Ancora sul decreto Bersani
05 10 06 | Ore: 09:43 | Categoria: Politica
Con un po' di ritardo, ecco il mio piccolo contributo divulgativo
sul decreto Bersani. Uscito sul numero di
Ottobre di Cooperazione tra Consumatori. Per
motivi di spazio sono saltati due paragrafi a
cui tenevo, che riporto qui:
Le proteste dell'estate Ricordiamo tutti le proteste delle categorie toccate: città bloccate dai taxisti furiosi e gli avvocati in sciopero per settimane. Molte di queste categorie hanno seriamente visto avvicinarsi la fine delle loro piccole rendite di posizione. Le reazioni sono state quindi fisiologiche. Ridicole a tratti, soprattutto quando alcune di queste categorie hanno avuto l'ardire di provare a convincerci che la loro battaglia era anche a favore dei consumatori. Cosi abbiamo visto i farmacisti seriamente preoccupati perché non sappiamo quando prendere l'aspirina, e gli avvocati dispiaciuti perché, a causa della abolizione della tariffa minima, corriamo il rischio di finire in mano a qualche collega incompetente (che molto probabilmente già esercita peraltro). La realtà è che l'avvocato era allettato dalla prospettiva di pagare di meno il taxi, ed il taxista pensava già alla prossima auto da cambiare senza dover passare dal notaio, che preoccupato da questo mancato giro di affari già pensava alla scorta di analgesici da fare alla coop per farsi passare il mal di testa. Insomma, ognuno ha la propria professione con cui guadagnare, ma infine siamo tutti consumatori quando è ora di spendere. Superati gli aggiustamenti inevitabili per le categorie che perdono qualche privilegio, ci avremo insomma guadagnato un po' tutti.
Liberalizzare e consumare: dove è finito lo spirito cooperativo? Al lettore che è arrivato sino a questo punto sarà forse sembrato che l'attenzione dell'autore sia concentrata sulle parole d'ordine del consumare e del liberalizzare. Ma non sono queste parole aliene ai valori del mondo cooperativo, ci si potrebbe chiedere? Il sottoscritto non le avverte affatto in questo modo. Consumare non è consumismo, ma piuttosto un'attività che volenti o nolenti compiamo quotidianamente e quindi qui proviamo a farlo in maniera critica. E liberalizzazioni non significano liberismo o capitalismo selvaggio ma piuttosto ricreare le condizioni di uno scambio equo dove la qualità del lavoro dei produttori si misura efficacemente con le esigenze ed i gusti dei consumatori. L'economia di mercato deve essere economia civile (vedi cooperazione del giugno 2004) dove anche individui non interessati al profitto ma piuttosto al benessere di chi li circonda possono organizzarsi e competere per offrire beni e servizi ai consumatori attraverso le forme della cooperazione di cui anche noi facciamo parte. Torniamo ancora una volta ai farmaci da banco. Il mondo cooperativo ha combattuto per una liberalizzazione delle vendite. In questo modo ora potremo acquistare medicinali di uso comune a prezzi inferiori e con il tempo forse, anche nelle piccole famiglie cooperative dei paesi dove i medicinali altrimenti non possono arrivare. Per fare questo si è intaccato un privilegio ormai ingiustificato dei farmacisti che sino ad oggi erano gli unici a poter vendere questi prodotti. Si potrebbe obiettare che abbassando i prezzi si induce un consumo maggiore, forse anche l'abuso, dei farmaci, con tanti saluti ai principi del consumo critico e agli auspici di riduzione dei consumi. Ma non è questo il punto. Se si ritiene che si consumino troppi medicinali a causa dei prezzi bassi, li si tassi. Con queste risorse si paghino ad esempio il sistema sanitario nazionale oppure i farmaci per gli anziani. Fino a prova contraria restiamo convinti che i farmaci costosi servano soprattutto ad arricchire i farmacisti, e non certo ad impedire l'abuso dell'aspirina.
Le proteste dell'estate Ricordiamo tutti le proteste delle categorie toccate: città bloccate dai taxisti furiosi e gli avvocati in sciopero per settimane. Molte di queste categorie hanno seriamente visto avvicinarsi la fine delle loro piccole rendite di posizione. Le reazioni sono state quindi fisiologiche. Ridicole a tratti, soprattutto quando alcune di queste categorie hanno avuto l'ardire di provare a convincerci che la loro battaglia era anche a favore dei consumatori. Cosi abbiamo visto i farmacisti seriamente preoccupati perché non sappiamo quando prendere l'aspirina, e gli avvocati dispiaciuti perché, a causa della abolizione della tariffa minima, corriamo il rischio di finire in mano a qualche collega incompetente (che molto probabilmente già esercita peraltro). La realtà è che l'avvocato era allettato dalla prospettiva di pagare di meno il taxi, ed il taxista pensava già alla prossima auto da cambiare senza dover passare dal notaio, che preoccupato da questo mancato giro di affari già pensava alla scorta di analgesici da fare alla coop per farsi passare il mal di testa. Insomma, ognuno ha la propria professione con cui guadagnare, ma infine siamo tutti consumatori quando è ora di spendere. Superati gli aggiustamenti inevitabili per le categorie che perdono qualche privilegio, ci avremo insomma guadagnato un po' tutti.
Liberalizzare e consumare: dove è finito lo spirito cooperativo? Al lettore che è arrivato sino a questo punto sarà forse sembrato che l'attenzione dell'autore sia concentrata sulle parole d'ordine del consumare e del liberalizzare. Ma non sono queste parole aliene ai valori del mondo cooperativo, ci si potrebbe chiedere? Il sottoscritto non le avverte affatto in questo modo. Consumare non è consumismo, ma piuttosto un'attività che volenti o nolenti compiamo quotidianamente e quindi qui proviamo a farlo in maniera critica. E liberalizzazioni non significano liberismo o capitalismo selvaggio ma piuttosto ricreare le condizioni di uno scambio equo dove la qualità del lavoro dei produttori si misura efficacemente con le esigenze ed i gusti dei consumatori. L'economia di mercato deve essere economia civile (vedi cooperazione del giugno 2004) dove anche individui non interessati al profitto ma piuttosto al benessere di chi li circonda possono organizzarsi e competere per offrire beni e servizi ai consumatori attraverso le forme della cooperazione di cui anche noi facciamo parte. Torniamo ancora una volta ai farmaci da banco. Il mondo cooperativo ha combattuto per una liberalizzazione delle vendite. In questo modo ora potremo acquistare medicinali di uso comune a prezzi inferiori e con il tempo forse, anche nelle piccole famiglie cooperative dei paesi dove i medicinali altrimenti non possono arrivare. Per fare questo si è intaccato un privilegio ormai ingiustificato dei farmacisti che sino ad oggi erano gli unici a poter vendere questi prodotti. Si potrebbe obiettare che abbassando i prezzi si induce un consumo maggiore, forse anche l'abuso, dei farmaci, con tanti saluti ai principi del consumo critico e agli auspici di riduzione dei consumi. Ma non è questo il punto. Se si ritiene che si consumino troppi medicinali a causa dei prezzi bassi, li si tassi. Con queste risorse si paghino ad esempio il sistema sanitario nazionale oppure i farmaci per gli anziani. Fino a prova contraria restiamo convinti che i farmaci costosi servano soprattutto ad arricchire i farmacisti, e non certo ad impedire l'abuso dell'aspirina.
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