Ma se da qualche parte bisogna stare?

Qui si sta con Israele. Ci vuole tempo a maturare una convinzione lacerante su chi ha ragione in questo deserto mediorientale lastricato di torti e nefandezze. Uno non ci vorrebbe mai arrivare. Si preferirebbe che altri non ti forzassero a dire o bianco o nero. O di qua o di la. Maledetta la guerra che tutti i distinguo, le dissociazioni piú o meno parziali, i se ed i ma ti costringe a cancellare. Ma quando arriva l'angoscioso rumore dei missili, come fai a non stare con Israele? Io vedo un paese forte, che la pace la cerca davvero. La cercava sei anni fa quando lasció il Libano sperando che il sud rimanesse sicuro. Ed é diventato una roccaforte degli Hezbollah. La cercava l'estate scorsa, quando lasciando la striscia, sperava di vedere una dirigenza palestinese sorgere credibile dalla gestione quotidiana e sovrana di un territorio. E le elezioni le ha vinte Hamas. E la cercava fino a giugno, conducendo colloqui confidenziali anche con quel governo di Hamas con il quale ufficialmente non si poteva parlare.

Poi sono arrivati i rapimenti dei soldati ed i razzi da oltre confine. Si discute se la reazione sia proporzionale all'aggressione; ma la vera domanda a me sembra un altra: che cosa si chiede ad Israele? Di abbracciare la nonviolenza nel resistere ad Hamas, Hezbollah, Brigate di Al-Aqsa, Al Queda e gli altri amici dell'allegra combricola?

Magdi Allam sul corriere di mercoledi scrive un bel pezzo in proposito.