Ordini professionali alla fabbrica del programma

Qualche tempo fa avevo commentato in un post (primi sguardi al programma dell'Unione) il passaggio del programma riguardante le professioni. In effetti le parole, anche se incoraggianti, non erano particolarmente coraggiose, specialmente per quanto riguarda l'ordine delle professioni legali. Mentre altri lanciavano strali ed invettive contro ttutto e tutti ( anche alla confidustria comunista dovevamo arrivare), ieri a Bologna, alla fabbrica del programma, Prodi ha incontrato i rappresentati degli ordini professionali. Prodi non si è certo pronunciato per l'abolizione delle professioni. Però ha chiarito che bisognerà arrivare ad una legge delega che riordini tutto il settore, in cui ordini e associazioni dovranno trovare lo livello di dignità, con ordini riformati e nuove professioni che vengono riconosciute con molta apertura. Sulla concorrenza, assolutamente necessaria nelle parole di Prodi, bisogna trovare una forma di regolamentazione che tuteli l'utente (ahi ahi, solitamente è proprio con la tutela dell'utente che si giustificano le peggiori nefandezze corporative). Attenzione alle tariffe "che devono avere una flessibilità che impedisca l'umiliazione del sistema ma che garantisca anche la concorrenza". Il tirocinio? Necessario ma le professioni dovrebbero promuovere " stage e tirocini all'estero". E sulla questione della retribuzione dei praticanti "credo sia ora di dire basta ad una società in cui bisogna aspettare i 40 anni per essere retribuiti". Infine con i privilegi vengono le responsabilità: se gli ordini "vogliono l'autorità che devono avere, si devono fare carico anche delle cose scomode, come, ad esempio, l'esclusione dei professionisti che non esercitano la professione da anni e anni." Certo, non è una rivoluzione tatcheriana di uno dei settori che più contribuiscono a rallentare lo sviluppo del paese, ma sono parole promettenti soprattuto rispetto a quanto (non) fatto fino ad oggi! Per ora posso solo sperare che si tramutino presto in realtà anche se il governo si dovrà confrontare con un parlamento che nonostante la frattura ideologica tra CdL e Unione, ho il sospetto che non faticherà a trovare "convergenze" in nome della comune appartenenza della stragrande maggioranza dei suoi componenti ad uno o l'altro degli ordini (specialmente avvocati). Il resoconto della giornata è qui.

Un commento di Alberto Musy, per lavoce.info, che prende posizioni simili a quelle di Prodi, si può trovare qui