Giovani, carini e precarizzati
Quando ho iniziato il
dottorato, pensavo di stare varcando una soglia di un
club prestigioso. Si, gią allora la vita del
dottorando era notoriamente un po' stracciona. Ma la
sensazione era quella di fare un po' l'artista
bohemien: un intellettuale senza molti soldi in tasca
ma tutto dedito alla cultura e per questo rimirato
dalle ragazzine. Ed invece... sul volgere del finale
di questa storia durata tre anni, mi ritrovo ascritto d'ufficio
alla categoria statistico-sociologica dei precari,
in buona compagnia con co.co.pro, stagisti,
operatori di call-center e pensionati con un
secondo lavoretto. Ecco dove sono finite le mie
ambizioni: sterilizzate dentro una definizione che
non mi piace; eppure é vero, sono anche io un
precario!
Oggi avrei quindi dovuto essere in piazza a manifestare
il mio disagio. A far capire che sono, rappresento
ed aspiro ad essere una bomba sociale. Avrei
dovuto andarci a prendermi le condoglianze dei
passanti: guarda poverini... sono i precari...
Avrei dovuto andarci per tranquillizzare la mamma:
Lucia stai calma, vedrai che adesso poi mi sistemo
di sicuro.
Ed invece non ci sono andato: avevo da scrivere un
pezzo per la rivista, giusto per arrotondare la borsa
Miur!
Academic stuff

