Troppa grazia
sant'AntonioNapolitano
01 06 06 | Ore: 10:51 | Categoria: Politica
Bompressi é fuori. Forse Sofri lo sará presto. Mi
verrebbe da dire che Giustizia é fatta.
Ma non credo che questa sia l'esclamazione piú
appropriata. Se crediamo nello stato di diritto,
dobbiamo dire che giustizia fu fatta qualche
anno fa, dopo 7 penosi gradi di giudizio e 9
appelli respinti.
Oggi grazia é fatta. Una grazia auspicata da tanti, per via dei vizi e delle imperfezioni di quel processo: dal reato contestato, all'uso dei pentiti; e per via delle vicende umane di quelli coinvolti. Perché se crediamo nel mandato costituzionale della funzione riabilitativa della pena, allora non possiamo tenere in carcere un uomo che contribuisce quotidianamente al dibattito ed alla crescita intellettuale di questo paese verso direzioni che lo allontanano dalle idee di violenza che peraltro caratterizzavano quegli anni ed anche le parole delle persone coinvolte.
Per cinque anni abbiamo avuto un ministro che ha utilizzato un potere di cui peraltro non disponeva per opporsi a queste grazie. Lo ha fatto, con sua stessa candida ammissione, per ragioni politiche. Non vale spendere altre parole sulla pochezza dell'uomo e delle posizioni politiche che rappresenta.
Ma con la vicenda di oggi, corriamo il rischio di fare da controaltare a quella politicizzazione del potere di concedere la grazia che avevamo criticato. Mi ha colpito, ma purtroppo non positivamente, che questo sia stato uno dei primi atti del ministro Mastella, Il quale si é speso per dare il risalto masmediatico alla cosa, senza per altro informare la vedova Calabresi. Ancora di piú mi ha colpito che il presidente Napolitano abbia firmato la grazia in tre ore.
Se i simboli hanno ancora un significato, devo pensare che la vicenda é stata costruita in modo da far passare l'idea che questa grazia fosse un atto politico, di quelli da mettere nel programma dei cento giorni, di quelli concordati con il presidente della repubblica, di quelli studiati per segnare simbolicamente la rottura con il governo precedente.
Ma non é per questo che volevamo la grazia. Non per segnare la distanza da Castelli. Non per chiudere con questo gesto un epoca. Non per tirare delle conclusioni storiche su un periodo doloroso.
Il potere di grazia é un potere discrezionale per definizione. Ha una dimensione privata, personale. É una relazione del cittadino presidente in intimitá con il cittadino condannato. Lontano dai riflettori. Perché deve tutelare e conciliare il doppio ruolo del capo dello stato che allo stesso tempo incarna pubblicamente il ruolo del garante della rule of law e delle istituzioni che garantiscono la giustizia, ma in via riservata, a tu per tu con il condannato, puó ammettere che a volte questi meccanismi non funzionano, e perció concedere la grazia.
Ho il sospetto che Ciampi avrebbe avuto un altro stile. Pur avendo rivendicato fermamente a se e contro l'ex-ministro ing. Castelli il diritto di concedere la grazia, con la mai celata intenzione di avvalersi di questa prerogativa, mi sembra di poter dire che in questa circostanza avrebbe atteso qualche giorno, ed in silenzio avrebbe prima chiamato la vedova Calabresi e poi il detenuto Bompressi, e forse avrebbe pianto con entrambi.
Oggi grazia é fatta. Una grazia auspicata da tanti, per via dei vizi e delle imperfezioni di quel processo: dal reato contestato, all'uso dei pentiti; e per via delle vicende umane di quelli coinvolti. Perché se crediamo nel mandato costituzionale della funzione riabilitativa della pena, allora non possiamo tenere in carcere un uomo che contribuisce quotidianamente al dibattito ed alla crescita intellettuale di questo paese verso direzioni che lo allontanano dalle idee di violenza che peraltro caratterizzavano quegli anni ed anche le parole delle persone coinvolte.
Per cinque anni abbiamo avuto un ministro che ha utilizzato un potere di cui peraltro non disponeva per opporsi a queste grazie. Lo ha fatto, con sua stessa candida ammissione, per ragioni politiche. Non vale spendere altre parole sulla pochezza dell'uomo e delle posizioni politiche che rappresenta.
Ma con la vicenda di oggi, corriamo il rischio di fare da controaltare a quella politicizzazione del potere di concedere la grazia che avevamo criticato. Mi ha colpito, ma purtroppo non positivamente, che questo sia stato uno dei primi atti del ministro Mastella, Il quale si é speso per dare il risalto masmediatico alla cosa, senza per altro informare la vedova Calabresi. Ancora di piú mi ha colpito che il presidente Napolitano abbia firmato la grazia in tre ore.
Se i simboli hanno ancora un significato, devo pensare che la vicenda é stata costruita in modo da far passare l'idea che questa grazia fosse un atto politico, di quelli da mettere nel programma dei cento giorni, di quelli concordati con il presidente della repubblica, di quelli studiati per segnare simbolicamente la rottura con il governo precedente.
Ma non é per questo che volevamo la grazia. Non per segnare la distanza da Castelli. Non per chiudere con questo gesto un epoca. Non per tirare delle conclusioni storiche su un periodo doloroso.
Il potere di grazia é un potere discrezionale per definizione. Ha una dimensione privata, personale. É una relazione del cittadino presidente in intimitá con il cittadino condannato. Lontano dai riflettori. Perché deve tutelare e conciliare il doppio ruolo del capo dello stato che allo stesso tempo incarna pubblicamente il ruolo del garante della rule of law e delle istituzioni che garantiscono la giustizia, ma in via riservata, a tu per tu con il condannato, puó ammettere che a volte questi meccanismi non funzionano, e perció concedere la grazia.
Ho il sospetto che Ciampi avrebbe avuto un altro stile. Pur avendo rivendicato fermamente a se e contro l'ex-ministro ing. Castelli il diritto di concedere la grazia, con la mai celata intenzione di avvalersi di questa prerogativa, mi sembra di poter dire che in questa circostanza avrebbe atteso qualche giorno, ed in silenzio avrebbe prima chiamato la vedova Calabresi e poi il detenuto Bompressi, e forse avrebbe pianto con entrambi.
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