Coazione a riperdere

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Vi capita mai di perdere il portafoglio? A me capita almeno due volte alla settimana. Domenica scorsa ad esempio. Lo scrigno delle mie immense fortune se ne é rimasto bello nascosto in macchina per un giorno intero. Nonostante una mia subitanea iniziale perlustrazione visiva.
Ed io li a pensare al benzinaio che aveva sicuramente infilato la mano in macchina in un momento di mia distrazione. Ed oggi. Il bel figuro si é sospeso nell'intercapedine tra due vestiti appesi, dopo che aveva deciso di sfilarsi dai pantaloni ripiegati come mamma insegna ed appesi al porta abiti. E giù io a pensare a chi mi stava seduto accanto ieri in treno, a quanto sono incauto ogni volta che mi alzo dal posto senza portarmi appresso tutte le armi e tutti i bagagli. Credo di dovere delle scuse all'umanità. La incolpo almeno due volte a settimana di crimini che sistematicamente non ha commesso.

Eppure non ce la faccio a correggere. E davvero ne ho provate diverse. Il portafoglio più grande, con tanto di portamonete, così ne avverto il peso e l'ingombro. Il portafoglio più piccolo, un portacarte minimalista, così non ho la necessità di sfilarlo dalla tasca in continuazione in cerca di un po' di ristoro e conforto. Riporlo nello zaino? nel cappotto? nei pantaloni? nella borsa di lucia? nella borsa mia? nella giacca sportiva? nella giacca dell'abito? Niente da fare, sono indifferente ad ognuno di questi luoghi nel senso che lo ripongo puntualmente ed indifferentemente in ciascuno di essi. Salvo poi ricordare la locazione solo al costo di faticosi sforzi mnemonici degni di una seduta di psicoanalisi (dove eri in quel momento? di che cosa avevi bisogno? riesci a raffigurarti l'ultima azione? che cosa stavi facendo? che cosa stavi pensando? hai mai pensato in seguito che ti potesse servire?).

Peralto l'angoscia che assale al momento in cui si nota l'assenza sospetta dell'oggetto squadrato e rigonfio non funziona da viatico al prestare più attenzione a dove lo si ripone. Perchè non funziona? Non certo perché non si sia indifferenti alla ricchezza in esso contenuta. Al contrario, non solo l'angoscia non funziona da antidoto, ma forse si incespica in una specie di coazione a ripetere: oddio adesso cosa faccio; quanti ipod si compereranno con la mia carta di credito? quali crimini commetteranno con la mia identità rubata? come si spenderanno i miei punti della GS? su quale linea della metro viaggeranno con il mio carnet di biglietti? Che pesante l'angoscia dello smarrimento; che gioia il ritrovamento;
che altisonante la promessa fatta a se stesso di prestarvi più attenzione per il futuro. Ed invece si ricomincia da capo. Almeno due volte alla settimana.

Che fare? In passato ho spesso seriamente pensato di adottare quell'accessorio punk che lega saldamente l'angolo del suddetto alla cinghia rinforzata dei pantaloni attraverso una metallica catena che penzola a lato. A prova di scippo violento altrui e di colpevole sbadataggine mia. Sembra che il metodo abbia dei limiti estetici, ma sia alquanto efficace. Ma la tecnologia forse ci verrà in aiuto con una versione più moderna della catena punk. Sarebbe fantastico avere un portafoglio satellitare. Un wallet GPS se vi suona meglio. Non ritrovi più il portacarte? Niente paura; dal telefonino lo rintracci sulla mappa di casa. Di più, si potrebbe settare l'allarme in modo tale che se esso si allontana per più di due metri dal cellulare (o dal chip impiantanto nell'orologio, nell'orecchino, nel dente 'oro), questo comincia a suonare. Che ne dite? Io non vedo altre soluzioni e fino al rilascio in commercio della neo-punk GPS virtual chain (cosi penso dovrebbe chiamarsi il prototipo) sarò inesorabilmente condannato a rivivere l'angoscia ed accusare l'umanità almeno due volte alla settimana.