qualcuno a cui sto chiedendo una borsa di studio, un posto di lavoro, una lettera di referenza e che si informa sul mio conto. Magari ci trova cose che gli piacciono, o magari no. E’ un comportamento ovvio. In fondo é più o meno quello che io faccio riguardo molte persone che incontro per i più svariati motivi: sguinzaglio il segugio google a caccia del loro nome per la rete, mi leggo qualcosa delle loro tracce se esistono (e se non esistono ormai lo considero un brutto segno) e formulo dei (pre)giudizi in base a quanto letto.

Niente di male quindi. Solo che questo pensiero in qualche modo mi inibisce. E la cosa rimarchevole é che questo pensiero non mi apparteneva fino a qualche mese fa. Mi sentivo più libero di scrivere quello che mi passava per la testa, senza l’ombra di alcun potenziale “datore di reddito” là fuori a farmi le pulci. Qualche mese fa. Cioè più o meno quando ho conseguito il dottorato. Ecco. Forse é finito quel tempo di giovinezza. Forse non ci sono più le condizioni di quei tre anni di borsa di studio che hanno fatto da scudo alla libertà di studio e ricerca ed anche e soprattutto alla spensieratezza che ha attraversato i post di questo blog fino ad ora.

Oddio l’ho detto: ma davvero mi autocensuro per l’incertezza che aleggia nel mio futuro post dottorato? Vi/mi lascio con questo dubbio, in attesa di ritrovare le motivazioni per tornare a scrivere con più continuità.

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Brava, ha raddrizzato la schiena

Gentile Sandra,

cara figlioula, vedo che ha cambiato idea, e soprattutto constato ancora più felicemente che ha preso una decisione. Ne sono davvero contento. Vedrà che è la decisione giusta e che non se ne pentirà. Come le ho già scritto, avrei difeso la Sua scelta anche se avesse preso la decisione opposta, purché di decisione responsabile si fosse trattato. Decisione di cui lei porta la responsabilità, di cui gode le gioie e soffre i dolori, senza attribuirne il peso ad altri. Così fanno le persone veramente adulte, e così oggi ha fatto lei.

Mi piace pensare che almeno un poco, al suo aver deciso, abbia contribuito anche la rigida ancorché paterna risposta che le ho indirizzato. Come il padre che è sempre lacerato nel trovare il giusto equilibrio tra tenerezza e fermezza, cosiì anch'io ho tentennato nell'opporle -questa volta- una richiesta ferma di trovare in se le forze per affrontare la situazione. Sono davvero felice che Lei abbia accettato la sfida. Le difficoltà ora non mancheranno -e nel caso emergano, non esiti a chiedere aiuto-, ma serenamente credo che non si pentirà mai di aver infine deciso di raddrizzare la schiena e di aver gettato lo sguardo carico di speranza verso il futuro.

Con affetto paterno, Suo
Giorgio Napolitano*


**anche in questa circostanza è bene mettere per iscritto che tale risposta è solo farina del sacco dell'autore di questo blog
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Ora e sempre resistenza!

resistenza

Lo avrai camerata Kesselring
Il monumento che pretendi da noi Italiani
Ma con che pietra si costruirà a deciderlo tocca a noi
Non coi sassi affumicati
Dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
Non colla terra dei cimiteri
Dove i nostri compagni giovinetti
Riposano in serenità
Non colla neve inviolata delle montagne
Che per due inverni ti sfidarono
Non colla primavera di queste valli
Che ti vide fuggire
Ma soltanto col silenzio dei torturati
Piú duro d'ogni macigno
Soltanto con la roccia di questo patto
Giurato fra uomini liberi
Che volontari s'adunarono
Per dignità non per odio
Decisi a riscattare
La vergogna e il terrore del mondo
Su queste strade se vorrai tornare
Ai nostri posti ci troverai
Morti e vivi collo stesso impegno
Popolo serrato intorno al monumento
Che si chiama
Ora e sempre resistenza!

-Piero Calamandrei-


È un 25 aprile particolare questo. Segue di nemmeno due settimane la svolta a destra del paese a cui abbiamo assistito. Lo ricordo, il 25 Aprile del 2001. Lo scoprii quell'anno, il 25 Aprile. Allora la reazione al ritorno di Berlusconi fu forte; fu forte in me e la vidi forte nel paese. Ci fu un ritorno ai valori della resistenza come medicina al berlusconismo culturale ancora prima che politico. Quest'anno sembra diverso. Non so, mi sembra ci sia calma piatta. Non si colgono ancora le tracce di un'opposizione che si riorganizza intorno alla memoria comune che ci appartiene. Ma forse é giusto che sia così. Forse perché la batosta é -a questo giro- epocale; mentre allora perdemmo di un soffio e la voglia di rivalsa era forte. Ora regna lo sconforto, anche per il futuro prossimo venturo. O forse perché un epoca é definitivamente passata e cinque anni già passati con Berlusconi ci hanno restituito un paese mal gestito, ma per fortuna non il regime neo-fascista che temevamo. E sarà cosi anche questa volta: mentre auspichiamo che la destra farà le riforme necessarie, dobbiamo riconoscere in cuor nostro che dubitiamo che ne sarà capace e confessiamo che semplicemente ci limitiamo a sperare che non combini troppi danni. Ma se l cose stanno così, la Resistenza ed il 25 Aprile possono finire di fare la maldestra stampella all'opposizione politica contro il governo in carica. Non é loro compito. A Berlusconi deve fare opposizione il PD. Sui fatti. E sapendo che ci sono cose, siano meriti o colpe, siano responsabilità o progetti che comunque condividiamo al di là di tutto.

Ed allora la Resistenza deve tornare ad essere la festa di tutti, la celebrazione della fine della dittatura fascista italiana, che ci ha restituito la democrazia ed il coraggio di guardarci allo specchio perché in fondo, e nonostante il vasto sostegno al regime del ventennio, il popolo italiano, nei due freddi inverni, é salito in montagna ed ha combattuto il nazifascismo. Perché la Resistenza sia per tutti quel patto giurato fra uomini liberi, che volontari s'adunarono, per dignità non per odio, decisi a riscattare la vergogna e il terrore del mondo. Siamo un paese all'altezza di onorare questo patto?
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MR intervista Dr MR

Allora, é andata?
Giah! cosi sembra. Anche se tecnicamente credo ci voglia ancora qualche giorno e qualche ulteriore formalità.


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Il più piccolo dei numeri Giuga

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Già, sembra che il 30 sia il più piccolo dei numeri Giuga. E' inoltre un numero di Harshad ed anche -pensate- il più piccolo dei numeri sfenici. Insomma non mancano certo i motivi per ritenere il 30 un numero con un certo karma, un'aurea esoterica, un'afflato di magia.... Sarà per una di queste diverse r ben fondate ragioni che mi fa un po' impressione scoprirmi stamattina un involontario trentenne?
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E la famiglia? sta bene grazie...

CFB966
Su questo numero dell'Economist c'é un bel pezzo su dove va la famiglia in America. La fotografia é interessante e riflette a modo suo l'aumento delle disparità che si registra in tanti indicatori in giro per quel paese:

-I divorzi. Tra la fascia di popolazione più educata (laurea) la percentuale di divorzi a dieci anni dal matrimonio é crollata dal 29% della fine degli anni 70 al 16% degli anni 90. Tra coloro che non hanno finito la scuola dell'obbligo, nello stesso periodo, la percentuale é aumentata dal 38% al 46%.

I figli. I figli che vivono con i due genitori biolgici, o comunque in un nucleo stabile e non bellicoso, sono definiti socialized for success. Vanno meglio a scuola, hanno più probabilità di finire il college, ed hanno più probabilità a loro volta di fondare una famiglia stabile e perpetuare il circolo virtuoso.

Il successo economico. La famiglia é un affare per i coniugi e per i loro figli. La famiglia come istituzione economica funziona egregiamente: induce ad una specializzazione produttiva (la divisone banale se volete tra chi fa il bucato e chi rasa l'erba) induce i genitori maschi ad incrementare la produttività, permette economie di scala e di scopo ad esempio sulla condivisione di costi fissi quali la casa. Infine la promessa di restare insieme fin che morte non ci separi é un buon meccanismo assicurativo contro gli accidenti dell'esistenza. Queste ed altre ipotesi contribuiscono a spiegare quello che nei numeri é un'evidenza lampante: le famiglie stabili sono più ricche ed i figli cresciuti in famiglie con entrambi i genitori biologici sono di gran lunga meno esposti alla povertà ed hanno a loro volta maggiori probabilità di replicare le loro fortune.

L'articolo parla a noi, che ci siamo sposati da poco, suggerendoci molte cose. Ma parla anche al nostro paese lacerato dalla discussione sulla famiglia, discussione arenata lungo fratture ideologiche e che difficilmente si confronta con i numeri e le analisi fredde dell'economia.

Innanzitutto il pezzo dà ragione a quanti sostengono che la famiglia é centrale all'organizzazione della società. Ma lasciando da parte il diritto naturale, qui si parla di come la famiglia possa permettere di sopravvivere meglio alle asperità della vita, anche attraverso la sua capacità di produrre, difendere e trasmettere ai figli la ricchezza e creare infine quella rete di relazioni che, unite al benessere economico, sono la chiave del perseguimento della felicità.

Ce ne é abbastanza per innalzare le bandiere del family day, per affiggere i manifesti populisti "Dio, patria e famiglia" o per recitare gli anatemi del papa Ratzingher? Io credo di no.

Quello che il pezzo realmente ci dice é che, a 30 anni dalle leggi sul divorzio, 30 anni per la famiglia vissuti pericolosamente sull'orlo della marginalità ed in profonda evoluzione, l'istituzione famiglia si sta selezionando. Per le elites della società, le persone più educate e benestanti, l'istituzione famiglia si sta rivelando una scommessa vincente in quanto generatrice di discendenza, di benessere, ed in ultima analisi di felicità. Per altre fasce sociali l'istituzione famiglia é ancora in crisi, come lo era allora. Non dobbiamo infatti mai dimenticare come si é arrivati alle leggi sul divorzio: una dolorosa fuoriuscita per le donne imprigionate nelle gabbie opprimenti e spesso violente delle famiglie patriarcali. Una volta aperta la valvola di sfogo del divorzio, l'istituzione famiglia come, era allora, é scoppiata. E meno male. Il passaggio é quindi stato dal mondo delle famiglie che assomigliavano ad una gabbia, a quello attuale nel quale, almeno per i più fortunati, la famiglia é l'orizzonte della felicità perché scelta libera e consapevole di mutua fedeltà, assistenza, appoggio ed investimento. La famiglia: da limite all'emancipazione femminile, a possibilità di felicità per entrambi i coniugi.

Nessuno (diciamo quasi nessuno) nega che questa sia la famiglia che vogliamo prendere a modello. Dirò di più: questo modello é quello che lo stato, con gli strumenti adeguati deve promuovere: convivenze stabili, durature ed ufficializzate, se non proprio consacrate. A questo modello lo stato deve dedicare le proprie risorse, siano esse per la prima casa, per gli asili nido, e per altri interventi di welfare. Per coerenza a questo modello, nel momento dell'elargizione dei fondi, lo stato deve favorire questi nuclei ad altri che non siano di medesimo valore sociale, quali le coppie di fatto (meno stabili) o le unioni omosessuali (che non hanno funzione riproduttiva ne quindi i costi collegati).

Detto questo, lo stato non deve dimenticare chi questa consapevolezza non l'ha ancora maturata oppure chi ha orientamenti sessuali non riproduttivi ed offrire a questi il conforto delle tutele legali che possano contribuire ad appianare le asprezze della vita. Certo, va da se, sarebbe auspicabile che una coppia di fatto, magari con prole, decidesse liberamente e convintamente di sposarsi e di perseguire quel modello di cui parla l'economist basato su una relazione stabile, paritaria, benestante ed aperta alla vita. Ma se questa coppia non riesce a vederne gli -a questo punto innegabiil, almeno nella media dei casi- vantaggi, non é certo forzando le persone dentro quegli antichi modelli di cui ci siamo liberati che si promuove il bene, della coppia, dei figli, e della società tutta intera.

Ecco perché non sono andato al family day. Ci sarei voluto andare per sostenere la messa al centro delle politiche di welfare del modello di famiglia istituzionalizzato attraverso il matrimonio. Non ci sarei andato perché era percepibile il tratto discriminatorio della minifestazione, che tendeva a negare cittadinanza agli stili di chi fuoriuscito da un vecchio ed oppressivo modello di famiglia, non ha ancora trovato quello nuovo. ́É con l'esempio, non con la legge che si convince e (per chi ci crede) si converte.

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Il family day di domani

locandina_familyday
Al family day di domani noi non ci andiamo. Per due ragioni: la prima è che questa sera partiamo per la nostra piccola ma dolce e tanto attesa luna di miele. E scusate se vi sembra un motivo futile. La seconda perchè condividiamo in pieno le parole espresse da questa comunità parrocchiale di Catania.

Io e Lucia siamo sposati da meno di una settimana. In chiesa. Convintamente. Abbiamo voluto scambiarci le nostre promesse non solo davanti alla comunità degli uomini, rappresentata da mio papà che ci ha letto gli articoli del codice civile che ci impegnamo a rispettare, ma anche al cospetto di Dio, in cui crediamo e che preghiamo di accompagnarci fino alla fine. Se lo abbiamo fatto è perchè crediamo nel valore della famiglia, nella sua centralità educativa, nel suo essere fondamento saldo di ogni possibile costruzione sociale. A costruire una famiglia abbiamo dedicato il nostro impegno. Ma condividiamo le loro parole quando dicono:

- Il valore della famiglia si difende testimoniandolo, giorno per giorno, nella vita.
- La difesa dei valori cristiani non può essere affidata alla politica, alle leggi dello stato, ma alla forza dello Spirito Santo, a Lui aprendo la porta della nostra anima e della nostra vita.
- Le scelte di coloro, che la pensano diversamente da noi hanno uguale diritto di esistere e di essere rispettate.
- Il cristiano si sente vicino a tutte quelle donne e quegli uomini che, nelle loro concrete condizioni di vita, aspirano ad essere tutelati da una regolamentazione che assicuri loro sicurezza e serenità.

Per questo noi domani non saremo a San Giovanni (e non certo perchè saremo già arrivati a destinazione quiWinking )

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Domani mi sposo

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Domani mi sposo. Lo diceva anche Jerry Calà in un non certo memorabile film del 1984. Questa la trama: Nelle 24 ore prima del matrimonio di Jerry con Susy cosa non potrà mai succedere? Di tutto, naturalmente! Mentre fervono i preparativi del matrimonio, nella mente di Jerry riaffiorano i ricordi dei suoi precedenti amori, in particolare quello di Simona che, già sposata, vorrebbe comunque fuggire con lui. Gli amici, in occasione dell'addio al celibato gli "regalano", per quell'ultima notte da scapolo una donna, Rita che però da amante e confidente notturna finisce anch'essa con l'innamorarsi di Jerry. Dopo una serie interminabile di ulteriori alterne vicende, che sembrano compromettere definitivamente il matrimonio. Jerry e Susy si ritrovano alla fine per scambiarsi il loro "sì", nel duomo di Mantova, sotto gli occhi anche di Simona e di Rita.

Una tragicommedia insomma

C'é poi una canzone di Daniele Silvestri con lo stesso soggetto. Domani mi sposo. Con sottofondo di campane a festa, una voce rotta dalla tristezza racconta il seguente testo tragicomico:

Domani mi sposo, ne sono felice,
si sente dal tono con cui lo si dice
una piccola chiesa alle undici e venti
hanno deciso ogni cosa i suoi amici e i parenti.
Lei sarà così vicino a me che ne potrò sentire l'alito pesante
che in un solo istante mi travolgerà
sarà così vicino a me che non potrò non apprezzare
il forte odore che proviene dai suoi piedi
credimi
è bella, è bella, è bella, è bella, è bella tua sorella ma lei no
lei però la sposerò.

Della vigilia del matrimonio quindi, non se ne parla molto bene nella letteratura (ammesso e non concesso che Jerry e Daniele rientrino nel novero dei letterati). Ed io? Che dire di questa mia vigilia? Di come la sto trascorrendo?

Tranquillo non proprio... Sto cercando di rintracciare i vini per il ricevimento dispersi non si sa dove; facendo gli ultimi aggiustamenti ai tavoli; le ultime cose da acquistare; il meteo da studiare accuratamente; i regali che arrivano; i parenti ed amici in arrivo a Roma; gli ultimi ritocchi dal barbiere (per me) ed estetista (per lucia) e molte altre piccoli dettagli.

Poi ci sono le prove di memoria per le parti della cerimonia: Io Matteo, prendo te... ah no... non é cosi....Vuoi tu Lucia.... Accetti questo anello?... Vuoi sposarmi?... insomma come avete capito ho ancora molto da studiare...

Non é una giornata tranquilla quindi, ma senz'altro serena. Domani sarà un bellissimo giorno. Domani mi sposo.
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This is the reason of the end

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Qualche settimana fa, avevo pianto qui la misteriosa fine del mio ibook. Dopo una mia personalissima ed incompetente autopsia avevo iscritto il decesso alla categoria delle cause sconosciute e misteriose. Degli X-files. Oggi scopro di che si tratta. Peccato che nel frattempo il mio ibook sia andato già verso i suoi campi elisi.

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Ora e sempre resistenza!

resistenza

Lo avrai camerata Kesselring
Il monumento che pretendi da noi Italiani
Ma con che pietra si costruirà a deciderlo tocca a noi
Non coi sassi affumicati
Dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
Non colla terra dei cimiteri
Dove i nostri compagni giovinetti
Riposano in serenità
Non colla neve inviolata delle montagne
Che per due inverni ti sfidarono
Non colla primavera di queste valli
Che ti vide fuggire
Ma soltanto col silenzio dei torturati
Piú duro d'ogni macigno
Soltanto con la roccia di questo patto
Giurato fra uomini liberi
Che volontari s'adunarono
Per dignità non per odio
Decisi a riscattare
La vergogna e il terrore del mondo
Su queste strade se vorrai tornare
Ai nostri posti ci troverai
Morti e vivi collo stesso impegno
Popolo serrato intorno al monumento
Che si chiama
Ora e sempre resistenza!

-Piero Calamandrei-

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DS e Margherita si sposano (anche loro...)

Che bello! che emozione! Oggi si sono sposati DS e Margherita. É il periodo degli sposalizzi. Tra due settimane questo ad esempio. Ma fermiamoci al matrimonio di questo weekend. É stato davvero emozionante, almeno io l'ho trovato tale. Commuovente, coraggioso. Insomma, due nobili casati, con generazioni di tradizione alle spalle. Con forti memorie e storie da raccontare. Con diversi album di ritratti di famiglia. Persino con echi di lontane battaglie combattute su fronti opposti. Con sensibilità diverse, con identità che non coincidono. Ma in fondo questa é l'alchimia necessaria per costruire un matrimonio destinato a non sciogliersi mai più. Perché -almeno cosi la penso- la diversità é necessaria per rendere curioso ed interessante l'incontro, perché forse il matrimonio stesso avrebbe meno senso se non fosse per quella complementarietà che fa una completezza a partire dalla somma delle diversità.

Ed evangelicamente oggi, DS e Margherita si fanno seme e muoiono, per rinascere frutto, uniti nello sposalizio del partito democratico.

PS: dite che sta storia del matrimonio mi sta dando un po' alla testa?

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L'anno prima

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Repubblica raccoglie le foto dei lettori del 1977. Che anno sarà stato il 1977? Da leggerselo su wikipedia. Grandi ricordi di mio non ne ho, anche perché é l'anno prima che nascessi. Ma tant´é. Le foto sono molto belle. Sono un tuffo in un passato che non mi appartiene ma di cui in qualche modo sento nostalgia. Come se lo stessi vivendo in quel periodo nel pancione. Comunque di queste foto saltano agli occhi alcune cose:

-Di 129 foto, ho individuato una sola persona grassa. Per il resto, tutti fisici asciutti, da dopoguerra. Guardatele, fanno impressione. Quasi che siano un altro popolo e non italiani di trent'anni prima. Secchi ed asciutti, come di ragazzi cresciuti a pane e salame, all'aria aperta e giocando a pallone negli oratori. Nessuna pelle iperidratata o gonfiori da carne agli ormoni che vedo nelle foto dei nostri giorni.

-Le poche foto di esterni raccontano di un paese meno antropizzato. Dove puoi fotografare una macchina in spiaggia senza inquadrare ombrelloni, ville, gassificatori o yacht al largo.

-Le fotografie di gruppo raccontano di una gioventú che socializza a suon di pane e politica. Giusto o sbagliato che sia, quel pugno chiuso é quasi il comune denominatore di tutte le foto. Dello stare insieme all'università, nella piazza, nei viaggi che portano all'Afghanistan di allora.

Ditemi voi se si può avere nostalgia di un momento mai vissuto?

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post weekend

Post-weekend. Che non significa dopo-fine-settimana, ma piuttosto i pezzi che avrei messo sul blog negli ultimi giorni se avessi avuto qualche minuto in più. Se mi fossi alzato prima. Se avessi tirato tardi.
Se non fossi andato a messa o a correre al parco. Ecco i tre post che avrei voluto scrivere questo weekend.
Un voto per la vita

A distanza di un anno e mezzo dal referendum sulla legge 40 abbiamo i primi dati sulle fecondazioni assistite in Italia.
- numero di gravidanze portate a termine in casi di infertilità maschile: -10%
- numero di gravidanze portate a termine da donne con più di 35 anni:
-5/10%
- in caso di impianto coatto di tutti e tre gli embrioni: parti gemellari
+8%, parti trigemellari +9%
- percentuale di aborti:
+6%
- percentuale di coppie italiane fecondate all'estero:
+15% (naturalmente solo quelle che possono permettersi viaggi e lunghi soggiorni all'estero)

Al di là della
pruderie sulla legittimità o meno di manipolare gli embrioni, io contestavo allora come a maggior ragione contesto oggi quella campagna mediatica contro il referendumo sotto gli slogan della parola vita. L'astensione al referendum doveva essere un non-voto per la vita e tutto l'armamentario teorico era ovviamente di "scienza & vita". Il risultato della legge 40 è che c'è stato un sensibile calo di "vita" in termini quantitiativi, un aumento di aborti e persino un ritorno al congelamento degli embrioni. Da che parte stavano allora le ragioni della vita?
Continue Pannellate

Dopo il mio post un po'
perplesso sui risultati del consiglio europeo della scorsa settimana, mi sono dovuto ricredere. L'accordo portato a casa dalla leadership tedesca di questo semestre europeo è sostanzioso, e finalmente fa dll'istanza ambientale e sostenibile un orizzonte politico ideale ma praticabile, come avevamo auspicato. Vengono dal governo Merkel, che se non proprio di destra, non si può certo definire di sinistra. Attenta sinistra, che ti fai sfilare l'argomento politico del futuro da sotto il naso e ti condanni a perderne la paternità. Peraltro i risultati del vertice hanno trovato spazio limitato sulla stampa italiana. Forse le cose più interessanti si trovano sul Sole24Ore qui e qui.
Weekend sportivo

Dopo il Rugby; dopo la Ducati che passa la Yamaha come se corresse con una 250 contro le 125, chiudiamo il weekend con l'Inter che si porta casa il derby. Per due volte di fila quest'anno. Impagabile!

Comincia la settimana, altri post in cantiere...

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this is the end

La fine ingloriosa del mio vecchio ibook. Smontato. Depredato delle ultime suppellettili e riposto in una busta in attesa di smaltimento. In attesa che la Apple si decida a riprendersi i computer a fine corsa....

Photo 4

PS. Se possibile, vorrei vedermelo restituito in un'urna funeraria a forma di mela...

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Farina Bruni

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No non è un post agronomico sul prodotto della macinazione del grano saraceno, volgarmente chiamato "farina bruna". Solo due cognomi di due persone a cui per motivi diversi sono legato, e che per qualche curiosa coincidenza del destino sono finite intervistate sulla stessa pagina, nello stesso giorno, nel giornale di Trento, la mia città di origine. Sull'Adige di sabato infatti c'è uan bella intervista a Luigino Bruni, con il quale ho il piacere ed il privilegio di collaborare da quando bazzico alla Bicocca. E' una bella intervista ad un'economista e ad un cattolico. E non é scontato che la sintesi tra questi due aspetti riesca bene come in questo caso (io le sento spesso in conflitto ad esempio).

E più sotto c'è una sintesi di un'intervista a Don Farina, seguitissimo predicatore negli anni in cui ancora potevo seguirlo a Trento. Don Farina, le cui messe in Duomo alla domenica sera erano diventate un punto di riferimento per moltissima gente (alcuni dei quali se le registravano), moltissimi cattolici giovani e soprattutto moltissimi cattolici adulti (nel senso Prodiano del termine ovviamente). Nel frattempo l'aria è cambiata anche nel trentino cattocomunista: il caso Don Farina è stato Ruinianamente appianato e lui è riparato a dire messa nella mia parrocchia periferica di Canova (sempre e comunque seguitissimo).

Oggi leggo che l'arcivescovo Bargnasco, destinato dal papa a succedere a Ruini contro l'indicazione degli altri vescovi, sui DICO ha una posizione non religiosa ma evidentemente politica: E' chiaro che i cattolici devono difendere la famiglia e che la Chiesa cattolica deve richiamarli a questo compito. Non si vogliono fare guerre sante. I nostri valori vanno difesi con serenità, moderazione, ma anche con fermezza di fronte allo Stato che fa le sue leggi. Non siamo contro le famiglie di fatto, ma contro una sovrastruttura che si aggiunga alla famiglia. Attenzione: questa è una battaglia che tocca anche a chi non crede, a chi non ha la fede ma un senso di responsabilità nell'organizzazione della nostra società: difendere un istituto come la famiglia".

Bisogna tornare all'intervista a Don Farina per trovare un punto di vista religioso: Un esempio: «Il matrimonio è raro come la fede. Non è un unico modello: ben vengano allora i Dico, in uno stato laico, distinto dalla Chiesa. Il matrimonio cristiano è una testimonianza che vale in sé, fosse anche solo quella di tre persone su cento». E ha concluso provocatoriamente: «La Chiesa farebbe bene a consigliare dieci anni di convivenza prima di procedere al matrimonio»

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sole, luna (e stella)

soleluna
Buona parte dei visitatori saltuari di queste pagine, quelli che più o meno mi conoscono, lo sanno già. Ad altri, la cosa semplicemente non interessa. A quelli che rimangono, stretti tra la non-novità e l'indifferenza, annuncio pieno di felicità che Lucia ed io ci sposiamo. Succederà tutto il 5 maggio, qui a Roma. Io e la mia futura sposa abbiamo deciso di raccontare qualcosa dei preparativi in questo altro sitarello che prende a prestito i nomignoli un po' vezzosi con cui ci apostrofiamo nell'intimità.

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Ulli scappa!

Ulli Ginostra
Mentre lo Stromboli riprende a sbuffare imperioso, il pensiero corre a Ulli, giù a Ginostra (google conferma quanto il binomio ulli+ginostra sia quasi indissolubile). Non è che Ulli sia l'unico (assieme alla moglie e all'asino) abitante di quell'angolo remoto di Italia. Ma sicuramente anche questa volta, se mai lo farà, sarà l'ultimo ad andarsene. Buona fortuna Ulli, e che il vulcano te la mandi buona.


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3Reset

Ho abbozzato in questi giorni diversi post. Ma per mancanza di tempo, di ispirazione, o semplicemente perché non sentivo di avere molto da dire al riguardo (a questo poposito vedi un bellissimo post di leonardo) ho sempre lasciato perdere.

Avrei voluto fare il punto sul giro di boa globale riguardo al clima. Oggi Bersani vuole fare una lenzuolata verde, e la Cina dice di volersi convertire all'ecologia. Due sintomi -freschi di giornata- di un qualcosa di colossale che si sta muovendo nemmeno troppo sottopelle? e noi che cosa si fa? ed io? Reset! direbbe Grillo.

Avrei voluto scrivere di quello che é successo al calcio. Ma davvero non trovo le parole. La rabbia ed il disprezzo per questi assassini e per chi con loro é connivente (Carusame e Mattarresismi vari per intenderci) li lascio all'articolo di Merlo di oggi su Repubblica. Il barlume di speranza lo lascio alle parole di Amato di oggi, che dopo aver presentato misure decorose e doverose, chiede di prepararsi alle bordate delle società che puntualmente sono arrivate. Poi qualcuno parla di fascismo... Reset! direbbe Grillo.

Avrei voluto raccontarvi di un penoso seminario a cui ho partecipato in questi giorni passati. Mediocre nei contenuti (ma era nelle premesse) ma soprattutto nel setting. Una decina di vecchi tromboni, seduti ad un tavolo, la maggioranza dei quali non sapevano di cosa stessero parlando. Troppo in la con l'età forse per interessarsi veramente all'argomento. Ed in fondo all'aula decine di "giovani", chi cooptato controvoglia, chi desideroso di un certo presenzialismo con la domanda pierina pronta per far fare bella figura al "maestro", tutti comunque in rigorosa uniforme accademica. Colui che conduce la discussione che invita i "giovani" a limitarsi ad una breve e fugace domanda, alla fine, e se c'é tempo. Giovani virgolettati certo. Perché l'età media sarà stata di trent'anni. Un età che in altre epoche ed in altri ambienti rappresenterebbe il nucleo della maturità. Perché a trent'anni uno potrebbe anche avere famiglia. Perché a trenti'anni uno potrebbe avere anche un idea cristallina, originale e scientificamente valida e suffragata dell'argomento di cui i vecchi tromboni disquisiscono. Ma non sia mai. I "giovani" intervengano alla fine. Al più con delle domande. E se c'é tempo. Che comunque non hanno nulla da dire. I giovani. A setting to be reset!, direbbe sempre Grillo.

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Mancato compleanno

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Mi sono perso un'altro compleanno. Questa volta il compleanno di questo blog.

Un'anno ed un giorno orsono mi affacciavo alla ribalta di internet con le mie poche idee e sempre ben confuse. Uno degli ultimi arrivati certo. Visto che i blog sono in giro da almeno sei anni. Visto che ce ne sono in giro sessanta milioni, secondo Technorati. Nonostante gli accessi siano bassini. Nonostante i commenti di tanto in quanto languano. Nonostante costi fatica farlo. Nonostante...

Però mi ci sono affezionato. Mio padre mi ha sempre suggerito di tenere un diario. Peraltro di recente mi ha donato una copia del suo tenuta negli anni della mia infanzia (grazie ancora dad, un regalo bellissimo!) Io non l'ho mai fatto. Forse perché non ho mai afferrato l'idea che si potesse scrivere solo per se stessi (Forse perché non calcolavo la possibilità, un giorno, di donare il diario ad una persona cara, un figlio ad esempio). Ma il blog é diverso. E' un diario che gli altri possono leggere, e questo me lo ha reso più comprensibile ed appetibile. E' uno strumento per persone un po' egocentriche, ce lo hanno detto. Per persone che pensano di avere qualcosa di importante da dire, che pensano che ciò che le riguarda é in qualche modo rilevante per gli altri. Forse io sono un po' cosi ed é per questo che dopo un anno, bloggo ancora con piacere. Nonostante...

Questo per quanto riguarda il lato dell'offerta. Ma la domanda? Non so cosa spinge, più o meno regolarmente, tra le 15 e le 25 persone a passare di qui ogni giorno. Ovviamente ringrazio Lucia, Paola, papà, e conoscenti che passano di qui per solidarietà familiare. Per gli altri, giù il cappello, sono semplicemente onorato e lusingato.

Quelli che di blog se ne intendono, sostengono che il futuro é nei podcast e nei videocast stile youtube (di cui peraltro si fa grande uso anche da queste parti). Non credo che la mia strada porterà alla produzione di materiale multimediale di questo genere. Troppo sbattimento. Non ho ancora messo insieme le foto delle vacanze per intenderci. E poi l'altra strada per il futuro é nei blog tematici, sia il tema di esso qualche branca ristretta di una materia scientifica, sia esso un genere musicale semisconosciuto o una disquisizione dettagliata sugli aspetti della cucina etnica. Nemmeno questo so fare. In questo blog ci metto tutto quello che mi passa per la testa. Le cose di cui mi occupo, quelle di cui mi vorrei occupare. Quelle a proposito delle quali ho un pensiero vagante (peraltro sempre irrilevante e/o fuoriluogo). Anche, e perché no, gli affetti e le cose personali. Non ho nessun piano di specializzazione insomma. Ed i temerari che passano di qui dovranno ancora accontentarsi solo di poche idee, ma sono pronto a garantire che esse resteranno comunque ben confuse.

PS. Come leonardo, vi chiedo un piccolo regalo per questo compleanno: di segnalarmi se vi va, quale, dei post di questo primo anno vi ha incuriosito, impensierito, fatto incazzare; insomma, quale vi é piaciuto?


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Ben altri Safari

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Eccoci qui. Rientrati al campo base. Davanti a questo schermo e a questo browser, ma con in testa ben altri safari...

Presto seguiranno foto e filmini, per gli amici che si vorranno far tediare dalle immancabili foto delle vacanze... Estote Parati!

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Annuncio temporanea sospensione attività

Causa letargia post-natalizia; causa contro-sciopero giornalistico; causa riflessione ex-post messaggio papale; causa riflessione ex-ante messaggio presidenziale; causa attesa spasmodica venuta pressante signora befana; causa varia ed eventuale; le attività del presente blog sono sospese sino al 10 gennaio. Qualora qualcuno ci cercasse, provi a rintracciarci qui.

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Non si é più tornati a casa

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Dopo i numeri freddi e non eccessivamente confortanti della scorsa settimana, oggi finalmente si parla del volto umano dell'Erasmus.

C'é motivo per festeggiare. Sono 20 anni che il progetto dà l'occasione ai ragazzi d'Europa di muoversi. Un milione e mezzo di noi ha partecipato al programma. Ad un costo peraltro irrisorio per le finanze degli stati membri. Tutti noi che in Erasmus ci siamo andati, sappiamo che i 150 euro al mese che passa il convento, non sono davvero risolutori. Da accettate più che altro come il piccolo premio simbolico riconosciuto a chi si é buttato in questa bella avventura. Eppure i risultati sono enormi. Per le storie personali, con i tutto sommato grami vantaggi occupazionali ma soprattutto con le splendide esperienze di vita. Ma anche per le Storia con la s maiuscola; dal momento che attraverso l'Erasmus L'Unione Europea ha cresciuto milioni di convinti europeisti pronti a fare proseliti in una comunità che conta davvero pochi entusiasti di Bruxelles.

Insomma, é bello che si festeggi questa esperienza. É giusto che si facciano i bilanci economici sull'iniziativa. Ma é bello che la si celebri non soltanto alla luce dei freddi numeri degli uffici di collocamento. Perché nell'Erasmus si sono incrociati i tanti sentieri di ciascuno di questo milione e mezzo di studenti con la via maestra dell'integrazione Europea.

Che noi dall'Erasmus, non si é più tornati a casa.

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L'Erasmus e la scommessa della vita

AlmaLaurea fa un'indagine sugli studenti universitari che hanno fatto un'esperienza di studio all'estero. Gli Erasmus innanzitutto, ma non solo.

Il contributo di AlmaLaurea, mette in luce innanzitutto l'esiguità del numero dei laureati italiani coinvolti nella mobilità internazionale: poco più di 8 su cento hanno svolto un programma dell'Unione europea. Le mete più gettonate da chi parte sono la Spagna, seguita da Francia, Germania e Regno Unito. Chi partecipa ai programmi europei viene soprattutto dagli Atenei del nord-est e da un background famigliare culturalmente più elevato. E i vantaggi dal punto di vista occupazionale? Molto contenuti se confrontiamo chi ha partecipato a un programma Erasmus e chi invece non è mai partito. Diverso il confronto con chi ha compiuto un'esperienza su iniziativa personale: in questo caso il differenziale sale fino a 6,6 punti. I laureati Erasmus si possono consolare con lo stipendio: guadagnano l'11,3% in più dei loro colleghi che non sono stati all'estero.

Insomma... l'esperienza all'estero conta poco più di una gita di piacere e poco meno di un corso estivo di computer.

Peccato che lo studio non parli dell'umanità di un'esperienza di vita. Peccato non poter ridurre a fattori computabili il numero di amicizie solide nate e coltivate negli anni. Come aggregare le storie d'amore di ognuno per renderle variabili significative (statisticamente significative intendo). Impossibile quantificare la fatica di confrontarsi con la diversità, con un ambiente ostile al primo impatto perché altro rispetto a noi, con una lingua che fa da barriera invece che da ponte verso l'altro. A quale voce del curriculum ascrivere lo shock culturale, quello che poi ti apre la mente e non ti fa più tornare indietro.

Perché per me l'Erasmus é stato questo. Al di là del reddito più o meno alto nei confronti dei miei coetanei. Un giro di boa fondamentale che mi ha avviato lunga lo rotta che sto ancora percorrendo. Che mi ha fatto incontrare la compagna della mia vita. Che mi ha fatto incontrare altri importanti compagni di vita. Al di là del reddito. Dall'Erasmus non sono più tornato indietro. E la difficoltà di spiegare questo percorso umano ricco e tortuoso all'ipotetico padroncino datore di lavoro del nord-est potrà forse far sorgere dubbi sulla capacità del sistema Paese di apprezzare in misura adeguata il valore aggiunto conferito dalle esperienze di studi all'estero (AlmaLaurea), ma non mi potrà mai far cambiare idea sul fatto che, nella partita a carte con il destino che é la vita, l'Erasmus é stato l'azzardo più importante che abbia compiuto sino ad ora.

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Fai buon viaggio

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Mat@milan

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Eccoci. Comincia la nuova avventura milanese. Se passate da queste parti, fate un fischio. Io nel frattempo mi studio, diffidente ed incuriosito, la città.

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Giovani, carini e precarizzati

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Quando ho iniziato il dottorato, pensavo di stare varcando una soglia di un club prestigioso. Si, già allora la vita del dottorando era notoriamente un po' stracciona. Ma la sensazione era quella di fare un po' l'artista bohemien: un intellettuale senza molti soldi in tasca ma tutto dedito alla cultura e per questo rimirato dalle ragazzine. Ed invece... sul volgere del finale di questa storia durata tre anni, mi ritrovo ascritto d'ufficio alla categoria statistico-sociologica dei precari, in buona compagnia con co.co.pro, stagisti, operatori di call-center e pensionati con un secondo lavoretto. Ecco dove sono finite le mie ambizioni: sterilizzate dentro una definizione che non mi piace; eppure é vero, sono anche io un precario!
Oggi avrei quindi dovuto essere in piazza a manifestare il mio disagio. A far capire che sono, rappresento ed aspiro ad essere una bomba sociale. Avrei dovuto andarci a prendermi le condoglianze dei passanti: guarda poverini... sono i precari... Avrei dovuto andarci per tranquillizzare la mamma: Lucia stai calma, vedrai che adesso poi mi sistemo di sicuro.

Ed invece non ci sono andato: avevo da scrivere un pezzo per la rivista, giusto per arrotondare la borsa Miur!

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Se citare diventa reato

Da queste parti non si sono certo risparmiati negli ultimi mesi elogi e compiacimenti per le riforme introdotte prima dal decreto Bersani e poi da alcuni aspetti della finanziaria. Spronare il paese colpendo le sacche di privilegio, i piccoli e grandi monopoli, le ingiustizie fiscali, i guadagni privati fatti sui costi pubblici. Bersani e Visco, i due mastini a difesa di una certa idea del paese... Almeno cosi pensavamo. Non possiamo infatti tacere la delusione per aver visto come tra le strette maglie del duo liberale si é incuneata una lobby, che ha fatto breccia nella finanziaria.

Dallo scorso 3 ottobre in internet non si può più riportare il testo di un qualsiasi articolo tratto da un qualsiasi sito o giornale, pur citando la fonte. Lo dice l'art. 32 del decreto legge n. 262. Per poterlo fare occorre pagare un compenso all'editore. E se non lo si fa le sanzioni sono salatissime. [Giustizia e Libertà 194]

Ma di cosa stiamo parlando? Citando PeaceLink stiamo parlando ad esempio di"un gruppo missionario che raccoglie sul web articoli sulla guerra in Darfur. Un comitato di quartiere che vuole documentare uno scempio ambientale archiviando articoli della stampa locale. Un'associazione di persone colpite da una malattia rara che vuole mettere a disposizione di tutti una rassegna stampa sui progressi scientifici del settore. Un'associazione pacifista che vuole denunciare, con prove giornalistiche alla mano, crimini di guerra e violazioni dei diritti umani. A partire da domani tutti questi soggetti potrebbero essere costretti a pagare una "tassa sul macinato" alle associazioni degli editori per continuare a svolgere le loro attivita'."

Questa operazione, passata sotto silenzio, é ovviamente una marchetta fatta alla lobby degli editori. Con Mediaset/Mondadori, RCS e Repubblica/L'espresso in testa. Non che da queste parti si sia grandissimi esperti di intellectual property ma credo sia difficilmente dimostrabile che queste rassenge stampa, questi usi fair del diritto di autore, condotti anche nel nome del diritto ad informare di cui quegli stessi editori poi si avvalgono, rappresenti un danno economico a queste aziende di alcuna rilevanza o rappresentino un disincentivo all'investimento ed all'innovazione. Come per la storia dei diritti d'autore su Topolino, ancora una volta si piega il diritto di proprietá, che ricordiamolo é un'istituzione economica, non un diritto divino, alle esigenze del piú forte, alla sua capacitá di estrarre ulteriore extraprofitto dalla sua posizione di "monopolista per legge".

Gira un appello online, di cui dubitiamo si troverá traccia nei giornali del mattino o nei TG della sera, ma che forse, attraverso il battage dei blog e dei circuiti alternativi puó fermare questo decreto. Da queste parti lo si appoggia per almeno tre ragioni:
-Perché si é blogger, e capita di usare materiale con copyright, per far circolare idee e stimoli senza scopo di lucro (si chiamava fair use fino al 3 Ottobre, oggi forse si chiama reato)
-Perché per quel poco di economia che si capisce, non vi é nessuna inefficienza economica da chiudere con questo intervento, al contrario se ne allargano diverse (ad esempio i problemi di posizione dominante di alcuni gruppi editoriali)
-Perché se questo governo ha una chance di sopravvivere, é perché é diffusa nel paese uan forte aspettativa di lotta senza quartiere ai privilegi di cui sopra. Ma se ci si ferma davanti ai tassinari, e si arretra di fronte agli editori, non si é più credibili.

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A coloro che verranno (al dottorato)

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Con il mese prossimo finisce la mia borsa di dottorato. Per tre anni lo stato italiano mi ha passato qualche euro al mese con cui mi sono mantenuto dignitosamete. Erano troppi? erano pochi? mah.. la cifra é nota. 800 euro e qualche spicciolo al mese. Tutto sommato nemmeno scandalosamente bassa. Il problema della carriera accademica italiana non é che si parte da un livello basso. É piuttosto che non ci sono speranze di arrivare ad un livello molto alto. Insomma, forse sono piú gli 800 euro al mese per un dottorando nei suoi vent'anni spensierati che i 1700 euro di un associato nei suoi tardi trenta o quaranta con moglie e figli a carico.

Comunque, per i temerari giovani che si vogliono dedicare alla ricerca, riporto qui sotto il testo di un email girata sul forum dell'associazione dottorandi italiana.

[...] vi propongo un quadro sintetico di come è cambiata la cifra che finisce in tasca agli studenti di oggi. Lascio agli interessati le considerazioni sulle possibili azioni.

1) L'AUMENTO Grazie anche all'attività dell'ADI, nel 1998 la borsa di dottorato era stata aumentata in base al d.m. 11 settembre 1998 (Incremento dell'importo delle borse di dottorato di ricerca)

Art. 1 - L'importo delle borse per la frequenza ai corsi di dottorato di ricerca, è incrementato, per il 1998 del 23,08%; per il 1999 del 24,38%; per il 2000 del 2,76%. Pertanto, l'importo attualmente fissato in L.13.000.000 annui, viene determinato in L.16.000.000 per il 1998, in L.19.900.000 per il 1999 e in L.20.450.000 a decorrere dal 2000.

Art. 2 - Dal 1° gennaio 1999, le borse di studio in parola, sono assoggettate al versamento del contributo INPS a gestione separata, previsto dall'art.2 comma 26, primo periodo, della legge 335/95, così come modificato dall'art.59, comma 16, della legge 449/97, nella misura, per il 1999, dell'8% a carico dell'amministrazione e del 4% a carico del soggetto beneficiario e, a decorrere dal 2000, rispettivamente nella misura dell'8,3% e del 4,2%.

Valori 2000 (in euro)
borsa lorda: 880.13 euro
borsa netta: 843.16 euro (al netto del 4.2% per la gestione separata INPS)

2) LA GESTIONE SEPARATA INPS Dopo la sua introduzione, negli anni il contributo previdenziale è cresciuto (e questo in un certo senso è favorevole al dottorando perché così mette da parte qualche soldo per la pensione, se mai potrà servire). Sul sito dell'INPS si trova l'aumento: "dal 1° gennaio 2006, per coloro che non sono iscritti ad altra forma di previdenza obbligatoria, il contributo è pari al 18,20%, fino ad un reddito annuo di 39.297,00 euro..." Il contributo a carico del dottorando è 1/3: 6.07% (a fronte del 4.2% del 2000).

Quindi, malgrado la borsa lorda non sia cambiata dal 2000, l'importo netto che arriva in tasca al dottorando è diminuito: 826.73 euro (-16.43 euro)

3) LA SVALUTAZIONE. Esiste però l'inflazione e bisogna quindi considerare il valore attualizzato. L'ISTAT fornisce i coefficienti per aggiornare i valori al 2005
Anni Coefficienti
2000 1.1178
2001 1.0886
2 1.0628
3 1.0373
4 1.017
5 1

L'importo netto della borsa del 2000 (843.16 euro) corrisponde nel 2005 a 942.49 euro.

Complessivamente, oltre a una diminuzione dell'importo netto dovuta all'aumento del contributo previdenziale, se si riporta il valore del 2000 ad oggi (in realtà al 2005) si trova che la differenza è -115.75 euro! Insomma i dottorandi nel 2000 erano più ricchi di quelli odierni di circa il 12%.

L'ADI sta provando a portare avanti una campagna per l'aumento a 1000 euro per tutti a livello nazionale.

D'altra parte, come tutti sappiamo Trento è un'isola felice... pensate che in alcuni casi l'incremento della borsa viene proposto dall'alto! (o esiste già da anni come nel caso di ICT)

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Quasi quasi questa bella ragazza mi ha convinto a fare un MBA

Che ne dite? a me sembra convincente.... La ragazza mora sulla sinistra intendo....

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Esamificio Italia

Io non ho mai capito perché agli studenti universitari italiani venga concesso di riprovare in continuazione gli esami. Intendiamoci, non che io non ne abbia approfittato. Non che non fossi disposto a fare le barriccate per ottenere l'ennesimo appello o una nuova sessione. Anche se Trento per la veritá é sempre stata parca (due-tre sessioni con due appelli ciascuna). Ma ora che mi trovo indifferente e terzo, sospeso come sono tra l'aver finito di subire l'esame da studente e lungi ancora dal proporre l'esame in altra veste, posso addombrare l'assurditá del nostro sistema.

Se ne é accorto anche il professor John Hey che insegna, oltre che a York, anche in Italia alla Luiss. Qui mette a confronto l'esamificio italia con quache esempio straniero:

UN esame per corso all'anno e senza possibilitá di ripetere l'esame in caso di respingimento: Canada, United States
UN
esame per corso all'anno ed al massimo UNA possibilitá di ripetere l'esame in caso di respingimento: Denmark, France, Germany, Mexico, Switzerland, United Kingdom
UN
esame per corso all'anno ed al massimo DUE