No, l'onda le riforme non le vuole

einaudi.AllegatoServlet

Mentre mi ascolto Perotti intervistato da Severgnini, riposto qui un pezzo scritto per iMille sull’onda.

L’onda è il miglior alleato dei baroni. Ne è consapevole?

L’università italiana è un sistema ingessato. Lo è sicuramente la parte che lambisce molta della classe accademica. Lo hanno detto tutti, persino gli accademici stessi. Non mi sembra ci sia bisogno di aggiungere altro. Io temo che lo sia anche la parte che coinvolge la classe studentesca. Almeno quella parte che si riconosce nel movimento dell’onda. Almeno quella che se la sente di sottoscrivere questi tre documenti che ieri sono stati pubblicati sul sito ateneinrivolta.org e che dovrebbero rappresentare la piattaforma dell’onda.

Ecco, se quella contenuta nella piattaforma è l’università che vuole l’onda, non si capisce quale sia la differenza rispetto all’università che vogliono conservare i baroni. Esiste un incastro perfetto, quasi una complementarietà tra le due idee di università con l’unica differenza che i baroni vorrebbero magari tirare un pochino più di soldi dalla loro (magari per qualche bel concorsetto da ordinario, o qualche privilegio baronale in piùWinking mentre gli studenti ne vogliono di più per se’ (tutto gratis a cominciare dall’iscrizione per finire con cinema, teatri, libri e trasporti).

Insomma è un problema distributivo, su come dividersi le spoglie di questa università. Ma sulla sostanza dell’università che vogliono vi è quasi totale convergenza. E’ una tesi forte la mia? Prendo e commento quattro punti delle proposte dell’onda (in neretto) per sostenere la mia tesi. Ce ne sono di più ovviamente, ma il post si allungherebbe a dismisura.

1)Abolizione del sistema del 3+2 così come del sistema del credito. [WORKSHOP DIDATTICA]

Francamente non mi è chiaro l’obiettivo ma ho ben chiaro quale sarebbe il risultato. Tornerebbe impossibile fare confronti internazionali con gli altri paesi europei, scambiare studenti in entrata ed uscita e rendere facilmente riconoscibili i titoli di studio con le gravi conseguenze per la mobilità lavorativa. Ah, naturalmente sarebbe più difficile anche confrontare la qualità di didattica e ricerca. A chi credete che farebbe piacere?

4)Critica della meritocrazia e sua applicazione in Italia. Non devono esistere poli di eccellenza contrapposti al resto delle universitá, a maggior ragione se autoproclamati come nel caso dell'AQUIS. In secondo luogo si è svolta una critica ai parametri di valutazione schiacciati sulla produttivitá, e nello stesso tempo si sono proposte nuove forme che privilegiassero la valutazione dal basso e la qualitá. [WORKSHOP DIDATTICA]

Evito del facile sarcasmo. La frase si commenta da sola. Però mettiamo un altro punto fermo: l’onda rifugge il merito come criterio di selezione e distribuzione delle risorse nell’università. E chi pensate che festeggi di più sentendo queste parole?

2)L'autonomia della ricerca e la qualita' dell'universita' pubblica non possono essere disgiunte dalla realizzazione di un nuovo concetto di valutazione. Tale concetto, piu' complesso della combinazione di indici presuntamente quantitativi, non deve essere legato al contenimento del bilancio, alla produzione di brevetti o al semplice numero delle pubblicazioni. Pensiamo che la valutazione debba essere intesa anche come rendicontazione sociale delle attività degli atenei e del sistema nel suo complesso, che non possa prescindere dai contesti territoriali in cui le università sono inserite. Contemporaneamente, ribadiamo che anche docenti, ricercatori e dottorandi dovrebbero essere coinvolti nei processi di valutazione. Gli esiti della valutazione della didattica e della ricerca dovrebbero condizionare la distribuzione di parte dei finanziamenti per gli atenei sia nella distribuzione dei finanziamenti ai singoli. [WORKSHOP RICERCA].

In sostanza, va bene che si faccia la valutazione, ma lasciamo stare i criteri quantitativi che utilizzano in tutto il mondo e che sono trasparenti ed oggettivi come l’impact factor o i brevetti e prendiamo piuttosto dei criteri fumosi dietro i quali possiamo giustificare tutto ed il suo contrario e distribuiamo i fondi in base a questi criteri. Si passi da un finanziamento a pioggia (a-meritocratico) ad uno fumosamente dirottabile (anti-meritocratico). Chi credete che festeggerà?

5)Abolizione dei blocchi all'accesso e lungo il percorso di formazione superiore. I blocchi devono essere eliminati sia come sistema di esclusione dal diritto allo studio, sia come filtri progressivi di stratificazione sociale. [WORKSHOP DIDATTICA].

Via i blocchi. Via la selezione all’entrata. E pazienza se cosi facendo si degrada la qualità dell’insegnamento di quelle facoltà che non possono tollerare troppi studenti per le loro strutture. E pazienza se qualche ateneo vorrebbe puntare sulla qualità in modo da attirare gli studenti migliori. Ma l’università senza merito chi esclude davvero? Non i ricchi, che possono benissimo pagarsi l’università privata, quella estera, oppure trovare degli agi e scorciatoie nell’università mediocre e sovraffollata di oggi.
La realtà dell’università italiana è che già oggi è frequentata in maniera preponderante dai figli delle classi agiate. Che vi entrano senza blocchi ed a costi irrisori, gravando ovviamente sulla tassazione generale. La realtà è che oggi le tasse delle classi meno abbienti sovvenzionano gli studi dei figli dei ricchi. Ed allora che cosa provoca la “stratificazione sociale”? Un’università che funziona come tassa regressiva sui poveri ed a favore dei ricchi oppure una università che fa entrare i bravi ed i bisognosi con le borse di studio e fa pagare pienamente il costo dei propri studi a tutti gli altri? E non si creda che i baroni si dannino l’anima per i numeri chiusi: un’università mediocre, di massa e senza merito è il miglior luogo dove piazzare il proprio clan senza troppe complicazioni.

Cara onda, forse come dice falso idilio, sei solo inconsapevolmente ed innocentemente prigioniera di vecchie impostazioni. Non me ne volere quindi se ti faccio notare che quello che tu forse credi idealmente come il luogo della tua università ideale somiglia troppo da vicino all’incubo nel quale siamo già oggi imprigionati.

Concludo con tre disclaimers , dal momento che il titolo è volutamente provocatorio e scatenerà polemiche:

1) Ho chiesto a iMille di ospitare questo mio pensiero. So che non riflette quello di molti de iMille quindi l’invito è di mandare alla redazione articoli a sostegno all’onda, se qualcuno se la sente.

2) Onde evitare di essere accusato di distanza dai problemi dell’onda metto subito in chiaro di essere uno dei tanti post-doc (quelli che adesso un po’ teatralmente chiamano precari della ricerca). Sono uno dei tanti ripeto. Ma non mi si accusi di essere estraneo, lontano o superiore ai problemi discussi dall’onda.

3) Infine penso come tutti che il decreto Gelmini non risolva un bel nulla dei problemi dell’università. Al più, fa risparmiare al contribuente un po’ di soldi che –bisogna dirlo- verrebbero comunque in buona parte sprecati.