a ciascuno la sua cattiva idea

L'autore di questo blog andrà domani convintamente a votare. Se anche un lettore fosse solo sporadicamente passato di qua negli ultimi 2-3 anni, non dovrebbe avere dubbi nel pronosticare il mio voto. Anzi, se ci fosse qualcuno di indeciso, qualcuno che ha bisogno di fare una chiaccherata per trovare qualche buon motivo per andare a votare, lo prego di non esitare a farmi uno squillo tra ora e lunedi mattina (+39 333 7835829).

Ma l'ultimo post elettorale vuole essere una critica bipartisan, mossa a due punti estratti dal cilindro programmatico di entrambi gli schieramenti. E' una critica che muove dagli studi che faccio, che mi insegnano che -di norma- è sempre meglio rendere espliciti i costi dei servizi che lo stato offre (che in fin dei conti, in quanto beni pubblici, sono delle esternalità positive) o dei costi sociali derivati dai comportamenti privati (quindi delle esternalità negative). Se ci sono poi dei problemi distributivi, meglio intervenire con il sistema della tassazione.

Cominciamo con la proposta di VW di azzerare le tasse universitarie. A dire il vero non si trova nel programma ma se ne è parlato in campagna elettorale. Capisco l'appeal elettorale, capisco lo spin giovanile ed i risvolti ideali che la misura può avere. La misura però è sbagliata. Un Veltroni più coraggioso avrebbe dovuto dire esattamente il contrario: Il PD sostiene l'aumento, il raddoppio almeno se non la triplicazione delle tasse universitarie!
Le tasse basse sono uno dei mali della nostra università. Causano il numero abnorme di fuoricorso (che non hanno incentivi a finire in fretta e mantengono un'istituzione congestionata anche per quelli che arrivano dopo) e sono una tassa regressiva che drena risorse dalle tasse pagate dai padri (operai/artigiani) di figli che all'università non ci vanno e le fa confluire su delle spese educative di cui giovano i figli universitari delle classi agiate. L'università costa molto, ed il suo costo dovrebbe essere sentito ed apprezzato da chi ne usufruisce, non totalmente nascosto sotto il tappeto della collettività. Poi ci sono dei problemi distributivi. Ovviamente non vogliamo che all'università ci vada solo chi ha i soldi. Ma questo problema si risolve con misure fiscali (redistribuzione, detassazione etc) e con borse di studio che premiano il merito (a prescindere dal reddito).

Finiamo con la sparata serale di ieri sera di SB dell'abolizione del bollo auto. Ora tutti sappiamo quale piaga sociale siano le automobili e gli automobilisti. Sappiamo i danni che generano in termini di inquinamento e problemi di salute (dalle malattie polmonari per le PM10 agli incidenti stradali) ed ovviamente conosciamo i risvolti per quanto riguarda l'effetto serra. La tassa sulle auto è una misura sacrosanta per far internalizzare almeno un po' dei costi sociali del trasporto privato agli individui che se ne prendono i benefici. Abolire il bollo quindi? Giammai! Le tasse automobilistiche sono troppo basse, credetemi. Certo il bollo auto è una misura regressiva in quanto il commerciale che fa 50.000 km all'anno paga la stessa cifra del pensionato che ne fa si e no 1000 di km. Ed allora si possono pensare delle soluzioni che rendano proporzionale la tassa all'effettivo utilizzo del mezzo. Ad esempio Quattroruote ha proposto di spalmare il costo del bollo sulla benzina. E' una misura semplice e tutto sommato efficace che fa pagare di più a chi l'automobile la utilizza di più. Una soluzione migliore è però quella sperimentata in Olanda che prevede la misurazione del chilometraggio annuale delle automobili attraverso il GPS e il conseguente pagamento del bollo in base ai chilometri percorsi. Ma sappiamo che ovviamente Berlusconi non aveva nessuna di queste due idee in mente...
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