Eluana Englaro
Le mani sporche di sangue
12 02 09 | Ore: 08:42 | Categoria: Politica
Si, il titolo si rifersce alla vicenda di EE. No il
mio non è un’attacco a Napolitano. Anzi. Sono
stato in silenzio questi giorni in cui tutti
sembravano avere qualcosa da dire sulla vicenda EE.
Non l’ho fatto per pruderia, ne per rispetto
verso una vicenda privata e dolorosa. Solo che non
sapevo cosa dire. Troppe le domande sollevate nella
coscienza. E molte poche le risposte. Cosa avrei
fatto al posto del padre? E cosa vorrei per me stesso
dopo 17 anni su quel letto? Molti in questo paese
sembrano sapere con certezza cosa avrebbero fatto e
cosa sarebbe giusto che altri facessero in quelle
circostanze. Io non lo so.
Ma ecco, quando EE è infine passata a miglior vita, gli sguaiati di questo paese si sono lanciati in frasi forti, accusando questo di avere le mani sporche di sangue, quello di essere boia, quell’altro di aver ucciso e cosi via. E quegli altri a levar gli scudi, a difendersi dalle accuse ed a scaricare la coscienza.
Ed io ho pensato che in fondo i primi avevano ragione. Ed ho pure pensato che questo non depone contro i secondi. E poi mi sono venute in mente le Scelte Tragiche di Guido Calabresi ed ho capito il perchè.
EE è morta il 9 Febbraio 2009 in conseguenza di alcune decisioni giuridiche e politiche. Poteva andare altrimenti. Poteva continuare a vivere, continuare a soffrire, a deperire impotente tra lo sconforto dei cari ed infinine morire piu in la. Ed invece alcune persone hanno effettuato delle scelte e la vicenda è finita in fretta. Con una morte. Credo che questo sia innegabile. Quello che colpisce è la concreta vicinanza tra una decisione politica e gli effetti di questa sulla vita e la morte delle persone. Una decisione è presa, una scelta tragica, e -bumm- ecco una bara a ricordarci la rilevanza della politica sulla vita e la morte delle persone.
Però Calabresi ci ricorda che quasi tutte le scelte politiche sono scelte tragiche. Quando un governo decide sui tagli alla sanità, ci sono alcuni malati le cui cure non potranno più essere effettuate con i medicinali più avvanzati. Quando il governo decide di cambiare in un senso o nell’altro le leggi sull’immigrazione i flussi di disperati nel mediterraneo cambiano e con essi il triste conteggio dei naufragi. Quando il sindaco decide di rinviare la costruzione di quella rotonda invece del semaforo, decide del probabile esito di qualche incidente, anche fatale. Quando si investe nella scuola, si fa una scommessa che ha delle ripercussioni sull’aspettativa di vita ed il tasso di natalità di una nazione. E quando per farlo si tolgono risorse ad esempio alle pensioni, si incide sull’alimentazione e la capacità di curarsi degli anziani. Quando il giudice ordina la scarcerazione di questo o l’affidamento di quest’altro, decide di esporre la società ad un rischio e di sotrarre quell’individuo ad un altro rischio.
La politica, il potere, si confronta quotidianamante con le scelte tragiche. Che hanno a che fare con la vita e la morte delle persone. Con il loro sangue ed il loro destino. La politica ha intrinsecamente le mani sporche di sangue. Sempre.
Solo che, come dice Calabresi, la collettività prova a mettere una distanza artificiale tra la propria decisione e l’esito finale di essa. Cerca di mediare questo nesso con varie forme di collettivizzazione della decisione tramite ad esempio la democratizzazione del potere. Sublima la propria responsabilità nel diritto e nella procedura (e questo ha fatto Napolitano). Prova a celarsi dietro il Rawlsiano velo d’ignoranza. Ma in ultima analisi ne rimane la responsabile ultima.
Si, la politica ha le mani sporche di sangue. Il caso di EE ce lo ha ricordato con ferocia. Ma questo è vero sempre. Ed allora signori, quel poco che di per certo porto a casa dal caso EE, è che la politica è una cosa troppo seria per essere lasciata in mano a degli sciagurati. Bisogna pensarci bene quando si affidano deisioni sulla vita e la morte delle persone. Ed in ultima analisi, visto che qualcuno anche del mio sangue si deve sporcare le mani, preferisco di gran lunga che a farlo sia una persona che mi suscita un’istintiva fiducia e solidarietà umana come Napolitano che un mezzo farabutto come Berlusconi.
Ma ecco, quando EE è infine passata a miglior vita, gli sguaiati di questo paese si sono lanciati in frasi forti, accusando questo di avere le mani sporche di sangue, quello di essere boia, quell’altro di aver ucciso e cosi via. E quegli altri a levar gli scudi, a difendersi dalle accuse ed a scaricare la coscienza.
Ed io ho pensato che in fondo i primi avevano ragione. Ed ho pure pensato che questo non depone contro i secondi. E poi mi sono venute in mente le Scelte Tragiche di Guido Calabresi ed ho capito il perchè.
EE è morta il 9 Febbraio 2009 in conseguenza di alcune decisioni giuridiche e politiche. Poteva andare altrimenti. Poteva continuare a vivere, continuare a soffrire, a deperire impotente tra lo sconforto dei cari ed infinine morire piu in la. Ed invece alcune persone hanno effettuato delle scelte e la vicenda è finita in fretta. Con una morte. Credo che questo sia innegabile. Quello che colpisce è la concreta vicinanza tra una decisione politica e gli effetti di questa sulla vita e la morte delle persone. Una decisione è presa, una scelta tragica, e -bumm- ecco una bara a ricordarci la rilevanza della politica sulla vita e la morte delle persone.
Però Calabresi ci ricorda che quasi tutte le scelte politiche sono scelte tragiche. Quando un governo decide sui tagli alla sanità, ci sono alcuni malati le cui cure non potranno più essere effettuate con i medicinali più avvanzati. Quando il governo decide di cambiare in un senso o nell’altro le leggi sull’immigrazione i flussi di disperati nel mediterraneo cambiano e con essi il triste conteggio dei naufragi. Quando il sindaco decide di rinviare la costruzione di quella rotonda invece del semaforo, decide del probabile esito di qualche incidente, anche fatale. Quando si investe nella scuola, si fa una scommessa che ha delle ripercussioni sull’aspettativa di vita ed il tasso di natalità di una nazione. E quando per farlo si tolgono risorse ad esempio alle pensioni, si incide sull’alimentazione e la capacità di curarsi degli anziani. Quando il giudice ordina la scarcerazione di questo o l’affidamento di quest’altro, decide di esporre la società ad un rischio e di sotrarre quell’individuo ad un altro rischio.
La politica, il potere, si confronta quotidianamante con le scelte tragiche. Che hanno a che fare con la vita e la morte delle persone. Con il loro sangue ed il loro destino. La politica ha intrinsecamente le mani sporche di sangue. Sempre.
Solo che, come dice Calabresi, la collettività prova a mettere una distanza artificiale tra la propria decisione e l’esito finale di essa. Cerca di mediare questo nesso con varie forme di collettivizzazione della decisione tramite ad esempio la democratizzazione del potere. Sublima la propria responsabilità nel diritto e nella procedura (e questo ha fatto Napolitano). Prova a celarsi dietro il Rawlsiano velo d’ignoranza. Ma in ultima analisi ne rimane la responsabile ultima.
Si, la politica ha le mani sporche di sangue. Il caso di EE ce lo ha ricordato con ferocia. Ma questo è vero sempre. Ed allora signori, quel poco che di per certo porto a casa dal caso EE, è che la politica è una cosa troppo seria per essere lasciata in mano a degli sciagurati. Bisogna pensarci bene quando si affidano deisioni sulla vita e la morte delle persone. Ed in ultima analisi, visto che qualcuno anche del mio sangue si deve sporcare le mani, preferisco di gran lunga che a farlo sia una persona che mi suscita un’istintiva fiducia e solidarietà umana come Napolitano che un mezzo farabutto come Berlusconi.
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