Le mani sporche di sangue
Ma ecco, quando EE è infine passata a miglior vita, gli sguaiati di questo paese si sono lanciati in frasi forti, accusando questo di avere le mani sporche di sangue, quello di essere boia, quell’altro di aver ucciso e cosi via. E quegli altri a levar gli scudi, a difendersi dalle accuse ed a scaricare la coscienza.
Ed io ho pensato che in fondo i primi avevano ragione. Ed ho pure pensato che questo non depone contro i secondi. E poi mi sono venute in mente le Scelte Tragiche di Guido Calabresi ed ho capito il perchè.
EE è morta il 9 Febbraio 2009 in conseguenza di alcune decisioni giuridiche e politiche. Poteva andare altrimenti. Poteva continuare a vivere, continuare a soffrire, a deperire impotente tra lo sconforto dei cari ed infinine morire piu in la. Ed invece alcune persone hanno effettuato delle scelte e la vicenda è finita in fretta. Con una morte. Credo che questo sia innegabile. Quello che colpisce è la concreta vicinanza tra una decisione politica e gli effetti di questa sulla vita e la morte delle persone. Una decisione è presa, una scelta tragica, e -bumm- ecco una bara a ricordarci la rilevanza della politica sulla vita e la morte delle persone.
Però Calabresi ci ricorda che quasi tutte le scelte politiche sono scelte tragiche. Quando un governo decide sui tagli alla sanità, ci sono alcuni malati le cui cure non potranno più essere effettuate con i medicinali più avvanzati. Quando il governo decide di cambiare in un senso o nell’altro le leggi sull’immigrazione i flussi di disperati nel mediterraneo cambiano e con essi il triste conteggio dei naufragi. Quando il sindaco decide di rinviare la costruzione di quella rotonda invece del semaforo, decide del probabile esito di qualche incidente, anche fatale. Quando si investe nella scuola, si fa una scommessa che ha delle ripercussioni sull’aspettativa di vita ed il tasso di natalità di una nazione. E quando per farlo si tolgono risorse ad esempio alle pensioni, si incide sull’alimentazione e la capacità di curarsi degli anziani. Quando il giudice ordina la scarcerazione di questo o l’affidamento di quest’altro, decide di esporre la società ad un rischio e di sotrarre quell’individuo ad un altro rischio.
La politica, il potere, si confronta quotidianamante con le scelte tragiche. Che hanno a che fare con la vita e la morte delle persone. Con il loro sangue ed il loro destino. La politica ha intrinsecamente le mani sporche di sangue. Sempre.
Solo che, come dice Calabresi, la collettività prova a mettere una distanza artificiale tra la propria decisione e l’esito finale di essa. Cerca di mediare questo nesso con varie forme di collettivizzazione della decisione tramite ad esempio la democratizzazione del potere. Sublima la propria responsabilità nel diritto e nella procedura (e questo ha fatto Napolitano). Prova a celarsi dietro il Rawlsiano velo d’ignoranza. Ma in ultima analisi ne rimane la responsabile ultima.
Si, la politica ha le mani sporche di sangue. Il caso di EE ce lo ha ricordato con ferocia. Ma questo è vero sempre. Ed allora signori, quel poco che di per certo porto a casa dal caso EE, è che la politica è una cosa troppo seria per essere lasciata in mano a degli sciagurati. Bisogna pensarci bene quando si affidano deisioni sulla vita e la morte delle persone. Ed in ultima analisi, visto che qualcuno anche del mio sangue si deve sporcare le mani, preferisco di gran lunga che a farlo sia una persona che mi suscita un’istintiva fiducia e solidarietà umana come Napolitano che un mezzo farabutto come Berlusconi.
Il PD e lo sciopero virtuale
Però oggi ho letto una piccola buona notizia per il PD e mi va di riportarla. Sembra che presenteranno un disegno di legge sullo sciopero virtuale di cui abbiamo parlato qui e qui. Ora, questa è una notizia minore. Un disegno di legge dell’opposizione è poca cosa, con poche possibilità di passare, e qualora passasse, il merito forse se lo prenderebbe la maggioranza.
Ma non importa. In tempi in cui il PD organizza manifestazioni di cui si è perso da mesi il senso (tanto che qualcuno è arrivato a dire che la manifestazione sarà a sostegno del governo) oppure conferenze economiche dal titolo puerile (e contenuto assente), mi sembra un’ottima notizia che vi sia qualcuno nel partito che fa riformismo vero: quel lavoro oscuro e solo raramente generoso che si va nelle aule parlamentari prima che nelle piazze o davanti ai TG. Il disegno di legge peraltro è di Pietro Ichino: in questo momento la mente più lucida ed innovativa del partito. E pensare che non lo hanno nemmeno fatto ministro ombra. Ma lasciamo perdere...
Civiltà
PS. Ve lo immaginate voi
il capo dell’opposizione italiana che va a
farsi la spesa in bicicletta in giro per Roma? Passi
che in questo ruolo non mi ci veda Berlusconi (che è
stato capo dell’opposizone fino ad un paio di
mesi fa). Egli è nella mia mente semplicemente un
alieno rispetto a concetti quali
bicicletta/risparmio/spesa personale/forma
fisica(realizzata con la fatica) etc. Ma ad essere
onesti non mi ci vedo nella parte nemmeno lo stesso
Veltroni. E se è per questo nemmeno Di Pietro,
Giordano, Diliberto, Bossi e men che meno Pecoraro
Scanio.
Indietro non si torna
Dai new tories al new PD
quelli che le promesse...
Brava, ha raddrizzato la schiena
cara figlioula, vedo che ha cambiato idea, e soprattutto constato ancora più felicemente che ha preso una decisione. Ne sono davvero contento. Vedrà che è la decisione giusta e che non se ne pentirà. Come le ho già scritto, avrei difeso la Sua scelta anche se avesse preso la decisione opposta, purché di decisione responsabile si fosse trattato. Decisione di cui lei porta la responsabilità, di cui gode le gioie e soffre i dolori, senza attribuirne il peso ad altri. Così fanno le persone veramente adulte, e così oggi ha fatto lei.
Mi piace pensare che almeno un poco, al suo aver deciso, abbia contribuito anche la rigida ancorché paterna risposta che le ho indirizzato. Come il padre che è sempre lacerato nel trovare il giusto equilibrio tra tenerezza e fermezza, cosiì anch'io ho tentennato nell'opporle -questa volta- una richiesta ferma di trovare in se le forze per affrontare la situazione. Sono davvero felice che Lei abbia accettato la sfida. Le difficoltà ora non mancheranno -e nel caso emergano, non esiti a chiedere aiuto-, ma serenamente credo che non si pentirà mai di aver infine deciso di raddrizzare la schiena e di aver gettato lo sguardo carico di speranza verso il futuro.
Con affetto paterno, Suo
Giorgio Napolitano*
**anche in questa circostanza è bene mettere per iscritto che tale risposta è solo farina del sacco dell'autore di questo blog
Gentile Signorina, raddrizzi la schiena
Rispondo con titubanza ed apprensione alla lettera che Lei mi ha stamane indirizzato attraverso i giornali. Mi costa fatica trovare le parole giuste, eppure non mi riesce di girare troppo attorno alla questione e lenire l'asperità di quello che sto per dirLe.
Mia cara signorina, mia cara concittadina, raddrizzi la schiena. Ha trent'anni, un istruzione (anche se non portata a termine), una persona che le vuole bene, una casa ed un lavoro. Ha un figlio che presto verrà a rallegrarLe i giorni in un modo in cui nemmeno Lei se lo immagina. Ma se ancora tutte queste non fossero motivazioni sufficienti, lo faccia per se stessa. Raddrizzi la schiena e smetta di piangersi addosso. Vedrà comincerà da subito a stare meglio.
La Sua lettera è un grido di dolore, me ne rendo conto. E' un tentativo di trovare nella collettività le responsabilità di cui non riesce a darsi ragione. La responsabilità di non aver pianificato una gravidanza, la responsabilità di non aver completato gli studi ed inseguito a fondo i Suoi sogni (sia detto per inciso, la mia esperienza mi fa dubitare delle sue doti giornalistiche visto l'uso smodato ed assolutamente fuori luogo della punteggiatura sfoggiata nella Sua missiva), la responsabilità, se necessario, di fare le valigie per trovare posti più fecondi dove crescere i propri affetti ed i propri interessi.
Da buon padre di famiglia, dell'intera famiglia nazionale, ruolo al quale mi consegna la mia carica, devo dirglielo con la durezza necessaria: il Suo grido è proprio di un'età molto più immatura della Sua e diventa quindi irricevibile. O meglio è ricevibile solo nella misura in cui ci dà l'occasione di aiutarLa definitivamente a crescere. Nella misura in cui aiuta Lei a tenere dritta la schiena.
Signorina, Lei ha trent'anni ed un mondo di opportunità dinnanzi. Lei vive la stagione più ricca e feconda della nazione. Si guardi intorno: alzi per un attimo lo sguardo dal suo ombelico (che nel farlo le si raddrizzerà a mo' di esercizio la schiena) e vedrà che mai come ora, in questa nazione e persino nella Sua, nella nostra terra, c'è salute, longevità, assistenza pubblica, aiuti istituzionali e lavoro che le renderanno il desiderio di crescere una vita più leggero.
Nessuno vuole negare i problemi che abbiamo e che la politica deve avere l'ambizione di risolvere. Ma sarebbe quasi delittuoso se, in quanto padre della nazione, giustificassi i miei figli che vogliono passare la propria vita ripiegati su stessi, sconfitti dai problemi che nemmeno tentano di affrontare. Tenga invece la schiena dritta e vedrà come cambia anche la prospettiva sui problemi che la vita Le pone innanzi.
Da vecchio nonno e visto che il 25 aprile è appena passato, potrei raccontarLe delle tante storie dei partigiani che tennero la schiena dritta di fronte alla sfida più dura: quella di offrire la propria vita perché la potessero un giorno godere in libertà i propri figli. Ecco, la mia risposta alla Sua lettera, il mio invito è quello di pensare a loro, al loro sacrificio, da cui è discesa la libertà che oggi Le permette attraverso la legge della repubblica 194/78 di potere, se lo vuole, abortire. Pensi alla loro scelta di donare la vita ed alla scelta che Lei può fare di negare quella stessa vita. E si renda conto che tra le due scelte, non ci sono tutti i problemi a cui accenna e che erano assai più gravi allora, ma solo e semplicemente una diversa attitudine a mantenere la posizione della schiena.
Affettuosamente Suo
Giorgio Napolitano*
*prima che qualcuno equivochi è bene mettere per iscritto che tale risposta è solo farina del sacco dell'autore di questo blog
sei un po' meno bella
-il PD le ha prese. Ovunque. E' un peccato, soprattutto se si prende la misura della sconfitta sulla statura di coloro che hanno vinto. Qui a Roma, per dirne una, ha vinto quello che con il megafono andava a sostenere i tascisti che bloccavano la città. Ma come scrive scrooge, è una sconfitta senza ritorno, nel senso che il PD ha fatto saltare i ponti dietro di se e non ci può essere alcun ritorno al passato ma solo una lunga e mesta traversata verso il futuro.
-Mia cara Roma lasciatelo dire: oggi sei un po' meno bella. Ma laicamente aspettiamo il sindaco che ti sei scelta alla prova dei fatti ed i fatti li misureremo, ne più ne meno, sulla base del programma che egli si è dato. Ben inteso, è un programma più povero, che vive nelle sue parti più interessanti delle cose fatte ed impostate dalle amministrazioni di questi anni che tu hai deciso di punire. Ma tant'è: Alemanno parla di raccolta differenziata porta a porta da spingere con le necessarie infrastrutture (crm, ed inceneritori compresi), e dei cambiamenti culturali necessari per imporre ai romani gli stili necessari a produrrre meno rifiuti ed a differenziarli al massimo. Alemanno parla di continuare e potenziare la cura del ferro, delle metro e dei mezzi pubblici. Di continuare con l'installazione dei filobus e di sostituire i mezzi a gasolio con quelli a metano. Di tenere fuori auto e camion dal centro, di car-pooling e car-sharing. Alemanno parla di fonti alternative e rinnovabili da promuovere sugli edifici pubblici e tra i cittadini. Certo, in tutto il programma non viene nominata una sola volta la parola bici, e questa è davvero una mancanza (il programma del centrosinistra la nominava in compenso nove volte). Certo, il sindaco di destra di Milano ha avuto il coraggio di introdurre l'ecopass mentre qui l'argomento rimane tabù.
Sarà in grado il sindaco di essere all'altezza del suo programma? Noi speriamo vivamente di si, ma i caroselli dei tascisti guidati da quel Bittarelli, ora naturalmente eletto in parlamento con il PdL, ed i camerati con il braccio teso all'assalto del Campidoglio ci fanno presagire il peggio.
Arginare la lega
governi la destra, governi da destra
E sia! Oggi e per i prossimi cinque anni governi la destra. Senza se e senza ma. Senza Casini o Mastella: senza Storace o Ferrara. Soli. Puri. Liberi di poter operare senza compromessi! Proprio la condizione che da queste parti volevamo trovasse il PD al governo. Ma tant'è, tocca alla destra questo giro. Ed allora via, si facciano le serie, serissime riforme di destra di cui questo paese necessita. Si facciano anche quelle su cui io non sono d'accordo. Ma si facciano senza indugi! Provo ad elencarne alcune qui di seguito, aggiungete, se vi va, le vostre nei commenti.
Controllo del territorio. Sia una destra quasi fascista su questo punto. Mussolini si dice fu l'unico a prendere seriamente di petto la mafia in Sicilia. Ed allora si ritorni a quello spirito almeno qui. Lotta senza quartiere alla criminalità. Perché c'é posto per uno solo che comanda: lo stato. Perché quello della violenza deve essere un monopolio e non un duopolio. Comincino dalla militarizzazione di interi territori in crisi, compresa la Campania coperta dall'immondizia.
Legalità. Una destra seria -alla Borsellino- non può essere altro che per il law & order. Comincino dal proseguire, anzi inasprire la lotta all'evasione fiscale. A differenza dei Visco inclini al compromesso però, facciano pagare ai vari Valentino Rossi, Pavarotti e nani-e-ballerine-con-conto-in-Lichtestein vari il prezzo pieno delle loro evasioni più le necessarie sanzioni. Proseguano con il sostenere la lotta di tanti sindaci contro il degrado urbano, fatto anche di writers e lavavetri. Promettano solennemente al paese di non fare più condoni, siano essi, edilizi, fiscali o penali (leggi indulti!). Usino il pugno di ferro contro i riottosi e rivoltosi del paese, siano essi gli spaccavetrine della sinistra antagonista o gli ultrà fascisti con la testa nel pallone.
Tasse, finanza e morale pubblica. Affamino la bestia statale tagliando le aliquote ed al tempo stesso mantengano il patto di stabilità. Accettando ed eventualmente calmierando le conseguenze di politiche sociali dolorose che questo comporterà. Restituiscano i soldi a chi le tasse le paga e le vede ogni giorno sperperate in malo modo. Taglino i costi della politica: una destra rigorosa e mascolina non ha bisogno di pompose scorte e lussuosi agi da papponi democristiani. Siano orgogliosi dell'euro, moneta forte e salda, alla quale si ancorino le nostre sane finanze. Si riduca il debito, che il paese non vuole dover dipendere da nessuno
Economia. Si sciolgano le briglie alla creatività distruttrice del capitalismo. Si battano affondo la strada delle privatizzazioni, della vendita ai privati di gran parte del patrimonio non strategico dello stato, della deregolamentazione di molti mercati. Si vada affondo con le liberalizzazioni in coerenza con una destra liberale. Si creda finalmente nell'economia di mercato che porta nel medio periodo progresso per tutti e, come la marea, fa innalzare il livello di ricchezza anche per i lavoratori.
Pensioni. Si innalzi drasticamente l'età pensionabile. Altro che scalone di Maroni a 60 anni. 65 anni per tutti. Perché non ci debbano essere più giovani formiche che lavorano per pagare gli agi di non-cosi-vecchie cicale.
Riforme istituzionali. Si creino le condizioni per uno stato deciso, piuttosto decisionista che tentennante. Si tagli il bicameralismo e si attribuisca al senato che rappresenta le regioni un ruolo diverso. Si introduca la sfiducia costruttiva, la nomina/revoca dei ministri da parte del premier e una legge elettorale brutalmente maggioritaria che consolidi nel tempo la semplificazione ottenuta con questa legge elettorale. Si faccia il federalismo fiscale attraverso il quale i territori siano profondamente responsabilizzati per i soldi che essi spendono. Soprattutto quando questi denari arrivano dalla generosità di altri territori.
Giustizia. Si semplifichino le procedure, si faccia in modo che i tempi della giustizia siano drasticamente tagliati, che i tribunali siano gestiti con spirito manageriale e valutati sui risultati in termini di qualità del servizio giustizia offerto ai cittadini. Si separino le carriere, ma lo si faccia senza sentimento di rivalsa e mantenendo l'autonomia della pubblica accusa. Insomma, si garantisca la certezza del diritto ed anche quella della pena.
Politica Energetica. Si vada avanti con decisione sul nucleare in coerenza con quanto proposto. Noi preferiamo il solare e le rinnovabili ovviamente, ma sapendo che con la destra non vedremo molti pannelli e pale in giro, preferiamo il nucleare al carbone.
Infrastrutture. Si sazi la fame di infrastrutture del paese con la cura del ferro e della nave. S scavino tutti i tunnel che sono necessari per le Tav che mancano, dalle linee verso Francia e Germania, a quelle che spingono gli eurostar oltre Salerno. Si costruiscano ed ammodernino i porti per far tornare l'Italia un paese di navigatori.
Ci sono molte cose che una destra moderna potrebbe coerentemente fare senza incontrare la nostra pregiudizievole ostilità. SB ha la terza chance, che non viene quasi mai concessa ad alcuno (soprattuto dopo due fallimenti) per dimostrare che la destra in questo paese non é la barzelletta che abbiamo conosciuto in questi ultimi quattordici anni. Auguri a tutti.
a ciascuno la sua
cattiva idea
Ma l'ultimo post elettorale vuole essere una critica bipartisan, mossa a due punti estratti dal cilindro programmatico di entrambi gli schieramenti. E' una critica che muove dagli studi che faccio, che mi insegnano che -di norma- è sempre meglio rendere espliciti i costi dei servizi che lo stato offre (che in fin dei conti, in quanto beni pubblici, sono delle esternalità positive) o dei costi sociali derivati dai comportamenti privati (quindi delle esternalità negative). Se ci sono poi dei problemi distributivi, meglio intervenire con il sistema della tassazione.
Cominciamo con la proposta di VW di azzerare le tasse universitarie. A dire il vero non si trova nel programma ma se ne è parlato in campagna elettorale. Capisco l'appeal elettorale, capisco lo spin giovanile ed i risvolti ideali che la misura può avere. La misura però è sbagliata. Un Veltroni più coraggioso avrebbe dovuto dire esattamente il contrario: Il PD sostiene l'aumento, il raddoppio almeno se non la triplicazione delle tasse universitarie!
Le tasse basse sono uno dei mali della nostra università. Causano il numero abnorme di fuoricorso (che non hanno incentivi a finire in fretta e mantengono un'istituzione congestionata anche per quelli che arrivano dopo) e sono una tassa regressiva che drena risorse dalle tasse pagate dai padri (operai/artigiani) di figli che all'università non ci vanno e le fa confluire su delle spese educative di cui giovano i figli universitari delle classi agiate. L'università costa molto, ed il suo costo dovrebbe essere sentito ed apprezzato da chi ne usufruisce, non totalmente nascosto sotto il tappeto della collettività. Poi ci sono dei problemi distributivi. Ovviamente non vogliamo che all'università ci vada solo chi ha i soldi. Ma questo problema si risolve con misure fiscali (redistribuzione, detassazione etc) e con borse di studio che premiano il merito (a prescindere dal reddito).
Finiamo con la sparata serale di ieri sera di SB dell'abolizione del bollo auto. Ora tutti sappiamo quale piaga sociale siano le automobili e gli automobilisti. Sappiamo i danni che generano in termini di inquinamento e problemi di salute (dalle malattie polmonari per le PM10 agli incidenti stradali) ed ovviamente conosciamo i risvolti per quanto riguarda l'effetto serra. La tassa sulle auto è una misura sacrosanta per far internalizzare almeno un po' dei costi sociali del trasporto privato agli individui che se ne prendono i benefici. Abolire il bollo quindi? Giammai! Le tasse automobilistiche sono troppo basse, credetemi. Certo il bollo auto è una misura regressiva in quanto il commerciale che fa 50.000 km all'anno paga la stessa cifra del pensionato che ne fa si e no 1000 di km. Ed allora si possono pensare delle soluzioni che rendano proporzionale la tassa all'effettivo utilizzo del mezzo. Ad esempio Quattroruote ha proposto di spalmare il costo del bollo sulla benzina. E' una misura semplice e tutto sommato efficace che fa pagare di più a chi l'automobile la utilizza di più. Una soluzione migliore è però quella sperimentata in Olanda che prevede la misurazione del chilometraggio annuale delle automobili attraverso il GPS e il conseguente pagamento del bollo in base ai chilometri percorsi. Ma sappiamo che ovviamente Berlusconi non aveva nessuna di queste due idee in mente...
Cicale e formiche
di Matteo Rizzolli
Certo, sentire di anziani in povertà suscita la tenerezza e la compassione che solo i bambini ci sanno ispirare. E' un problema struggente che ci impone di non voltare lo sguardo. Ma proprio per questo urge dare risposte precise, immediate e risolutive. Per quanto queste siano impopolari e scomode. Il problema della povertà tra gli anziani, oggi nel 2008, è dovuta alla follia nostrana dell'età pensionabile più bassa di tutto il mondo occidentale (a fronte di un'aspettativa di vita che per fortuna è tra le più lunghe). Non ci possiamo girare in torno. Se una generazione di persone va in pensione a 57 anni, ha davanti a se in media 25 anni di pensione da riscuotere a fronte di 35 anni di contributi versati. Delle tre l'una: 1) o c'è una crescita economica tumultuosa che fa incassare molto allo stato che può effettuare trasferimenti 2) o c'è una generazione dietro che ha le spalle più larghe per sostenere il peso di pensioni più alte per la generazione avanti 3) o inevitabilmente le pensioni devono essere tanto basse da spalmare i miseri contributi versati e maturati nei brevissimi 35 anni di lavoro sui lunghissimi 25 anni di pensione.
Nel caso Italiano possiamo senz'altro scartare la prima soluzione ed immediatamente intuire che il problema dei nonni che rubano nei supermercati è il frutto avvelenato della terza opzione. Ma c'è un aggravante. Pe quanto basse siano già le pensioni oggi, esse sono artificialmente mantenute alte sulle spalle della generazione che viene dopo (seconda opzione). Con la differenza che essa non ha certe le spalle più larghe per sorreggerne il peso e quando verrà il momento della pensione (allora si forse sarà ai 67-70 anni) si troverà comunque con le risorse completamente drenate dai bei 57enni che oggi sono già in pensione (e che magari tra dieci anni finiranno a rubare il pane ed il salame e richiedere aumenti).
Ecco perchè, pur ribadendo che i vecchietti che rubano il pane e il salame al supermercato ci muovono il cuore, non possiamo non ribadire che la colpa di tutto ciò è di una generazione di cicale irresponsabile che non ha messo da parte abbastanza per l'inverno della vita e che anzi sta dilapidando anche le poche scorte che i giovani stanno mettendo via. Noi vogliamo essere formiche: chiediamo solo di lavorare sodo e a lungo per poter mettere via abbastanza per l'inverno. E' chiedere tanto che ne rimanga anche per il nostro inverno? Eppure siamo anche formiche solidali, e di fronte ad una cicala vecchia ed affamata non possiamo voltare lo sguardo. Ma solo a condizione che si riparta da un patto generazionale nel quale ogni aiuto dato ai pensionati attuali comporti un innalzamento automatico dell'età pensionabile (oltre a quelli dovuti e previsti per l'invecchiamento della popolazione) che renda la nostra generosità sostenibile anche nell'inverno che -un giorno- arriverà anche per noi.
boselliano? giammai...
Secondo loro, viste le mie idee, dovrei votare Boselli... Peccato che di Boselli non possiamo fare a meno di pensare questo...
PS. Il 1 Aprile, Scalfarotto é ad Econometica, insieme ad Ichino, Morando, Pagano, Denozza ed altri per parlare di merito e remunerazione. Sarà un bel seminario. Forse potrei chiedere come si fa a remunerare politicamente uno che le elezioni le fa regolarmente perdere ai suoi alleati: Boselli naturalmente...
e quelli che sono....
-tutti i fuoriusciti dell'UDEUR escluso Mastella. Si forse Mastella deve saltare un turno (ma non ci preoccupiamo, lo rivedremo in forma per le europee del prossimo anno). In compenso i suoi sodali, a cominciare da Fabbris, che con lui hanno contribuito a far cadere Prodi sono tutti schierati in posti sicuri nel PDL. Se lo ricordino coloro che hanno a schifo il trasformismo ceppalonico.
-Loreno Bittarelli, ovvero sia il leader dei taxisti romani, quei violenti che hanno paralizzato una città e malmenato persone per protestare contro le sacrosante lenzuolate di Bersani. Se ne ricordino coloro che hanno a cuore le liberalizzazioni o quantomeno il civile ed ordinato diritto di espressione del dissenso.
-Nell'ordine poi non mancano l'assistente personale (Francesca Impiglia) la segretaria del fan club (Francesca Pascale), la massaggiatrice (Licia Ronzulli) la ex del fratello (Katia Noventa) del grande capo...
quella che non sei
Certo a mente fredda uno dovrebbe andare meglio a scavare in queste storie: é sospetto ad esempio che lo sputtanamento arrivi sempre da una direzione per cosi dire non proprio imparziale come il Giornale. E poi c'é un sospetto filo rosso che lega queste storie: parlano tutte di giovani donne. Forse questi nomi raccontano di una classe dirigente povera al femminile (tanto da dover andare ad improvvisare candidature improbabili) e forse si porta dietro anche un forte retaggio culturale che deve sempre andare a trovare una radice sessuale o parentale a qualsivoglia percorso di una donna, specie se giovane e bella.
Food for thought... nel qual mentre attendiamo di sapere quali saranno i candidati nel nostro collegio in Trentino...
Cosa vorremmo nel programma
IL SOLE CHE DA ENERGIA
Al numero uno nel programma vogliamo quella che abbiamo qui chiamato la rivoluzione della falce e pannello. Sappiamo che questo sta a cuore anche a Veltroni. Il cambiamento climatico è la grande sfida e la grande occasione di questo paese. Non è solo una questione ambientale, ma è una questione politica (che mondo vogliamo per noi,i nostri figli e gli altri) economica (l'industria verde è il futuro: dalle auto alle centrali elettriche etc.) sociale (pensiamo solo alle conseguenze dello spostare la tassazione dal lavoro alle attività carbon-intensive) culturale (il rispetto per l'ambiente, il sentimento di cittadinanza planetaria è prima di tutto una rivoluzione culturale).
Il piano si articola in diversi aspetti, alcuni dei quali avviati gia dal governo Prodi. Ma prima di tutto il Pd dovrebbe partire dal messaggio: dalla missione. Prendiamo esempio da Inghilterra o Germania: diamoci un traguardo di un taglio di emissioni del 20% per il 2020 e del 50% per il 2035.
IL FOCOLARE CHE SCALDA
Rimettiamo al centro dell'agenda il futuro del paese. Il futuro sono i nostri figli. E prima ancora due giovani che vogliono condividere affetti e mettere su famiglia. Riprendiamo il discorso dei DICO perchè è giusto dare diritti e protezioni anche a chi non sceglie la strada del matrimonio. Ma poi prendiamo sul serio il mandato costituzionale di tutelare e promuovere la famiglia. La nostra posizione l'abbiamo già espressa qui: sposarsi (religiosamente e/o civilmente) è un vincolo più stringente rispetto alla semplice convivenza, oppure al DICO/PACS e che in quanto tale permette ad una coppia di guardare più lontano. L'economista direbbe che tutela di più l'investimento specifico dei coniugi e quindi permette loro di investire ottimamente. A cominciare dai figli. Ecco perchè pensiamo che la tutela legale "negativa" vada assicurata anche a chi non sceglie la strada del matrimonio, ma per chi la sceglie lo stato debba fare un passo in più. Il PD potrebbe prendere a prestito, pari pari , la petizione del Forum Famiglie. Si sono quelle del family day. Si sono quelle di Pezzotta, in odore di Ruinismo. Si, nemmeno a noi stano tanto simpatici. Ma la loro campagna chiede un fisco a misura di famiglia; meno tasse per chi ha figli. Niente di più. Prendiamo in toto questa misura. Va bene cosi come la l'hanno proposta loro. In più mettiamoci investimenti massicci in asili nido, ed esenzione ICI per giovani coppie e prima casa. (La maternità ai precari, lo ricordiamo, l'ha già fatta Prodi). Infine concediamo cittadinanza ai bambini dando il loro voto mediato alle madri. Per bilanciare l'elettore mediano che ora dà un peso enorme ai pensionati e si dimentica delle generazioni che verranno dopo di loro, che sono già vive, ma che non possono pesare elettoralmente perché minorenni. Diamo il voto alle madri (e non ai padri), anche per ricominciare dall'elettorato attivo a colmare il divario di genere in politica (e non come al solito con le quote rosa nell'elettorato passivo). E' partendo da chi compie in concreto la scelta di dare futuro al paese, da chi decide di metter su famiglia e fare figli, che deve ripartire il piano per ridare fiducia e futuro al paese.
Il sole che dà energia ed il focolare che scalda. I due pilastri per un'Italia capace di futuro.
Iscrizioni
due o tre cose da mandare a mente
Conti pubblici ed Economia
anno %PIL Deficit Debito/PIL
2000 | -,- | -0.8 | 109.1
2001 | 1.8 | -3.1 | 108.7
2002 | 0.3 | -2,9 | 105.6
2003 | 0.0 | -3,5 | 104.3
2004 | 1.2 | -3,5 | 103.8
2005 | 0.1 | -4,2 | 106.2
2006 | 1.9 | -4,4 | 106.8
2007 | 1.9 | -2,0 | 105.0
2008 | 1.4 | -2.0 | ----
Anche a volere spartirsi a metà i meriti del 2001 e del 2006, questi sono numeri che parlano da soli. Che dicono chi tiene a posto i conti e fa crescere l'economia e chi invece scialacqua il bene pubblico senza peraltro promuovere (una seppur drogata) crescita.
Aggiungiamo poi che ora il tasso di disoccupazione è sotto il 6% (anche grazie alla Maroni bisogna dire) e che l'inflazione è sotto la media Europea. Sono nudi e freddi numeri questi, certo! Ma verranno utili quando qualcuno oserà dire che questo governo ha fatto male.
Più intimi ed accoglienti ci rimarranno i ricordi di Lucia finalmente serena in maternità e dei pannelli solari che per il futuro ci procureranno tepore nel rispetto dell'ambiente nostro ed altrui. Proveremo a raccontare anche questo a coloro che si faranno convincere dai numeri di cui sopra...
La serietà (non piu') al governo
buona strada comandante
Se ne é andato il
comandante Bulow. Fu tra quelli che
65 anni fa salirono sui monti, e poi scesero in pianura per restituirci
la libertà. Forse oggi se ne é andato disgustato
per quello che di quella libertà sono riusciti a
farne i suoi concittadini.
Ora
e sempre, resistenza! (si, vale anche per il
presidente Prodi...)
Il giorno in cui l'Italia è
fallitarisanata
Oggi Standard & Poors promuove i
conti dell'Italia. Si dice addirittura
impressionata da essi. Naturalmente se ne
rallegreranno solo Prodi, Padoa Schioppa e pochi
altri mentre Dini, la sinistra di lotta e di
governo per non parlare dell'opposizione e
dell'italiano medio non faranno nemmeno caso alla
notizia e continueranno a pensare tutto il male
possibile di questo governo.
Il libro è avvincente. Rende la noiosa finanza pubblica un vero thriller e riesce magistralmente a raccontare come i movimenti nelle stanze dei bottoni dell'alta finanza hanno delle implicazioni pervasive nei piccoli gesti della quotidianità dei francesi con effetti devastanti. E' tutto verosimile. Può davvero accadere. Anzi, come racconta Giavazzi nell'introduzione, l'Italia stessa è andata molto vicina a qualcosa di simile nel 1992.
Al di là dei riferimenti alla politica francese che sono liberamente discutibili (davvero Ségolène sarebbe stata una sciupona e davvero Sarkozy è l'uomo del rigore?) emerge incontrovertibile l'idea che il primo obiettivo di qualsiasi governo responsabile è quello di tenere i conti a posto, perchè non farlo espone al rischio di tutto quello che accade nel libro. E dunque veniamo a noi. All'italia di questo gennaio 2008. Oggi S&P promuove il debito Italiano, non lo degrada come nel libro.
Il giorno in cui la Francia è fallita (e l'Italia?) titola il libro. L'italia non fallisce e risana, risponde Standard & Poors.
quanto è (H)illare questa campagna
A noi le primarie piacciono, come farne mistero. Ci sono piaciute quelle americane in precedenza, ci siamo entusiasmati per quelle italiane del 2005 e del 2007. Ci piace vedere i candidati esporsi, e la gente selezionare la propria classe dirigente. Quello che non ci piace è l'incredibile tatticismo a cui questa sempiterna sovraesposizione da parte dei candidati conduce. Ok che la posta in gioco è alta, ma in effetti questi poveracci sono in campagna elettorale da più di un anno e ne avranno almeno per altri 10 mesi. Il risultato è che per non sapere di cosa parlare, i giornali finiscono a desumere chissà quali destini da un voto così marginale e comunque non rappresentativo come quello dell'Iowa. Ora sembra che la Clinton non abbia convinto nel dibattito dell'altro giorno perchè era nervosa, tirata o per chissà quale significato vogliamo attribuire a quella ruga notata dai giornali.
Ma insomma, a noi Barak Obama sta molto simpatico. I Clinton anche. Pensiamo che il primo venga bene in televisione e nei dibattiti. I secondi anche. Ma che c'entra questo con il mestiere di presidente? Noi abbiamo votato (e siamo ancora orgogliosi di quel voto) Prodi. Quello che non sta simpatico a molti. Quello che sembra un prete ci campagna. Quello che chiamano mortadella e non immagino che ciò sia dovuto alle sue origini emiliane. Quello che quando parla non si capisce molto, che si mozzica le parole e che ci ha emozionati solo una volta, per sbaglio, parlando di pannelli solari. E si badi bene che di fronte aveva il presunto mago della comunicazion, quello che nelle sue magie, tra nani e ballerine, stava affossando il paese. Ed allora che cosa conta per fare un buon presidente? Noi ce lo chiediamo perplessi, mentre seguiamo queste (H)illari presidenziali.
El adelantamiento a Italia
Zapatero si é di recente vantato che il sorpasso era nei fatti avvenuto, altri lo avevano smentito, altri ancora hanno fatto del presunto evento motivo di polemica politica ed infine ieri é arrivato il nostro beneamato Romano a spiegarci che, nei fatti, il sorpasso non é (ancora) avvenuto. Polemiche seguiranno, ne siamo sicuri. Ambasciatori si scuseranno. Giornalisti ci spiattelleranno dati sul PILdisoccupazioneistruzioneautostradebanchecostruzionidebito. Politici ci diranno che é tutta colpa dei comunisti o dei
E noi che diciamo? dovremo pur trovare qualcosa da dire a quei gentil viandanti che googlando "spagna e sorpasso" passano di qui.
Noi cominciamo dai doverosi complimenti alla Spagna. Che se anche forse non ci ha ancora sorpassato e non ha le spalle grosse per farlo a breve, si é data un sacco da fare negli ultimi 25 anni ed oggi é un paese meraviglioso, istruito, tollerante, ambizioso e pieno di speranze. Complimenti davvero. Ve lo diciamo con un bel po' di ammirazione ed addirittura qualche venatura di invidia. Ma si intenda, é un invidia fraterna, che oramai noi ci sentiamo davvero tutti fratelli europei, e se crescete forte voi (magari anche grazie ai fondi europei), un po' lo sentiamo anche un successo nostro. Poi, senza voler fare i fratelli maggiori un po' saputelli, ma in pieno spirito di servizio potremmo anche fare un giorno una bella chiacchierata su quelli che secondo noi sono alcune ombre del vostro modello di sviluppo e delle incognite dalle quali vi vorremmo umilmente suggerire di guardarvi bene. Noi ve le diremmo con il senno di chi ci é già passato e forse anche in queste incognite vi si é arenato.
Ai nostri connazionali in sindrome da sorpassati diciamo invece che non é il caso di farne polemica, ma piuttosto di riflettere; perché il sorpasso della Spagna ci offre molti spunti da affrontare in maniera propositiva. Innanzitutto partiamo dalla constatazione che il sorpasso spagnolo é più traumatico di altri perché nei nostri cugini iberici forse vediamo molto più di noi stessi di quanto sia possibile fare con altre nazioni. Loro sono latini, amanti del bel vivere e della buona cucina, gioiosi e spensierati come ci siamo dipinti noi stessi per tanti anni. Ed allora fa male vedere che in Spagna si coniuga movida notturna con efficienza della PA, spensieratezza latina con puntualità dei treni, e allegria vitale con solida crescita economica. Fa male a noi si intende, perché mette a nudo l'inesistenza di quell'equazione dietro alla quale ci siamo per tanto tempo nascosti. E cioé che il bel vivere non si potesse coniugare con parole quali efficienza e crescita. E che in fondo noi, dovendo scegliere tra un vivere bello ed uno efficiente, avremmo sempre preferito il primo. Ora la Spagna é li a dirci che esiste un vivere bello ed efficiente. E questo ovviamente ci manda in bestia. Ma c'é solo da rimboccarsi le maniche ed umilmente imparare dai nostri fratelli più giovani. Perché nonostante tutto in Italia viviamo già molto bene. Ma la Spagna é li a dirci che possiamo decisamente vivere meglio.
24.5 minuti
PS. Ma secondo voi, ventiquattro virgola cinque minuti, significa che sono 24 minuti e 50 secondi, 24 minuti e 5 secondi oppure 24 minuti e 30 secondi?
mamme, bici e pannelli solari. Un anno dopo
Siamo di nuovo in questi giorni immersi nel girone dantesco della finanziaria. Il governo vacilla e la Binetti non viene (per ora) espulsa dal PD. Il parolaio rosso parla a vanvera di tempi lunghi e orizzonti ampi, asfissiando però negli spazi angusti e nei tempi miopi dei suoi piccoli interessi di partito. Noi guardiamo a quello che ci era piaciuto allora, ed egoisticamente constatiamo quanto quella finanziaria, allora cosi sofferta ci ha
Forse qualcuno di voi gia lo sa, altri no. Chiara, Lucia ed il sottoscritto aspettiamo un nuovo membro in famiglia. Arriverà presto; se tutto va bene agli inizi di febbraio. In quanto entrambi lavoratori precari (assegnisti di ricerca) abbiamo comunque da quest'anno diritto all'assegno di maternità. Anche io, il padre. Addirittura la mia università magnanimamente mi coprirebbe il 100% dello stipendio e non già solo l'80% garantito dall'INPS. Non fa niente se poi alla fine io non farò nemmeno un giorno di paternità. E se Lucia continuerà a lavorare sodo e con la consueta passione, magari un po' di più stando a casa ed un po' di meno dall'ufficio. Non fa niente dicevo, l'importante é sapere che quel diritto ci é riconosciuto, che l'istituzione pubblica si é presa cura del nostro desiderio di mettere al mondo un figlio; infondo di mettere al mondo un altro cittadino italiano.
Il secondo beneficio di quella finanziaria lo stiamo cogliendo in questi giorni. Stiamo installando dei magnifici pannelli solari sul nostro tetto. Seguirà a breve post più esteso in proposito ma per ora vi diciamo solo che siamo entusiasti dell'idea di farci la doccia, farci il bucato e lavarci le stoviglie con l'acqua riscaldata con nient'altro che il generoso sole che rende sempre questa città cosi meravigliosa. Tutto questo grazie alle detrazioni del 55% senza le quali probabilmente non saremo mai stati spinti ad installarli.
Certo, di ciclabili per ora non ne vediamo alcuna. Ma in compenso Lucia mi ha donato da poco una nuova e fiammante bicicletta con cui mi libro di tanto in quanto nel traffico di Roma.
Mamme, bici e pannelli solari...
dedicato a Prodi per
l'approvazione
(per ora e solo in Senato) della Finanziaria
E un altro giorn(alista) è andato
I wish i was there
Dunque non posso che cominciare con il dire che davvero vorrei essere li. Vorrei mettermi in fila come quel 16 ottobre di 2 anni fa sotto il sole di Roma. Vorrei dare una mano al gazebo ed incrociare gli sguardi dei miei nuovi compagni di partito, i miei compagni di speranza politica, i miei compagni di percorsi costruttivi.
Il sentirsi a casa. Si perché molto piu che con le primarie dell'Unione di allora, quelle di quest'anno sono anche e soprattutto un processo identitario. Allora in fondo si votava per il leader dello schieramento. Si, l'elettore di Bertinotti e quello di Mastella erano ed (ancora) sono in fondo compagni di strada, o quantomeno sono compagni di governo. Ma da allora, si sono viste subito emergere tutte le differenze che ci impediscono di riconoscerci tutti dentro lo stesso partito.
Invece oggi deve essere diverso. Buona parte delle persone che oggi si recano ai seggi, che fanno la fila, che si sono spulciate i nomi nelle liste, che si sono informate sul conto della Bindi, di zio Walter, di Marione e degli altri, sono li perché si vogliono finalmente riconoscere all'interno di una casa unica, che sotto il proprio tetto contenga e sintetizzi tutte le differenze e le diversità che pur ognuno di noi porta con se. Che bello: vorrei vedervi in faccia tutti, miei nuovi
Le belle notizie. Siamo arrivati a queste primarie obiettivamente in un clima un po' bigio. La potenza di fuoco mediatico scatenata é stata impressionante e davvero pochi si sono lesinati dallo sparare contro. E passi pure che gi avversari politici abbiano parlato a vanvera di fusioni tra apparati, di partito nato vecchio, e tutte le altre sciocchezze che erano evidentemente dettate dal tentativo di minimizzare i danni. È già perché davvero queste primarie cambiano lo scenario politico ed ora gli altri devono inseguire. Per dare un metro di quanto queste primarie collochino il PD una generazione avanti a tutti gli altri partiti Italiani si confronti ad esempio l’esperienza di oggi con quella della settimana scorsa in cui è rinato per l’ennesima volta -tra le risate almeno di quei pochi che ancora seguono questa pantomima- il partito socialsita che ora sembra si faccia chiamare costituente socialista.
La nomenclatura ed il rinnovo della classe dirigente. C’è stata molta discussione, speranza ed anche delusione circa l’accesso alle liste. L’accusa più diffusa è che le nomenclature si siano prese tutti i posti. Queste accuse mi sono sin qui sembrate ingiuste ed esagerate. Da un parte è vero: è ora e tempo di svecchiare i partiti, di far partecipare i giovani e cosi via… sono ovviamente simpatizzante con tutte queste istanze. Dall’altra non vedo perché gente che crede nel PD si dovrebbe fare da parte solo per presunti limiti di età o per portare la colpa di essersi interessato, appassionato e dedicato alla politica prima di ora. Almeno di non pensare male dei nostri nuovi compagni di partito: che quelli che gia erano nei DS e nella Margherita erano tutti farabutti e poltronisti. È un ragionamento che ovviamente non sta in piedi. Tra questi due estremi andava cercato un equilibrio: e credo che tutto sommato con il sistema delle liste concorrenti (meglio sarebbe stato avere però le preferenze), con almeno tre-quattro candidati che presentandosi come outsiders hanno cooptato molta gente prima estranea alla politica e con una delle tre liste che sostengono il vincente designato sostanzialmente costituita da facce nuove, beh credo che l’obiettivo di iniettare una forte dose di novità in un corpo che non può e non vuole rinunciare alla sua storia sarà raggiunto.
I candidati. Non avrei difficoltà a votare per Veltroni, per Bindi, per Letta e per Adinolfi. Avrei dei validi motivi per votare per ognuno di loro. Bello essere in imbarazzo per eccesso di volontà di voto piuttosto che per difetto. Ho seguito l’ottima iniziativa di Repubblica delle 10 domande ai candidati.
Direi che Marione mi ha spesso convinto sui temi forti dell’identità e delle prospettive. È invece caduto fragorosamente sulle domande di economia dove invece è andato bene, e come poteva essere altrimenti, Letta. Veltroni non ha particolarmente brillato: essendo l’incumbent aveva solo da perdere a sbilanciarsi. Alla fine però, quella che mi ha convinto di più è la Bindi. Per molte delle ragioni che cita anche Leonardo. Voterei quindi la Bindi, se fossi li.
Mentre sorge il sole sulla marina di san Diego, penso alle cose di casa nostra. Penso al nuovo partito che oggi nasce. Al posto in cui voglio sentirmi a casa, insieme a centinaia di migliaia di altri compagni. I wish i was there…
dissonanza cognitiva
...Incoerenza logica tra quello che si dice e le proprie tendenze, comportamenti, esperienze, ambienti e costumi culturali. Deve trattarsi per forza di questo! Ecco di che cosa è affetto l'onorevole Previti. Ecco perchè forse gli hanno concesso tutte le attenuanti che si potevano concedere e lo hanno mandato cosi in fretta ai domiciliari. Poverino, è cognitivamente dissonante.
Non ci credete? Leggete le esilaranti (se non fossero inquietanti) intercettazioni della conversazione del 7 aprile 2006 (2 giorni prima delle elezioni) tra l'ormai ex onorevole e Lotito in cui Previti raccomanda in malo modo il figlio per un posto in squadra che dice lui è ora scandalosamente occupato da un raccomandato che non vale un cazzo perché è solo grosso e fregnone.
Previti chiama Lotito: "Claudio, io so' stato sempre 'na persona seria, 'na persona perbene, lo sai, non ti ho mai detto niente de mi fijo, ma che mi fijo venga discriminato e trattato a carci in culo da gentarella da quattro sordi che hai messo a rappresentà 'a gloriosa maglia biancoceleste, io questo proprio non te lo consento proprio, io faccio un casino. Proprio veramente succedono lì delle cose da basso impero, con un generale da operetta che non capisce un cazzo di calcio e che caccia via i ragazzi bravi e difende quelli che non hanno le qualità manco più elementari. Ma stiamo scherzando? Mio figlio viene mortificato da un anno, e io mi sono rotto il cazzo, nel vero senso della parola".
Lotito risponde: "Ora prendo in mano il settore giovanile". Ma Previti insiste: "Queste cose non le posso sopportare come laziale, perché tu sai che ogni laziale si sente laziale come patto d’onore con Dio. Noi non siamo come i romanisti".
Secondo papà, il figlio "lo mandano a fa la riserva in un'altra squadra, per fare rientrare un cattivo soggetto per levare il posto di Umberto, il quale continua a riscaldare con il suo riverito culo la panchina", mentre, a suo parere, "è a livello de giocare in qualsiasi squadra de prima serie, cazzo!". Ma sarebbe discriminato "perché se chiama Previti".
Lotito ammette che "il fatto è grave", anche perché prima "nelle giovanili c'era parecchia corruzione". Previti, condannato per il processo IMI-SIR, intima di moralizzare l'ambiente cacciando "i raccomandati de papà".
Lotito provvederà a farlo a fine campionato, ma Previti non molla ancora: "Adesso io c'ho il problema di mio figlio, è un problema immediato, perché mi fijio seduto 'n panchina pe' fa' giocà 'n raccomadato». Il presidente laziale chiede: «Chi è 'sto raccomandato?». E Previti risponde: «Luciano, Luciani, Apollo, che ne so, uno arto e grosso, tecnicamente non vale un cazzo perché è solo grosso e fregnone e mi fijo s’è fatto mezzo campionato de panchina… 'na cosa inaccettabile sul piano mo-ra-le!».
Oggi Umberto Previti gioca nella Primavera della Lazio ed è stato inserito anche nella lista B biancoceleste di Champions League, come terzo portiere.
Ma lo squatting è di sinistra?
Ci si ritrova a
commentare l'ennesima singolare sentenza della
Cassazione. E quando si dice singolare, si usa
ovviamente un'eufemismo.
Ovviamente ci sono una serie di argomenti ai quali
qualsiasi economista potrebbe inchiodare questa
bizzarria. Sarebbe una critica se volete da destra,
ma va comunque brevemente fatta.
-La non punizione dell'occupazione abusiva
equivale al riconoscimento del diritto
di squatting. Con tanti
saluti al diritto di proprietà. Questo ovviamente
mina la sicurezza degli scambi economici,
l'incentivo a lavorare sodo e ad investire una
vita per costruire qualcosa (tanto te lo possono
portare via gli squatters).
-Ovviamente l'insicurezza di questo diritto ha
effetti devastanti sul mercato degli
affitti -a danno insomma di quei deficienti
che ancora l'affitto lo pagano- in quanto i
proprietari impauriti dal rischio squatters
esigeranno premi rischio più alti ed, al margine,
metteranno meno case sul mercato.
Ma questa se volete è una critica da destra. Una
critica che, naturalmente, la destra italiana ha
fatto a questa sentenza. Leggo però che la sinistra
italiana (facile immaginare quale, ma Repubblica ci viene in contro e fa
tre nomi: Ferrero, Caruso e Cento. Tanto per non
sbagliarsi!) addirittura parla di sentenza di
civilità. E' d'obbligo quindi una sacrosanta
critica da sinistra.
Ma alla persona che aspettava l'assegnazione
dell'alloggio popolare abusivamente occupato,
ci ha pensato qualcuno? Perchè se
questa persona aveva guadagnato il diritto
all'assegnazione dell'alloggio popolare legalmente, o
pensiamo che l'agenzia che assegna le case sia una
mafia, oppure dobbiamo per forza concludere che anche
questa persona sia un'indigente. A questa
persona, Ferrero, Caruso e Cento, hanno per caso
qualcosa da dire? Vogliono spiegare loro a
questa persona che in questo paese governato dalla
sinistra la civilità dell'illegalità e della
violenza dell'occupazione abusiva deve avere ragione
della mitezza e della fiducia di chi segue le regole?
Ma è veramente questo che la sinistra
italiana si ritrova oggi a difendere? Il
soppruso e l'illegalità? la furbizia e l'arroganza?
il (presunto ma non necessariamente)
povero che rubal al (vero e
legalmente riconosciuto) povero?
Scusate, ma se questa è la sinistra, io do ragione ad
Alesina-Giavazzi e dico che il liberismo (che difende
il diritto di proprietà ed il primato della legge) è
di sinistra e la sinistra è ahime diventata
nel frattempo un po' fascista.
PS. Onde prevenire una facile critica di appendice,
meglio precisare che non ci siamo nel frattempo
dimenticati della madre disoccupata oggetto della
sentenza. Certamente una sinistra presentabile
vorrebbe che lo stato sociale si facesse carico anche
del suo problema. Ad esempio sovvenzionando un
affitto per un certo periodo ed agevolando la sua
scalata (legale) nella graduatoria delle assegnazioni
(legali) di case popolari.
Noi, clintonianamente, vorremmo che un
governo di centrosinistra creasse le strutture
necessarie ad accogliere il figlio in un nido e
lasciasse alla madre il tempo per lavorare e
conquistare con le sue forze la capacità di pagarsi
una casa.
Uno stato attento ai più deboli ha molti modi per
prendersi cura degli ultimi. Il
riconoscimento del diritto di squatting non rientra
tra questi.
Le ordinarie dimissioni del sig. Capecchi
Ed ora a noi: il Sig. Riccardo Capecchi si è dimesso. Chi è il sig. Capecchi? Trovate una sua bio qui. Giovane, brillante, intraprendente consigliere di Palazzo Chigi, ha avuto la colpa di prendere un aereo, qualche settimana fa. Un aereo speciale: riportava il vice-presidente del consiglio Rutelli a Roma dopo la premiazione del Gran Premio d'Italia a Monza. Sullo stesso aereo della presidenza del consiglio, viaggiava anche il ministro Mastella con la famiglia. E poi -al rientro a Roma- il sig. Capecchi. E' una notizia marginale, ma si presta ad alcune riflessioni. Ne butto giù alcune emerse sulla stampa un po' alla rinfusa.
-Innanzitutto non si capisce perchè le cariche istituzionali si debbano spostare con un Airbus da 100 posti.
-Poi gli onorevoli potrebbero prendere aerei di linea, o ci vogliono far credere che davvero quella domenica non c'era uno -dico 1- volo roma-milano con un paio di posticini per Rutelli e body-guard? Sorvoliamo -è il caso di dirlo- poi sulla questione del viaggio in elicottero da Linate a Monza. Per dovere di cronaca dobbiamo dire forte anche che non tutti sono uguali, [non] tutti rubano alla stessa maniera. Infatti Padoa-Schioppa viaggia con le low cost e Prodi in treno.
-Poi potremmo anche capire che Rutelli si sia recato alla premiazione per dovere istituzionale (seeeehhhh). Ma cosa giustificasse la presenza di Mastella no, non riusciamo a capirlo...
E via discorrendo... Credo che dettagli poco edificanti in questa piccola storia di casta se ne trovino in quantità. Poi c'è questo Sig. Capecchi, che scrocca un passaggio su un aereo che gia avrebbe volato al rientro su Roma. In fondo il dettaglio più insignificante.
Ma lui è l'unico ad essersi dimesso. Ex-scout (e qui scatta la solidarietà di corpo), dice di essersi dimesso per aver infangato con il suo comportamento l'istituzione che era chiamato a rappresentare. Dimissioni senza grida al complotto ed irrevocabili. Punto.
Qui inizia la vicenda che però mi interessa raccontare. Sui giornali e sul web infatti il Sig. Capecchi è diventato una specie di eroe. Gramellini sulla Stampa, Messina sulla Repubblica ed altri ancora: Capecchi for president. Capecchi santo subito. Capecchi l'alieno. Capecchi il danese, lo scout, l'integerrimo. Il suo? Un gesto di onestà. Un gesto nuovo, mai visto in Italia. E via discorrendo...
Ora, mi sembra paradossale che si elogi una persona che si è imboscata in una aereo (che non avrebbe mai dovuto partire), si è fatta fotografare e si è dimessa solo dopo la pubblicazione delle foto. Certo, questo è quanto di meglio passa il convento della politica italiana. Qualcuno che ancora si vergogna. Qualcuno a cui è rimasto un po' di senso del pudore. Ma basta? Ma ci basta? Ma ci basta come elettori amareggiati? Come contribuenti defraudati? Come fruitori di servizi mancanti in uno stato oberato da queste spese frivole? Davvero vogliamo il sig. Capecchi for president solo perchè è il meno peggio?
Prendiamo più seriamente le ordinarie dimissioni del Sig. Capecchi. Per una volta che qualcuno ci offre questa opportunità. Proprio perchè non le fa ormai più nessuno. Restituiamo significato a questo gesto.
Le dimissioni ovviano in parte alla vergogna. Ma solo in parte. Per completare la parabola espiativa, per essere prese seriamente, esse richiedono l'oblio, l'eclissi: in una parola richiedono che l'uomo si renda effettivamente dimesso. Per rispetto anche al Sig. Capecchi (al quale comunque suggerirei di chiudere la vicenda con il rimborso del costo del biglietto sola andata Alitalia classe business) lasciamolo quindi come ha scelto di essere: e cioè semplicemente dimesso.
contribuzione previdenziale differita
E se rinviassimo il pagamento dei contributi pensionistici più in avanti con l'età, diciamo alle soglie della pensione? Non so nula di meccanismi pensionistici per cui quanto segue potrebbe essere qualsiasi cosa compresa tra una banalità già ampiamente implementata ed una stupidaggine bella e buona. Ma tant`é, io la butto li. Voi ditemi se é l'una o l'altra cosa.
Partiamo dalla teoria. Dall'ipotesi del ciclo vitale di Modigliani. Per dirla in due parole, se fossimo perfettamente razionali, ed il mercato del credito fosse competitivo e funzionasse senza frizioni, allora dovremmo essere in grado di prendere a prestito dal mercato finanziario nelle fasi della vita in cui non abbiamo un reddito (es. quando studiamo o quando andiamo in pensione) o esso é al di sotto delle nostre esigenze (es. quando mettiamo su famiglia e comperiamo casa) e dovremmo restituire questo debito nelle fasi in cui il nostro reddito é sopra le nostre esigenze (nel fulcro della carriera intorno dopo i 50 anni di età ).
Purtroppo gli uomini non sono cosi razionali da anticipare il proprio ciclo di reddito nell'arco della vita (molto spesso un precario non riuscie a prevedere il proprio redditodi là a qualche settimana) ed il mercato del credito é cosi miope e viscoso da concedere prestiti al più per l'acquisto della casa e spesso condizionato alla fornitura di garanzie draconiane (ve lo immaginate la faccia del vostro banchiere se gli chiedeste un prestito perchè dovete tirar su dei figli?)
Che si può fare per alleviare questa restrizione del credito? Accantoniamo l'idea che lo stato si possa sostituire alle banche (problemi di cassa e problemi di moral hazard). Meglio pensare ad un auto-prestito del lavoratore a se stesso. Si tratterebbe di rendere spendibili le trattenute previdenziali nei primi anni di lavoro, diciamo dai 18 ai 35 anni (magari per non più di 5-7 anni in totale), e di recuperare poi quelle contribuzioni e gli interessi nel frattempo non maturati nelle fasi finali della vita lavorativa, diciamo per 10-15 anni, dai 50 ai 65 anni. Si tratta di ritrovarsi il 20% e più in più in busta paga nei primi anni quando più serve e restituirne altrettanti (per un periodo più lungo). il meccanismo qui descritto é un po' rozzo: ha un unico scalino positivo inizialmente (+20% rispetto al reddito decurtato delle trattenute) ed un unico scalino negativo alla fine (-20%) . Ma può essere più graduale ed ad esempio prevedere che su 35 anni di vita lavorativa si passi da un +15% ad un -20% con uno scalino di un punto percentuale all'anno.
Per come sono le cose ora, i giovani partono con redditi molto bassi e spesso si devono fare aiutare dai genitori per avviare la propria vita. Una misura di questo genere aiuterebbe un giovane a fare da se e lascerebbe al genitore l'incombenza di pensare alla propria pensione.
Certo ci vorrebbe uno esperto di previdenza per fare bene i calcoli (se ce ne é uno che mi aiuta magari...), ma cosi ad occhio e croce mi sembra un'idea interessante che certo non risolve il problema del precariato ma da un po' di respiro ai giovani nelle prime fasi della loro vita lavorativa. Ma forse é solo una banalità già ampiamente implementata o una stupidaggine bella e buona...
Ma di chi si parla?
miraggio nel deserto
E quante centrali ci vogliono per generare tutta questa energia? In questa immagine affianco, il quadratino rosso centrale indica la superficie equivalente di deserto necessaria per produrrre attraverso gli specchi il fabbisogno energetico dell'europa e del nordafrica. Certo è una bella superficie (un quadrato di 50 km di lato), ma non si può certo dire che laggiù manchi lo spazio. Peraltro l'irradiazione solare nel deserto è doppia rispetto a quella dei paesi del sud europa e questo costituisce un ulteriore motivo per localizzare in quelle regioni le centrali.
Si certo, ma poi come la si porta qui in Europa tutta questa energia? In fondo ci hanno sempre insegnato che l'energia anche ad alto voltaggio, su grandi distanze si disperde a tal punto da non essere più conveniente. Questo vale però per la corrente alternata, non per la corrente continua. Tramite delle connessioni HVDC, si può ottenere con dispersioni minime il trasporto di energia attraverso le migliaia di chilometri che separano il deserto dai nodi europei nei quali l'energia verrebbe poi reimmessa nella rete esistente. Le reti di trasmissioni HVDC non sono una possibilità teorica ma delle infrastruttre gia comunemente operanti in tutto il mondo.
Gli scettici potrebbero storcere il naso, ma qunato costa un progetto simile? Costa molto. una stima parla di 400 miliardi di euro fino al 2050 ma non fermiamcoi a dei numeri che sono assolutamente volatili. Pensiamo invece alle dimensioni ed alla portata del progetto. Si tratta di sostituire l'energia che attualmente produciamo con i derivati del petrolio o con il nucleare. Si tratta di rendere l'Europa ed il mediterraneo carbon-neutral o quasi. Si tratta in fondo di sostituire oleodotti con elettrodotti.
il progetto del Club di Roma poi si integra con le altre fonti rinnovabili: dal vento lungo le coste atlantiche, all'idroelettrico nelle alpi, alla biomassa dei balcani. No, non è un miraggio nel deserto ma una strada del tutto percorribile anche con le tecnologie attuali verso un futuro sostenibile per l'Europa ed il mediterraneo.
soccorsi! so' ccorsi via...
Gli incendi estivi sono un cataclisma. Sappiamo tutti quali danni essi provochino, e quali perverse logiche essi celino. Sappiamo anche che non serve andare fuori dai confini del paese per vedere come si possa risolvere il problema. Anzi, diciamolo chiaramente: la maggior parte del territorio italiano ha un livello di incendi che possiamo considerare fisiologico, ed una ristretta parte del territorio può vantare esperienze di eccellenza assoluta a livello mondiale. E chi ne dubita, si faccia un giro dalle mia parti, nel Trentino coperto di boschi, dove ogni villaggio dicento anime conta il suo corpo volontario di vigili del fuoco addestrato e attrezzato come lo sono i vigili professionisti nel resto del paese. Il problema degli incendi boschivi diventa patologicamente drammatico (fino alla morte di diverse persone ogni anno) solo nel sud Italia.
Sarà colpa solo del solito pregiudizio antimeridionale? O sarà colpa della mafia, della cammorra o dell'ndrangheta? O forse sarà lo stato che non paga adeguatamente i pompieri, che non fornisce i mezzi, e che possiede una flotta di soli 20 canadair (la flotta più vasta tra i paesi europei peraltro)?Tutto questo certo. Mettiamoci anche il clima meno clemente del sud, se questo consola qualche meridionale che potrebbe sentirsi altrimenti discriminato dalle mie parole.
Eppure vorrei tornare a quei visi ed a quei volti che arrabbiati cercano invano i soccorsi che li salvino. Perché forse anche li sta una radice di questo male. É mai possibile che i soccorsi debbano sempre venire da fuori? Che società civile é quella che affida la difesa della propria sicurezza ai canadair che vengono da altrove, dal cielo e comunque sempre da lontano?
Certo il Trentino non fa testo, ma é pur sempre un esempio a cui guardare no? Ed allora perché dalle mie parti appena si intravvede un comingnolo di fumo, la gente telefona immediatamente, e nel giro di pochi minuti squadre e squadre di volontari sono sul posto? Perchè i ragazzi vedono come motivo di orgoglio quello di prestare il proprio impegno gratuitamente ed anche a rischio della vita nei corpi volontari? perché l'amministrazione provinciale e comunale invece di sperperare soldi, dota questi volontari di tutte le attrezzature di cui necessitano? Perché in Trentino i canadair ci devono venire solo ogni tot anni in casi di incendi eccezzionali?
Il perché ovviamente lo so, ed é quello che fa la differenza tra una vera società civile dove prevale il senso del bene comune ed il contributo che ognuno può dare alla sua tutela, ed una società incivile dove prevale la familistica difesa delle cose proprie e l'attesa messianica per i soccorsi che devono arrivare sempre e comunque da altrove. Ed é in questo familismo, in questa mancanza di "senso del noi" e "del senso del nostro", che germoglia poi la criminalità organizzata cosi come proliferano gli incendi boschivi. Lí vi si generano entrambi i fenomeni perché da una parte il familismo crea quell'economia del malaffare che dagli incendi trae linfa, e dall'altra il familismo non si cura della prevenzione di quegli incendi almeno fino a quando essi lambiscono il proprio giardino.
esecrabili evasioni
Sembra che Fastweb abbia
ricevuto tante email di protesta da propri abbonati
circa l'impresentabilità di Rossi come testimonial,
viste le sue grane con il fisco. Se questa piccola
notizia fosse vera, e non solo l'abbaglio
tardoagostano di qualche giornalista, sarebbe davvero
una sorprendente ottima novità.
ntendiamoci, Valentino Rossi é la simpatica
canaglia che fa sorridere con le sue
sorprese ed inorgoglisce con le sue imprese. Ma sulla
questione delle tasse ha fatto un grande scivolone.
Si certo, in quell'ambiente fanno tutti cosi. E sarà
anche stato malconsigliato, ne siamo certi. Ad occhio
e croce ci sembra il tipo che a malapena conosce il
nome del suo commercialista. Comunque questo
non lo solleva dalle sue
responsabilità e ci auguriamo che quando il
fisco presenterà il conto (con arretrati e sanzioni
dovute), egli pagherà con la leggerezza che lo
contraddistingue.
La buona notizia comunque é un'altra: che
agli italiani (almeno ad alcuni di questi abbonati a
fastweb) l'evasione faccia finalmente rabbia
e non indifferenza o addirittura ammirazione come
spesso accade. Forse il lavoro di Visco ed in
generale del governo Prodi sull'immoralità
dell'evasione comincia lentamente ad attecchire. Le
tasse non pagate sono soldi rubati ad altri
contribuenti e non sottratti allo stato cattivo, come
se lo stato fosse altrove.
Questa piccola news giunge nei giorni in cui il
cardinal Bertone conferma sostanzialmente le parole
di Prodi di qualche giorno addietro circa
l'immoralità per un cattolico
dell'evasione; e nei giorni in cui chi si
rimepie la bocca di sciocchezze sullo
sciopero fiscale (azione che
Leonardo suggerisce di punire
immediatamente con la sospensione dello stipendio
di parlamentare pagato con le stesse tasse che si
vogliono non pagare) viene isolato dallad sua
stessa parte (vedi la distanza presa da Berlusconi
nei confronti di Bossi e da confindustria nei
confronti di un suo associato).
Ch stia cambiando l'aria?
argomenti usurati
Detto questo, ed a mò di promemoria per i programmi di governo che verranno, è ora di pensare a riforme più forward looking sulla previdenza. Non ripeto qui quello che si sostiene in molti posti altrove. Ma se vogliamo proprio parlare di quote: noi seguiamo Adinolfi e sposiamo quota 100. E' ora di mettere al centro del discorso pensionistico i giovani che entrano al lavoro, non i vecchi che ne escono.
Sotto quota 100 nessun patto generaizonale è credibile. Siamo il paese con l'età pensionabile tra le più basse in Europa. e con la longevità più elevata. Eppure ci vengono a raccontare che i conti INPS, sono in ordine. A livello contabile lo sono: il trucco sta nell'erogare future pensioni molto basse, con prospettive di non arrivare nemmeno al 50% dell'ultimo stipendio percepito. Bisogna dirlo chiaro: questo scambio, bassa età pensionabile in cambio di future basse pensioni, è un insulto e soprattutto non è politicamente credibile. Che cosa faremo infatti quando tra 10-20 anni cominceremo a vedere masse di pensionati molto impoveriti? Faremo esattamente quello che abbiamo fatto in questi anni: alzeremo gli assegni minimi e trasferiremo loro risorse. Con buona pace dei conti in ordine. Lo faremo certo perchè noi non vogliamo vedere anziani morire di stenti, ma sia chiaro: è politicamente inaccettabile, perchè è lampante che gli accordi di questi anni sono in malafede se già scontano quei futuri extra trasferimenti iniqui.
Basta con la retorica dei lavori usuranti. Tagliamo corto su un'altro argomento: i lavori usuranti. Con una premessa doverosa: massimo rispetto per chi si rompe la schiena agli altiforni ed in altri luoghi di lavoro difficili. Però questa intervista ad Angeletti ci fa annusare i luridi cantoni dove si vuole andare a parare: l'innalzamento dell'età pensionabile può essere sindacalmente neutralizzato facendo entrare tutti
La questione generazionale stà entrando prepotentemente anche nel dibattito previdenziale. E' ora di mettere da parte argomenti non credibili e usurati. Quando cominciamo -ad esempio- invece a discure seriamente della scandalosa questione dei contributi versati dai milioni di precari e che, oltre ad essere esigui, non sono nemmeno ricongiungibili con i contributi del lavoro a tempo indeterminato?
Insistiamo senatore:
se ne può davvero andare...
Volevamo rassicurare il senatore Selva.
Nonostante sappiamo che ci mancherà, nonostante già
fatichiamo ad immaginarci i panini del Tg2 senza il
suo contributo fondamentale, noi per rispetto alla
sua coerenza e coscienza, non gli avremmo mai chiesto
di restare. Quando uno compie una scelta cosi
meditata, è giusto che i cittadini la rispettino sino
in fondo, senza tirare alcuno per la giacchetta.
Selva ha già dato a questa repubblica, davvero non è
corretto chiedergli di restare oltre!
stridenti incoerenze
Noi, a differenza dei commentatori di One More Blog, indugiamo e ci tratteniamo dal consolidare quelli che peraltro sono pensieri che affiorano prepotenti. Ma allora è vero che non tutti i suicidi sono uguali? allora è vero che anche la chiesa perdona più facilmente ai potenti? allora è vero che tra una scelta tragica ed una scelta assurda, la chiesa ha dato ragione alla seconda? Noi vorremmo che qualcuno ci aiutasse a fugare questi pensieri. Ecco, possibilmente non con un commento in latino...
gemelli salvatori della patria
Ma insomma, chi l'ha
detto che solo i polacchi possono avere due gemelli
a salvare la loro patria?
Anche noi ne abbiamo due (impressionante la
somiglianza, non trovate?) che, a scorrere i giornali
in questi giorni, stanno prendendo questo paese per
mano e lo stanno portando verso il sol dell'avvenire.
E se forse non sarà il luminoso sol dell'avvnire, che
almeno sia l'illuminato centro di una nostra città. E
ci si vada magari a bordo di una 500. O in Metro B1.
vitalitalia
Due anni fa il referendum
per l'abrogazione di alcuni articoli della legge 40
sulla fecondazione assistita. In
quell'occasione una campagna pubblicitaria
ottimamente organizzata -tra gli altri- dalla
chiesa cattolica ed in particolare dal cardinal
Ruini, fece passare chiaro il messaggio che chi
tifava per la vita, doveva per forza
essere contro il referendum (e quindi astenersi).
Qui sopra abbiamo 5 sigle di organizzazioni parte
di quella mobilitata galassia: tutte con
riferimenti espliciti alla parola vita. Come nella
migliore tradizione della politica che si fa
marketing, bisogna continuare adi insistere con
una parola chiave, sottrarla all'avversario e
farne la propria bandiera. La sinistra di questi
meccanismi della politica non ha mai capito nulla.
Nel corso del tempo si è fatta scippare parole
come libertà, sviluppo, territorio ed infine vita.
Nel 2005 l'immaginario comune pre-referendario era
ben delineato: Astensione=Vita e
Voto=Morte
Oggi le statistiche ci dicono il contrario. A causa dell legge 40, sono nati meno
bambini e le donne hanno corso più rischi in
gravidanza. Sarà un ragionamento semplicistico
il mio se volete, ma insomma, i dati parlano
chiaro: l'aver perso quel referendum ha fatto
perdere circa 1000 parti all'anno al saldo delle
nascite del paese. Gli antireferendari
erano per la vita o contro la vita
quindi? E' un ironia funerea mi rendo
conto. Che non fa giustizia di tutti quelli che
con la parola vita si sono riempiti la
bocca con troppa disinvoltura.
Walter tutto falce e pannello
Lo zio Uolter, ha messo al primo punto della sua agenda la questione del cambiamento climatico. Ne ha parlato come primo argomento. L'ha ribadita come uno dei quattro pilastri del suo progetto politico. L'ha collegata agli altri punti del programma. Ha tagliato i ponti con chi a questa priorità non si vuole adeguare, a cominciare dai No-Tav. L'ha proposta come sfida economica e civile. Ha parlato di energie rinnovabili e di carbon tax. Di riduzione di consumi e di nuovi stili di vita. Ha parlato di un'intera economia da ricostruire mettendo al centro il rispetto per l'ambiente. Ovviamente di tutto questo domani non si parlerà. Sarà sparito in una nemesi collettiva incredibile. Vogliamo scommettere? (in tanto è già pressochè sparito dalle minute di Repubblica)
Si candida ad essere il segretario in pectore del nascente partito democratico. In cuor mio è già presidente onorario del partito della falce e pannello.
Walter wanted
PS. possibile che quelli delle sezioni DS non ci abbiano pensato? (possibile possibile... ho chiamato! e peraltro quando ho chiesto il numero del circolo della margherita l'impiegata dei DS mi ha risposto un no che sottointendeva... "No scemo, ma ti pare che ti do il numero di quei
papistirutellianibinettianimontezemolianiliberalfascstoidicontiguiconilnemico-
megliosemichiedeviilnumerodiuncamaertadiforzanuova?... cominciamo bene...)
Update: sembra che la diano su La7. e su repubblica TV (via internet) e persino il buon vecchio SuzukiMaruti commenta live
un passaggio per Marsala
E cosi, dopo il sito delle primarie presentato l'altro giorno: un iniziativa dal basso per costruire l'infrastruttura che serva per le primarie di ottobre ora è la volta delle prime liste.
I primi a farsi avanti sono iMille. Nome evocativo dietro cui si celano volti noti e meno noti, persone e pensieri che da queste parti si tende a seguire con molta attenzione. Ci sono Ivan Scalfarotto, One More Blog, Progetto Mayhem, il blog di Generazione U, Massimiliano Vatiero, Luca Sofri.
Nomi diversi. personalità forti ed ambiziose. Idee divergenti: con alcuni che si fanno un giro al family day ed altri che invece non potevano che stare a Piazza Navona. Chi viene da un trascorso Diessino, chi da uno Margheritino, chi invece gioca un outsider completo. Non è per farne un'inutile polemica, ma mettiamo in luce la plularità di questa sostanza che si stà coagulando attorno a questo marchio garibaldino cosi azzeccato.
In fondo a che cosa dovrebbe servire questa lista? Ad ottobre si andrà ad eleggere l'assemblea costituente del futuro Partito Democratico. In quell'assemblea è importante metterci persone fresche, giovani, coraggiose e con idee nuove. E' importante che non ci entrino solo quelli che da sempre fanno politica e che quindi sono avvezzi alle logiche di potere spartitorie che ahimé rischiano di compromettere la riuscita di questo grande esperimento.
Buona fortuna quindi ai Mille, e chissà che anche da queste parti non ci venga voglia di prendere un passaggio fino a Marsala.
il sito delle primarie
- Sofri, é seriamente preoccupato per come potrebbe essere impostato il percorso costituente del partito democratico
- Scalfarotto é disincantatamente scettico per come potrebbe essere impostato il percorso costituente del partito democratico
- Adinolfi é smaccatamente critico per come potrebbe essere impostato il percorso costituente del partito democratico
Noi che siamo seriamente preoccupati, disincantatamente scettici, smaccatamente critici... Epperò vorremmo pure metterci del nostro, sporcarci le mani, andare a scoprire il bluff.
E quindi ci siamo iscritti a questa community per le primarie dell'ulivo. Un manipolo di avventurieri, idealisti, illusi o furbastri? E chi lo sa... Lo scopriremo solo vivendo, e vedendo nascere il PD, sapendo che qualunque cosa accada, non ce ne siamo stati con le mani in mano....
Chistu e chilli: pemmé pari sono...
- Un senatore della Repubblica finge un malore per farsi trasportare dall'ambulanza fino agli studi televisivi di LA7 dove era atteso ospite. Gustavo Selva è di Alleanza Nazionale, notoriamente il partito più a destra del nostro sgangherato arco costituzionale, se escludiamo i fascisti irriducibili della Mussolini&c.
- I figli di papà che hanno sfilato a Roma nel weekend, hanno mugugnato,strillato, imbrattato, caricato, ferito, sporcato, insultato, rotto le cose e rotto i coglioni finche non hanno ottenuto quello che volevano: il treno gratis per tornare a casa. Notoriamente questa galassia di pacifondai borghesi si autocolloca sempre e comunque più a sinistra di chiunque altro. Più a sinistra del PD, dei verdi di RC, della Fiom,etc...
C'è però questo tratto che ricongiunge i due estremi dell'arco, come è proprio che sia di ogni forma circolare. Il tratto abominevole del free-rider, dell'approfittatore, di quello che sale sull'autobus e non paga il biglietto. Qualcuno potrebbe obiettare che in fondo questo è un tratto che accomuna tutti gli italiani. Obiezione accolta.
Ma nel caso del senatore erede del partito fascista cosi come per gli sfasciavetrine, colpisce quell'arroganza che pretende ciò che agli altri non è consentito, esige come un diritto ciò per cui il resto della collettività lavora, occupa abusivamente una risorsa di tutti e rivendica gradasso un diritto che non gli spetta.
Chistu (Selva) e chilli (i pacifondai): pemmé pari sono...
Contrordine compagni
Contrordine compagni: l'emendamento va ritirato. Evidentemente i notai possono contare su amici più potenti degli avvocati. Evidentemente di chi compera e vende garage, non glienefreganienteanessuno... Solo due considerazioni:
-E' un peccato dare ragione ai taxisti quando dicono che le vere lobby non le tocca mai nessuno. Loro avranno pure dei metodi di protesta che sfiorano la violenza, ma alla fine portano a casa poco o nulla. Una casta di 5.000 potenti come quella notarile invece fa sostanzialmente le leggi che vuole.
-Una cosa amareggia. Anzi no, direi che disincanta. Che contro questo emendamento si siano schierati Mastella, rifondazione comunista ed i comunisti Italiani. Passi per il primo, che ha sempre l'aria di uno con la tentazione di ritrovarsi ovunque ci sia un grumo di potere, ma per i due rimasugli del comunismo italiano, che giustificazione si può accampare? Forse che sono ancora cosi allergici alla proprietà, che mettendovi sopra una bella tassa privata ad uso e consumo dei notai se ne disincentivi l'utilizzo? Oppure che -in fondo- a questi signori sta bene che i propri elettori continuino a vivere in affitto?
chi difende i notai
Abbiamo raccontato ieri cosa l'aver intaccato questo privilegio ha scatenato. Ribadiamo l'ovvio: la posizione dei notai è indifendibile. Chi difende questa esclusività difende un privilegio. Un monopolio illiberale. Un abuso di potere. Tutta la fuffa sullo scardinamento del sistema giudiziario è -per l'appunto- inqualificabile, perniciosa e subdola fuffa.
Bene. Abbiamo trovato due che questa fuffa la difendono. Grazie a Maurizio, abbiamo dato un'occhiata agli emendamenti presentati in commissione. Queste due eminenti figure affianco, che presentiamo più in dettaglio sotto, hanno proposto nell'ordine di:
-rendere l'articolo applicabile solo alle donazioni e non anche alle compravendite
-abbassare la soglia di applicabilità da 100.000 a 5 euro
-rendere l'articolo applicabile ai beni mobili e non già ai beni immobili. Con il risultato magari di dover passare dal notaio anche per comperarsi un quadro da collezione. Non che mi capiti spesso peraltro
-abbassare la soglia di applicabilità da 100.000 a 1 euro
Si tratta ovviamente di un tentativo di rendere inefficace l'articolo, per la gioia dei notai, e con buona pace degli avvocati e sopratutto di chi vorrebbe comperare garage o casa pagando un po' di meno. I due autori di questa nobile espressione di civiltà giuridica sono l'onorevole Claudio Azzolini e l'onorevole Alfredo Vito.
Entrambi Napoletani, in particolare il secondo si distingue per un curriculum di tutto rispetto: Entra alla Camera dei Deputati nelle liste dell DC con oltre 100.000 preferenze al termine delle elezioni politiche del 1987. Il 18 marzo 1993 la Camera concede l'autorizzazione a procedere per voto di scambio nei suoi confronti: l'8 aprile dello stesso anno i giudici napoletani lo accusano di rapporti con la criminalità organizzata e corruzione e l'11 dicembre viene condannato a due anni con la sospensiva, dopo patteggiamento (dietro l'impegno solenne di ritirarsi per sempre dalla politica) e con la restituzione di cinque miliardi restituiti per 22 episodi di corruzione a Napoli.
Lasciamo stare i tracorsi burrascosi. Chiediamo solo conto a questi signori della loro appartenenza ad un partito che dichiara di ispirarsi ai valori liberali ed addirittura della libertà ha storpiato il nome per appenderlo allo stipite della propria casa.
l'un contro l'altro armati
Rispondono oggi gli avvocati, comperando quarti di pagina sui quotidiani (cosicché si possa scannerizzare l'avviso per intero) replicando a muso duro definendo il comunicato dei notai come criptico allarmistico e omissivo, nonché oggettivamente lesivo della reputazione e della dignità della categoria forense. Ovviamente anche gli avvocati concludono dichiarando che agiscono nel solo ed esclusivo interesse del paese, dei cittadini, della convivenza civile bla bla bla...
Che è successo? Semplicemente una manina furba ha inserito un comma (per altro si chiama 41 bis, come quello del carcere duro nel codice penale) nel decreto Bersani sulle liberalizzazioni che è in via di discussione alla Camera. Questo codicillo in sostanza dice che delle compravendite immobiliari di valore inferiore ai 100 mila euro, d'ora in poi se ne possono occupare anche gli avvocati e non già semplicemente i notai.
Insomma, per vendere un paio di garage (perchè questo al massimo si compera con quelle cifre) ci si potrebbe rivolgere anche ad uno dei 150.000 avvocati italiani oltre che ai 5.000 notai. In fondo si tratta di mandare una segretaria agli uffici competenti, controllare che non vi siano ipoteche od altri titoli che pendono sull'immobile, qualche servitù od altro diritto reale e poi autenticare una firma. Di questo si tratta. Ecco lo scardinamento dell'ordinamento giuridico posto a tutela dei cittadini. ecco la lesione alla convivenza civile. La repubblica che crolla sui propri garage!
Ora, lungi da noi prendere le parti degli avvocati. Ne abbiamo detto peste e corna da queste colonne in passato. Ci viene solo da constatare alcune cose:
-La posizione dei notai è indifendibile. E spero che il governo resista alle pressioni. Anzi direi che ci credo! Tanto più che gli avvocati sono sovrarappresentati in parlamento e questo, per una volta almeno nella sotria repubblicana, potrebbe essere un vantaggio.
- La tattica del governo è eccellente. Come fare a scardinare il monopolio notarile? Naturale: mettendogli contro l'altra potente lobby legale. Che se la sbrighino da soli, che si prendano a randellate in pubblico, dai giornali, cosi che gli italiani vedano quali scontri di potere si celano dietro questioni apparentemente piccole come le compravendite di garage. Che poi, portato a casa l'emendamento cosi come è, ci si comincerà a chiedere: - ma perchè fermarsi proprio 100.000 euro? -e perchè fermarsi agli avvocati? in fondo ai traserimenti delle auto ci pensano già gli uffici comunali che effettuano più o meno il medesimo tipo di verifiche...
-Le liberalizzazioni procedono a gonfie vele. E' un cambio culturale profondo che sta facendo sempre più breccia. Non ci sono più aree intoccabili, ne i tassisti (vedi il sostanziale fallimento della manifestazione dell'altro giorno), e nemmeno i notai. Con luglio parte la liberalizzazione dell'utenza domestica energetica e forse si farà persino la legge biennale sulle liberalizzazioni. Questo, insieme ai conti sistemati sarà certamente uno dei risultati duratouri di questo governo qualora dovesse cedere.
Per concludere, ci si consenta di tornare alla diversa grandezza dei due avvisi, Pagina intera per i notai, contro quarto di pagina per gli avvocati. Che i decreti sull' abolizione delle tariffe minime per gli avvocati della scorsa estate abbiano già cominciato a mordere?
The green way
-La prima é che malgrado tutto, come mostra bene il settimanale inglese, le cose si stanno muovendo a più livelli. Il livello più attivo sembra quello che tutti davano per il più restio a muoversi: quello industriale. Vuoi per fare di necessità virtù, vuoi per trovare nuove occasioni di business, vuoi per operazioni di marketing, ma le imprese si danno da fare: da quelle che investono in energie pulite, a quelle che si attrezzano per il risparmio energetico, a quelle che fanno delle basse emissioni la loro mission aziendale. E scusate se é poco.
-La seconda riflessione é più generale, e riguarda il mondo anglosassone e la sua cultura. Vero: noi europei continentali diciamo da molto più tempo che il climate change é un grosso problema. Vero: loro hanno negato che esistesse il problema fino all'altro ieri. Vero noi inquiniamo di meno. Vero: noi siamo dentro Kyoto ed invece i loro cugini di oltremanica ancora ci pensano. Peró noi, alla faccia delle belle parole spese 10 anni fa, abbiamo le emissioni del 7% sopra quelle del '90; altro che 10% sotto come promesso. Però noi lasciamo che l'ENEL bruci carbone ed i mulini a vento poi non li facciamo che ci rovinano il paesaggio (meglio una bella ciminiera invece!). Noi siamo bravi a chiacchierare ed a piangerci addosso. Loro sono fatti cosi: magari negano il problema finché possono, ma quando poi lo riconoscono, partono in quarta, ma soprattutto sembra che si diano una meta da raggiungere.
Facciamo un esercizio mentale: ipotiziamo che l'Espresso, o qualche altra nostra rinnomata rivista concedesse tutto questo spazio al tema. Sarebbe usato per fare articoli allarmistici sul fatto che Venezia andrà sottacqua, che la Sicilia diventerà un deserto con i cactus, e che il basilico genovese crescerà sulle pendici del monte rosa. Che le cavallette ci mangeranno i geranei alle finestre e le zanzare ci porteranno malaria ed ebola. Di quei pezzi -giornalisticamente parlando- perfettamente confezionati e dalle tirature enormi. Che però ti lasciano là sull'orlo del precipizio, solo con te stesso e con quel retropensiero che forse é meglio buttarsi di sotto e farla finita subito (vedi questa inchiesta sui tumori ad esempio). Invece l'Economist, in ogni sua grande inchiesta, ed anche a costo di semplificazioni esagerate, parte dal problema per indicarne le soluzioni, per indicare un percorso alla fine del quale il problema si risolve. Ed é cosi anche per quanto riguarda questa inchiesta sul global warming. Noi ovviamente speriamo che l'ottimismo anglosassone sia ben riposto, anche perché del pessimismo immobilista rassegnato italiano non sappiamo davvero cosa farcene...
E la famiglia? sta bene grazie...
-I divorzi. Tra la fascia di popolazione più educata (laurea) la percentuale di divorzi a dieci anni dal matrimonio é crollata dal 29% della fine degli anni 70 al 16% degli anni 90. Tra coloro che non hanno finito la scuola dell'obbligo, nello stesso periodo, la percentuale é aumentata dal 38% al 46%.
I figli. I figli che vivono con i due genitori biolgici, o comunque in un nucleo stabile e non bellicoso, sono definiti socialized for success. Vanno meglio a scuola, hanno più probabilità di finire il college, ed hanno più probabilità a loro volta di fondare una famiglia stabile e perpetuare il circolo virtuoso.
Il successo economico. La famiglia é un affare per i coniugi e per i loro figli. La famiglia come istituzione economica funziona egregiamente: induce ad una specializzazione produttiva (la divisone banale se volete tra chi fa il bucato e chi rasa l'erba) induce i genitori maschi ad incrementare la produttività, permette economie di scala e di scopo ad esempio sulla condivisione di costi fissi quali la casa. Infine la promessa di restare insieme fin che morte non ci separi é un buon meccanismo assicurativo contro gli accidenti dell'esistenza. Queste ed altre ipotesi contribuiscono a spiegare quello che nei numeri é un'evidenza lampante: le famiglie stabili sono più ricche ed i figli cresciuti in famiglie con entrambi i genitori biologici sono di gran lunga meno esposti alla povertà ed hanno a loro volta maggiori probabilità di replicare le loro fortune.
L'articolo parla a noi, che ci siamo sposati da poco, suggerendoci molte cose. Ma parla anche al nostro paese lacerato dalla discussione sulla famiglia, discussione arenata lungo fratture ideologiche e che difficilmente si confronta con i numeri e le analisi fredde dell'economia.
Innanzitutto il pezzo dà ragione a quanti sostengono che la famiglia é centrale all'organizzazione della società. Ma lasciando da parte il diritto naturale, qui si parla di come la famiglia possa permettere di sopravvivere meglio alle asperità della vita, anche attraverso la sua capacità di produrre, difendere e trasmettere ai figli la ricchezza e creare infine quella rete di relazioni che, unite al benessere economico, sono la chiave del perseguimento della felicità.
Ce ne é abbastanza per innalzare le bandiere del family day, per affiggere i manifesti populisti "Dio, patria e famiglia" o per recitare gli anatemi del papa Ratzingher? Io credo di no.
Quello che il pezzo realmente ci dice é che, a 30 anni dalle leggi sul divorzio, 30 anni per la famiglia vissuti pericolosamente sull'orlo della marginalità ed in profonda evoluzione, l'istituzione famiglia si sta selezionando. Per le elites della società, le persone più educate e benestanti, l'istituzione famiglia si sta rivelando una scommessa vincente in quanto generatrice di discendenza, di benessere, ed in ultima analisi di felicità. Per altre fasce sociali l'istituzione famiglia é ancora in crisi, come lo era allora. Non dobbiamo infatti mai dimenticare come si é arrivati alle leggi sul divorzio: una dolorosa fuoriuscita per le donne imprigionate nelle gabbie opprimenti e spesso violente delle famiglie patriarcali. Una volta aperta la valvola di sfogo del divorzio, l'istituzione famiglia come, era allora, é scoppiata. E meno male. Il passaggio é quindi stato dal mondo delle famiglie che assomigliavano ad una gabbia, a quello attuale nel quale, almeno per i più fortunati, la famiglia é l'orizzonte della felicità perché scelta libera e consapevole di mutua fedeltà, assistenza, appoggio ed investimento. La famiglia: da limite all'emancipazione femminile, a possibilità di felicità per entrambi i coniugi.
Nessuno (diciamo quasi nessuno) nega che questa sia la famiglia che vogliamo prendere a modello. Dirò di più: questo modello é quello che lo stato, con gli strumenti adeguati deve promuovere: convivenze stabili, durature ed ufficializzate, se non proprio consacrate. A questo modello lo stato deve dedicare le proprie risorse, siano esse per la prima casa, per gli asili nido, e per altri interventi di welfare. Per coerenza a questo modello, nel momento dell'elargizione dei fondi, lo stato deve favorire questi nuclei ad altri che non siano di medesimo valore sociale, quali le coppie di fatto (meno stabili) o le unioni omosessuali (che non hanno funzione riproduttiva ne quindi i costi collegati).
Detto questo, lo stato non deve dimenticare chi questa consapevolezza non l'ha ancora maturata oppure chi ha orientamenti sessuali non riproduttivi ed offrire a questi il conforto delle tutele legali che possano contribuire ad appianare le asprezze della vita. Certo, va da se, sarebbe auspicabile che una coppia di fatto, magari con prole, decidesse liberamente e convintamente di sposarsi e di perseguire quel modello di cui parla l'economist basato su una relazione stabile, paritaria, benestante ed aperta alla vita. Ma se questa coppia non riesce a vederne gli -a questo punto innegabiil, almeno nella media dei casi- vantaggi, non é certo forzando le persone dentro quegli antichi modelli di cui ci siamo liberati che si promuove il bene, della coppia, dei figli, e della società tutta intera.
Ecco perché non sono andato al family day. Ci sarei voluto andare per sostenere la messa al centro delle politiche di welfare del modello di famiglia istituzionalizzato attraverso il matrimonio. Non ci sarei andato perché era percepibile il tratto discriminatorio della minifestazione, che tendeva a negare cittadinanza agli stili di chi fuoriuscito da un vecchio ed oppressivo modello di famiglia, non ha ancora trovato quello nuovo. ́É con l'esempio, non con la legge che si convince e (per chi ci crede) si converte.
Sofri(re) per il PD
Anche a Luca Sofri, la lista dei 45 saggi
per il partito democratico non é piaciuta. Cosi
come non é piaciuta ad Adinolfi, Vatiero, Costa, Parisi e molti altri. Wittengstein allora propone di
allargare ulteriormente almeno per includere 10
sotto i quaranta.
Io ho sottoscritto. Anche perché Sofri almeno non si
é autocandidato...
andate in erasmus, miei prodi
Coppa italica
E noi Italiani, siamo lì davanti. Come nella formula uno, come nelle moto, come nella scherma. Ci sono gli americani. Ci sono i tedeschi, gli spagnoli, i neozelandesi, i francesi, persino i cinesi ed i sudafricani. In attesa degli svizzeri ovviamente. Ma poi ci sono gli italiani con ben tre barche. Ci ho pensato a questo numero. Potenze mondiali come gli USA mandano una barca. Gente che mangia pane e vele come i neozelandesi mandano una barca. Gente ripiena di grana come gli svizzeri manda una barca. Ma noi italiani ne mandiamo tre.
Ci ho pensato a questo numero. Tre barche. Che significano? Pensarne bene o pensarne male? In fondo credo che queste tre barche raccontino in una pennellata magistrale (avevo scritto maestrale, forse in preda ad una deriva velistica) molto di quello che questo paese è. Nel bene e nel male.
Queste tre barche sono una storia positiva perchè rappresentano la generosità di spendersi quasi senza calcolo, solo per inseguire sogni e passioni. L'entusiasmo di costruire progetti che si misurano con i giganti, partendo dalle piccole realtà. La capacità di valorizzare i territori e le loro culture. Che Luna Rossa sintentizza l'eleganza del chiantishire, nell'entroterra di Punta Ala, mentre Mascalzone Latino e +39 sono a loro volta incarnazioni del genio partenopeo e dell'industrialità padana rispettivamente.
Ma al tempo stesso queste tre barche tratteggiano anche molti dei mali di questo nostro paese. Il suo campanilismo che impedisce di fare sintesi ed evitare inutili duplicazioni e la programmatica insofferenza verso progetti che accomunano le forze invece di dividerle.
Sarà una coppa america fantastica. Se poi la spunteremo, ci rallegreremo del genio estroso italico che nel suo disordine ed individualismo indomito prevale anche sui grigi giganti internazionali. Se soccomberemo, sarà per colpa della nostra irrimediabile incapacità di fare squadra. Meriti e colpe, comunque finiremo per pagarli, sono monete che riportano sulle facce questi due aspetti imprescindibili del nostro paese.
La farsa socialista
Ci mancava proprio il
nuovo PSI. Mentre finisce il weekend politichese con
congressi UDC che giurano fedeltà eterna al
centrodestra (ma tramano tra le quinte come vecchi
democristiani) e congressi socialitsti che provano ad
incollare cocci che non combaciano ormai più,
conviene rinfrescare la memoria, per dare una
prospettiva all'evento socialista di quest'oggi. Ci
pensa Leonardo a ricapitolare....
Forte di questi incontestabili successi, Boselli rialza la posta. Nei mesi successivi volge lo sguardo a sinistra, e si fa promotore nientemeno che di una Costituente Socialista nel nome di Turati, di Nenni e Saragat. Aderisce il Partito Socialista Democratico Italiano, quello che nelle barzellette della mia infanzia faceva i congressi nelle cabine telefoniche; Ugo Intini, che per l’occasione ha divorziato da De Michelis e dice di chiamarsi Partito-Socialista-Socialdemocrazia (cominciavano a finire i nomi); e una parte della Federazione Laburista Italiana. Una parte, eh? Mica tutti. Che tutti nella stessa cabina telefonica non ci stavano (non le fanno più grandi come una volta - maledetta telefonia cellulare).
Alle elezioni europee del 1999 gli SDI prendono un 2,1% che potrà anche sembrarvi poco, ma è sufficiente a portare due SDI nel nuovo governo Amato-2000: Del Turco alle Finanze e Intini (sottosegretario) agli Esteri. Ma se pensate che la funzione dello SDI non sia dissimile da quella di tanti altri partitini a caccia di poltrone, vi sbagliate. Boselli è sempre alla ricerca di aggregazioni più ampie.
Il Girasole debutta alle politiche del 2001 e… prende il 2,2%. Come dire che uno dei due partiti nelle urne è scomparso. Impossibile sapere quale. Bisogna dire che alle europee del 2005, i Verdi, tornati da soli, schizzeranno al 2,5. E gli SDI?
Gli SDI non andranno mai soli, per costituzione. Come una zanzara testarda, Boselli è sempre in cerca di qualche vena da succh… di qualche altro partito con cui formare una più ampia aggregazione. Piuttosto, dopo la débacle del 2001, il problema è: chi è cosi tanto fesso da farsi agganciare di nuovo da Boselli? De Michelis? Per qualche tempo anche De Michelis sembra tentato. Ma alla fine il nuovo matrimonio si farà nell’autunno 2005 con quegli intelligentoni dei Radicali, e si chiamerà Rosa nel Pugno. L’intelligenza è evidente sin dalla scelta del nome, che nei più delicati evoca subito la sensazione della Spina nel Polpastrello; ma tant’è.
Oggi siamo ad un altra piroetta. Con grossi proclami circa la riunificazione socialista, e l'alterità verso il partito democratico.
Io da questi signori rimasi scottato nell'oramai lontano 2001. Allora ero giovane ed ingenuo (ingenuo forse lo sono rimasto, anche se un po' meno giovane) e mi feci circonvenire credendo convintamente allo sposalizio dell'istanza ecologista con la sensibilità sociale a sfumatura liberale. Le cronache tristemente ricordano che il Girasole fu solo un mero cartello elettorale e subito dopo le elezioni i due partiti continuarono per le loro strade senza nemmeno il bisogno di spiegare agli elettori che era stata tutta una farsa.
Nell 2006 hanno messo in piedi la Rosa nel Pugno. A livello di marketing politico il progetto si presentava molto bene. Era trendy, moderno, liberale, sanamente libertario ma comunque di sinistra. Molti amici -alcuni frequentatori di questo blog- ci hanno creduto. Anche da queste parti si é molto simpatizzato, ma memori dell'ultima scottatura, si é mantenuto fede al proposito che si fece un tempo di votare partiti che possano prendere almeno il 20% dei voti (e di questi in Italia ne sono rimasti due).
Insomma, ci risiamo. Boselli sta rimettendo in piedi un'altra farsa. Che gabberà ancora qualche elettore ingenuo ed idealista forse. Che terrà in scacco qualche governo magari. Che sicuramente avrà un contributo negativo, in termini di frammentazione, rent-seeking, short-sighted politics, alla politica di questo paese. Ed é anche per consegnare definitivamente al passato queste vicende di politichese, tra il ridicolo ed il penoso, che urge costruire un partito democratico forte e florido. Per questo ci vuole anche la nuova legge elettorale, maggioritaria o con soglie di sbarramento a prova di Boselli (ed eventuali e casuali alleati)
I care about the PD
Si sono tenuti dei congressi locali. Laceranti per i DS che rischiano la scissione. Deludenti per la margherita che si é trovata intrappolata ed umiliata da veccchie logiche di correnti e tessere che hanno minato la legittimità del processo. Il tutto in una fase di consensi discendente, che inchiodano il nascente partito democratico al 25% secondo repubblica ed al 23% secondo il corriere. Con il governo che vacilla ad ogni voto in senato e Prodi che da piú parti viene accusato di essersi disinteressato al processo i formazione del PD dopo esserne stato il principale promotore lungo questi anni.
Questo é lo scenario. La voglia di girare la testa é forte. Di tenersi a lato mentre scorre lo spettacolo non proprio rassicurante. Di dire me ne frego. Ma poi là fuori c'é una nuova generazione di ragazzi, coetanei o poco più che hanno deciso di dare battaglia. Che, da vera classe dirigente, hanno capito che non ci si può chiamare fuori. Quello che sarà il partito democratico lo decidono quelli che ci sono mentre lo si costruisce. E non esserci nel momento della costruzione significa per coerenza doversi negare il diritto di critica sugli esiti. Come esserci quindi?
Da una parte Scalfarotto ha aderito ai DS, motivando la sua scelta con il desiderio di dare una mano dall'interno. Esserci da insider quindi. Dall'altra parte quel manipolo di riottosi di Generazione U capitanati dall'Adinolfi, dopo aver denunciato i magheggi dei congressi della margherita, oggi chiedono di poter partecipare alla costituente del PD da outsiders ed in esplicita contrapposizione con le gerarchie di DS+Margherita in via di discioglimento. Due tattiche diverse con una strategia in comune: accompagnare la nascita tribolata del partito democratico ed arricchirlo di nuove e fresche forze. (Scalfarotto e Adinolfi si sono peraltro scambiati fendenti qui, qui e qui)
I care, diceva don Milani (qui un commento in proposito di padre Zanotelli). I care diceva anche Veltroni in occasione di un altro congresso DS. I care che significa mi sta a cuore, me ne prendo cura. Che é l'esatto contrario del me ne frego, tanto caro a fascisti di vecchia e nuova leva, e tentazione inconfessabile di questi giorni. E siccome I care davvero molto del partito democratico, urge farsi coinvolgere. Urge esserci! Si ma come?
mattoncini di civiltà
Se sali sul treno, paghi
il biglietto. Se vieni pizzicato senza, paghi la
multa. Se ti rifiuti, vieni fatto scendere (e ti
porti a casa verbale e sanzione amministrativa). Da
questi piccoli mattoncini bisogna ricostruire la
civiltà in questo paese.
Ed alle Ferrovie che si preoccupano che "tutto ciò è
costato più di un'ora di ritardo per gli altri
passeggeri" e -spiegano dalla direzione delle Fs-
che: "Siamo rammaricati ma ogni volta dovremo
intervenire in questo modo" ci permettiamo di dire
dall'alto dei nostri 100 euro spesi settimanalmente
per viaggiare tra Roma e Milano sui treni:
Fate bene e non temete: in caso di
ritardi a causa di espulsione tifosi arroganti e
morosi, non chiederemo nemmeno il rimborso.
PS. Risolto il problema tifosi peraltro ci sarebbero
una serie di altri piccoli mattoncini di buona
educazione da impilare. Come ad esempio i passeggeri
che ancora lasciano le suonerie sguainate (e
sguaiate) e quelli che si guardano i film dai loro
portatili senza le cuffie (a questo punto si
portassero il proiettore e mettessero su la carrozza
cinema)
DICE Bianchi
Da una lettera a Diogneto, del II secolo: che i cristiani non rinneghino nulla del vangelo, ma restino in mezzo agli alti uomini con simaptia, senza separarsi da loro, solidali, tesi a costruire insieme a loro una città più umana. Cristiani che sappiano vivere amici di tutti gli uomini, senza cadere preda dell'angoscia o della paura di essere minoranza, vero lievito e sale nella pasta del mondo: cosí, nell'incontro del cristiano con chi cristiano non é, entrambi potranno esclamare"Mai l'uno senza l'altro".
DICE Don Angelo
Gli altri sono per lui, prete minore, storie vissute, sofferte. Le famiglie per lui non sono bandiere per una battaglia, sono case in cui entra, ne conosce il profumo ma a volte anche il peso e l’aria quasi irrespirabile. Papà e mamme per lui non sono astrazioni, sono occhi, sono quegli occhi, è il corpo di quella donna, di quell’uomo. Li ha toccati. Conosce, perché fatto partecipe, il luccicare dell’emozione e il gonfiarsi del pianto. I volti scavati dalla fatica.
I conviventi non sono per lui una categoria sociale, sono in larga misura quei ragazzi e quelle ragazze che ha l’avventura, avventura di grazia, di incrociare agli incontri per i fidanzati. Si sente interrogato dalle loro storie. Interrogato dall’immagine di una chiesa senza misericordia che, a ragione o senza ragione, pesa nei loro occhi.
I preti minori vedono luccicare i loro occhi quando si parla di un Dio amore, perduto come loro nell’amare, perduto, come loro e più di loro, dietro ognuno di noi. E gli occhi dei cosiddetti atei si accendono, quasi li abitasse un brivido di nostalgia, nostalgia dell’acqua viva, l’acqua che il rabbì del pozzo di Sicar faceva sognare alla donna dei cinque mariti. I preti minori non riescono a convincersi, anche perché non hanno ancora dimenticato il vangelo, che l’amore per la famiglia stia, prima di tutto, nella battaglia per le leggi. Si guardano attorno, “pacs” e “dico” ancora non esistono, eppure la famiglia è in processi di rapida evoluzione e a volte di sofferenza. C’è chi pensa che rimedio sia costruire intorno all’albero che intristisce muretti di protezione. Quasi bastasse un muricciolo a rinverdire le foglie e non l’acqua viva.
Continua a leggere
DICE Leonardo
Gesù, che di comunicazione un po’ ne capiva, spesso e volentieri stava zitto: il silenzio si addice ai profeti e ai re. Piuttosto di dire qualcosa di avventato, si metteva a scarabocchiare nella sabbia. Coi preti è diverso: loro nel dubbio parlano. E da qualche tempo in qua, parlano senza rete.
Nessuna nostalgia, per carità: eppure non si può fare a meno di osservare che ai tempi della Dc un incidente del genere non sarebbe scoppiato. Qualche cavallo di razza avrebbe preso il telefono e – con tutta l’umiltà del caso – ammonito fraternamente sua Eccellenza a non cadere più in simili trappoloni, e lasciare la politica a chi la faceva di mestiere. L’unità politica dei cattolici era una specie di filtro che dei preti lasciava passare qualche santa parolina ogni tanto. Oggi è diverso. Sparsi in cinque partiti in concorrenza tra di loro, i cattolici fanno a gara ad attaccarsi alle sottane (dei vescovi). I vescovi se ne sono accorti e, come fanciulle in fiore, parlano, parlano.
Continua a leggere...
Spagna e pannello
Sono avanti anche per quanto riguarda la politica, poiché il partito trasversale della falce e pannello ha fatto in questi giorni raggiungere al paese grandi e significativi traguardi come:
- -Il 19 Marzo, in una giornata ventosa, la Spagna ha prodotto più energia elettrica con il vento che dalle sue 4 (dico quattro) centrali nucleari. Ben 8375 MW. (Per fare il paragone, in Italia questo equivarebbe a circa il 15% della produzione nazionale)
- -Sempre in questi giorni, a Beneixama, vicino ad Alicante, é stata innaugurata la più grande centrale solare al mondo, 100.000 pannelli solari per una capacità produttiva di 30 milioni di kilowattora.
- -El Hierro, una delle Canarie (sempre Spagna quindi), andrà presto al 100% ad energia rinnovabile. Costruiranno due impianiti: uno idroelettrico ed uno eolico. Quello eolico servirà principalmente per pompare l'acqua di nuovo dentro il bacino riusciendo quindi a fare del bacino una specie di grande pila naturale ricaricata con l'energia più imprevedibile del vento.
inciucciati la preferenza
Ora Fassino ce lo conferma con questo bigliettino passato sottobanco a Berlusconi.
Si può dire che siamo
delusi? Sia chiaro, non siamo delusi perchè Fassino
passa un biglettino all'arcinemico numero uno, ma
perchè con lui si accorda nel perpetrare questa
schifezza di legge elettorale. Eppure ci voleva poco.
Nel biglietto noi avremmo voluto leggere:
Caro Berlusconi, noi del PD facciamo il 32%. Voi
di FI fate il 21. Più mettiamoci l'amico Fini che
sicuramente ci sta e ha il 10% pure lui. Presentiamo
un disegno di legge di questo tipo: uninominale
secco. al massimo doppio turno. Ti lascio pure
decidere guarda. Approviamo questa legge ed andiamo
ad elezioni. Tu ti sei liberato di BossiCasini. Noi
di
MastellaDiPietroPecoraroDilibertoDeGregorioBertinotti.
E se Mastella fiuta il trappolone, facciamo un
governo tecnico di sei mesi giusto per approvare
questa legge. Ah... già che ci siamo, eliminiamo
anche i deputati eletti all'estero che sono una
grande cazzata (anche se hanno fatto vincere
noi)
Ed invece... ci tocca leggere che si scende a patti
con il nemico per che cosa? solo per lasciate questa
legge praticamente intatta soprattutto per quanto
riguarda il no alle preferenze!
Dove passa la falce e pannello
Lo hanno capito in Germania, dove SPD e CDU, costretti a cooperare nel governo, hanno trovato sulla lotta ai cambiamenti climatici l'orizzonte di conciliazione e di cooperazione delle rispettive posizioni fino a farne il punto più forte della loro agenda per il semestre europeo. Lo hanno capito in Inghilterra dove ormai si é innescato un'asta al rialzo su chi abbia il piano di riduzioni più audace e radicale. E sorpendemente (almeno per uno abituato alla destra italiana) in questo momento sono i tories di David Cameron ad avere la posizione più avvanzata. Oltre ad avere fissato target di emissioni per il 2050 superiori ai gia ambiziosi piani Europei infatti, hanno proposto di istituire una responsabilità penale per i politici che facessero fallire il raggiungimento dei target fissati. Oggi ne parla anche Francesco Costa.
Persino ambienti vicini alla chiesa, quella stessa chiesa backward looking di cui parliamo nel post precedente, sembrano aver capito che questo é il vero nuovo orizzonte politico.
Ozpetechi e Ratzechi
Comincio dagli sbagli tattici dei sostenitori dei DICO. Tra i quali il sottoscritto. Il vessillo della battaglia era quello delle coppie di fatto. Che potevano essere eterosessuali; magari tra consanguinei o comunque non necessariamente in un rapporto di affettività con risvolti sessuali. Nessuno si nascondeva che la battaglia condotta in nome di una categoria generale era soprattutto destinata a tutelare le coppie gay che non possono accedere all'istituto del matrimonio. Il piano però non ha funzionato bene. Per regolare il fenomeno sociale delle coppie di fatto é infatti necessario un istituto diverso ed inferiore al matrimonio. É ovvio, altrimenti basterebbe il matrimonio stesso alle coppie etero. D'altro canto, i gay é proprio all'istituzione matrimonio che mirano, con tutti i suoi corollari quali l'adozione. L'incongruenza é esplosa pateticamente quando, alla presentazione dei DICO da parte delle due ministre, la comunità gay ha reagito con veemenza e delusione (vedi Scalfarotto che peraltro é stato anche tra i moderati). Questo attacco ai DICO "da sinistra" ha innescato una brutta spirale nel campo pro-DICO, con la comunità gay che ha preso la bandiera della battaglia per le coppie di fatto che però ha gestito male. Diciamocelo: la manifestazione di sabato scorso è stata un autogol clamoroso. Hanno trasformato la battaglia generale per le coppie di fatto in una battaglia per le coppie gay. Questo ovviamente ha finito con il circoscrivere il bacino di supporto all'istanza dei diritti civili delle coppie omosessuali e le poche persone in piazza sono li a testimoniarlo. É ormai diventata una battaglia degli Ozpetechi, come li chiama Leonardo, e questo ha generato disaffezione in molti (me compreso) e contraccolpi importanti quali le ultime dichiarazioni della Bindi. Che avrà pure sbagliato, ma in questi giorni era già sotto grande pressione dalla destra vaticana e la pressione dalla sinistra LGBT l'ha ovviamente messa in difficoltà.
Io in principio sono d'accordo con il matrimonio omosessuale. Ho perplessità di fronte alle adozioni da parte di coppie omosessuali, ma al limite sarei disposto a parlarne, a vedere esperienze, a misurare risultati. Di certo non mettono in crisi il mio modello di famiglia. Ma questo é il mio punto di vista personale e mi rendo conto che in Italia é già estremamente minoritario. Allora perchè la comunità gay ha deciso di alzare l'asticella della battaglia cosi in alto? In politica bisogna fare i conti con il possibile, ed in Italia sarebbe stato un clamoroso successo portare a casa i DICO. Avere alzato la posta ha reso impossibile anche quel poco che si poteva portare a casa. Ora il supporto per i DICO sta scemando. Non é un bello spettacolo intendiamoci. Le battaglie per i diritti civili dovrebbero riguardare tutti. C'é stato un momento in cui -per dirla alla Ayres- la causa gay si era guadagnata il supporto degli eterosessuali. Ora lo sta perdendo velocemente. Ma in fondo, alla Bindi, chi glielo fa fare di spendersi cosi tanto sui DICO, se poi sono solo l'occasione per ricevere attacchi anche da quelli che pensava di difendere?
Condivido il pensiero di Leonardo quando dice: sembra che il governo debba cadere perché non riconosce qualche diritto in più a una minoranza di fighetti con appartamento di proprietà in centro. Sul serio, questo è il messaggio che rischia di passare. Attenzione. Con tutte le minoranze da tutelare che ci sono in giro, a me non va di morire proprio per gli Ozpetechi. C’è gente che sta peggio (anch’io, forse, per esempio).
Ieri é uscita poi la tanto attesa nota vaticana con prescrizioni varie ed eventuali. Mi sembra notevole che si parli nello stesso documento del ritorno al latino, dell'abbandono delle chitarre per l'organo ed il canto gregoriano e dell'irrigidimento verso fenomeni sociali che meriterebbero di essere guardati con occhi più caritatevoli ed evangelici. É notevole in quanto indica platealmente quale direzione abbia intrappreso la chiesa sotto la guida di papa Ratzingher. Come a dire che abbiamo un brillante passato dinanzi a noi!
In conclusione, quella degli Otzpetechi mi sembra si avvii ad essere una battaglia persa per pessima tattica. Quella dei Ratzechi invece si rivelerà con il tempo una sconfitta strategica.
il fattore
Gamberone
Certo noi preferiremmo un Senato dove, vista la prossima assenza giustificata di Mantovano, un senatore della maggioranza si assentasse galantemente per rispettare le forze in campo. Questo avviene in paesi civili come UK e Germania. Questo però dovrebbe necessariamente essere una pratica reciproca, e con i De Gregorio e gli Schifani in giro, meglio semplicemente affidarci al fattore G.amberoni.
falce e pannello
Eppure, eppure...
Eppure a noi, che quella dei pannelli solari era la promessa elettorale che più ci premeva, il passaggio ci ha scaldato il cuore. Perchè in una cosa banale come in un pannello solare a noi sembra di scorgere finalmente un pensiero forte. Di lunga portata. Di quelli che creano identità. Di quelli che rappresentano un progetto ampio. Finalmente, dopo la fine delle ideologie. Un idea di paese coerente, fondata sulle sue risorse, la sua bellezza e soprattutto la sua sostenibilità nel tempo. Che è sostenibilità energetica, ambientale, ma anche delle relazioni sociali.
Credo che un pensiero ecologista liberale sia oggi la frontiera dei valori per un centrosinistra dalle idee forti che non deve rincorrere le smanie liberiste e turbocapitaliste della destra internazionale, o i bigottismi neocorporativi teo-con della destra di casa nostra.
E' un pensiero coerente che ha qualcosa da dire di sinistra sul futuro (sostenibile), sui metodi per governare lo sviluppo (mercato come meccanismo dove l'originalità e l'inventiva si esprimono e dove le esternalità si compensano) sull'idea di società che vogliamo (che l'eguaglianza delle capabilties è la condizione per la sostenibilità sociale di una nazione).
Peccato che sembra ci sia solo il buon vecchio Prodi a darci la sensazione di avere questa visione. Peccato perchè con tutto il bene che gli si vuole da queste parti, bisogna ammettere che tra i suoi molti limiti c'è anche quello di non essere un ideologo di grande ispirazione e carisma. Peccato non vedere queste idee traspirare prepotenti nel manifesto del gestante partito democratico.
Ma ci pensate? Il pannello solare al posto della falce e martello?
caro Capezzone
Leggo su Repubblica che oggi Lei si asterrà sul voto di fiducia alla Camera.
La Sua posizione mi stupisce ed amareggia. Spiace dirlo, ma questa decisione La accomuna a Turigliatto, Rossi e De Gregorio ed a Cannavò, che come lei ha annunciato l'astensione. Le intenzioni saranno diverse. Personalmente, da quello che intuisco, sono peraltro ugualmente infondate e perniciose. Ma senza processare le intenzioni guardiamo ai risultati. Lei a questi personaggi si accompagna, dal momento che segue le stesse orme.
Mi spiace perchè in Lei avevo creduto come ad un leader promettente. L'ho seguita in tutte le sue ultime battaglie. Dal referndum dell'anno scorso ai suoi lavori in commissione che hanno dato risultati importanti con gli ultimi decreti Bersani. Ma anche le battaglie per il ringiovanimento della politica italiana. Ho scritto di Lei e della penosa vicenda con Pannella. Evidentemente però, il ringiovanimento da lei e noi auspicato si risolve nella de-responsabilizzazione del suo agire politico. Mi spiace arrivare a questa conclusione: ma meglio un vecchio come Follini che si infila in una solitaria sfida impopolare piuttosto che i suoi distinguo volti solo a cercare un po' di visbilità da rivendere in questo suo piccolo cabotaggio che si stà avviando a fare dopo essere fuoriuscito dalle grazie di Pannella.
Con (una per ora persa) stima.
Email di capezzone: d.capezzone@radicali.it, CAPEZZONE_D@camera.it
primarie e voto (mediato) ai bambini
Non entriamo però nel merito della cabala elettorale. Uninominale, proporzionale, doppio turno, sbarramento, premo di maggioranza etc. Che che ne dicano i politici di professione ed i parlamentari in carica, la gente è per il maggioritario a doppio turno: quell che tanto ha contribuito all'emersione di una classe di sindaci rispettabile ed ha reso l'alternanza destra-sinistra una via praticabile e funzionante. Il resto sono solo chiacchere, volte a non far sparire LegaUDEURPDCIVerdiRNPRotiondiIDVDeGregorio e compagnia cantando, volte a non concedere vantaggio nel doppio turno a questo o a quello, volte insomma a coltivare l'istinto alla sopravvivenza del ceto politico attuale contro ogni pressione selettiva-darwiniana di miglioramento della specie e del paese che altrimenti già avrebbe ampiamento decretato la mancanza di fitness di questa classe politica alla guida di un paese moderno.
Niente di tutto ciò allora. Solo invece ci piacerebbe che la nuova qualsivogliametodo legge elettorale introducesse, magari non ex-lege, ma certo facilitasse, incentivasse, promuovesse il meccanismo delle primarie che oggi -abbiamo visto- piacciono anche a Berlusconi. Ma non primarie solo per i candidati premier (che sarebbero sempre un po' scontate, come lo sono state per Prodi e lo sarebbero per Berlusconi). Noi vogliamo le primarie nei collegi senatoriali e camerali cosi come si fa in America. Cosi poi vediamo se qualche Turigliatto, qualche Rossi o qualche De Gregorio possono davvero entrare in parlamento.
E poi vorremmo vedere contato anche il voto degli adoloscenti, e persino quello dei bambini e dei neonati. No, non è un'idea balzana. Che questo paese è tutto concentrato sul problema delle pensioni, degli anziani, delle successioni, che vota in parlamento troppi ottuagenari e pochi trentenni e si occupa poco di asili nido, scuola, prima casa, famiglie etc. Ma come si può contare sul voto responsabile degli adolescenti che alla meglio sono un po' estremisti o su quello dei bambini che di politica non possono sapere nulla? Semplice. Il loro voto va fatto esprimere alle madri. La proposta circola da un po' (grazie a Tommaso per la segnalazione) ma finora è rimasta quasi in un'ambito carbonaro ed ha delle applicazioni limitate, soprattutto in Germania. Eppure sarebbe un ottimo espediente per ribilanciare in un solo colpo la platea elettorale da sempre troppo condizionata dal voto dei "relativamente anziani" e per dare più peso politico alle donne in un tempo in cui il divario di genere in politica è lungi dall'essere colmato. Non sembra per'altro troppo difficile da implementare.
Noi la buttiamo li, in attesa di un peggioramento bizantino del porcellum che sicuramente i nostri rappresentati ci consegnerano come soluzione della cabala.
Immaturi secondo maruti
Mi rendo conto sempre più che maturare significa capire la necessità "umana" del compromesso. L'avevo capito a naso, poi al liceo ho studiato Hobbes e il concetto di "stato di paura" mi ha chiarito le idee. Le persone adulte, consapevoli, intelligenti e responsabili si accordano, fanno compromessi, trattano, cedono parte del proprio assolutismo alla ricerca della mutualità, del bene comune. Il male minore diventa un piccolo bene comune.
Chi é così avventato da preferire il disastro ad una soluzione magari non soddisfacente al 100%? Gli stupidi, gli illusi. E soprattutto gli ingenui, gli immaturi, i bambini. Ora mi aspetto il commento di qualcuno che, invasato, dirà "sì, sono uno stupido, un illuso, ecc. ma…". Ecco, in quel "ma" c'è tutta la mia disperazione di uomo di sinistra. E c'è la differenza tra chi è pragmatico, "materialista" (che vecchio parolone desueto che sa di Marx, che resta un evergreen) e chi è velleitario.
Meglio Berlusconi e Calderoli o un governo di sinistricchia? Meglio la sinistricchia, non c'é storia. Qualcuno nel 1998 penso che il "disastro" della caduta di Prodi servisse a fare una sinistra migliore. Il risultato é questo.
Quante mazzate dobbiamo auto-procurarci prima di imparare la lezione?
Il povero Carlo Marx si rigira nella tomba. Lui che scriveva che il comunismo era l'arte del possibile, che era si un'utopia, ma soprattutto un insieme coordinato di pratiche e di analisi del reale e del "possibile".
Ecco, il possibile. Mi considero un adulto da quando, di fronte ad un problema, so valutare le opzioni possibili, non quelle teoriche, quelle ideologiche, ecc.
Si diventa grandi quando si fanno i conti col presente, con la realta, con la contingenza. E gli estremisti, gli illusi, i poverini, gli scazzati, i tizi in buonafede che hanno votato Comunisti Italiani, Rifondazione, i Verdi (e Di Pietro, che al di la di se stesso ha una classe dirigente inquietante, vedi De Gregorio) non fanno questo confronto. O lo fanno e valutano male.
Il mio penultimo pensiero agli avventuristi, agli ipercritici, agli scalfarottiani, agli antagonisti. Non ce l'ho con voi. E quando Previti tornera a decidere delle nostre vite vedrete che si ricordera dei tanti piacere che gli avete fatto. Sarete sempre in tv, a vezzeggiarvi nella vostra nuova parte di "mostro ufficiale di corte".
Quelli che le dimissioni
Ora ne siamo sicuri! Nelle fila dei nostri eletti c'é chi si taglia i coglioni pur di dare un dispiacere alla moglie. Ecco le foto dei tre illusti tagliatori.
Questi sono i signori che dovrebbero oggi dare le dimissioni. Per coerenza. Per un minimo di dignità personale. Per dare un minimo senso a questa sceneggiata. Oggi hanno votato contro il governo? Perché? I primi due in nome di qualche strampalata battaglia ideale (si chiama idiota cocciutaggine, almeno che non si pensi che sarà Berlusconi a chiudere la base di Vicenza). Il terzo figuro in nome di una poltronismo miserevole. Per le stesse ragioni ora dovrebbero dare loro le dimissioni visto che sono loro a non riconoscersi più in questa maggioranza. Il risultato é che la veduta ombelicale di questi tre signori rischia di riconsegnare il paese a Berlusconi ed alle sue falangi. Io ho scritto loro per complimentarmi.
Senatore Franco Turigliatto. email: turigliatto_f@posta.senato.it
Senatore Fernando Rossi. email: rossi_f@posta.senato.it
Senatore Sergio de Gregorio email: degregorio_s@posta.senato.it,
sergiodegregorio@dossiermagazine.it
Da Crono a Geronte
Un coro si leva in controcanto
Appello ai Pastori
La chiesa
italiana, malgrado sia ricca di tante energie e
fermenti, sta subendo un'immeritata
involuzione.
L'annunciato intervento della Presidenza
della Conferenza episcopale, che imporrebbe ai
parlamentari cattolici di rifiutare il progetto di
legge sui "diritti delle convivenze" é di inaudita
gravità.
Con un atto di questa natura l'Italia
ricadrebbe nella deprecata condizione di conflitto
tra la condizione di credente e quella di cittadino.
Condizione insorta dopo l'unificazione del paese e il
"non expedit" della S.Sede e superata definitivamente
solo con gli accordi concordatari.
Denunciamo con dolore, ma con fermezza,
questo rischio e supplichiamo i Pastori di prenderne
coscienza e di evitare tanta sciagura, che porterebbe
la nostra Chiesa e il nostro Paese fuori dalla
storia.
Si può pensare che il progetto di legge
in discussione non sia ottimale, ma é anche
indispensabile distinguere tra ciò che per i credenti
è obbligo, non solo di coscienza ma anche canonico, e
quanto deve essere regolato dallo Stato laico per
tutti i cittadini.
Invitiamo la Conferenza episcopale a
equilibrare le sue prese di posizione e i
parlamentari cattolici a restare fedeli al loro
obbligo costituzionale di legislatori per tutti.
Firma qui
Altre voci fuori dal coro
Ci pensi bene la
gerarchia, prima di affidare le proprie battaglie per
la famiglia ai Calderoli (che ora difende il
matrimonio cattolico ma che meno di dieci anni fa si
è sposato e poi separato con rito celtico) o ai Berlusconi (dei
cui problemi famigliari -in seconde nozze- abbiamo
tutti gia discusso abbondamtemente di recente).
Una voce fuori dal coro parrocchiale
Da Vescovo combatterei prima Mammona
Egregio dottor Augias, leggo su Repubblica, a commento del "non possumus" sui PACS, o Dico, che non sarebbe moralmente possibile per i cattolici appoggiare un centrosinistra che contrasta con la morale cattolica. E' vero -ed è comprensibile preoccupazione del Papa e della Cei- che un'equiparazione di ogni tipo di coppia al matrimonio eterosessuale potrebbe favorire lo sgretolamento di un'istituzione fondamentale. Giungere però ad una scelta politca come conseguenza della fede, credo sia davvero un salto non solo illegittimo ma sconcertante.
La legge sui Dico non obbliga nessuno, assicura solo garanzie legali che del resto i politici (quelli stessi che difendono la "famiglia cattolica") si sono già attribuiti, così come governi "democristiani" presero atto che la maggioranza degli italiani accettava il divorzio ed -entro certi limiti- l'aborto. Quello che invece non riesco a capire -da cattolico e, vorrei dire, da vescovo- è che per questa tolleranza democratica si voglia sconfessare un orientamento che -almeno nelle intenzioni- parte dalla difesa di chi ha maggiori difficoltà in linea con il Vangelo che assicura il "regno" a chi provvede ai senza lavoro, ai senza casa. La vera scelta è solo quella tra Dio e Mammona (v Lc 16, 13), dove Mammona è mettere al primo posto i soldi, il potere.
Vorrei che come formazione ad un autentico cristianesimo, una volta indicati i pericoli che possono accompagnare il cammino dei Dico, si combattesse con non minore energia lo spirito di Mammona, che stà inquinando il nostro mondo, alimentando la violenza, inaridendo i nostri giovani.
Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea
Decalcificare il conflitto/2
Cosi Berlusconi alle
Agenzie. Non abbiamo dubbi che l'ex
presdelcons avrebbe gestito diversamente
la cosa. Avrebbe gestito diversamente la cosa, non
già perché abbia una idea diversa della gestione
dell'ordine pubblico. Anche se ovviamente ce l'ha,
visto che -dopotutto- Berlusconi é sempre quello
del G8 di Genova. Ma piuttosto perché lui al tempo
stesso sarebbe stato da una parte il capo del
ministro dell'interno che comanda
i poliziotti, e dall'altra il proprietario
di una squadra di calcio che ha interesse
a far venire gli ultrà allo stadio a fare danni a
spese del comune, dall'altra ancora il datore di
lavoro dell'allora presidente della
lega che perseguiva l'interesse dei
grandi club, nonche -non dimentichiamolo- il
proprietario della rete TV che ha
i diritti sulla trasmissione del campionato e che
quindi ha interesse a che le partite si giochino
anche se non siamo sicuri che preferisca avere
tifosi allo stadio piuttosto che telespettatori
paganti a casa e nei bar. Insomma, é il solito
problema del conflitto di interessi. E con tutti
questi interessi confliggenti siamo sicuri che
Berlusconi non avrebbe fatto mai come
questo governo. Perché l'unico interesse
che non avrebbe trovato voce in questo conflitto,
sarebbe stato l'interesse degli italiani.
Possumus, possumus...
eccóme se possumus
Non solo possumus, come si diceva, ma possumus bene agere (ok il mio latino é un po' arrugginito lo ammetto). Come ci spiega benissimo Teo infatti, i Di.Co Italiani non sono una scopiazzatura al ribasso dal modello francese. Ma piuttosto un contributo originale con luci ed ombre che nel complesso non sfigura di certo con le soluzioni trovate altrove.
Right God
So di non dire nulla di nuovo, ma sono convinto che la posizione sui PACS sia solo una schifezza politica di Ruini per almeno due ragioni. Prima di tutto, come cattolici ci dobbiamo una volta per tutte rendere conto di essere minoranza in questo paese. Essere minoranza ha i suoi vantanggi. Personalmente la trovo una sfida più interessante. Ma certo impone uno spirito laico ed un'idea di stato come garante delle minoranze, anche della nostra, qualora venisse minacciata. Come si spiega quindi questa arroganza nel cercare di imporre agli altri che cattolici non sono, il nostro modello di matrimonio (che peraltro condivido e tra poco sottoscrivo)? In seconda battuta mi piacerebbe vedere la chiesa gettare uno sguardo umano sull'amore che pervade anche le storie precarie, instabili, omosessuali e non consacrate dal matrimonio. Perché io sono sicuro che anche li é in gioco lo stesso sentimento che io provo per la mia compagna e che mi porterà presto a percorrere altre strade. Ma dov'é la carità cristiana se non apre gli occhi anche su questo amore?
Questo irrigidimento sui PACS fa il paio con i segnali quotidiani che mi fanno sentire sempre più lontano da questa madre chiesa. Basta sfogliare il giornale anche oggi. Ci sono vescovi che dettano alle agenzie commenti su questo o quel'atto del governo. Sempre critici peraltro. Oggi il cardinal Bertone ad esempio ci vuole mettere al corrente che lui ritiene le misure proposte da Amato sugli stadi "necessarie ma non sufficienti". Con tutto il rispetto: ma chi se ne frega!
Sugli eventi catanesi del weekend la chiesa doveva esprimere ben altre parole. I nazzisti da stadio (a proposito, un'invito a firmare questo appello) hanno dismesso i passamontagna il venerdi sera ed hanno indossato i costumi da processione per Sant'Agata il sabato mattina. Ai funerali dell'agente ucciso il vescovo ha praticamente fatto l'agiografia della santa ed é toccato alla moglie ed alla figlia ricordare il padre. Coloro che si sono permessi di sollevare dubbi su questi comportamenti poco cristiani o quantomeno irrituali (per usare un aggettivo in voga di questi giorni), sono stati redarguiti dai soliti vescovi d'agenzia. Baudo tacciato di arroganza. E la Melandri invitata a pregare. Ma se lei non volesse pregare? E se Baudo volesse continuare a pensare con la propria testa?
Devo ammettere, faccio fatica oggi a sentirmi parte di un'istituzione che spalma tutta questa marmellata idolatra su sant'Agata. Per credere in una chiesa che non spende troppe parole per un morto innocente e custodisce invece nel seno delle sue processioni pagane quei "bravi ragazzi" assassini. Che cosa c'entrano con la mia fede cattolica queste manifestazioni di ultrà devoti, questa mancanza di pietà ed amore, questa arroganza verso chi chiede conto di gesti e parole? Dov'é la mia fede cattolica di fronte a chi chiede solo un po' di rispetto e comprensione (e diritti) verso le scelte -spesso difficili- a cui la vita li ha posti innanzi?
É il tempo di diventare cattolici adulti, perché a questa madre chiesa in preda ad una deriva senil-destrosa sento di potermi affidare sempre di meno.
chi bagatellando consorte e
chi gabbando telespettatori
C'é invece un aspetto serio di questa vicenda che deve far riflettere, perché é davvero grave. Quando la notizia della bagatella (ganzissimo questo sostantivo) rimpallava da un telegiornale all'altro di questo paese, ed in tutte le agenzie di stampa e siti internet del mondo, i TG del gruppo mediaset, tutti all'unisono, pensavano bene di non dar seguito a questo pettegolezzo strapaesano, a questa incursione oltre i limiti della privacy. Ora, stessimo parlando della BBC, si potrebbe anche sospettare che qualche giornalista d'antan abbia rinunciato allo scoop in omaggio all'intimità di una signora. Ma stiamo parlando di mediaset. Di quella società che ha fatto del voyerismo un'istituzione nazionale attraverso il grandefratello. Che ha fatto di uno dei suoi TG -studioaperto- una rubrica del cioé. Peraltro la pruderie é venuta a mancare subitaneamente appena sono circolate le scuse del ex-presdelcons e quando é parso chiaro a tutti che si profilava il lieto fine.
La situazione é grave ma non é seria. Passi che le redazioni mediaset ci hanno voluto risparmiare quest'incursione nell'intimità del padrone di casa. Ma che cosa dovrebbe succedere quando non fosse la moglie a mettere in imbarazzo il marito ma -ad esempio- delle noie con la giustizia, delle promesse politiche non mantenute o delle grame figure a livello internazionale? Ipotesi di scuola; si fa cosi per dire; non succederà mai di certo. Ma che cosa dovremmo aspettarci dalle redazioni mediaset in questa remota eventualità? Di essere forse gabbati di nuovo?
La situazione é grave ma non é seria. Siccome qualcuno di recente ha apostrofato con l'aggettivo criminale un progetto di riforma del sistema TV italiano, che depotenziasse mediaset, a favore di una pluralità di soggetti, vorremmo sapere da coloro che hanno sostenuto questa posizione -ivi compreso il capo dell'antitrust Catricalà- se in un paese democratico sia più importante il diritto dei cittadini ad essere informati, anche in situazioni gravi ma non serie che mettono in imbarazzo il padrone, oppure sia più importante preservare la crescita e l’entusiasmo imprenditoriale degli accoliti del capo?
Lario 4 president
Il motivo della scazzatura della Veronica non merita di essere ricordato. Se non per il fatto che é successo già innumerevoli volte che l'ex-presdelcons si lanciasse in questi apprezzamenti fuoriluogo e fuoritempo. Fuoritempo perché nel 2007 la galanteria passa attraverso il rispetto ed il riconoscimento dell'emancipazione femminile; fuoriluogo perché un uomo sposato potrebbe anche avere il buonguosto di riservare certe cortesie solo per la sua metà del cielo. Ma tant'é, un'Italia ormai stanca di ripere al proprio ex condottiero come si sta al mondo di questi tempi, aveva del tutto sorvolato sulle affermazioni dell'altra sera.
Nessun commento. Nessuno che abbia detto che non ci si comporta cosi, anche a costo di dover finire citati dai soliti BondiSchifani che ci avrebbero spiegato che era tutta una goliardata, e che il cavaliere é un cavaliere e che magari la Veronica trova il tutto molto divertente. Abbiamo lasciato una moglie sola con la sua umiliazione insomma. E questo non é stato galante da parte di nessuno. La Veronica però, nonostante le marionette BondiSchifani, ha fatto capire che la cosa non li é andata proprio giù.
Gelosa? Tignosa? Veronica Lario scrive perché oggi nei confronti delle mie figlie femmine, ormai adulte, l´esempio di donna capace di tutelare la propria dignità nei rapporti con gli uomini assume un´importanza particolarmente pregnante, almeno tanto quanto l´esempio di madre capace di amore materno che mi dicono rappresento per loro; la difesa della mia dignità di donna ritengo possa aiutare mio figlio maschio a non dimenticare mai di porre tra i suoi valori fondamentali il rispetto per le donne, così che egli possa instaurare con loro rapporti sempre sani ed equilibrati.
Se questo é il motivo per cui questa donna ha scritto a Repubblica una lettera esigendo delle scuse dall'uomo più potente del paese, dall'uomo che di questo paese rappresenta in molti aspetti anche i lati più deteriori, vorremmo che gli amici del centrodestra prendessero in seria considerazione la possibilità di dare indietro quella mezza sòla del marito, di chiedergli finalmente di ritirare a vita privata se stesso e quell'italia francamente detestabile che rappresenta, e mettere invece in pista questa donna con tutto il carico di modernità che ha saputo coltivare anche nello svolgere il ruolo più antico del mondo: quello di madre.
Decalcificare il conflitto
Fino a pochi mesi fa
questo avrebbe dovuto leggersi come:
Confalonieri si complimenta con
Galliani per il successo dei decoder
approvati dal governo Berlusconi.
Sono cambiate un po' di cose nel frattempo... ma
nemmeno troppe...
E da queste parti ancora si aspetta la legge sul
conflitto di interessi. Quella seria.
Chi non capisce u' Tube
Una cosa che ci preme rimproverare al ministro é quella di non scegliersi mai troppo bene le persone con cui si accompagna. Ricordiamo l'unico deputato conquistato nel 2001 passato solertemente alla destra e poi l'impresentabile De Gregorio che non pochi guai sta combinando a danno dell'attuale maggioranza.
Ma tant'é. Finita la fregola di fare le pulci al ministro, quasi dovessimo anche noi distanziarci per delle inspiegabili pruderie, va detto che Dipietro ci é sempre sembrato una persona perbene. Uno dei pochi a cui lasciare le chiavi della propria auto (al più la si troverebbe un po' sporca del fango delle masserie molisane
Anche la conclusione del video, dove sente di dover giustificare questa sua discesa nell'agone tecnologico di YouTube con la necessità di spiegare che "il consiglio dei ministri é fatto di persone che cercano di fare il loro dovere con tutta la buona fede possibile" ci é parsa abbastanza impacciata da risultare genuina.
Niente male per essere il contadino della politica. Ha preso la corsia di sorpasso (visto che ora si occupa di infrastrutture) ed ha superato brillantemente la destra televisiva ferma da dodici anni all'agiografia dell'unto del signore ed il centrosinistra impantanato nella babele della finanzaria e negli infiniti e quotidiani errori di comunicazione.
Complimenti ministro! Questa volta sono gli altri, che non hanno capito u' Tube.
Risalire la china
20 novembre 1996. Corriere della Sera. LA BATTAGLIA SULLA FINANZIARIA. L' INTERVISTA " Promesse mancate, colpite le imprese " Tronchetti: con il contributo del Polo si e' riusciti persino a peggiorare la manovra. " Altro che Europa, questa legge serve solo a non farci sbattere la porta in faccia dai par- tner "
21 novembre, 1996. Corriere della Sera. LA BATTAGLIA SULLA FINANZIARIA. Il presidente del Consiglio in un'intervista al Gr2 nega che l' esecutivo sia sbilanciato a sinistra e critica la Confindustria Prodi: mi dimetto se non si va in Europa
30 novembre 1996. Corriere della Sera. Berlusconi di nuovo all' attacco: " Il premier ci porta a un regime"
2 dicembre 1996. Corriere della Sera. VISTO DA LONDRA L' Economist: "sorry Romano, la nostra luna di miele e' finita"
4 dicembre 1996. Corriere della Sera. L' OPINIONE Non raccontiamo storie: l' economia e' in ginocchio
11 dicembre 1996. Corriere della Sera ECONOMIA & CONGIUNTURA L' affondo della Confcommercio: il prossimo anno spenderemo 11500 miliardi in meno per colpa di Finanziaria ed Eurotassa Consumi, arriva il grande freddo Billè : e grazie alla manovra il ' 97 andra' peggio.
13 dicembre 1996. Corriere della Sera.. Duro intervento del presidente della Fiat, secondo cui il Paese non crede piu' in se stesso. "L' Osservatore Romano" : permane un clima plumbeo Romiti: l' Italia vive un momento tragico "La gente e' disorientata, vede una classe poli- tica incerta e senza personalita" Fossa attacca le "profezie casalinghe" di Prodi: "Vedremo se con questa Finanziaria si entrerà in Europa". Marzano: "ora danno ragione a Berlusconi".
8 febbraio 1997. Corriere della Sera. Il capo del governo: esami solo nel ' 98. Ciampi: si studia l' anticipo della Finanziaria. Bene i mercati Prodi: in Europa con i primi Ma Dini: "un anno in piu' avrebbe fatto como- do a tutti". Lira in recupero sul marco.
13 maggio 1997. Corriere della Sera. I dieci Paesi ammoniti dalla Commissione. All' Italia si chiede di sostituire i provvedimenti una tantum con misure strutturali Ciampi: "il deficit sarà ben sotto il 3 % del Pil" Duello sui conti pubblici. Il ministro ottiene una pagella più morbida dall' Europa. A giugno il piano di convergenza, promette il ministro del Tesoro. Prodi: non ho dubbi, si entra
4 agosto, 1997. Corriere della Sera. L' OSSERVATORIO Prodi ha conquistato anche gli elettori leghisti. Ma in autunno dovrà impegnarsi sul tema che sta più a cuore agli italiani:l' occupazione
16 settembre, 1997. Corriere della Sera. Piazza Affari, balzo del 3, 5 % . Volano i Btp. Perde quota il dollaro, la lira si rafforza. Euro più vicino, i mercati festeggiano
10 ottobre 1997. Corriere della Sera. Industria, soffia il vento della ripresa. Ordini a luglio più 12, 1 % . Gli imprenditori: "non è un balzo occasionale". A tirare è ancora l' auto Confindustria: "sono tornati a salire la domanda e i consumi interni".
9 febbraio, 1998. Corriere della Sera. L' OSSERVATORIO. Aumenta la popolarita' del governo. Neppure un sexgate lo scalfirebbe
Comunista, giustizialista e no-global!
"la proprietà privata non costituisce per alcuno un diritto incondizionato e assoluto. Nessuno è autorizzato a riservare a suo uso esclusivo ciò che supera il suo bisogno, quando gli altri mancano del necessario. In una parola, «il diritto di proprietà non deve mai esercitarsi a detrimento dell'utilità comune, [...]». Ove intervenga un conflitto «tra diritti privati acquisiti ed esigenze comunitarie primordiali», spetta ai poteri pubblici «adoperarsi a risolverlo, con l'attiva partecipazione delle persone e dei gruppi sociali»
...il reddito disponibile non è lasciato al libero capriccio degli uomini, e che le speculazioni egoiste devono essere bandite. Non è di conseguenza ammissibile che dei cittadini provvisti di redditi abbondanti, provenienti dalle risorse e dall'attività nazionale, ne trasferiscano una parte considerevole all'estero, a esclusivo vantaggio personale, senza alcuna considerazione del torto evidente ch'essi infliggono con ciò alla loro patria.
...il consenso delle parti, se esse versano in una situazione di eccessiva disuguaglianza, non basta a garantire la giustizia del contratto, e la legge del libero consenso rimane subordinata alle esigenze del diritto naturale. Ciò che era vero rispetto al giusto salario individuale lo è anche rispetto ai contratti internazionali: un'economia di scambio non può più poggiare esclusivamente sulla legge della libera concorrenza, anch'essa troppo spesso generatrice di dittatura economica. La libertà degli scambi non è equa se non subordinatamente alle esigenze della giustizia sociale.
Chi ha detto queste cose? Quale rimasuglio di comunista si accanisce ancora contro il sacrosanto diritto (divino) di proprietà? Quale vecchia ciabatta perbenista, bacchettona e giustizialista si scandalizza ancora per l'attività (se non legittima senz'altro legittimata) di evadere le tasse e portarle all'estero di nascosto (e poi farle rientrare sotto lo scudo spa-fiscale? Chi é quest'ignorante che prova a minare le magnifiche sorti progressive del turbo-capitalismo da esportazione Bushista?
Qui la risposta.
Il weekend politico
-Abbiamo concluso la missione in Iraq. Dopo aver perso molte vite in una guerra sbagliata. Una missione fatta solo perché qualcuno potesse vantarsi di essere il migliore amico di Bush. E tuttavia ce ne siamo andati via con onore massimo e con la calma necessaria per lasciare dietro di noi un buon ricordo.
-É stato presentato un disegno di legge moderno e da paese avvanzato sulla violenza domestica e su quella odiosa verso i gay ed altre minoranze.
-É stato presentato un disegno di legge sulla riforma delle professioni, che seppur non la rivoluzione che qualcuno si aspettava, é il primo passo che si riesce a fare sull'argomento dopo 30 anni di discussioni (e sei mesi di governo).
Questa é finalmente la serietà al governo che ci avevano promesso! Avanti così per 5 anni che c'é molto da fare.
Ah si... poi sabato scorso c'é stato un po' di baccano a Roma. Molte, moltissime persone, forse un po' confuse, si sono ritrovate ad inneggiare quel figuro che, per 5 anni, questo paese lo ha mandato a rotoli. Il governo deve fare davvero uno sforzo per far capire le proprie ragioni a questa gente. Anzi per far capire loro, che le loro ragioni, seppur al prezzo di qualche sacrificio da condividere con tutti, sono meglio difese da chi al governo ci va con la serietà di queste leggi piuttosto che da chi al governo ci vorrebbe andare con quel vacuo populismo visto a San Giovanni.
Degrado Totale. Parola di Cesa
L'imbroglio é di Deaglio
Ci eravamo augurati (qui e qui) che questo fosse il finale della storia dei brogli. Perché significa che la democrazia in questo paese, per quanto in perenne sofferenza, non é poi così malandata, e perché si sta facendo velocemente (una vera novità per questo paese) chiarezza su una questione angosciosa e cruciale.
A Deaglio naturalmente non auguriamo di andare dietro le sbarre o pagare alcunché. Solo ci piacerebbe riconoscesse -una volta che ogni dubbio sarà fugato dalla magistratura- che ha sbagliato e che deve delle scuse a Berlusconi e agli Italiani. Peraltro il giornalista in questione é un galantuomo e siamo certi lo farà. Il buongusto suggerirebbe anche di devolvere in beneficenza i proventi del DVD, giusto per fugare i dubbi circa le intenzioni commerciali dell'operazione che le lingue malevole si ostinano a proporre.
Rimane un po' di inquietudine perché -lo riconosciamo- anche da queste parti il virus complottista aveva in parte attecchito fino a farci correre, la mattina di venerdì, all'edicola e scucire i 17 euro del fanta-thriller elettorale di Deaglio.
Che ora quel DVD (ancora non visto peraltro) rimanga a monito futuro contro le tentazioni ricorrenti ma non totalmente salubri di scivolare nella cultura cospirativa, dalla teoria del complotto, al metro di giudizio del cui prodest, dallo stato nello stato, all'11-settembre-organizzato-da-Bush, dal "pensare male si fa peccato ma..." ai protocolli dei savi di Sion...
Siccome le vaccinazioni hanno bisogno dei richiami, forse é ora di dare una nuova letta al pendolo di Focault.
Scandali e scandalizzati
Leggendo lo scritto di Carla mi é tornata in in mente un'amaca di Michele Serra di qualche anno fa che recitava più o meno cosi:
Ci sono due modi di capire che si sta invecchiando: il primo quando si constata che le cose che scandalizzano gli altri non ci scandalizzano più; il secondo quando si percepisce che le cose che ci scandalizzano ancora non scandalizzano più nessun altro...
Sono due modi molto differenti di invecchiare. Quando si dice che l'Italia sta invecchiando, si dice il vero. L'aspetto che addolora é che purtroppo il paese sta invecchiando nel primo modo...
Deaglio scopre il broglio?
Dopo la trasmissione dell'Annunziata, dopo il tam-tam di internet (1, 2, 3, 4) oggi una intervista a Repubblica.
Ribadiamo: Fuori la verità!!! Qui qualcuno deve per forza pagare. Per amore di questo paese, speriamo sia Deaglio a pagare, perché significherebbe che é tutto solo una paranoia e a Berlusconi dobbiamo delle scuse. Ma se non lo fosse, se Deaglio dicesse il vero, a questa storia dobbiamo andare fino in fondo, con tutto quello che comporta. Si chiama attentato alla costituzione ed é un reato penale.
UPDATE: Mentre chiudevo questo post, Repubblica titola cosi:
FORSE QUALCOSA SI
MUOVE: ORA FUORI LA VERITÀ
Se questo é un broglio
E poi il caimano che ancora si riempie la bocca con i brogli!!!
Beati tra le donne
È la prima volta
che tre donne vengono elette ai vertici
di un partito comandato da un solo
uomo
Sebastiano Messina
commentava così la settimana scorsa l'elezione ai
vertici del partito radicale di tre donne, Rita Bernardini alla
segreteria, Maria Antonietta Coscioni alla
presidenza ed Elisabetta Zamparutti come
tesoriera.
Oggi é la seconda volta. Pecoraro
Scanio apre la dirigenza del suo
partito a cinque donne: Grazia Francescato,
Cristina Morelli, Loredana De Petris, Iva Berasi e
Daniela Guerra.
Che dire? Segno promettente di un cambiamento in
corso, oppure cosmesi politica che non intacca i
meccanismi veri del potere o peggio ancora segno
sottile e potente del trionfo maschile in politica?
Pannella e Pecoraro ci credono, si fanno solo belli,
oppure si stanno facendo l'harem?
Lezione primaria, lezione
democratica 2
Il ritorno del diabolico Lieberman
Resta tutta l'invidia per quella legge elettorale: dove gli elettori si sono prima scelti il candidato e poi il senatore, costruendo e disfando fortune di gente che ci ha messo la faccia, ha girato per mesi facendosi conoscere e facendosi scrutare nei più intimi dettagli nel nome della trasparenza. Oggi vince Lieberman, fuori dallo schema dei due partiti e giocando addirittura contro di essi. Da noi, lo ricordiamo anche se ci piange il cuore, i partiti attualmente scelgono e blindano le liste di chi entra in parlamento. Di quelli che noi eleggiamo, in moltissimi casi non conosciamo ne facce, ne quoziente intellettivo, ne onestà e senso civico. Fuori dai partiti non c'é possibilità per alcuno. Lo ricordiamo con amarezza a tutti gli amerikkani del centrodestra di casa nostra che hanno avvallato questo scempio di democrazia.
mito-Crono-logia radicale
Così fa Crono: parla di democrazia e comanda in solitudine; sogna i grandi numeri, ma si accontenta di quelli che puó poi alla fine controllare, parla di merito e fa prevalere il rispetto ossequioso per la gerarchia; parla di cambiare il vecchio ma quando si accorge di farne parte, getta via il nuovo.
Così fa Crono. Intendiamoci, sono tutti sopravvissuti ed hanno prosperato al rigetto Pannelliano. Sopravviverà e prospererà anche Daniele Capezzone, che é bravo, ha ragione e capacità per mettersi alle spalle le derive senil-solipsistiche di Crono. Che c'é vita anche oltre Crono e spazio per Daniele oltre il tempo di Marco. Immaginiamo la malinconia di Capezzone: forte delle sue ragioni, eppur costretto a sacrificare in questo delirio i suoi affetti.
Ma così fa Crono, e a questi egli si deve adeguare. Certo, ci piacerebbe al prossimo congresso vedere questa seconda parte del mito, quando Zeus ed i fratelli rinchiudono il padre negli inferi, oppure per cambiare mito, ci piacerebbe vedere in azione Edipo, senza eventualmente i dettagli su come va a finire con la madre....
Napule è 'na carta sporca
e nisciuno se ne importa
Mi fanno invece innarcare le sopraciglia le affermazioni di Prodi, sul fatto che l'indulto non c'entra niente. Mi fanno cadere le braccia i sindacati, che rispondono alla camorra con l'ennesimo sciopero e manifestazione. Mi fanno rabbia i tanti Napoletani intervistati, che accusano lo stato latitante, ma quando il latitante vero viene arrestato, magari accorrono a tirare i sassi alle volanti. Mi indigna il silenzio sui veri meccanismi della camorra, di cui gli omicidi sono solo un escrescenza cutanea, che fanno invece comodo a molti, a cominciare dai moltissimi imprenditori tessili del nord (che magari sono a loro volta leghisti) che nei laboratori clandestini all'ombra del Vesuvio confezionano gli abiti di alta moda tra sfruttamento, schiavitù e connivenza con la criminalità e su cui solo Saviano con il suo Gomorra ha parlato senza reticenze.
Oggi su Repubblica, D'Avanzo mostra come la camorra sia ormai diventata camorrismo, fenomeno canceroso di (mal)costume cosi pervasivo e metastizzato da non poter essere più combattuto con i meccanismi autoimmunitari. È tempo ormai per l'intervento chirurgico, che é sempre invasivo, rischioso, dall'esito incerto e dalla lunga degenza.
Delle due l'una, o con Napoli decidiamo di fare sul serio, con tutto quello che costa, esercito compreso, oppure lasciamo perdere perché tanto, come dice oggi Grillo, é inutile. Ed in entrambi i casi ha- ahimé- ragione Calderoli: o ci riprendiamo quel territorio, con le buone ed anche con le cattive, oppure smettiamo di buttare denaro nel cesso, pardon, nella fogna straripante di immondizia.
Temo invece che le soluzioni raffazzonate all'italiana prevarranno, e tra qualche mese, tra qualche anno, saremo qui di nuovo a parlare di quanto é bella Napoli e di quanto sia un peccato che sia ridotta in questo stato.
Cattivi ricordi contro cattivi pensieri
Dal corriere di ieri si apprende che Berlusconi, il 27 aprile, cioé 17 giorni dopo aver perso le elezioni, con un decreto, si assegnava ben 31 (trentuno si) uomini di scorta e 16 (seedddiccciii) auto di cui 13 blindate e tutte di marca tedesca (che significa che saranno tutte A6 oppure a A8 dai 40 ai 100 mila euro ciascuna).
Niente marchette agli editori
Chi evade il proprio (e nostro) futuro
Con ben piú solide ragioni, argomenta oggi Leonardo il perché é ora e tempo di stroncare il nero nella piccola impresa.
[...] Tu sei malata, Piccola Impresa mia. Tu non rubi per dare a me – questo chiamalo se vuoi effetto collaterale – tu rubi perché non sai fare altro. Tu non hai un progetto, un modello di sviluppo. Tu hai solo un’ossessione. Sei cresciuta lavorando e accumulando, e di fronte alle nuove sfide reagisci sempre nel medesimo modo: lavori e accumuli. Ma non vai da nessuna parte.Lascia stare i dottoroni che ti dicono che va tutto bene, che sei forte, sei la spina dorsale del Paese. Cazzate. Li paghi perché ti dicano cazzate. Non è mai esistito un Paese con una spina dorsale fatta di piccole imprese. C’è solo l’Italia e – curiosa coincidenza – non funziona più. Ci sarà un motivo, scusa, se dovunque le imprese crescono, e qui da noi restano Piccole. [...] Perciò, piantala di vantarti per i tuoi difetti. Tu non hai deciso di restare piccola impresa, semplicemente non ce la fai a crescere. Tu non sei più il miracolo italiano. Tu sei la malattia dell’economia italiana, e questa malattia si chiama nanismo. Piantala di tesser lodi dei tuoi piccoli capannoni, dei tuoi piccoli macchinari, dei tuoi piccoli affari. La grande Valpadana, ma va là. Il bosco dei puffi è diventata, la Valpadana. Ti sei scavato una tana e l’hai chiamato modello di sviluppo. Sbagliato. Non era un modello di sviluppo. Era una tana. [...] Tempo una generazione e loro avranno Grandi imprese. Mentre tu resterai Piccola Impresa, perché sei fatta così. Il tuo capannone, la tua piccola produzione, la tua tana. Tuo padre aveva le pezze al culo, tu hai una mercedes, tuo nipote avrà le pezze al culo. A proposito, tuo nipote è mio figlio. Caccia il grano.Tu non hai bisogno di una Tremonti-Tris. Non hai bisogno di un altro piccolo capannone, di un altro piccolo appalto in nero. Tu hai bisogno di scuole serie, scuole buone, per i tuoi nipoti (i figli te li sei bruciati). Ma le scuole italiane fanno schifo, dici. Esatto! Perché mancano i soldi! I soldi che hai rubato in questi anni, Piccola Impresa. La tua mercedes, la tua barchetta – e adesso piangi che non è colpa tua, che la colpa è dei ricchi veri, quelli da yacht. E invece no, Piccola Impresa. La colpa è proprio tua, che in trent’anni di furto alle casse dello Stato non sei riuscito nemmeno a mettere insieme un tre-alberi. Perché evidentemente hai un limite strutturale, una carenza, un gap. Chiamalo come vuoi. Io lo chiamo ignoranza.Come hai detto? Sì, si può curare. Tuo nipote andrà in una scuola migliore.Se cacci il grano.Oppure lascia perdere. Fottitene, continua a evadere. Visco taglierà i fondi alle scuole: avremo classi di trenta monelli e professori esauriti. E tu avrai qualche soldo in più per il tuo nuovo capannone, il tuo ristorante preferito, le tue care vecchie Maldive. Cara Piccola Impresa.
Serra, la serra Apple, la Ka'ba e le nostre libertá
La cosa drammatica é che invece di riderci sopra ed al piú mandare affanculo questi pseudo icono-ignora-clasti, c'é chi perde anche del tempo a spiegare, a scusarsi e a premettere che spiegando non si intende offendere nessuno.
Ieri, su Repubblica, Michele Serra ha espresso bene il sentimento che da queste parti impera:
È veramente penoso che ad ogni articolo o vignetta o filmato ostili all'Islam i governi europei si sentano in dovere di scusarsi, specificando che questi attacchi "non esprimono l'opinione del nostro Paese sull'Islam". L'ultimo episodio è avvenuto in Danimarca, dove una tivù privata ha messo in onda una cosetta del locale partito fascista contro Maometto. Nell'etere, su internet e sui giornali, come è noto, circolano bassezze di ogni risma, in genere anti-umane ben prima che anti islamiche o anti cristiane o quant'altro: nessun governo democratico è in grado di controllarle né si sogna di farlo, perché dunque porgere all'Islam e solo all'Islam frettolose e pompose scuse? Sì, lo so, è per paura di ritorsioni, attentati, assassinii. Ma poiché, in linea di principio, qui in Europa nessuna comunità ha il diritto di condizionare la libertà di espressione (se non ricorrendo ai tribunali in caso di diffamazione o incitamento all'odio razziale), riconoscere "all'Islam" (e quale, poi?) questo diritto di veto politico è un errore micidiale. Ogni musulmano intelligente e civile sa benissimo come funzionano le cose in democrazia. I governi che si scusano, dunque, lo fanno a vantaggio di una minoranza di fanatici, riconoscendoli, di fatto, come interlocutori. Meglio sarebbe piantarla di scusarsi, e ripetere una volta per tutte, piuttosto, che la libertà di espressione, qui da noi, è un diritto così forte e riconosciuto che una parola greve non può certo metterla in discussione
Ancora sul decreto Bersani
Le proteste dell'estate Ricordiamo tutti le proteste delle categorie toccate: città bloccate dai taxisti furiosi e gli avvocati in sciopero per settimane. Molte di queste categorie hanno seriamente visto avvicinarsi la fine delle loro piccole rendite di posizione. Le reazioni sono state quindi fisiologiche. Ridicole a tratti, soprattutto quando alcune di queste categorie hanno avuto l'ardire di provare a convincerci che la loro battaglia era anche a favore dei consumatori. Cosi abbiamo visto i farmacisti seriamente preoccupati perché non sappiamo quando prendere l'aspirina, e gli avvocati dispiaciuti perché, a causa della abolizione della tariffa minima, corriamo il rischio di finire in mano a qualche collega incompetente (che molto probabilmente già esercita peraltro). La realtà è che l'avvocato era allettato dalla prospettiva di pagare di meno il taxi, ed il taxista pensava già alla prossima auto da cambiare senza dover passare dal notaio, che preoccupato da questo mancato giro di affari già pensava alla scorta di analgesici da fare alla coop per farsi passare il mal di testa. Insomma, ognuno ha la propria professione con cui guadagnare, ma infine siamo tutti consumatori quando è ora di spendere. Superati gli aggiustamenti inevitabili per le categorie che perdono qualche privilegio, ci avremo insomma guadagnato un po' tutti.
Liberalizzare e consumare: dove è finito lo spirito cooperativo? Al lettore che è arrivato sino a questo punto sarà forse sembrato che l'attenzione dell'autore sia concentrata sulle parole d'ordine del consumare e del liberalizzare. Ma non sono queste parole aliene ai valori del mondo cooperativo, ci si potrebbe chiedere? Il sottoscritto non le avverte affatto in questo modo. Consumare non è consumismo, ma piuttosto un'attività che volenti o nolenti compiamo quotidianamente e quindi qui proviamo a farlo in maniera critica. E liberalizzazioni non significano liberismo o capitalismo selvaggio ma piuttosto ricreare le condizioni di uno scambio equo dove la qualità del lavoro dei produttori si misura efficacemente con le esigenze ed i gusti dei consumatori. L'economia di mercato deve essere economia civile (vedi cooperazione del giugno 2004) dove anche individui non interessati al profitto ma piuttosto al benessere di chi li circonda possono organizzarsi e competere per offrire beni e servizi ai consumatori attraverso le forme della cooperazione di cui anche noi facciamo parte. Torniamo ancora una volta ai farmaci da banco. Il mondo cooperativo ha combattuto per una liberalizzazione delle vendite. In questo modo ora potremo acquistare medicinali di uso comune a prezzi inferiori e con il tempo forse, anche nelle piccole famiglie cooperative dei paesi dove i medicinali altrimenti non possono arrivare. Per fare questo si è intaccato un privilegio ormai ingiustificato dei farmacisti che sino ad oggi erano gli unici a poter vendere questi prodotti. Si potrebbe obiettare che abbassando i prezzi si induce un consumo maggiore, forse anche l'abuso, dei farmaci, con tanti saluti ai principi del consumo critico e agli auspici di riduzione dei consumi. Ma non è questo il punto. Se si ritiene che si consumino troppi medicinali a causa dei prezzi bassi, li si tassi. Con queste risorse si paghino ad esempio il sistema sanitario nazionale oppure i farmaci per gli anziani. Fino a prova contraria restiamo convinti che i farmaci costosi servano soprattutto ad arricchire i farmacisti, e non certo ad impedire l'abuso dell'aspirina.
La Fiction di Falcone ed il Reality della Sicilia
Ieri sera andava in onda la seconda puntata della fiction su Falcone. Io e Lucia abbiamo provato a guardarla ma abbiamo girato dopo pochi minuti per il disagio. Il film é di buona fattura. Ma non é artistico il motivo del rigetto. Piuttosto una rabbia sorda e montante nel vedere un paese infingardo che celebra due eroi che non gli appartengono e di cui non é degno. Forse é la TV, alla quale ormai associo solo panzane e reality che non é degna di celebrare. O forse é l'ipocrisia di un paese che celebra la fiction della lotta alla mafia in TV ma non la conduce nel reality della Sicilia.
Il sorpasso
Li tassinari
Di fronte a questo, proporrei al comune di chiudere entrambi gli occhi sull'abusivismo. Anzi legalizzarlo. Chiunque abbia un auto sufficientemente pulita e dignitosa ed una patente in regola, si rechi al comune, si prenda un segnalatore satellitare di attvitá ed un qualche sistema per monitorare le tariffe e si metta per strada. E poi riapriamo il confronto con il signor Bittarelli.
Gara di cretinaggine
Ha cominciato il nostro beniamino di oltreoceano due giorni orsono: a) Ahmadinejad è un dittatore. b) L'Iran è come Al Qaeda e c) gli iraniani sono terroristi. Tre affermazioni da cretino. La prima suona cretina se si pensa che è un'accusa mossa da uno che le elezioni le ha vinte alla corte suprema contro uno che, volenti o nolenti, ha preso più del 60% dei voti alle presidenziali iraniane. E non ci sono (purtroppo) segni di una crescente opposizione nel paese. Certo non puo dire lo stesso Bush che invece naviga molto male, e da parecchio tempo, nei sondaggi. La seconda affermazione risulta anche alquanto cretina: diciamo che paragonare uno stato teocratico (per giunta sciita e persiano) ad una organizzazione terroristica (sunnita ed araba) non aiuta molto a comprendere quello che succede. La terza affermazione é un altro campione di cretinaggine, soprattuto per uno che vuole conquistare le menti ed i cuori degli iraniani alla democrazia (contro il dittatore di cui sopra).
Rossi di vergona, verdi di rabbia
Non ci sono credo parole da aggiungere, se non per parlare del profondo senso di vergogna e rabbia che si prova da queste parti. Otto giorni fa, eravamo ad Ellis Island. Dove molti dei nostri cari (e non é un modo di dire, attraverso i computer del museo siamo risaliti ad alcuni nomi di parenti effettivamente passati di la) hanno cercato fortuna da emigranti. Ed in molti casi l'hanno trovata in un paese che -allora- era generoso con i poveri capaci solo di lavoro e speranza. E noi, a nemmeno un secolo di distanza, dobbiamo essere complici di questa vergogna?
Hezbochi?
Da queste parti si era dubbiosi. Davvero la gente reagirá cosi? Sembra proprio di no. Purtroppo per Israele, hezbollah non solo ha guadagnato le simpatie dei libanesi e di tutti gli arabi per la sua capacitá di resistere onorevolmente all'esercito israeliano, ma é destinata a crescere i propri consensi grazie al ruolo che intende svolgere nella ricostruzione. Hezbollah prima provoca la guerra, poi porta gli aiuti?
Ma chi é hezbollah? Che cosa se ne dovrebbe pensare da queste parti? Sono i terroristi internazionali al soldo di Iran e Siria, senza volto, spietati e fanatici come ce li dipinge Israele? Oppure sono dei valorosi resistenti, baluardo della nazione libanese contro il nemico sionista come ce li descrive la stampa araba?
Mi sto facendo l'idea che hezbollah assomigi sempre di piú ad un fenomeno che noi Italiani consciamo bene. Purtroppo.
Hezbollah prima provoca la guerra, poi porta gli aiuti. A me ricorda la camorra che prima spinge per l'abusivismo, e poi dispensa qualche lira alle vittime degli smottamenti. O la mafia che si prende a carico le vedove. Insomma, uno stato parallelo che si alimenta in una cultura dell'assedio. Un entitá che allo sguardo miope delle vittime sembra l'unica soluzione al problema, e la prospettiva presbite di noi osservatori distaccati e disincantati ce lo fa sembrare come l'unica causa. Miope perché quando la sofferenza e la necessitá ti toccano da vicino, non puoi fare altro che pensare ed agire con la prospettiva dell'immediato. Presbite perché la distanza dal problema conduce, come ha condotto l'amico professore, a non coglierne i meccanismi solidaristici e familistici che caratterizzano certe comunitá, soprattutto quando sopravvivono ad una guerra.
Ma noi italiani la mafia e la camorra le conosciamo bene. Ne conosciamo i risvolti culturali, l'estrema difficoltá che comporta ogni tentativo di estirparle. É lo stato parallelo che una volta insediato per esigenze supplettive (nel caso di Hezbollah, la guerra all'occupante Israele dopo il 1982 in mancanza di un forte esercito libanese) non ha intenzione di ritornare il potere.
Hezbollah é una creatura dell'occupazione degli anni ottanta. Alimentata con gli enzimi ed ormoni dei petroldollari iraniani ha completato la sua crescita al testosterone nella recente guerra. Chi deve riflettere su questo fatto, piú di tutti, é la stessa Israele.
War-insider trading
Israele, capo di stato maggore vendette le sue azioni prima dell'attacco. Il capo di stato maggiore Dan Halutz ha ordinato alla propria banca la vendita di tutte le sue azioni (20 mila euro) il 12 luglio, tre ore dopo il rapimento in Galilea di due soldati da parte di miliziani Hezbollah e mentre la guerra ormai incombeva. La notizia, riferita in prima pagina dal quotidiano Maariv, è stata confermata dalla radio militare. Un portavoce militare ha replicato che Halutz dedica tutti i propri sforzi alla difesa del Paese. Malgrado ciò, ha aggiunto, ha il diritto di gestire come crede le proprie risorse private alla stregua di ogni altro privato cittadino. (da Repubblica.it.)
Accidenti alla guerra accidentale
Il paradosso é che Israele forse ne esce ancora peggio. Hezbollah sopravvive. E la sopravvivienza é giá una vittoria, se non fosse che aver riportato nel novero dei "vincibili" l'imbattibile esercito israeliano trasforma la vittoria in un trionfo grazie alla simpatia conquistata tra tutti gli arabi, anche tra i sunniti. Israele subisce un mese di missili, con le sue cittá e villaggi rintanati nei bunker. Seppellisce i suoi morti e si lecca le ferite. Si sente smarrito per aver indebolito la sua capacitá di deterrenza e per aver scoperto di non avere una guida salda capace di condurlo in battaglia, e per questo, a guerra non ancora conclusa, chiede alla sua leadership di andarsene. Come quelli che argomentano in sua difesa (e noi tra questi), il paese si trova confuso nella schizzofrenia di sentirsi potente ma isolato; forte, ma indifeso.
La guerra accidentale che volevano tutti: da Israele a Hezbollah, dai protettori dei primi a quelli dei secondi. Condotta contro l'unico troppo debole per opporvisi, il Libano che ha tirato accidenti a tutti quelli che l'hanno trascinato in questa spirale. Un' accidenti di guerra che una volta scoppiata, nessuno voleva piú ma nessuno sapeva come fermare. Ed ecco che l'accidentato ONU, incide come non faceva da tempo e ci restituisce un po' di speranza nella pace e nel multilateralismo
Mentre si aspetta con trepidazione che da domani tacciano le armi, si possono cominciare ad abbozzare alcune riflessioni. Per cominciare, forse il ridimensionamento di di Israele come potenza regionale non viene del tutto per nuocere. Forse ispirerá Israele ed il grande alleato Americano a piú miti consigli ed a tattiche meno unilaterali. Forse ci fará riflettere sul fatto che il mondo arabo é articolato e sfacettato, che non tutto fa parte di una cospirazione globale islamica contro di noi. Qui si ammette di essere i primi ad avere bisogno di questo bagno di realismo. Per finire ci sará da vedere i termini del nostro coinvolgimento nell'UNIFIL. Ai quali siamo sicuri dovremmo dedicare altri post, perché prevediamo i soliti strali dei pacifisti ad oltranza di casa nostra che si oppongono anche alle missioni di interposizione ONU. Giá anticipiamo in polemica con questi, che qui si vedrebbe con molto orgoglio l
nel contingente ONU in Libano.
Lezione primaria, lezione democratica
Mi rimane come al solito da trarre la mia piccola lezioncina americana da riapplicare agli affari di casa nostra. E mi soffermerei sulle primarie. Quando potremo sceglire anche noi i nostri candidati? E non dico solo Prodi vs Berlusconi, ma dico proprio i nostri candidati nei collegi. Sognavo le primarie nel collegio di Rovereto, per liberarsi una volta per tutte di Marco Boato, parlamentare da 5 legislature con l'onta delle leggi Boato sulla coscienza, ma inammovibile per intercessione divina (o partitica). Sognavo le primarie con cui sbarazzarsi di Mastella, Caruso, e tutte le altre frange e sette minoritarie che ricattano dall'alto dei loro zero virgola. Poi mi sono invece risvegliato bruscamente al ricordo amaro che ora abbiamo un'infame legge elettorale che, non solo non prevede le primarie, ma esclude anche l'elezione diretta del parlamentare nel collegio.
PS. Oggi sul NYT c'é un pezzo lapidario di Paul Krugman. Lapidario perché davvero prende a sassate Lieberman.
Qualche indugio sull'indulto
Ma davvero il disagio puó nascere dall'aver incluso e/o escluso certi reati nell'elenco? Davvero il corruttore puo essere perdonato ed il falsificatore di bilanci no? davvero si puo fare lo sconto all'omicida ma non allo stupratore? Al commerciante di veleni si e a quello di droghe no? Da queste parti, nel tentare di seguire questi ragionamenti, ci si é persi. Ma ci si é resi conto di essersi persi in un posto che in realtá si conosce molto bene: é un posto molto italiano che sta a metá strada tra due lughi comuni della nostra cultura.
Il primo luogo é quello del volemmosse bene, dal chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato. É quel luogo in cui i furbetti, in fondo alla fine, vengono sempre perdonati perche sono dei bravi guaglioni. ́É quel posto dove gli onesti sono gli scemi del villaggio. Dove la puntualitá svizzera e l'efficienza tedesca sono ragioni di scherno. Dove i jentleman che mantengono la parola data sono i piú fessi di tutti. Avete presente il posto no?
Il secondo luogo lo si trova sotto ogni campanile ed in ogni famiglia e gruppo. ́É quel posto dove si ragiona con le categorie del noi e del loro. I miei amici meritano il perdono, i loro no. Bompressi graziato perché dei nostri. Previti poverino a casa che é anziano. Erika forse la si perdona perché é giovane e carina, Consorte chissá. Moggi no perché é Juventino. Cragnotti si perché della Lazio. Sofri é interista e pure di Lotta Continua. Santo subito. Le tre di Chiavenna no perché sataniste ed efferate. E poi hanno ucciso una suora cattolica. Ma il papá cattolico non voleva perdonare tutti? Insomma é quel luogo molto italiano che nega i meriti e demeriti nei fatti ma fa contare solamente le appartenenze (e ritaglia i primi a misura delle ultime).
Un perdono di massa eppure cosi idiosincratico, generalizzato eppure cosi individuale.
Il nostro -é l'amara constatazione di queste ore- é un paese impantanato in questo luogo, e questo indulto conferma la mancanza di idee anche nel nuovo governo del paese sul come uscire da questa situazione. Infatti, ci si chiede da queste parti, quale progetto sociale ci sia dietro questo perdono. Qui non se ne vede nessuno.
Ci é stato insegnato che lo stato dovrebbe (eventualmente e non necessariamente) perdonare solo quando si ristipula il contratto di cittadinanza. Quando cioé si cambia sostanzialmente il codice penale. Quando cambia la procedura. Quando cambia l'approccio verso la funzione della detenzione. Ma oggi abbiamo perdonato senza nemmeno aver intravisto nessuna di queste riforme. Di piú. Abbiamo perdonato solo alcuni, come se gli altri, per quanto efferati ed antisociali siano i loro crimini, non siano cittadini di questo paese e stipulatori (involontari) di questo contratto. Che senso ha tutto questo? Da queste parti si é perso il filo.
Ma se da qualche parte bisogna stare?
Poi sono arrivati i rapimenti dei soldati ed i razzi da oltre confine. Si discute se la reazione sia proporzionale all'aggressione; ma la vera domanda a me sembra un altra: che cosa si chiede ad Israele? Di abbracciare la nonviolenza nel resistere ad Hamas, Hezbollah, Brigate di Al-Aqsa, Al Queda e gli altri amici dell'allegra combricola?
Magdi Allam sul corriere di mercoledi scrive un bel pezzo in proposito.
Conflitto ed interessi
Mi domando se sia stato positivo aver messo tutta questa carne al fuoco. E poi mi rispondo che: si, é stata forse l'unica via. Simul stabunt simul cadent. Messe tutte in un calderone, nessuna categoria puó sperare di ottenere concessioni solo per se. Pena la capitolazione del decreto. Emerge chiara la prospettiva del consumatore. Non sono misure contro una categoria, ma tutte misure per il consumatore. Che poi sono anche i tassisti che devono comperare le aspirine, gli avvocati che prendono i taxi, ed i farmacisti che necessitano di protezione legale.
Forse é ora di far sentire l'appoggio al governo. Far arrivare la voce dei consumatori. Ma come? Beppe Grillo e Suzukimaruti propongono di boicottare i taxisti. Mah.... a me sembrerebbe piú indicata una manifestazione. Sulla scorta della famosa marcia dei quarantamila. Per fare vedere ai lobbysti d'Italia che é cambiata l'aria. Che ora i consumatori fanno pesare i loro interessi... ed i loro voti. Per impedire loro, una volta per tutte, di usare l'argomento che nel difendere i loro interessi, loro in realtá difendano i nostri.
Comunque Grillo ricorda anche che, una volta portato a casa il decreto, rimane ancora molta strada da fare: a partire dalla riforma della borsa; la liberalizzazione di energia, elettricità, telecomunicazioni; lo sfoltimento dei ranghi della burocrazia; la fine delle rendite bancarie; la fine delle scatole cinesi; la legge sul conflitto di interessi; le nuove frequenze radiotelevisive; la liberalizzazione dell’ultimo miglio.
Coraggio... ci sono molte altre battaglie da fare....
Mondiali e politica
Mondiali 2002. Berlusconi mette in cantiere la legge Cirami. Viene approvata la Bossi-Fini
Mondiale 2006. Il governo Prodi presenta il decreto Bersani per le liberalizzazioni.
Ora si comincia a respirare aria nuova!
E stasera speriamo l'Italia vada avanti, cosi abbiamo un po' di altri giorni di distrazione per approvare il decreto
Quelli che si tagliano le p...e per dare un dispiacere alla moglie
Ecco qui i nostri eroi: Gigi Malabarba, Claudio Grassi, Franco Turigliatto e Fosco Giannini (tutti del Prc), Mauro Bulgarelli, Loredana de Petris, Giampaolo Silvestri (Verdi) e Fernando Rossi (Pdci)
Suzukimaruti invita agli elettori dei suddetti partiti (ed anche io ne conosco alcuni) a scrivere ai tali la seguente email:
“Ciccio,
io ti ho votato perché vorrei un governo di sinistra, vorrei essere governato/a da gente concreta e non da estremisti irrazionali che non rispettano nemmeno gli accordi politici tra partiti. Ricordati che il partito che ti ha candidato è favorevole all’accordo sull’Afghanistan e che sei stato votato da tutti noi. Quindi non tradire i tuoi elettori. Anche perché se sgarri, col cazzo che ti rieleggiamo la prossima volta. E se non vieni rieletto potrebbe capitarti l’evento più tragico della tua esistenza: doverti trovare un lavoro. E buon divertimento a cercarlo con la destra al governo come vuoi tu (visto che vuoi che la sinistra stia sempre all’opposizione): ci sono solo lavori temporanei al call-center, piace?
Cordialmente,
un tuo elettore pentito, indignato dal tuo comportamento idiota“.
Chi si autotassa la successione all'85%
Si dá il caso che Buffett sia al momento la seconda persona piú ricca del pianeta. Attraverso i suoi investimenti nella Berkshire Hathaway, l'azienda che dirige, ha ammassato una fortuna stimata in 42 miliardi di dollari: 33 miliardi di euro al cambio di oggi. Di questi, ne dará l'85% (si non mi sono sbagliato é proprio l'ottantacinque percento) alla fondazione Bill & Melinda Gates. Questa é giá la fondazione piú ricca del pianeta. Anche se partita con qualche incertezza, oggi é internazionalmente riconosciuta come una ottima organizzazione filantropica. Si occupa in particolare di educazione in America e di salute nei paesi in via di sviluppo. Ad esempio, attualmente finanzia gran parte della ricerca per trovare cure alla malaria; una delle malattie povere che non interessano alle grandi multinazionali. In dieci anni la fondazione ha elargito finanziamenti per 10 miliardi di dollari. Quasi un miliardo e mezzo solo l'anno scorso. Basti pensare che il budget annuale dell' UNESCO, si aggira intorno al mezzo miliardo, per rendersi conto dell'impatto di cui stiamo parlando sulla cooperazione allo sviluppo. Con i soldi di Buffett la fondazione praticamente raddoppia le sue ricchezze e di conseguenza nel corso del tempo potrá elargire il doppio dei finanziamenti.
Per altro Buffett ha preferito cedere le sue fortune alla fondazione di un suo amico invece di costruirne una che portasse il proprio blasone. Oltre a far mancare i soldi ai figli (che peró staranno tranquilli, certo non moriranno di inedia con 'solo' il 15% della grana), fará mancare loro anche la gloria di vedere tanta riconoscenza verso il cognome che portano.
Si pensi quello che si vuole del sistema americano. Del capitalismo spavaldo e della facilitá con cui si construiscono fortune. Ma si prenda nota anche della generositá con cui queste fortune vengono restituite alla comunitá.
Prendano nota i ricchi famigli di casa nostra: quelli che votano Berlusconi perché terrorizzati dalla tassa di sucessione. Gates & Buffett hanno sempre contestato a Bush l'abolizione della tassa perché non c'é nessun diritto divino che debba garantire l'accessione dei figli al club dello sperma fortunato.
Prendano nota gli arricchiti di casa nostra di come si comportano i veri capitalisti: quelli che dopo aver ammassato quattrini per una vita (con l'incoraggiamento e la protezione dello stato peraltro), girano infine lo sguardo verso chi ha bisogno, e non mettono la grana nelle borse in partenza per la svizzera.
Prenda nota anche il governo. Un po' di coraggo e di orgoglio per reintrodurre la sacrosanta tassa di successione. Nessuno vuole l'85% certo. Ma una tassa dignitosa per le grandi fortune é un piccolo segno di civiltá. Ora che abbiamo un argomento in piú per zittire i capitalisti familisti di casa nostra: quelli che non potevano certo essere cosi coglioni da votare contro i propri interessi
Wishful government
Con il governo Prodi é diverso. É diverso perché il governo, come argomenta bene Padellaro in questo articolo riportato sul sito del Majister, non ha ancora avuto il modo di lavorare davvero, e quindi per ora semplicemente non ci sono atti su cui dare giudizi negativi.
É diverso perché nonostante questo, molti in giro giá avvertono una disaffezione, uno scoramento. Oggi sono Beppe Grillo e Luca Sofri sui loro blog. Entrambi, ma sono davvero gli ultimi in ordini di tempo, lamentano il mancato cambio di passo che tutti speravano. Non si vede la freschezza che Zapatero ha portato nei suoi primi giorni di governo in Spagna. nessun fuoco d'artificio alla Blair ancora. niente sorrisi Clintoniani rassicuranti.
Il Majister sostiene che c'é un grosso problema di comunicazione. Che non ci sono facce giovani e pulite a presentare in maniera fresca ed unitaria l'azione del governo. Sono d'accordo. A questo aggiungo un ennesimo mio wishful thinking prodianogovernativo. Sappiamo tutti che Prodi é un diesel che parte piano e bada alla sostanza. Da queste parti si tende a credere che gli strani silenzi di Rutelli e di molti altri ministri (ma dove sono finiti tutti?) siano dovuto al fatto che sono davvero al lavoro. Lavoro sodo. In silenzio. Da sgobboni. Tra la noia generale dei giornalisti che non sanno piú cosa dire non avendo altri da intervistare se non le solite macchiette narcisiste che certo non mancano anche nel centrosinistra. Ma sono figure minori di questo presepe prodiano (altro wishful thinking). In autunno si cominceranno a vedere i risultati. Disegni di legge. Riforme. Partito Democratico. E con queste, tornerá l'entusiasmo che latita... Meno male che ci sono i mondiali...
Per il partito democratico
Se finora é andata al di sotto delle aspettative, se Prodi deve ingoiare il rospo di 100 membri del governo (tra cui Mastella alla giustizia e Cento all'economia giusto per nominarne due), se in molte occasioni prevale la logica di dividere e differenziarsi per esere visibili (spesso con percentuali da prefisso telefonico), questo é un problema in larga parte dovuto alll'assetto dei partiti del panorama politico Italiano. Troppi, troppo piccoli, senza meccanismi efficenti di displina di coalizione.
Quante volte lo abbiamo sentito dire? Quante volte ci avevano promesso riforme? Nel 92, cambiando la legge elettorale. Nel 96, con la nascita dell'Ulivo. Nel 2004, 2005 e 2006 con il listone. E poi chiacchere di asinelli, elefantini, case dei moderati, case delle libertá, unioni e via discorrendo. Ogni volta le attese di semplificazione del panorama politico sono state deluse. Anche ora, dopo le accelerate entusiaste pre-elettorali sul partito democratico, si ode in lontananza lo stridore dei freni a mano tirati dai partiti sul progetto. Ma questa volta, qualcuno sembra volere andare avanti da solo. Per inchiodare i partiti alle promesse fatte. Per andare oltre se necessario. Questo blog si é giá iscritto all'Associazione per il partito democratico. Ed invita i suoi amici che ci credono a fare altrettanto. Da queste parti non si é mai avuta una tessera del partito. Ma si vorrebbe volentieri tenerne in tasca una di partito democratico.
Nani (dalle mani lunghe) e Ballerine (dai costumi facili)
Domanda retorica lo so. Per ora qui si gode almeno del fatto che i poveri savoia (no il minuscolo non é un errore di battitura) sono finiti nella polvere e li ne rimarranno presumibilmente seppelliti. Con buona pace dei monarchici, dei cavalieri, degli ordini di san maurizio e orpelli ed anticaglie varie che proliferano nel brodo di cultura infetto dell'italietta (no nemmeno questo minuscolo é casuale) di questi giorni.
Ci si pone delle domande invece su tale magistrato Woodcock. Sará il magistrato vanitoso in cerca di gloria (riflesso armato delle ragazzine di cui sopra) descritto dal Corriere oppure il diligente magistrato che suo malgrado ha scoperchiato il vaso di pandora dell'italietta da fine impero descritto dall'Unitá ? in attesa di sviluppi, da queste parti si tende a dare credito all'erede di Montanelli...
Thomas Friedman dice qualcosa di sinistra
Thomas Friedman oggi esce sul New York Times di oggi con un articolo in cui lancia un partito che non c'é. Ancora.
Il partito lui lo chiamerebbe GEO-VERDE.
La campagna elettorale per le presidenziali del 2008 di questo partito dovrebbe essere centrata su un solo martellante slogan: LA TASSA PATRIOTTICA.
La tassa patriottica é semplicemente il rialzo del prezzo di un gallone di benzina di un dollaro.
Il prezzo al litro sarebbe cosi ancora inferiore al costo della benzina in Europa ma porterebbe degli introiti enormi nelle casse dello stato federale.
Con i soldi della tassa, il parito Geo-Verde dovrebbe fare le seguenti cose:
1) Aumentare la spesa sociale oggi fortemente compressa da Bush.
2) Sussidiare i sistemi di trasporto pubblici nelle grandi aree metropolitane.
3) Ridurre lo spaventoso deficit (sempre lascito di Bush).
4) Aumentare esponenzialmente la ricerca sull'energia.
Ma i risultati della tassa patriottica andrebbero al di la del denaro raccolto e poi redistribuito:
5) Il prezzo alto della benzina renderebbe convenienti le fonti alternative domestiche: l'etanolo, il biodisel, la gassificazione del carbone, l'energia solare, l'energia atomica e l'eolico.
6) Lo spostamento del mix energetico su queste fonti renderebbe meno dipendenti dal petrolio estero.
7) Si abbasserebbero le emissioni di gas serra.
8) Il calo delle rendite dei petrol-dollari, nel medio lungo periodo, dovrebbe costringere anche i regimi produttori quali l'Iran, l'Angola, l'Arabia Saudita, ma anche la Russia ed il Venezuela a fare quelle riforme interne che ora sono bloccate dalle oligarchie foraggiate dal petrolio. ́É un ipotesi improbabile certo, ma l'alternativa dell'esportazione della democrazia in stile Iraq non sembra comunque funzionare. Tanto vale provare.
9) L'America riacquisterebbe agli occhi stranieri quella leadership morale andata in crisi dopo la rinuncia alla corte internazionale ed a Kyoto e la guerra in Iraq. Questo renderebbe piú credibili le richieste agli alleati nella guerra contro il terrorismo internazionale.
10) Sarebbe forse l'occasione per reinfondere un sano patriottismo, incoraggiare i ragazzi a studiare la matematica, le scienze e l'ingegneria e fare dell'america il player dominante anche del ventunesimo secolo, non solo rendendola indipendente energeticamente ma facendola leader di quella che sará l'industria dominante prossima ventura: energia pulita e tecnologia verde.
Bam! Con una sola mossa, il fantomatico partito aggiusta l'agenda sociale, quella ambientale, quella energetica e quella geostrategica. Restituisce al paese una visione di dove sta andando e per che cosa sta combattendo.
Ok. a parte il punto 10 che non mi spingo a definire azzardato, solo un po' sanamente visionario, direi che finalmente ho sentito qualcosa di sinistra.
Ma non i soliti scimmiottamenti riformisti delle politiche di destra, ma una vera, chiara e coerente visione del futuro. Che condensa considerazioni ambientali, sociali e geostrategiche in un gesto trasparente come una tassa sul consumo di benzina.
Vorrei concludere il blog con un vanitoso "io lo avevo quasi detto" (ma ovviamente non bene come Friedman) e peraltro lo ripeto sul numero di cooperazione in uscita a Luglio. Appena ho il file dalla tipografia faccio un altro post e apro le iscrizioni al partito Geoverde Italiano. Chi si iscrive?
Fuori i celerini dagli stadi
Oggi, il ministro dell'interno Amato dichiara: Negli stadi vigilanza privata la sicurezza sarà pagata dai club.
Ottimo. Primo, perché non si capisce perché in qualsiasi altro luogo dove delle societá private conducono delle loro attivitá commerciali la sicurezza é responsabilitá della societá stesse. Presente i buttafuori in discoteca (e ci sono discoteche molto grandi)? E non mi si venga a parlare del valore educativo nonché sociale del calcio, che necessita di un attenzione particolare. Ha smesso di avere questo ruolo almeno da quando é arrivata la borsa, la pay TV ed i supermiliardi, e soprattutto da quando i vivai e le squadre giovanili hanno perso d'importanza.
Secondo, perché é davvero uno scandalo che ogni domenica il paese impieghi nei suoi stadi piú agenti armati di quanti militari siano correntemente dispiegati all'estero nelle varie misisoni. Terzo, perché bisogna spezzare quella che, se non é concesso definirla complicitá, chiamiamola almeno prossimitá sospetta, tra le tifoserie violente e le societá stesse. Avendo reso pubblici i costi della sicurezza, le societá infatti godono i benefici di alcune migliaia di fedeli invasati che supportano le casse langui con abbonamenti allo stadio ai canali satellitari e tutto il resto.
Date alle societá la sicurezza, e probabilmente assumeranno gli ultrá come buttafuori tatuati. Avremo cosi risparmiato soldi pubblici e magari trovato un mestiere alle teste calde che altrimenti passano il tempo a pianificare il lancio di motorini dagli spalti.
Brava Italia, per una volta!
Al G8 dell'anno scorso gli otto grandi dimezzarono quella promessa, con qualche acrobazia verbale, portando i fondi allo 0,35% (seppur promettendo di renderli disponibili immediatamente, e concentrati su alcune specificitá ). Va bene! Dissero molte ONG; Basta che questa volta scucite davvero la grana! Come é andata allora?
Abbastanza male in generale. I paesi che piú si erano spesi per questa campagna, UK e Francia, diminuiscono i fondi stanziati. Ipocriti, che altro dire? Canada, Giappone Stati Uniti aumentano gli stanziamenti di circa il 10% (anche se gli USA li destinano tutti ad Iraq e Afganistan).
E l'italia? Uno spettacolare balzo in avanti del 46%. Certo siamo ancora allo 0,21%... comodi penultimi in classifica, peró...
Insomma, per una volta (e in questo blog lo sentite dire di rado), Brava Italia!
Per una volta (e questo lo sentite dire ancora piú di rado), bravo governo Berlusconi!
Post governativo
Mi piace Prodi (ma questo si sapeva!!!) Mi piace che fa jogging, che non va a porta a porta, che riunisce i ministri in convento per creare squadra.
Mi piace Gentiloni che risponde a Grillo dal suo Blog.
Mi piace Prodi (si sempre lui) che prende un volo di linea per tornare a Roma. Mi piace Blair che prende l'aereo della Ryanair per tornare a casa dopo le vacanze in toscana.
Mi piacciono le nuove ministre coraggiose.
Mi piaciono i Rutelli, i D'Alema e molti altri abituali chiacchieroni televisivi che -improvvisamente- si sono fatti silenziosi. Con l'eccezione di Mastella ovviamente.
Forse inizia davvero la luna di miele con il governo?
Clemenza, Clemente....
1 Giugno: Promessa entro l'anno la grazia a Sofri
2 Giugno: Si apre la discussione su una nuova amnistia
3 Giugno: Quote rosa (da introdurre) e legge elettorale (da modificare)
Non se la cava male con le esternazioni il neo ministro della giustizia. Peraltro su temi popolari e meritori su cui anche quelli del centrodestra fanno fatica a dargli torto. Ma Prodi non aveva consegnato tutti al silenzio stampa? Sará forse che ci troviamo dinanzi al miglior guardasigilli della storia repubblicana, come questo sito di fan ministeriali lo descrive. Sará....
Troppa grazia
sant'AntonioNapolitano
Oggi grazia é fatta. Una grazia auspicata da tanti, per via dei vizi e delle imperfezioni di quel processo: dal reato contestato, all'uso dei pentiti; e per via delle vicende umane di quelli coinvolti. Perché se crediamo nel mandato costituzionale della funzione riabilitativa della pena, allora non possiamo tenere in carcere un uomo che contribuisce quotidianamente al dibattito ed alla crescita intellettuale di questo paese verso direzioni che lo allontanano dalle idee di violenza che peraltro caratterizzavano quegli anni ed anche le parole delle persone coinvolte.
Per cinque anni abbiamo avuto un ministro che ha utilizzato un potere di cui peraltro non disponeva per opporsi a queste grazie. Lo ha fatto, con sua stessa candida ammissione, per ragioni politiche. Non vale spendere altre parole sulla pochezza dell'uomo e delle posizioni politiche che rappresenta.
Ma con la vicenda di oggi, corriamo il rischio di fare da controaltare a quella politicizzazione del potere di concedere la grazia che avevamo criticato. Mi ha colpito, ma purtroppo non positivamente, che questo sia stato uno dei primi atti del ministro Mastella, Il quale si é speso per dare il risalto masmediatico alla cosa, senza per altro informare la vedova Calabresi. Ancora di piú mi ha colpito che il presidente Napolitano abbia firmato la grazia in tre ore.
Se i simboli hanno ancora un significato, devo pensare che la vicenda é stata costruita in modo da far passare l'idea che questa grazia fosse un atto politico, di quelli da mettere nel programma dei cento giorni, di quelli concordati con il presidente della repubblica, di quelli studiati per segnare simbolicamente la rottura con il governo precedente.
Ma non é per questo che volevamo la grazia. Non per segnare la distanza da Castelli. Non per chiudere con questo gesto un epoca. Non per tirare delle conclusioni storiche su un periodo doloroso.
Il potere di grazia é un potere discrezionale per definizione. Ha una dimensione privata, personale. É una relazione del cittadino presidente in intimitá con il cittadino condannato. Lontano dai riflettori. Perché deve tutelare e conciliare il doppio ruolo del capo dello stato che allo stesso tempo incarna pubblicamente il ruolo del garante della rule of law e delle istituzioni che garantiscono la giustizia, ma in via riservata, a tu per tu con il condannato, puó ammettere che a volte questi meccanismi non funzionano, e perció concedere la grazia.
Ho il sospetto che Ciampi avrebbe avuto un altro stile. Pur avendo rivendicato fermamente a se e contro l'ex-ministro ing. Castelli il diritto di concedere la grazia, con la mai celata intenzione di avvalersi di questa prerogativa, mi sembra di poter dire che in questa circostanza avrebbe atteso qualche giorno, ed in silenzio avrebbe prima chiamato la vedova Calabresi e poi il detenuto Bompressi, e forse avrebbe pianto con entrambi.
noi speriamo che ce la caviamo...
Speriamo in due sindaci molto bravi, nel loro futuro politico post 2011. Speriamo nell'elezione di due donne (spero che la Moratti possa fare meglio da sindaco di quanto fatto da ministro) a guida di due importanti cittá. Speriamo... Speriamo.. davvero non so che altro dire, e mi aggrappo a questa parola...
Partenza incerta
Peró devo essere onesto. Davvero speravo in qualcosa di meglio. Nomi gia visti 10 anni orsono (Prodi compreso, ma forse era l'unico nome che doveva restare) all'insegna del trionfo dei Perpetui. Donne sottorappresentate nei numeri ed ancora piú messe all'angolo se si tiene conto dei pesi relativi dei vari ministeri.
La moltiplicazione dei ministeri per dare un contentino a tutti. A questo proposito é incredibile la vicenda del ministero del welfare, accorpato da Bassanini sullo scorcio della penultima legislatura, ed oggi diviso di nuovo in tre (famiglia, lavoro, politiche sociali). Secondo quella stessa riforma i ministeri dovevano scendere a 12. Siamo oggi a 25; abbiamo fatto peggio di Berlusconi che si era fermato a 24.
Mastella soddisfatto perché con la sua rappresentanza da prefisso telefonico (ma seriamente, che competenze ha Mastella oltre ad essere un grande trafficone?) ha strappato a suon di ricatti un ministero pesante. Bonino scontenta. PDCI non si capisce. Almeno rifondazione, che ha portato a casa Bertinotti presidente della Camera sta zitta ed incassa un ministro (forse in attesa di altri tranelli). D'Alema, il líder maximo, sempre a fare le sue tattichine di cui é maestro, per cui oggi fa l'incazzato perche ieri e l'altro ieri lo hanno bocciato due volte di fila e quindi deve consumare le sue piccole vendette private.
Insomma, francamente, non é stato un bello spettacolo.Certo, pensando a Calderoli, Castelli e Lunardi uno si consola almeno un po', Peró francamente mi sembra che ci si sia accontentati di essere un po' meno peggio...
Le universitá Europee viste da qui
In pochi paragrafi, descrive l'universitá alle porte di Parigi nei suoi numeri essenziali. 32.000 studenti, biblioteca aperta solo 10 ore al giorno, 5 giorni la settimana, biblioteca per altro dotata di 100 computer, ma solo 30 di questi con acceso ad internet. La caffetteria chiude nel primo pomeriggio ed i docenti, a volte senza ufficio, spesso non hanno nemmeno orari di riferimento. Poca vita accademica. Scarsa ricerca.
Né -secondo il NYT- Nanterre é il posto peggiore dove fare l'universitá in Francia. L'universitá Francese é gratuita. gli studenti sono fortemente scoraggiati dallo scegliere una universitá lontana dal loro luogo di residenza. E la spesa statale per ogni studente universitario é stata l'anno scorso del 40% inferiore a quella spesa per gli studenti delle scuole superiori. Certo ci sono le eccezioni che tutti conosciamo a cominciare dalle Ecole Normale Superieure ad esempio. Ma in generale il livello é basso e la distanza tra le prime della classe e le universitá pecore nere non cosi marcata.
Perché mi ha interessato questo articolo? Vedevo Francia e leggevo Italia. Inevitabile il confronto. inevitabile notare le somiglianze tra due sistemi universitari sull'orlo della sclerosi. Dove il merito non premia ma al contrario pagano molto le conoscenze. Dove tutto funziona con molto pressapochismo perché tanto nulla é dovuto agli studenti che sono solo gli utenti non paganti del sistema. Ma anche gli studenti portano il loro fardello di responsabilitá. Non dovendo pagare, molti di noi vivono l'universitá come comodo parcheggio. Meglio se vicino a casa, meglio se poco impegnativa. Storia nota, si sa. Ma deve essere necessariamente cosi?
In questi mesi vedo di persona un sistema diversissimo. L'aspetto che solitamente piú colpisce noi Europei é il costo. Qui uno studente paga circa 40 mila dollari l'anno di iscrizione. Una bella cifra no? Tra le piú alte degli USA ma anche in una universitá pubblica come Berkeley in California, la cifra si aggira sui 7000 dollari. In Italia credo che l'universitá privata piú costosa sia la Bocconi, con costi che si aggirano sui 10.000 euro l'anno ma la stragrande maggioranza degli studenti se la cava con meno di 1000 euro l'anno. Per altro qui l'universitá copre con questa cifra solo meno del 12% delle sue esigenze finanziarie che servono a mantenere delle strutture stellari, come le palestre e le biblioteche, dei servizi efficienti come il sistema di trasporti e persino la polizia universitaria e gli stipendi dei professori piu prestigiosi che qui vengono strappati a suon di dollari alle aziende private. molti altri soldi arrivano da ex alunni che diventano ricchi e fanno donazioni da fondazioni etc.
L'obiezione a questo punto é che questa universitá se la possono permettere solo i ricchi. Beh non é cosi. La selezione avviene prima in base al merito. Yale compete con le altre per prendersi i migliori studenti (qui alla law school entrano gli studenti che - alivello nazionale- sono risultati nel top 1% dell'esame LSAT). A coloro che se lo possono permettere, l'universitá chiede i soldi, agli altri offre aiuti sotto forma di sconti, prestiti a fondo perduto o prestiti agevolati da restituire in 20 anni. ́É vero che molti studenti finiscono l'universitá indebitati, ma anche i laureati in storia e lettere (il prototipo del laureato disoccupato italiano) trovano lavori sufficientemente ben remunerati per pagare quelli stessi debiti (senza contare che molto spesso sono i datori di lavoro a farsi carico del debito). Tutti gli studenti qui sono super motivati (se non altro perché non si possono permettere un altro anno di tasse), preparatissimi (se non altro perché come giá detto, sono selezionati tra i migliori) e molto mobili nel senso che la "distanza da casa" non é generalmente un parametro considerato nella scelta.
Certo. Da Yale -nella punta della piramide del sistema universitario americano- il sistema sembra funzionare alla perfezione: una struttura eccellente, con professori eccellenti, che attrae studenti eccellenti (escluso il sottoscritto ovviamente) e produce professionisti eccellenti con paghe eccellenti. Ma cosa succede a quelli che rimangono indietro? Alle scuole minori? agli studenti meno dotati? Vorrei fare una visita a qualche universitá di provincia per vedere se davvero la realtá é poi cosi dissimile da quella di Nanterre. L'impressione é che la distanza tra il vertice della piramide e la base sia abissale. In Europa semplicemente non abbiamo universitá in grado di competere con le migliori americane, ma forse Nanterre sarebbe giá un fiore all'occhiello per la provincia profonda americana.
Peraltro mi convinco sempre piú di una cosa: dietro all'idea dell'universitá gratuita di cui noi europei spesso ci vantiamo, si cela una grossa ipocrisia. E cioé che la gratuitá faciliti l'accesso all'universitá dei poveri. Purtroppo dopo decenni di accesso universale, ancora in Italia il figlio del professionista fa l'universitá (magari bighellonando per 10 anni) mentre il figlio dell'operaio si ferma spesso prima. Ma l'operaio finanzia, attraverso le tasse, gli studi gratuiti del figlio del suo superiore. Una tassa regressiva direbbero gli economisti.
Non ho conclusioni da trarre per altro. Solo ho la fortuna di poter vivere osservare e condividere l'esperienza due sistemi diversi, nei loro aspetti piú controversi.
PS. Anche questa settimana lavoce.info torna sull'argomento universitá con dei pezzi interessanti.
Anche Marginal Revolution, a partire dall'articolo del NYT, "elabora" con una prospettiva estremamente libertaria.
Contro i perpetui, perché non sia una rivolta effimera..
Dall'altra parte ci sono le componenti della miscela piú imperiture, inossidabili, inammovibili. Perpetue, per usare una parola coniata da Ivan Scalfarotto (40). I perpetui sono i soliti, eternamente noti. Baudo (70) , Carrá (63) e Buongiorno (82) in TV. Andreotti (87) alla presidenza del Senato (é fantastico che abbia detto di Marini (73) "lui puó aspettare"). Volo veloce sul nome di Berlusconi (70) perché ancora mi illudo che non parleremo piú di lui tra qualche settimana. Ma anche personaggi a cui vogliamo bene come Prodi (67) e Ciampi (86).
Ma perpetue sono anche le idee che circolano in questo paese. Abbiamo appena concluso una campagna elettorale in cui ci siamo confrontati sul comunismo (ed i suoi crimini di decine di anni fa) e sul concetto di famiglia cristiana (almeno quello che ci propongono gli ottantenni Ratzinger (79) e Ruini (75)).
Siamo insomma una gerontocrazia, dove le idee che dominano il dibattito sono vecchie di almeno tre generazioni. Siamo un paese che dietro alla spaccatura verticale tra destra e sinistra che ci hanno venduto in queste settimane post elettorali, é invece diviso orizontalmente tra una vecchia classe dirigente che non ha intenzione di togliere il disturbo ed un paio di generazioni di venti trenta e quarantenni frustrati dall'impossibilitá di emergere se non solo invecchiando.
Ma come possiamo parlare di cresita per questo paese se l'unico merito riconosciuto é quello di essere vecchi abbastanza?
Io ho la sensazione ed anche la speranza che questo problema stia emergendo finalmente, anche se in maniera drammatica. É un'insofferenza che aleggia nell'aria da qualche anno, ma ora qualcuno sembra tirarla fuori. E naturalmente sta venendo fuori in maniera conflittuale, ma questo é inevitabile dato il fatto che il problema non é stato solo ignorato, ma spesso deriso in questi anni. Ci sará uno scontro generazionale? No, se presto, in molti capiranno che é ora di farsi da parte. Se questo non accadrá, io sapró da che parte stare.
Intanto vi segnalo un po' di risorse:
- Contro i Perpetui, il libro di Scalfrotto.
- 70 in 2. programma radiofonico con Luca Capezzone. Potete anche sottoscrivere il podcast.
il 6 Maggio ci sará a Roma una piccola riunione di gente che si vuole mobilitare su questo tema. peccato non esserci.
Altri blog che ne parlano... Ovviamente Scalfarotto con questo articolo per il settimanale Donna. Poi Mario Adolfi, Stefano Massa, Pasquale Annicchino,
I vanitosi di sinistra e come prendere due piccioni con una fava.
Ridere per non piangere
Basta timidezze: abbiamo vinto!
Permettetemi alcune considerazioni, che mi paiono a questo punto necessarie, visto lo stato di prostrazione psicologica in cui come elettori dell'Unione ci troviamo, imputabile al modo altalenante in cui si è giunti al risultato finale, ma anche per la battente campagna di dis-informazione di Berlusconi & C., che mira a farci perdere di vista il punto fondamentale:
L'Unione ha vinto le elezioni. Ha la maggioranza in entrambi i rami del Parlamento, e dunque è l'unica forza legittimata dagli elettori a governare, e governerà.
Abbiamo dei dubbi? Proviamo ad affrontarli...
L'Unione non ha che una maggioranza stentata nei voti? In passato, Berlusconi ha governato senza nemmeno avere la maggioranza (vedi sotto). Qualsiasi legge elettorale, a meno che non sia strettamente proporzionale, fa sì che chi governa lo faccia anche se ottiene solo una minoranza dei voti. In democrazia i voti non contano in sé, ma per come si traducono in una maggioranza di seggi. La legge italiana, la "porcata" (video) del ministro Calderoli, era fatta per sabotare una vittora dell'Unione e si é ritorta contro la stessa ex maggioranza.
E' questa una vittoria meno chiara di quella del 1996? Faccio notare che nel 1996 l'Ulivo governò con una minoranza di voti nel paese e guadagnó la maggioranza grazie al fatto che la Lega impedí la vittoria alla CDL in molti collegi uninominali del nord. Questa è la prima volta che una coalizione di sinistra prende più voti in un confronto diretto con una coalizione di destra (di tutta la destra), e ciò avviene con una percentuale molto alta di votanti, cioè in presenza della massima mobilitazione dell'elettorato anche di destra.
Il margine di voti a favore della CdL al Senato è maggiore del margine dell'Unione alla Camera? Già, ma non dimentichiamo che gli elettori del Senato sono un sottoinsieme di quelli della Camera, dunque il risultato complessivo è quello della Camera, mentre non ha nessun senso calcolare la differenza netta tra i due risultati come se voti di Camera e Senato si potessero idealmente sommare.
Due seggi di scarto al Senato sono pochi? Due seggi di scarto al Senato sono pochi? Nel 1994 per avere la maggioranza in Senato Berlusconi ebbe bisogno del sostegno di alcuni degli eletti del Patto Segni (tra cui il senatore Grillo, quello delle cronache bancarie di questi giorni) e dei senatori a vita. Negli altri paesi è normalissimo considerare che basta un seggio per dare una maggioranza. L'importante è che la maggioranza sia salda e coesa.
Il Paese è diviso? Se si allude al fatto che sia diviso "esattamente a metà", questo è certo un fatto curioso sul piano statistico, ma non si capisce che differenza politica ci sia tra un 49,8-49,7% e un 51-49%, se vogliamo parlare di divisione del paese. A meno che qualcuno non si aspettasse di cacciare Berlusconi con il 65% dei voti... Certo, a tutti noi sarebbe piaciuto che Berlusconi venisse mandato a casa con un bel crollo di consensi. Il calo di consensi c'è stato, anche se non come ci aspettavamo. Ma forse ci illudevamo un po' sulla mobilità dell'elettorato e - ripeto - non è che vincere con due punti di vantaggio o tre avrebbe significato molto: ciò che ci amareggia è che Berlusconi abbia un così largo consenso, sia esso il 48% o il 49,7%.
Allora perché questa depressione in giro? L'attesa dei risultati è stata snervante, abbiamo passato metà della notte immaginando la possibilità concreta di altri 5 anni di governo Berlusconi, cioè l'affondamento definitivo del nostro Paese. Forse per questo ora stentiamo a credere che sia vero. Ma è vero: abbiamo vinto le elezioni e la legge elettorale ci dà una maggioranza (molto ampia alla Camera, ridotta al Senato) per governare a lungo. Bisogna solo rimboccarsi le maniche e pensare al da farsi. E magari anche festeggiare!
Ed ora al lavoro...
Poi ho visto la sicurezza di Prodi che alle 3 di notte scende nella piazza e ci dice che finalmente abbiamo vinto (altro che fuori luogo! Ha fatto benissimo). Ho visto Fassino e Rutelli a Ballaró, finalmente sicuri del fatto loro, respingere con forza l'ennesima proposta indecente di quelli che fino a 48 ore prima gridavano al comunismo, ed ora con quelli stessi comunisti ci vogliono fare la grossa coalizione. Ho visto il caimano livoroso gridare ai brogli. Insomma. Comincio a crederci.
Vi rinvio ad un blog molto interessante per alcune riflessioni post elettorali e soprattutto su cosa fare al Senato ora. Ed anche qualche congettura sullo strano caso dell'arresto di Provenzano, di cui tutti ci rallegriamo, ma che lascia un po' perplessi.
5 anni di vaccino ammazzano l'Italia invece di immunizzarla
"Gli Italiani devono vedere questo signore. Berlusconi é una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, al Quirinale, al Vaticano, dove vuole. Soltanto dopo saremo immuni." (26 Marzo 2001)
Montanelli sbagliava. Purtroppo dopo 5 anni di vaccino, Berlusconi lascia il corpo del paese tramortito ed in overdose. La classica cura che ammazza il paziente invece di guarirlo. Forse ce ne siamo liberati. Forse. Ma il programma di autoimmunizzazione, oltre ad averci fatto perdere 5 anni, lascia dietro macerie su macerie. Lascia il boccone avvelenato dell'ingovernabilitá. Lascia le ferite e le lacerazioni dell'odio tra persone che la pensano diversamente. Io stesso vittima, lo ammetto. Lascia la puzza di brogli.
Lascia infine un Italia inbruttita. Piú becera e fascista di come lo sia mai stata dal dopoguerra ad oggi. La sua ereditá piú pesante é certamente questa. Il disprezzo gratuito verso le diversitá. religiose, di orientamento sessuale o di razza. L'etica della vita pubblica scesa fino all'abisso di dichiarare "coglioni" quelli che non votano secondo il proprio interesse (e badate che é la seconda parte di questa frase quella piú grave). L'accanimento contro i fantasmi del passato, il comunismo in testa. Il disorientamento che deriva dall'incongruenza tra un futuro patinato dipinto dalla trombe di regime dove tutto va bene e per il meglio e la sordida paura di tutto (dagli immigrati, ai cinesi, dalla confindustra alla CGIL) che viene sibilata nelle orecchie degli elettori dai cobra ammaestrati e dal caimano stesso.
Ai Prodi e i suoi. La sfida é ardua. Ricostruire il tessuto lacerato. Deberlusconizzare il paese e restituirlo alla normalitá. Farlo ripartire. Tutto questo con una maggioranza risicata, con un risultato elettorale che non dá il mandato sperato, ma non puó esimere dalle responsabilitá del governo.
La serietá al governo. É ora che il centro sinistra ci dimostri se ne é veramente capace.
La perfida Albione
18:03 Berlusconi: "In paese anglosassone sarei ammirato"
"In un paese anglosassone tutti considererebbero il mio successo degno di ammirazione, in Italia la sinistra esprime tutta la sua invidia sociale [..]". Così il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, in un'intervista a Radio Monte Carlo.
18:26 Sull Economist copertina Berlusconi con scritta "Basta"
La copertina per l'edizione europea del nuovo numero del settimanale britannico 'The Economist' domani in edicola (firmato dal nuovo direttore, John Micklethwait) pubblica una foto del premier Silvio Berlusconi con accanto la scritta "Basta", in italiano.
"Per l'Italia è arrivato il momento di licenziare Berlusconi", si legge ancora in inglese nella copertina di colore nero, che mostra un Berlusconi ritratto con una espressione molto seria. Fonti del settimanale precisano che questa copertina comparirà solo sull'edizione europea e non su quella internazionale e che è stata aumentata per questo numero la tiratura prevista per il mercato italiano.
Ancora una volta la perfida Albione colpisce....
Cogliona l'attimo fuggente
Nessuno dubitava (nemmeno Ferrara) che la boutade -mai annunciata prima, a cinque giorni dal voto, senza nessuna copertura e senza possibilitá di contraddittorio da parte di Prodi- era solo una mossa tattica per vedere di rimediare il voto degli ultimi creduloni rimasti nel paese. Ma in un certo senso c'era riuscito. Aveva ridato lo spin giusto alla sua campagna di arrembaggio. Aveva preso lo slancio per gli ultimi giorni. Per gli ultimi colpi di coda, per gli ultimi morsi del caimano. Aveva colto l'attimo.
Forse possiamo riassumere cosi: Berlusconi coglie l'attimo, poi lo cogliona!
Forza che la primavera si avvicina...
PS. Ieri sera eravamo in piazza Argentina insieme a tanti altri coglioni. Qui le foto
Per sentire la frase del caimano sui coglioni di sinistra clicca qui
"Cornute e mazziate": quando le quote rosa si ritorcono contro le donne
Si dà il caso infatti che, per mantenere un bilanciamento di genere nei campus universitari, per non trasformare gli uomini nella nuova minoranza esclusa, si mantengano standard più bassi per i ragazzi di quanto si faccia con le ragazze. Con meno domande (e più scarse) ricevute dai maschi infatti, l'unica soluzione è abbassare per questi ultimi la soglia di entrata. Il risultato è che oggigiorno, a parità di competenze e capacità, un numero consistente di ragazze non accedono alle università più prestigiose dove invece i loro pari maschi possono entrare.
Che ironia. Questo strumento di emancipazione, di empowerment, si sta ritorcendo proprio contro quei soggetti che era destinato a tutelare. L'ironia si fa amarezza quando si riflette sul fatto che, l'affirmative action nasce come istanza di remissione di ingiustizie e disparità subite da una minoranza (anche se non numerica) nel passato. Ma quale passata discriminazione possono addurre I figli maschi dei wasp americani per giustificare l'ingiustizia di rubare il posto a delle ragazze più intelligenti e preparate di loro?
Il dibattito sul New York times è aperto. Qui c'è il primo articolo del 24 Marzo. Qui le lettere di risposta al giornale ed un altro articolo di opinione.
L'Afgano convertito
Tornando ad Abdul Rahman, segnalo due articoli. Il primo dell'ottimo Magdi Allam. I suoi giudizi inflessibili e puntuali sulle derive del mondo islamico sono tanto più autorevoli perché pronunciati da un musulmano laico e moderno. Allam ci mette di fronte all'ipocrisia dei governi occidentali che nel cercare una via di uscita al caso di questo singolo individuo (via di uscita triste ed insufficiente come già detto) non si accorgono che il problema della difficile conciliabilità tra l'islam (cosi come è praticato da molti oggigiorno) ed il rispetto dei diritti alla libertà religiosa, è un problema più generale, pervasivo e soprattutto un problema che abbiamo già anche a casa nostra. L'articolo è qui. Enzo Bianchi, priore del monastero di Bose, invece scrive un bellissimo pezzo per la Stampa in cui separa il piano politico, nel quale è giusto rivendicare il diritto di Abdul Rahman alla vita, da quello religioso nel quale il cristiano non è tenuto a chiedere il rispetto delle rispettive libertà religiose perchè " non è istanza indispensabile per poter vivere e testimoniare il vangelo". L'articolo è qui.
Ordini professionali alla fabbrica del programma
Un commento di Alberto Musy, per lavoce.info, che prende posizioni simili a quelle di Prodi, si può trovare qui
Il tempo?: Un constraint alle fandonie
EVENTO STRAORDINARIO, ieri sera ho visto per la prima volta il presidente Berlusconi rispettare, seppur a fatica, delle regole. Badate bene regole semplicissime, legate unicamente allo scorrere inesorabile del tempo, ma -ragazzi- rallegriamoci, è pur sempre un inizio. Chiaramente per il rispetto di regole piu complesse, come ad esempio le leggi, ci vuole ancora tempo, ma vi prego, mie cari, accogliamo l'atteggiamento del premier di ieri sera come un segno di buona volontà.
Dal letto febbricitante, vedere il super uomo, l'uomo abile nel raggirare il prossimo, l'uomo furbo che dice ciò che fa più presa sulle masse, far fatica a star dentro i due minuti e mezzo delle risposte, incapace di soggiogare e manipolare le menti dei nostri concittadini con le "storielle" sulla madre, il bis-nonno etc., mi ha davvero fatto sentir meglio.
INCREDIBILE l'emozione nel veder correre i secondi delle risposte sapendo che in un modo o nell'altro allo scadere dei due minuti e trenta MIMUN nell'IMPORRE al cavaliere di tacere avrebbe concesso la parola al suo contendente. Che emozione!!!
SEMPLICEMENTE SORPREDENTE, sentire l'ammissione "ingenua" di SCONFITTA del cavaliere nel suo appello finale, mi ha "fatto davvero stropicciare gli occhi".
Pensate non mangiavo da domenica.......e improvvisamente mi è venuto voglia di stuzzicare un panino.
L'errore più grande ora sarebbe quello di sottovalutare l'avversario. Sondaggi americani a parte, il biscione è duro da battere.Continua così caro Romano, ma ti prego accetta un solo consiglio ..... il 3 aprile ti vogliamo ancora così "preparato" sulle risposte ma anche un pochino più fluido.....(shhhh, non lo dire a nessuno, sembra spudoratamente che stai ripetendo.....puoi essere molto più sciolto e convincente!!!)
Da economista oggi mi sento di esaltare un constraint molto importante: evviva il tempo come constraint alle fandonie.....ci piace proprio tanto!!!!! Caro professore nonostante tutto oggi mi sento davvero più FELICE.
Grazie.
Angelo Castaldo
Cattolici alle elezioni
Aggiungo anche questa lettera di mons. Tommaso Valentinetti, Presidente di Pax Christi, che ha risposto agli striscianti ammiccamenti di Sandro Bondi e dello staff di Berlusconi che hanno cercato di vendere, con il solito opuscolo, come "cristiane" molte delle scellerate leggi di questo governo.
Beh dopo la segnalazione di Pasquale, non posso non aggiungere anche questa lettera, sempre in risposta a Bondi, pubblicata sul blog di Aldo Torchiaro.
I numeri di Berlusconi
Razzismo e political correctness in America
Fatto sta che si è riaperto un dibattito di cui trovate molte tracce su internet. Questo tizio è ormai praticamente un pariah. Non lo vuole più nessuno. Condanne da destra e sinistra. Ostracismo. Qui a Yale la discussione verteva sull'opportunità di rifiutare lo scritto (per altro, a detta di molti, questo ragazzo è davvero brillante) per la rivista. Appellandosi al primo emendamento della costituzione Americana, gli editor sono comunque riusciti a portare a casa la pubblicazione, ma lunedi si terrà un dibattito pubblico nell'aula magna, su invito del preside, per discutere con tutta la comunità dei contorni della vicenda e su come tenere insieme diritto alla libera espressione con il rifiuto totale di espressioni razziste nell'accademia. Forse devo aggiungere che Mr Camara si è poi scusato per le espressioni, che aveva meno di 20 anni all'epoca, che non risulta sia poi più caduto in altre espressioni infelici e che, in fondo, erano cose scritte sui suoi appunti.
Confesso che questa storia mi ha dato una sensazione di straniamento. Venendo da un paese dove l'insulto razzista è non soltanto sbandierato negli striscioni degli stadi, ma usato dalla gente comune ed anche dai membri del parlamento e del governo, ho dei sentimenti controversi al riguardo. Da una parte sento la distanza abissale che c'è tra una società che prova ad andare seriamente alle radici del problema del razzismo ed un'altra che invece ci ha rinunciato (In attesa dello scontro di civiltà prossimo venturo). Dall'altra mi sembra, come per le vignette danesi, davvero una reazione esagerata. Certamente, non è la stessa cosa. Qui le reazioni sono state civili e composte, anche se ferme e pesanti. Però come allora rimango incerto davanti all'equivoco di vedere come delle cose leggere (come delle vignette) o dette in leggerezza (come dei commenti personali razzisti e fuori luogo) possono essere equivocate ed utilizzate per farne discendere fatti ben più gravi.
Il presidente in America. Chi l'ha visto?
Ma un minuto, ma chi è quel presidente che parla con
George W.? Ma un momento, aspettate, ma non è il
presidente Karzai? Ma e il presidente? quello vero
intendo? dove è finito? Ci deve essere un errore.
Insomma come è possibile che il New York Times non ne parli?
Nemmeno nelle sue pagine interne? E la CNN? e le
altre testate? Ma come è possibile? allora sono
comunisti anche gli amerikani
Una crepa nel programma dell'Unione
A pagina 132 del programma si spendono delle belle parole sul bisogno di una sostanziale liberalizzazione delle professioni. Come non essere d'accordo? Ma a pagina 53 si dice esattamente il contrario per quanto riguarda la professione forense. In particolare i punti a) previsione della competenza in via esclusiva del patrocinio, della rappresentanza e dell’assistenza innanzi all’autorità giudiziaria. b) prevedere il mantenimento degli ordini e la loro natura di soggetti pubblici. d) riformare in senso radicalmente qualitativo il sistema dell’accesso, basato sulla frequenza di scuole forensi e di specializzazione per le professioni legali , sul tirocinio e su un esame di stato finale. h) valorizzare il ruolo e la partecipazione attiva alle scelte in materia forense della associazioni professionali. i) prevedere l’obbligo della formazione professionale permanente e le modalità di verifica da parte degli ordini professionali. j) prevedere un sistema di tariffe che siano ad un tempo garanzia per il cittadino.
E' ovvio che la redazione del programma purtroppo non è stata immune dal rent-seeking della lobby degli avvocati che è decisamente sovrarappresentata in parlamento ed anche nelle file del centrosinistra. Peccato. Davvero una caduta per il programma in cui tanti Italiani ripongono tante speranze. Avremo forse cosi un programma che liberalizza le licenze dei taxi, ma fortifica ulteriormente la casta degli avvocati. Davvero una contraddizione inaccettabile.
Pasquale segue l'argomento e segnala spesso del materiale al riguardo nel suo blog. Si veda ad esempio questo articolo ed altri suoi lavori qui.
Il passaparola della democrazia
La serietà al governo
Qui c'è il discorso che Prodi ha tenuto alla
convention dell'Ulivo. C'è una frase che mi ha
colpito in modo particolare, direi quasi commosso.
"Oggi, non siamo qui a rivendicare i nostri
diritti: NOI, OGGI, RIVENDICHIAMO I NOSTRI DOVERI.
Questa è la radice del nostro impegno".
Critiche ingenerose
Francamente non condivido tutte queste perplessità sul programma. Vi vorrei spiegare perchè partendo dall'osservare cosa ci sta dall'altra parte. Una accozzaglia di partiti almeno altrettanto eterogenea, che è andata al governo con un programma in 5 punti pensato e firmato dal solo Berlusconi una sera davanti a Vespa. La stessa coalizione che in questi giorni non ha nemmeno deciso come cominciare a discutere del programma con il quale si presenterà alle elezioni tra 2 mesi. La stessa coalizione (il cui capo è il padrone del giornalista di cui sopra) che ha accusato l'Unione di non avere un programma, di averlo troppo lungo, troppo contraddittorio, troppo poco ambizioso, oppure troppo ambizioso e via discorrendo.
Non vorrei che cadessimo noi nella trappola massmediatica del cavalier Banana. Provo quindi ad argomentare ciascuna di queste critiche.
Innanzitutto, per lungo tempo, l'Unione è stata accusata di non avere un programma. Prodi ha fatto molto bene ad aspettare. Prima di tutto perchè il programma è il frutto di un processo mediato (dalla fabbrica del programma dell'estate scorsa in poi) ed in secondo luogo perchè era inutile esporre troppo in anticipo il programma all'erosione e alle critiche. Anzi forse è stato presentato troppo presto. Considerando anche che difficilmente ne vedremo uno della CDL con cui confrontarlo.
Troppo lungo. già. come se fosse un colpa. In effetti quella di Prodi è una mossa coraggiosa. un programma lungo e dettagliato è cosa certamente più difficile da portare a termine del contratto con gli Italiani.
Troppo contraddittorio. Questo è da verificare. 200 e più pagine sono comunque poche per descrivere un intero progetto per l’Italia, quindi è ovvio che il linguaggio sia su molti punti approssimativo. Ed è anche vero che deve contenere le tensioni che esistono all’interno di una coalizione che da Mastella a Bertinotti è quantomeno variegata. Ma il programma serve proprio a questo. A vincolare una coalizione eterogenea ad un unico obiettivo.
Troppo poco ambizioso. Qui siamo ai contenuti. Anche io avrei preferito leggervi obiettivi più “cool”. Più Zapatero sugli aspetti sociali, più Blair in economia. Però già cosi mi sembra un programma assolutamente dignitoso. L’unico che possa tenere insieme le esigenze di tutte le componenti della coalizione senza le quali non si andrà al governo. E soprattutto anni luce avanti quello che è stato (dis)fatto in questi anni.
Troppo ambizioso. Beh.. già per essere un programma di una coalizione di centrosinistra contiene qualcosa… diciamo… di sinistra. Qualcosa come i pacs (o quello che saranno) come la tassa di successione, il riequilibrio delle tassazioni sulle rendite finanziarie e cosi via. Qualcuno spaventato? Forse perché il programma è stato scritto bene.
In breve, il programma dell’Unione è certo perfettibile. Quello che va fatto per questo paese è più e oltre quello che è scritto in quelle pagine. Però quella è la direzione e non la strada sulla quale ci ha condotto il cavalier banana in questi anni. Mi fido delle persone. Di Prodi e dei ministri di cui riuscirà a circondarsi se vincerà. Mi auguro che se dovranno arrivare a compromessi si atterranno al più possibile a quanto scritto nel programma, e là dove potranno fare una fuga in avanti rispetto ad esso, la faranno!
Primi sguardi al programma dell'Unione
-Valorizzare il ruolo dell'antitrust (pg 130) come guardiano della competitività in un paese piagato dalle rendite. L'intenzione sembra seria. L'Antitrust viene valorizzato nel potere consultivo e di indirizzo nei confronti del Parlamento e del governo. Non solo. L'autorità dovrebbe essere sentita su tutte le leggi che hanno un impatto concorrenziale. Il sistema sanzionatorio verrà reso più credibile e dissuasivo ed i suoi poteri di indagine rafforzati.
-Gli ordini professionali (pg 132) Pur senza interventi radicali (purtroppo) ci si ripromette di intervenire nel settore delle professioni. I 20 e più ordini professionali sono una delle fonti principali di inefficienza del sistema paese. Notai, avvocati e commercialisti, contribuiscono ad abbassare la competitività delle imprese estraendone i profitti grazie al fatto che sono professioni regolamentate e possono quindi esercitare prezzi e tariffe non concorrenziali. Nonostante i diretti interessati (che sono peraltro benissimo rappresentati in parlamento) lo neghino, l'esperienza di molte altri paesi è che, non solo si può benissimo fare a meno di queste restrizioni, ma che questo sia benefico per l'intera economia. In particolare gli interventi riguarderebbero, (a) l'apertura dei servizi meno complessi anche ai non iscritti agli ordini professionali (Es: la dichiarazione dei redditi può essere fatta da un non commercialista, l'aspirina può esserti venduta da un non-farmacista); (b) abolire quasi ovunque le tariffe minime. (c) consentire la fornitura di servizi multidisciplinari e interprofessionali da parte di professionisti associati o di società di professionisti; (d) riqualificare gli aspetti formativi del praticantato, prevedendo un equo compenso etc.
-La class action (pg 135). Nei paragrafi riguardanti il mercato finanziario si menziona l'introduzione della class action come strumento attraverso il quale gli interessi dispersi dei molti risparmiatori possano ricomporsi e costituire un solido baluardo per disciplinare il comportamento delle aziende. E' un passaggio assolutamente necessario, nonostante l'istituto sia visto con sospetto da molti giursti italiani. Di più; mi auguro che l'utilizzo dello strumento possa essere esteso ben oltre il settore della finanza. Bastano poche settimane in America, dove la class action viene utilizzata fino all'eccesso opposto, per rendersi conto della differenza abissale che le aziende pongono nel trattare con rispetto e diligenza i propri clienti. Non sarà certo tutto merito della class action, ma certo una minaccia credibile come la class action aiuta.






































