Una voce fuori dal coro parrocchiale
12 02 07 | Ore: 08:21 | Categoria: Politica
Riporto questa lettera del vescovo di Ivrea Luigi
Bettazzi inviata ieri a Repubblica (paccato non
avergli dedicato lo spazio che meritava).
Da Vescovo combatterei prima Mammona
Egregio dottor Augias, leggo su Repubblica, a commento del "non possumus" sui PACS, o Dico, che non sarebbe moralmente possibile per i cattolici appoggiare un centrosinistra che contrasta con la morale cattolica. E' vero -ed è comprensibile preoccupazione del Papa e della Cei- che un'equiparazione di ogni tipo di coppia al matrimonio eterosessuale potrebbe favorire lo sgretolamento di un'istituzione fondamentale. Giungere però ad una scelta politca come conseguenza della fede, credo sia davvero un salto non solo illegittimo ma sconcertante.
La legge sui Dico non obbliga nessuno, assicura solo garanzie legali che del resto i politici (quelli stessi che difendono la "famiglia cattolica") si sono già attribuiti, così come governi "democristiani" presero atto che la maggioranza degli italiani accettava il divorzio ed -entro certi limiti- l'aborto. Quello che invece non riesco a capire -da cattolico e, vorrei dire, da vescovo- è che per questa tolleranza democratica si voglia sconfessare un orientamento che -almeno nelle intenzioni- parte dalla difesa di chi ha maggiori difficoltà in linea con il Vangelo che assicura il "regno" a chi provvede ai senza lavoro, ai senza casa. La vera scelta è solo quella tra Dio e Mammona (v Lc 16, 13), dove Mammona è mettere al primo posto i soldi, il potere.
Vorrei che come formazione ad un autentico cristianesimo, una volta indicati i pericoli che possono accompagnare il cammino dei Dico, si combattesse con non minore energia lo spirito di Mammona, che stà inquinando il nostro mondo, alimentando la violenza, inaridendo i nostri giovani.
Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea
Da Vescovo combatterei prima Mammona
Egregio dottor Augias, leggo su Repubblica, a commento del "non possumus" sui PACS, o Dico, che non sarebbe moralmente possibile per i cattolici appoggiare un centrosinistra che contrasta con la morale cattolica. E' vero -ed è comprensibile preoccupazione del Papa e della Cei- che un'equiparazione di ogni tipo di coppia al matrimonio eterosessuale potrebbe favorire lo sgretolamento di un'istituzione fondamentale. Giungere però ad una scelta politca come conseguenza della fede, credo sia davvero un salto non solo illegittimo ma sconcertante.
La legge sui Dico non obbliga nessuno, assicura solo garanzie legali che del resto i politici (quelli stessi che difendono la "famiglia cattolica") si sono già attribuiti, così come governi "democristiani" presero atto che la maggioranza degli italiani accettava il divorzio ed -entro certi limiti- l'aborto. Quello che invece non riesco a capire -da cattolico e, vorrei dire, da vescovo- è che per questa tolleranza democratica si voglia sconfessare un orientamento che -almeno nelle intenzioni- parte dalla difesa di chi ha maggiori difficoltà in linea con il Vangelo che assicura il "regno" a chi provvede ai senza lavoro, ai senza casa. La vera scelta è solo quella tra Dio e Mammona (v Lc 16, 13), dove Mammona è mettere al primo posto i soldi, il potere.
Vorrei che come formazione ad un autentico cristianesimo, una volta indicati i pericoli che possono accompagnare il cammino dei Dico, si combattesse con non minore energia lo spirito di Mammona, che stà inquinando il nostro mondo, alimentando la violenza, inaridendo i nostri giovani.
Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea

