presidenziali USA
quanto è (H)illare questa campagna
07 01 08 | Ore: 18:37 | Categoria: Politica
A noi le primarie piacciono, come farne mistero. Ci sono piaciute quelle americane in precedenza, ci siamo entusiasmati per quelle italiane del 2005 e del 2007. Ci piace vedere i candidati esporsi, e la gente selezionare la propria classe dirigente. Quello che non ci piace è l'incredibile tatticismo a cui questa sempiterna sovraesposizione da parte dei candidati conduce. Ok che la posta in gioco è alta, ma in effetti questi poveracci sono in campagna elettorale da più di un anno e ne avranno almeno per altri 10 mesi. Il risultato è che per non sapere di cosa parlare, i giornali finiscono a desumere chissà quali destini da un voto così marginale e comunque non rappresentativo come quello dell'Iowa. Ora sembra che la Clinton non abbia convinto nel dibattito dell'altro giorno perchè era nervosa, tirata o per chissà quale significato vogliamo attribuire a quella ruga notata dai giornali.
Ma insomma, a noi Barak Obama sta molto simpatico. I Clinton anche. Pensiamo che il primo venga bene in televisione e nei dibattiti. I secondi anche. Ma che c'entra questo con il mestiere di presidente? Noi abbiamo votato (e siamo ancora orgogliosi di quel voto) Prodi. Quello che non sta simpatico a molti. Quello che sembra un prete ci campagna. Quello che chiamano mortadella e non immagino che ciò sia dovuto alle sue origini emiliane. Quello che quando parla non si capisce molto, che si mozzica le parole e che ci ha emozionati solo una volta, per sbaglio, parlando di pannelli solari. E si badi bene che di fronte aveva il presunto mago della comunicazion, quello che nelle sue magie, tra nani e ballerine, stava affossando il paese. Ed allora che cosa conta per fare un buon presidente? Noi ce lo chiediamo perplessi, mentre seguiamo queste (H)illari presidenziali.
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