Un paese degno di Delfino Borroni

E’ morto Delfino Borroni. Chi era? In fondo solo un vecchio: l’ultimo italiano sopravvissuto alla grande guerra. Quella -per dire quanto sono lontani i tempi- che il padre di mio nonno combatté contro l’Italia tra i Kaiserjager, e per la quale finì disperso sull’Isonzo nel 1917, lasciando a casa una moglie giovane e tanti figli affamati. Ecco, a me piacerebbe vivere in un paese dove, in una giornata come questa, ci si fermasse tutti insieme per un momento a pensare, opppure ognuno per proprio conto, non importa. Ci si fermasse a rendere omaggio a chi da giovane fu scaraventato a difendere uno stato del quale noi oggi non finiamo mai di lamentarci ma del quale non potremo fare a meno. Si visitasse un museo per far capire ai bambini i pozzi di orrore che può scavare l’umanità. Si entrasse in un luogo raccolto e si sussurrasse una preghiera di compassione per coloro che non ci sono più, e tra loro, Delfino Borroni. Ci si scaricasse Uomini contro o la grande guerra. Si infilassero gli scarponi e ci si facesse due passi lungo i sentieri che ancora serbano i ricordi di quella tragedia. Che poi, in questi giorni d’autunno devono essere di una bellezza struggente. E poi si ritornasse a casa ed alle cose della vita; che in fondo non è successo nulla, perchè non è morta nessuna persona importante. Si è solo spenta la vita di un nostro concittadino che, forse suo malgrado, ha servito anche la nostra causa. L’ultimo di coloro che lo fecero.

Ecco vorrei un paese così. Che porta il rispetto ad un vecchio di 110 anni; che si commuove per una tragedia lontana; che indugia anche un poco nella retorica per ricordare una storia collettiva; che è oggi un pezzo importante della nostra memoria condivisa. Vorrei poi che tutto questo succedesse senza che vi fosse una legge che istituisca i cinque minuti della memoria, o perchè Delfino Borroni ci può tornare utile per la polemica politica di questo pomeriggio.