Dottorato di ricerca

MR intervista Dr MR

E come è andata?
Ti riferisci alla discussione? E' andata bene! I commissari si erano letti le tesi, quindi è stata una discussione nel merito degli argomenti, con atteggiamento critico -da parte loro- ma costruttivo che ho sinceramente apprezzato. Davvero un bel modo di finire un lungo percorso.... A proposito, buona parte della mia tesi è, nelle sue componenti, sulla mia pagina di ssrn.

Dunque ora sei?
Beh... ora per la Repubblica Italiana sono dottore di ricerca in diritto ed economia. Se lo dici in inglese in effetti fa più figo: PhD in Law and Economics.

Devi cambiare i biglietti da visita?
Eh... ad averli quelli... Per ora aggiorno solo il CV. E poi finalmente non avrò imbarazzi nel compilare i form online sul titolo: d’ora in avanti sono a tutti gli effetti “Dr Rizzolli”.

E come ci si sente allora, Dr Rizzolli?
Mah... che dire... Credo che ci metterò qualche giorno a metabolizzare. A trovare la gioia di aver chiuso questo ciclo. Per ora prevale solo un esigenza di fare bilanci. E da qui quest’autointervista

Ed allora facciamoli questi bilanci!
Da dove cominciamo?

Direi dal dottorato! Tornassi indietro, rifaresti questa scelta?
Eh, è domanda impegnativa... Ovviamente le scelte di vita sono nella maggior parte dei casi irreversibili ma un buon economista pratica il ragionamento delle migliori opzioni alternative. Mi devo chiedere quindi come avrei altrimenti impiegato questi quattro anni e mezzo? Questo spicchio importante di vita, dai 25 ai 30, in cui uno con alle spalle l’università solitamente ha modo di testare la bontà dei propri studi. Mah... fosse andata in un certo modo, potevo rimanermene a Ginevra a tentate la strada della carriera internazionale. Con un po’ di fortuna a quest’ora forse avrei un buon posto in qualche agenzia internazionale o in una ONG come quella nella quale allora avevo iniziato. Ma probabilmente non sarei sposato, e Leo e Chiara non ci sarebbero nella mia vita. Fossi comunque tornato in Italia e non avessi imboccato la strada del dottorato... chi lo sa cosa starei combinando. Se fossi rimasto a Trento probabilmente avrei proseguito nell’orbita della TSM. Se guardo ai miei compagni di viaggio di quei brevi mesi prima del dottorato, dopo qualche anno di contratti e contrattini ora sono più o meno tutti sistemati in agenzie, enti o altre emanazioni periferiche della provincia. Avessi preso quella strada, ora con tutta probabilità me ne starei tra le mie amate montagne. Chissa se Chiara e Lucia mi avrebbero seguito... O ancora, se guardo cosa stanno combinando i miei coetanei e compagni di studi, molti di loro lavorano in società di consulenza o fanno i manager in grosse aziende. Certo sarebbe stato un buon stipendio. Certo un posto fisso ed un certo prestigio sociale. Ma chissa se mi sarebbe piaciuto. Temo di no. Ed invece nell’autunno 2003 ho imboccato la porta del dottorato, e cinque anni dopo sono qui, con un contratto precario che scade a novembre ma tutto sommato non ne sono affatto pentito e se potessi dare un suggerimento al me stesso di cinque anni fa gli direi di scegliere il dottorato e scegliere Siena.

Insomma, raccomandi entusiasta il dottorato di Siena agli studenti che stanno pensando a questa strada?
Beh, non ho detto questo. Lo raccomanderei a me stesso. Perché era la scelta giusta da fare. Perché mi permetteva di restare vicino ai miei affetti ed al tempo stesso coltivare le mie ambizioni, ma il dottorato di Siena non è un posto per tutti, lo devo dire con franchezza. Secondo me ad esempio è un posto migliore per giuristi piuttosto che per economisti. E’ sempre una questione di migliori opzioni alternative. Mi spiego, ad un giovane economista con il senno di poi suggerirei di tentare la strada di dottorati più puramente economici. E giocarsi la carta del dottorato all’estero che non è proibitiva come molti pensano. Questo perché l’offerta dei dottorati in economia sta diventando sempre più buona anche in Italia ed i programmi sono molto solidi e strutturati. Bisogna riconoscere che da questo punto di vista il dottorato di Siena è rimasto un po’ indietro, a cominciare dalla lingua di insegnamento che rimane l’italiano. Anche sulle prospettive di carriera, la mia impressione è che la solidità della preparazione ed il brand internazionale del titolo siano oramai in assoluto la cosa più importante per attaccare la carriera post dottorato, sia quindi nella vincita di un assegno o concorso, che nel peso del CV per tentare altre carriere. E’ inutile negarlo, il dottorato in law&economics è meno solido e prestigioso di molti dottorati (a cominciare dal cugino senese) puramente in economics. Credo invece che per un giurista sia diverso perchè è l’occasione per esporsi all’analisi economica del diritto come mai potrebbe fare dentro una facoltà di giurisprudenza. E poi lo sappiamo come sono i dottorati giuridici. Al confronto Siena svetta di molte lunghezze perché ad esempio l’attività didattica è molto superiore all’attività seminariale solitamente offerta altrove.

Ok, allora facciamo un gioco, dimmi tre cose positive e tre cose che miglioreresti su Siena ed il dottorato L&E
Eh... mi vuoi far rischiare una scomunica? Ti ho già detto che ancora tecnicamente non sono dottorato... Comunque accetto il gioco. Cominciamo dalle cose negative. Siena è scomoda da raggiungere. Sono ore e ore da qualunque direzione la si avvicini, e questo con il tempo affatica. Ma non c’è mica soluzione. Ha il suo risvolto positivo però: Siena è di una bellezza che io ho trovato struggente. Davvero un piccolo angolo di paradiso, specialmente in primavera ed autunno. A Siena abita la storia e dimora il bello e questo mi ha reso i giorni a Siena memorabili e leggeri e davvero ho lasciato li un pezzo dei miei occhi. Bella davvero. E cosi abbiamo smarcato un punto per parte. Rimangono altre due cose a cui metterei mano. Io ad esempio farei come già detto tutto il corso di dottorato in Inglese. Senza tentennamenti. I tempi sono maturi anche per i giuristi. Chiamerei ex dottorandi ed assegnisti a dare una mano con le lezioni per permettere di coprire meglio le diverse aree dell’analisi economica del diritto. Metterei mano al sito, una volta per tutte. Ed obbligherei gli economisti a fare gli esami quantitativi all’altro dottorato (mmmhhh forse sono più di due cose...). Negli aspetti positivi ci metto senz’altro una comunità di colleghi che attraversa trasversalmente le varie generazioni del dottorato e che è intellettualmente molto vivace e stimolante e con la quale sono cresciuto in questi anni. Una comunità di interessi che è rimasta coesa anche lontano da Siena, sia a Milano che a Roma. E poi alcuni ottimi docenti con degli insegnamenti di vita mandati a mente forse più importanti degli insegnamenti di law & economics stessi.

Parli di generazioni come se fossi un vecchio. Magari adesso vuoi anche dare consigli ai giovani?
Eh, perchè no, come dicono gli americani, e per quello che valgono, questi sono i miei two cents.
Come già detto, ad un giovane laureato economista consiglierei prima di tutto di pensare bene se il dottorato sia la strada giusta e non invece solo il proseguimento quasi inerziale degli studi. Pensateci, perchè sono quattro e più anni (non crederete mica di finire in tre anni vero?) importantissimi e durante i quali si possono cogliere bellissime opportunità percorrendo altre strade della vita. Ad uno che abbia comunque scelto il dottorato, consiglierei di porsi l’obiettivo più ambizioso e difficile a cui possa aspirare. Si scelga davvero il programma più tosto. Costerà sacrifici ma presto pagherà. Se, superate queste due decisioni, uno si trovasse infine al dottorato L&E di Siena consiglierei quanto segue: il giorno dopo che ti hanno preso, straccia il tuo progetto di ricerca. Dimenticalo. Stai a Siena tutto il primo anno ed immergiti nella città e nella sua università totalmente. Frequenta le lezioni, i seminari e tutte le attività di questo e dell’altro dottorato. Segui i corsi di Bowles ad economics. Studia sodo senza distrarti con la tesi per ora. Sii aperto alle vagonate di stimoli che riceverai e cerca di incamerarne quanti puoi anche e soprattutto se non ti sembrano pertinenti con il tuo iniziale progetto di ricerca. E sii aperto a cambiare radicalmente argomento per la tesi. Comincia da subito a programmare il secondo semestre del secondo anno all’estero. Oppure tutto il terzo anno. Sii ambizioso con le destinazioni. Cerca le borse di studio ed i contatti giusti. Frequenta tutte le conferenze internazionali e soprattutto la Side Happy. Poi buttati a capofitto sulla tesi e comincia a far circolare i tuoi lavori mano a mano che li produci. Non ti fare terrorizzare dal senso di angoscia per il “poi”, per il “cosa succede quando dopo tre anni finisce la borsa”. La mia esperienza è che non è così drammatico come lo si dipinge e posso constatare con sollievo che nella maggior parte dei casi i miei colleghi sono bene o male caduti in piedi allo scadere della borsa. Ecco qui, questi i miei consigli da vecchio.

Bene vecchio, e ora? quali sono i tuoi progetti?
Eh... per ora smetto di fumare. Almeno per un po’. Riprendo a correre e magari più in là vorrei tentare la mezza maratona. Vorrei fare un corso di fotografia poi ora che ho una nuova bellissima macchina e molti buoni motivi per fare foto Happy.

Ok ma le cose serie?
Beh queste sono serissime... ma se ti riferisci al lavoro, come ti dicevo, fino a novembre sono a posto a Milano. Poi vedremo. Abbiamo finito?

Si, sembra. Un’ultima cosa: non ti sembra un po’ ridicola ed egocentrica questa cosa dell’autointervista?

Giah in effetti la si potrebbe stemperare con un po’ di doverosissimi ringraziamenti per le persone che ho incrociato lungo la strada negli ultimi quattro anni e mezzo. Vediamo se ce li faccio stare tutti: Chiara Lucia e Leo per primi and above all. Che hanno riempito di senso la mia vita. I miei genitori e la mia sorella che magari ancora si chiedono a che diavolo serva un dottorato, ma in questi anni mi sono sempre stati al fianco. Antonio Nicita, maestro, supervisor ed amico, con il quale infine ho trovato l’armonico equilibrio per tenere insieme queste tre bellissime cose. Nuno Garoupa, ovvero l’altro mio supervisor e gli altri professori di Siena, Yale e Milano sui cui passi ho camminato e mi sono arricchito. In particolare il mio grazie va a Massimo d’Antoni, Alan Schwartz, Luigino Bruni e Lorenzo Sacconi. Poi tutti i fantastici colleghi: Sergio, Massimilano Giuseppe, Sara, Marco, Matteo, Antonio, Giorgio, Angelo, Roberto, Alessandra, Simone, Vincenzo, Riccardo, Leonardo, Marianna e tutti gli altri...

Di male in peggio, finisci con i saluti a casa come nelle compassate in TV?
Beh in effetti cosi si chiude il cerchio, visto che abbiamo iniziato con il marzulliano fatti una domanda e datti una risposta....


|