L'effetto [di scoprirsi dentro una] serra
30 05 06 | Ore: 17:13 | Categoria: Law &
Economics
In una delle prime giornate calde dell'anno,
di quelle che si comincia a girare semivestiti per
casa ed ad invocare il refrigerio nel cortile, si
risvegliano inevitabilmente le mie preoccupazioni
ambientaliste sul riscaldamento globale. Mi trovo nel
paese che piú contribuisce all'emissione di anidride
carbonica, il principale gas serra. La cosa non
dovrebbe sorprendere: qui tutti girano con un jeep di
almeno due tonnellate, mantengono gli edifici a
temperature cristalline anche sotto il sole piú
cocente, e sprecano in mile maniere una quantitá
enorme di energia elettrica nel piú completo
disinteresse. Questo é il paese che peraltro si é
sdegnosamente rifiutato di firmare il
protocollo di
Kyoto.
Eppure qui se ne parla, se ne discute. Il problema del riscaldamento globale, soprattutto dopo l'uragano Katrina dello scorso anno, é sulla bocca di tutti. É nei giornali in continuazione: il New York Times di ieri con un editoriale di Paul Krugman ad esempio. É nei programmi di alcune (sempre troppo poche poche, siamo d'accordo), aziende che si stanno convertendo al concetto di zero-emissioni; é nelle pubblicitá martellante delle automobili ibride ed ecologiche; é nei cinema con la faccia di une ex-candidato alla Casa Bianca; é persino nei discorsi degli economisti liberisti e libertari che fino all'altro ieri erano forse gli oppositori piú accaniti di Kyoto.
Insomma é una paese che ne discute, seriamente. L'amministrazione per ora ignora quasi completamente questa marea montante. Ma la mia previsione, diciamo soprattutto la mia speranza, é che tra poco vedremo questo paese che fin ora é stato il critico piú feroce di Kyoto, diventare il piú forte paladino di un mondo a "basse emissioni". Ancora un altro wishful thinking?
PS. Io non dimentico la promessa di Prodi di voler ricoprire il nostro paese di pannelli solari. Davvero uno dei pochi momenti di alta politica di questa -finalmente finita- campagna elettorale.
Eppure qui se ne parla, se ne discute. Il problema del riscaldamento globale, soprattutto dopo l'uragano Katrina dello scorso anno, é sulla bocca di tutti. É nei giornali in continuazione: il New York Times di ieri con un editoriale di Paul Krugman ad esempio. É nei programmi di alcune (sempre troppo poche poche, siamo d'accordo), aziende che si stanno convertendo al concetto di zero-emissioni; é nelle pubblicitá martellante delle automobili ibride ed ecologiche; é nei cinema con la faccia di une ex-candidato alla Casa Bianca; é persino nei discorsi degli economisti liberisti e libertari che fino all'altro ieri erano forse gli oppositori piú accaniti di Kyoto.
Insomma é una paese che ne discute, seriamente. L'amministrazione per ora ignora quasi completamente questa marea montante. Ma la mia previsione, diciamo soprattutto la mia speranza, é che tra poco vedremo questo paese che fin ora é stato il critico piú feroce di Kyoto, diventare il piú forte paladino di un mondo a "basse emissioni". Ancora un altro wishful thinking?
PS. Io non dimentico la promessa di Prodi di voler ricoprire il nostro paese di pannelli solari. Davvero uno dei pochi momenti di alta politica di questa -finalmente finita- campagna elettorale.
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