L'effetto [di scoprirsi dentro una] serra

In una delle prime giornate calde dell'anno, di quelle che si comincia a girare semivestiti per casa ed ad invocare il refrigerio nel cortile, si risvegliano inevitabilmente le mie preoccupazioni ambientaliste sul riscaldamento globale. Mi trovo nel paese che piú contribuisce all'emissione di anidride carbonica, il principale gas serra. La cosa non dovrebbe sorprendere: qui tutti girano con un jeep di almeno due tonnellate, mantengono gli edifici a temperature cristalline anche sotto il sole piú cocente, e sprecano in mile maniere una quantitá enorme di energia elettrica nel piú completo disinteresse. Questo é il paese che peraltro si é sdegnosamente rifiutato di firmare il protocollo di Kyoto.

Eppure qui se ne parla, se ne discute. Il problema del riscaldamento globale, soprattutto dopo l'uragano Katrina dello scorso anno, é sulla bocca di tutti. É nei giornali in continuazione: il New York Times di ieri con un editoriale di Paul Krugman ad esempio. É nei programmi di alcune (sempre troppo poche poche, siamo d'accordo), aziende che si stanno convertendo al concetto di zero-emissioni; é nelle pubblicitá martellante delle automobili ibride ed ecologiche; é nei cinema con la faccia di une ex-candidato alla Casa Bianca; é persino nei discorsi degli economisti liberisti e libertari che fino all'altro ieri erano forse gli oppositori piú accaniti di Kyoto.

Insomma é una paese che ne discute, seriamente. L'amministrazione per ora ignora quasi completamente questa marea montante. Ma la mia previsione, diciamo soprattutto la mia speranza, é che tra poco vedremo questo paese che fin ora é stato il critico piú feroce di Kyoto, diventare il piú forte paladino di un mondo a "basse emissioni". Ancora un altro wishful thinking?

PS. Io non dimentico la promessa di Prodi di voler ricoprire il nostro paese di pannelli solari. Davvero uno dei pochi momenti di alta politica di questa -finalmente finita- campagna elettorale.