Civiltà

Ecco, se dovessi pensare che cosa potrebbe rappresentare plasticamente lo stato avvanzato di una civilità che si riflette nel meglio della sua classe dirigente, potrebbe venirmi in mente un’ immagine molto simile ad una di queste (cliccare qui sotto per la galleria).

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PS. Ve lo immaginate voi il capo dell’opposizione italiana che va a farsi la spesa in bicicletta in giro per Roma? Passi che in questo ruolo non mi ci veda Berlusconi (che è stato capo dell’opposizone fino ad un paio di mesi fa). Egli è nella mia mente semplicemente un alieno rispetto a concetti quali bicicletta/risparmio/spesa personale/forma fisica(realizzata con la fatica) etc. Ma ad essere onesti non mi ci vedo nella parte nemmeno lo stesso Veltroni. E se è per questo nemmeno Di Pietro, Giordano, Diliberto, Bossi e men che meno Pecoraro Scanio.

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Indietro non si torna

Ma quando Scajola dice, riferendosi all'opzione nucleare e con un occhio ai recenti fatti Sloveni che "indietro non si torna", si riferisce forse al fatto che l'Italia, 20 anni fa con un referendum, ha rinunciato all'opzione nucleare almeno nelle forme tecnologiche in cui si può produrre ora e che sono le stesse forme in sostanza, della centrale slovena che ha rischiato di creare una chernobyl a 150 km dal nostro confine?
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Dai new tories al new PD

iMillelogo
Dai new tories al new PD. Così almeno avevo intitolato il pezzo. Su iMille, me lo hanno cambiato in to get the job done. Secondo me non calza molto, ma come titolista sono sempre stato pessimo. A parte il titolo, ho buttato giu un po' di riflessioni su come la destra britannica si stia riorganizzando a partire dalle idee e come il PD per ora non combini molto a proposito.

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quelli che le promesse...

Dunque, se ho ben capito, i ministri non sono solo 12 ma ben 21, le donne non sono 1/3 del governo, ma meno di 1/5, il governo nel suo complesso supererà ben presto le 60 unità ed i primi due consigli (1, 2) dei ministri non si sono tenuti a Napoli.
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Brava, ha raddrizzato la schiena

Gentile Sandra,

cara figlioula, vedo che ha cambiato idea, e soprattutto constato ancora più felicemente che ha preso una decisione. Ne sono davvero contento. Vedrà che è la decisione giusta e che non se ne pentirà. Come le ho già scritto, avrei difeso la Sua scelta anche se avesse preso la decisione opposta, purché di decisione responsabile si fosse trattato. Decisione di cui lei porta la responsabilità, di cui gode le gioie e soffre i dolori, senza attribuirne il peso ad altri. Così fanno le persone veramente adulte, e così oggi ha fatto lei.

Mi piace pensare che almeno un poco, al suo aver deciso, abbia contribuito anche la rigida ancorché paterna risposta che le ho indirizzato. Come il padre che è sempre lacerato nel trovare il giusto equilibrio tra tenerezza e fermezza, cosiì anch'io ho tentennato nell'opporle -questa volta- una richiesta ferma di trovare in se le forze per affrontare la situazione. Sono davvero felice che Lei abbia accettato la sfida. Le difficoltà ora non mancheranno -e nel caso emergano, non esiti a chiedere aiuto-, ma serenamente credo che non si pentirà mai di aver infine deciso di raddrizzare la schiena e di aver gettato lo sguardo carico di speranza verso il futuro.

Con affetto paterno, Suo
Giorgio Napolitano*


**anche in questa circostanza è bene mettere per iscritto che tale risposta è solo farina del sacco dell'autore di questo blog
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Gentile Signorina, raddrizzi la schiena

Gentile Signorina

Rispondo con titubanza ed apprensione alla lettera che Lei mi ha stamane indirizzato attraverso i giornali. Mi costa fatica trovare le parole giuste, eppure non mi riesce di girare troppo attorno alla questione e lenire l'asperità di quello che sto per dirLe.

Mia cara signorina, mia cara concittadina, raddrizzi la schiena. Ha trent'anni, un istruzione (anche se non portata a termine), una persona che le vuole bene, una casa ed un lavoro. Ha un figlio che presto verrà a rallegrarLe i giorni in un modo in cui nemmeno Lei se lo immagina. Ma se ancora tutte queste non fossero motivazioni sufficienti, lo faccia per se stessa. Raddrizzi la schiena e smetta di piangersi addosso. Vedrà comincerà da subito a stare meglio.

La Sua lettera è un grido di dolore, me ne rendo conto. E' un tentativo di trovare nella collettività le responsabilità di cui non riesce a darsi ragione. La responsabilità di non aver pianificato una gravidanza, la responsabilità di non aver completato gli studi ed inseguito a fondo i Suoi sogni (sia detto per inciso, la mia esperienza mi fa dubitare delle sue doti giornalistiche visto l'uso smodato ed assolutamente fuori luogo della punteggiatura sfoggiata nella Sua missiva), la responsabilità, se necessario, di fare le valigie per trovare posti più fecondi dove crescere i propri affetti ed i propri interessi.

Da buon padre di famiglia, dell'intera famiglia nazionale, ruolo al quale mi consegna la mia carica, devo dirglielo con la durezza necessaria: il Suo grido è proprio di un'età molto più immatura della Sua e diventa quindi irricevibile. O meglio è ricevibile solo nella misura in cui ci dà l'occasione di aiutarLa definitivamente a crescere. Nella misura in cui aiuta Lei a tenere dritta la schiena.

Signorina, Lei ha trent'anni ed un mondo di opportunità dinnanzi. Lei vive la stagione più ricca e feconda della nazione. Si guardi intorno: alzi per un attimo lo sguardo dal suo ombelico (che nel farlo le si raddrizzerà a mo' di esercizio la schiena) e vedrà che mai come ora, in questa nazione e persino nella Sua, nella nostra terra, c'è salute, longevità, assistenza pubblica, aiuti istituzionali e lavoro che le renderanno il desiderio di crescere una vita più leggero.

Nessuno vuole negare i problemi che abbiamo e che la politica deve avere l'ambizione di risolvere. Ma sarebbe quasi delittuoso se, in quanto padre della nazione, giustificassi i miei figli che vogliono passare la propria vita ripiegati su stessi, sconfitti dai problemi che nemmeno tentano di affrontare. Tenga invece la schiena dritta e vedrà come cambia anche la prospettiva sui problemi che la vita Le pone innanzi.

Da vecchio nonno e visto che il 25 aprile è appena passato, potrei raccontarLe delle tante storie dei partigiani che tennero la schiena dritta di fronte alla sfida più dura: quella di offrire la propria vita perché la potessero un giorno godere in libertà i propri figli. Ecco, la mia risposta alla Sua lettera, il mio invito è quello di pensare a loro, al loro sacrificio, da cui è discesa la libertà che oggi Le permette attraverso la legge della repubblica 194/78 di potere, se lo vuole, abortire. Pensi alla loro scelta di donare la vita ed alla scelta che Lei può fare di negare quella stessa vita. E si renda conto che tra le due scelte, non ci sono tutti i problemi a cui accenna e che erano assai più gravi allora, ma solo e semplicemente una diversa attitudine a mantenere la posizione della schiena.

Affettuosamente Suo
Giorgio Napolitano*


*prima che qualcuno equivochi è bene mettere per iscritto che tale risposta è solo farina del sacco dell'autore di questo blog

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sei un po' meno bella

Mentre proviamo a capire che cosa è successo, ci appuntiamo qui alcune cose:

-il PD le ha prese. Ovunque. E' un peccato, soprattutto se si prende la misura della sconfitta sulla statura di coloro che hanno vinto. Qui a Roma, per dirne una, ha vinto quello che con il megafono andava a sostenere i tascisti che bloccavano la città. Ma come scrive scrooge, è una sconfitta senza ritorno, nel senso che il PD ha fatto saltare i ponti dietro di se e non ci può essere alcun ritorno al passato ma solo una lunga e mesta traversata verso il futuro.

-Mia cara Roma lasciatelo dire: oggi sei un po' meno bella. Ma laicamente aspettiamo il sindaco che ti sei scelta alla prova dei fatti ed i fatti li misureremo, ne più ne meno, sulla base del programma che egli si è dato. Ben inteso, è un programma più povero, che vive nelle sue parti più interessanti delle cose fatte ed impostate dalle amministrazioni di questi anni che tu hai deciso di punire. Ma tant'è: Alemanno parla di raccolta differenziata porta a porta da spingere con le necessarie infrastrutture (crm, ed inceneritori compresi), e dei cambiamenti culturali necessari per imporre ai romani gli stili necessari a produrrre meno rifiuti ed a differenziarli al massimo. Alemanno parla di continuare e potenziare la cura del ferro, delle metro e dei mezzi pubblici. Di continuare con l'installazione dei filobus e di sostituire i mezzi a gasolio con quelli a metano. Di tenere fuori auto e camion dal centro, di car-pooling e car-sharing. Alemanno parla di fonti alternative e rinnovabili da promuovere sugli edifici pubblici e tra i cittadini. Certo, in tutto il programma non viene nominata una sola volta la parola bici, e questa è davvero una mancanza (il programma del centrosinistra la nominava in compenso nove volte). Certo, il sindaco di destra di Milano ha avuto il coraggio di introdurre l'ecopass mentre qui l'argomento rimane tabù.

Sarà in grado il sindaco di essere all'altezza del suo programma? Noi speriamo vivamente di si, ma i caroselli dei tascisti guidati da quel Bittarelli, ora naturalmente eletto in parlamento con il PdL, ed i camerati con il braccio teso all'assalto del Campidoglio ci fanno presagire il peggio.
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Arginare la lega

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Anche in Trentino la Lega esonda. Forse a molti non trentini questa può apparire come una non-notizia, ma fino a queste elezioni la lega è sempre stata un fenomeno tutto sommato marginale in Trentino. Ed invece, a questo giro, è stata un'alluvione che ha portato anche al cappotto parlamentare nella regione che per il centrosinistra rappresentava una specie di Sicilia al contrario. Ma c'è chi fa argine. Ed attenzione, non è un argine di quelli tirati su con i sacchi di sabbia alla bene e meglio. E' un argine resistente, tirato su con sudore e delusioni negli anni. È un argine fatto di buona politica, di progetti che guardano al futuro possibile e sostenibile per una piccola comunità, per la sua crescita, per il suo benessere. E' fatto di partecipazione. Tanta, quasi estenuante, ma che fa germogliare piano piano i semi e non si fa cogliere impreparata dall'ondata di fobie -verso il progresso, verso il diverso, verso il futuro- che è la quintessenza leghista. Qui sull'Adige di oggi, in prima pagina, raccontano la storia del piccolo paesino di Grumes che fa argine alla lega (e si raccomandano che tutti i capi del PD vengano fin qua su ad imparare). In questo articolo che ho scritto qualche mese fa, racconto la storia della società di sviluppo messa in piedi dai Grumesani. Questo è il signore che -lasciatemelo dire- è il capomastro che ha pensato, progettato e costruito poco a poco (accompagnato da altre ottime persone) questi argini.
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governi la destra, governi da destra

Le elezioni sono andate come tutti sappiamo. C'é che dà la colpa a Veltroni e chi constata l'inadeguatezza dell'elettore italiano. Chissà quante altre prospettive leggeremo in questi giorni per comprendere la portata di questa Caporetto.

E sia! Oggi e per i prossimi cinque anni governi la destra. Senza se e senza ma. Senza Casini o Mastella: senza Storace o Ferrara. Soli. Puri. Liberi di poter operare senza compromessi! Proprio la condizione che da queste parti volevamo trovasse il PD al governo. Ma tant'è, tocca alla destra questo giro. Ed allora via, si facciano le serie, serissime riforme di destra di cui questo paese necessita. Si facciano anche quelle su cui io non sono d'accordo. Ma si facciano senza indugi! Provo ad elencarne alcune qui di seguito, aggiungete, se vi va, le vostre nei commenti.

Controllo del territorio. Sia una destra quasi fascista su questo punto. Mussolini si dice fu l'unico a prendere seriamente di petto la mafia in Sicilia. Ed allora si ritorni a quello spirito almeno qui. Lotta senza quartiere alla criminalità. Perché c'é posto per uno solo che comanda: lo stato. Perché quello della violenza deve essere un monopolio e non un duopolio. Comincino dalla militarizzazione di interi territori in crisi, compresa la Campania coperta dall'immondizia.

Legalità. Una destra seria -alla Borsellino- non può essere altro che per il law & order. Comincino dal proseguire, anzi inasprire la lotta all'evasione fiscale. A differenza dei Visco inclini al compromesso però, facciano pagare ai vari Valentino Rossi, Pavarotti e nani-e-ballerine-con-conto-in-Lichtestein vari il prezzo pieno delle loro evasioni più le necessarie sanzioni. Proseguano con il sostenere la lotta di tanti sindaci contro il degrado urbano, fatto anche di writers e lavavetri. Promettano solennemente al paese di non fare più condoni, siano essi, edilizi, fiscali o penali (leggi indulti!). Usino il pugno di ferro contro i riottosi e rivoltosi del paese, siano essi gli spaccavetrine della sinistra antagonista o gli ultrà fascisti con la testa nel pallone.

Tasse, finanza e morale pubblica. Affamino la bestia statale tagliando le aliquote ed al tempo stesso mantengano il patto di stabilità. Accettando ed eventualmente calmierando le conseguenze di politiche sociali dolorose che questo comporterà. Restituiscano i soldi a chi le tasse le paga e le vede ogni giorno sperperate in malo modo. Taglino i costi della politica: una destra rigorosa e mascolina non ha bisogno di pompose scorte e lussuosi agi da papponi democristiani. Siano orgogliosi dell'euro, moneta forte e salda, alla quale si ancorino le nostre sane finanze. Si riduca il debito, che il paese non vuole dover dipendere da nessuno

Economia. Si sciolgano le briglie alla creatività distruttrice del capitalismo. Si battano affondo la strada delle privatizzazioni, della vendita ai privati di gran parte del patrimonio non strategico dello stato, della deregolamentazione di molti mercati. Si vada affondo con le liberalizzazioni in coerenza con una destra liberale. Si creda finalmente nell'economia di mercato che porta nel medio periodo progresso per tutti e, come la marea, fa innalzare il livello di ricchezza anche per i lavoratori.

Pensioni. Si innalzi drasticamente l'età pensionabile. Altro che scalone di Maroni a 60 anni. 65 anni per tutti. Perché non ci debbano essere più giovani formiche che lavorano per pagare gli agi di non-cosi-vecchie cicale.

Riforme istituzionali. Si creino le condizioni per uno stato deciso, piuttosto decisionista che tentennante. Si tagli il bicameralismo e si attribuisca al senato che rappresenta le regioni un ruolo diverso. Si introduca la sfiducia costruttiva, la nomina/revoca dei ministri da parte del premier e una legge elettorale brutalmente maggioritaria che consolidi nel tempo la semplificazione ottenuta con questa legge elettorale. Si faccia il federalismo fiscale attraverso il quale i territori siano profondamente responsabilizzati per i soldi che essi spendono. Soprattutto quando questi denari arrivano dalla generosità di altri territori.

Giustizia. Si semplifichino le procedure, si faccia in modo che i tempi della giustizia siano drasticamente tagliati, che i tribunali siano gestiti con spirito manageriale e valutati sui risultati in termini di qualità del servizio giustizia offerto ai cittadini. Si separino le carriere, ma lo si faccia senza sentimento di rivalsa e mantenendo l'autonomia della pubblica accusa. Insomma, si garantisca la certezza del diritto ed anche quella della pena.

Politica Energetica. Si vada avanti con decisione sul nucleare in coerenza con quanto proposto. Noi preferiamo il solare e le rinnovabili ovviamente, ma sapendo che con la destra non vedremo molti pannelli e pale in giro, preferiamo il nucleare al carbone.

Infrastrutture. Si sazi la fame di infrastrutture del paese con la cura del ferro e della nave. S scavino tutti i tunnel che sono necessari per le Tav che mancano, dalle linee verso Francia e Germania, a quelle che spingono gli eurostar oltre Salerno. Si costruiscano ed ammodernino i porti per far tornare l'Italia un paese di navigatori.

Ci sono molte cose che una destra moderna potrebbe coerentemente fare senza incontrare la nostra pregiudizievole ostilità. SB ha la terza chance, che non viene quasi mai concessa ad alcuno (soprattuto dopo due fallimenti) per dimostrare che la destra in questo paese non é la barzelletta che abbiamo conosciuto in questi ultimi quattordici anni. Auguri a tutti.
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a ciascuno la sua cattiva idea

L'autore di questo blog andrà domani convintamente a votare. Se anche un lettore fosse solo sporadicamente passato di qua negli ultimi 2-3 anni, non dovrebbe avere dubbi nel pronosticare il mio voto. Anzi, se ci fosse qualcuno di indeciso, qualcuno che ha bisogno di fare una chiaccherata per trovare qualche buon motivo per andare a votare, lo prego di non esitare a farmi uno squillo tra ora e lunedi mattina (+39 333 7835829).

Ma l'ultimo post elettorale vuole essere una critica bipartisan, mossa a due punti estratti dal cilindro programmatico di entrambi gli schieramenti. E' una critica che muove dagli studi che faccio, che mi insegnano che -di norma- è sempre meglio rendere espliciti i costi dei servizi che lo stato offre (che in fin dei conti, in quanto beni pubblici, sono delle esternalità positive) o dei costi sociali derivati dai comportamenti privati (quindi delle esternalità negative). Se ci sono poi dei problemi distributivi, meglio intervenire con il sistema della tassazione.

Cominciamo con la proposta di VW di azzerare le tasse universitarie. A dire il vero non si trova nel programma ma se ne è parlato in campagna elettorale. Capisco l'appeal elettorale, capisco lo spin giovanile ed i risvolti ideali che la misura può avere. La misura però è sbagliata. Un Veltroni più coraggioso avrebbe dovuto dire esattamente il contrario: Il PD sostiene l'aumento, il raddoppio almeno se non la triplicazione delle tasse universitarie!
Le tasse basse sono uno dei mali della nostra università. Causano il numero abnorme di fuoricorso (che non hanno incentivi a finire in fretta e mantengono un'istituzione congestionata anche per quelli che arrivano dopo) e sono una tassa regressiva che drena risorse dalle tasse pagate dai padri (operai/artigiani) di figli che all'università non ci vanno e le fa confluire su delle spese educative di cui giovano i figli universitari delle classi agiate. L'università costa molto, ed il suo costo dovrebbe essere sentito ed apprezzato da chi ne usufruisce, non totalmente nascosto sotto il tappeto della collettività. Poi ci sono dei problemi distributivi. Ovviamente non vogliamo che all'università ci vada solo chi ha i soldi. Ma questo problema si risolve con misure fiscali (redistribuzione, detassazione etc) e con borse di studio che premiano il merito (a prescindere dal reddito).

Finiamo con la sparata serale di ieri sera di SB dell'abolizione del bollo auto. Ora tutti sappiamo quale piaga sociale siano le automobili e gli automobilisti. Sappiamo i danni che generano in termini di inquinamento e problemi di salute (dalle malattie polmonari per le PM10 agli incidenti stradali) ed ovviamente conosciamo i risvolti per quanto riguarda l'effetto serra. La tassa sulle auto è una misura sacrosanta per far internalizzare almeno un po' dei costi sociali del trasporto privato agli individui che se ne prendono i benefici. Abolire il bollo quindi? Giammai! Le tasse automobilistiche sono troppo basse, credetemi. Certo il bollo auto è una misura regressiva in quanto il commerciale che fa 50.000 km all'anno paga la stessa cifra del pensionato che ne fa si e no 1000 di km. Ed allora si possono pensare delle soluzioni che rendano proporzionale la tassa all'effettivo utilizzo del mezzo. Ad esempio Quattroruote ha proposto di spalmare il costo del bollo sulla benzina. E' una misura semplice e tutto sommato efficace che fa pagare di più a chi l'automobile la utilizza di più. Una soluzione migliore è però quella sperimentata in Olanda che prevede la misurazione del chilometraggio annuale delle automobili attraverso il GPS e il conseguente pagamento del bollo in base ai chilometri percorsi. Ma sappiamo che ovviamente Berlusconi non aveva nessuna di queste due idee in mente...
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Cicale e formiche

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Il blog di 20 e 30 ha generosamente ospitato il mio seguente post questa mattina.

di Matteo Rizzolli

Certo, sentire di anziani in povertà suscita la tenerezza e la compassione che solo i bambini ci sanno ispirare. E' un problema struggente che ci impone di non voltare lo sguardo. Ma proprio per questo urge dare risposte precise, immediate e risolutive. Per quanto queste siano impopolari e scomode. Il problema della povertà tra gli anziani, oggi nel 2008, è dovuta alla follia nostrana dell'età pensionabile più bassa di tutto il mondo occidentale (a fronte di un'aspettativa di vita che per fortuna è tra le più lunghe). Non ci possiamo girare in torno. Se una generazione di persone va in pensione a 57 anni, ha davanti a se in media 25 anni di pensione da riscuotere a fronte di 35 anni di contributi versati. Delle tre l'una: 1) o c'è una crescita economica tumultuosa che fa incassare molto allo stato che può effettuare trasferimenti 2) o c'è una generazione dietro che ha le spalle più larghe per sostenere il peso di pensioni più alte per la generazione avanti 3) o inevitabilmente le pensioni devono essere tanto basse da spalmare i miseri contributi versati e maturati nei brevissimi 35 anni di lavoro sui lunghissimi 25 anni di pensione.

Nel caso Italiano possiamo senz'altro scartare la prima soluzione ed immediatamente intuire che il problema dei nonni che rubano nei supermercati è il frutto avvelenato della terza opzione. Ma c'è un aggravante.
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Pe quanto basse siano già le pensioni oggi, esse sono artificialmente mantenute alte sulle spalle della generazione che viene dopo (seconda opzione). Con la differenza che essa non ha certe le spalle più larghe per sorreggerne il peso e quando verrà il momento della pensione (allora si forse sarà ai 67-70 anni) si troverà comunque con le risorse completamente drenate dai bei 57enni che oggi sono già in pensione (e che magari tra dieci anni finiranno a rubare il pane ed il salame e richiedere aumenti).

Ecco perchè, pur ribadendo che i vecchietti che rubano il pane e il salame al supermercato ci muovono il cuore, non possiamo non ribadire che la colpa di tutto ciò è di una generazione di cicale irresponsabile che non ha messo da parte abbastanza per l'inverno della vita e che anzi sta dilapidando anche le poche scorte che i giovani stanno mettendo via. Noi vogliamo essere formiche: chiediamo solo di lavorare sodo e a lungo per poter mettere via abbastanza per l'inverno. E' chiedere tanto che ne rimanga anche per il nostro inverno? Eppure siamo anche formiche solidali, e di fronte ad una cicala vecchia ed affamata non possiamo voltare lo sguardo. Ma solo a condizione che si riparta da un patto generazionale nel quale ogni aiuto dato ai pensionati attuali comporti un innalzamento automatico dell'età pensionabile (oltre a quelli dovuti e previsti per l'invecchiamento della popolazione) che renda la nostra generosità sostenibile anche nell'inverno che -un giorno- arriverà anche per noi.
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Si può fare...

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boselliano? giammai...

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Secondo loro, viste le mie idee, dovrei votare Boselli... Peccato che di Boselli non possiamo fare a meno di pensare questo...

PS. Il 1 Aprile, Scalfarotto é ad Econometica, insieme ad Ichino, Morando, Pagano, Denozza ed altri per parlare di merito e remunerazione. Sarà un bel seminario. Forse potrei chiedere come si fa a remunerare politicamente uno che le elezioni le fa regolarmente perdere ai suoi alleati: Boselli naturalmente...

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Atene vs Sparta

Se Atene piange, Sparta non ride...
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ancora a futura memoria...

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e quelli che sono....

Ho seguito con una certa attenzione negli ultimi giorni questa storia delle candidature. E' partito tutto con l'accesa discussione sul blog del majister. Una giornata di mugugni mi ha portato a scrivere un post lungo ospitato gentilmente da iMille. Una delle cose che là sostengo, è che con le liste del PD tutti si aspettavano un dreamteam schierato in ogni circoscrizione. La realtà ovviamente è ben diversa ed anche se vi sono dei compromessi in complesso la qualità delle liste è buona ed il ricambio generazionale e di genere avviato. Oggi Repubblica riporta indiscrezioni sulle candidature del PDL. Guardando in quelle liste troviamo
-tutti i fuoriusciti dell'UDEUR escluso Mastella. Si forse Mastella deve saltare un turno (ma non ci preoccupiamo, lo rivedremo in forma per le europee del prossimo anno). In compenso i suoi sodali, a cominciare da Fabbris, che con lui hanno contribuito a far cadere Prodi sono tutti schierati in posti sicuri nel PDL. Se lo ricordino coloro che hanno a schifo il trasformismo ceppalonico.
-Loreno Bittarelli, ovvero sia il leader dei taxisti romani, quei violenti che hanno paralizzato una città e malmenato persone per protestare contro le sacrosante lenzuolate di Bersani. Se ne ricordino coloro che hanno a cuore le liberalizzazioni o quantomeno il civile ed ordinato diritto di espressione del dissenso.
-Nell'ordine poi non mancano l'assistente personale (Francesca Impiglia) la segretaria del fan club (Francesca Pascale), la massaggiatrice (Licia Ronzulli) la ex del fratello (Katia Noventa) del grande capo...

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quella che non sei

Ci sono tante candidature buone, per carità. Però devo dire che il combinato disposto dell'infermiera che non é infermiera, della precaria che non é precaria, della faccia nuova ed immacolata che in realtà é una navigata politica e della ricercatrice che non é ricercatrice mettono a dura prova la nostra pazienza...

Certo a mente fredda uno dovrebbe andare meglio a scavare in queste storie: é sospetto ad esempio che lo sputtanamento arrivi sempre da una direzione per cosi dire non proprio imparziale come il Giornale. E poi c'é un sospetto filo rosso che lega queste storie: parlano tutte di giovani donne. Forse questi nomi raccontano di una classe dirigente povera al femminile (tanto da dover andare ad improvvisare candidature improbabili) e forse si porta dietro anche un forte retaggio culturale che deve sempre andare a trovare una radice sessuale o parentale a qualsivoglia percorso di una donna, specie se giovane e bella.

Food for thought... nel qual mentre attendiamo di sapere quali saranno i candidati nel nostro collegio in Trentino...
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Cosa vorremmo nel programma

Questa settimana dovrebbero farci conoscere i programmi degli schieramenti in vista delle imminenti elezioni. Ma prima una premessa. Nel 2006 non ci siamo certo risparmiati dalle colonne di questo blog nel mostrare da che parte stavamo. Noi ci abbiamo creduto nel progetto dell'Unione. Abbiamo creduto che Prodi fosse l'uomo giusto. Che potesse fare bene e durare. Ancora crediamo di avere avuto ragione su tutto tranne che sull'ultimo punto. Nel 2006, il PD non era ancora nato e Prodi era l'unico a poter tenere insieme quella cosa chiamata Unione. Un'alleanza che noi crediamo abbia fatto tutto sommato delle buone cose. Anche se con infinita stanchezza e dilaniandosi lungo il cammino. Anche se lasciando indietro ancora moltissime cose d fare. E per giunta non è durata. Quell'esperienza è quindi finita. Archiviata. Per fortuna ora c'è il PD e le cose, forse, possono esser diverse. Alla luce di quanto è successo questa settimana il 2006 sembra già cosi vecchio e lontano. Un'era geologica fa. Messa alle spalle, e tutto sommato senza rimpianti. Ora guardiamo avanti. Ieri Veltroni, e cosi chiariamo subito da che parte stiamo, l'ha messa giù bene: corriamo liberi, non soli, ma liberi. Già, liberi magari di proporre idee veramente radicali senza l'esigenza estenuante di mediare di qua e di la, di accontentare questo e quello, di annacquare tutto e nel farlo scontentare tutti per aver provato ad accontentare ciascuno. Ecco quindi, per quello che vale, le nostre piccole idee per il programma radicale che vorremmo sentirci proporre la settimana prossima.

IL SOLE CHE DA ENERGIA
Al numero uno nel programma vogliamo quella che abbiamo qui chiamato la rivoluzione della falce e pannello. Sappiamo che questo sta a cuore anche a Veltroni. Il cambiamento climatico è la grande sfida e la grande occasione di questo paese. Non è solo una questione ambientale, ma è una questione politica (che mondo vogliamo per noi,i nostri figli e gli altri) economica (l'industria verde è il futuro: dalle auto alle centrali elettriche etc.) sociale (pensiamo solo alle conseguenze dello spostare la tassazione dal lavoro alle attività carbon-intensive) culturale (il rispetto per l'ambiente, il sentimento di cittadinanza planetaria è prima di tutto una rivoluzione culturale).
Il piano si articola in diversi aspetti, alcuni dei quali avviati gia dal governo Prodi. Ma prima di tutto il Pd dovrebbe partire dal messaggio: dalla missione. Prendiamo esempio da Inghilterra o Germania: diamoci un traguardo di un taglio di emissioni del 20% per il 2020 e del 50% per il 2035.

IL FOCOLARE CHE SCALDA
Rimettiamo al centro dell'agenda il futuro del paese. Il futuro sono i nostri figli. E prima ancora due giovani che vogliono condividere affetti e mettere su famiglia. Riprendiamo il discorso dei DICO perchè è giusto dare diritti e protezioni anche a chi non sceglie la strada del matrimonio. Ma poi prendiamo sul serio il mandato costituzionale di tutelare e promuovere la famiglia. La nostra posizione l'abbiamo già espressa qui: sposarsi (religiosamente e/o civilmente) è un vincolo più stringente rispetto alla semplice convivenza, oppure al DICO/PACS e che in quanto tale permette ad una coppia di guardare più lontano. L'economista direbbe che tutela di più l'investimento specifico dei coniugi e quindi permette loro di investire ottimamente. A cominciare dai figli. Ecco perchè pensiamo che la tutela legale "negativa" vada assicurata anche a chi non sceglie la strada del matrimonio, ma per chi la sceglie lo stato debba fare un passo in più. Il PD potrebbe prendere a prestito, pari pari , la petizione del Forum Famiglie. Si sono quelle del family day. Si sono quelle di Pezzotta, in odore di Ruinismo. Si, nemmeno a noi stano tanto simpatici. Ma la loro campagna chiede un fisco a misura di famiglia; meno tasse per chi ha figli. Niente di più. Prendiamo in toto questa misura. Va bene cosi come la l'hanno proposta loro. In più mettiamoci investimenti massicci in asili nido, ed esenzione ICI per giovani coppie e prima casa. (La maternità ai precari, lo ricordiamo, l'ha già fatta Prodi). Infine concediamo cittadinanza ai bambini dando il loro voto mediato alle madri. Per bilanciare l'elettore mediano che ora dà un peso enorme ai pensionati e si dimentica delle generazioni che verranno dopo di loro, che sono già vive, ma che non possono pesare elettoralmente perché minorenni. Diamo il voto alle madri (e non ai padri), anche per ricominciare dall'elettorato attivo a colmare il divario di genere in politica (e non come al solito con le quote rosa nell'elettorato passivo). E' partendo da chi compie in concreto la scelta di dare futuro al paese, da chi decide di metter su famiglia e fare figli, che deve ripartire il piano per ridare fiducia e futuro al paese.

Il sole che dà energia ed il focolare che scalda. I due pilastri per un'Italia capace di futuro.


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Iscrizioni

Non siamo professori. E non siamo ne ebrei ne israeliani. Ma davvero vorremmo chiedere a questi sciagurati se ci si può comunque iscrivere alla lista di lobbisti sionisti, almeno in qualità di soci sostenitori, numerari, amici di... o qualcosa el genere...
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due o tre cose da mandare a mente

Il governo è andato a casa. Interrompe questa avventura ben prima di metà strada. Come è già successo in passato, Prodi si è dimostrato l'uomo giusto per fare il lavoro sporco, quello impopolare. Ora altri verranno a dilapidarne i frutti. Ma prima che la malattia senile dell'italiano medio ci colga, prima che incorriamo anche noi nella solita amnesia collettiva che in definitiva è la vera sciagura del paese (perchè diceva il tale che chi non ricorda il passato è destinato a ripeterlo) vogliamo appuntarci alcuni numeri. Mandarli a mente. A futura memoria.

Conti pubblici ed Economia
anno %PIL Deficit Debito/PIL
2000 | -,- | -0.8 | 109.1
2001 | 1.8 | -3.1 | 108.7

2002 | 0.3 | -2,9 | 105.6
2003 | 0.0 | -3,5 | 104.3
2004 | 1.2 | -3,5 | 103.8
2005 | 0.1 | -4,2 | 106.2
2006 | 1.9 | -4,4 | 106.8
2007 | 1.9 | -2,0 | 105.0
2008 | 1.4 | -2.0 | ----


Anche a volere spartirsi a metà i meriti del 2001 e del 2006, questi sono numeri che parlano da soli. Che dicono chi tiene a posto i conti e fa crescere l'economia e chi invece scialacqua il bene pubblico senza peraltro promuovere (una seppur drogata) crescita.

Aggiungiamo poi che ora il tasso di disoccupazione è sotto il 6% (anche grazie alla Maroni bisogna dire) e che l'inflazione è sotto la media Europea. Sono nudi e freddi numeri questi, certo! Ma verranno utili quando qualcuno oserà dire che questo governo ha fatto male.

Più intimi ed accoglienti ci rimarranno i ricordi di Lucia finalmente serena in maternità e dei pannelli solari che per il futuro ci procureranno tepore nel rispetto dell'ambiente nostro ed altrui. Proveremo a raccontare anche questo a coloro che si faranno convincere dai numeri di cui sopra...

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La serietà (non piu') al governo

La serietà al governo. Con questo grido, questa pretesa, che ci era piaciuta molto, Lei, presidente, aveva vinto di misura le elezioni nel 2006. Oggi quell'avventura è finita. Tra le scherno dei molti suoi avversari tronfi incoscenti e l'onore delle armi dei pochi che hanno realizzato. Noi abbiamo invece capito presidente. E condiviso fino all'ultimo. Anche se è costato tanto. Oggi se ne è uscito da questa storia con quella serietà con cui vi era entrato. E la serietà non può non accompagnarsi anche alla serenità. Siamo anche noi sereni Presidente perchè questa sera ci ha mostrato come si comporta una persona seria, come si comporta un uomo. Lasciamo a domani le fibrillazioni per il pensiero di quello che verrà.
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buona strada comandante

partigiani

Se ne é andato il comandante Bulow. Fu tra quelli che 65 anni fa salirono sui monti, e poi scesero in pianura per restituirci la libertà. Forse oggi se ne é andato disgustato per quello che di quella libertà sono riusciti a farne i suoi concittadini.

Ora e sempre, resistenza! (si, vale anche per il presidente Prodi...)

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Il giorno in cui l'Italia è fallitarisanata

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Oggi Standard & Poors promuove i conti dell'Italia. Si dice addirittura impressionata da essi. Naturalmente se ne rallegreranno solo Prodi, Padoa Schioppa e pochi altri mentre Dini, la sinistra di lotta e di governo per non parlare dell'opposizione e dell'italiano medio non faranno nemmeno caso alla notizia e continueranno a pensare tutto il male possibile di questo governo.

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n questi giorni sto leggendo (grazie a Roberto per il regalo di Natale) il giorno in cui la Francia è Fallita (e l'Italia?) di Jaffré e Riès Philippe (qui l'originale). Il libro è ambientato nella Francia del 2012. Nella finzione del libro, le elezioni del 2007 sono vinte da Ségolène Royal, e nei 5 anni successivi si susseguono diversi governi della sinistra radicale (di cui uno a guida Jospin). Sono anni di finanza allegra, con deficit regolarmente oltre il 4%, debito in esplosione e nessun intervento strutturale sulle finanze pubbliche. Nel 2012 vince invece Sarkozy. Ma è troppo tardi. Basta che S&P operi un downgrade della sua valutazione del debito francese per innescare un domino inarrestabile che fa cadere molte certezze e ricchezze dei francesi, una reazione a catena della quale ancora non ho visto l'ultimo anello (sono più o meno a metà libro). Il primo anello però - quello che descrive i primi passaggi, è descritto bene qui: bancomat fuori servizio, banche inagibili, conti correnti congelati, prelevamenti sospesi, assalti ai supermercati, tumulti, incendi, forze dell’ordine mobilitate. All’estero: turisti francesi con carte di credito respinte e nell’impossibilità di pagare alberghi, ristoranti e negozi, famiglie bloccate senza prospettiva immediata di ritorno.
Il libro è avvincente. Rende la noiosa finanza pubblica un vero thriller e riesce magistralmente a raccontare come i movimenti nelle stanze dei bottoni dell'alta finanza hanno delle implicazioni pervasive nei piccoli gesti della quotidianità dei francesi con effetti devastanti. E' tutto verosimile. Può davvero accadere. Anzi, come racconta Giavazzi nell'introduzione, l'Italia stessa è andata molto vicina a qualcosa di simile nel 1992.

Al di là dei riferimenti alla politica francese che sono liberamente discutibili (davvero Ségolène sarebbe stata una sciupona e davvero Sarkozy è l'uomo del rigore?) emerge incontrovertibile l'idea che il primo obiettivo di qualsiasi governo responsabile è quello di tenere i conti a posto, perchè non farlo espone al rischio di tutto quello che accade nel libro. E dunque veniamo a noi. All'italia di questo gennaio 2008. Oggi S&P promuove il debito Italiano, non lo degrada come nel libro.

Il giorno in cui la Francia è fallita (e l'Italia?) titola il libro. L'italia non fallisce e risana, risponde Standard & Poors.

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quanto è (H)illare questa campagna

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Questa affianco era la copertina di ottobre dell'Economist. Tre mesi fa esatti, la vittoria della/dei Clinton prima alle primarie ed in seguito alla Casa Bianca era data per scontata. Poi è arrivato l'Iowa, dove Barak Obama si è preso un 8% di vantaggio (37% a 29%) in uno stato che conta per l'1% della popolazione USA, e della quale ha votato il 10%. Oggi addirittura corrono voci che vorrebbero la/i Clinton ritirarsi dalla corsa. E' semplicemente ridicolo. Illarious dicono gli americani. (H)illare per noi.

A noi le primarie piacciono, come farne mistero. Ci sono piaciute quelle americane in precedenza, ci siamo entusiasmati per quelle italiane del 2005 e del 2007. Ci piace vedere i candidati esporsi, e la gente selezionare la propria classe dirigente. Quello che non ci piace è l'incredibile tatticismo a cui questa sempiterna sovraesposizione da parte dei candidati conduce. Ok che la posta in gioco è alta, ma in effetti questi poveracci sono in campagna elettorale da più di un anno e ne avranno almeno per altri 10 mesi. Il risultato è che per non sapere di cosa parlare, i giornali finiscono a desumere chissà quali destini da un voto così marginale e comunque non rappresentativo come quello dell'Iowa. Ora sembra che la Clinton non abbia convinto nel dibattito dell'altro giorno perchè era nervosa, tirata o per chissà quale significato vogliamo attribuire a quella ruga notata dai giornali.

Ma insomma, a noi Barak Obama sta molto simpatico. I Clinton anche. Pensiamo che il primo venga bene in televisione e nei dibattiti. I secondi anche. Ma che c'entra questo con il mestiere di presidente? Noi abbiamo votato (e siamo ancora orgogliosi di quel voto) Prodi. Quello che non sta simpatico a molti. Quello che sembra un prete ci campagna. Quello che chiamano mortadella e non immagino che ciò sia dovuto alle sue origini emiliane. Quello che quando parla non si capisce molto, che si mozzica le parole e che ci ha emozionati solo una volta, per sbaglio, parlando di pannelli solari. E si badi bene che di fronte aveva il presunto mago della comunicazion, quello che nelle sue magie, tra nani e ballerine, stava affossando il paese. Ed allora che cosa conta per fare un buon presidente? Noi ce lo chiediamo perplessi, mentre seguiamo queste (H)illari presidenziali.
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El adelantamiento a Italia

Più di un anno fa, parlavamo delle prime avvisaglie del fatidico sorpasso spagnolo ai nostri italici danni. Nelle recenti settimane quel post ha generato un bel po di traffico da queste parti. Diciamo che la combinazione delle parole chiavi "Spagna" e "sorpasso" in google ha portato qui qualche centinaio di persone (che per i nostri standard sono praticamente una marea).

Zapatero si é di recente vantato che il sorpasso era nei fatti avvenuto, altri lo avevano smentito, altri ancora hanno fatto del presunto evento motivo di polemica politica ed infine ieri é arrivato il nostro beneamato Romano a spiegarci che, nei fatti, il sorpasso non é (ancora) avvenuto. Polemiche seguiranno, ne siamo sicuri. Ambasciatori si scuseranno. Giornalisti ci spiattelleranno dati sul PILdisoccupazioneistruzioneautostradebanchecostruzionidebito. Politici ci diranno che é tutta colpa dei comunisti o dei franchistifascisti. Bloggers esterofili ci diranno che loro lo sapevano che si vivevamo meglio lontani da qui ed é per questo che sono scappati o sono in procinto di farlo. Gli italiani scriveranno lettere a Repubblica raccontando di quanto si sentono depressi e declinanti.

E noi che diciamo? dovremo pur trovare qualcosa da dire a quei gentil viandanti che googlando "spagna e sorpasso" passano di qui.

Noi cominciamo dai doverosi complimenti alla Spagna. Che se anche forse non ci ha ancora sorpassato e non ha le spalle grosse per farlo a breve, si é data un sacco da fare negli ultimi 25 anni ed oggi é un paese meraviglioso, istruito, tollerante, ambizioso e pieno di speranze. Complimenti davvero. Ve lo diciamo con un bel po' di ammirazione ed addirittura qualche venatura di invidia. Ma si intenda, é un invidia fraterna, che oramai noi ci sentiamo davvero tutti fratelli europei, e se crescete forte voi (magari anche grazie ai fondi europei), un po' lo sentiamo anche un successo nostro. Poi, senza voler fare i fratelli maggiori un po' saputelli, ma in pieno spirito di servizio potremmo anche fare un giorno una bella chiacchierata su quelli che secondo noi sono alcune ombre del vostro modello di sviluppo e delle incognite dalle quali vi vorremmo umilmente suggerire di guardarvi bene. Noi ve le diremmo con il senno di chi ci é già passato e forse anche in queste incognite vi si é arenato.

Ai nostri connazionali in sindrome da sorpassati diciamo invece che non é il caso di farne polemica, ma piuttosto di riflettere; perché il sorpasso della Spagna ci offre molti spunti da affrontare in maniera propositiva. Innanzitutto partiamo dalla constatazione che il sorpasso spagnolo é più traumatico di altri perché nei nostri cugini iberici forse vediamo molto più di noi stessi di quanto sia possibile fare con altre nazioni. Loro sono latini, amanti del bel vivere e della buona cucina, gioiosi e spensierati come ci siamo dipinti noi stessi per tanti anni. Ed allora fa male vedere che in Spagna si coniuga movida notturna con efficienza della PA, spensieratezza latina con puntualità dei treni, e allegria vitale con solida crescita economica. Fa male a noi si intende, perché mette a nudo l'inesistenza di quell'equazione dietro alla quale ci siamo per tanto tempo nascosti. E cioé che il bel vivere non si potesse coniugare con parole quali efficienza e crescita. E che in fondo noi, dovendo scegliere tra un vivere bello ed uno efficiente, avremmo sempre preferito il primo. Ora la Spagna é li a dirci che esiste un vivere bello ed efficiente. E questo ovviamente ci manda in bestia. Ma c'é solo da rimboccarsi le maniche ed umilmente imparare dai nostri fratelli più giovani. Perché nonostante tutto in Italia viviamo già molto bene. Ma la Spagna é li a dirci che possiamo decisamente vivere meglio.

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24.5 minuti

Credo che a qualcuno dentro Trenitalia manchi il senso del ridicolo. A pochi giorni dal post in cui parlavamo dei regolari ritardi di 25 minuti sui treni ES (è forse l'unica cosa puntuale di Trenitalia) oggi mi arriva la letterina qui sotto, nella quale con le solite formulette spiacenti/scusa/disagio Trenitalia mi nega un bonus per un viaggio in settembre (già... che vi aspettavate, sono in ritardo anche le risposte...) perchè -sentite un po'- il treno era in rtiardo di 24,5 mni. 24,5 minuti. ventiquattro virgola cinque minuti. ventiquattro virgola cinque minuti. VENTIQUATTRO VIRGOLA CINQUE MINUTI!!!!

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PS. Ma secondo voi, ventiquattro virgola cinque minuti, significa che sono 24 minuti e 50 secondi, 24 minuti e 5 secondi oppure 24 minuti e 30 secondi?

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mamme, bici e pannelli solari. Un anno dopo

Un anno fa commentavamo la finanziaria 2006 suggerendo di parlare più delle misure in essa contenute vicine alla gente. Mamme, perché con la finanziaria si davano finalmente delle sicurezze alle donne con lavori precari in dolce attesa, bici perché venivano stanziati fondi per la costruzione di piste ciclabili e panelli solari perché si dava finalmente sostanza alla promessa che più ci era piaciuta in campagna elettorale: quella di coprire l'italia di pannelli solari.

Siamo di nuovo in questi giorni immersi nel girone dantesco della finanziaria. Il governo vacilla e la Binetti non viene (per ora) espulsa dal PD. Il parolaio rosso parla a vanvera di tempi lunghi e orizzonti ampi, asfissiando però negli spazi angusti e nei tempi miopi dei suoi piccoli interessi di partito. Noi guardiamo a quello che ci era piaciuto allora, ed egoisticamente constatiamo quanto quella finanziaria, allora cosi sofferta ci ha regalato, messo in gradi di, concesso(niente, l'italiano non ci aiuta ad esprimere il concetto. Usiamo un termine inglese allora) empowered.

Forse qualcuno di voi gia lo sa, altri no. Chiara, Lucia ed il sottoscritto aspettiamo un nuovo membro in famiglia. Arriverà presto; se tutto va bene agli inizi di febbraio. In quanto entrambi lavoratori precari (assegnisti di ricerca) abbiamo comunque da quest'anno diritto all'assegno di maternità. Anche io, il padre. Addirittura la mia università magnanimamente mi coprirebbe il 100% dello stipendio e non già solo l'80% garantito dall'INPS. Non fa niente se poi alla fine io non farò nemmeno un giorno di paternità. E se Lucia continuerà a lavorare sodo e con la consueta passione, magari un po' di più stando a casa ed un po' di meno dall'ufficio. Non fa niente dicevo, l'importante é sapere che quel diritto ci é riconosciuto, che l'istituzione pubblica si é presa cura del nostro desiderio di mettere al mondo un figlio; infondo di mettere al mondo un altro cittadino italiano.

Il secondo beneficio di quella finanziaria lo stiamo cogliendo in questi giorni. Stiamo installando dei magnifici pannelli solari sul nostro tetto. Seguirà a breve post più esteso in proposito ma per ora vi diciamo solo che siamo entusiasti dell'idea di farci la doccia, farci il bucato e lavarci le stoviglie con l'acqua riscaldata con nient'altro che il generoso sole che rende sempre questa città cosi meravigliosa. Tutto questo grazie alle detrazioni del 55% senza le quali probabilmente non saremo mai stati spinti ad installarli.

Certo, di ciclabili per ora non ne vediamo alcuna. Ma in compenso Lucia mi ha donato da poco una nuova e fiammante bicicletta con cui mi libro di tanto in quanto nel traffico di Roma.

Mamme, bici e pannelli solari...
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dedicato a Prodi per l'approvazione
(per ora e solo in Senato) della Finanziaria

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E un altro giorn(alista) è andato

biagimontanelli
Oggi se ne è andato un altro grande giornalista. Di lui voglio solo ricordare una frase, pronunciata durante una di quelle ultime puntate infuocate de il Fatto, poco prima che l'editto bulgaro lo allontanasse in maniera vile dai palinsesti. Guardando diritto Berlusconi, attraverso lo schermo, disse più o meno: signor presidente, si dia pace, eravamo qui prima che voi arrivaste e saremo qui dopo che ve ne sarete andati. Detta da un signore che allora aveva già 81 anni suonati, questa frase suonava quantomeno come una coraggiosa scommessa con il proprio ed altrui futuro. Mi piace pensare che in questo ultimo anno, nonostante tutto, egli si sia preso qualche soddisfazione dall'avere vinto questa scommessa. Soddisfazione peraltro condivisa da molti, ma non da tutti. L'altro grandissimo di quell'altro secolo infatti, dovette cedere al suo crepuscolo proprio agli albori della seconda stagione berlusconiana...

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I wish i was there

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Sono le 15.26. In Italia. Qui invece sono le sei e mezza del mattino ed il jet leg lag mi ha tirato giu dal letto presto. Meglio cosi, riesco a seguirmi il finale di primarie e magari a scriverne qualcosa prima che finisca il tutto e comincino i te l'avevo detto; gli era ovvio che sarebbe andata cosi; e tutto il resto del benaltrismo e del risaputismo italiota.

Dunque non posso che cominciare con il dire che davvero vorrei essere li. Vorrei mettermi in fila come quel 16 ottobre di 2 anni fa sotto il sole di Roma. Vorrei dare una mano al gazebo ed incrociare gli sguardi dei miei nuovi compagni di partito, i miei compagni di speranza politica, i miei compagni di percorsi costruttivi.

Il sentirsi a casa. Si perché molto piu che con le primarie dell'Unione di allora, quelle di quest'anno sono anche e soprattutto un processo identitario. Allora in fondo si votava per il leader dello schieramento. Si, l'elettore di Bertinotti e quello di Mastella erano ed (ancora) sono in fondo compagni di strada, o quantomeno sono compagni di governo. Ma da allora, si sono viste subito emergere tutte le differenze che ci impediscono di riconoscerci tutti dentro lo stesso partito.

Invece oggi deve essere diverso. Buona parte delle persone che oggi si recano ai seggi, che fanno la fila, che si sono spulciate i nomi nelle liste, che si sono informate sul conto della Bindi, di zio