Le mani sporche di sangue

Si, il titolo si rifersce alla vicenda di EE. No il mio non è un’attacco a Napolitano. Anzi. Sono stato in silenzio questi giorni in cui tutti sembravano avere qualcosa da dire sulla vicenda EE. Non l’ho fatto per pruderia, ne per rispetto verso una vicenda privata e dolorosa. Solo che non sapevo cosa dire. Troppe le domande sollevate nella coscienza. E molte poche le risposte. Cosa avrei fatto al posto del padre? E cosa vorrei per me stesso dopo 17 anni su quel letto? Molti in questo paese sembrano sapere con certezza cosa avrebbero fatto e cosa sarebbe giusto che altri facessero in quelle circostanze. Io non lo so.

Ma ecco, quando EE è infine passata a miglior vita, gli sguaiati di questo paese si sono lanciati in frasi forti, accusando questo di avere le mani sporche di sangue, quello di essere boia, quell’altro di aver ucciso e cosi via. E quegli altri a levar gli scudi, a difendersi dalle accuse ed a scaricare la coscienza.

Ed io ho pensato che in fondo i primi avevano ragione. Ed ho pure pensato che questo non depone contro i secondi. E poi mi sono venute in mente le Scelte Tragiche di Guido Calabresi ed ho capito il perchè.

EE è morta il 9 Febbraio 2009 in conseguenza di alcune decisioni giuridiche e politiche. Poteva andare altrimenti. Poteva continuare a vivere, continuare a soffrire, a deperire impotente tra lo sconforto dei cari ed infinine morire piu in la. Ed invece alcune persone hanno effettuato delle scelte e la vicenda è finita in fretta. Con una morte. Credo che questo sia innegabile. Quello che colpisce è la concreta vicinanza tra una decisione politica e gli effetti di questa sulla vita e la morte delle persone. Una decisione è presa, una scelta tragica, e -bumm- ecco una bara a ricordarci la rilevanza della politica sulla vita e la morte delle persone.

Però Calabresi ci ricorda che quasi tutte le scelte politiche sono scelte tragiche. Quando un governo decide sui tagli alla sanità, ci sono alcuni malati le cui cure non potranno più essere effettuate con i medicinali più avvanzati. Quando il governo decide di cambiare in un senso o nell’altro le leggi sull’immigrazione i flussi di disperati nel mediterraneo cambiano e con essi il triste conteggio dei naufragi. Quando il sindaco decide di rinviare la costruzione di quella rotonda invece del semaforo, decide del probabile esito di qualche incidente, anche fatale. Quando si investe nella scuola, si fa una scommessa che ha delle ripercussioni sull’aspettativa di vita ed il tasso di natalità di una nazione. E quando per farlo si tolgono risorse ad esempio alle pensioni, si incide sull’alimentazione e la capacità di curarsi degli anziani. Quando il giudice ordina la scarcerazione di questo o l’affidamento di quest’altro, decide di esporre la società ad un rischio e di sotrarre quell’individuo ad un altro rischio.

La politica, il potere, si confronta quotidianamante con le scelte tragiche. Che hanno a che fare con la vita e la morte delle persone. Con il loro sangue ed il loro destino. La politica ha intrinsecamente le mani sporche di sangue. Sempre.

Solo che, come dice Calabresi, la collettività prova a mettere una distanza artificiale tra la propria decisione e l’esito finale di essa. Cerca di mediare questo nesso con varie forme di collettivizzazione della decisione tramite ad esempio la democratizzazione del potere. Sublima la propria responsabilità nel diritto e nella procedura (e questo ha fatto Napolitano). Prova a celarsi dietro il Rawlsiano velo d’ignoranza. Ma in ultima analisi ne rimane la responsabile ultima.

Si, la politica ha le mani sporche di sangue. Il caso di EE ce lo ha ricordato con ferocia. Ma questo è vero sempre. Ed allora signori, quel poco che di per certo porto a casa dal caso EE, è che la politica è una cosa troppo seria per essere lasciata in mano a degli sciagurati. Bisogna pensarci bene quando si affidano deisioni sulla vita e la morte delle persone. Ed in ultima analisi, visto che qualcuno anche del mio sangue si deve sporcare le mani, preferisco di gran lunga che a farlo sia una persona che mi suscita un’istintiva fiducia e solidarietà umana come Napolitano che un mezzo farabutto come Berlusconi.


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Il PD e lo sciopero virtuale

La politica latita ormai su questo blog. Sono in effetti politicamente (ma solo politcamente) depresso ed a tratti (ma sono davvero brevi) colpevolmente filo-governativo. Quindi tra l’imbarazzo e l’apatia semplicemente mi limito a non scrivere di politica.

Però oggi ho letto una piccola buona notizia per il PD e mi va di riportarla. Sembra che presenteranno un disegno di legge sullo sciopero virtuale di cui abbiamo parlato qui e qui. Ora, questa è una notizia minore. Un disegno di legge dell’opposizione è poca cosa, con poche possibilità di passare, e qualora passasse, il merito forse se lo prenderebbe la maggioranza.

Ma non importa. In tempi in cui il PD organizza manifestazioni di cui si è perso da mesi il senso (tanto che qualcuno è arrivato a dire che la manifestazione sarà a sostegno del governo) oppure conferenze economiche dal titolo puerile (e contenuto assente), mi sembra un’ottima notizia che vi sia qualcuno nel partito che fa riformismo vero: quel lavoro oscuro e solo raramente generoso che si va nelle aule parlamentari prima che nelle piazze o davanti ai TG. Il disegno di legge peraltro è di Pietro Ichino: in questo momento la mente più lucida ed innovativa del partito. E pensare che non lo hanno nemmeno fatto ministro ombra. Ma lasciamo perdere...
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Civiltà

Ecco, se dovessi pensare che cosa potrebbe rappresentare plasticamente lo stato avvanzato di una civilità che si riflette nel meglio della sua classe dirigente, potrebbe venirmi in mente un’ immagine molto simile ad una di queste (cliccare qui sotto per la galleria).

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PS. Ve lo immaginate voi il capo dell’opposizione italiana che va a farsi la spesa in bicicletta in giro per Roma? Passi che in questo ruolo non mi ci veda Berlusconi (che è stato capo dell’opposizone fino ad un paio di mesi fa). Egli è nella mia mente semplicemente un alieno rispetto a concetti quali bicicletta/risparmio/spesa personale/forma fisica(realizzata con la fatica) etc. Ma ad essere onesti non mi ci vedo nella parte nemmeno lo stesso Veltroni. E se è per questo nemmeno Di Pietro, Giordano, Diliberto, Bossi e men che meno Pecoraro Scanio.

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Indietro non si torna

Ma quando Scajola dice, riferendosi all'opzione nucleare e con un occhio ai recenti fatti Sloveni che "indietro non si torna", si riferisce forse al fatto che l'Italia, 20 anni fa con un referendum, ha rinunciato all'opzione nucleare almeno nelle forme tecnologiche in cui si può produrre ora e che sono le stesse forme in sostanza, della centrale slovena che ha rischiato di creare una chernobyl a 150 km dal nostro confine?
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Dai new tories al new PD

iMillelogo
Dai new tories al new PD. Così almeno avevo intitolato il pezzo. Su iMille, me lo hanno cambiato in to get the job done. Secondo me non calza molto, ma come titolista sono sempre stato pessimo. A parte il titolo, ho buttato giu un po' di riflessioni su come la destra britannica si stia riorganizzando a partire dalle idee e come il PD per ora non combini molto a proposito.

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quelli che le promesse...

Dunque, se ho ben capito, i ministri non sono solo 12 ma ben 21, le donne non sono 1/3 del governo, ma meno di 1/5, il governo nel suo complesso supererà ben presto le 60 unità ed i primi due consigli (1, 2) dei ministri non si sono tenuti a Napoli.
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Brava, ha raddrizzato la schiena

Gentile Sandra,

cara figlioula, vedo che ha cambiato idea, e soprattutto constato ancora più felicemente che ha preso una decisione. Ne sono davvero contento. Vedrà che è la decisione giusta e che non se ne pentirà. Come le ho già scritto, avrei difeso la Sua scelta anche se avesse preso la decisione opposta, purché di decisione responsabile si fosse trattato. Decisione di cui lei porta la responsabilità, di cui gode le gioie e soffre i dolori, senza attribuirne il peso ad altri. Così fanno le persone veramente adulte, e così oggi ha fatto lei.

Mi piace pensare che almeno un poco, al suo aver deciso, abbia contribuito anche la rigida ancorché paterna risposta che le ho indirizzato. Come il padre che è sempre lacerato nel trovare il giusto equilibrio tra tenerezza e fermezza, cosiì anch'io ho tentennato nell'opporle -questa volta- una richiesta ferma di trovare in se le forze per affrontare la situazione. Sono davvero felice che Lei abbia accettato la sfida. Le difficoltà ora non mancheranno -e nel caso emergano, non esiti a chiedere aiuto-, ma serenamente credo che non si pentirà mai di aver infine deciso di raddrizzare la schiena e di aver gettato lo sguardo carico di speranza verso il futuro.

Con affetto paterno, Suo
Giorgio Napolitano*


**anche in questa circostanza è bene mettere per iscritto che tale risposta è solo farina del sacco dell'autore di questo blog
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Gentile Signorina, raddrizzi la schiena

Gentile Signorina

Rispondo con titubanza ed apprensione alla lettera che Lei mi ha stamane indirizzato attraverso i giornali. Mi costa fatica trovare le parole giuste, eppure non mi riesce di girare troppo attorno alla questione e lenire l'asperità di quello che sto per dirLe.

Mia cara signorina, mia cara concittadina, raddrizzi la schiena. Ha trent'anni, un istruzione (anche se non portata a termine), una persona che le vuole bene, una casa ed un lavoro. Ha un figlio che presto verrà a rallegrarLe i giorni in un modo in cui nemmeno Lei se lo immagina. Ma se ancora tutte queste non fossero motivazioni sufficienti, lo faccia per se stessa. Raddrizzi la schiena e smetta di piangersi addosso. Vedrà comincerà da subito a stare meglio.

La Sua lettera è un grido di dolore, me ne rendo conto. E' un tentativo di trovare nella collettività le responsabilità di cui non riesce a darsi ragione. La responsabilità di non aver pianificato una gravidanza, la responsabilità di non aver completato gli studi ed inseguito a fondo i Suoi sogni (sia detto per inciso, la mia esperienza mi fa dubitare delle sue doti giornalistiche visto l'uso smodato ed assolutamente fuori luogo della punteggiatura sfoggiata nella Sua missiva), la responsabilità, se necessario, di fare le valigie per trovare posti più fecondi dove crescere i propri affetti ed i propri interessi.

Da buon padre di famiglia, dell'intera famiglia nazionale, ruolo al quale mi consegna la mia carica, devo dirglielo con la durezza necessaria: il Suo grido è proprio di un'età molto più immatura della Sua e diventa quindi irricevibile. O meglio è ricevibile solo nella misura in cui ci dà l'occasione di aiutarLa definitivamente a crescere. Nella misura in cui aiuta Lei a tenere dritta la schiena.

Signorina, Lei ha trent'anni ed un mondo di opportunità dinnanzi. Lei vive la stagione più ricca e feconda della nazione. Si guardi intorno: alzi per un attimo lo sguardo dal suo ombelico (che nel farlo le si raddrizzerà a mo' di esercizio la schiena) e vedrà che mai come ora, in questa nazione e persino nella Sua, nella nostra terra, c'è salute, longevità, assistenza pubblica, aiuti istituzionali e lavoro che le renderanno il desiderio di crescere una vita più leggero.

Nessuno vuole negare i problemi che abbiamo e che la politica deve avere l'ambizione di risolvere. Ma sarebbe quasi delittuoso se, in quanto padre della nazione, giustificassi i miei figli che vogliono passare la propria vita ripiegati su stessi, sconfitti dai problemi che nemmeno tentano di affrontare. Tenga invece la schiena dritta e vedrà come cambia anche la prospettiva sui problemi che la vita Le pone innanzi.

Da vecchio nonno e visto che il 25 aprile è appena passato, potrei raccontarLe delle tante storie dei partigiani che tennero la schiena dritta di fronte alla sfida più dura: quella di offrire la propria vita perché la potessero un giorno godere in libertà i propri figli. Ecco, la mia risposta alla Sua lettera, il mio invito è quello di pensare a loro, al loro sacrificio, da cui è discesa la libertà che oggi Le permette attraverso la legge della repubblica 194/78 di potere, se lo vuole, abortire. Pensi alla loro scelta di donare la vita ed alla scelta che Lei può fare di negare quella stessa vita. E si renda conto che tra le due scelte, non ci sono tutti i problemi a cui accenna e che erano assai più gravi allora, ma solo e semplicemente una diversa attitudine a mantenere la posizione della schiena.

Affettuosamente Suo
Giorgio Napolitano*


*prima che qualcuno equivochi è bene mettere per iscritto che tale risposta è solo farina del sacco dell'autore di questo blog

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sei un po' meno bella

Mentre proviamo a capire che cosa è successo, ci appuntiamo qui alcune cose:

-il PD le ha prese. Ovunque. E' un peccato, soprattutto se si prende la misura della sconfitta sulla statura di coloro che hanno vinto. Qui a Roma, per dirne una, ha vinto quello che con il megafono andava a sostenere i tascisti che bloccavano la città. Ma come scrive scrooge, è una sconfitta senza ritorno, nel senso che il PD ha fatto saltare i ponti dietro di se e non ci può essere alcun ritorno al passato ma solo una lunga e mesta traversata verso il futuro.

-Mia cara Roma lasciatelo dire: oggi sei un po' meno bella. Ma laicamente aspettiamo il sindaco che ti sei scelta alla prova dei fatti ed i fatti li misureremo, ne più ne meno, sulla base del programma che egli si è dato. Ben inteso, è un programma più povero, che vive nelle sue parti più interessanti delle cose fatte ed impostate dalle amministrazioni di questi anni che tu hai deciso di punire. Ma tant'è: Alemanno parla di raccolta differenziata porta a porta da spingere con le necessarie infrastrutture (crm, ed inceneritori compresi), e dei cambiamenti culturali necessari per imporre ai romani gli stili necessari a produrrre meno rifiuti ed a differenziarli al massimo. Alemanno parla di continuare e potenziare la cura del ferro, delle metro e dei mezzi pubblici. Di continuare con l'installazione dei filobus e di sostituire i mezzi a gasolio con quelli a metano. Di tenere fuori auto e camion dal centro, di car-pooling e car-sharing. Alemanno parla di fonti alternative e rinnovabili da promuovere sugli edifici pubblici e tra i cittadini. Certo, in tutto il programma non viene nominata una sola volta la parola bici, e questa è davvero una mancanza (il programma del centrosinistra la nominava in compenso nove volte). Certo, il sindaco di destra di Milano ha avuto il coraggio di introdurre l'ecopass mentre qui l'argomento rimane tabù.

Sarà in grado il sindaco di essere all'altezza del suo programma? Noi speriamo vivamente di si, ma i caroselli dei tascisti guidati da quel Bittarelli, ora naturalmente eletto in parlamento con il PdL, ed i camerati con il braccio teso all'assalto del Campidoglio ci fanno presagire il peggio.
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Arginare la lega

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Anche in Trentino la Lega esonda. Forse a molti non trentini questa può apparire come una non-notizia, ma fino a queste elezioni la lega è sempre stata un fenomeno tutto sommato marginale in Trentino. Ed invece, a questo giro, è stata un'alluvione che ha portato anche al cappotto parlamentare nella regione che per il centrosinistra rappresentava una specie di Sicilia al contrario. Ma c'è chi fa argine. Ed attenzione, non è un argine di quelli tirati su con i sacchi di sabbia alla bene e meglio. E' un argine resistente, tirato su con sudore e delusioni negli anni. È un argine fatto di buona politica, di progetti che guardano al futuro possibile e sostenibile per una piccola comunità, per la sua crescita, per il suo benessere. E' fatto di partecipazione. Tanta, quasi estenuante, ma che fa germogliare piano piano i semi e non si fa cogliere impreparata dall'ondata di fobie -verso il progresso, verso il diverso, verso il futuro- che è la quintessenza leghista. Qui sull'Adige di oggi, in prima pagina, raccontano la storia del piccolo paesino di Grumes che fa argine alla lega (e si raccomandano che tutti i capi del PD vengano fin qua su ad imparare). In questo articolo che ho scritto qualche mese fa, racconto la storia della società di sviluppo messa in piedi dai Grumesani. Questo è il signore che -lasciatemelo dire- è il capomastro che ha pensato, progettato e costruito poco a poco (accompagnato da altre ottime persone) questi argini.
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governi la destra, governi da destra

Le elezioni sono andate come tutti sappiamo. C'é che dà la colpa a Veltroni e chi constata l'inadeguatezza dell'elettore italiano. Chissà quante altre prospettive leggeremo in questi giorni per comprendere la portata di questa Caporetto.

E sia! Oggi e per i prossimi cinque anni governi la destra. Senza se e senza ma. Senza Casini o Mastella: senza Storace o Ferrara. Soli. Puri. Liberi di poter operare senza compromessi! Proprio la condizione che da queste parti volevamo trovasse il PD al governo. Ma tant'è, tocca alla destra questo giro. Ed allora via, si facciano le serie, serissime riforme di destra di cui questo paese necessita. Si facciano anche quelle su cui io non sono d'accordo. Ma si facciano senza indugi! Provo ad elencarne alcune qui di seguito, aggiungete, se vi va, le vostre nei commenti.

Controllo del territorio. Sia una destra quasi fascista su questo punto. Mussolini si dice fu l'unico a prendere seriamente di petto la mafia in Sicilia. Ed allora si ritorni a quello spirito almeno qui. Lotta senza quartiere alla criminalità. Perché c'é posto per uno solo che comanda: lo stato. Perché quello della violenza deve essere un monopolio e non un duopolio. Comincino dalla militarizzazione di interi territori in crisi, compresa la Campania coperta dall'immondizia.

Legalità. Una destra seria -alla Borsellino- non può essere altro che per il law & order. Comincino dal proseguire, anzi inasprire la lotta all'evasione fiscale. A differenza dei Visco inclini al compromesso però, facciano pagare ai vari Valentino Rossi, Pavarotti e nani-e-ballerine-con-conto-in-Lichtestein vari il prezzo pieno delle loro evasioni più le necessarie sanzioni. Proseguano con il sostenere la lotta di tanti sindaci contro il degrado urbano, fatto anche di writers e lavavetri. Promettano solennemente al paese di non fare più condoni, siano essi, edilizi, fiscali o penali (leggi indulti!). Usino il pugno di ferro contro i riottosi e rivoltosi del paese, siano essi gli spaccavetrine della sinistra antagonista o gli ultrà fascisti con la testa nel pallone.

Tasse, finanza e morale pubblica. Affamino la bestia statale tagliando le aliquote ed al tempo stesso mantengano il patto di stabilità. Accettando ed eventualmente calmierando le conseguenze di politiche sociali dolorose che questo comporterà. Restituiscano i soldi a chi le tasse le paga e le vede ogni giorno sperperate in malo modo. Taglino i costi della politica: una destra rigorosa e mascolina non ha bisogno di pompose scorte e lussuosi agi da papponi democristiani. Siano orgogliosi dell'euro, moneta forte e salda, alla quale si ancorino le nostre sane finanze. Si riduca il debito, che il paese non vuole dover dipendere da nessuno

Economia. Si sciolgano le briglie alla creatività distruttrice del capitalismo. Si battano affondo la strada delle privatizzazioni, della vendita ai privati di gran parte del patrimonio non strategico dello stato, della deregolamentazione di molti mercati. Si vada affondo con le liberalizzazioni in coerenza con una destra liberale. Si creda finalmente nell'economia di mercato che porta nel medio periodo progresso per tutti e, come la marea, fa innalzare il livello di ricchezza anche per i lavoratori.

Pensioni. Si innalzi drasticamente l'età pensionabile. Altro che scalone di Maroni a 60 anni. 65 anni per tutti. Perché non ci debbano essere più giovani formiche che lavorano per pagare gli agi di non-cosi-vecchie cicale.

Riforme istituzionali. Si creino le condizioni per uno stato deciso, piuttosto decisionista che tentennante. Si tagli il bicameralismo e si attribuisca al senato che rappresenta le regioni un ruolo diverso. Si introduca la sfiducia costruttiva, la nomina/revoca dei ministri da parte del premier e una legge elettorale brutalmente maggioritaria che consolidi nel tempo la semplificazione ottenuta con questa legge elettorale. Si faccia il federalismo fiscale attraverso il quale i territori siano profondamente responsabilizzati per i soldi che essi spendono. Soprattutto quando questi denari arrivano dalla generosità di altri territori.

Giustizia. Si semplifichino le procedure, si faccia in modo che i tempi della giustizia siano drasticamente tagliati, che i tribunali siano gestiti con spirito manageriale e valutati sui risultati in termini di qualità del servizio giustizia offerto ai cittadini. Si separino le carriere, ma lo si faccia senza sentimento di rivalsa e mantenendo l'autonomia della pubblica accusa. Insomma, si garantisca la certezza del diritto ed anche quella della pena.

Politica Energetica. Si vada avanti con decisione sul nucleare in coerenza con quanto proposto. Noi preferiamo il solare e le rinnovabili ovviamente, ma sapendo che con la destra non vedremo molti pannelli e pale in giro, preferiamo il nucleare al carbone.

Infrastrutture. Si sazi la fame di infrastrutture del paese con la cura del ferro e della nave. S scavino tutti i tunnel che sono necessari per le Tav che mancano, dalle linee verso Francia e Germania, a quelle che spingono gli eurostar oltre Salerno. Si costruiscano ed ammodernino i porti per far tornare l'Italia un paese di navigatori.

Ci sono molte cose che una destra moderna potrebbe coerentemente fare senza incontrare la nostra pregiudizievole ostilità. SB ha la terza chance, che non viene quasi mai concessa ad alcuno (soprattuto dopo due fallimenti) per dimostrare che la destra in questo paese non é la barzelletta che abbiamo conosciuto in questi ultimi quattordici anni. Auguri a tutti.
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a ciascuno la sua cattiva idea

L'autore di questo blog andrà domani convintamente a votare. Se anche un lettore fosse solo sporadicamente passato di qua negli ultimi 2-3 anni, non dovrebbe avere dubbi nel pronosticare il mio voto. Anzi, se ci fosse qualcuno di indeciso, qualcuno che ha bisogno di fare una chiaccherata per trovare qualche buon motivo per andare a votare, lo prego di non esitare a farmi uno squillo tra ora e lunedi mattina (+39 333 7835829).

Ma l'ultimo post elettorale vuole essere una critica bipartisan, mossa a due punti estratti dal cilindro programmatico di entrambi gli schieramenti. E' una critica che muove dagli studi che faccio, che mi insegnano che -di norma- è sempre meglio rendere espliciti i costi dei servizi che lo stato offre (che in fin dei conti, in quanto beni pubblici, sono delle esternalità positive) o dei costi sociali derivati dai comportamenti privati (quindi delle esternalità negative). Se ci sono poi dei problemi distributivi, meglio intervenire con il sistema della tassazione.

Cominciamo con la proposta di VW di azzerare le tasse universitarie. A dire il vero non si trova nel programma ma se ne è parlato in campagna elettorale. Capisco l'appeal elettorale, capisco lo spin giovanile ed i risvolti ideali che la misura può avere. La misura però è sbagliata. Un Veltroni più coraggioso avrebbe dovuto dire esattamente il contrario: Il PD sostiene l'aumento, il raddoppio almeno se non la triplicazione delle tasse universitarie!
Le tasse basse sono uno dei mali della nostra università. Causano il numero abnorme di fuoricorso (che non hanno incentivi a finire in fretta e mantengono un'istituzione congestionata anche per quelli che arrivano dopo) e sono una tassa regressiva che drena risorse dalle tasse pagate dai padri (operai/artigiani) di figli che all'università non ci vanno e le fa confluire su delle spese educative di cui giovano i figli universitari delle classi agiate. L'università costa molto, ed il suo costo dovrebbe essere sentito ed apprezzato da chi ne usufruisce, non totalmente nascosto sotto il tappeto della collettività. Poi ci sono dei problemi distributivi. Ovviamente non vogliamo che all'università ci vada solo chi ha i soldi. Ma questo problema si risolve con misure fiscali (redistribuzione, detassazione etc) e con borse di studio che premiano il merito (a prescindere dal reddito).

Finiamo con la sparata serale di ieri sera di SB dell'abolizione del bollo auto. Ora tutti sappiamo quale piaga sociale siano le automobili e gli automobilisti. Sappiamo i danni che generano in termini di inquinamento e problemi di salute (dalle malattie polmonari per le PM10 agli incidenti stradali) ed ovviamente conosciamo i risvolti per quanto riguarda l'effetto serra. La tassa sulle auto è una misura sacrosanta per far internalizzare almeno un po' dei costi sociali del trasporto privato agli individui che se ne prendono i benefici. Abolire il bollo quindi? Giammai! Le tasse automobilistiche sono troppo basse, credetemi. Certo il bollo auto è una misura regressiva in quanto il commerciale che fa 50.000 km all'anno paga la stessa cifra del pensionato che ne fa si e no 1000 di km. Ed allora si possono pensare delle soluzioni che rendano proporzionale la tassa all'effettivo utilizzo del mezzo. Ad esempio Quattroruote ha proposto di spalmare il costo del bollo sulla benzina. E' una misura semplice e tutto sommato efficace che fa pagare di più a chi l'automobile la utilizza di più. Una soluzione migliore è però quella sperimentata in Olanda che prevede la misurazione del chilometraggio annuale delle automobili attraverso il GPS e il conseguente pagamento del bollo in base ai chilometri percorsi. Ma sappiamo che ovviamente Berlusconi non aveva nessuna di queste due idee in mente...
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Cicale e formiche

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Il blog di 20 e 30 ha generosamente ospitato il mio seguente post questa mattina.

di Matteo Rizzolli

Certo, sentire di anziani in povertà suscita la tenerezza e la compassione che solo i bambini ci sanno ispirare. E' un problema struggente che ci impone di non voltare lo sguardo. Ma proprio per questo urge dare risposte precise, immediate e risolutive. Per quanto queste siano impopolari e scomode. Il problema della povertà tra gli anziani, oggi nel 2008, è dovuta alla follia nostrana dell'età pensionabile più bassa di tutto il mondo occidentale (a fronte di un'aspettativa di vita che per fortuna è tra le più lunghe). Non ci possiamo girare in torno. Se una generazione di persone va in pensione a 57 anni, ha davanti a se in media 25 anni di pensione da riscuotere a fronte di 35 anni di contributi versati. Delle tre l'una: 1) o c'è una crescita economica tumultuosa che fa incassare molto allo stato che può effettuare trasferimenti 2) o c'è una generazione dietro che ha le spalle più larghe per sostenere il peso di pensioni più alte per la generazione avanti 3) o inevitabilmente le pensioni devono essere tanto basse da spalmare i miseri contributi versati e maturati nei brevissimi 35 anni di lavoro sui lunghissimi 25 anni di pensione.

Nel caso Italiano possiamo senz'altro scartare la prima soluzione ed immediatamente intuire che il problema dei nonni che rubano nei supermercati è il frutto avvelenato della terza opzione. Ma c'è un aggravante.
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Pe quanto basse siano già le pensioni oggi, esse sono artificialmente mantenute alte sulle spalle della generazione che viene dopo (seconda opzione). Con la differenza che essa non ha certe le spalle più larghe per sorreggerne il peso e quando verrà il momento della pensione (allora si forse sarà ai 67-70 anni) si troverà comunque con le risorse completamente drenate dai bei 57enni che oggi sono già in pensione (e che magari tra dieci anni finiranno a rubare il pane ed il salame e richiedere aumenti).

Ecco perchè, pur ribadendo che i vecchietti che rubano il pane e il salame al supermercato ci muovono il cuore, non possiamo non ribadire che la colpa di tutto ciò è di una generazione di cicale irresponsabile che non ha messo da parte abbastanza per l'inverno della vita e che anzi sta dilapidando anche le poche scorte che i giovani stanno mettendo via. Noi vogliamo essere formiche: chiediamo solo di lavorare sodo e a lungo per poter mettere via abbastanza per l'inverno. E' chiedere tanto che ne rimanga anche per il nostro inverno? Eppure siamo anche formiche solidali, e di fronte ad una cicala vecchia ed affamata non possiamo voltare lo sguardo. Ma solo a condizione che si riparta da un patto generazionale nel quale ogni aiuto dato ai pensionati attuali comporti un innalzamento automatico dell'età pensionabile (oltre a quelli dovuti e previsti per l'invecchiamento della popolazione) che renda la nostra generosità sostenibile anche nell'inverno che -un giorno- arriverà anche per noi.
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Si può fare...

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boselliano? giammai...

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Secondo loro, viste le mie idee, dovrei votare Boselli... Peccato che di Boselli non possiamo fare a meno di pensare questo...

PS. Il 1 Aprile, Scalfarotto é ad Econometica, insieme ad Ichino, Morando, Pagano, Denozza ed altri per parlare di merito e remunerazione. Sarà un bel seminario. Forse potrei chiedere come si fa a remunerare politicamente uno che le elezioni le fa regolarmente perdere ai suoi alleati: Boselli naturalmente...

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Atene vs Sparta

Se Atene piange, Sparta non ride...
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ancora a futura memoria...

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e quelli che sono....

Ho seguito con una certa attenzione negli ultimi giorni questa storia delle candidature. E' partito tutto con l'accesa discussione sul blog del majister. Una giornata di mugugni mi ha portato a scrivere un post lungo ospitato gentilmente da iMille. Una delle cose che là sostengo, è che con le liste del PD tutti si aspettavano un dreamteam schierato in ogni circoscrizione. La realtà ovviamente è ben diversa ed anche se vi sono dei compromessi in complesso la qualità delle liste è buona ed il ricambio generazionale e di genere avviato. Oggi Repubblica riporta indiscrezioni sulle candidature del PDL. Guardando in quelle liste troviamo
-tutti i fuoriusciti dell'UDEUR escluso Mastella. Si forse Mastella deve saltare un turno (ma non ci preoccupiamo, lo rivedremo in forma per le europee del prossimo anno). In compenso i suoi sodali, a cominciare da Fabbris, che con lui hanno contribuito a far cadere Prodi sono tutti schierati in posti sicuri nel PDL. Se lo ricordino coloro che hanno a schifo il trasformismo ceppalonico.
-Loreno Bittarelli, ovvero sia il leader dei taxisti romani, quei violenti che hanno paralizzato una città e malmenato persone per protestare contro le sacrosante lenzuolate di Bersani. Se ne ricordino coloro che hanno a cuore le liberalizzazioni o quantomeno il civile ed ordinato diritto di espressione del dissenso.
-Nell'ordine poi non mancano l'assistente personale (Francesca Impiglia) la segretaria del fan club (Francesca Pascale), la massaggiatrice (Licia Ronzulli) la ex del fratello (Katia Noventa) del grande capo...

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quella che non sei

Ci sono tante candidature buone, per carità. Però devo dire che il combinato disposto dell'infermiera che non é infermiera, della precaria che non é precaria, della faccia nuova ed immacolata che in realtà é una navigata politica e della ricercatrice che non é ricercatrice mettono a dura prova la nostra pazienza...

Certo a mente fredda uno dovrebbe andare meglio a scavare in queste storie: é sospetto ad esempio che lo sputtanamento arrivi sempre da una direzione per cosi dire non proprio imparziale come il Giornale. E poi c'é un sospetto filo rosso che lega queste storie: parlano tutte di giovani donne. Forse questi nomi raccontano di una classe dirigente povera al femminile (tanto da dover andare ad improvvisare candidature improbabili) e forse si porta dietro anche un forte retaggio culturale che deve sempre andare a trovare una radice sessuale o parentale a qualsivoglia percorso di una donna, specie se giovane e bella.

Food for thought... nel qual mentre attendiamo di sapere quali saranno i candidati nel nostro collegio in Trentino...
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Cosa vorremmo nel programma

Questa settimana dovrebbero farci conoscere i programmi degli schieramenti in vista delle imminenti elezioni. Ma prima una premessa. Nel 2006 non ci siamo certo risparmiati dalle colonne di questo blog nel mostrare da che parte stavamo. Noi ci abbiamo creduto nel progetto dell'Unione. Abbiamo creduto che Prodi fosse l'uomo giusto. Che potesse fare bene e durare. Ancora crediamo di avere avuto ragione su tutto tranne che sull'ultimo punto. Nel 2006, il PD non era ancora nato e Prodi era l'unico a poter tenere insieme quella cosa chiamata Unione. Un'alleanza che noi crediamo abbia fatto tutto sommato delle buone cose. Anche se con infinita stanchezza e dilaniandosi lungo il cammino. Anche se lasciando indietro ancora moltissime cose d fare. E per giunta non è durata. Quell'esperienza è quindi finita. Archiviata. Per fortuna ora c'è il PD e le cose, forse, possono esser diverse. Alla luce di quanto è successo questa settimana il 2006 sembra già cosi vecchio e lontano. Un'era geologica fa. Messa alle spalle, e tutto sommato senza rimpianti. Ora guardiamo avanti. Ieri Veltroni, e cosi chiariamo subito da che parte stiamo, l'ha messa giù bene: corriamo liberi, non soli, ma liberi. Già, liberi magari di proporre idee veramente radicali senza l'esigenza estenuante di mediare di qua e di la, di accontentare questo e quello, di annacquare tutto e nel farlo scontentare tutti per aver provato ad accontentare ciascuno. Ecco quindi, per quello che vale, le nostre piccole idee per il programma radicale che vorremmo sentirci proporre la settimana prossima.

IL SOLE CHE DA ENERGIA
Al numero uno nel programma vogliamo quella che abbiamo qui chiamato la rivoluzione della falce e pannello. Sappiamo che questo sta a cuore anche a Veltroni. Il cambiamento climatico è la grande sfida e la grande occasione di questo paese. Non è solo una questione ambientale, ma è una questione politica (che mondo vogliamo per noi,i nostri figli e gli altri) economica (l'industria verde è il futuro: dalle auto alle centrali elettriche etc.) sociale (pensiamo solo alle conseguenze dello spostare la tassazione dal lavoro alle attività carbon-intensive) culturale (il rispetto per l'ambiente, il sentimento di cittadinanza planetaria è prima di tutto una rivoluzione culturale).
Il piano si articola in diversi aspetti, alcuni dei quali avviati gia dal governo Prodi. Ma prima di tutto il Pd dovrebbe partire dal messaggio: dalla missione. Prendiamo esempio da Inghilterra o Germania: diamoci un traguardo di un taglio di emissioni del 20% per il 2020 e del 50% per il 2035.

IL FOCOLARE CHE SCALDA
Rimettiamo al centro dell'agenda il futuro del paese. Il futuro sono i nostri figli. E prima ancora due giovani che vogliono condividere affetti e mettere su famiglia. Riprendiamo il discorso dei DICO perchè è giusto dare diritti e protezioni anche a chi non sceglie la strada del matrimonio. Ma poi prendiamo sul serio il mandato costituzionale di tutelare e promuovere la famiglia. La nostra posizione l'abbiamo già espressa qui: sposarsi (religiosamente e/o civilmente) è un vincolo più stringente rispetto alla semplice convivenza, oppure al DICO/PACS e che in quanto tale permette ad una coppia di guardare più lontano. L'economista direbbe che tutela di più l'investimento specifico dei coniugi e quindi permette loro di investire ottimamente. A cominciare dai figli. Ecco perchè pensiamo che la tutela legale "negativa" vada assicurata anche a chi non sceglie la strada del matrimonio, ma per chi la sceglie lo stato debba fare un passo in più. Il PD potrebbe prendere a prestito, pari pari , la petizione del Forum Famiglie. Si sono quelle del family day. Si sono quelle di Pezzotta, in odore di Ruinismo. Si, nemmeno a noi stano tanto simpatici. Ma la loro campagna chiede un fisco a misura di famiglia; meno tasse per chi ha figli. Niente di più. Prendiamo in toto questa misura. Va bene cosi come la l'hanno proposta loro. In più mettiamoci investimenti massicci in asili nido, ed esenzione ICI per giovani coppie e prima casa. (La maternità ai precari, lo ricordiamo, l'ha già fatta Prodi). Infine concediamo cittadinanza ai bambini dando il loro voto mediato alle madri. Per bilanciare l'elettore mediano che ora dà un peso enorme ai pensionati e si dimentica delle generazioni che verranno dopo di loro, che sono già vive, ma che non possono pesare elettoralmente perché minorenni. Diamo il voto alle madri (e non ai padri), anche per ricominciare dall'elettorato attivo a colmare il divario di genere in politica (e non come al solito con le quote rosa nell'elettorato passivo). E' partendo da chi compie in concreto la scelta di dare futuro al paese, da chi decide di metter su famiglia e fare figli, che deve ripartire il piano per ridare fiducia e futuro al paese.

Il sole che dà energia ed il focolare che scalda. I due pilastri per un'Italia capace di futuro.


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Iscrizioni

Non siamo professori. E non siamo ne ebrei ne israeliani. Ma davvero vorremmo chiedere a questi sciagurati se ci si può comunque iscrivere alla lista di lobbisti sionisti, almeno in qualità di soci sostenitori, numerari, amici di... o qualcosa el genere...
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due o tre cose da mandare a mente

Il governo è andato a casa. Interrompe questa avventura ben prima di metà strada. Come è già successo in passato, Prodi si è dimostrato l'uomo giusto per fare il lavoro sporco, quello impopolare. Ora altri verranno a dilapidarne i frutti. Ma prima che la malattia senile dell'italiano medio ci colga, prima che incorriamo anche noi nella solita amnesia collettiva che in definitiva è la vera sciagura del paese (perchè diceva il tale che chi non ricorda il passato è destinato a ripeterlo) vogliamo appuntarci alcuni numeri. Mandarli a mente. A futura memoria.

Conti pubblici ed Economia
anno %PIL Deficit Debito/PIL
2000 | -,- | -0.8 | 109.1
2001 | 1.8 | -3.1 | 108.7

2002 | 0.3 | -2,9 | 105.6
2003 | 0.0 | -3,5 | 104.3
2004 | 1.2 | -3,5 | 103.8
2005 | 0.1 | -4,2 | 106.2
2006 | 1.9 | -4,4 | 106.8
2007 | 1.9 | -2,0 | 105.0
2008 | 1.4 | -2.0 | ----


Anche a volere spartirsi a metà i meriti del 2001 e del 2006, questi sono numeri che parlano da soli. Che dicono chi tiene a posto i conti e fa crescere l'economia e chi invece scialacqua il bene pubblico senza peraltro promuovere (una seppur drogata) crescita.

Aggiungiamo poi che ora il tasso di disoccupazione è sotto il 6% (anche grazie alla Maroni bisogna dire) e che l'inflazione è sotto la media Europea. Sono nudi e freddi numeri questi, certo! Ma verranno utili quando qualcuno oserà dire che questo governo ha fatto male.

Più intimi ed accoglienti ci rimarranno i ricordi di Lucia finalmente serena in maternità e dei pannelli solari che per il futuro ci procureranno tepore nel rispetto dell'ambiente nostro ed altrui. Proveremo a raccontare anche questo a coloro che si faranno convincere dai numeri di cui sopra...

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La serietà (non piu') al governo

La serietà al governo. Con questo grido, questa pretesa, che ci era piaciuta molto, Lei, presidente, aveva vinto di misura le elezioni nel 2006. Oggi quell'avventura è finita. Tra le scherno dei molti suoi avversari tronfi incoscenti e l'onore delle armi dei pochi che hanno realizzato. Noi abbiamo invece capito presidente. E condiviso fino all'ultimo. Anche se è costato tanto. Oggi se ne è uscito da questa storia con quella serietà con cui vi era entrato. E la serietà non può non accompagnarsi anche alla serenità. Siamo anche noi sereni Presidente perchè questa sera ci ha mostrato come si comporta una persona seria, come si comporta un uomo. Lasciamo a domani le fibrillazioni per il pensiero di quello che verrà.
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buona strada comandante

partigiani

Se ne é andato il comandante Bulow. Fu tra quelli che 65 anni fa salirono sui monti, e poi scesero in pianura per restituirci la libertà. Forse oggi se ne é andato disgustato per quello che di quella libertà sono riusciti a farne i suoi concittadini.

Ora e sempre, resistenza! (si, vale anche per il presidente Prodi...)

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Il giorno in cui l'Italia è fallitarisanata

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Oggi Standard & Poors promuove i conti dell'Italia. Si dice addirittura impressionata da essi. Naturalmente se ne rallegreranno solo Prodi, Padoa Schioppa e pochi altri mentre Dini, la sinistra di lotta e di governo per non parlare dell'opposizione e dell'italiano medio non faranno nemmeno caso alla notizia e continueranno a pensare tutto il male possibile di questo governo.

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n questi giorni sto leggendo (grazie a Roberto per il regalo di Natale) il giorno in cui la Francia è Fallita (e l'Italia?) di Jaffré e Riès Philippe (qui l'originale). Il libro è ambientato nella Francia del 2012. Nella finzione del libro, le elezioni del 2007 sono vinte da Ségolène Royal, e nei 5 anni successivi si susseguono diversi governi della sinistra radicale (di cui uno a guida Jospin). Sono anni di finanza allegra, con deficit regolarmente oltre il 4%, debito in esplosione e nessun intervento strutturale sulle finanze pubbliche. Nel 2012 vince invece Sarkozy. Ma è troppo tardi. Basta che S&P operi un downgrade della sua valutazione del debito francese per innescare un domino inarrestabile che fa cadere molte certezze e ricchezze dei francesi, una reazione a catena della quale ancora non ho visto l'ultimo anello (sono più o meno a metà libro). Il primo anello però - quello che descrive i primi passaggi, è descritto bene qui: bancomat fuori servizio, banche inagibili, conti correnti congelati, prelevamenti sospesi, assalti ai supermercati, tumulti, incendi, forze dell’ordine mobilitate. All’estero: turisti francesi con carte di credito respinte e nell’impossibilità di pagare alberghi, ristoranti e negozi, famiglie bloccate senza prospettiva immediata di ritorno.
Il libro è avvincente. Rende la noiosa finanza pubblica un vero thriller e riesce magistralmente a raccontare come i movimenti nelle stanze dei bottoni dell'alta finanza hanno delle implicazioni pervasive nei piccoli gesti della quotidianità dei francesi con effetti devastanti. E' tutto verosimile. Può davvero accadere. Anzi, come racconta Giavazzi nell'introduzione, l'Italia stessa è andata molto vicina a qualcosa di simile nel 1992.

Al di là dei riferimenti alla politica francese che sono liberamente discutibili (davvero Ségolène sarebbe stata una sciupona e davvero Sarkozy è l'uomo del rigore?) emerge incontrovertibile l'idea che il primo obiettivo di qualsiasi governo responsabile è quello di tenere i conti a posto, perchè non farlo espone al rischio di tutto quello che accade nel libro. E dunque veniamo a noi. All'italia di questo gennaio 2008. Oggi S&P promuove il debito Italiano, non lo degrada come nel libro.

Il giorno in cui la Francia è fallita (e l'Italia?) titola il libro. L'italia non fallisce e risana, risponde Standard & Poors.

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quanto è (H)illare questa campagna

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Questa affianco era la copertina di ottobre dell'Economist. Tre mesi fa esatti, la vittoria della/dei Clinton prima alle primarie ed in seguito alla Casa Bianca era data per scontata. Poi è arrivato l'Iowa, dove Barak Obama si è preso un 8% di vantaggio (37% a 29%) in uno stato che conta per l'1% della popolazione USA, e della quale ha votato il 10%. Oggi addirittura corrono voci che vorrebbero la/i Clinton ritirarsi dalla corsa. E' semplicemente ridicolo. Illarious dicono gli americani. (H)illare per noi.

A noi le primarie piacciono, come farne mistero. Ci sono piaciute quelle americane in precedenza, ci siamo entusiasmati per quelle italiane del 2005 e del 2007. Ci piace vedere i candidati esporsi, e la gente selezionare la propria classe dirigente. Quello che non ci piace è l'incredibile tatticismo a cui questa sempiterna sovraesposizione da parte dei candidati conduce. Ok che la posta in gioco è alta, ma in effetti questi poveracci sono in campagna elettorale da più di un anno e ne avranno almeno per altri 10 mesi. Il risultato è che per non sapere di cosa parlare, i giornali finiscono a desumere chissà quali destini da un voto così marginale e comunque non rappresentativo come quello dell'Iowa. Ora sembra che la Clinton non abbia convinto nel dibattito dell'altro giorno perchè era nervosa, tirata o per chissà quale significato vogliamo attribuire a quella ruga notata dai giornali.

Ma insomma, a noi Barak Obama sta molto simpatico. I Clinton anche. Pensiamo che il primo venga bene in televisione e nei dibattiti. I secondi anche. Ma che c'entra questo con il mestiere di presidente? Noi abbiamo votato (e siamo ancora orgogliosi di quel voto) Prodi. Quello che non sta simpatico a molti. Quello che sembra un prete ci campagna. Quello che chiamano mortadella e non immagino che ciò sia dovuto alle sue origini emiliane. Quello che quando parla non si capisce molto, che si mozzica le parole e che ci ha emozionati solo una volta, per sbaglio, parlando di pannelli solari. E si badi bene che di fronte aveva il presunto mago della comunicazion, quello che nelle sue magie, tra nani e ballerine, stava affossando il paese. Ed allora che cosa conta per fare un buon presidente? Noi ce lo chiediamo perplessi, mentre seguiamo queste (H)illari presidenziali.
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El adelantamiento a Italia

Più di un anno fa, parlavamo delle prime avvisaglie del fatidico sorpasso spagnolo ai nostri italici danni. Nelle recenti settimane quel post ha generato un bel po di traffico da queste parti. Diciamo che la combinazione delle parole chiavi "Spagna" e "sorpasso" in google ha portato qui qualche centinaio di persone (che per i nostri standard sono praticamente una marea).

Zapatero si é di recente vantato che il sorpasso era nei fatti avvenuto, altri lo avevano smentito, altri ancora hanno fatto del presunto evento motivo di polemica politica ed infine ieri é arrivato il nostro beneamato Romano a spiegarci che, nei fatti, il sorpasso non é (ancora) avvenuto. Polemiche seguiranno, ne siamo sicuri. Ambasciatori si scuseranno. Giornalisti ci spiattelleranno dati sul PILdisoccupazioneistruzioneautostradebanchecostruzionidebito. Politici ci diranno che é tutta colpa dei comunisti o dei franchistifascisti. Bloggers esterofili ci diranno che loro lo sapevano che si vivevamo meglio lontani da qui ed é per questo che sono scappati o sono in procinto di farlo. Gli italiani scriveranno lettere a Repubblica raccontando di quanto si sentono depressi e declinanti.

E noi che diciamo? dovremo pur trovare qualcosa da dire a quei gentil viandanti che googlando "spagna e sorpasso" passano di qui.

Noi cominciamo dai doverosi complimenti alla Spagna. Che se anche forse non ci ha ancora sorpassato e non ha le spalle grosse per farlo a breve, si é data un sacco da fare negli ultimi 25 anni ed oggi é un paese meraviglioso, istruito, tollerante, ambizioso e pieno di speranze. Complimenti davvero. Ve lo diciamo con un bel po' di ammirazione ed addirittura qualche venatura di invidia. Ma si intenda, é un invidia fraterna, che oramai noi ci sentiamo davvero tutti fratelli europei, e se crescete forte voi (magari anche grazie ai fondi europei), un po' lo sentiamo anche un successo nostro. Poi, senza voler fare i fratelli maggiori un po' saputelli, ma in pieno spirito di servizio potremmo anche fare un giorno una bella chiacchierata su quelli che secondo noi sono alcune ombre del vostro modello di sviluppo e delle incognite dalle quali vi vorremmo umilmente suggerire di guardarvi bene. Noi ve le diremmo con il senno di chi ci é già passato e forse anche in queste incognite vi si é arenato.

Ai nostri connazionali in sindrome da sorpassati diciamo invece che non é il caso di farne polemica, ma piuttosto di riflettere; perché il sorpasso della Spagna ci offre molti spunti da affrontare in maniera propositiva. Innanzitutto partiamo dalla constatazione che il sorpasso spagnolo é più traumatico di altri perché nei nostri cugini iberici forse vediamo molto più di noi stessi di quanto sia possibile fare con altre nazioni. Loro sono latini, amanti del bel vivere e della buona cucina, gioiosi e spensierati come ci siamo dipinti noi stessi per tanti anni. Ed allora fa male vedere che in Spagna si coniuga movida notturna con efficienza della PA, spensieratezza latina con puntualità dei treni, e allegria vitale con solida crescita economica. Fa male a noi si intende, perché mette a nudo l'inesistenza di quell'equazione dietro alla quale ci siamo per tanto tempo nascosti. E cioé che il bel vivere non si potesse coniugare con parole quali efficienza e crescita. E che in fondo noi, dovendo scegliere tra un vivere bello ed uno efficiente, avremmo sempre preferito il primo. Ora la Spagna é li a dirci che esiste un vivere bello ed efficiente. E questo ovviamente ci manda in bestia. Ma c'é solo da rimboccarsi le maniche ed umilmente imparare dai nostri fratelli più giovani. Perché nonostante tutto in Italia viviamo già molto bene. Ma la Spagna é li a dirci che possiamo decisamente vivere meglio.

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24.5 minuti

Credo che a qualcuno dentro Trenitalia manchi il senso del ridicolo. A pochi giorni dal post in cui parlavamo dei regolari ritardi di 25 minuti sui treni ES (è forse l'unica cosa puntuale di Trenitalia) oggi mi arriva la letterina qui sotto, nella quale con le solite formulette spiacenti/scusa/disagio Trenitalia mi nega un bonus per un viaggio in settembre (già... che vi aspettavate, sono in ritardo anche le risposte...) perchè -sentite un po'- il treno era in rtiardo di 24,5 mni. 24,5 minuti. ventiquattro virgola cinque minuti. ventiquattro virgola cinque minuti. VENTIQUATTRO VIRGOLA CINQUE MINUTI!!!!

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PS. Ma secondo voi, ventiquattro virgola cinque minuti, significa che sono 24 minuti e 50 secondi, 24 minuti e 5 secondi oppure 24 minuti e 30 secondi?

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mamme, bici e pannelli solari. Un anno dopo

Un anno fa commentavamo la finanziaria 2006 suggerendo di parlare più delle misure in essa contenute vicine alla gente. Mamme, perché con la finanziaria si davano finalmente delle sicurezze alle donne con lavori precari in dolce attesa, bici perché venivano stanziati fondi per la costruzione di piste ciclabili e panelli solari perché si dava finalmente sostanza alla promessa che più ci era piaciuta in campagna elettorale: quella di coprire l'italia di pannelli solari.

Siamo di nuovo in questi giorni immersi nel girone dantesco della finanziaria. Il governo vacilla e la Binetti non viene (per ora) espulsa dal PD. Il parolaio rosso parla a vanvera di tempi lunghi e orizzonti ampi, asfissiando però negli spazi angusti e nei tempi miopi dei suoi piccoli interessi di partito. Noi guardiamo a quello che ci era piaciuto allora, ed egoisticamente constatiamo quanto quella finanziaria, allora cosi sofferta ci ha regalato, messo in gradi di, concesso(niente, l'italiano non ci aiuta ad esprimere il concetto. Usiamo un termine inglese allora) empowered.

Forse qualcuno di voi gia lo sa, altri no. Chiara, Lucia ed il sottoscritto aspettiamo un nuovo membro in famiglia. Arriverà presto; se tutto va bene agli inizi di febbraio. In quanto entrambi lavoratori precari (assegnisti di ricerca) abbiamo comunque da quest'anno diritto all'assegno di maternità. Anche io, il padre. Addirittura la mia università magnanimamente mi coprirebbe il 100% dello stipendio e non già solo l'80% garantito dall'INPS. Non fa niente se poi alla fine io non farò nemmeno un giorno di paternità. E se Lucia continuerà a lavorare sodo e con la consueta passione, magari un po' di più stando a casa ed un po' di meno dall'ufficio. Non fa niente dicevo, l'importante é sapere che quel diritto ci é riconosciuto, che l'istituzione pubblica si é presa cura del nostro desiderio di mettere al mondo un figlio; infondo di mettere al mondo un altro cittadino italiano.

Il secondo beneficio di quella finanziaria lo stiamo cogliendo in questi giorni. Stiamo installando dei magnifici pannelli solari sul nostro tetto. Seguirà a breve post più esteso in proposito ma per ora vi diciamo solo che siamo entusiasti dell'idea di farci la doccia, farci il bucato e lavarci le stoviglie con l'acqua riscaldata con nient'altro che il generoso sole che rende sempre questa città cosi meravigliosa. Tutto questo grazie alle detrazioni del 55% senza le quali probabilmente non saremo mai stati spinti ad installarli.

Certo, di ciclabili per ora non ne vediamo alcuna. Ma in compenso Lucia mi ha donato da poco una nuova e fiammante bicicletta con cui mi libro di tanto in quanto nel traffico di Roma.

Mamme, bici e pannelli solari...
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dedicato a Prodi per l'approvazione
(per ora e solo in Senato) della Finanziaria

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E un altro giorn(alista) è andato

biagimontanelli
Oggi se ne è andato un altro grande giornalista. Di lui voglio solo ricordare una frase, pronunciata durante una di quelle ultime puntate infuocate de il Fatto, poco prima che l'editto bulgaro lo allontanasse in maniera vile dai palinsesti. Guardando diritto Berlusconi, attraverso lo schermo, disse più o meno: signor presidente, si dia pace, eravamo qui prima che voi arrivaste e saremo qui dopo che ve ne sarete andati. Detta da un signore che allora aveva già 81 anni suonati, questa frase suonava quantomeno come una coraggiosa scommessa con il proprio ed altrui futuro. Mi piace pensare che in questo ultimo anno, nonostante tutto, egli si sia preso qualche soddisfazione dall'avere vinto questa scommessa. Soddisfazione peraltro condivisa da molti, ma non da tutti. L'altro grandissimo di quell'altro secolo infatti, dovette cedere al suo crepuscolo proprio agli albori della seconda stagione berlusconiana...

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I wish i was there

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Sono le 15.26. In Italia. Qui invece sono le sei e mezza del mattino ed il jet leg lag mi ha tirato giu dal letto presto. Meglio cosi, riesco a seguirmi il finale di primarie e magari a scriverne qualcosa prima che finisca il tutto e comincino i te l'avevo detto; gli era ovvio che sarebbe andata cosi; e tutto il resto del benaltrismo e del risaputismo italiota.

Dunque non posso che cominciare con il dire che davvero vorrei essere li. Vorrei mettermi in fila come quel 16 ottobre di 2 anni fa sotto il sole di Roma. Vorrei dare una mano al gazebo ed incrociare gli sguardi dei miei nuovi compagni di partito, i miei compagni di speranza politica, i miei compagni di percorsi costruttivi.

Il sentirsi a casa. Si perché molto piu che con le primarie dell'Unione di allora, quelle di quest'anno sono anche e soprattutto un processo identitario. Allora in fondo si votava per il leader dello schieramento. Si, l'elettore di Bertinotti e quello di Mastella erano ed (ancora) sono in fondo compagni di strada, o quantomeno sono compagni di governo. Ma da allora, si sono viste subito emergere tutte le differenze che ci impediscono di riconoscerci tutti dentro lo stesso partito.

Invece oggi deve essere diverso. Buona parte delle persone che oggi si recano ai seggi, che fanno la fila, che si sono spulciate i nomi nelle liste, che si sono informate sul conto della Bindi, di zio Walter, di Marione e degli altri, sono li perché si vogliono finalmente riconoscere all'interno di una casa unica, che sotto il proprio tetto contenga e sintetizzi tutte le differenze e le diversità che pur ognuno di noi porta con se. Che bello: vorrei vedervi in faccia tutti, miei nuovi 630.000 (questi gli affluenti alle urne alle 12.00) 3 milioni e mezzo di compagni di partito. Altro che fusione fredda. Piccola postilla: si certo, non tutti i votanti sono per forza neoiscritti al PD. Onore anche a coloro che pur non riconoscendosi nel PD hanno deciso in buona fede di votare. É una scelta che apprezzo e se un dì il centrodestra volesse il cielo si desse a delle primarie serie, parteciperei anche io almeno per potermi scegliere la meno peggio delle alternative Happy

Le belle notizie. Siamo arrivati a queste primarie obiettivamente in un clima un po' bigio. La potenza di fuoco mediatico scatenata é stata impressionante e davvero pochi si sono lesinati dallo sparare contro. E passi pure che gi avversari politici abbiano parlato a vanvera di fusioni tra apparati, di partito nato vecchio, e tutte le altre sciocchezze che erano evidentemente dettate dal tentativo di minimizzare i danni. È già perché davvero queste primarie cambiano lo scenario politico ed ora gli altri devono inseguire. Per dare un metro di quanto queste primarie collochino il PD una generazione avanti a tutti gli altri partiti Italiani si confronti ad esempio l’esperienza di oggi con quella della settimana scorsa in cui è rinato per l’ennesima volta -tra le risate almeno di quei pochi che ancora seguono questa pantomima- il partito socialsita che ora sembra si faccia chiamare costituente socialista.

La nomenclatura ed il rinnovo della classe dirigente. C’è stata molta discussione, speranza ed anche delusione circa l’accesso alle liste. L’accusa più diffusa è che le nomenclature si siano prese tutti i posti. Queste accuse mi sono sin qui sembrate ingiuste ed esagerate. Da un parte è vero: è ora e tempo di svecchiare i partiti, di far partecipare i giovani e cosi via… sono ovviamente simpatizzante con tutte queste istanze. Dall’altra non vedo perché gente che crede nel PD si dovrebbe fare da parte solo per presunti limiti di età o per portare la colpa di essersi interessato, appassionato e dedicato alla politica prima di ora. Almeno di non pensare male dei nostri nuovi compagni di partito: che quelli che gia erano nei DS e nella Margherita erano tutti farabutti e poltronisti. È un ragionamento che ovviamente non sta in piedi. Tra questi due estremi andava cercato un equilibrio: e credo che tutto sommato con il sistema delle liste concorrenti (meglio sarebbe stato avere però le preferenze), con almeno tre-quattro candidati che presentandosi come outsiders hanno cooptato molta gente prima estranea alla politica e con una delle tre liste che sostengono il vincente designato sostanzialmente costituita da facce nuove, beh credo che l’obiettivo di iniettare una forte dose di novità in un corpo che non può e non vuole rinunciare alla sua storia sarà raggiunto.

I candidati. Non avrei difficoltà a votare per Veltroni, per Bindi, per Letta e per Adinolfi. Avrei dei validi motivi per votare per ognuno di loro. Bello essere in imbarazzo per eccesso di volontà di voto piuttosto che per difetto. Ho seguito l’ottima iniziativa di Repubblica delle 10 domande ai candidati.

Direi che Marione mi ha spesso convinto sui temi forti dell’identità e delle prospettive. È invece caduto fragorosamente sulle domande di economia dove invece è andato bene, e come poteva essere altrimenti, Letta. Veltroni non ha particolarmente brillato: essendo l’incumbent aveva solo da perdere a sbilanciarsi. Alla fine però, quella che mi ha convinto di più è la Bindi. Per molte delle ragioni che cita anche Leonardo. Voterei quindi la Bindi, se fossi li.

Mentre sorge il sole sulla marina di san Diego, penso alle cose di casa nostra. Penso al nuovo partito che oggi nasce. Al posto in cui voglio sentirmi a casa, insieme a centinaia di migliaia di altri compagni. I wish i was there…
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dissonanza cognitiva

Dissonanza cognitiva. Cioè -spiega Wikipedia- la condizione di individui le cui credenze, nozioni, opinioni contrastano tra loro, ad esempio la dissonanza per incoerenza logica, o con le tendenze del comportamento, es. dissonanza per l’esperienza passata, o con l’ambiente in cui l’individuo si trova ad operare, quindi dissonanza per costumi culturali.

...Incoerenza logica tra quello che si dice e le proprie tendenze, comportamenti, esperienze, ambienti e costumi culturali. Deve trattarsi per forza di questo! Ecco di che cosa è affetto l'onorevole Previti. Ecco perchè forse gli hanno concesso tutte le attenuanti che si potevano concedere e lo hanno mandato cosi in fretta ai domiciliari. Poverino, è cognitivamente dissonante.

Non ci credete? Leggete le esilaranti (se non fossero inquietanti) intercettazioni della conversazione del 7 aprile 2006 (2 giorni prima delle elezioni) tra l'ormai ex onorevole e Lotito in cui Previti raccomanda in malo modo il figlio per un posto in squadra che dice lui è ora scandalosamente occupato da un raccomandato che non vale un cazzo perché è solo grosso e fregnone.

Previti chiama Lotito: "Claudio, io so' stato sempre 'na persona seria, 'na persona perbene, lo sai, non ti ho mai detto niente de mi fijo, ma che mi fijo venga discriminato e trattato a carci in culo da gentarella da quattro sordi che hai messo a rappresentà 'a gloriosa maglia biancoceleste, io questo proprio non te lo consento proprio, io faccio un casino. Proprio veramente succedono lì delle cose da basso impero, con un generale da operetta che non capisce un cazzo di calcio e che caccia via i ragazzi bravi e difende quelli che non hanno le qualità manco più elementari. Ma stiamo scherzando? Mio figlio viene mortificato da un anno, e io mi sono rotto il cazzo, nel vero senso della parola".

Lotito risponde: "Ora prendo in mano il settore giovanile". Ma Previti insiste: "Queste cose non le posso sopportare come laziale, perché tu sai che ogni laziale si sente laziale come patto d’onore con Dio. Noi non siamo come i romanisti".

Secondo papà, il figlio "lo mandano a fa la riserva in un'altra squadra, per fare rientrare un cattivo soggetto per levare il posto di Umberto, il quale continua a riscaldare con il suo riverito culo la panchina", mentre, a suo parere, "è a livello de giocare in qualsiasi squadra de prima serie, cazzo!". Ma sarebbe discriminato "perché se chiama Previti".

Lotito ammette che "il fatto è grave", anche perché prima "nelle giovanili c'era parecchia corruzione". Previti, condannato per il processo IMI-SIR, intima di moralizzare l'ambiente cacciando "i raccomandati de papà".

Lotito provvederà a farlo a fine campionato, ma Previti non molla ancora: "Adesso io c'ho il problema di mio figlio, è un problema immediato, perché mi fijio seduto 'n panchina pe' fa' giocà 'n raccomadato». Il presidente laziale chiede: «Chi è 'sto raccomandato?». E Previti risponde: «Luciano, Luciani, Apollo, che ne so, uno arto e grosso, tecnicamente non vale un cazzo perché è solo grosso e fregnone e mi fijo s’è fatto mezzo campionato de panchina… 'na cosa inaccettabile sul piano mo-ra-le!».

Oggi Umberto Previti gioca nella Primavera della Lazio ed è stato inserito anche nella lista B biancoceleste di Champions League, come terzo portiere.

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Ma lo squatting è di sinistra?

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Ci si ritrova a commentare l'ennesima singolare sentenza della Cassazione. E quando si dice singolare, si usa ovviamente un'eufemismo.

Ovviamente ci sono una serie di argomenti ai quali qualsiasi economista potrebbe inchiodare questa bizzarria. Sarebbe una critica se volete da destra, ma va comunque brevemente fatta.

-La non punizione dell'occupazione abusiva equivale al riconoscimento del diritto di squatting. Con tanti saluti al diritto di proprietà. Questo ovviamente mina la sicurezza degli scambi economici, l'incentivo a lavorare sodo e ad investire una vita per costruire qualcosa (tanto te lo possono portare via gli squatters).

-Ovviamente l'insicurezza di questo diritto ha effetti devastanti sul mercato degli affitti -a danno insomma di quei deficienti che ancora l'affitto lo pagano- in quanto i proprietari impauriti dal rischio squatters esigeranno premi rischio più alti ed, al margine, metteranno meno case sul mercato.

Ma questa se volete è una critica da destra. Una critica che, naturalmente, la destra italiana ha fatto a questa sentenza. Leggo però che la sinistra italiana (facile immaginare quale, ma Repubblica ci viene in contro e fa tre nomi: Ferrero, Caruso e Cento. Tanto per non sbagliarsi!) addirittura parla di sentenza di civilità. E' d'obbligo quindi una sacrosanta critica da sinistra.

Ma alla persona che aspettava l'assegnazione dell'alloggio popolare abusivamente occupato, ci ha pensato qualcuno? Perchè se questa persona aveva guadagnato il diritto all'assegnazione dell'alloggio popolare legalmente, o pensiamo che l'agenzia che assegna le case sia una mafia, oppure dobbiamo per forza concludere che anche questa persona sia un'indigente. A questa persona, Ferrero, Caruso e Cento, hanno per caso qualcosa da dire? Vogliono spiegare loro a questa persona che in questo paese governato dalla sinistra la civilità dell'illegalità e della violenza dell'occupazione abusiva deve avere ragione della mitezza e della fiducia di chi segue le regole?

Ma è veramente questo che la sinistra italiana si ritrova oggi a difendere? Il soppruso e l'illegalità? la furbizia e l'arroganza? il (presunto ma non necessariamente) povero che rubal al (vero e legalmente riconosciuto) povero?

Scusate, ma se questa è la sinistra, io do ragione ad Alesina-Giavazzi e dico che il liberismo (che difende il diritto di proprietà ed il primato della legge) è di sinistra e la sinistra è ahime diventata nel frattempo un po' fascista.

PS. Onde prevenire una facile critica di appendice, meglio precisare che non ci siamo nel frattempo dimenticati della madre disoccupata oggetto della sentenza. Certamente una sinistra presentabile vorrebbe che lo stato sociale si facesse carico anche del suo problema. Ad esempio sovvenzionando un affitto per un certo periodo ed agevolando la sua scalata (legale) nella graduatoria delle assegnazioni (legali) di case popolari.

Noi, clintonianamente, vorremmo che un governo di centrosinistra creasse le strutture necessarie ad accogliere il figlio in un nido e lasciasse alla madre il tempo per lavorare e conquistare con le sue forze la capacità di pagarsi una casa.

Uno stato attento ai più deboli ha molti modi per prendersi cura degli ultimi. Il riconoscimento del diritto di squatting non rientra tra questi.

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Le ordinarie dimissioni del sig. Capecchi

Antescriptum: è da un po' che non scrivo. MI sono chiesto perchè. Credo di avere un post sul groppone che non riesco però a buttare giù. Riguarda ovviamente Grillo e gli strascichi del V-day....

Ed ora a noi: il Sig. Riccardo Capecchi si è dimesso. Chi è il sig. Capecchi? Trovate una sua bio qui. Giovane, brillante, intraprendente consigliere di Palazzo Chigi, ha avuto la colpa di prendere un aereo, qualche settimana fa. Un aereo speciale: riportava il vice-presidente del consiglio Rutelli a Roma dopo la premiazione del Gran Premio d'Italia a Monza. Sullo stesso aereo della presidenza del consiglio, viaggiava anche il ministro Mastella con la famiglia. E poi -al rientro a Roma- il sig. Capecchi. E' una notizia marginale, ma si presta ad alcune riflessioni. Ne butto giù alcune emerse sulla stampa un po' alla rinfusa.

-Innanzitutto non si capisce perchè le cariche istituzionali si debbano spostare con un Airbus da 100 posti.
-Poi gli onorevoli potrebbero prendere aerei di linea, o ci vogliono far credere che davvero quella domenica non c'era uno -dico 1- volo roma-milano con un paio di posticini per Rutelli e body-guard? Sorvoliamo -è il caso di dirlo- poi sulla questione del viaggio in elicottero da Linate a Monza. Per dovere di cronaca dobbiamo dire forte anche che non tutti sono uguali, [non] tutti rubano alla stessa maniera. Infatti Padoa-Schioppa viaggia con le low cost e Prodi in treno.
-Poi potremmo anche capire che Rutelli si sia recato alla premiazione per dovere istituzionale (seeeehhhh). Ma cosa giustificasse la presenza di Mastella no, non riusciamo a capirlo...
E via discorrendo... Credo che dettagli poco edificanti in questa piccola storia di casta se ne trovino in quantità. Poi c'è questo Sig. Capecchi, che scrocca un passaggio su un aereo che gia avrebbe volato al rientro su Roma. In fondo il dettaglio più insignificante.

Ma lui è l'unico ad essersi dimesso. Ex-scout (e qui scatta la solidarietà di corpo), dice di essersi dimesso per aver infangato con il suo comportamento l'istituzione che era chiamato a rappresentare. Dimissioni senza grida al complotto ed irrevocabili. Punto.

Qui inizia la vicenda che però mi interessa raccontare. Sui giornali e sul web infatti il Sig. Capecchi è diventato una specie di eroe. Gramellini sulla Stampa, Messina sulla Repubblica ed altri ancora: Capecchi for president. Capecchi santo subito. Capecchi l'alieno. Capecchi il danese, lo scout, l'integerrimo. Il suo? Un gesto di onestà. Un gesto nuovo, mai visto in Italia. E via discorrendo...

Ora, mi sembra paradossale che si elogi una persona che si è imboscata in una aereo (che non avrebbe mai dovuto partire), si è fatta fotografare e si è dimessa solo dopo la pubblicazione delle foto. Certo, questo è quanto di meglio passa il convento della politica italiana. Qualcuno che ancora si vergogna. Qualcuno a cui è rimasto un po' di senso del pudore. Ma basta? Ma ci basta? Ma ci basta come elettori amareggiati? Come contribuenti defraudati? Come fruitori di servizi mancanti in uno stato oberato da queste spese frivole? Davvero vogliamo il sig. Capecchi for president solo perchè è il meno peggio?

Prendiamo più seriamente le ordinarie dimissioni del Sig. Capecchi. Per una volta che qualcuno ci offre questa opportunità. Proprio perchè non le fa ormai più nessuno. Restituiamo significato a questo gesto.

Le dimissioni ovviano in parte alla vergogna. Ma solo in parte. Per completare la parabola espiativa, per essere prese seriamente, esse richiedono l'oblio, l'eclissi: in una parola richiedono che l'uomo si renda effettivamente dimesso. Per rispetto anche al Sig. Capecchi (al quale comunque suggerirei di chiudere la vicenda con il rimborso del costo del biglietto sola andata Alitalia classe business) lasciamolo quindi come ha scelto di essere: e cioè semplicemente dimesso.
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contribuzione previdenziale differita

Avviarsi alla vita. Mettere su casa, sposarsi, pensare ai figli. Quanto é difficile per un giovane in questa epoca di precariato? É quasi paradossale che il reddito sia più basso ed instabile per coloro che sono in quella fase della vita dove invece una certa liqudità permetterebbe una serie di investimenti a lungo termine quali appunto la casa e la famiglia, mentre il reddito diventa più alto (grazie agli scatti di anzianità e agli avvanzamenti di carriera) negli anni in cui solitamente il mutuo della casa é ripagato ed i figli grandi non sono più un onere economico. C'é un evidente mismatch: i soldi non ci sono quando servirebbero ed arrivano quando non sono più cosi necessari.

E se rinviassimo il pagamento dei contributi pensionistici più in avanti con l'età, diciamo alle soglie della pensione? Non so nula di meccanismi pensionistici per cui quanto segue potrebbe essere qualsiasi cosa compresa tra una banalità già ampiamente implementata ed una stupidaggine bella e buona. Ma tant`é, io la butto li. Voi ditemi se é l'una o l'altra cosa.

Partiamo dalla teoria. Dall'ipotesi del ciclo vitale di Modigliani. Per dirla in due parole, se fossimo perfettamente razionali, ed il mercato del credito fosse competitivo e funzionasse senza frizioni, allora dovremmo essere in grado di prendere a prestito dal mercato finanziario nelle fasi della vita in cui non abbiamo un reddito (es. quando studiamo o quando andiamo in pensione) o esso é al di sotto delle nostre esigenze (es. quando mettiamo su famiglia e comperiamo casa) e dovremmo restituire questo debito nelle fasi in cui il nostro reddito é sopra le nostre esigenze (nel fulcro della carriera intorno dopo i 50 anni di età ).

Purtroppo gli uomini non sono cosi razionali da anticipare il proprio ciclo di reddito nell'arco della vita (molto spesso un precario non riuscie a prevedere il proprio redditodi là a qualche settimana) ed il mercato del credito é cosi miope e viscoso da concedere prestiti al più per l'acquisto della casa e spesso condizionato alla fornitura di garanzie draconiane (ve lo immaginate la faccia del vostro banchiere se gli chiedeste un prestito perchè dovete tirar su dei figli?)

Che si può fare per alleviare questa restrizione del credito? Accantoniamo l'idea che lo stato si possa sostituire alle banche (problemi di cassa e problemi di moral hazard). Meglio pensare ad un auto-prestito del lavoratore a se stesso. Si tratterebbe di rendere spendibili le trattenute previdenziali nei primi anni di lavoro, diciamo dai 18 ai 35 anni (magari per non più di 5-7 anni in totale), e di recuperare poi quelle contribuzioni e gli interessi nel frattempo non maturati nelle fasi finali della vita lavorativa, diciamo per 10-15 anni, dai 50 ai 65 anni. Si tratta di ritrovarsi il 20% e più in più in busta paga nei primi anni quando più serve e restituirne altrettanti (per un periodo più lungo). il meccanismo qui descritto é un po' rozzo: ha un unico scalino positivo inizialmente (+20% rispetto al reddito decurtato delle trattenute) ed un unico scalino negativo alla fine (-20%) . Ma può essere più graduale ed ad esempio prevedere che su 35 anni di vita lavorativa si passi da un +15% ad un -20% con uno scalino di un punto percentuale all'anno.

Per come sono le cose ora, i giovani partono con redditi molto bassi e spesso si devono fare aiutare dai genitori per avviare la propria vita. Una misura di questo genere aiuterebbe un giovane a fare da se e lascerebbe al genitore l'incombenza di pensare alla propria pensione.

Certo ci vorrebbe uno esperto di previdenza per fare bene i calcoli (se ce ne é uno che mi aiuta magari...), ma cosi ad occhio e croce mi sembra un'idea interessante che certo non risolve il problema del precariato ma da un po' di respiro ai giovani nelle prime fasi della loro vita lavorativa. Ma forse é solo una banalità già ampiamente implementata o una stupidaggine bella e buona...
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Ma di chi si parla?

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A fare i cinici e maliziosi, si potrebbe anche cambiare l'ultima frase come segue: Cosi' la presidente dei circoli della libertà, Michela Brambilla, risponde ai giornalisti alla festa dell'Udeur a Telese Terme su Massimo D'Alema.

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miraggio nel deserto

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Eccolo qui. Lo sguardo del club di Roma sul futuro energetico come lo vorremmo. Niente di fantascientifico. Ma un progetto molto concreto fatto di tecnologie gia oggi disponibili. Si tratta di disseminare le coste del nord-africa di centrali a solare termodinamico. Si, quelle che Rubbia sta promuovendo da anni con il suo progetto Archimede tra l'indifferenza generale. Si tratta di concentrare l'energia solare attraverso degli specchi per riscaldare un liquido e con questo far girare delle turbine a vapore come quelle delle locomotive. Con utili accorgimenti si può rendere la produzione costante anche in assenza di sole (evenienza per altro rara nel deserto) imprigionando il calore in eccesso in soluzioni saline e accoppiando le turbine con dei motori a combustibile per le emergenze.

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E quante centrali ci vogliono per generare tutta questa energia? In questa immagine affianco, il quadratino rosso centrale indica la superficie equivalente di deserto necessaria per produrrre attraverso gli specchi il fabbisogno energetico dell'europa e del nordafrica. Certo è una bella superficie (un quadrato di 50 km di lato), ma non si può certo dire che laggiù manchi lo spazio. Peraltro l'irradiazione solare nel deserto è doppia rispetto a quella dei paesi del sud europa e questo costituisce un ulteriore motivo per localizzare in quelle regioni le centrali.

Si certo, ma poi come la si porta qui in Europa tutta questa energia? In fondo ci hanno sempre insegnato che l'energia anche ad alto voltaggio, su grandi distanze si disperde a tal punto da non essere più conveniente. Questo vale però per la corrente alternata, non per la corrente continua. Tramite delle connessioni HVDC, si può ottenere con dispersioni minime il trasporto di energia attraverso le migliaia di chilometri che separano il deserto dai nodi europei nei quali l'energia verrebbe poi reimmessa nella rete esistente. Le reti di trasmissioni HVDC non sono una possibilità teorica ma delle infrastruttre gia comunemente operanti in tutto il mondo.

Gli scettici potrebbero storcere il naso, ma qunato costa un progetto simile? Costa molto. una stima parla di 400 miliardi di euro fino al 2050 ma non fermiamcoi a dei numeri che sono assolutamente volatili. Pensiamo invece alle dimensioni ed alla portata del progetto. Si tratta di sostituire l'energia che attualmente produciamo con i derivati del petrolio o con il nucleare. Si tratta di rendere l'Europa ed il mediterraneo carbon-neutral o quasi. Si tratta in fondo di sostituire oleodotti con elettrodotti.

il progetto del Club di Roma poi si integra con le altre fonti rinnovabili: dal vento lungo le coste atlantiche, all'idroelettrico nelle alpi, alla biomassa dei balcani. No, non è un miraggio nel deserto ma una strada del tutto percorribile anche con le tecnologie attuali verso un futuro sostenibile per l'Europa ed il mediterraneo.

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soccorsi! so' ccorsi via...

I soccorsi non sono arrivati. Nessuno si é fatto vedere. I soccorsi assenti, i maledetti soccorsi tardivi. I telegiornali ne sono pieni: facce arrabbiate; a volte fuligginose; a volte visi sconvolti dal dolore per aver perso proprietà se non addirittura amici e parenti. Mentre il sud é in fiamme, divampa la protesta sui soccorsi. I fantomatici soccorritori che non accorrono mai; la protezione civile assente; lo stato che abbandona; i poveri cittadini che devono difendere il loro giardino con propri secchi e pale.

Gli incendi estivi sono un cataclisma. Sappiamo tutti quali danni essi provochino, e quali perverse logiche essi celino. Sappiamo anche che non serve andare fuori dai confini del paese per vedere come si possa risolvere il problema. Anzi, diciamolo chiaramente: la maggior parte del territorio italiano ha un livello di incendi che possiamo considerare fisiologico, ed una ristretta parte del territorio può vantare esperienze di eccellenza assoluta a livello mondiale. E chi ne dubita, si faccia un giro dalle mia parti, nel Trentino coperto di boschi, dove ogni villaggio dicento anime conta il suo corpo volontario di vigili del fuoco addestrato e attrezzato come lo sono i vigili professionisti nel resto del paese. Il problema degli incendi boschivi diventa patologicamente drammatico (fino alla morte di diverse persone ogni anno) solo nel sud Italia.

Sarà colpa solo del solito pregiudizio antimeridionale? O sarà colpa della mafia, della cammorra o dell'ndrangheta? O forse sarà lo stato che non paga adeguatamente i pompieri, che non fornisce i mezzi, e che possiede una flotta di soli 20 canadair (la flotta più vasta tra i paesi europei peraltro)?Tutto questo certo. Mettiamoci anche il clima meno clemente del sud, se questo consola qualche meridionale che potrebbe sentirsi altrimenti discriminato dalle mie parole.

Eppure vorrei tornare a quei visi ed a quei volti che arrabbiati cercano invano i soccorsi che li salvino. Perché forse anche li sta una radice di questo male. É mai possibile che i soccorsi debbano sempre venire da fuori? Che società civile é quella che affida la difesa della propria sicurezza ai canadair che vengono da altrove, dal cielo e comunque sempre da lontano?

Certo il Trentino non fa testo, ma é pur sempre un esempio a cui guardare no? Ed allora perché dalle mie parti appena si intravvede un comingnolo di fumo, la gente telefona immediatamente, e nel giro di pochi minuti squadre e squadre di volontari sono sul posto? Perchè i ragazzi vedono come motivo di orgoglio quello di prestare il proprio impegno gratuitamente ed anche a rischio della vita nei corpi volontari? perché l'amministrazione provinciale e comunale invece di sperperare soldi, dota questi volontari di tutte le attrezzature di cui necessitano? Perché in Trentino i canadair ci devono venire solo ogni tot anni in casi di incendi eccezzionali?

Il perché ovviamente lo so, ed é quello che fa la differenza tra una vera società civile dove prevale il senso del bene comune ed il contributo che ognuno può dare alla sua tutela, ed una società incivile dove prevale la familistica difesa delle cose proprie e l'attesa messianica per i soccorsi che devono arrivare sempre e comunque da altrove. Ed é in questo familismo, in questa mancanza di "senso del noi" e "del senso del nostro", che germoglia poi la criminalità organizzata cosi come proliferano gli incendi boschivi. Lí vi si generano entrambi i fenomeni perché da una parte il familismo crea quell'economia del malaffare che dagli incendi trae linfa, e dall'altra il familismo non si cura della prevenzione di quegli incendi almeno fino a quando essi lambiscono il proprio giardino.
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esecrabili evasioni

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Sembra che Fastweb abbia ricevuto tante email di protesta da propri abbonati circa l'impresentabilità di Rossi come testimonial, viste le sue grane con il fisco. Se questa piccola notizia fosse vera, e non solo l'abbaglio tardoagostano di qualche giornalista, sarebbe davvero una sorprendente ottima novità.

ntendiamoci, Valentino Rossi é la simpatica canaglia che fa sorridere con le sue sorprese ed inorgoglisce con le sue imprese. Ma sulla questione delle tasse ha fatto un grande scivolone. Si certo, in quell'ambiente fanno tutti cosi. E sarà anche stato malconsigliato, ne siamo certi. Ad occhio e croce ci sembra il tipo che a malapena conosce il nome del suo commercialista. Comunque questo non lo solleva dalle sue responsabilità e ci auguriamo che quando il fisco presenterà il conto (con arretrati e sanzioni dovute), egli pagherà con la leggerezza che lo contraddistingue.

La buona notizia comunque é un'altra: che agli italiani (almeno ad alcuni di questi abbonati a fastweb) l'evasione faccia finalmente rabbia e non indifferenza o addirittura ammirazione come spesso accade. Forse il lavoro di Visco ed in generale del governo Prodi sull'immoralità dell'evasione comincia lentamente ad attecchire. Le tasse non pagate sono soldi rubati ad altri contribuenti e non sottratti allo stato cattivo, come se lo stato fosse altrove.

Questa piccola news giunge nei giorni in cui il cardinal Bertone conferma sostanzialmente le parole di Prodi di qualche giorno addietro circa l'immoralità per un cattolico dell'evasione; e nei giorni in cui chi si rimepie la bocca di sciocchezze sullo sciopero fiscale (azione che Leonardo suggerisce di punire immediatamente con la sospensione dello stipendio di parlamentare pagato con le stesse tasse che si vogliono non pagare) viene isolato dallad sua stessa parte (vedi la distanza presa da Berlusconi nei confronti di Bossi e da confindustria nei confronti di un suo associato).

Ch stia cambiando l'aria?

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argomenti usurati

Abbiamo forse finalmente un'accordo sulle pensioni. Che cosa pensarne? Beh, da queste parti si tende a guardarlo come ad un passo necessario fatto dal governo. Ci si era impegnati in campagna elettorale a mitigare la vigliaccheria maroniana (non dimentichiamolo: Berlusconi ha innalzato l'età ma ne ha fatto pagare lo scotto politico al governo successivo). Ora abbiamo un piano che costa parecchi soldi -non neghiamocelo- ma che mette insieme le promesse fatte con un certo equilibrio economico.

Detto questo, ed a mò di promemoria per i programmi di governo che verranno, è ora di pensare a riforme più forward looking sulla previdenza. Non ripeto qui quello che si sostiene in molti posti altrove. Ma se vogliamo proprio parlare di quote: noi seguiamo Adinolfi e sposiamo quota 100. E' ora di mettere al centro del discorso pensionistico i giovani che entrano al lavoro, non i vecchi che ne escono.

Sotto quota 100 nessun patto generaizonale è credibile. Siamo il paese con l'età pensionabile tra le più basse in Europa. e con la longevità più elevata. Eppure ci vengono a raccontare che i conti INPS, sono in ordine. A livello contabile lo sono: il trucco sta nell'erogare future pensioni molto basse, con prospettive di non arrivare nemmeno al 50% dell'ultimo stipendio percepito. Bisogna dirlo chiaro: questo scambio, bassa età pensionabile in cambio di future basse pensioni, è un insulto e soprattutto non è politicamente credibile. Che cosa faremo infatti quando tra 10-20 anni cominceremo a vedere masse di pensionati molto impoveriti? Faremo esattamente quello che abbiamo fatto in questi anni: alzeremo gli assegni minimi e trasferiremo loro risorse. Con buona pace dei conti in ordine. Lo faremo certo perchè noi non vogliamo vedere anziani morire di stenti, ma sia chiaro: è politicamente inaccettabile, perchè è lampante che gli accordi di questi anni sono in malafede se già scontano quei futuri extra trasferimenti iniqui.

Basta con la retorica dei lavori usuranti. Tagliamo corto su un'altro argomento: i lavori usuranti. Con una premessa doverosa: massimo rispetto per chi si rompe la schiena agli altiforni ed in altri luoghi di lavoro difficili. Però questa intervista ad Angeletti ci fa annusare i luridi cantoni dove si vuole andare a parare: l'innalzamento dell'età pensionabile può essere sindacalmente neutralizzato facendo entrare tutti gli iscritti alla UIL nella categoria degli usurati. Ora un po' di economics del lavoro usurante: io non discuto che alcuni lavori lo siano. chi accetta di farli, accetta rischi più elevati, invecchiamenti precoci, malattie da lavoro e cosi via. In linea di principio il mercato è perfettamente in grado di assorbire questi rischi. In linea di principio è giusto anche che questa gente possa ritirarsi prima dal lavoro. E le due cose sono perfettamente conigliabili: la loro dipartita prematura non deve essere sostenuta da chi i contributi li continua a pagare per altri 5-10 anni. Non ci deve essere nessun sussidio incrociato verso il lavoro usurante, perchè altrimenti al margine avremmo un eccesso di offerta di tali posti di lavoro. Se il lavoro è usurante, si firmino accordi sindacali che facciano pagare più contributi all'azienda ed al lavoratore, in modo tale da lasciare gli usurati a casa dopo i 57 anni e coprire gli anni mancanti all'età pensionabile valida per i resto della popolazione. Se l'operaio dell'altoforno va in pensione a 57 anni, l'azienda dovrebbe avere accantonato risorse per pagarne un sostituto di pensione fino alla quota 100 ed al tempo stesso i contributi INPS che permettano di maturare i diritti pensionistici come se il lavoratore stesse ancora lavorando. Se l'azienda non se lo può permettere, vuol dire che quel posto di lavoro non è economicamente sostenibile e tanto vale farlo fare ad un giovane indiano o cinese. Solo internalizzando tutti i costi, anche quelli delle pensioni anticipate, i vantaggi dei lavori usuranti si allineano con i costi relativi. Solo in questo modo si rende sostenibile l'anticipo di età pensionabile per gli usuranti e si tagliano alla radice le manipolazioni soncertanti alla Angeletti.

La questione generazionale stà entrando prepotentemente anche nel dibattito previdenziale. E' ora di mettere da parte argomenti non credibili e usurati. Quando cominciamo -ad esempio- invece a discure seriamente della scandalosa questione dei contributi versati dai milioni di precari e che, oltre ad essere esigui, non sono nemmeno ricongiungibili con i contributi del lavoro a tempo indeterminato?
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Insistiamo senatore:
se ne può davvero andare...

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Volevamo rassicurare il senatore Selva. Nonostante sappiamo che ci mancherà, nonostante già fatichiamo ad immaginarci i panini del Tg2 senza il suo contributo fondamentale, noi per rispetto alla sua coerenza e coscienza, non gli avremmo mai chiesto di restare. Quando uno compie una scelta cosi meditata, è giusto che i cittadini la rispettino sino in fondo, senza tirare alcuno per la giacchetta.

Selva ha già dato a questa repubblica, davvero non è corretto chiedergli di restare oltre!

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stridenti incoerenze

Su one more blog notano un'innegabile, stridente e lacerante incoerenza. Di fronte a due suicidi, di un'uomo allo stadio finale della sua dolorosissima malattia da una parte, di un uomo dalla vita apparentemente piena di successi dall'altra, al primo la chiesa nega la pietà cristiana del funerale, al secondo la stessa concede i funerali in massima pompa al cospetto di alcuni suoi eminenti esponenti.

Noi, a differenza dei commentatori di One More Blog, indugiamo e ci tratteniamo dal consolidare quelli che peraltro sono pensieri che affiorano prepotenti. Ma allora è vero che non tutti i suicidi sono uguali? allora è vero che anche la chiesa perdona più facilmente ai potenti? allora è vero che tra una scelta tragica ed una scelta assurda, la chiesa ha dato ragione alla seconda? Noi vorremmo che qualcuno ci aiutasse a fugare questi pensieri. Ecco, possibilmente non con un commento in latino...
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gemelli salvatori della patria

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Ma insomma, chi l'ha detto che solo i polacchi possono avere due gemelli a salvare la loro patria?

Anche noi ne abbiamo due (impressionante la somiglianza, non trovate?) che, a scorrere i giornali in questi giorni, stanno prendendo questo paese per mano e lo stanno portando verso il sol dell'avvenire.
E se forse non sarà il luminoso sol dell'avvnire, che almeno sia l'illuminato centro di una nostra città. E ci si vada magari a bordo di una 500. O in Metro B1.

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vitalitalia

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Due anni fa il referendum per l'abrogazione di alcuni articoli della legge 40 sulla fecondazione assistita. In quell'occasione una campagna pubblicitaria ottimamente organizzata -tra gli altri- dalla chiesa cattolica ed in particolare dal cardinal Ruini, fece passare chiaro il messaggio che chi tifava per la vita, doveva per forza essere contro il referendum (e quindi astenersi). Qui sopra abbiamo 5 sigle di organizzazioni parte di quella mobilitata galassia: tutte con riferimenti espliciti alla parola vita. Come nella migliore tradizione della politica che si fa marketing, bisogna continuare adi insistere con una parola chiave, sottrarla all'avversario e farne la propria bandiera. La sinistra di questi meccanismi della politica non ha mai capito nulla. Nel corso del tempo si è fatta scippare parole come libertà, sviluppo, territorio ed infine vita. Nel 2005 l'immaginario comune pre-referendario era ben delineato: Astensione=Vita e Voto=Morte

Oggi le statistiche ci dicono il contrario. A causa dell legge 40, sono nati meno bambini e le donne hanno corso più rischi in gravidanza. Sarà un ragionamento semplicistico il mio se volete, ma insomma, i dati parlano chiaro: l'aver perso quel referendum ha fatto perdere circa 1000 parti all'anno al saldo delle nascite del paese. Gli antireferendari erano per la vita o contro la vita quindi? E' un ironia funerea mi rendo conto. Che non fa giustizia di tutti quelli che con la parola vita si sono riempiti la bocca con troppa disinvoltura.

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Walter tutto falce e pannello

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Ci penseranno i giornali di domani a fare l'esegesi del discorso. A mettere in fila i nemici evocati (dal sindacato ai fannulloni, dai no-tav agli evasori) a sottolineare l'abbandono del buonismo, ad enfatizzare la competenza in materia economica, l'attenzione al rigore. Domani ci saranno intere rubriche sul gobbo elettronico, sulla sudorazione leggera, sul fatto che "inizialmente era un po' legnoso ma poi si è scaldato". Qualcuno ci spiegherà i dietro le quinte, le citazioni di rutelli, franceschini, fassino, chiamparino e le mancate menzioni di questo o di quell'altro. Sottolineo solo una cosa che sicuramente tanto domani nessuno avrà notato. Cosi come nessuno la notò quando ne parlò Prodi.

Lo zio Uolter, ha messo al primo punto della sua agenda la questione del cambiamento climatico. Ne ha parlato come primo argomento. L'ha ribadita come uno dei quattro pilastri del suo progetto politico. L'ha collegata agli altri punti del programma. Ha tagliato i ponti con chi a questa priorità non si vuole adeguare, a cominciare dai No-Tav. L'ha proposta come sfida economica e civile. Ha parlato di energie rinnovabili e di carbon tax. Di riduzione di consumi e di nuovi stili di vita. Ha parlato di un'intera economia da ricostruire mettendo al centro il rispetto per l'ambiente. Ovviamente di tutto questo domani non si parlerà. Sarà sparito in una nemesi collettiva incredibile. Vogliamo scommettere? (in tanto è già pressochè sparito dalle minute di Repubblica)

Si candida ad essere il segretario in pectore del nascente partito democratico. In cuor mio è già presidente onorario del partito della falce e pannello.

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Walter wanted

Problema: dove me lo vedo oggi il buon Uoulter (walter per i trentini) alla TV visto che non c'ho sky?

PS. possibile che quelli delle sezioni DS non ci abbiano pensato? (possibile possibile... ho chiamato! e peraltro quando ho chiesto il numero del circolo della margherita l'impiegata dei DS mi ha risposto un no che sottointendeva... "No scemo, ma ti pare che ti do il numero di quei
papistirutellianibinettianimontezemolianiliberalfascstoidicontiguiconilnemico-
megliosemichiedeviilnumerodiuncamaertadiforzanuova?... cominciamo bene...)

Update: sembra che la diano su La7. e su repubblica TV (via internet) e persino il buon vecchio SuzukiMaruti commenta live
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un passaggio per Marsala

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Di come il processo di costruzione per il PD in ottobre sia un passaggio delicato e fondamentale lo si è già detto. Cosi come di quante speranze si nutrano in proposito, di come cresca la voglia di esserci e di fare, anche fuori dai vecchi schemi margherita vs DS.

E cosi, dopo il sito delle primarie presentato l'altro giorno: un iniziativa dal basso per costruire l'infrastruttura che serva per le primarie di ottobre ora è la volta delle prime liste.

I primi a farsi avanti sono iMille. Nome evocativo dietro cui si celano volti noti e meno noti, persone e pensieri che da queste parti si tende a seguire con molta attenzione. Ci sono Ivan Scalfarotto, One More Blog, Progetto Mayhem, il blog di Generazione U, Massimiliano Vatiero, Luca Sofri.

Nomi diversi. personalità forti ed ambiziose. Idee divergenti: con alcuni che si fanno un giro al
family day ed altri che invece non potevano che stare a Piazza Navona. Chi viene da un trascorso Diessino, chi da uno Margheritino, chi invece gioca un outsider completo. Non è per farne un'inutile polemica, ma mettiamo in luce la plularità di questa sostanza che si stà coagulando attorno a questo marchio garibaldino cosi azzeccato.

In fondo a che cosa dovrebbe servire questa lista? Ad ottobre si andrà ad eleggere l'assemblea costituente del futuro Partito Democratico. In quell'assemblea è importante metterci persone fresche, giovani, coraggiose e con idee nuove. E' importante che non ci entrino solo quelli che da sempre fanno politica e che quindi sono avvezzi alle logiche di potere spartitorie che ahimé rischiano di compromettere la riuscita di questo grande esperimento.

Buona fortuna quindi ai Mille, e chissà che anche da queste parti non ci venga voglia di prendere un passaggio fino a
Marsala.

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il sito delle primarie

  • Sofri, é seriamente preoccupato per come potrebbe essere impostato il percorso costituente del partito democratico
  • Scalfarotto é disincantatamente scettico per come potrebbe essere impostato il percorso costituente del partito democratico
  • Adinolfi é smaccatamente critico per come potrebbe essere impostato il percorso costituente del partito democratico

Noi che siamo seriamente preoccupati, disincantatamente scettici, smaccatamente critici... Epperò vorremmo pure metterci del nostro, sporcarci le mani, andare a scoprire il bluff.

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E quindi ci siamo iscritti a questa community per le primarie dell'ulivo. Un manipolo di avventurieri, idealisti, illusi o furbastri? E chi lo sa... Lo scopriremo solo vivendo, e vedendo nascere il PD, sapendo che qualunque cosa accada, non ce ne siamo stati con le mani in mano....

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Chistu e chilli: pemmé pari sono...

Due notizie:

- Un senatore della Repubblica finge un malore per farsi trasportare dall'ambulanza fino agli studi televisivi di LA7 dove era atteso ospite. Gustavo Selva è di Alleanza Nazionale, notoriamente il partito più a destra del nostro sgangherato arco costituzionale, se escludiamo i fascisti irriducibili della Mussolini&c.

- I figli di papà che hanno sfilato a Roma nel weekend, hanno mugugnato,strillato, imbrattato, caricato, ferito, sporcato, insultato, rotto le cose e rotto i coglioni finche non hanno ottenuto quello che volevano: il treno gratis per tornare a casa. Notoriamente questa galassia di pacifondai borghesi si autocolloca sempre e comunque più a sinistra di chiunque altro. Più a sinistra del PD, dei verdi di RC, della Fiom,etc...

C'è però questo tratto che ricongiunge i due estremi dell'arco, come è proprio che sia di ogni forma circolare. Il tratto abominevole del free-rider, dell'approfittatore, di quello che sale sull'autobus e non paga il biglietto. Qualcuno potrebbe obiettare che in fondo questo è un tratto che accomuna tutti gli italiani. Obiezione accolta.

Ma nel caso del senatore erede del partito fascista cosi come per gli sfasciavetrine, colpisce quell'arroganza che pretende ciò che agli altri non è consentito, esige come un diritto ciò per cui il resto della collettività lavora, occupa abusivamente una risorsa di tutti e rivendica gradasso un diritto che non gli spetta.

Chistu (Selva) e chilli (i pacifondai): pemmé pari sono...
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Contrordine compagni

Ricordate? solo ieri si diceva di quanto l'emendamento contro il monopolio notarile sull'intermediazione immobiliare fosse sacrosanto, fosse stato studiato intelligentemente, fosse difendibile contro le spudorate arroganze forzaitaliote etc?

Contrordine compagni: l'emendamento va ritirato. Evidentemente i notai possono contare su amici più potenti degli avvocati. Evidentemente di chi compera e vende garage, non glienefreganienteanessuno... Solo due considerazioni:

-E' un peccato dare ragione ai taxisti quando dicono che le vere lobby non le tocca mai nessuno. Loro avranno pure dei metodi di protesta che sfiorano la violenza, ma alla fine portano a casa poco o nulla. Una casta di 5.000 potenti come quella notarile invece fa sostanzialmente le leggi che vuole.

-Una cosa amareggia. Anzi no, direi che disincanta. Che contro questo emendamento si siano schierati Mastella, rifondazione comunista ed i comunisti Italiani. Passi per il primo, che ha sempre l'aria di uno con la tentazione di ritrovarsi ovunque ci sia un grumo di potere, ma per i due rimasugli del comunismo italiano, che giustificazione si può accampare? Forse che sono ancora cosi allergici alla proprietà, che mettendovi sopra una bella tassa privata ad uso e consumo dei notai se ne disincentivi l'utilizzo? Oppure che -in fondo- a questi signori sta bene che i propri elettori continuino a vivere in affitto?
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chi difende i notai

Torniamo all'argomento di ieri. All'emendamento introdotto al decreto Bersani che manomette il monopolio notarile sulla compravendita di immobili, aprendo la possibilità di legittimare le intermediazioni, almeno per valori catastali sotto i 100.000 euro, alle segreterie comunali ed agli avvocati.

Abbiamo raccontato ieri cosa l'aver intaccato questo privilegio ha scatenato. Ribadiamo l'ovvio: la posizione dei notai è indifendibile. Chi difende questa esclusività difende un privilegio. Un monopolio illiberale. Un abuso di potere. Tutta la fuffa sullo scardinamento del sistema giudiziario è -per l'appunto- inqualificabile, perniciosa e subdola fuffa.

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Bene. Abbiamo trovato due che questa fuffa la difendono. Grazie a Maurizio, abbiamo dato un'occhiata agli emendamenti presentati in commissione. Queste due eminenti figure affianco, che presentiamo più in dettaglio sotto, hanno proposto nell'ordine di:

-rendere l'articolo applicabile solo alle donazioni e non anche alle compravendite
-abbassare la soglia di applicabilità da 100.000 a 5 euro
-rendere l'articolo applicabile ai beni mobili e non già ai beni immobili. Con il risultato magari di dover passare dal notaio anche per comperarsi un quadro da collezione. Non che mi capiti spesso peraltro Winking
-abbassare la soglia di applicabilità da 100.000 a 1 euro

Si tratta ovviamente di un tentativo di rendere inefficace l'articolo, per la gioia dei notai, e con buona pace degli avvocati e sopratutto di chi vorrebbe comperare garage o casa pagando un po' di meno. I due autori di questa nobile espressione di civiltà giuridica sono l'onorevole Claudio Azzolini e l'onorevole Alfredo Vito.

Entrambi Napoletani, in particolare il secondo si distingue per un curriculum di tutto rispetto: Entra alla Camera dei Deputati nelle liste dell DC con oltre 100.000 preferenze al termine delle elezioni politiche del 1987. Il 18 marzo 1993 la Camera concede l'autorizzazione a procedere per voto di scambio nei suoi confronti: l'8 aprile dello stesso anno i giudici napoletani lo accusano di rapporti con la criminalità organizzata e corruzione e l'11 dicembre viene condannato a due anni con la sospensiva, dopo patteggiamento (dietro l'impegno solenne di ritirarsi per sempre dalla politica) e con la restituzione di cinque miliardi restituiti per 22 episodi di corruzione a Napoli.

Lasciamo stare i tracorsi burrascosi. Chiediamo solo conto a questi signori della loro appartenenza ad un partito che dichiara di ispirarsi ai valori liberali ed addirittura della libertà ha storpiato il nome per appenderlo allo stipite della propria casa.
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l'un contro l'altro armati

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Tra martedi e giovedi (oggi) avvocati e notai si sono scambiati dei colpi di clava a suon di avvisi a pagamento sui quotidiani italiani. Hanno cominciato i notai martedi, comperando intere paginate dei maggiori quotidiani. Non ho trovato copia dell'avviso online percui beccatevi questa scannerizzata. Vista la paginata intera dell'avviso che non rientra nel mio ordinarissimo scanner, vi mostro solo la testa della pagina. Denunciano niente po' po' di meno che lo scardinamento del sistema giuridico posto a tutela dei cittadini e della convivenza civile.

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Rispondono oggi gli avvocati, comperando quarti di pagina sui quotidiani (cosicché si possa scannerizzare l'avviso per intero) replicando a muso duro definendo il comunicato dei notai come criptico allarmistico e omissivo, nonché oggettivamente lesivo della reputazione e della dignità della categoria forense. Ovviamente anche gli avvocati concludono dichiarando che agiscono nel solo ed esclusivo interesse del paese, dei cittadini, della convivenza civile bla bla bla...

Che è successo? Semplicemente una manina furba ha inserito un comma (per altro si chiama 41 bis, come quello del carcere duro nel codice penale) nel decreto Bersani sulle liberalizzazioni che è in via di discussione alla Camera. Questo codicillo in sostanza dice che delle compravendite immobiliari di valore inferiore ai 100 mila euro, d'ora in poi se ne possono occupare anche gli avvocati e non già semplicemente i notai.

Insomma, per vendere un paio di garage (perchè questo al massimo si compera con quelle cifre) ci si potrebbe rivolgere anche ad uno dei 150.000 avvocati italiani oltre che ai 5.000 notai. In fondo si tratta di mandare una segretaria agli uffici competenti, controllare che non vi siano ipoteche od altri titoli che pendono sull'immobile, qualche servitù od altro diritto reale e poi autenticare una firma. Di questo si tratta. Ecco lo scardinamento dell'ordinamento giuridico posto a tutela dei cittadini. ecco la lesione alla convivenza civile. La repubblica che crolla sui propri garage!

Ora, lungi da noi prendere le parti degli avvocati. Ne abbiamo detto peste e corna da queste colonne in passato. Ci viene solo da constatare alcune cose:

-La posizione dei notai è indifendibile. E spero che il governo resista alle pressioni. Anzi direi che ci credo! Tanto più che gli avvocati sono sovrarappresentati in parlamento e questo, per una volta almeno nella sotria repubblicana, potrebbe essere un vantaggio.

- La tattica del governo è eccellente. Come fare a scardinare il monopolio notarile? Naturale: mettendogli contro l'altra potente lobby legale. Che se la sbrighino da soli, che si prendano a randellate in pubblico, dai giornali, cosi che gli italiani vedano quali scontri di potere si celano dietro questioni apparentemente piccole come le compravendite di garage. Che poi, portato a casa l'emendamento cosi come è, ci si comincerà a chiedere: - ma perchè fermarsi proprio 100.000 euro? -e perchè fermarsi agli avvocati? in fondo ai traserimenti delle auto ci pensano già gli uffici comunali che effettuano più o meno il medesimo tipo di verifiche...

-Le liberalizzazioni procedono a gonfie vele. E' un cambio culturale profondo che sta facendo sempre più breccia. Non ci sono più aree intoccabili, ne i tassisti (vedi il sostanziale fallimento della manifestazione dell'altro giorno), e nemmeno i notai. Con luglio parte la liberalizzazione dell'utenza domestica energetica e forse si farà persino la legge biennale sulle liberalizzazioni. Questo, insieme ai conti sistemati sarà certamente uno dei risultati duratouri di questo governo qualora dovesse cedere.

Per concludere, ci si consenta di tornare alla diversa grandezza dei due avvisi, Pagina intera per i notai, contro quarto di pagina per gli avvocati. Che i decreti sull' abolizione delle tariffe minime per gli avvocati della scorsa estate abbiano già cominciato a mordere?
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The green way

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Questa é la copertina dell'economist di questa settimana. Segue report di 32 pagine su come le cose sul fronte della lotta ai cambiamenti climatici si stiano muovendo. Ben oltre il protocollo di Kyoto. Sapete come da queste parti il tema ci stia partcolarmente a cuore. Sorgono due tipi di riflessioni.

-La prima é che malgrado tutto, come mostra bene il settimanale inglese, le cose si stanno muovendo a più livelli. Il livello più attivo sembra quello che tutti davano per il più restio a muoversi: quello industriale. Vuoi per fare di necessità virtù, vuoi per trovare nuove occasioni di business, vuoi per operazioni di marketing, ma le imprese si danno da fare: da quelle che investono in energie pulite, a quelle che si attrezzano per il risparmio energetico, a quelle che fanno delle basse emissioni la loro mission aziendale. E scusate se é poco.

-La seconda riflessione é più generale, e riguarda il mondo anglosassone e la sua cultura. Vero: noi europei continentali diciamo da molto più tempo che il climate change é un grosso problema. Vero: loro hanno negato che esistesse il problema fino all'altro ieri. Vero noi inquiniamo di meno. Vero: noi siamo dentro Kyoto ed invece i loro cugini di oltremanica ancora ci pensano. Peró noi, alla faccia delle belle parole spese 10 anni fa, abbiamo le emissioni del 7% sopra quelle del '90; altro che 10% sotto come promesso. Però noi lasciamo che l'ENEL bruci carbone ed i mulini a vento poi non li facciamo che ci rovinano il paesaggio (meglio una bella ciminiera invece!). Noi siamo bravi a chiacchierare ed a piangerci addosso. Loro sono fatti cosi: magari negano il problema finché possono, ma quando poi lo riconoscono, partono in quarta, ma soprattutto sembra che si diano una meta da raggiungere.

Facciamo un esercizio mentale: ipotiziamo che l'Espresso, o qualche altra nostra rinnomata rivista concedesse tutto questo spazio al tema. Sarebbe usato per fare articoli allarmistici sul fatto che Venezia andrà sottacqua, che la Sicilia diventerà un deserto con i cactus, e che il basilico genovese crescerà sulle pendici del monte rosa. Che le cavallette ci mangeranno i geranei alle finestre e le zanzare ci porteranno malaria ed ebola. Di quei pezzi -giornalisticamente parlando- perfettamente confezionati e dalle tirature enormi. Che però ti lasciano là sull'orlo del precipizio, solo con te stesso e con quel retropensiero che forse é meglio buttarsi di sotto e farla finita subito (vedi questa inchiesta sui tumori ad esempio). Invece l'Economist, in ogni sua grande inchiesta, ed anche a costo di semplificazioni esagerate, parte dal problema per indicarne le soluzioni, per indicare un percorso alla fine del quale il problema si risolve. Ed é cosi anche per quanto riguarda questa inchiesta sul global warming. Noi ovviamente speriamo che l'ottimismo anglosassone sia ben riposto, anche perché del pessimismo immobilista rassegnato italiano non sappiamo davvero cosa farcene...
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E la famiglia? sta bene grazie...

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Su questo numero dell'Economist c'é un bel pezzo su dove va la famiglia in America. La fotografia é interessante e riflette a modo suo l'aumento delle disparità che si registra in tanti indicatori in giro per quel paese:

-I divorzi. Tra la fascia di popolazione più educata (laurea) la percentuale di divorzi a dieci anni dal matrimonio é crollata dal 29% della fine degli anni 70 al 16% degli anni 90. Tra coloro che non hanno finito la scuola dell'obbligo, nello stesso periodo, la percentuale é aumentata dal 38% al 46%.

I figli. I figli che vivono con i due genitori biolgici, o comunque in un nucleo stabile e non bellicoso, sono definiti socialized for success. Vanno meglio a scuola, hanno più probabilità di finire il college, ed hanno più probabilità a loro volta di fondare una famiglia stabile e perpetuare il circolo virtuoso.

Il successo economico. La famiglia é un affare per i coniugi e per i loro figli. La famiglia come istituzione economica funziona egregiamente: induce ad una specializzazione produttiva (la divisone banale se volete tra chi fa il bucato e chi rasa l'erba) induce i genitori maschi ad incrementare la produttività, permette economie di scala e di scopo ad esempio sulla condivisione di costi fissi quali la casa. Infine la promessa di restare insieme fin che morte non ci separi é un buon meccanismo assicurativo contro gli accidenti dell'esistenza. Queste ed altre ipotesi contribuiscono a spiegare quello che nei numeri é un'evidenza lampante: le famiglie stabili sono più ricche ed i figli cresciuti in famiglie con entrambi i genitori biologici sono di gran lunga meno esposti alla povertà ed hanno a loro volta maggiori probabilità di replicare le loro fortune.

L'articolo parla a noi, che ci siamo sposati da poco, suggerendoci molte cose. Ma parla anche al nostro paese lacerato dalla discussione sulla famiglia, discussione arenata lungo fratture ideologiche e che difficilmente si confronta con i numeri e le analisi fredde dell'economia.

Innanzitutto il pezzo dà ragione a quanti sostengono che la famiglia é centrale all'organizzazione della società. Ma lasciando da parte il diritto naturale, qui si parla di come la famiglia possa permettere di sopravvivere meglio alle asperità della vita, anche attraverso la sua capacità di produrre, difendere e trasmettere ai figli la ricchezza e creare infine quella rete di relazioni che, unite al benessere economico, sono la chiave del perseguimento della felicità.

Ce ne é abbastanza per innalzare le bandiere del family day, per affiggere i manifesti populisti "Dio, patria e famiglia" o per recitare gli anatemi del papa Ratzingher? Io credo di no.

Quello che il pezzo realmente ci dice é che, a 30 anni dalle leggi sul divorzio, 30 anni per la famiglia vissuti pericolosamente sull'orlo della marginalità ed in profonda evoluzione, l'istituzione famiglia si sta selezionando. Per le elites della società, le persone più educate e benestanti, l'istituzione famiglia si sta rivelando una scommessa vincente in quanto generatrice di discendenza, di benessere, ed in ultima analisi di felicità. Per altre fasce sociali l'istituzione famiglia é ancora in crisi, come lo era allora. Non dobbiamo infatti mai dimenticare come si é arrivati alle leggi sul divorzio: una dolorosa fuoriuscita per le donne imprigionate nelle gabbie opprimenti e spesso violente delle famiglie patriarcali. Una volta aperta la valvola di sfogo del divorzio, l'istituzione famiglia come, era allora, é scoppiata. E meno male. Il passaggio é quindi stato dal mondo delle famiglie che assomigliavano ad una gabbia, a quello attuale nel quale, almeno per i più fortunati, la famiglia é l'orizzonte della felicità perché scelta libera e consapevole di mutua fedeltà, assistenza, appoggio ed investimento. La famiglia: da limite all'emancipazione femminile, a possibilità di felicità per entrambi i coniugi.

Nessuno (diciamo quasi nessuno) nega che questa sia la famiglia che vogliamo prendere a modello. Dirò di più: questo modello é quello che lo stato, con gli strumenti adeguati deve promuovere: convivenze stabili, durature ed ufficializzate, se non proprio consacrate. A questo modello lo stato deve dedicare le proprie risorse, siano esse per la prima casa, per gli asili nido, e per altri interventi di welfare. Per coerenza a questo modello, nel momento dell'elargizione dei fondi, lo stato deve favorire questi nuclei ad altri che non siano di medesimo valore sociale, quali le coppie di fatto (meno stabili) o le unioni omosessuali (che non hanno funzione riproduttiva ne quindi i costi collegati).

Detto questo, lo stato non deve dimenticare chi questa consapevolezza non l'ha ancora maturata oppure chi ha orientamenti sessuali non riproduttivi ed offrire a questi il conforto delle tutele legali che possano contribuire ad appianare le asprezze della vita. Certo, va da se, sarebbe auspicabile che una coppia di fatto, magari con prole, decidesse liberamente e convintamente di sposarsi e di perseguire quel modello di cui parla l'economist basato su una relazione stabile, paritaria, benestante ed aperta alla vita. Ma se questa coppia non riesce a vederne gli -a questo punto innegabiil, almeno nella media dei casi- vantaggi, non é certo forzando le persone dentro quegli antichi modelli di cui ci siamo liberati che si promuove il bene, della coppia, dei figli, e della società tutta intera.

Ecco perché non sono andato al family day. Ci sarei voluto andare per sostenere la messa al centro delle politiche di welfare del modello di famiglia istituzionalizzato attraverso il matrimonio. Non ci sarei andato perché era percepibile il tratto discriminatorio della minifestazione, che tendeva a negare cittadinanza agli stili di chi fuoriuscito da un vecchio ed oppressivo modello di famiglia, non ha ancora trovato quello nuovo. ́É con l'esempio, non con la legge che si convince e (per chi ci crede) si converte.

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Sofri(re) per il PD

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Anche a Luca Sofri, la lista dei 45 saggi per il partito democratico non é piaciuta. Cosi come non é piaciuta ad Adinolfi, Vatiero, Costa, Parisi e molti altri. Wittengstein allora propone di allargare ulteriormente almeno per includere 10 sotto i quaranta.

Io ho sottoscritto. Anche perché Sofri almeno non si é autocandidato...

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andate in erasmus, miei prodi

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Parole sante... e non perché da queste parti lo si era detto..

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Coppa italica

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Come molti Italiani, seguo in questi giorni le regate di coppa america. Belle, intriganti. Tecnologiche come la formula uno, eleganti come l'equitazione, pulite come gli sport senza motore, avvicenti come tutte le sfide a due, dalla scherma al pugilato. Davvero un bello spettacolo.

E noi Italiani, siamo lì davanti. Come nella formula uno, come nelle moto, come nella scherma. Ci sono gli americani. Ci sono i tedeschi, gli spagnoli, i neozelandesi, i francesi, persino i cinesi ed i sudafricani. In attesa degli svizzeri ovviamente. Ma poi ci sono gli italiani con ben tre barche. Ci ho pensato a questo numero. Potenze mondiali come gli USA mandano una barca. Gente che mangia pane e vele come i neozelandesi mandano una barca. Gente ripiena di grana come gli svizzeri manda una barca. Ma noi italiani ne mandiamo tre.

Ci ho pensato a questo numero. Tre barche. Che significano? Pensarne bene o pensarne male? In fondo credo che queste tre barche raccontino in una pennellata magistrale (avevo scritto maestrale, forse in preda ad una deriva velistica) molto di quello che questo paese è. Nel bene e nel male.

Queste tre barche sono una storia positiva perchè rappresentano la generosità di spendersi quasi senza calcolo, solo per inseguire sogni e passioni. L'entusiasmo di costruire progetti che si misurano con i giganti, partendo dalle piccole realtà. La capacità di valorizzare i territori e le loro culture. Che Luna Rossa sintentizza l'eleganza del chiantishire, nell'entroterra di Punta Ala, mentre Mascalzone Latino e +39 sono a loro volta incarnazioni del genio partenopeo e dell'industrialità padana rispettivamente.

Ma al tempo stesso queste tre barche tratteggiano anche molti dei mali di questo nostro paese. Il suo campanilismo che impedisce di fare sintesi ed evitare inutili duplicazioni e la programmatica insofferenza verso progetti che accomunano le forze invece di dividerle.

Sarà una coppa america fantastica. Se poi la spunteremo, ci rallegreremo del genio estroso italico che nel suo disordine ed individualismo indomito prevale anche sui grigi giganti internazionali. Se soccomberemo, sarà per colpa della nostra irrimediabile incapacità di fare squadra. Meriti e colpe, comunque finiremo per pagarli, sono monete che riportano sulle facce questi due aspetti imprescindibili del nostro paese.

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La farsa socialista

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Ci mancava proprio il nuovo PSI. Mentre finisce il weekend politichese con congressi UDC che giurano fedeltà eterna al centrodestra (ma tramano tra le quinte come vecchi democristiani) e congressi socialitsti che provano ad incollare cocci che non combaciano ormai più, conviene rinfrescare la memoria, per dare una prospettiva all'evento socialista di quest'oggi. Ci pensa Leonardo a ricapitolare....

pattodeidemocratici
Alle regionali del 1995 il SI aggancia dunque i pattisti di Segni e all’Alleanza Democratica di Bordon (e della Meandri) in una più ampia aggregazione chiamata Patto dei Democratici, che prende il 4,2%: neanche male. Quasi tutti gli eletti sono boselliani. Il Patto si spatta immediatamente dopo.

rinnovamentoitaliano
Alle politiche del 1996 il SI è l’ingrediente di un calderone piuttosto centrista con il Rinnovamento Italiano di Dini, il Patto Segni e un altro partito ex democristiano a caso. Prendono il… 4,3%: insomma, tengono.

Forte di questi incontestabili successi, Boselli rialza la posta. Nei mesi successivi volge lo sguardo a sinistra, e si fa promotore nientemeno che di una
Costituente Socialista nel nome di Turati, di Nenni e Saragat. Aderisce il Partito Socialista Democratico Italiano, quello che nelle barzellette della mia infanzia faceva i congressi nelle cabine telefoniche; Ugo Intini, che per l’occasione ha divorziato da De Michelis e dice di chiamarsi Partito-Socialista-Socialdemocrazia (cominciavano a finire i nomi); e una parte della Federazione Laburista Italiana. Una parte, eh? Mica tutti. Che tutti nella stessa cabina telefonica non ci stavano (non le fanno più grandi come una volta - maledetta telefonia cellulare).

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È da queste radici gloriose che nasce, a Fiuggi il 10 maggio 1998, il nuovo partito destinato a lasciare un segno indelebile nell’Italia della Seconda Repubblica: lo SDI. Segretario del nuovo partito è acclamato un tale, Enrico Boselli.

Alle elezioni europee del
1999 gli SDI prendono un 2,1% che potrà anche sembrarvi poco, ma è sufficiente a portare due SDI nel nuovo governo Amato-2000: Del Turco alle Finanze e Intini (sottosegretario) agli Esteri. Ma se pensate che la funzione dello SDI non sia dissimile da quella di tanti altri partitini a caccia di poltrone, vi sbagliate. Boselli è sempre alla ricerca di aggregazioni più ampie.

girasole
L’anno successivo, il colpaccio: un nuovo simbolo – il Girasole – accoglie in una sola lista SDI e Verdi, che da soli alle europee avevano preso un pur meritorio 1,8%. Naturalmente un’aggregazione, per funzionare, deve colpire l’immaginazione e il cuore dell’elettore: solo così il risultato potrà essere superiore alla tetra somma aritmetica dei voti (che farebbe, comunque, quasi il 4%)
Il Girasole debutta alle politiche del 2001 e… prende il
2,2%. Come dire che uno dei due partiti nelle urne è scomparso. Impossibile sapere quale. Bisogna dire che alle europee del 2005, i Verdi, tornati da soli, schizzeranno al 2,5. E gli SDI?

Gli SDI non andranno mai soli, per costituzione. Come una zanzara testarda, Boselli è sempre in cerca di qualche vena da succh… di qualche altro partito con cui formare una più ampia aggregazione. Piuttosto, dopo la débacle del 2001, il problema è: chi è cosi tanto fesso da farsi agganciare di nuovo da Boselli? De Michelis? Per qualche tempo anche De Michelis sembra tentato. Ma alla fine il nuovo matrimonio si farà nell’autunno 2005 con quegli
intelligentoni dei Radicali, e si chiamerà Rosa nel Pugno. L’intelligenza è evidente sin dalla scelta del nome, che nei più delicati evoca subito la sensazione della Spina nel Polpastrello; ma tant’è.

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Quanto valgano i Radicali Italiani in termini percentuali è impossibile capirlo: anche loro disprezzano la politica dei partitini e si sono sempre candidati qua e là in aggregazioni più ampie. In ogni caso i RI erano reduci da un risultato importante come quello del referendum sulla procreazione assistita del giugno 2005: con il 73% di astensione, persino un brontolone come don Camillo Ruini fu visto sorridere. E insomma, nel 2006 la Rosa nel Pugno presenta alle elezioni personaggi del calibro di Pannella, Emma Bonino, Toscani, un diessino transfugo del carisma di Turci, una giovane promessa tv come Capezzone; e il solito Boselli. Come fai a non votarlo, un partito così? Alle politiche di un anno fa, la RnP prende il 2,5% e non passa nemmeno lo sbarramento al Senato (anche se Pannella & co. tuttora sostengono il contrario); per dire: Di Pietro c’è riuscito, e loro no. Anche stavolta, uno dei due partiti è virtualmente scomparso: quale? [Paragrafo e foto tratte da http://leonardo.blogspot.com]

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Leonardo peraltro é generoso nel dimenticare come tra il 1998 ed il 2000, Boselli fece aderire il suo SDI alla formazione del Trifoglio, in buona compagnia con il guastatore Cossiga ed -il poi berlusconiano- La Malfa. L'alleanza creata all'unico scopo di guastare il governo Prodi ed aiutare il soffocamento del processo costituente dell'ulivo (ahinoi, avremmo potuto avere il PD già 10 anni fa) scomparì rapidamente nell'oblio della politica senza storia tanto che su internet non si riesce nemmeno a reperire uno straccio di logo. Quello reperito affianco comunque evocativamente schiera il trifoglio con Storace alle regionali 2000... e vi ho detto tutto...

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Leonardo ha anche tralasciato di emznionare che tra il 2004 ed il 2005 lo SDI aderisce all'allora lista ulivo che si candidó alle Europee 2004 ed alle Regionali 2005.
Oggi siamo ad un altra piroetta. Con grossi proclami circa la riunificazione socialista, e l'alterità verso il partito democratico.

Io da questi signori rimasi scottato nell'oramai lontano 2001. Allora ero giovane ed ingenuo (ingenuo forse lo sono rimasto, anche se un po' meno giovane) e mi feci circonvenire credendo convintamente allo sposalizio dell'istanza ecologista con la sensibilità sociale a sfumatura liberale. Le cronache tristemente ricordano che il Girasole fu solo un mero cartello elettorale e subito dopo le elezioni i due partiti continuarono per le loro strade senza nemmeno il bisogno di spiegare agli elettori che era stata tutta una farsa.

Nell 2006 hanno messo in piedi la Rosa nel Pugno. A livello di marketing politico il progetto si presentava molto bene. Era trendy, moderno, liberale, sanamente libertario ma comunque di sinistra. Molti amici -alcuni frequentatori di questo blog- ci hanno creduto. Anche da queste parti si é molto simpatizzato, ma memori dell'ultima scottatura, si é mantenuto fede al proposito che si fece un tempo di votare partiti che possano prendere almeno il 20% dei voti (e di questi in Italia ne sono rimasti due).

Insomma, ci risiamo. Boselli sta rimettendo in piedi un'altra farsa. Che gabberà ancora qualche elettore ingenuo ed idealista forse. Che terrà in scacco qualche governo magari. Che sicuramente avrà un contributo negativo, in termini di frammentazione, rent-seeking, short-sighted politics, alla politica di questo paese. Ed é anche per consegnare definitivamente al passato queste vicende di politichese, tra il ridicolo ed il penoso, che urge costruire un partito democratico forte e florido. Per questo ci vuole anche la nuova legge elettorale, maggioritaria o con soglie di sbarramento a prova di Boselli (ed eventuali e casuali alleati)

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I care about the PD

Siamo alla vigilia ei congressi DS e Margherita che dovrebbero portare allo scioglimento dei due partiti ed alla genesi successiva del partito democratico. Il percorso é stato qui irto e districato di ostacoli.

Si sono tenuti dei congressi locali. Laceranti per i DS che rischiano la scissione. Deludenti per la margherita che si é trovata intrappolata ed umiliata da veccchie logiche di correnti e tessere che hanno minato la legittimità del processo. Il tutto in una fase di consensi discendente, che inchiodano il nascente partito democratico al 25% secondo repubblica ed al 23% secondo il corriere. Con il governo che vacilla ad ogni voto in senato e Prodi che da piú parti viene accusato di essersi disinteressato al processo i formazione del PD dopo esserne stato il principale promotore lungo questi anni.

Questo é lo scenario. La voglia di girare la testa é forte. Di tenersi a lato mentre scorre lo spettacolo non proprio rassicurante. Di dire me ne frego. Ma poi là fuori c'é una nuova generazione di ragazzi, coetanei o poco più che hanno deciso di dare battaglia. Che, da vera classe dirigente, hanno capito che non ci si può chiamare fuori. Quello che sarà il partito democratico lo decidono quelli che ci sono mentre lo si costruisce. E non esserci nel momento della costruzione significa per coerenza doversi negare il diritto di critica sugli esiti. Come esserci quindi?

Da una parte Scalfarotto ha aderito ai DS, motivando la sua scelta con il desiderio di dare una mano dall'interno. Esserci da insider quindi. Dall'altra parte quel manipolo di riottosi di Generazione U capitanati dall'Adinolfi, dopo aver denunciato i magheggi dei congressi della margherita, oggi chiedono di poter partecipare alla costituente del PD da outsiders ed in esplicita contrapposizione con le gerarchie di DS+Margherita in via di discioglimento. Due tattiche diverse con una strategia in comune: accompagnare la nascita tribolata del partito democratico ed arricchirlo di nuove e fresche forze. (Scalfarotto e Adinolfi si sono peraltro scambiati fendenti qui, qui e qui)

I care, diceva don Milani (qui un commento in proposito di padre Zanotelli). I care diceva anche Veltroni in occasione di un altro congresso DS. I care che significa mi sta a cuore, me ne prendo cura. Che é l'esatto contrario del me ne frego, tanto caro a fascisti di vecchia e nuova leva, e tentazione inconfessabile di questi giorni. E siccome I care davvero molto del partito democratico, urge farsi coinvolgere. Urge esserci! Si ma come?

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mattoncini di civiltà

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Se sali sul treno, paghi il biglietto. Se vieni pizzicato senza, paghi la multa. Se ti rifiuti, vieni fatto scendere (e ti porti a casa verbale e sanzione amministrativa). Da questi piccoli mattoncini bisogna ricostruire la civiltà in questo paese.

Ed alle Ferrovie che si preoccupano che "tutto ciò è costato più di un'ora di ritardo per gli altri passeggeri" e -spiegano dalla direzione delle Fs- che: "Siamo rammaricati ma ogni volta dovremo intervenire in questo modo" ci permettiamo di dire dall'alto dei nostri 100 euro spesi settimanalmente per viaggiare tra Roma e Milano sui treni: Fate bene e non temete: in caso di ritardi a causa di espulsione tifosi arroganti e morosi, non chiederemo nemmeno il rimborso.

PS. Risolto il problema tifosi peraltro ci sarebbero una serie di altri piccoli mattoncini di buona educazione da impilare. Come ad esempio i passeggeri che ancora lasciano le suonerie sguainate (e sguaiate) e quelli che si guardano i film dai loro portatili senza le cuffie (a questo punto si portassero il proiettore e mettessero su la carrozza cinema)

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DICE Bianchi

Inganno il tempo sul treno che mi conduce a Milano con un libretto di Enzo Bianchi, priore di Bose, intitolato La differenza cristiana, pubblicato da Einaudi.

Da una lettera a Diogneto, del II secolo: che i cristiani non rinneghino nulla del vangelo, ma restino in mezzo agli alti uomini con simaptia, senza separarsi da loro, solidali, tesi a costruire insieme a loro una città più umana. Cristiani che sappiano vivere amici di tutti gli uomini, senza cadere preda dell'angoscia o della paura di essere minoranza, vero lievito e sale nella pasta del mondo: cosí, nell'incontro del cristiano con chi cristiano non é, entrambi potranno esclamare"Mai l'uno senza l'altro".

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DICE Don Angelo

Dal sito Noi siamo chiesa. Scritto da Don Angelo Casati, parroco di San Giovanni in Laterano a Milano.

Gli altri sono per lui, prete minore, storie vissute, sofferte. Le famiglie per lui non sono bandiere per una battaglia, sono case in cui entra, ne conosce il profumo ma a volte anche il peso e l’aria quasi irrespirabile. Papà e mamme per lui non sono astrazioni, sono occhi, sono quegli occhi, è il corpo di quella donna, di quell’uomo. Li ha toccati. Conosce, perché fatto partecipe, il luccicare dell’emozione e il gonfiarsi del pianto. I volti scavati dalla fatica.
I conviventi non sono per lui una categoria sociale, sono in larga misura quei ragazzi e quelle ragazze che ha l’avventura, avventura di grazia, di incrociare agli incontri per i fidanzati. Si sente interrogato dalle loro storie. Interrogato dall’immagine di una chiesa senza misericordia che, a ragione o senza ragione, pesa nei loro occhi.
I preti minori vedono luccicare i loro occhi quando si parla di un Dio amore, perduto come loro nell’amare, perduto, come loro e più di loro, dietro ognuno di noi. E gli occhi dei cosiddetti atei si accendono, quasi li abitasse un brivido di nostalgia, nostalgia dell’acqua viva, l’acqua che il rabbì del pozzo di Sicar faceva sognare alla donna dei cinque mariti. I preti minori non riescono a convincersi, anche perché non hanno ancora dimenticato il vangelo, che l’amore per la famiglia stia, prima di tutto, nella battaglia per le leggi. Si guardano attorno, “pacs” e “dico” ancora non esistono, eppure la famiglia è in processi di rapida evoluzione e a volte di sofferenza. C’è chi pensa che rimedio sia costruire intorno all’albero che intristisce muretti di protezione. Quasi bastasse un muricciolo a rinverdire le foglie e non l’acqua viva.

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DICE Leonardo

Per giorni ho macerato una rabbia sorda sulle continue entrate a gamba tesa di Bagnasco sulla vicenda DICO. Dall'editto della CEI che è infine arrivato, ai paragoni del weekend su omosessuali, pedofili ed incestuosi. Più volte mi sono detto: ora DICO qualcosa. Più volte mi sono trattenuto. Ora DICE Leonardo:

Gesù, che di comunicazione un po’ ne capiva, spesso e volentieri stava zitto: il silenzio si addice ai profeti e ai re. Piuttosto di dire qualcosa di avventato, si metteva a scarabocchiare nella sabbia. Coi preti è diverso: loro nel dubbio parlano. E da qualche tempo in qua, parlano senza rete.
Nessuna nostalgia, per carità: eppure non si può fare a meno di osservare che ai tempi della Dc un incidente del genere non sarebbe scoppiato. Qualche cavallo di razza avrebbe preso il telefono e – con tutta l’umiltà del caso – ammonito fraternamente sua Eccellenza a non cadere più in simili trappoloni, e lasciare la politica a chi la faceva di mestiere. L’unità politica dei cattolici era una specie di filtro che dei preti lasciava passare qualche santa parolina ogni tanto. Oggi è diverso. Sparsi in cinque partiti in concorrenza tra di loro, i cattolici fanno a gara ad attaccarsi alle sottane (dei vescovi). I vescovi se ne sono accorti e, come fanciulle in fiore, parlano, parlano.

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Spagna e pannello

Falce_e_martello
Che La Spagna ci sia avanti sotto molti profili, lo avevamo già constatato con felicitazioni (per loro) qui.

Sono avanti anche per quanto riguarda la politica, poiché il partito trasversale della falce e pannello ha fatto in questi giorni raggiungere al paese grandi e significativi traguardi come:

  • -Il 19 Marzo, in una giornata ventosa, la Spagna ha prodotto più energia elettrica con il vento che dalle sue 4 (dico quattro) centrali nucleari. Ben 8375 MW. (Per fare il paragone, in Italia questo equivarebbe a circa il 15% della produzione nazionale)
  • -Sempre in questi giorni, a Beneixama, vicino ad Alicante, é stata innaugurata la più grande centrale solare al mondo, 100.000 pannelli solari per una capacità produttiva di 30 milioni di kilowattora.
  • -El Hierro, una delle Canarie (sempre Spagna quindi), andrà presto al 100% ad energia rinnovabile. Costruiranno due impianiti: uno idroelettrico ed uno eolico. Quello eolico servirà principalmente per pompare l'acqua di nuovo dentro il bacino riusciendo quindi a fare del bacino una specie di grande pila naturale ricaricata con l'energia più imprevedibile del vento.
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inciucciati la preferenza

Sapevamo che le nostre speranze per una bella legge elettorale erano solo... belle speranze per l'appunto.

Ora Fassino ce lo conferma con questo bigliettino passato sottobanco a Berlusconi.

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Si può dire che siamo delusi? Sia chiaro, non siamo delusi perchè Fassino passa un biglettino all'arcinemico numero uno, ma perchè con lui si accorda nel perpetrare questa schifezza di legge elettorale. Eppure ci voleva poco. Nel biglietto noi avremmo voluto leggere:

Caro Berlusconi, noi del PD facciamo il 32%. Voi di FI fate il 21. Più mettiamoci l'amico Fini che sicuramente ci sta e ha il 10% pure lui. Presentiamo un disegno di legge di questo tipo: uninominale secco. al massimo doppio turno. Ti lascio pure decidere guarda. Approviamo questa legge ed andiamo ad elezioni. Tu ti sei liberato di BossiCasini. Noi di MastellaDiPietroPecoraroDilibertoDeGregorioBertinotti. E se Mastella fiuta il trappolone, facciamo un governo tecnico di sei mesi giusto per approvare questa legge. Ah... già che ci siamo, eliminiamo anche i deputati eletti all'estero che sono una grande cazzata (anche se hanno fatto vincere noi)

Ed invece... ci tocca leggere che si scende a patti con il nemico per che cosa? solo per lasciate questa legge praticamente intatta soprattutto per quanto riguarda il no alle preferenze!

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Dove passa la falce e pannello

Falce_e_martello
Ormai sta diventando il mio cruccio. Di come il centrosinistra italiano, il costruendo partito democratico, stia perdendo l'occasione storica di darsi un'identità ed una missione che informa tutti gli aspetti della proposta politica di un moderno partito di sinistra. Questa nuova ideologia é la sostenibilità sociale ed ecologica. Ed i suoi orizzonti passano dai pannelli solari per arrivare a Kyoto e a Lisbona. Niente! a parte Prodi che lo ha capito ma che é incapace di comunicarlo, per il resto nel centrosinistra sembra regnare l'indifferenza. Lo hanno invece capito un po' tutti fuori di qui.

Lo hanno capito in Germania, dove SPD e CDU, costretti a cooperare nel governo, hanno trovato sulla lotta ai cambiamenti climatici l'orizzonte di conciliazione e di cooperazione delle rispettive posizioni fino a farne il punto più forte della loro agenda per il semestre europeo. Lo hanno capito in Inghilterra dove ormai si é innescato un'asta al rialzo su chi abbia il piano di riduzioni più audace e radicale. E sorpendemente (almeno per uno abituato alla destra italiana) in questo momento sono i tories di David Cameron ad avere la posizione più avvanzata. Oltre ad avere fissato target di emissioni per il 2050 superiori ai gia ambiziosi piani Europei infatti, hanno proposto di istituire una responsabilità penale per i politici che facessero fallire il raggiungimento dei target fissati. Oggi ne parla anche Francesco Costa.

Persino ambienti vicini alla chiesa, quella stessa chiesa backward looking di cui parliamo nel post precedente, sembrano aver capito che questo é il vero nuovo orizzonte politico.

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Ozpetechi e Ratzechi

Sui DICO la situazione precipita di giorno in giorno. Ci siamo avvitati in una brutta spirale da cui quasi sicuramente non uscirà nulla di buono.

Comincio dagli sbagli tattici dei sostenitori dei DICO. Tra i quali il sottoscritto. Il vessillo della battaglia era quello delle coppie di fatto. Che potevano essere eterosessuali; magari tra consanguinei o comunque non necessariamente in un rapporto di affettività con risvolti sessuali. Nessuno si nascondeva che la battaglia condotta in nome di una categoria generale era soprattutto destinata a tutelare le coppie gay che non possono accedere all'istituto del matrimonio. Il piano però non ha funzionato bene. Per regolare il fenomeno sociale delle coppie di fatto é infatti necessario un istituto diverso ed inferiore al matrimonio. É ovvio, altrimenti basterebbe il matrimonio stesso alle coppie etero. D'altro canto, i gay é proprio all'istituzione matrimonio che mirano, con tutti i suoi corollari quali l'adozione. L'incongruenza é esplosa pateticamente quando, alla presentazione dei DICO da parte delle due ministre, la comunità gay ha reagito con veemenza e delusione (vedi Scalfarotto che peraltro é stato anche tra i moderati). Questo attacco ai DICO "da sinistra" ha innescato una brutta spirale nel campo pro-DICO, con la comunità gay che ha preso la bandiera della battaglia per le coppie di fatto che però ha gestito male. Diciamocelo: la manifestazione di sabato scorso è stata un autogol clamoroso. Hanno trasformato la battaglia generale per le coppie di fatto in una battaglia per le coppie gay. Questo ovviamente ha finito con il circoscrivere il bacino di supporto all'istanza dei diritti civili delle coppie omosessuali e le poche persone in piazza sono li a testimoniarlo. É ormai diventata una battaglia degli Ozpetechi, come li chiama Leonardo, e questo ha generato disaffezione in molti (me compreso) e contraccolpi importanti quali le ultime dichiarazioni della Bindi. Che avrà pure sbagliato, ma in questi giorni era già sotto grande pressione dalla destra vaticana e la pressione dalla sinistra LGBT l'ha ovviamente messa in difficoltà.

Io in principio sono d'accordo con il matrimonio omosessuale. Ho perplessità di fronte alle adozioni da parte di coppie omosessuali, ma al limite sarei disposto a parlarne, a vedere esperienze, a misurare risultati. Di certo non mettono in crisi il mio modello di famiglia. Ma questo é il mio punto di vista personale e mi rendo conto che in Italia é già estremamente minoritario. Allora perchè la comunità gay ha deciso di alzare l'asticella della battaglia cosi in alto? In politica bisogna fare i conti con il possibile, ed in Italia sarebbe stato un clamoroso successo portare a casa i DICO. Avere alzato la posta ha reso impossibile anche quel poco che si poteva portare a casa. Ora il supporto per i DICO sta scemando. Non é un bello spettacolo intendiamoci. Le battaglie per i diritti civili dovrebbero riguardare tutti. C'é stato un momento in cui -per dirla alla Ayres- la causa gay si era guadagnata il supporto degli eterosessuali. Ora lo sta perdendo velocemente. Ma in fondo, alla Bindi, chi glielo fa fare di spendersi cosi tanto sui DICO, se poi sono solo l'occasione per ricevere attacchi anche da quelli che pensava di difendere?

Condivido il pensiero di Leonardo quando dice: sembra che il governo debba cadere perché non riconosce qualche diritto in più a una minoranza di fighetti con appartamento di proprietà in centro. Sul serio, questo è il messaggio che rischia di passare. Attenzione. Con tutte le minoranze da tutelare che ci sono in giro, a me non va di morire proprio per gli Ozpetechi. C’è gente che sta peggio (anch’io, forse, per esempio).

Ieri é uscita poi la tanto attesa nota vaticana con prescrizioni varie ed eventuali. Mi sembra notevole che si parli nello stesso documento del ritorno al latino, dell'abbandono delle chitarre per l'organo ed il canto gregoriano e dell'irrigidimento verso fenomeni sociali che meriterebbero di essere guardati con occhi più caritatevoli ed evangelici. É notevole in quanto indica platealmente quale direzione abbia intrappreso la chiesa sotto la guida di papa Ratzingher. Come a dire che abbiamo un brillante passato dinanzi a noi!

In conclusione, quella degli Otzpetechi mi sembra si avvii ad essere una battaglia persa per pessima tattica. Quella dei Ratzechi invece si rivelerà con il tempo una sconfitta strategica.

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il fattore Gamberone

Al povero senatore Mantovano, vittima di una fiammata da portata flambé al retrogusto di gamberoni auguriamo ogni bene e pronta guarigione. Ma ci scappa subito il pensiero al fattore C. di Prodi, che ultimamente sembrava esaurito. Certo anche lui ormai si deve adeguare a barcamenarsi con queste piccole operazioni di breve periodo.... giusto il tempo per passare indenni attraverso il perillio Afghanistan al Senato per ora (speriamo infatti che i disagi del senatore AN siano una faccenda di poche settimane). Poi chissà, cabottando fino al prossimo mare grosso.

Certo noi preferiremmo un Senato dove, vista la prossima assenza giustificata di Mantovano, un senatore della maggioranza si assentasse galantemente per rispettare le forze in campo. Questo avviene in paesi civili come UK e Germania. Questo però dovrebbe necessariamente essere una pratica reciproca, e con i De Gregorio e gli Schifani in giro, meglio semplicemente affidarci al fattore G.amberoni.


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falce e pannello

Falce_e_martello
Ho seguito tre dei quattro interventi di Prodi alle camere di questi giorni. In tutti e tre, il presidente del consiglio ha parlato di energia rinnovabile. Tra lo scherno del centrodestra. Immagino tra la saccente puzza-sotto-il-naso di parte del centro sinistra. Ha parlato di solare, di fotovoltaico (appena approvati gli incentivi con l'ultimo pacchetto Bersani) del ritorno in Italia di Rubbia. Nel suo ultimo passaggio alla camera, quello dell'energia è stato l'unico punto dove è uscito dal copione (inciampando nei suoi brontolii un po' scomposti, peraltro); è stato uno dei punti su cui più si è accalorato. Ma era evidente che parlava a 600 persone completamente disinteressate al tema.

Eppure, eppure...

Eppure a noi, che quella dei pannelli solari era la promessa elettorale che più ci premeva, il passaggio ci ha scaldato il cuore. Perchè in una cosa banale come in un pannello solare a noi sembra di scorgere finalmente un pensiero forte. Di lunga portata. Di quelli che creano identità. Di quelli che rappresentano un progetto ampio. Finalmente, dopo la fine delle ideologie. Un idea di paese coerente, fondata sulle sue risorse, la sua bellezza e soprattutto la sua sostenibilità nel tempo. Che è sostenibilità energetica, ambientale, ma anche delle relazioni sociali.

Credo che un pensiero ecologista liberale sia oggi la frontiera dei valori per un centrosinistra dalle idee forti che non deve rincorrere le smanie liberiste e turbocapitaliste della destra internazionale, o i bigottismi neocorporativi teo-con della destra di casa nostra.

E' un pensiero coerente che ha qualcosa da dire di sinistra sul futuro (sostenibile), sui metodi per governare lo sviluppo (mercato come meccanismo dove l'originalità e l'inventiva si esprimono e dove le esternalità si compensano) sull'idea di società che vogliamo (che l'eguaglianza delle capabilties è la condizione per la sostenibilità sociale di una nazione).

Peccato che sembra ci sia solo il buon vecchio Prodi a darci la sensazione di avere questa visione. Peccato perchè con tutto il bene che gli si vuole da queste parti, bisogna ammettere che tra i suoi molti limiti c'è anche quello di non essere un ideologo di grande ispirazione e carisma. Peccato non vedere queste idee traspirare prepotenti nel manifesto del gestante partito democratico.

Ma ci pensate? Il pannello solare al posto della falce e martello?

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caro Capezzone

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Gentile on. Capezzone

Leggo su Repubblica che oggi Lei si asterrà sul voto di fiducia alla Camera.

La Sua posizione mi stupisce ed amareggia. Spiace dirlo, ma questa decisione La accomuna a Turigliatto, Rossi e De Gregorio ed a Cannavò, che come lei ha annunciato l'astensione. Le intenzioni saranno  diverse. Personalmente, da quello che intuisco, sono peraltro ugualmente infondate e perniciose. Ma senza processare le intenzioni guardiamo ai risultati. Lei a questi personaggi si accompagna, dal momento che segue le stesse orme.

Mi spiace perchè in Lei avevo creduto come ad un leader promettente. L'ho seguita in tutte le sue ultime battaglie. Dal referndum dell'anno scorso ai suoi lavori in commissione che hanno dato risultati importanti con gli ultimi decreti Bersani. Ma anche le battaglie per il ringiovanimento della politica italiana. Ho scritto di Lei e della penosa vicenda con Pannella. Evidentemente però, il ringiovanimento da lei e noi auspicato si risolve nella de-responsabilizzazione del suo agire politico. Mi spiace arrivare a questa conclusione: ma meglio un vecchio come Follini che si infila in una solitaria sfida impopolare piuttosto che i suoi distinguo volti solo a cercare un po' di visbilità da rivendere in questo suo piccolo cabotaggio che si stà avviando a fare dopo essere fuoriuscito dalle grazie di Pannella.

Con (una per ora persa) stima.

Email di capezzone: d.capezzone@radicali.it, CAPEZZONE_D@camera.it
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primarie e voto (mediato) ai bambini

Visto che tutti sembra abbiano da dire qualcosa sulla legge elettorale prossima ventura noi non ci sottraiamo alla sfida.

Non entriamo però nel merito della cabala elettorale. Uninominale, proporzionale, doppio turno, sbarramento, premo di maggioranza etc. Che che ne dicano i politici di professione ed i parlamentari in carica, la gente è per il maggioritario a doppio turno: quell che tanto ha contribuito all'emersione di una classe di sindaci rispettabile ed ha reso l'alternanza destra-sinistra una via praticabile e funzionante. Il resto sono solo chiacchere, volte a non far sparire LegaUDEURPDCIVerdiRNPRotiondiIDVDeGregorio e compagnia cantando, volte a non concedere vantaggio nel doppio turno a questo o a quello, volte insomma a coltivare l'istinto alla sopravvivenza del ceto politico attuale contro ogni pressione selettiva-darwiniana di miglioramento della specie e del paese che altrimenti già avrebbe ampiamento decretato la mancanza di fitness di questa classe politica alla guida di un paese moderno.

Niente di tutto ciò allora. Solo invece ci piacerebbe che la nuova qualsivogliametodo legge elettorale introducesse, magari non ex-lege, ma certo facilitasse, incentivasse, promuovesse il meccanismo delle primarie che oggi -abbiamo visto- piacciono anche a Berlusconi. Ma non primarie solo per i candidati premier (che sarebbero sempre un po' scontate, come lo sono state per Prodi e lo sarebbero per Berlusconi). Noi vogliamo le primarie nei collegi senatoriali e camerali cosi come si fa in America. Cosi poi vediamo se qualche Turigliatto, qualche Rossi o qualche De Gregorio possono davvero entrare in parlamento.

E poi vorremmo vedere contato anche il voto degli adoloscenti, e persino quello dei bambini e dei neonati. No, non è un'idea balzana. Che questo paese è tutto concentrato sul problema delle pensioni, degli anziani, delle successioni, che vota in parlamento troppi ottuagenari e pochi trentenni e si occupa poco di asili nido, scuola, prima casa, famiglie etc. Ma come si può contare sul voto responsabile degli adolescenti che alla meglio sono un po' estremisti o su quello dei bambini che di politica non possono sapere nulla? Semplice. Il loro voto va fatto esprimere alle madri. La proposta circola da un po' (grazie a Tommaso per la segnalazione) ma finora è rimasta quasi in un'ambito carbonaro ed ha delle applicazioni limitate, soprattutto in Germania. Eppure sarebbe un ottimo espediente per ribilanciare in un solo colpo la platea elettorale da sempre troppo condizionata dal voto dei "relativamente anziani" e per dare più peso politico alle donne in un tempo in cui il divario di genere in politica è lungi dall'essere colmato. Non sembra per'altro troppo difficile da implementare.

Noi la buttiamo li, in attesa di un peggioramento bizantino del porcellum che sicuramente i nostri rappresentati ci consegnerano come soluzione della cabala.

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Immaturi secondo maruti

Suzukimaruti ha scritto un post che, se non spiega, almeno restituisce senso a questa incomprensibile crisi. Il mio umile consiglio a tutti queli che per sbaglio passano di qua é quello di leggerlo. Qui il post intero. Qui di seguito alcuni passaggi in ordine sparso:

Mi rendo conto sempre più che maturare significa capire la necessità "umana" del compromesso. L'avevo capito a naso, poi al liceo ho studiato Hobbes e il concetto di "stato di paura" mi ha chiarito le idee. Le persone adulte, consapevoli, intelligenti e responsabili si accordano, fanno compromessi, trattano, cedono parte del proprio assolutismo alla ricerca della mutualità, del bene comune. Il male minore diventa un piccolo bene comune.

Chi é così avventato da preferire il disastro ad una soluzione magari non soddisfacente al 100%? Gli stupidi, gli illusi. E soprattutto gli ingenui, gli immaturi, i bambini. Ora mi aspetto il commento di qualcuno che, invasato, dirà "sì, sono uno stupido, un illuso, ecc. ma…". Ecco, in quel "ma" c'è tutta la mia disperazione di uomo di sinistra. E c'è la differenza tra chi è pragmatico, "materialista" (che vecchio parolone desueto che sa di Marx, che resta un evergreen) e chi è velleitario.

Meglio Berlusconi e Calderoli o un governo di sinistricchia? Meglio la sinistricchia, non c'é storia. Qualcuno nel 1998 penso che il "disastro" della caduta di Prodi servisse a fare una sinistra migliore. Il risultato é questo.
Quante mazzate dobbiamo auto-procurarci prima di imparare la lezione?

Il povero Carlo Marx si rigira nella tomba. Lui che scriveva che il comunismo era l'arte del possibile, che era si un'utopia, ma soprattutto un insieme coordinato di pratiche e di analisi del reale e del "possibile".

Ecco, il possibile. Mi considero un adulto da quando, di fronte ad un problema, so valutare le opzioni possibili, non quelle teoriche, quelle ideologiche, ecc.
Si diventa grandi quando si fanno i conti col presente, con la realta, con la contingenza. E gli estremisti, gli illusi, i poverini, gli scazzati, i tizi in buonafede che hanno votato Comunisti Italiani, Rifondazione, i Verdi (e Di Pietro, che al di la di se stesso ha una classe dirigente inquietante, vedi De Gregorio) non fanno questo confronto. O lo fanno e valutano male.

Il mio penultimo pensiero agli avventuristi, agli ipercritici, agli scalfarottiani, agli antagonisti. Non ce l'ho con voi. E quando Previti tornera a decidere delle nostre vite vedrete che si ricordera dei tanti piacere che gli avete fatto. Sarete sempre in tv, a vezzeggiarvi nella vostra nuova parte di "mostro ufficiale di corte".
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Quelli che le dimissioni


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Ora ne siamo sicuri! Nelle fila dei nostri eletti c'é chi si taglia i coglioni pur di dare un dispiacere alla moglie. Ecco le foto dei tre illusti tagliatori.
Questi sono i signori che dovrebbero oggi dare le dimissioni. Per coerenza. Per un minimo di dignità personale. Per dare un minimo senso a questa sceneggiata. Oggi hanno votato contro il governo? Perché? I primi due in nome di qualche strampalata battaglia ideale (si chiama idiota cocciutaggine, almeno che non si pensi che sarà Berlusconi a chiudere la base di Vicenza). Il terzo figuro in nome di una poltronismo miserevole. Per le stesse ragioni ora dovrebbero dare loro le dimissioni visto che sono loro a non riconoscersi più in questa maggioranza. Il risultato é che la veduta ombelicale di questi tre signori rischia di riconsegnare il paese a Berlusconi ed alle sue falangi. Io ho scritto loro per complimentarmi.

Senatore Franco Turigliatto. email: turigliatto_f@posta.senato.it
Senatore Fernando Rossi. email: rossi_f@posta.senato.it
Senatore Sergio de Gregorio email: degregorio_s@posta.senato.it,
sergiodegregorio@dossiermagazine.it
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Da Crono a Geronte

Ancora la storia di Crono che si mangia i figli. Dopo il vecchio Pannella che si mangia Capezzone, ora é la volta del geronte Geronzi che fa fuori Arpe. Per entrambi, Capezzone e Arpe, la colpa é una sola: di essere troppo bravi, intelligenti e visibili per avere quarant'anni. Di essere troppo bravi, intelligenti e visibili per mettere in ombra due cariatidi che si ostinano a non voler, non dico andare ai giardinetti, ma almeno farsi da parte per fare emergere i propri allievi (che peraltro già hanno entrambi dimostrato di aver superato i rispettivi maestri).

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Un coro si leva in controcanto

Le voci dei cattolici non entusiasti della linea Ruini si organizzano e diventanoa loro volta coro. Per far sentire umilmente anche la loro voce, dopo gli strali provenienti dai vertici della gerarchia. Per chiedere di non spingere i cattolici con senso civico sulle soglie di una lacerante frattura. Quantomai lacerante, perché davvero non necessaria.

Appello ai Pastori


   La chiesa italiana, malgrado sia ricca di tante energie e fermenti, sta subendo un'immeritata involuzione. 
   L'annunciato intervento della Presidenza della Conferenza episcopale, che imporrebbe ai parlamentari cattolici di rifiutare il progetto di legge sui "diritti delle convivenze" é di inaudita gravità.  
   Con un atto di questa natura l'Italia ricadrebbe nella deprecata condizione di conflitto tra la condizione di credente e quella di cittadino. Condizione insorta dopo l'unificazione del paese e il "non expedit" della S.Sede e superata definitivamente solo con gli accordi concordatari. 
   Denunciamo con dolore, ma con fermezza, questo rischio e supplichiamo i Pastori di prenderne coscienza e di evitare tanta sciagura, che porterebbe la nostra Chiesa e il nostro Paese fuori dalla storia. 
   Si può pensare che il progetto di legge in discussione non sia ottimale, ma é anche indispensabile distinguere tra ciò che per i credenti è obbligo, non solo di coscienza ma anche canonico, e quanto deve essere regolato dallo Stato laico per tutti i cittadini. 
   Invitiamo la Conferenza episcopale a equilibrare le sue prese di posizione e i parlamentari cattolici a restare fedeli al loro obbligo costituzionale di legislatori per tutti.

Firma qui

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Altre voci fuori dal coro

Evidentemente non siamo gli unici ad avvertire un forte disagio per le entrate a gamba tesa del Vaticano sulla faccenda dei Di.Co.

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Ci pensi bene la gerarchia, prima di affidare le proprie battaglie per la famiglia ai Calderoli (che ora difende il matrimonio cattolico ma che meno di dieci anni fa si è sposato e poi separato con rito celtico) o ai Berlusconi (dei cui problemi famigliari -in seconde nozze- abbiamo tutti gia discusso abbondamtemente di recente).

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Una voce fuori dal coro parrocchiale

Riporto questa lettera del vescovo di Ivrea Luigi Bettazzi inviata ieri a Repubblica (paccato non avergli dedicato lo spazio che meritava).

Da Vescovo combatterei prima Mammona

Egregio dottor Augias, leggo su Repubblica, a commento del "non possumus" sui PACS, o Dico, che non sarebbe moralmente possibile per i cattolici appoggiare un centrosinistra che contrasta con la morale cattolica. E' vero -ed è comprensibile preoccupazione del Papa e della Cei- che un'equiparazione di ogni tipo di coppia al matrimonio eterosessuale potrebbe favorire lo sgretolamento di un'istituzione fondamentale. Giungere però ad una scelta politca come conseguenza della fede, credo sia davvero un salto non solo illegittimo ma sconcertante.
La legge sui Dico non obbliga nessuno, assicura solo garanzie legali che del resto i politici (quelli stessi che difendono la "famiglia cattolica") si sono già attribuiti, così come governi "democristiani" presero atto che la maggioranza degli italiani accettava il divorzio ed -entro certi limiti- l'aborto. Quello che invece non riesco a capire -da cattolico e, vorrei dire, da vescovo- è che per questa tolleranza democratica si voglia sconfessare un orientamento che -almeno nelle intenzioni- parte dalla difesa di chi ha maggiori difficoltà in linea con il Vangelo che assicura il "regno" a chi provvede ai senza lavoro, ai senza casa. La vera scelta è solo quella tra Dio e Mammona (v Lc 16, 13), dove Mammona è mettere al primo posto i soldi, il potere.
Vorrei che come formazione ad un autentico cristianesimo, una volta indicati i pericoli che possono accompagnare il cammino dei Dico, si combattesse con non minore energia lo spirito di Mammona, che stà inquinando il nostro mondo, alimentando la violenza, inaridendo i nostri giovani.

Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea

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Decalcificare il conflitto/2

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Cosi Berlusconi alle Agenzie. Non abbiamo dubbi che l'ex presdelcons avrebbe gestito diversamente la cosa. Avrebbe gestito diversamente la cosa, non già perché abbia una idea diversa della gestione dell'ordine pubblico. Anche se ovviamente ce l'ha, visto che -dopotutto- Berlusconi é sempre quello del G8 di Genova. Ma piuttosto perché lui al tempo stesso sarebbe stato da una parte il capo del ministro dell'interno che comanda i poliziotti, e dall'altra il proprietario di una squadra di calcio che ha interesse a far venire gli ultrà allo stadio a fare danni a spese del comune, dall'altra ancora il datore di lavoro dell'allora presidente della lega che perseguiva l'interesse dei grandi club, nonche -non dimentichiamolo- il proprietario della rete TV che ha i diritti sulla trasmissione del campionato e che quindi ha interesse a che le partite si giochino anche se non siamo sicuri che preferisca avere tifosi allo stadio piuttosto che telespettatori paganti a casa e nei bar. Insomma, é il solito problema del conflitto di interessi. E con tutti questi interessi confliggenti siamo sicuri che Berlusconi non avrebbe fatto mai come questo governo. Perché l'unico interesse che non avrebbe trovato voce in questo conflitto, sarebbe stato l'interesse degli italiani.

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Possumus, possumus...
eccóme se possumus

Non solo possumus. Alla faccia di vescovi che ora si mordono la lingua per avere in realtà praticamente costretto il governo a questo bel colpo di reni. Alla faccia dei destrosi livorosi: divisi -loro si!- tra quelli con il senso atavico mediovale di famiglia (vedi la ridicola Bertolini che forse rimpiange la famiglia violenta patriarcale) ed i poveri e spaesati gaylib e tutti i semi-liberali a parole (vedi Fini e Prestigiacomo).

Non solo possumus, come si diceva, ma possumus bene agere (ok il mio latino é un po' arrugginito lo ammetto). Come ci spiega benissimo Teo infatti, i Di.Co Italiani non sono una scopiazzatura al ribasso dal modello francese. Ma piuttosto un contributo originale con luci ed ombre che nel complesso non sfigura di certo con le soluzioni trovate altrove.


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Right God

L'editoriale di Ezio Mauro su Repubblica di oggi scoperchia una pentola che dentro mi ribolle di rabbia. É ormai chiaro che l'agenda di Ruini-Ratzingher sia quella di fare virare a destra il cattolicesimo in Italia. Lo si poteva intravvedere ai tempi della legge sulla fecondazione assistita, anche se allora gli intenti politici erano ben celati dietro alle legittime (anche se qui non condivise) prese di posizione sull'argomento. Ma é del tutto evidente ora sulla vicenda dei PACS, dove non solo non si vuole avvallare il matrimonio gay (che in Italia nessuna forza politica praticamente si sogna di perorare), ma si risponde con questo evocativo non possumus anche alle blande forme di tutela che il duo Pollastrini-Bindi sta cercando di mettere insieme in una legge moderata nei contenuti. Non possumus. Gia. Torniamo a Pio IX, come se nel frattempo il 900 non fosse mai passato di qua.

So di non dire nulla di nuovo, ma sono convinto che la posizione sui PACS sia solo una schifezza politica di Ruini per almeno due ragioni. Prima di tutto, come cattolici ci dobbiamo una volta per tutte rendere conto di essere minoranza in questo paese. Essere minoranza ha i suoi vantanggi. Personalmente la trovo una sfida più interessante. Ma certo impone uno spirito laico ed un'idea di stato come garante delle minoranze, anche della nostra, qualora venisse minacciata. Come si spiega quindi questa arroganza nel cercare di imporre agli altri che cattolici non sono, il nostro modello di matrimonio (che peraltro condivido e tra poco sottoscrivo)? In seconda battuta mi piacerebbe vedere la chiesa gettare uno sguardo umano sull'amore che pervade anche le storie precarie, instabili, omosessuali e non consacrate dal matrimonio. Perché io sono sicuro che anche li é in gioco lo stesso sentimento che io provo per la mia compagna e che mi porterà presto a percorrere altre strade. Ma dov'é la carità cristiana se non apre gli occhi anche su questo amore?

Questo irrigidimento sui PACS fa il paio con i segnali quotidiani che mi fanno sentire sempre più lontano da questa madre chiesa. Basta sfogliare il giornale anche oggi. Ci sono vescovi che dettano alle agenzie commenti su questo o quel'atto del governo. Sempre critici peraltro. Oggi il cardinal Bertone ad esempio ci vuole mettere al corrente che lui ritiene le misure proposte da Amato sugli stadi "necessarie ma non sufficienti". Con tutto il rispetto: ma chi se ne frega!

Sugli eventi catanesi del weekend la chiesa doveva esprimere ben altre parole. I nazzisti da stadio (a proposito, un'invito a firmare questo appello) hanno dismesso i passamontagna il venerdi sera ed hanno indossato i costumi da processione per Sant'Agata il sabato mattina. Ai funerali dell'agente ucciso il vescovo ha praticamente fatto l'agiografia della santa ed é toccato alla moglie ed alla figlia ricordare il padre. Coloro che si sono permessi di sollevare dubbi su questi comportamenti poco cristiani o quantomeno irrituali (per usare un aggettivo in voga di questi giorni), sono stati redarguiti dai soliti vescovi d'agenzia. Baudo tacciato di arroganza. E la Melandri invitata a pregare. Ma se lei non volesse pregare? E se Baudo volesse continuare a pensare con la propria testa?

Devo ammettere, faccio fatica oggi a sentirmi parte di un'istituzione che spalma tutta questa marmellata idolatra su sant'Agata. Per credere in una chiesa che non spende troppe parole per un morto innocente e custodisce invece nel seno delle sue processioni pagane quei "bravi ragazzi" assassini. Che cosa c'entrano con la mia fede cattolica queste manifestazioni di ultrà devoti, questa mancanza di pietà ed amore, questa arroganza verso chi chiede conto di gesti e parole? Dov'é la mia fede cattolica di fronte a chi chiede solo un po' di rispetto e comprensione (e diritti) verso le scelte -spesso difficili- a cui la vita li ha posti innanzi?

É il tempo di diventare cattolici adulti, perché a questa madre chiesa in preda ad una deriva senil-destrosa sento di potermi affidare sempre di meno.

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chi bagatellando consorte e
chi gabbando telespettatori

Ora che i giornali sono usciti, alluvionando di commenti la bagatella di un momento -commenti a cui peraltro ci siamo aggiunti irriguardosi anche noi- si vanno piano piano depositando le polveri di questa storia. Nel rispetto della migliore tradizione italica, possiamo infine commentare che la situazione é grave, ma non é seria.

C'é invece un aspetto serio di questa vicenda che deve far riflettere, perché é davvero grave. Quando la notizia della bagatella (ganzissimo questo sostantivo) rimpallava da un telegiornale all'altro di questo paese, ed in tutte le agenzie di stampa e siti internet del mondo, i TG del gruppo mediaset, tutti all'unisono, pensavano bene di non dar seguito a questo pettegolezzo strapaesano, a questa incursione oltre i limiti della privacy. Ora, stessimo parlando della BBC, si potrebbe anche sospettare che qualche giornalista d'antan abbia rinunciato allo scoop in omaggio all'intimità di una signora. Ma stiamo parlando di mediaset. Di quella società che ha fatto del voyerismo un'istituzione nazionale attraverso il grandefratello. Che ha fatto di uno dei suoi TG -studioaperto- una rubrica del cioé. Peraltro la pruderie é venuta a mancare subitaneamente appena sono circolate le scuse del ex-presdelcons e quando é parso chiaro a tutti che si profilava il lieto fine.

La situazione é grave ma non é seria. Passi che le redazioni mediaset ci hanno voluto risparmiare quest'incursione nell'intimità del padrone di casa. Ma che cosa dovrebbe succedere quando non fosse la moglie a mettere in imbarazzo il marito ma -ad esempio- delle noie con la giustizia, delle promesse politiche non mantenute o delle grame figure a livello internazionale? Ipotesi di scuola; si fa cosi per dire; non succederà mai di certo. Ma che cosa dovremmo aspettarci dalle redazioni mediaset in questa remota eventualità? Di essere forse gabbati di nuovo?

La situazione é grave ma non é seria. Siccome qualcuno di recente ha apostrofato con l'aggettivo criminale un progetto di riforma del sistema TV italiano, che depotenziasse mediaset, a favore di una pluralità di soggetti, vorremmo sapere da coloro che hanno sostenuto questa posizione -ivi compreso il capo dell'antitrust Catricalà- se in un paese democratico sia più importante il diritto dei cittadini ad essere informati, anche in situazioni gravi ma non serie che mettono in imbarazzo il padrone, oppure sia più importante preservare la crescita e l’entusiasmo imprenditoriale degli accoliti del capo?

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Lario 4 president

Si in effetti é un post assolutamente scontato. Clamorosamente banale. Ma irresistibile. Ho raccolto il giornale dallo zerbino stamane e letto il titolo a sei colonne. Non ci volevo credere. allora prima di sfogliarlo mi sono preparato il caffé, spremuto le arancie, disposto i biscotti ed infine accomodato sullo sgabello pronto a dare questa sbirciatina voyerista nella vita familiare dell'uomo pubblico più in vista e più odiato del paese.

Il motivo della scazzatura della Veronica non merita di essere ricordato. Se non per il fatto che é successo già innumerevoli volte che l'ex-presdelcons si lanciasse in questi apprezzamenti fuoriluogo e fuoritempo. Fuoritempo perché nel 2007 la galanteria passa attraverso il rispetto ed il riconoscimento dell'emancipazione femminile; fuoriluogo perché un uomo sposato potrebbe anche avere il buonguosto di riservare certe cortesie solo per la sua metà del cielo. Ma tant'é, un'Italia ormai stanca di ripere al proprio ex condottiero come si sta al mondo di questi tempi, aveva del tutto sorvolato sulle affermazioni dell'altra sera.

Nessun commento. Nessuno che abbia detto che non ci si comporta cosi, anche a costo di dover finire citati dai soliti BondiSchifani che ci avrebbero spiegato che era tutta una goliardata, e che il cavaliere é un cavaliere e che magari la Veronica trova il tutto molto divertente. Abbiamo lasciato una moglie sola con la sua umiliazione insomma. E questo non é stato galante da parte di nessuno. La Veronica però, nonostante le marionette BondiSchifani, ha fatto capire che la cosa non li é andata proprio giù.

Gelosa? Tignosa? Veronica Lario scrive perché oggi nei confronti delle mie figlie femmine, ormai adulte, l´esempio di donna capace di tutelare la propria dignità nei rapporti con gli uomini assume un´importanza particolarmente pregnante, almeno tanto quanto l´esempio di madre capace di amore materno che mi dicono rappresento per loro; la difesa della mia dignità di donna ritengo possa aiutare mio figlio maschio a non dimenticare mai di porre tra i suoi valori fondamentali il rispetto per le donne, così che egli possa instaurare con loro rapporti sempre sani ed equilibrati.

Se questo é il motivo per cui questa donna ha scritto a Repubblica una lettera esigendo delle scuse dall'uomo più potente del paese, dall'uomo che di questo paese rappresenta in molti aspetti anche i lati più deteriori, vorremmo che gli amici del centrodestra prendessero in seria considerazione la possibilità di dare indietro quella mezza sòla del marito, di chiedergli finalmente di ritirare a vita privata se stesso e quell'italia francamente detestabile che rappresenta, e mettere invece in pista questa donna con tutto il carico di modernità che ha saputo coltivare anche nello svolgere il ruolo più antico del mondo: quello di madre.

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Decalcificare il conflitto

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Fino a pochi mesi fa questo avrebbe dovuto leggersi come:
Confalonieri si complimenta con Galliani per il successo dei decoder approvati dal governo Berlusconi.

Sono cambiate un po' di cose nel frattempo... ma nemmeno troppe...

E da queste parti ancora si aspetta la legge sul conflitto di interessi. Quella seria.

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Chi non capisce u' Tube

Il ministro Dipietro ha messo oggi su YouTube il suo racconto del consiglio dei ministri. Di Dipietro si sono sentite in questi anni le più colorite e variopinte opinioni. Molti a destra, ma anche a sinistra lo hanno guardato con molta puzza sotto al naso per via di quell'aria un po' contadina e sempliciotta di cui lui peraltro va (giustamente) orgoglioso. Altri lo hanno crocifisso al legno del garantismo, anche se gli strali provenienti da destra sono stati sempre e comunque pretestuosi (il cosidetto garantismo a senso unico).

Una cosa che ci preme rimproverare al ministro é quella di non scegliersi mai troppo bene le persone con cui si accompagna. Ricordiamo l'unico deputato conquistato nel 2001 passato solertemente alla destra e poi l'impresentabile De Gregorio che non pochi guai sta combinando a danno dell'attuale maggioranza.

Ma tant'é. Finita la fregola di fare le pulci al ministro, quasi dovessimo anche noi distanziarci per delle inspiegabili pruderie, va detto che Dipietro ci é sempre sembrato una persona perbene. Uno dei pochi a cui lasciare le chiavi della propria auto (al più la si troverebbe un po' sporca del fango delle masserie molisane Winking).

Anche la conclusione del video, dove sente di dover giustificare questa sua discesa nell'agone tecnologico di YouTube con la necessità di spiegare che "il consiglio dei ministri é fatto di persone che cercano di fare il loro dovere con tutta la buona fede possibile" ci é parsa abbastanza impacciata da risultare genuina.

Niente male per essere il contadino della politica. Ha preso la corsia di sorpasso (visto che ora si occupa di infrastrutture) ed ha superato brillantemente la destra televisiva ferma da dodici anni all'agiografia dell'unto del signore ed il centrosinistra impantanato nella babele della finanzaria e negli infiniti e quotidiani errori di comunicazione.

Complimenti ministro! Questa volta sono gli altri, che non hanno capito u' Tube.

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Risalire la china


20 novembre 1996.
Corriere della Sera. LA BATTAGLIA SULLA FINANZIARIA. L' INTERVISTA " Promesse mancate, colpite le imprese " Tronchetti: con il contributo del Polo si e' riusciti persino a peggiorare la manovra. " Altro che Europa, questa legge serve solo a non farci sbattere la porta in faccia dai par- tner "

21 novembre, 1996.
Corriere della Sera. LA BATTAGLIA SULLA FINANZIARIA. Il presidente del Consiglio in un'intervista al Gr2 nega che l' esecutivo sia sbilanciato a sinistra e critica la Confindustria Prodi: mi dimetto se non si va in Europa

30 novembre 1996.
Corriere della Sera. Berlusconi di nuovo all' attacco: " Il premier ci porta a un regime"

2 dicembre 1996.
Corriere della Sera. VISTO DA LONDRA L' Economist: "sorry Romano, la nostra luna di miele e' finita"

4 dicembre 1996.
Corriere della Sera. L' OPINIONE Non raccontiamo storie: l' economia e' in ginocchio

11 dicembre 1996.
Corriere della Sera ECONOMIA & CONGIUNTURA L' affondo della Confcommercio: il prossimo anno spenderemo 11500 miliardi in meno per colpa di Finanziaria ed Eurotassa Consumi, arriva il grande freddo Billè : e grazie alla manovra il ' 97 andra' peggio.

13 dicembre 1996.
Corriere della Sera.. Duro intervento del presidente della Fiat, secondo cui il Paese non crede piu' in se stesso. "L' Osservatore Romano" : permane un clima plumbeo Romiti: l' Italia vive un momento tragico "La gente e' disorientata, vede una classe poli- tica incerta e senza personalita" Fossa attacca le "profezie casalinghe" di Prodi: "Vedremo se con questa Finanziaria si entrerà in Europa". Marzano: "ora danno ragione a Berlusconi".

8 febbraio 1997.
Corriere della Sera. Il capo del governo: esami solo nel ' 98. Ciampi: si studia l' anticipo della Finanziaria. Bene i mercati Prodi: in Europa con i primi Ma Dini: "un anno in piu' avrebbe fatto como- do a tutti". Lira in recupero sul marco.

13 maggio 1997.
Corriere della Sera. I dieci Paesi ammoniti dalla Commissione. All' Italia si chiede di sostituire i provvedimenti una tantum con misure strutturali Ciampi: "il deficit sarà ben sotto il 3 % del Pil" Duello sui conti pubblici. Il ministro ottiene una pagella più morbida dall' Europa. A giugno il piano di convergenza, promette il ministro del Tesoro. Prodi: non ho dubbi, si entra

4 agosto, 1997.
Corriere della Sera. L' OSSERVATORIO Prodi ha conquistato anche gli elettori leghisti. Ma in autunno dovrà impegnarsi sul tema che sta più a cuore agli italiani:l' occupazione

16 settembre, 1997.
Corriere della Sera. Piazza Affari, balzo del 3, 5 % . Volano i Btp. Perde quota il dollaro, la lira si rafforza. Euro più vicino, i mercati festeggiano

10 ottobre 1997.
Corriere della Sera. Industria, soffia il vento della ripresa. Ordini a luglio più 12, 1 % . Gli imprenditori: "non è un balzo occasionale". A tirare è ancora l' auto Confindustria: "sono tornati a salire la domanda e i consumi interni".

9 febbraio, 1998.
Corriere della Sera. L' OSSERVATORIO. Aumenta la popolarita' del governo. Neppure un sexgate lo scalfirebbe


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Comunista, giustizialista e no-global!

Per vie tortuose sono incappato in questi passaggi:

"la proprietà privata non costituisce per alcuno un diritto incondizionato e assoluto. Nessuno è autorizzato a riservare a suo uso esclusivo ciò che supera il suo bisogno, quando gli altri mancano del necessario. In una parola, «il diritto di proprietà non deve mai esercitarsi a detrimento dell'utilità comune, [...]». Ove intervenga un conflitto «tra diritti privati acquisiti ed esigenze comunitarie primordiali», spetta ai poteri pubblici «adoperarsi a risolverlo, con l'attiva partecipazione delle persone e dei gruppi sociali»

...il reddito disponibile non è lasciato al libero capriccio degli uomini, e che le speculazioni egoiste devono essere bandite. Non è di conseguenza ammissibile che dei cittadini provvisti di redditi abbondanti, provenienti dalle risorse e dall'attività nazionale,
ne trasferiscano una parte considerevole all'estero, a esclusivo vantaggio personale, senza alcuna considerazione del torto evidente ch'essi infliggono con ciò alla loro patria.

...il consenso delle parti, se esse versano in una situazione di eccessiva disuguaglianza, non basta a garantire la giustizia del contratto, e la legge del libero consenso rimane subordinata alle esigenze del diritto naturale. Ciò che era vero rispetto al giusto salario individuale lo è anche rispetto ai contratti internazionali:
un'economia di scambio non può più poggiare esclusivamente sulla legge della libera concorrenza, anch'essa troppo spesso generatrice di dittatura economica. La libertà degli scambi non è equa se non subordinatamente alle esigenze della giustizia sociale.

Chi ha detto queste cose? Quale rimasuglio di comunista si accanisce ancora contro il sacrosanto diritto (divino) di proprietà? Quale vecchia ciabatta perbenista, bacchettona e giustizialista si scandalizza ancora per l'attività (se non legittima senz'altro legittimata) di evadere le tasse e portarle all'estero di nascosto (e poi farle rientrare sotto lo scudo spa-fiscale? Chi é quest'ignorante che prova a minare le magnifiche sorti progressive del turbo-capitalismo da esportazione Bushista?

Qui la risposta.

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Il weekend politico

Che cosa é successo politicamente in questo weekend? Fatemi pensare...

-Abbiamo concluso la missione in Iraq. Dopo aver perso molte vite in una guerra sbagliata. Una missione fatta solo perché qualcuno potesse vantarsi di essere il migliore amico di Bush. E tuttavia ce ne siamo andati via con onore massimo e con la calma necessaria per lasciare dietro di noi un buon ricordo.

-É stato presentato un disegno di legge moderno e da paese avvanzato sulla violenza domestica e su quella odiosa verso i gay ed altre minoranze.

-É stato presentato un disegno di legge sulla riforma delle professioni, che seppur non la rivoluzione che qualcuno si aspettava, é il primo passo che si riesce a fare sull'argomento dopo 30 anni di discussioni (e sei mesi di governo).

Questa é finalmente la serietà al governo che ci avevano promesso! Avanti così per 5 anni che c'é molto da fare.

Ah si... poi sabato scorso c'é stato un po' di baccano a Roma. Molte, moltissime persone, forse un po' confuse, si sono ritrovate ad inneggiare quel figuro che, per 5 anni, questo paese lo ha mandato a rotoli. Il governo deve fare davvero uno sforzo per far capire le proprie ragioni a questa gente. Anzi per far capire loro, che le loro ragioni, seppur al prezzo di qualche sacrificio da condividere con tutti, sono meglio difese da chi al governo ci va con la serietà di queste leggi piuttosto che da chi al governo ci vorrebbe andare con quel vacuo populismo visto a San Giovanni.

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Degrado Totale. Parola di Cesa

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Se anche uno tendesse a dimenticarsene, ci pensano sempre loro a rinfrescarci la memoria su che razza di gente stava al governo prima!

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L'imbroglio é di Deaglio

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Ci eravamo augurati (qui e qui) che questo fosse il finale della storia dei brogli. Perché significa che la democrazia in questo paese, per quanto in perenne sofferenza, non é poi così malandata, e perché si sta facendo velocemente (una vera novità per questo paese) chiarezza su una questione angosciosa e cruciale.

A Deaglio naturalmente non auguriamo di andare dietro le sbarre o pagare alcunché. Solo ci piacerebbe riconoscesse -una volta che ogni dubbio sarà fugato dalla magistratura- che ha sbagliato e che deve delle scuse a Berlusconi e agli Italiani. Peraltro il giornalista in questione é un galantuomo e siamo certi lo farà. Il buongusto suggerirebbe anche di devolvere in beneficenza i proventi del DVD, giusto per fugare i dubbi circa le intenzioni commerciali dell'operazione che le lingue malevole si ostinano a proporre.

Rimane un po' di inquietudine perché -lo riconosciamo- anche da queste parti il virus complottista aveva in parte attecchito fino a farci correre, la mattina di venerdì, all'edicola e scucire i 17 euro del fanta-thriller elettorale di Deaglio.

Che ora quel DVD (ancora non visto peraltro) rimanga a monito futuro contro le tentazioni ricorrenti ma non totalmente salubri di scivolare nella cultura cospirativa, dalla teoria del complotto, al metro di giudizio del cui prodest, dallo stato nello stato, all'11-settembre-organizzato-da-Bush, dal "pensare male si fa peccato ma..." ai protocolli dei savi di Sion...

Siccome le vaccinazioni hanno bisogno dei richiami, forse é ora di dare una nuova letta al pendolo di Focault.


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Scandali e scandalizzati

Carla Weber, su Polemos, prende lo spunto dalla trasmissione Report per constatare amareggiata quanto gli scandali che, con puntualità settimanale, vengono scoperchiati dalla trasmissione non indignino quasi nessuno. L'assuefazione alla truffa, alla sopraffazione, alla violazione di tutte le norme legali e sociali, l'assuefazione alla violenza civile in definitiva, ha gettato questo paese in un'indifferenza asfissiante. Per la verità, senza certamente la stessa profondità di analisi, se ne era accorta anche la Littizzetto domenica scorsa a che tempo che fa (vedi qui per la battuta).

Leggendo lo scritto di Carla mi é tornata in in mente un'amaca di Michele Serra di qualche anno fa che recitava più o meno cosi:

Ci sono due modi di capire che si sta invecchiando: il primo quando si constata che le cose che scandalizzano gli altri non ci scandalizzano più; il secondo quando si percepisce che le cose che ci scandalizzano ancora non scandalizzano più nessun altro...

Sono due modi molto differenti di invecchiare. Quando si dice che l'Italia sta invecchiando, si dice il vero. L'aspetto che addolora é che purtroppo il paese sta invecchiando nel primo modo...

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Deaglio scopre il broglio?

Sulla vicenda Deaglio-che-scopre-il-broglio delle schede bianche sempre più persone cominciano ad incuriosirsi, ad incupirsi e a preoccuparsi.

Dopo la trasmissione dell'Annunziata, dopo il tam-tam di internet (1, 2, 3, 4) oggi una intervista a Repubblica.

Ribadiamo: Fuori la verità!!! Qui qualcuno deve per forza pagare. Per amore di questo paese, speriamo sia Deaglio a pagare, perché significherebbe che é tutto solo una paranoia e a Berlusconi dobbiamo delle scuse. Ma se non lo fosse, se Deaglio dicesse il vero, a questa storia dobbiamo andare fino in fondo, con tutto quello che comporta. Si chiama attentato alla costituzione ed é un reato penale.

UPDATE: Mentre chiudevo questo post, Repubblica titola cosi:

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FORSE QUALCOSA SI MUOVE: ORA FUORI LA VERITÀ

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Se questo é un broglio

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Io mi voglio augurare che tutto questo non sia vero. Ma vorrei che qualcuno me lo dimostrasse con certezza. Perché se é vero, qualcuno deve trovare il coraggio di prendere il caimano e sbatterlo in galera. Per sempre. Per attentato alla costituzione. Per omicidio doloso di democrazia, con aggravanti plurime. E se non é vero, vorrei vedere Deaglio & Co. chiedere scusa al caimano e a noi italiani e pagare anche loro per aver (eventualmente) minato la mia già vacillante fiducia nelle istituzioni sgangherate di questa democrazia.

E poi il caimano che ancora si riempie la bocca con i brogli!!!

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Beati tra le donne

È la prima volta che tre donne vengono elette ai vertici
di un partito comandato da un solo uomo


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Sebastiano Messina commentava così la settimana scorsa l'elezione ai vertici del partito radicale di tre donne, Rita Bernardini alla segreteria, Maria Antonietta Coscioni alla presidenza ed Elisabetta Zamparutti come tesoriera.

Oggi é la seconda volta. Pecoraro Scanio apre la dirigenza del suo partito a cinque donne: Grazia Francescato, Cristina Morelli, Loredana De Petris, Iva Berasi e Daniela Guerra.

Che dire? Segno promettente di un cambiamento in corso, oppure cosmesi politica che non intacca i meccanismi veri del potere o peggio ancora segno sottile e potente del trionfo maschile in politica?

Pannella e Pecoraro ci credono, si fanno solo belli, oppure si stanno facendo l'harem?

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Lezione primaria, lezione democratica 2
Il ritorno del diabolico Lieberman

Pasted Graphic
Nel giorno in cui si pregusta la sonorissima batosta a Bush e al GOP (l'aspettavamo da sei anni, ma ce ne vorranno altri due per finire il lavoro), in Connecticut risorge dalla polvere quel gran volpone di Lieberman. Avevamo qui salutato con simpatia il successo di Lamont nelle primarie. Una guerra interna ai democratici, in uno stato praticamente blindato per i nostri (si capisce per chi tifiamo no?). Lamont aveva conquistato le primarie accusando Lieberman di essere stato fin troppo indulgente, se non addirittura colluso con l'amministrazione Bush. Dopo la sconfitta, Lieberman ha comunque deciso di correre per il seggio al senato e, complice il voto tattico di molti repubblicani, ha preso il posto che tutti consideravano di Lamont. Chissà ora che combinerà.

Resta tutta l'invidia per quella legge elettorale: dove gli elettori si sono prima scelti il candidato e poi il senatore, costruendo e disfando fortune di gente che ci ha messo la faccia, ha girato per mesi facendosi conoscere e facendosi scrutare nei più intimi dettagli nel nome della trasparenza. Oggi vince Lieberman, fuori dallo schema dei due partiti e giocando addirittura contro di essi. Da noi, lo ricordiamo anche se ci piange il cuore, i partiti attualmente scelgono e blindano le liste di chi entra in parlamento. Di quelli che noi eleggiamo, in moltissimi casi non conosciamo ne facce, ne quoziente intellettivo, ne onestà e senso civico. Fuori dai partiti non c'é possibilità per alcuno. Lo ricordiamo con amarezza a tutti gli amerikkani del centrodestra di casa nostra che hanno avvallato questo scempio di democrazia.

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mito-Crono-logia radicale

Pasted Graphic
Nel weekend del congresso radicale, l'Italia ha preso di nuovo confidenza con la mitologia. Abbiamo infatti ampiamente rispolverato il mito di Crono che mangia i figli. Cosi Pannella si é accomodato a Padova e si é divorato il povero Capezzone per pranzo (lunga vita politica a Daniele). Come prima aveva peraltro fatto con altri suoi prediletti, da Rutelli a Taradash. Svezzati, cresciuti alla politica e poi temuti ed ostracizzati fuori dalle cinta della cittadella del partito radicale.

Così fa Crono: parla di democrazia e comanda in solitudine; sogna i grandi numeri, ma si accontenta di quelli che puó poi alla fine controllare, parla di merito e fa prevalere il rispetto ossequioso per la gerarchia; parla di cambiare il vecchio ma quando si accorge di farne parte, getta via il nuovo.

Così fa Crono. Intendiamoci, sono tutti sopravvissuti ed hanno prosperato al rigetto Pannelliano. Sopravviverà e prospererà anche Daniele Capezzone, che é bravo, ha ragione e capacità per mettersi alle spalle le derive senil-solipsistiche di Crono. Che c'é vita anche oltre Crono e spazio per Daniele oltre il tempo di Marco. Immaginiamo la malinconia di Capezzone: forte delle sue ragioni, eppur costretto a sacrificare in questo delirio i suoi affetti.

Ma così fa Crono, e a questi egli si deve adeguare. Certo, ci piacerebbe al prossimo congresso vedere questa seconda parte del mito, quando Zeus ed i fratelli rinchiudono il padre negli inferi, oppure per cambiare mito, ci piacerebbe vedere in azione Edipo, senza eventualmente i dettagli su come va a finire con la madre....

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Napule è 'na carta sporca
e nisciuno se ne importa

Leggo e rileggo le parole di Calderoli che tanto indignano tutti quanti. Da quelle su Napoli come una fogna a quelle sulla militarizzazione della città. Mi faccio l'esame di coscienza. Possibile che non sia indignato anche io? Ebbene no. Certo avrei smussato un po' il linguaggio, ma i concetti posso farli miei. No, Calderoli non mi scandalizza.

Mi fanno invece innarcare le sopraciglia le affermazioni di Prodi, sul fatto che l'indulto non c'entra niente. Mi fanno cadere le braccia i sindacati, che rispondono alla camorra con l'ennesimo sciopero e manifestazione. Mi fanno rabbia i tanti Napoletani intervistati, che accusano lo stato latitante, ma quando il latitante vero viene arrestato, magari accorrono a tirare i sassi alle volanti. Mi indigna il silenzio sui veri meccanismi della camorra, di cui gli omicidi sono solo un escrescenza cutanea, che fanno invece comodo a molti, a cominciare dai moltissimi imprenditori tessili del nord (che magari sono a loro volta leghisti) che nei laboratori clandestini all'ombra del Vesuvio confezionano gli abiti di alta moda tra sfruttamento, schiavitù e connivenza con la criminalità e su cui solo Saviano con il suo Gomorra ha parlato senza reticenze.

Oggi su Repubblica, D'Avanzo mostra come la camorra sia ormai diventata camorrismo, fenomeno canceroso di (mal)costume cosi pervasivo e metastizzato da non poter essere più combattuto con i meccanismi autoimmunitari. È tempo ormai per l'intervento chirurgico, che é sempre invasivo, rischioso, dall'esito incerto e dalla lunga degenza.

Delle due l'una, o con Napoli decidiamo di fare sul serio, con tutto quello che costa, esercito compreso, oppure lasciamo perdere perché tanto, come dice oggi Grillo, é inutile. Ed in entrambi i casi ha- ahimé- ragione Calderoli: o ci riprendiamo quel territorio, con le buone ed anche con le cattive, oppure smettiamo di buttare denaro nel cesso, pardon, nella fogna straripante di immondizia.

Temo invece che le soluzioni raffazzonate all'italiana prevarranno, e tra qualche mese, tra qualche anno, saremo qui di nuovo a parlare di quanto é bella Napoli e di quanto sia un peccato che sia ridotta in questo stato.

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Cattivi ricordi contro cattivi pensieri

Mentre ammutolisco leggendo i giornali del mattino che danno Prodi per spacciato, mentre preparo mentalmente eventuali reazioni eccessive e spettacolari, quali l'espatrio, la rinuncia al certificato elettorale a vita, la discesa nel qualunquismo o al piú nel libertarismo piú sfrenato ed anarcoide, mi rinfresco la memoria su chi ci stava prima dalle parti di palazzo Chigi.

Dal corriere di ieri si apprende che Berlusconi, il 27 aprile, cioé 17 giorni dopo aver perso le elezioni, con un decreto, si assegnava ben 31 (trentuno si) uomini di scorta e 16 (seedddiccciii) auto di cui 13 blindate e tutte di marca tedesca (che significa che saranno tutte A6 oppure a A8 dai 40 ai 100 mila euro ciascuna).

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Niente marchette agli editori

La delusione per la norma in finanziaria che restringeva la possibilità di usare il diritto d'autore é durata per fortuna solo pochi giorni. Notizia di ieri che l'aritcolo é stato cancellato in commissione. Resta qualche preoccupazione per la possibilità che l'emendamento rientri se verrà posta la fiducia sulla manovra, ma soprrattuto un po' di stranimento per aver constatato con quanta leggerezza, in questo paese, si vanno a toccare ex-lege i diritti di proprietà. Che possono e devono essere limitati per legge, ma che non possono essere modificati in continuazione, pena l'irrilevanza ed inefficienza come istituzione economica e la loro trasformazione in strumenti di potere e sfruttamento di marxiana memoria.
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Chi evade il proprio (e nostro) futuro

Mentre il governo passa giornate difficili, tra crolli nei sondaggi e prese di distanza fuori e dentro la cerchia degli amici, la cosa che più mi sorprende e mi fa temere é una riemersione prepotente della causa delle partite IVA e degli evasori. Ascoltando la radio e leggendo i giornali stà passando abbastanza indisturbato il messaggio protoberlusconiano che in fondo evadere é giustificato viste le condizioni e le aliquote attuali. Quindi, che Visco non faccia troppo sul serio con questa ossessione per l'evasione! Tra le tante ragioni per combattere questa tesi che, ammettiamolo, fa breccia nelle menti italiane tendenzialmente inclini a perdonare la furbizia di ogni risma e fattura, l'ultima in ordine di importanza é quella che, se anche ci fosse un barlume di idealitá dietro questa istanza, i commercialisti dei vari Briatori d'Italia dovrebbero calcolare onestamente l'imponibile e poi applicare un'aliquota "giusta", mettiamo del 33% come diceva a suo tempo Berlusconi (vi ricordate il diritto naturale a non essere tassati per piú di un terzo del reddito?). Se fosse questo di cui stiamo parlando si chiamerebbe obiezione fiscale. Purtroppo invece, l'evasione é quel fenomeno per il quale molta gente é del tutto ignota al fisco e, ad esempio, per il quale i gioellieri guadagnano meno degli insegnanti elementari ed i rivenditori di Porche meno dei metalmeccanici.

Con ben piú solide ragioni, argomenta oggi Leonardo il perché é ora e tempo di stroncare il nero nella piccola impresa.

[...] Tu sei malata, Piccola Impresa mia. Tu non rubi per dare a me – questo chiamalo se vuoi effetto collaterale – tu rubi perché non sai fare altro. Tu non hai un progetto, un modello di sviluppo. Tu hai solo un’ossessione. Sei cresciuta lavorando e accumulando, e di fronte alle nuove sfide reagisci sempre nel medesimo modo: lavori e accumuli. Ma non vai da nessuna parte.Lascia stare i dottoroni che ti dicono che va tutto bene, che sei forte, sei la spina dorsale del Paese. Cazzate. Li paghi perché ti dicano cazzate. Non è mai esistito un Paese con una spina dorsale fatta di piccole imprese. C’è solo l’Italia e – curiosa coincidenza – non funziona più. Ci sarà un motivo, scusa, se dovunque le imprese crescono, e qui da noi restano Piccole. [...] Perciò, piantala di vantarti per i tuoi difetti. Tu non hai deciso di restare piccola impresa, semplicemente non ce la fai a crescere. Tu non sei più il miracolo italiano. Tu sei la malattia dell’economia italiana, e questa malattia si chiama nanismo. Piantala di tesser lodi dei tuoi piccoli capannoni, dei tuoi piccoli macchinari, dei tuoi piccoli affari. La grande Valpadana, ma va là. Il bosco dei puffi è diventata, la Valpadana. Ti sei scavato una tana e l’hai chiamato modello di sviluppo. Sbagliato. Non era un modello di sviluppo. Era una tana. [...] Tempo una generazione e loro avranno Grandi imprese. Mentre tu resterai Piccola Impresa, perché sei fatta così. Il tuo capannone, la tua piccola produzione, la tua tana. Tuo padre aveva le pezze al culo, tu hai una mercedes, tuo nipote avrà le pezze al culo. A proposito, tuo nipote è mio figlio. Caccia il grano.Tu non hai bisogno di una Tremonti-Tris. Non hai bisogno di un altro piccolo capannone, di un altro piccolo appalto in nero. Tu hai bisogno di scuole serie, scuole buone, per i tuoi nipoti (i figli te li sei bruciati). Ma le scuole italiane fanno schifo, dici. Esatto! Perché mancano i soldi! I soldi che hai rubato in questi anni, Piccola Impresa. La tua mercedes, la tua barchetta – e adesso piangi che non è colpa tua, che la colpa è dei ricchi veri, quelli da yacht. E invece no, Piccola Impresa. La colpa è proprio tua, che in trent’anni di furto alle casse dello Stato non sei riuscito nemmeno a mettere insieme un tre-alberi. Perché evidentemente hai un limite strutturale, una carenza, un gap. Chiamalo come vuoi. Io lo chiamo ignoranza.Come hai detto? Sì, si può curare. Tuo nipote andrà in una scuola migliore.Se cacci il grano.Oppure lascia perdere. Fottitene, continua a evadere. Visco taglierà i fondi alle scuole: avremo classi di trenta monelli e professori esauriti. E tu avrai qualche soldo in più per il tuo nuovo capannone, il tuo ristorante preferito, le tue care vecchie Maldive. Cara Piccola Impresa.

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Serra, la serra Apple, la Ka'ba e le nostre libertá

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In principio furono i cartoni danesi (per la verità c'é un'intera storia prima di questo punto d'inizio scelto arbitrario, ma ci sia concessa la licenza letteraria). Poi furono altri eventi quali le citazioni di Ratzinger, le auto-censure su Mozart ad opera del teatro di Berlino, poi le scuse preventive di Rasmussen dell'altro giorno per della pubblicità che irrideva Maometto in TV.

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L'apoteosi della prepotenza ed aggressivitá semiotica (e demenza ed ignoranza) di certe frange islamiche l'ho peró letta oggi qui. Qualche fanatico invoca la jihad contro il nuovo Apple store sulla quinta strada a New York. La colpa? quella di essere a forma di cubo e di essere tanto popolare da indurre qualche gionalista a titolare qualcosa del tipo "la nuova mecca della apple". Questa rassomiglianza nella forma alla Ka'ba fa dell'apple store un'affronto al mondo islamico e della Apple una cospiratrice con un segreto "Mecca project". Di piú, sembra che nel sottosuolo dello store, dove si riparano i computer al genius bar, il sacrilegio rasenti la sua vetta con la vendita di alcolici. E si perché secondo questi demenziali jihadisti, ad un bar non si possono che vendere alcolici!

La cosa drammatica é che invece di riderci sopra ed al piú mandare affanculo questi pseudo icono-ignora-clasti, c'é chi perde anche del tempo a spiegare, a scusarsi e a premettere che spiegando non si intende offendere nessuno.

Ieri, su Repubblica, Michele Serra ha espresso bene il sentimento che da queste parti impera:

È veramente penoso che ad ogni articolo o vignetta o filmato ostili all'Islam i governi europei si sentano in dovere di scusarsi, specificando che questi attacchi "non esprimono l'opinione del nostro Paese sull'Islam". L'ultimo episodio è avvenuto in Danimarca, dove una tivù privata ha messo in onda una cosetta del locale partito fascista contro Maometto. Nell'etere, su internet e sui giornali, come è noto, circolano bassezze di ogni risma, in genere anti-umane ben prima che anti islamiche o anti cristiane o quant'altro: nessun governo democratico è in grado di controllarle né si sogna di farlo, perché dunque porgere all'Islam e solo all'Islam frettolose e pompose scuse? Sì, lo so, è per paura di ritorsioni, attentati, assassinii. Ma poiché, in linea di principio, qui in Europa nessuna comunità ha il diritto di condizionare la libertà di espressione (se non ricorrendo ai tribunali in caso di diffamazione o incitamento all'odio razziale), riconoscere "all'Islam" (e quale, poi?) questo diritto di veto politico è un errore micidiale. Ogni musulmano intelligente e civile sa benissimo come funzionano le cose in democrazia. I governi che si scusano, dunque, lo fanno a vantaggio di una minoranza di fanatici, riconoscendoli, di fatto, come interlocutori. Meglio sarebbe piantarla di scusarsi, e ripetere una volta per tutte, piuttosto, che la libertà di espressione, qui da noi, è un diritto così forte e riconosciuto che una parola greve non può certo metterla in discussione

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Ancora sul decreto Bersani

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Con un po' di ritardo, ecco il mio piccolo contributo divulgativo sul decreto Bersani. Uscito sul numero di Ottobre di Cooperazione tra Consumatori. Per motivi di spazio sono saltati due paragrafi a cui tenevo, che riporto qui:

Le proteste dell'estate Ricordiamo tutti le proteste delle categorie toccate: città bloccate dai taxisti furiosi e gli avvocati in sciopero per settimane. Molte di queste categorie hanno seriamente visto avvicinarsi la fine delle loro piccole rendite di posizione. Le reazioni sono state quindi fisiologiche. Ridicole a tratti, soprattutto quando alcune di queste categorie hanno avuto l'ardire di provare a convincerci che la loro battaglia era anche a favore dei consumatori. Cosi abbiamo visto i farmacisti seriamente preoccupati perché non sappiamo quando prendere l'aspirina, e gli avvocati dispiaciuti perché, a causa della abolizione della tariffa minima, corriamo il rischio di finire in mano a qualche collega incompetente (che molto probabilmente già esercita peraltro). La realtà è che l'avvocato era allettato dalla prospettiva di pagare di meno il taxi, ed il taxista pensava già alla prossima auto da cambiare senza dover passare dal notaio, che preoccupato da questo mancato giro di affari già pensava alla scorta di analgesici da fare alla coop per farsi passare il mal di testa. Insomma, ognuno ha la propria professione con cui guadagnare, ma infine siamo tutti consumatori quando è ora di spendere. Superati gli aggiustamenti inevitabili per le categorie che perdono qualche privilegio, ci avremo insomma guadagnato un po' tutti.
Liberalizzare e consumare: dove è finito lo spirito cooperativo? Al lettore che è arrivato sino a questo punto sarà forse sembrato che l'attenzione dell'autore sia concentrata sulle parole d'ordine del consumare e del liberalizzare. Ma non sono queste parole aliene ai valori del mondo cooperativo, ci si potrebbe chiedere? Il sottoscritto non le avverte affatto in questo modo. Consumare non è consumismo, ma piuttosto un'attività che volenti o nolenti compiamo quotidianamente e quindi qui proviamo a farlo in maniera critica. E liberalizzazioni non significano liberismo o capitalismo selvaggio ma piuttosto ricreare le condizioni di uno scambio equo dove la qualità del lavoro dei produttori si misura efficacemente con le esigenze ed i gusti dei consumatori. L'economia di mercato deve essere economia civile (vedi cooperazione del giugno 2004) dove anche individui non interessati al profitto ma piuttosto al benessere di chi li circonda possono organizzarsi e competere per offrire beni e servizi ai consumatori attraverso le forme della cooperazione di cui anche noi facciamo parte. Torniamo ancora una volta ai farmaci da banco. Il mondo cooperativo ha combattuto per una liberalizzazione delle vendite. In questo modo ora potremo acquistare medicinali di uso comune a prezzi inferiori e con il tempo forse, anche nelle piccole famiglie cooperative dei paesi dove i medicinali altrimenti non possono arrivare. Per fare questo si è intaccato un privilegio ormai ingiustificato dei farmacisti che sino ad oggi erano gli unici a poter vendere questi prodotti. Si potrebbe obiettare che abbassando i prezzi si induce un consumo maggiore, forse anche l'abuso, dei farmaci, con tanti saluti ai principi del consumo critico e agli auspici di riduzione dei consumi. Ma non è questo il punto. Se si ritiene che si consumino troppi medicinali a causa dei prezzi bassi, li si tassi. Con queste risorse si paghino ad esempio il sistema sanitario nazionale oppure i farmaci per gli anziani. Fino a prova contraria restiamo convinti che i farmaci costosi servano soprattutto ad arricchire i farmacisti, e non certo ad impedire l'abuso dell'aspirina.

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La Fiction di Falcone ed il Reality della Sicilia



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Ieri sera andava in onda la seconda puntata della fiction su Falcone. Io e Lucia abbiamo provato a guardarla ma abbiamo girato dopo pochi minuti per il disagio. Il film é di buona fattura. Ma non é artistico il motivo del rigetto. Piuttosto una rabbia sorda e montante nel vedere un paese infingardo che celebra due eroi che non gli appartengono e di cui non é degno. Forse é la TV, alla quale ormai associo solo panzane e reality che non é degna di celebrare. O forse é l'ipocrisia di un paese che celebra la fiction della lotta alla mafia in TV ma non la conduce nel reality della Sicilia.

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Il sorpasso

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In questi giorni si fa un gran parlare dell'uscita di Zapatero sul prossimo sorpasso spagnolo ai danni del nostro paese. In meno di quattro anni la Spagna produrrá un reddito pro-capite superiore a quello dell'Italia. Al di lá dei numeri grezzi del PIL, la realtá é peró ben diversa. La spagna non si appresta a sorpassarci, semplicemente ci é passata davanti talmente veloce che noi nemmeno ce ne siamo accorti. Ero a Madrid dieci giorni fa. Il sorpasso é evidente sin dall'arrivo al magnifico aereoporto della capitale (il piú esteso del mondo come superficie coperta, ed il terzo come numero di passeggeri in Europa), quando si prende la metropolitana piú estesa d'Europa dopo quella di Londra (ma sicuramente piú pulita di questa) e girando per le strade sontuose e rimesse tutte a nuovo. Ognuno sceglie il proprio personale metro per giudicare la modernitá di un paese. Io personalmente metto in testa il coraggio architettonico. Conta per me anche il senso civico degli abitanti, la voglia di viaggiare dei suoi studenti, la qualitá delle universitá, la filmografia ed altro ancora. Queste variabili anticipano sempre il freddo PIL-pro-capite che misura con il senno di poi una storia di successo. Su ognuno di questi punti, la Spagna ci sta giá facendo mangiare la polvere del sorpasso. Solo che molti di noi sono ancora girati all'indietro, come il Gasmann della foto, fiduciosi di non vedere ancora il paese iberico alle calcagna ed ignoranti del fatto che la Spagna, ci é giá passata dinanzi.

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Li tassinari

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Non so perché, ma davvero ce l'ho con i taxisti della capitale. Un motivo tra i tanti potrebbe essere quella signora con il bimbo in braccio stravolto dal sonno, all'una di ieri notte, che dice a Lucia che sta aspettando uno stramaledetto taxi da 40 minuti. Comunque a Roma qualcosa si muove. La rabbia contro la categoria monta. Le posizioni diventano sempre piú indifendibili. Forse le forzature di questa estate, finiscono con il ritorcersi contro la categoria. Speriamo. Prendo spunto dalla Repubblica di oggi per illustrare l'arroganza e tracotanza della categoria: Il signor Bittarelli, noto alle cronache per essere, oltre che capo di unione radiotaxi, esponente di allenaza nazionale non che fomentatore delle proteste piú cruente dell'estate, richiama una trattativa del 2004 nella quale, a fronte di piu corse preferenziali e alla battaglia contro l'abusivismo, i taxisti avevano concesso 300 nuove licenze. Colta l'ironia? I taxisti avevano concesso nuove licenze... Ma scherziamo??? Questi signori sono ad un livello tale di delirio di potere oligopolistico da sostituirsi al comune stesso e sentirsi loro in grado di "concedere nuove licenze".

Di fronte a questo, proporrei al comune di chiudere entrambi gli occhi sull'abusivismo. Anzi legalizzarlo. Chiunque abbia un auto sufficientemente pulita e dignitosa ed una patente in regola, si rechi al comune, si prenda un segnalatore satellitare di attvitá ed un qualche sistema per monitorare le tariffe e si metta per strada. E poi riapriamo il confronto con il signor Bittarelli.

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Gara di cretinaggine

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Se non fosse che entrambi giocano con le bombe atomiche (uno dei due per la verità non ce l'ha ancora ma ha la ferma ambizione di comperarsi il giocattolo molto presto) ci sarebbe da ridere. Si perchè di due cretini non si dovrebbe fare altro che gustarsi le scemenze e dimenticare il tutto con una grassa risata.

Ha cominciato il nostro beniamino di oltreoceano due giorni orsono: a) Ahmadinejad è un dittatore. b) L'Iran è come Al Qaeda e c) gli iraniani sono terroristi. Tre affermazioni da cretino. La prima suona cretina se si pensa che è un'accusa mossa da uno che le elezioni le ha vinte alla corte suprema contro uno che, volenti o nolenti, ha preso più del 60% dei voti alle presidenziali iraniane. E non ci sono (purtroppo) segni di una crescente opposizione nel paese. Certo non puo dire lo stesso Bush che invece naviga molto male, e da parecchio tempo, nei sondaggi. La seconda affermazione risulta anche alquanto cretina: diciamo che paragonare uno stato teocratico (per giunta sciita e persiano) ad una organizzazione terroristica (sunnita ed araba) non aiuta molto a comprendere quello che succede. La terza affermazione é un altro campione di cretinaggine, soprattuto per uno che vuole conquistare le menti ed i cuori degli iraniani alla democrazia (contro il dittatore di cui sopra).

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Di fronte ad un picco cosi elevato di cretinaggine, un interlocutore non-cretino avrebbe dovuto solamente tacere, perché davvero il tutto si commenta da solo. Ma un altro cretino non si tira mai indietro. Ed allora eccoci con il a) Bush non é nulla davanti a Dio e b) voglio sfidare Bush in un dibattito all'ONU. La prima affermazione é molteplicemente cretina. Per quanto Bush sia cretino, non lo abbiamo ancora sentito paragonarsi a Dio (ne a Gesú, ne a Napoleone, ne a Giustiniano. Paragoni che invece si é azzardato a fare il piú cretino di tutti che abita ahinoi a casa nostra). Peraltro ci chiediamo se l'affermazione implichi che invece il signor Ahmadinejad coltivi un ego di dimensioni bibbliche, pardon, coraniche. La seconda affermazione potrebbe essere commentata dal Moretti di Ecce Bombo: "No, il dibattito no!". Comunque, se proprio si deve fare il dibattito, vorremmo che il nostro recente amore ministro D'Alema partisse per l'ennesima missione di pace gloriosa ed offrisse la medizione italiana in questo conflitto proponendo Bruno Vespa come forza di interposizione dibattimentale.


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Rossi di vergona, verdi di rabbia

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Stiamo mandando i nostri soldati in Libano. Abbiamo giá detto qui che ne andiamo orgogliosi. Ma poi capita che si legga l'inchiesta di Fabrizio Gatti sull'Espresso e che venga voglia di far rientrare subito i militari e mandarli in Puglia.

Non ci sono credo parole da aggiungere, se non per parlare del profondo senso di vergogna e rabbia che si prova da queste parti. Otto giorni fa, eravamo ad Ellis Island. Dove molti dei nostri cari (e non é un modo di dire, attraverso i computer del museo siamo risaliti ad alcuni nomi di parenti effettivamente passati di la) hanno cercato fortuna da emigranti. Ed in molti casi l'hanno trovata in un paese che -allora- era generoso con i poveri capaci solo di lavoro e speranza. E noi, a nemmeno un secolo di distanza, dobbiamo essere complici di questa vergogna?

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Hezbochi?

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Due giorni fa parlavo con un professore di queste parti. Ebreo. Gli confidavo la mia perplessitá sul fatto che questa guerra abbia portato qualche beneficio ad Israele. Lui si diceva convinto del fatto che, una volta concluso il ritiro dell'esercito israeliano, il popolo libanese avrebbe cominciato a chiedere conto ad hezbollah se davvero fosse valsa la pena di provocare una guerra con tutte le morti e distruzioni che ne sono conseguite.

Da queste parti si era dubbiosi. Davvero la gente reagirá cosi? Sembra proprio di no. Purtroppo per Israele, hezbollah non solo ha guadagnato le simpatie dei libanesi e di tutti gli arabi per la sua capacitá di resistere onorevolmente all'esercito israeliano, ma é destinata a crescere i propri consensi grazie al ruolo che intende svolgere nella ricostruzione. Hezbollah prima provoca la guerra, poi porta gli aiuti?

Ma chi é hezbollah? Che cosa se ne dovrebbe pensare da queste parti? Sono i terroristi internazionali al soldo di Iran e Siria, senza volto, spietati e fanatici come ce li dipinge Israele? Oppure sono dei valorosi resistenti, baluardo della nazione libanese contro il nemico sionista come ce li descrive la stampa araba?

Mi sto facendo l'idea che hezbollah assomigi sempre di piú ad un fenomeno che noi Italiani consciamo bene. Purtroppo.

Hezbollah prima provoca la guerra, poi porta gli aiuti. A me ricorda la camorra che prima spinge per l'abusivismo, e poi dispensa qualche lira alle vittime degli smottamenti. O la mafia che si prende a carico le vedove. Insomma, uno stato parallelo che si alimenta in una cultura dell'assedio. Un entitá che allo sguardo miope delle vittime sembra l'unica soluzione al problema, e la prospettiva presbite di noi osservatori distaccati e disincantati ce lo fa sembrare come l'unica causa. Miope perché quando la sofferenza e la necessitá ti toccano da vicino, non puoi fare altro che pensare ed agire con la prospettiva dell'immediato. Presbite perché la distanza dal problema conduce, come ha condotto l'amico professore, a non coglierne i meccanismi solidaristici e familistici che caratterizzano certe comunitá, soprattutto quando sopravvivono ad una guerra.

Ma noi italiani la mafia e la camorra le conosciamo bene. Ne conosciamo i risvolti culturali, l'estrema difficoltá che comporta ogni tentativo di estirparle. É lo stato parallelo che una volta insediato per esigenze supplettive (nel caso di Hezbollah, la guerra all'occupante Israele dopo il 1982 in mancanza di un forte esercito libanese) non ha intenzione di ritornare il potere.

Hezbollah é una creatura dell'occupazione degli anni ottanta. Alimentata con gli enzimi ed ormoni dei petroldollari iraniani ha completato la sua crescita al testosterone nella recente guerra. Chi deve riflettere su questo fatto, piú di tutti, é la stessa Israele.

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War-insider trading

Domanda, ma anche questo comportamento si configura come reato di insider trading?

Israele, capo di stato maggore vendette le sue azioni prima dell'attacco.
Il capo di stato maggiore Dan Halutz ha ordinato alla propria banca la vendita di tutte le sue azioni (20 mila euro) il 12 luglio, tre ore dopo il rapimento in Galilea di due soldati da parte di miliziani Hezbollah e mentre la guerra ormai incombeva. La notizia, riferita in prima pagina dal quotidiano Maariv, è stata confermata dalla radio militare. Un portavoce militare ha replicato che Halutz dedica tutti i propri sforzi alla difesa del Paese. Malgrado ciò, ha aggiunto, ha il diritto di gestire come crede le proprie risorse private alla stregua di ogni altro privato cittadino. (da Repubblica.it.)

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Accidenti alla guerra accidentale

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Era iniziata accidentalmente. Cosi almeno pensava l'Economist. Era cominciata per motivi giustificabili quali mettere fine ai continui disordini con Hezbollah sul confine e per i quali qui si era in un primo tempo sostenuta la causa israeliana. E per motivi meno giustificabili quali la necessitá di dimostrare che la nuova leadership sorta dopo l'ictus di Sharon aveva la mano ferma ed il pugno duro. Nata per risolvere in poco tempo un conto in sospeso con il partito di Dio, in pochi giorni la situazione é sfuggita di mano alla leadership israeliana. E la guerra accidentale é presto franata in un accidenti di guerra. Morti in massima parte nella popolazione civile libanese. Lutti che saranno difficili da perdonare. Un paese che si stava da poco riprendendo dalla sanguinosa guera civile, di nuovo messo in ginocchio nelle sue infrastutture.

Il paradosso é che Israele forse ne esce ancora peggio. Hezbollah sopravvive. E la sopravvivienza é giá una vittoria, se non fosse che aver riportato nel novero dei "vincibili" l'imbattibile esercito israeliano trasforma la vittoria in un trionfo grazie alla simpatia conquistata tra tutti gli arabi, anche tra i sunniti. Israele subisce un mese di missili, con le sue cittá e villaggi rintanati nei bunker. Seppellisce i suoi morti e si lecca le ferite. Si sente smarrito per aver indebolito la sua capacitá di deterrenza e per aver scoperto di non avere una guida salda capace di condurlo in battaglia, e per questo, a guerra non ancora conclusa, chiede alla sua leadership di andarsene. Come quelli che argomentano in sua difesa (e noi tra questi), il paese si trova confuso nella schizzofrenia di sentirsi potente ma isolato; forte, ma indifeso.

La guerra accidentale che volevano tutti: da Israele a Hezbollah, dai protettori dei primi a quelli dei secondi. Condotta contro l'unico troppo debole per opporvisi, il Libano che ha tirato accidenti a tutti quelli che l'hanno trascinato in questa spirale. Un' accidenti di guerra che una volta scoppiata, nessuno voleva piú ma nessuno sapeva come fermare. Ed ecco che l'accidentato ONU, incide come non faceva da tempo e ci restituisce un po' di speranza nella pace e nel multilateralismo

Mentre si aspetta con trepidazione che da domani tacciano le armi, si possono cominciare ad abbozzare alcune riflessioni. Per cominciare, forse il ridimensionamento di di Israele come potenza regionale non viene del tutto per nuocere. Forse ispirerá Israele ed il grande alleato Americano a piú miti consigli ed a tattiche meno unilaterali. Forse ci fará riflettere sul fatto che il mondo arabo é articolato e sfacettato, che non tutto fa parte di una cospirazione globale islamica contro di noi. Qui si ammette di essere i primi ad avere bisogno di questo bagno di realismo. Per finire ci sará da vedere i termini del nostro coinvolgimento nell'UNIFIL. Ai quali siamo sicuri dovremmo dedicare altri post, perché prevediamo i soliti strali dei pacifisti ad oltranza di casa nostra che si oppongono anche alle missioni di interposizione ONU. Giá anticipiamo in polemica con questi, che qui si vedrebbe con molto orgoglio l
nel contingente ONU in Libano.

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Lezione primaria, lezione democratica

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Martedi da queste parti ci sono state le primarie. Il posto in ballo era il seggio senatoriale del Connecticut. Un posto sicuro per i democratici. Da 18 anni feudo indiscusso di Joe Liberman. Per chi non se lo ricorda, Libermann era il candidato vicepresidente con Al Gore nella sfortunata (o rubata) campagna del 2000. Le primarie dicevo. Roba seria da queste parti. Campagne elettorali che durano otto mesi. Attacchi tra compagni di partito che se solo in Italia ci si azzardasse a rivolgerli a Berlusconi, si sarebbe tacciati di comunismo veteroforcaiolo e via sproloquiando. L'outsider era questo Ned Lemont. Un profilo inconsueto almeno per gli standard italiani. Di belle speranze invece tra gli Americani. Poca esperienza politica. Molta esperienza nel business. É finita come pochi si aspettavano. Davide (il nostro Lamont) ha battuto Golia (Lieberman). Lo ha abbattuto inchiodandolo alla sua incoerenza con la piattaforma democratica. Lo ha accusato di connivenza con l'amministrazione e soprattutto lo ha inchiodato al suo supporto incondizionato e mai ridiscusso alla guerra in Iraq e tutto quello che ne é conseguito. Le primarie dovevano peraltro essere un piccolo affare locale. Ma si sono trasformate per molte ragioni in un afffare nazionale se non addirittura internazionale. Giornalisti da tutto il mondo erano qui a New Haven, quartier generale di Lemont. E credo che anche in Italia la cosa abbia avuto una certa risonanza. Sará davvero l'inizio di una svolta nel partito democratico? Davvero i democratici americani si stanno risvegliando dal torpore e dalla sudditanza psicologica ed ideologica che soffrono nei confronti dei repubblicani da dieci anni a questa parte? Troppo presto per dirlo, ma l'inizio é promettente.

Mi rimane come al solito da trarre la mia piccola lezioncina americana da riapplicare agli affari di casa nostra. E mi soffermerei sulle primarie. Quando potremo sceglire anche noi i nostri candidati? E non dico solo Prodi vs Berlusconi, ma dico proprio i nostri candidati nei collegi. Sognavo le primarie nel collegio di Rovereto, per liberarsi una volta per tutte di Marco Boato, parlamentare da 5 legislature con l'onta delle leggi Boato sulla coscienza, ma inammovibile per intercessione divina (o partitica). Sognavo le primarie con cui sbarazzarsi di Mastella, Caruso, e tutte le altre frange e sette minoritarie che ricattano dall'alto dei loro zero virgola. Poi mi sono invece risvegliato bruscamente al ricordo amaro che ora abbiamo un'infame legge elettorale che, non solo non prevede le primarie, ma esclude anche l'elezione diretta del parlamentare nel collegio.

PS. Oggi sul NYT c'é un pezzo lapidario di Paul Krugman. Lapidario perché davvero prende a sassate Lieberman.
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Qualche indugio sull'indulto


Ma davvero il disagio puó nascere dall'aver incluso e/o escluso certi reati nell'elenco? Davvero il corruttore puo essere perdonato ed il falsificatore di bilanci no? davvero si puo fare lo sconto all'omicida ma non allo stupratore? Al commerciante di veleni si e a quello di droghe no? Da queste parti, nel tentare di seguire questi ragionamenti, ci si é persi. Ma ci si é resi conto di essersi persi in un posto che in realtá si conosce molto bene: é un posto molto italiano che sta a metá strada tra due lughi comuni della nostra cultura.

Il primo luogo é quello del volemmosse bene, dal chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato. É quel luogo in cui i furbetti, in fondo alla fine, vengono sempre perdonati perche sono dei bravi guaglioni. ́É quel posto dove gli onesti sono gli scemi del villaggio. Dove la puntualitá svizzera e l'efficienza tedesca sono ragioni di scherno. Dove i jentleman che mantengono la parola data sono i piú fessi di tutti. Avete presente il posto no?

Il secondo luogo lo si trova sotto ogni campanile ed in ogni famiglia e gruppo. ́É quel posto dove si ragiona con le categorie del noi e del loro. I miei amici meritano il perdono, i loro no. Bompressi graziato perché dei nostri. Previti poverino a casa che é anziano. Erika forse la si perdona perché é giovane e carina, Consorte chissá. Moggi no perché é Juventino. Cragnotti si perché della Lazio. Sofri é interista e pure di Lotta Continua. Santo subito. Le tre di Chiavenna no perché sataniste ed efferate. E poi hanno ucciso una suora cattolica. Ma il papá cattolico non voleva perdonare tutti? Insomma é quel luogo molto italiano che nega i meriti e demeriti nei fatti ma fa contare solamente le appartenenze (e ritaglia i primi a misura delle ultime).

Un perdono di massa eppure cosi idiosincratico, generalizzato eppure cosi individuale.

Il nostro -é l'amara constatazione di queste ore- é un paese impantanato in questo luogo, e questo indulto conferma la mancanza di idee anche nel nuovo governo del paese sul come uscire da questa situazione. Infatti, ci si chiede da queste parti, quale progetto sociale ci sia d