previdenza
contribuzione previdenziale differita
02 09 07 | Ore: 18:42 | Categoria: Politica
Avviarsi alla vita. Mettere su casa, sposarsi,
pensare ai figli. Quanto é difficile per un giovane
in questa epoca di precariato? É quasi paradossale
che il reddito sia più basso ed instabile per coloro
che sono in quella fase della vita dove invece una
certa liqudità permetterebbe una serie di
investimenti a lungo termine quali appunto la casa e
la famiglia, mentre il reddito diventa più alto
(grazie agli scatti di anzianità e agli avvanzamenti
di carriera) negli anni in cui solitamente il mutuo
della casa é ripagato ed i figli grandi non sono più
un onere economico. C'é un evidente
mismatch: i soldi non ci sono quando
servirebbero ed arrivano quando non sono più cosi
necessari.
E se rinviassimo il pagamento dei contributi pensionistici più in avanti con l'età, diciamo alle soglie della pensione? Non so nula di meccanismi pensionistici per cui quanto segue potrebbe essere qualsiasi cosa compresa tra una banalità già ampiamente implementata ed una stupidaggine bella e buona. Ma tant`é, io la butto li. Voi ditemi se é l'una o l'altra cosa.
Partiamo dalla teoria. Dall'ipotesi del ciclo vitale di Modigliani. Per dirla in due parole, se fossimo perfettamente razionali, ed il mercato del credito fosse competitivo e funzionasse senza frizioni, allora dovremmo essere in grado di prendere a prestito dal mercato finanziario nelle fasi della vita in cui non abbiamo un reddito (es. quando studiamo o quando andiamo in pensione) o esso é al di sotto delle nostre esigenze (es. quando mettiamo su famiglia e comperiamo casa) e dovremmo restituire questo debito nelle fasi in cui il nostro reddito é sopra le nostre esigenze (nel fulcro della carriera intorno dopo i 50 anni di età ).
Purtroppo gli uomini non sono cosi razionali da anticipare il proprio ciclo di reddito nell'arco della vita (molto spesso un precario non riuscie a prevedere il proprio redditodi là a qualche settimana) ed il mercato del credito é cosi miope e viscoso da concedere prestiti al più per l'acquisto della casa e spesso condizionato alla fornitura di garanzie draconiane (ve lo immaginate la faccia del vostro banchiere se gli chiedeste un prestito perchè dovete tirar su dei figli?)
Che si può fare per alleviare questa restrizione del credito? Accantoniamo l'idea che lo stato si possa sostituire alle banche (problemi di cassa e problemi di moral hazard). Meglio pensare ad un auto-prestito del lavoratore a se stesso. Si tratterebbe di rendere spendibili le trattenute previdenziali nei primi anni di lavoro, diciamo dai 18 ai 35 anni (magari per non più di 5-7 anni in totale), e di recuperare poi quelle contribuzioni e gli interessi nel frattempo non maturati nelle fasi finali della vita lavorativa, diciamo per 10-15 anni, dai 50 ai 65 anni. Si tratta di ritrovarsi il 20% e più in più in busta paga nei primi anni quando più serve e restituirne altrettanti (per un periodo più lungo). il meccanismo qui descritto é un po' rozzo: ha un unico scalino positivo inizialmente (+20% rispetto al reddito decurtato delle trattenute) ed un unico scalino negativo alla fine (-20%) . Ma può essere più graduale ed ad esempio prevedere che su 35 anni di vita lavorativa si passi da un +15% ad un -20% con uno scalino di un punto percentuale all'anno.
Per come sono le cose ora, i giovani partono con redditi molto bassi e spesso si devono fare aiutare dai genitori per avviare la propria vita. Una misura di questo genere aiuterebbe un giovane a fare da se e lascerebbe al genitore l'incombenza di pensare alla propria pensione.
Certo ci vorrebbe uno esperto di previdenza per fare bene i calcoli (se ce ne é uno che mi aiuta magari...), ma cosi ad occhio e croce mi sembra un'idea interessante che certo non risolve il problema del precariato ma da un po' di respiro ai giovani nelle prime fasi della loro vita lavorativa. Ma forse é solo una banalità già ampiamente implementata o una stupidaggine bella e buona...
E se rinviassimo il pagamento dei contributi pensionistici più in avanti con l'età, diciamo alle soglie della pensione? Non so nula di meccanismi pensionistici per cui quanto segue potrebbe essere qualsiasi cosa compresa tra una banalità già ampiamente implementata ed una stupidaggine bella e buona. Ma tant`é, io la butto li. Voi ditemi se é l'una o l'altra cosa.
Partiamo dalla teoria. Dall'ipotesi del ciclo vitale di Modigliani. Per dirla in due parole, se fossimo perfettamente razionali, ed il mercato del credito fosse competitivo e funzionasse senza frizioni, allora dovremmo essere in grado di prendere a prestito dal mercato finanziario nelle fasi della vita in cui non abbiamo un reddito (es. quando studiamo o quando andiamo in pensione) o esso é al di sotto delle nostre esigenze (es. quando mettiamo su famiglia e comperiamo casa) e dovremmo restituire questo debito nelle fasi in cui il nostro reddito é sopra le nostre esigenze (nel fulcro della carriera intorno dopo i 50 anni di età ).
Purtroppo gli uomini non sono cosi razionali da anticipare il proprio ciclo di reddito nell'arco della vita (molto spesso un precario non riuscie a prevedere il proprio redditodi là a qualche settimana) ed il mercato del credito é cosi miope e viscoso da concedere prestiti al più per l'acquisto della casa e spesso condizionato alla fornitura di garanzie draconiane (ve lo immaginate la faccia del vostro banchiere se gli chiedeste un prestito perchè dovete tirar su dei figli?)
Che si può fare per alleviare questa restrizione del credito? Accantoniamo l'idea che lo stato si possa sostituire alle banche (problemi di cassa e problemi di moral hazard). Meglio pensare ad un auto-prestito del lavoratore a se stesso. Si tratterebbe di rendere spendibili le trattenute previdenziali nei primi anni di lavoro, diciamo dai 18 ai 35 anni (magari per non più di 5-7 anni in totale), e di recuperare poi quelle contribuzioni e gli interessi nel frattempo non maturati nelle fasi finali della vita lavorativa, diciamo per 10-15 anni, dai 50 ai 65 anni. Si tratta di ritrovarsi il 20% e più in più in busta paga nei primi anni quando più serve e restituirne altrettanti (per un periodo più lungo). il meccanismo qui descritto é un po' rozzo: ha un unico scalino positivo inizialmente (+20% rispetto al reddito decurtato delle trattenute) ed un unico scalino negativo alla fine (-20%) . Ma può essere più graduale ed ad esempio prevedere che su 35 anni di vita lavorativa si passi da un +15% ad un -20% con uno scalino di un punto percentuale all'anno.
Per come sono le cose ora, i giovani partono con redditi molto bassi e spesso si devono fare aiutare dai genitori per avviare la propria vita. Una misura di questo genere aiuterebbe un giovane a fare da se e lascerebbe al genitore l'incombenza di pensare alla propria pensione.
Certo ci vorrebbe uno esperto di previdenza per fare bene i calcoli (se ce ne é uno che mi aiuta magari...), ma cosi ad occhio e croce mi sembra un'idea interessante che certo non risolve il problema del precariato ma da un po' di respiro ai giovani nelle prime fasi della loro vita lavorativa. Ma forse é solo una banalità già ampiamente implementata o una stupidaggine bella e buona...
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