Vivere a rate

Sul numero di Giugno di Cooperazione tra consumatori sono uscito con questo articolo sul credito al consumo. Nel pezzo originale forse potevo sembrare ancora piú scettico di quanto emerga ora, ma per motivi di spazio é stato tagliato il seguente paragrafo:

A scanso di equivoci a chi scrive preme sottolineare che fa uso quotidiano della carta di credito ed č circondato da amici che si indebitano per somme esorbitanti (anche superiori ai 100.000 euro) per poter completare gli studi nelle costose universitā di oltreoceano. Nessun arcaico pregiudizio per gli strumenti della finanza quindi, pregiudizio che sarebbe oltremodo fuori luogo per uno che studia l’economia per mestiere. Devo perķ ammettere che, nonostante le mie spiegazioni razionali, non riesco a guardare con gli stessi occhi al credito tradizionale da una parte ed al settore in rapida crescita del credito al consumo dall’altra. Mi č inevitabile: ammiro un giovane che si indebita pesantemente per studiare, o un imprenditore per avviare un’attivitá, tanto quanto guardo con un po’ di mal di pancia a chi paga l’estetista a rate. I libri di finanza ci insegnano che, in entrambi i casi, si tratta di far incontrare proficuamente la domanda con l’offerta di denaro: i risparmi delle famiglie con gli investimenti delle imprese, ma anche i guadagni futuri con le esigenze presenti dei singoli. Eppure ancora sembra ci sia una differenza qualitativa tra l’assumersi il rischio del debito per effettuare un investimento o per soddisfare un consumo.

Ahhh... I saggi ed implacabili editor! Pazienza. Il pezzo comunque contiene molte cose carine sul mondo oscuro del credito al consumo. Per esempio lo sapevate che su molte carte di credito per il pagamento a rate si appliccano tassi che in media sono vicini al 20% (si, proprio venti percento)?