argomenti usurati

Abbiamo forse finalmente un'accordo sulle pensioni. Che cosa pensarne? Beh, da queste parti si tende a guardarlo come ad un passo necessario fatto dal governo. Ci si era impegnati in campagna elettorale a mitigare la vigliaccheria maroniana (non dimentichiamolo: Berlusconi ha innalzato l'età ma ne ha fatto pagare lo scotto politico al governo successivo). Ora abbiamo un piano che costa parecchi soldi -non neghiamocelo- ma che mette insieme le promesse fatte con un certo equilibrio economico.

Detto questo, ed a mò di promemoria per i programmi di governo che verranno, è ora di pensare a riforme più forward looking sulla previdenza. Non ripeto qui quello che si sostiene in molti posti altrove. Ma se vogliamo proprio parlare di quote: noi seguiamo Adinolfi e sposiamo quota 100. E' ora di mettere al centro del discorso pensionistico i giovani che entrano al lavoro, non i vecchi che ne escono.

Sotto quota 100 nessun patto generaizonale è credibile. Siamo il paese con l'età pensionabile tra le più basse in Europa. e con la longevità più elevata. Eppure ci vengono a raccontare che i conti INPS, sono in ordine. A livello contabile lo sono: il trucco sta nell'erogare future pensioni molto basse, con prospettive di non arrivare nemmeno al 50% dell'ultimo stipendio percepito. Bisogna dirlo chiaro: questo scambio, bassa età pensionabile in cambio di future basse pensioni, è un insulto e soprattutto non è politicamente credibile. Che cosa faremo infatti quando tra 10-20 anni cominceremo a vedere masse di pensionati molto impoveriti? Faremo esattamente quello che abbiamo fatto in questi anni: alzeremo gli assegni minimi e trasferiremo loro risorse. Con buona pace dei conti in ordine. Lo faremo certo perchè noi non vogliamo vedere anziani morire di stenti, ma sia chiaro: è politicamente inaccettabile, perchè è lampante che gli accordi di questi anni sono in malafede se già scontano quei futuri extra trasferimenti iniqui.

Basta con la retorica dei lavori usuranti. Tagliamo corto su un'altro argomento: i lavori usuranti. Con una premessa doverosa: massimo rispetto per chi si rompe la schiena agli altiforni ed in altri luoghi di lavoro difficili. Però questa intervista ad Angeletti ci fa annusare i luridi cantoni dove si vuole andare a parare: l'innalzamento dell'età pensionabile può essere sindacalmente neutralizzato facendo entrare tutti gli iscritti alla UIL nella categoria degli usurati. Ora un po' di economics del lavoro usurante: io non discuto che alcuni lavori lo siano. chi accetta di farli, accetta rischi più elevati, invecchiamenti precoci, malattie da lavoro e cosi via. In linea di principio il mercato è perfettamente in grado di assorbire questi rischi. In linea di principio è giusto anche che questa gente possa ritirarsi prima dal lavoro. E le due cose sono perfettamente conigliabili: la loro dipartita prematura non deve essere sostenuta da chi i contributi li continua a pagare per altri 5-10 anni. Non ci deve essere nessun sussidio incrociato verso il lavoro usurante, perchè altrimenti al margine avremmo un eccesso di offerta di tali posti di lavoro. Se il lavoro è usurante, si firmino accordi sindacali che facciano pagare più contributi all'azienda ed al lavoratore, in modo tale da lasciare gli usurati a casa dopo i 57 anni e coprire gli anni mancanti all'età pensionabile valida per i resto della popolazione. Se l'operaio dell'altoforno va in pensione a 57 anni, l'azienda dovrebbe avere accantonato risorse per pagarne un sostituto di pensione fino alla quota 100 ed al tempo stesso i contributi INPS che permettano di maturare i diritti pensionistici come se il lavoratore stesse ancora lavorando. Se l'azienda non se lo può permettere, vuol dire che quel posto di lavoro non è economicamente sostenibile e tanto vale farlo fare ad un giovane indiano o cinese. Solo internalizzando tutti i costi, anche quelli delle pensioni anticipate, i vantaggi dei lavori usuranti si allineano con i costi relativi. Solo in questo modo si rende sostenibile l'anticipo di età pensionabile per gli usuranti e si tagliano alla radice le manipolazioni soncertanti alla Angeletti.

La questione generazionale stà entrando prepotentemente anche nel dibattito previdenziale. E' ora di mettere da parte argomenti non credibili e usurati. Quando cominciamo -ad esempio- invece a discure seriamente della scandalosa questione dei contributi versati dai milioni di precari e che, oltre ad essere esigui, non sono nemmeno ricongiungibili con i contributi del lavoro a tempo indeterminato?
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