Le 5 bugie dell'energia nucleare
Il messaggio è insomma questo: siamo tutti convinti che di fronte a noi c’è la grade sfida di cambiare il regime energetico del paese, anzi del mondo. Siamo tutti disposti a fare sacrifici enormi, a spendere tantissimi soldi ed apettare molti anni per vedere i risultati. Ed allora a queste condizioni perchè battere la strada vecchia e perdente del nucleare e non quella nuova e vincente delle rinnovabili?
Civiltà
PS. Ve lo immaginate voi il
capo dell’opposizione italiana che va a farsi la
spesa in bicicletta in giro per Roma? Passi che in
questo ruolo non mi ci veda Berlusconi (che è stato
capo dell’opposizone fino ad un paio di mesi fa).
Egli è nella mia mente semplicemente un alieno rispetto
a concetti quali bicicletta/risparmio/spesa
personale/forma fisica(realizzata con la fatica) etc.
Ma ad essere onesti non mi ci vedo nella parte nemmeno
lo stesso Veltroni. E se è per questo nemmeno Di
Pietro, Giordano, Diliberto, Bossi e men che meno
Pecoraro Scanio.
Trenitalia, yes again
Non alimentare la crisi
Per
non alimentare l’emergenza
L'
indice dei prezzi delle derrate agricole della Fao è
aumentato dell'8% nel 2006, del 24% nel 2007 e del 53%
nei primi tre mesi di quest'anno; a livello mondiale,
dal 2006 i prezzi degli oli vegetali sono aumenti del
97%, quelli del grano dell'87%, i prodotti caseari del
57% e il riso del 46%.
Se l'aumento del prezzo della pasta ha un impatto
limitato sul paniere di acquisto dei consumatori
occidentali grazie al fatto che la maggior parte del
reddito viene in media spesa altrove, tutt'altri
problemi questi aumenti stanno creando nel sud del
mondo. Per miliardi di persone questi aumenti
costringono le famiglie a tirare seriamente la cinghia,
e per centinaia di milioni di essi, rappresentano il
ritorno nella povertà. "Per la classe media la crisi
implica il taglio delle spese mediche; per quelli che
vivono con due dollari al giorno significa la
rinuncia alla carne e a mandare i figli a scuola;
per quelli che vivono con un dollaro al giorno
significa rinunciare a carne e verdure e vivere
solo di cereali; per quelli che vivono con mezzo
dollaro è il disastro totale: i più poveri stanno
vendendo gli animali, gli strumenti e i tetti di
lamiera sopra la loro testa". Cosi Josette Sheeran, del
programma alimentare mondiale descrive l'impatto della
crisi per i più poveri. Le tensioni dovute
all'esplosione dei prezzi sono affiorate chiare
ai quattro angoli del globo: dalle proteste messicane
dell'anno scorso per l'esplosione dei prezzi del mais
(ingrediente base della tortilla), alle rivolte di
quest'anno lungo tutta la linea dell'equatore. Ad
Haiti, i manifestanti al grido di "Abbiamo fame" hanno
indotto il primo ministro alle dimissioni; in Camerun,
24 persone sono morte nelle rivolte, in Egitto
l'esercito è stato utilizzato per produrre pane e nelle
Filippine l'accaparramento di riso è stato reso un
reato punibile con l'ergastolo. All'inizio di giugno, i
capi di stato si sono incontrati a Roma sotto le
bandiere della Fao (l'agenzia dell'Onu per il cibo e
l'agricoltura) per discutere della crisi in corso. Le
soluzioni emerse sono a dir poco parziali, ma il
vertice ha avuto almeno il pregio di mettere il mondo
di fronte ai fatti. Ma da dove viene questa crisi?
È finito il mondo del "cibo a basso
prezzo".
Cosi ha titolato l'Economist qualche mese fa per
descrivere i contorni della crisi. Come era fatto
questo mondo del cibo low-cost? Più di due secoli fa,
all'alba della rivoluzione industriale, Malthus
prevedeva l'imminenza di carestie dovute al fatto che
la popolazione umana, già allora in crescita veloce,
non avrebbe trovato sufficienti risorse naturali
di cui sfamarsi. Niente di tutto questo si é (per
nostra fortuna) avverato. Al contrario, soprattutto dal
dopoguerra ad oggi i progressi nella produttività
agricola sono stati tali da sostenere una crescita
della popolazione mondiale fino al livello
attuale. E non solo: talmente efficiente si è
resa la produzione che per decine di anni in occidente
abbiamo dovuto sussidiare l'agricoltura che altrimenti
avrebbe dovuto soffocare dei prezzi mondiali troppo
bassi. Nei paesi dell'est europeo ci sono milioni di
ettari di terre un tempo coltivate ma che sono state
abbandonate per anni, semplicemente perché, ai prezzi
vigenti fino a pochi tempo fa, coltivarli non
conveniva. Nel giro di pochi anni lo scenario è
cambiato. Il cambiamento viene da lontano ed ha origini
diverse. Oggi ci troviamo ad un pericoloso incrocio
della storia dove queste cause si stanno incontrando e
sommando le une con le altre.
I giganti cominciano a mangiare da giganti.
Uno dei fenomeni rilevanti degli ultimi decenni è la
fuoriuscita dalla povertà di centinaia di milioni di
persone. Prendiamo ad esempio solo i due giganti Cina
ed India: nel giro di pochi anni hanno ora entrambe una
classe media che supera il miliardo di persone con
consumi simili o di poco inferiori a quelli
occidentali. E come gli occidentali, indiani e cinesi
(ma anche molti russi, brasiliani, vietnamiti e cosi
via) si stanno velocemente abituando a mangiare molta
carne, ad utilizzare menu più ricchi, variegati e
spesso sovrabbondanti e, come gli occidentali, a
sprecare (si calcola che negli Stati Uniti il 30% del
cibo prodotto finisce nella spazzatura). Il
risultato è che l'aumento di consumi ha inevitabilmente
comportato una pressione sui prezzi.
Le auto si bevono il cibo (ed i trattori rimangono
assetati).
E poi ci sono i biocarburanti; dall'olio di colza
comperato al supermercato ed infilato nei motori
diesel, (ma si può fare anche con l'olio di palma, di
girasole, di soia e cosi via), fino all'etanolo
ricavato da mais, canna o barba-!!!! bietola da
zucchero. I biocarburanti sono sembrati per un breve
tempo una promessa di energia sostenibile per
continuare a mandare a far camminare le automobili
anche senza petrolio Hanno però ben presto mostrato
alcuni importanti limiti: il mais impiegato per
produrre 100 litri di etanolo basterebbe a sfamare una
persona per un anno. Se volessimo "camminare" con il
solo etanolo, al ritmo con cui oggi noi occidentali
riempiamo i nostri serbatoi e consumiamo benzina, è
probabile che dovremmo dedicare la gran parte delle
superfici coltivabili della terra per produrre
combustibile. Siamo ben lontani dal coprire il 5% dei
consumi di benzina e diesel con i biocarburanti, e già
così la competizione tra coltivazione per il cibo e
coltivazione per il combustibile ha creato forti
tensioni sui prezzi. A tutto questo si aggiunge
l'impennata nei prezzi del petrolio, dovuta ad altri
fattori, ma che trascina con se un aumento
considerevole dei costi del combustibile, che a catena
si ripercuotono su tutta la filiera alimentare,
che dipende dai trattori per la lavorazione dei campi,
dai camion per il trasporto, dai pescherecci per la
pesca, dalle centrali a gas per l'elettricità e la
cottura dei preprati e così via.
La finanza specula.
Rimasti bruciati dalla grande bolla del mercato
immobiliare che ha reso a tutti familiare l'oscura
parola subprime, la finanza internazionale ha
messo gli occhi sul mercato delle materie prime e delle
cosidette commodities, tanto da far dire al famoso
speculatore George Soros che è in corso una nuova bolla
speculativa in questi mercati. Le materie prime sono
certo quelle provenienti dalle attività estrattive, in
primo luogo il petrolio – che infatti in questi
ultimi mesi ha fatto registrare un'impennata di prezzi
– ma sono anche le derrate alimentari scambiate
nelle varie borse del mondo. La speculazione
finanziaria, cercando di anticipare i
cambiamenti, compera e vende i cosiddetti contratti
futures (contratti sulle future consegne di partite di
merce) a ritmi vertiginosi, finendo con
l'esasperare ulteriormente gli squilibri tra domanda e
offerta che sono all'origine delle tensioni sui prezzi.
Proteggere, sussidiare, vietare.
Se il mercato delle derrate alimentari mondiale ha i
suoi problemi, la comunità degli stati ci mette del
suo, con un mix di politiche pubbliche che molto spesso
invece di risolvere, finiscono per esacerbare i
problemi. Nel mercato agricolo il protezionismo e i
sussidi sono ancora imperanti soprattutto nel mondo
occidentale; la famosa PAC, (la politica agricola
comunitaria), che peraltro ha i suoi equivalenti in
America e Giappone, ha per decenni sovvenzionato i
prezzi di tutti i prodotti agricoli e derivati dal
riso, al grano, al latte a scapito dei produttori in
altri paesi del mondo, fino al paradosso che
abbiamo invaso l'Africa delle nostre eccedenze
alimentari mettendo in ginocchio i piccoli produttori
locali che non potevano certo competere con il nostro
burro e la carne in scatola. I sussidi servivano per
proteggere i redditi dei nostri agricoltori, si diceva.
Bene, con i prezzi ora alle stelle. non ci dovrebbe
essere più bisogno di aiuto, ed invece continuiamo a
pagare gli agricoltori per mantenere terreni incolti e
per contenere la produzione (pensiamo alle quote latte)
quando il mercato chiede esattamente l'opposto! La
reazione di molti paesi in via di sviluppo non si è
fatta attendere. Quasi cinquanta stati, secondo la
banca mondiale, hanno negli ultimi due anni imposto dei
divieti sull'esportazione di alimenti prodotti
localmente, in maniera tale questo è l'argomento usato
che non vi siano speculatori che si arricchiscono
esportando il riso che poi manca agli stessi contadini
locali. Ma così facendo, ci insegnano gli economisti,
si aggravano a catena i problemi, prima per i paesi
importatori che d'improvviso si trovano senza generi
alimentari da distribuire, ed in ultima analisi per gli
stessi paesi esportatori che non riescono ad estrarre
tutta la ricchezza dalla loro produzione. Insomma, ai
già gravi problemi generati dai mercati, i governi
spesso ne aggiungono altri! !!!!
VEGETARIANI SI DIVENTA
Combattere la crisi alimentare con forchetta e
coltello. Per difendere la salute propria. E quella del
pianeta
C i vogliono 8 kg di cereali per produrre 1 kg di carne
bovina ed ovina. Ne bastano 4 per produrre un kilo di
maiale e meno di 2 per fare un kg di pollo. Bastano
questi pochi dati per rendersi conto di come le
abitudini alimentari determinino la quantità di terra
che coltiviamo. Se i cereali coltivati per produrre la
carne degli hamburger fossero usati per l'alimentazione
umana, avremmo in un istante risolto la crisi
alimentare globale. Ed avremmo dato un buon contributo
anche alla riduzione del cambiamento climatico: si
calcola infatti che
la produzione di carne impatti per il 18% sull'effetto
serra.
Se si pensa che i mezzi di trasporto contano per 13.5%,
ci si rende presto conto che è più importante cambiare
dieta che cambiare macchina per ridurre l'effetto
serra.
Ma perchè il bestiame ha un impatto così alto?
Per cominciare in paesi come Brasile ed Argentina, si
taglia la foresta tropicale per far posto ai pascoli.
Poi si deve tener conto del fatto che bovini ed ovini
sono dei ruminanti la cui digestione produce enormi
quantità di metano, che fuoriesce anche ma non solo con
il letame, metano che è un gas-serra 20 volte più
potente dell'anidride carbonica. Infine la
coltivazione di grandi quantità di terreni per
l'alimentazione animale ed il trasporto della carne
spesso su lunghe distanze (pensiamo ad esempio che i
fastfood del nordamerica sono alimentati dal bestiame
sudamericano) contribuiscono a far crescere la
temperatura del pianeta.
Certo, cambiare le abitudini alimentari di 3-4 miliardi
di persone che traggono comunque dalla carne il loro
fabbisogno proteico non è cosa semplice.
Ma va detto per amore di verità: un modo di vegetariani
è senza'altro un mondo più equo e sostenibile di un
mondo di voraci carnivori. Nel mezzo di questi due
estremi ci sono senz'altro molte cose che si possono
fare senza chiedere alle persone di rinunciare
completamente alla carne a cominciare dal costruire
stalle che recuperino buona parte del metano e lo
utilizzino come biocarburante. Ma resta la differenza
abissale tra una bistecca di manzo ed un petto di
pollo. E non è solo una questione di sapori.
Il blog, suo dì tardo traendo
La parabola di questo blog segue quella di milioni di altri blog e ricalca la traiettoria di miliardi di altre vicende umane e meno umane. Anzi, é la metafora stessa di ogni vicenda: essa nasce, cresce entusiasta, matura ed ad un certo punto comincia a trascinarsi stanca verso la vecchiaia. Ma se fosse così ignobile, questa piccola storia, perché scriverne? Non so se in fondo sia importante. Anzi credo non lo sia proprio ma credo di dover dire delle cose, circa lo stato di questo blog, prima di tutto a me stesso. Ho delle giustificazioni da darmi. Forse raccontandomele finirò finalmente di credervi.
Prima di tutto parto con il notare che c’è molta stanchezza nell’aria. Dei 20-30 blog di cui seguo i feed-rss, ho notato che una buona metà hanno sensibilmente rallentato la pubblicazione se non addirittura l’hanno praticamente sospesa. Ok, il campione non é significativo perché troppo piccolo e non rappresentativo perché selezionato in base ai miei gusti. Però é un dato di fatto. Alcune delle persone che amo leggere, e quindi con le quali -desumo- ho una certa affinità, ultimamente approcciano stancamente la tastiera. Vedi due esempi: Antonio Nicita e SuzukiMaruti.
Con loro credo di condividere una certa stanchezza verso l’argomento “politica” che é stato forse il singolo filone dominante di questo blog. Perse miseramente le elezioni, una volta vista l’onda lunga della destra riempire i bacini di allagamento della politica italiana non mi é restato che tirare i remi in barca, augurare al vincitore buone cose ed augurare a me stesso ed al mio paese che le buone cose del vincitore coincidessero con le buone cose dell’interesse generale. Purtroppo é bastato pochissimo per frustrare questa speranza. Un governo di puttanieri e puttane (e non mi riferisco necessariamente alla compagine femminile) che -solo per limitarmi ai fatti del giorno- paga il prezzo del suo successo siciliano alla mafia riducendo il 41-bis a molti mafiosi e -unica nazione nel G8, ma probabilmente unica tra le democrazie- é morbido con il regime di Mugabe. Però mi fermo qui. Davvero. La stanchezza é tale che mi impedisce di infierire su questo miserrimo governo. Non ne sento l’esigenza, forse perché mi sembra -politicamente- che sia tutto così ineluttabile. Non poteva andare diversamente in fondo. Solo posso dire di essere stato idiota io a sperare, per poco tempo, che tutto questo non fosse già scritto. Ed allora via dalla politica. Per ora. Presto sono sicuro tornerà la passione civile, ma per ora prevale il distacco, figlio del disgusto e della disillusione. E con il distacco, ovviamente, manca molto materiale di cui scrivere.
La fuga dal pubblico inevitabilmente conduce al privato, e per fortuna in quest’ambito, la vita non é mai stata così generosa nei suoi frutti come in questa stagione. Che la famiglia riempie le giornate: la leggerezza di Lucia, i sorrisi di Leonardo e la bellezza di Chiara danno un senso compiuto alle cose. Un senso che però, per pudicizia, o forse semplice incapacità, ho sempre avuto difficoltà a raccontare in questa forma pubblica del blog.
Ma c’è infine un altro elemento che forse spiega il dì tardo traendo di questo blog. Me ne sono reso conto scrivendo queste righe. E’ che da qualche mese mi pongo sempre più spesso delle domande su chi legga questo blog. Potrebbe essere qualcuno a cui sto chiedendo una borsa di studio, un posto di lavoro, una lettera di referenza e che si informa sul mio conto. Magari ci trova cose che gli piacciono, o magari no. E’ un comportamento ovvio. In fondo é più o meno quello che io faccio riguardo molte persone che incontro per i più svariati motivi: sguinzaglio il segugio google a caccia del loro nome per la rete, mi leggo qualcosa delle loro tracce se esistono (e se non esistono ormai lo considero un brutto segno) e formulo dei (pre)giudizi in base a quanto letto.
Niente di male quindi. Solo che questo pensiero in qualche modo mi inibisce. E la cosa rimarchevole é che questo pensiero non mi apparteneva fino a qualche mese fa. Mi sentivo più libero di scrivere quello che mi passava per la testa, senza l’ombra di alcun potenziale “datore di reddito” là fuori a farmi le pulci. Qualche mese fa. Cioè più o meno quando ho conseguito il dottorato. Ecco. Forse é finito quel tempo di giovinezza. Forse non ci sono più le condizioni di quei tre anni di borsa di studio che hanno fatto da scudo alla libertà di studio e ricerca ed anche e soprattutto alla spensieratezza che ha attraversato i post di questo blog fino ad ora.
Oddio l’ho detto: ma davvero mi autocensuro per l’incertezza che aleggia nel mio futuro post dottorato? Vi/mi lascio con questo dubbio, in attesa di ritrovare le motivazioni per tornare a scrivere con più continuità.
Piove, trenitalia ...
Oggi trenitalia scrive rifiutandomi due ennesimi bonus. Il primo, fingendo che chiedessi un rimborso per un treno invece di un altro (ma noi vogliamo credere che la svista di Trenitalia sia ovviamente colposa e che una volta compresa, mi vorrà correttamente riconoscere il bonus). Il secondo adducendo che 4 minuti dei ritardo accumulato (guarda caso quei quattro di troppo che fanno scattare il bonus) siano dovuti alle condizioni meteo. Non é divertente? Se piove, nevica, se é coperto oppure se semplicemente c'é il sole il treno può arrivare in ritardo per... "le avverse cause meteorologiche". Piove, trenitalia ladra!
Indietro non si torna
Dai new tories al new PD
quelli che le promesse...
Errata corrige: 25 minuti
Arretrati
Nel numero di marzo ho fatto il punto sulla liberalizzazione del mercato elettrico per l'utenza privata. Ad otto mesi dall'avvio della liberalizzazione i risultati sono deludenti e le promesse di poter liberamente scegliere energia pulita per i propri consumi non sono state evase.
Nel numero di aprile ho provato a dire la mia sul dibattito, a tratti incosciente (nel senso che è spesso condotto senza cognizione) sul ritorno al nucleare in Italia. Era il mio piccolo tentativo di mettere a nudo l'inconsistenza e propagandismo del programma della destra. Come sappiamo, non è servito a nulla.
Nel numero di maggio ho messo giù alcune idee per delle giuste vacanze. Per chi se le può permettere (e non è solo una questione di denaro
Brava, ha raddrizzato la schiena
cara figlioula, vedo che ha cambiato idea, e soprattutto constato ancora più felicemente che ha preso una decisione. Ne sono davvero contento. Vedrà che è la decisione giusta e che non se ne pentirà. Come le ho già scritto, avrei difeso la Sua scelta anche se avesse preso la decisione opposta, purché di decisione responsabile si fosse trattato. Decisione di cui lei porta la responsabilità, di cui gode le gioie e soffre i dolori, senza attribuirne il peso ad altri. Così fanno le persone veramente adulte, e così oggi ha fatto lei.
Mi piace pensare che almeno un poco, al suo aver deciso, abbia contribuito anche la rigida ancorché paterna risposta che le ho indirizzato. Come il padre che è sempre lacerato nel trovare il giusto equilibrio tra tenerezza e fermezza, cosiì anch'io ho tentennato nell'opporle -questa volta- una richiesta ferma di trovare in se le forze per affrontare la situazione. Sono davvero felice che Lei abbia accettato la sfida. Le difficoltà ora non mancheranno -e nel caso emergano, non esiti a chiedere aiuto-, ma serenamente credo che non si pentirà mai di aver infine deciso di raddrizzare la schiena e di aver gettato lo sguardo carico di speranza verso il futuro.
Con affetto paterno, Suo
Giorgio Napolitano*
**anche in questa circostanza è bene mettere per iscritto che tale risposta è solo farina del sacco dell'autore di questo blog
Gentile Signorina, raddrizzi la schiena
Rispondo con titubanza ed apprensione alla lettera che Lei mi ha stamane indirizzato attraverso i giornali. Mi costa fatica trovare le parole giuste, eppure non mi riesce di girare troppo attorno alla questione e lenire l'asperità di quello che sto per dirLe.
Mia cara signorina, mia cara concittadina, raddrizzi la schiena. Ha trent'anni, un istruzione (anche se non portata a termine), una persona che le vuole bene, una casa ed un lavoro. Ha un figlio che presto verrà a rallegrarLe i giorni in un modo in cui nemmeno Lei se lo immagina. Ma se ancora tutte queste non fossero motivazioni sufficienti, lo faccia per se stessa. Raddrizzi la schiena e smetta di piangersi addosso. Vedrà comincerà da subito a stare meglio.
La Sua lettera è un grido di dolore, me ne rendo conto. E' un tentativo di trovare nella collettività le responsabilità di cui non riesce a darsi ragione. La responsabilità di non aver pianificato una gravidanza, la responsabilità di non aver completato gli studi ed inseguito a fondo i Suoi sogni (sia detto per inciso, la mia esperienza mi fa dubitare delle sue doti giornalistiche visto l'uso smodato ed assolutamente fuori luogo della punteggiatura sfoggiata nella Sua missiva), la responsabilità, se necessario, di fare le valigie per trovare posti più fecondi dove crescere i propri affetti ed i propri interessi.
Da buon padre di famiglia, dell'intera famiglia nazionale, ruolo al quale mi consegna la mia carica, devo dirglielo con la durezza necessaria: il Suo grido è proprio di un'età molto più immatura della Sua e diventa quindi irricevibile. O meglio è ricevibile solo nella misura in cui ci dà l'occasione di aiutarLa definitivamente a crescere. Nella misura in cui aiuta Lei a tenere dritta la schiena.
Signorina, Lei ha trent'anni ed un mondo di opportunità dinnanzi. Lei vive la stagione più ricca e feconda della nazione. Si guardi intorno: alzi per un attimo lo sguardo dal suo ombelico (che nel farlo le si raddrizzerà a mo' di esercizio la schiena) e vedrà che mai come ora, in questa nazione e persino nella Sua, nella nostra terra, c'è salute, longevità, assistenza pubblica, aiuti istituzionali e lavoro che le renderanno il desiderio di crescere una vita più leggero.
Nessuno vuole negare i problemi che abbiamo e che la politica deve avere l'ambizione di risolvere. Ma sarebbe quasi delittuoso se, in quanto padre della nazione, giustificassi i miei figli che vogliono passare la propria vita ripiegati su stessi, sconfitti dai problemi che nemmeno tentano di affrontare. Tenga invece la schiena dritta e vedrà come cambia anche la prospettiva sui problemi che la vita Le pone innanzi.
Da vecchio nonno e visto che il 25 aprile è appena passato, potrei raccontarLe delle tante storie dei partigiani che tennero la schiena dritta di fronte alla sfida più dura: quella di offrire la propria vita perché la potessero un giorno godere in libertà i propri figli. Ecco, la mia risposta alla Sua lettera, il mio invito è quello di pensare a loro, al loro sacrificio, da cui è discesa la libertà che oggi Le permette attraverso la legge della repubblica 194/78 di potere, se lo vuole, abortire. Pensi alla loro scelta di donare la vita ed alla scelta che Lei può fare di negare quella stessa vita. E si renda conto che tra le due scelte, non ci sono tutti i problemi a cui accenna e che erano assai più gravi allora, ma solo e semplicemente una diversa attitudine a mantenere la posizione della schiena.
Affettuosamente Suo
Giorgio Napolitano*
*prima che qualcuno equivochi è bene mettere per iscritto che tale risposta è solo farina del sacco dell'autore di questo blog
sei un po' meno bella
-il PD le ha prese. Ovunque. E' un peccato, soprattutto se si prende la misura della sconfitta sulla statura di coloro che hanno vinto. Qui a Roma, per dirne una, ha vinto quello che con il megafono andava a sostenere i tascisti che bloccavano la città. Ma come scrive scrooge, è una sconfitta senza ritorno, nel senso che il PD ha fatto saltare i ponti dietro di se e non ci può essere alcun ritorno al passato ma solo una lunga e mesta traversata verso il futuro.
-Mia cara Roma lasciatelo dire: oggi sei un po' meno bella. Ma laicamente aspettiamo il sindaco che ti sei scelta alla prova dei fatti ed i fatti li misureremo, ne più ne meno, sulla base del programma che egli si è dato. Ben inteso, è un programma più povero, che vive nelle sue parti più interessanti delle cose fatte ed impostate dalle amministrazioni di questi anni che tu hai deciso di punire. Ma tant'è: Alemanno parla di raccolta differenziata porta a porta da spingere con le necessarie infrastrutture (crm, ed inceneritori compresi), e dei cambiamenti culturali necessari per imporre ai romani gli stili necessari a produrrre meno rifiuti ed a differenziarli al massimo. Alemanno parla di continuare e potenziare la cura del ferro, delle metro e dei mezzi pubblici. Di continuare con l'installazione dei filobus e di sostituire i mezzi a gasolio con quelli a metano. Di tenere fuori auto e camion dal centro, di car-pooling e car-sharing. Alemanno parla di fonti alternative e rinnovabili da promuovere sugli edifici pubblici e tra i cittadini. Certo, in tutto il programma non viene nominata una sola volta la parola bici, e questa è davvero una mancanza (il programma del centrosinistra la nominava in compenso nove volte). Certo, il sindaco di destra di Milano ha avuto il coraggio di introdurre l'ecopass mentre qui l'argomento rimane tabù.
Sarà in grado il sindaco di essere all'altezza del suo programma? Noi speriamo vivamente di si, ma i caroselli dei tascisti guidati da quel Bittarelli, ora naturalmente eletto in parlamento con il PdL, ed i camerati con il braccio teso all'assalto del Campidoglio ci fanno presagire il peggio.
Ora e sempre resistenza!
Lo avrai camerata Kesselring
Il monumento che pretendi da noi Italiani
Ma con che pietra si costruirà a deciderlo tocca a noi
Non coi sassi affumicati
Dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
Non colla terra dei cimiteri
Dove i nostri compagni giovinetti
Riposano in serenità
Non colla neve inviolata delle montagne
Che per due inverni ti sfidarono
Non colla primavera di queste valli
Che ti vide fuggire
Ma soltanto col silenzio dei torturati
Piú duro d'ogni macigno
Soltanto con la roccia di questo patto
Giurato fra uomini liberi
Che volontari s'adunarono
Per dignità non per odio
Decisi a riscattare
La vergogna e il terrore del mondo
Su queste strade se vorrai tornare
Ai nostri posti ci troverai
Morti e vivi collo stesso impegno
Popolo serrato intorno al monumento
Che si chiama
Ora e sempre resistenza!
-Piero Calamandrei-
È un 25 aprile particolare questo. Segue di nemmeno due settimane la svolta a destra del paese a cui abbiamo assistito. Lo ricordo, il 25 Aprile del 2001. Lo scoprii quell'anno, il 25 Aprile. Allora la reazione al ritorno di Berlusconi fu forte; fu forte in me e la vidi forte nel paese. Ci fu un ritorno ai valori della resistenza come medicina al berlusconismo culturale ancora prima che politico. Quest'anno sembra diverso. Non so, mi sembra ci sia calma piatta. Non si colgono ancora le tracce di un'opposizione che si riorganizza intorno alla memoria comune che ci appartiene. Ma forse é giusto che sia così. Forse perché la batosta é -a questo giro- epocale; mentre allora perdemmo di un soffio e la voglia di rivalsa era forte. Ora regna lo sconforto, anche per il futuro prossimo venturo. O forse perché un epoca é definitivamente passata e cinque anni già passati con Berlusconi ci hanno restituito un paese mal gestito, ma per fortuna non il regime neo-fascista che temevamo. E sarà cosi anche questa volta: mentre auspichiamo che la destra farà le riforme necessarie, dobbiamo riconoscere in cuor nostro che dubitiamo che ne sarà capace e confessiamo che semplicemente ci limitiamo a sperare che non combini troppi danni. Ma se l cose stanno così, la Resistenza ed il 25 Aprile possono finire di fare la maldestra stampella all'opposizione politica contro il governo in carica. Non é loro compito. A Berlusconi deve fare opposizione il PD. Sui fatti. E sapendo che ci sono cose, siano meriti o colpe, siano responsabilità o progetti che comunque condividiamo al di là di tutto.
Ed allora la Resistenza deve tornare ad essere la festa di tutti, la celebrazione della fine della dittatura fascista italiana, che ci ha restituito la democrazia ed il coraggio di guardarci allo specchio perché in fondo, e nonostante il vasto sostegno al regime del ventennio, il popolo italiano, nei due freddi inverni, é salito in montagna ed ha combattuto il nazifascismo. Perché la Resistenza sia per tutti quel patto giurato fra uomini liberi, che volontari s'adunarono, per dignità non per odio, decisi a riscattare la vergogna e il terrore del mondo. Siamo un paese all'altezza di onorare questo patto?
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